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re enrico vi
- parte i -
1588/1590
atto primo -
scena prima |
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Marcia funebre.
Entra il
funerale di Re Enrico Quinto, a
cui prendono parte il Duca di Bedford, Reggente di Francia, il
Duca di Gloucester, Protettore
del Regno, il Duca di Exeter,
il Conte di Warwick, il
Vescovo di Winchester, e il Duca
di Somerset, assieme ad araldi e
ad altri.
BEDFORD
Un drappo nero copra il
nostro cielo!
Giorno, cedi all'arrivo
della notte!
Comete, voi che
annunciate il mutamento
dei tempi e degli stati,
nel firmamento
agitate le trecce di
cristallo,
flagellate con esse le
inique stelle
che, ribelli, hanno
favorito la morte di
Enrico:
Re Enrico Quinto, troppo
famoso per vivere a
lungo!
Mai Inghilterra perse un
re di tanto pregio.
GLOUCESTER
Prima di lui mai
l'Inghilterra ebbe vero
re:
il suo valore meritava
il comando;
la sua spada sguainata
accecava radiosa;
le braccia si stendevano
più vaste
delle ali del drago, gli
occhi fulgidi,
gonfi d'ira fiammante,
abbagliavano i nemici
in rotta, più del sole a
mezzogiorno
a picco sul loro viso.
Cos'altro dire!
Le sue imprese sono
superiori a ogni
discorso.
Quando alzava la mano,
era sempre vincitore.
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EXETER
Lo piangiamo vestiti di
nero; perché
non si tinge di sangue
il nostro lutto?
Enrico è morto, né più
egli rivive.
Siamo schierati attorno
a un feretro di legno
a celebrare, con la
nostra presenza solenne,
la vittoria senza onore della morte
come prigionieri legati
al carro del trionfo.
Dunque malediremo i
pianeti sciagurati
che tramarono il
rovescio della nostra
sorte?
Oppure crederemo che
furono subdoli
incantatori
e stregoni francesi a
provocare, per paura,
con le formule magiche,
la sua fine?
WINCHESTER
Era un sovrano benedetto
dal Re dei re:
per i Francesi il giorno
del Giudizio
terribile non sarà
com'era la sua vista.
Combatteva le battaglie
del Signore degli
eserciti.
Le preghiere della
Chiesa gli furono
propizie.
GLOUCESTER
La Chiesa? Dov'è mai la
Chiesa?
Se gli ecclesiastici non
avessero pregato,
il filo della sua vita
non si sarebbe estinto
così prematuramente. A
voi tutti piaceva
soltanto un principe
effeminato,
uno scolaretto da
terrorizzare.
WINCHESTER
Gloucester, che ci piaccia o
meno,
tu sei il Protettore e ti
prepari
a comandare il principe e il
regno.
Tua moglie è altera e ti tiene
in soggezione
più di Dio e dei religiosi della
Chiesa.
GLOUCESTER
Non menzionare la religione; tu
ami la carne
e non ti rechi mai in chiesa
neppur una volta all'anno,
se non per pregare contro i tuoi
nemici.
BEDFORD
Basta con i litigi. Liberate la
mente dalle offese.
Avanziamo verso l'altare.
Seguiteci, araldi.
Non offriamo oro, ma le nostre
armi,
poiché le armi non servono, ora
che è morto Enrico.
Posteri, aspettatevi anni
disgraziati
quando gli infanti succhieranno
gli occhi inumiditi della madre,
e la nostra isola si farà palude
nutrimento di lacrime salate,
e solo donne rimarranno a
piangere i defunti.
Enrico Quinto, il tuo spirito
invoco:
rendi prospero il regno,
allontana
le discordie civili. Combatti in
cielo
i pianeti ostili. La tua anima
diverrà
una stella assai più gloriosa di
quella
che fu di Giulio Cesare o del
luminoso...
Entra un Messaggero.
MESSAGGERO
Onorati signori, a tutti voi,
salute!
Dalla Francia porto tristi
nuove, che annunciano
perdite, massacri, sconfitte.
Guyenne, Compiègne, Reims,
Rouen, Orléans,
Parigi, Gisors, Poitiers, tutte
perdute.
BEDFORD
Cosa dici, davanti al cadavere
di Enrico?
Parla piano, o il Re, a sentire
della perdita
di quelle grandi città,
infrangerà il piombo
e, di sicuro, sorgerà da morte.
GLOUCESTER
Parigi è perduta? E Rouen s'è
arresa?
Se Enrico ritornasse in vita, a
queste nuove,
renderebbe l'anima un'altra
volta ancora.
EXETER
Come furono perdute? Per quale
tradimento?
MESSAGGERO
Nessun tradimento. Sono mancati
uomini e denaro. Tra i soldati
corre voce
che qui si alimentano fazioni
avverse
e invece di mandare truppe in
campo,
voi litigate sui vostri
generali.
C'è chi vorrebbe protrarre
un conflitto sporadico con poche
spese;
chi piombare veloce sul nemico,
ma gli mancano le ali per il
volo;
un terzo pensa di ottenere la pace
senza spesa. con belle ed abili
parole.
Su, risvegliati, nobiltà
d'Inghilterra!
Non offuscate, per pigrizia,
onori ancora freschi.
Il fiordaliso è reciso dai
vostri blasoni.
Lo stemma inglese è troncato per
metà.
Esce.
EXETER
Se fossimo sprovvisti di lacrime
funebri,
ci travolgerebbe questa piena di
notizie.
BEDFORD
Me esse riguardano. Sono io il
Reggente
di Francia. Datemi l'armatura
d'acciaio.
Andrò a combattere per la
Francia.
Via gli obbrobriosi vestiti del
lutto!
(Si toglie il
mantello
funebre)
Ai Francesi presterò ferite, in
luogo di occhi,
perché piangano sciagure
ricorrenti.
Entra un altro Messaggero.
SECONDO MESSAGGERO
Signori, leggete queste lettere
foriere di sventura.
Ormai tutta la Francia si
ribella agli Inglesi,
salvo in alcune cittadine senza
peso.
A Reims il Delfino Carlo è incoronato re;
a lui s'è unito il Bastardo
d'Orléans;
del suo partito è Reignier, Duca
d'Angiò,
e il Duca d'Alençon vola al suo
fianco.
Esce.
EXETER
Il Delfino incoronato re! E
tutti
corrono da lui? E noi, dove
corriamo,
a evitare il biasimo?
GLOUCESTER
Corriamo solo ad avventarci alla
gola dei nemici.
Bedford, se tu indugi, io mi
scatenerò in battaglia.
BEDFORD
Gloucester, perché dubiti del
mio ardore?
Nella mente ho radunato un
esercito,
con esso la Francia è già
occupata.
Entra un terzo Messaggero.
TERZO MESSAGGERO
Miei graziosi signori, ad
aggiungere
nuovi lamenti a quelli che
versate
sul feretro di Enrico, devo
informarvi
d'un infausto combattimento
tra il risoluto Talbot e i
Francesi.
WINCHESTER
Allora? Talbot ha prevalso, non
è vero?
TERZO MESSAGGERO
No davvero. Prevalso hanno i
Francesi.
Vi racconterò il preciso corso
degli eventi.
Il dieci agosto, quel temuto
signore
in ritirata dall'assedio
d'Orléans
assieme a seimila uomini scarsi,
venne preso in mezzo e assalito
da ventitremila Francesi, né
tempo
gli fu dato di serrare le fila.
Senza picche a difesa degli arcieri
dovettero piantare nel terreno
paletti appuntiti, strappati
alla rinfusa dalle siepi
circostanti,per impedire ai cavalieri di
sfondare,
Più di tre ore durò lo scontro,
e intanto il coraggioso Talbot
compiva
con spada e lancia prodigi
sovrumani.
Centinaia ne spedì all'inferno,
nessuno osava a lui porsi di
fronte.
Qui, là, ovunque uccideva inferocito.
I Francesi strillavano d'aver
contro
il demonio. L'esercito intero
fissava su di lui gli occhi
sbalorditi.
I suoi soldati, scorgendone
l'indomito valore,
"Per Talbot!" gridarono a pieni
polmoni,
"Per Talbot!". E si
precipitarono
nelle viscere della battaglia.
Qui la vittoria sarebbe stata
suggellata
se John Fastolf non avesse agito
da codardo.
Posto a rincalzo dell'avanguardia,
al fine di seguirla e
sostenerla,
fuggì vilmente, senza menare un
colpo.
Ne derivò rovina e gran massacro:
furono stretti in mezzo ai
nemici.
Per ingraziarsi il Delfino, uno
spregevole Vallone
con la lancia colpì alle spalle Talbot,
quel Talbot che l'intera schiera
dei Francesi
non aveva osato guardare solo
una volta in viso.
BEDFORD
Talbot ucciso? Allora ucciderò
me stesso,
che vivo qui, ozioso, nel lusso
e nella pompa,
mentre un condottiero così degno, senza aiuto,
è consegnato al suo vile nemico.
TERZO MESSAGGERO
No, egli vive, è fatto
prigioniero,
e con lui Lord Scales e Lord
Hungerford.
Quasi tutti gli altri sono stati
trucidati,
o presi anch'essi prigionieri.
BEDFORD
Non c'è riscatto che non tocchi
a me pagare.
Scaraventerò il Delfino giù dal
trono,
la sua corona sarà il riscatto
dell'amico.
Per ogni nobile inglese ne
scambierò quattro di Francesi.
Addio, signori, al compito mi
accingo.
Vado ad accendere in Francia i
falò
per celebrare la festa del
nostro gran San Giorgio.
Prenderò con me diecimila
soldati
le cui imprese sanguinarie
scuoteranno
l'intera Europa come un
terremoto.
TERZO MESSAGGERO
Questo è da farsi. Davanti a
Orléans assediata
l'esercito inglese è fiacco e
indebolito,
il Conte di Salisbury implora rinforzi
e a malapena impedisce la
rivolta
dei suoi uomini, che, ridotti in
così pochi,
tengono a bada la marea nemica.
Esce.
EXETER
Nobili signori, ricordate i
giuramenti a Enrico:
eliminare il Delfino totalmente,
o ridurlo a obbedienza, sotto il
giogo.
BEDFORD
Sì, li ricordo, e qui vi lascio
per affrettare i preparativi.
Esce Bedford
GLOUCESTER
Vado alla Torre con la massima
urgenza,
a controllare l'artiglieria e le
munizioni.
Poi proclamerò re il giovane Enrico.
Esce Gloucester.
EXETER
Io corro a Eltham, dov'è il
giovane sovrano,
la cui custodia a me fu
affidata,
per meglio provvedere alla sua sicurezza.
Esce.
WINCHESTER
A ciascuno è assegnata carica e
sede.
lo sono escluso. A me nulla
rimane.
Ma non a lungo starò fuori dal
gioco.
Il re da Eltham intendo
trafugare,
e il gran timone dello stato
pilotare.
Esce.
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pagina
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|
re enrico vi
- parte i -
1588/1590
atto primo -
scena seconda |
|
Squilli di tromba.
Entrano
Carlo, il Delfino (il Duca d'Alençon,) e Reignier (il Duca
d'Angiò), che marciano con i
soldati al suono dei tamburi.
CARLO
Lassù in cielo e qui in terra
ancora non è noto
il vero movimento di Marte.
Di recente rifulse sulle schiere
inglesi,
ora siamo noi i vincitori: su di
noi Marte sorride.
Quale città d'importanza non è
nostra?
A piacer nostro ce ne stiamo
presso Orléans,
e ogni tanto, gli Inglesi
affamati, come pallidi spettri,
ci fanno debole assedio; un'ora
al mese.
ALENÇON
La minestra d'avena e una
bistecca di manzo
bella grassa - ecco cosa gli
manca. Devono nutrirsi
come i muli, con il sacco della
biada legato al muso,
o avranno un aspetto penoso, da
topi affogati.
REIGNIER
Spezziamo l'assedio. Perché
rimaniamo qui in ozio?
Abbiamo preso Talbot, che ci
incuteva tanta paura.
Non rimane che quello
scervellato di Salisbury,
che si consumi la bile dalla
rabbia:
senza uomini e denari non può
fare la guerra.
CARLO
Suonate, suonate la carica!
Diamogli addosso.
Ora, per l'onore derelitto dei
Francesi!
Perdonerò la mia morte a chi mi
uccide
vedendomi retrocedere d'un sol
passo o fuggire.
Escono.
Suona l'allarme. I Francesi sono
respinti dagli Inglesi con gravi
perdite.
Entrano Carlo, Alençon
e Reignier.
CARLO
Chi ha mai visto una cosa
simile? E io,
che uomini ho? Cani! Codardi!
Vili!
Non sarei mai fuggito, non mi
avessero lasciato
tra i nemici.
REIGNIER
Salisbury è un omicida
scatenato:
combatte come se fosse stanco
della vita.
Gli altri nobili, simili a
famelici leoni,
balzano su di noi, preda da
divorare.
ALENÇON
Froissart, un nostro
connazionale, racconta
che l'Inghilterra nutriva tanti
Olivieri e Orlandi
durante il regno di Edoardo
Terzo.
Ora questo risulta ancora più
vero,
poiché essa invia nella mischia
solo Golia e Sansoni, uno contro
dieci!
Furfanti tutti pelle e ossa! E
chi pensava
che avessero tale coraggio e
ardimento?
CARLO
Abbandoniamo la città a questi
pezzenti,
matti come cavalli, che la fame
renderà più accaniti.
Ormai li conosco bene: piuttosto
che mollare l'assedio
butteranno giù le mura con i
denti.
REIGNIER
Penso che le loro braccia siano
caricate
con strane leve e congegni, come
gli orologi,
giù a battere colpi; altrimenti non potrebbero
resistere così. Consiglio di
lasciarli stare.
ALENÇON
E così sia.
Entra il Bastardo d'Orléans.
BASTARDO
Dov'è il Principe, il Delfino?
Ho notizie per lui.
CARLO
Bastardo d'Orléans, tre volte
benvenuto.
BASTARDO
Che sguardo triste e che cera
livida.
L'ultimo rovescio ti ha recato
un tale affronto?
Non scoraggiarti, il soccorso è
in arrivo:
porto con me una vergine santa.
Una visione inviatale dal cielo
le ha ordinato di spezzare il
monotono assedio
e di cacciare gli Inglesi fuori
dai confini di Francia.
Ella possiede lo spirito d'una
grande profetessa,
superiore alle nove sibille
dell'antica Roma.
Può discernere le cose passate e
a venire.
Parla: la faccio entrare? Credi
alle mie parole,
poiché sono certe e infallibili.
CARLO
Va' a chiamarla;
(Esce il
Bastardo.)
ma prima, per mettere alla prova
la sua perizia, Reignier, fa' la
parte del Delfino
in vece mia. Interrogala con arroganza, assumi
un aspetto severo. Con questi
mezzi
misureremo la sua perizia.
Entrano il Bastardo e Giovanna
la Pulzella, in armi.
REIGNIER (nella parte di Carlo)
Bella fanciulla, sei tu colei
che vuole compiere imprese
straordinarie?
PULZELLA
Reignier, sei tu che pensi
d'ingannarmi?
Dov'è il Delfino? (A Carlo) Su,
forza, vieni avanti;
ti conosco bene, anche se non
t'ho mai visto.
Non sbalordirti: nulla mi è
nascosto.
Parlerò a te in grande
segretezza.
Signori, indietro. Per un po'
lasciateci da soli.
REIGNIER (ad Alençon e al
Bastardo.)
Centro alla prima botta.
I nobili si ritirano.
PULZELLA
Delfino, di nascita sono la
figlia d'un pastore,
la mia mente era priva d'ogni
rudimento.
Piacque al cielo e alla nostra
Signora delle Grazie
di rifulgere sulla mia miseranda
condizione.
Ed ecco, mentre custodivo i
teneri agnelli
e porgevo le guance al rovente
calore del sole,
la Madre di Dio si degnò d'apparirmi
e, in una visione piena di
maestà,
m'ingiunse di lasciare la mia
bassa occupazione,
di liberare il mio paese dalle
sventure.
Promise aiuto e un successo
assicurato.
Si rivelò in tutta la sua
gloria:
io ero scura e nera di capelli,
coi chiari raggi che Ella infuse
in me
la beltà che tu vedi mi fu
donata.
Fammi qualunque domanda che tu
voglia,
e io risponderò senza alcuna
esitazione.
Prova il mio coraggio in un
duello,
se ne hai l'ardimento, e
scoprirai
di quanto supero il mio sesso.
Abbi questa certezza: sarai fortunato,
poiché un simile guerriero tu
hai trovato.
CARLO
I tuoi alti accenti mi hanno
sbalordito.
Farò solo una prova del tuo
valore:
in singolar tenzone a me ti
stringi,
e se prevali, le tue parole sono
vere.
Altrimenti, ti nego ogni
fiducia.
PULZELLA
Sono pronta. Ecco la mia spada
affilata,
la lama adorna di cinque
fiordalisi su ogni lato.
(A parte) L'ho scelta nel cimitero di Santa Caterina,
a Touraine, in mezzo alla
ferraglia arrugginita.
CARLO
Fatti sotto, in nome di Dio. Non
temo donna.
PULZELLA
lo, mentre vivo, non rifuggo da
nessun uomo.
Combattono, e Giovanna la
Pulzella ha la meglio.
CARLO
Ferma, ferma le tue mani. Sei
un'Amazzone
e combatti con la spada di
Debora.
PULZELLA
Mi aiuta la Madre di Cristo,
è Lei che soccorre la mia
debolezza.
CARLO
Chiunque ti aiuti, sei tu che
devi aiutare me.
Per te brucia impaziente il mio
desio:
cuore e mani hai insieme
sottomesso.
Nobilissima Pulzella, se così è
il tuo nome,
lascia che io sia il tuo servo,
non il tuo re.
È il Delfino di Francia che ti implora.
PULZELLA
Non devo cedere ad alcun rito
d'amore,
la mia missione dall'alto è
consacrata.
Quando avrò scacciato i tuoi
nemici,
allora penserò alla ricompensa.
CARLO
Intanto guarda benignamente al
tuo schiavo prosternato.
REIGNIER (ad Alençon)
Come conversa a lungo
monsignore.
ALENÇON
Senza dubbio le mette a nudo la
coscienza,
altrimenti non si spiega la
durata del colloquio.
REIGNIER
Dobbiamo disturbarlo, visto che
è così preso?
ALENÇON
Forse è più preso di quanto non
si sappia noi poveretti.
Certe donne sono astute
tentatrici con la lingua.
REIGNIER (a Carlo)
Mio signore, dove sei?
Qual è la decisione? Abbandonare
Orléans o no?
PULZELLA
No davvero. Infidi codardi,
combattete
fino all'ultimo respiro. Ci sarò
io, a vostra difesa.
CARLO
Ribadisco ciò che dice.
Combatteremo.
PULZELLA
Il mio compito è di essere il
flagello degli Inglesi.
Stanotte di sicuro spezzerò
l'assedio.
Ora che sono entrata in queste
guerre, attendete
i giorni radiosi dell'estate di
San Martino.
La gloria è come un cerchio
nell'acqua, che si allarga
e s'allarga, finché, sempre più
esteso,
non scompare. Con la morte di
Enrico
si dissolve il cerchio inglese.
Svaniscono
i momenti di gloria che
racchiude. Ora sono come quella nave
superba che portava,
orgogliosa, Cesare e la sua
sorte.
CARLO
Non fu Maometto ispirato da una
colomba?
Tu, invece, sei ispirata da
un'aquila.
Né Elena, la madre del grande
Costantino,
né le figlie di San Filippo
furono a te pari.
Lucente stella di Venere, caduta
sulla Terra,
come posso reverente adorarti a
sufficienza?
ALENÇON
Basta con gli indugi, spezziamo
l'assedio.
REIGNIER
Donna, fa' quel che puoi per
salvare il nostro onore.
Cacciali da Orléans e diverrai
immortale.
CARLO
Ci proviamo subito. Forza,
diamoci sotto.
Se lei si rivela falsa, non
crederò più
a nessun profeta.
Escono.
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re enrico vi
- parte i -
1588/1590
atto primo -
scena terza |
|
Entrano Gloucester e i
suoi domestici, in divisa
blu.
GLOUCESTER
Oggi sono venuto a
ispezionare la Torre;
dopo la morte di Enrico temo
traffici illeciti.
Dove sono i guardiani? Non
sono al loro posto.
(I domestici bussano alla
porta.)
Aprite le porte; è
Gloucester che lo chiede.
PRIMO GUARDIANO (da dentro)
Chi bussa con tanta
autorità?
PRIMO DOMESTICO
Il nobile Duca di
Gloucester.
SECONDO GUARDIANO (da
dentro)
Chiunque sia, non potete
entrare.
PRIMO DOMESTICO
Bifolchi, rispondete così al
signor Protettore?
PRIMO GUARDIANO (da dentro)
Lo protegga il Signore.
Questa è la risposta.
Eseguiamo soltanto gli
ordini impartiti.
GLOUCESTER
E chi li ha dati? Chi ordina
in mia vece?
C'è un solo Protettore del
regno: sono io.
(Ai domestici) Sfondate la
porta. Vi faccio da garante.
Sarò irriso da stallieri
sudici di sterco?
Gli uomini di Gloucester si
scagliano contro le porte
della Torre.
Da dentro si
ode la voce del luogotenente Woodville.
WOODVILLE (da dentro)
Cos'è questo baccano? Chi
sono i traditori?
GLOUCESTER
Luogotenente, odo la tua
voce? Apri la porta,
sono Gloucester, e vorrei
entrare.
WOODVILLE (da dentro)
Abbi pazienza, nobile duca;
non m'è possibile
aprirti. Lo vieta il
Cardinale di Winchester.
Da lui ho la disposizione
tassativa
di non ammettere né te né
alcuno dei tuoi.
GLOUCESTER
Pusillanime Woodville, stimi
più di me
l'arrogante Winchester,
quell'altezzoso prelato
che il nostro defunto re Enrico non riuscì mai
a sopportare? Non sei amico
né di Dio né del sovrano.
Apri la porta, o tra poco ti
farò sloggiare.
DOMESTICI
Aprite la porta davanti al
Protettore,
e senza indugio; altrimenti
la sfondiamo.
Alla porta della Torre,
Winchester e i suoi uomini
in divisa marrone avanzano
verso il Protettore.
WINCHESTER
Ebbene, ambizioso Humphrey,
cosa significa questo?
GLOUCESTER
Prete testapelata, tu mi
comandi di restare fuori?
WINCHESTER
Oh sì, usurpatore
proditorio,
non 'Protettore', del re e
del regno.
GLOUCESTER
Fatti indietro, tu che
cospiri apertamente,
che complottasti
l'assassinio del nostro
morto signore,
che dai l'indulgenza alle
puttane peccatrici:
ti concio io col tuo capace
cappello cardinalizio,
se non la pianti con le tue insolenze.
WINCHESTER
Fatti indietro tu. Non
cederò d'un passo,
fosse questa Damasco e tu
Caino il maledetto,
pronto a uccidere il fratello Abele.
GLOUCESTER
Non t'ammazzo, ma ti caccio
via.
Le tue vesti scarlatte,
adatte al battesimo
d'un bimbo, le uso per
trascinarti fuori.
WINCHESTER
Fa' ciò che vuoi, e io te lo
sbatto in faccia.
GLOUCESTER
Cosa? Devo subire questa
faccia tosta?
Mano alle armi, uomini,
senza badare ai privilegi
del luogo - divise blu
contro le marroni.
(Tutti estraggono la spada.)
Prete, attento a non perdere
la faccia.
Adesso ti afferro la barba e
te le suono.
Calpesto sotto i piedi il
tuo cappello di cardinale
senza curarmi del papa o dei
dignitari della chiesa,
ti afferro per le guance e
ti malmeno.
WINCHESTER
Gloucester, di questo
risponderai dinnanzi al
sinodo.
GLOUCESTER
Cappone d'un Winchester, io
grido, "Un nodo! Un nodo!"
Ora buttateli fuori; perché
sono ancora qui?
A te ti caccio io, lupo in
veste d'agnello.
Fuori, divise marroni!
Fuori, ipocrita scarlatto.
Qui gli uomini di Gloucester
allontanano con la forza
quelli del Cardinale,
mentre
nel trambusto entrano il
Sindaco di Londra e i suoi
funzionari.
SINDACO
Vergogna, signori! Proprio
voi, supremi magistrati
infrangete la pace con tanta
acrimonia?
GLOUCESTER
Pace, sindaco! Ben poco sai
dei torti
da me subiti. Ecco Beaufort,
né a Dio né al re devoto,
che ha sequestrato la Torre
per suo uso.
WINCHESTER
Ed ecco Gloucester, nemico
ai cittadini, sempre pronto
a reclamare guerra, mai la
pace, mungendo
le vostre borse liberali con
una scarica di tasse.
È lui che cerca di abbattere
la religione,
perché è il Protettore del
regno, e vorrebbe
portare le armi qui, fuori
dalla Torre,
per incoronarsi re e
sopprimere il principe.
GLOUCESTER
Non ti risponderò con le
parole, ma con i colpi.
Riprende la zuffa.
SINDACO
In tale contesa tumultuosa
non mi resta
che promulgare un pubblico
bando.
Su, funzionario, grida a
squarciagola.
(Porge una carta al
funzionario.)
FUNZIONARIO
Uomini d'ogni rango, qui
adunati in armi in questo
giorno contro la pacifica
legge di Dio e del re, noi
vi ingiungiamo e vi
comandiamo nel nome di sua
maestà, di cercare riparo
nelle vostre diverse
abitazioni, e di non
portare, maneggiare o
utilizzare d'ora innanzi,
spade, armi o pugnali, sotto
pena di morte.
La rissa si placa.
GLOUCESTER
Cardinale, non infrangerò la
legge;
in un incontro ci chiariremo
le idee per bene.
WINCHESTER
Gloucester, di
quell'incontro farai tu le
spese.
Per le azioni di questo
giorno avrò il tuo sangue.
SINDACO
Se non te ne vai, ti prendo
a bastonate.
(A parte) Questo cardinale è
più altero del demonio.
GLOUCESTER
Addio, sindaco. Hai fatto
quello che potevi.
WINCHESTER
Abominevole Gloucester, bada
alla tua testa,
perché intendo
impadronirmene presto.
Escono, separatamente,
Gloucester e Winchester con
i rispettivi domestici.
SINDACO
Controllate che la piazza
sia sgombra,
e poi ce ne andiamo. (A
parte) Dio, mai in
quarant'anni
ho fatto a bòtte, ma questi
nobili ne combinano di
danni!
Escono.
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re enrico vi
- parte i -
1588/1590
atto primo -
scena quarta |
|
Entrano il Comandante
dell'Artiglieria d'Orléans e il
figlio.
ARTIGLIERE
Giovanotto, lo sai che Orléans è
assediata
e che gli Inglesi ne hanno
occupato i sobborghi.
FIGLIO
Lo so, padre, e ho sparato
spesso contro di loro,
sfortunatamente senza cogliere
il bersaglio.
ARTIGLIERE
Adesso ti andrà meglio. Esegui i
miei ordini:
sono il comandante
dell'artiglieria di questa città
e devo fare qualcosa per
procurarmi merito.
Le spie del principe mi hanno
informato
che gli Inglesi, ben trincerati
nei sobborghi,
attraverso le sbarre di
un'inferriata segreta,
si recarono su quella torre, a
scrutare la città
e per scoprire da lì, come, col
massimo vantaggio,
aprire il fuoco su di noi o
lanciare l'attacco.
Per eliminare questo
inconveniente,
ho puntato contro di loro un
fusto di cannone.
Da tre giorni li tengo sotto mira.
Ora è il tuo turno, non posso
più aspettare.
Se scorgi qualcuno, corri ad
avvertirmi.
Mi troverai dal governatore.
Esce.
FIGLIO
Padre, te lo prometto: sii
tranquillo.
Mentre li osservo, non ti do
nessuna noia.
Esce.
Salisbury e Talbot entrano sui
torrioni, con Sir William Glansdale, Sir Thomas Gargrave e
con altri.
SALISBURY
Talbot, mia vita, mia letizia,
sei tornato!
Come ti hanno trattato, da
prigioniero?
In che modo sei stato
rilasciato?
Ti prego, parlamene qui, in cima
a questa torre.
TALBOT
Il Conte di Bedford aveva un prigioniero,
di nome Signor Ponton de
Santrailles,
un valoroso. Sono stato
scambiato con lui,
e riscattato; ma prima volevano
barattarmi,
per disprezzo, con un soldato di
più basso grado.
Con sdegno rifiutai: volevo la
morte
piuttosto che accettare una
stima da pezzente.
Per farla breve, il riscatto fu di mio gradimento.
Però, quel traditore di Fastolf
mi ferisce al cuore.
Coi pugni nudi mi farei
giustizia su di lui,
se solo l'avessi in mio potere.
SALISBURY
Tuttavia non mi racconti come
t'hanno trattato.
TALBOT
Con scherni, insulti,
contumelie,
mi hanno esibito all'aperto, in
un mercato,
per fare di me pubblico
spettacolo alla gente.
"Eccolo qui", dicevano, "il
terrore dei Francesi,
lo spaventapasseri che spaventa
i nostri bimbi".
Allora sfuggii alla consegna
degli ufficiali
e con le unghie sterrai pietre
dal suolo,
per scagliarle contro i
testimoni dell'obbrobrio.Alcuni il mio aspetto sinistro
mise in fuga,
nessuno osò farsi vicino per
timore d'una morte improvvisa.
Neppure tra pareti di ferro mi
ritenevano al sicuro:
tanta paura s'era diffusa tra di
loro,che mi credevano capace di
spezzare sbarre d'acciaio,
e di infrangere pilastri di
diamante.
Perciò avevo a guardia tiratori scelti,
ogni minuto mi giravano
d'attorno,
e appena facevo una mossa fuori
dal letto,
erano pronti a tirare al cuore.
Entra il ragazzo con una miccia.
SALISBURY
M'addolora udire i tormenti che
hai patito,
ma ci prenderemo una vendetta
conveniente.
A Orléans adesso è l'ora del
pranzo.
Qui, da questa inferriata, li
conto ad uno ad uno,
e spio come si fortificano i Francesi.
Osserviamoli e rallegrati la
vista.
Sir Thomas Gargrave e Sir
William Glansdale,
datemi un vostro parere preciso:
dove sarà
il posto migliore contro cui
puntare le nostre batterie?
GARGRAVE
Penso alla porta Nord, perché là
stanno i nobili.
GLANSDALE
Io dico qui, ai bastioni del
ponte.
TALBOT
Da quel che vedo, la città va
presa
per fame, o indebolita con
leggere scaramucce.
Parte un colpo. Salisbury cade assieme a Gargrave.
Esce il ragazzo.
SALISBURY
Signore, abbi pietà di noi,
miseri peccatori!
GARGRAVE
Signore, abbi pietà di me, nel
mio dolore!
TALBOT
Quale sventura s'è abbattuta
d'improvviso su di noi?
Parla, Salisbury - parla, se
ancora puoi!
Come stai, specchio di tutti i
combattenti?
Uno degli occhi e la guancia
squarciati?
Maledetta la torre, maledetta la
mano fatale,
che hanno macchinato questa
tragedia dolorosa!
Salisbury sopravvisse a tredici
battaglie,
egli per primo addestrò alla
guerra Enrico Quinto;
finché non cessava suono di
tromba o rullo di tamburo,
sul campo la sua spada colpiva
inesorabile.
Ancora vivi, Salisbury? Se non riesci a parlare,
hai però un occhio per cercare
grazia in cielo:
con un solo occhio il sole
scruta il mondo intero.
Dio del cielo, nega la tua
grazia
a ogni essere vivente, se
Salisbury
non otterrà pietà dalle tue
mani.
Sir Thomas Gargrave, c'è un po'
di vita in te?
Parla a Talbot, anzi fissalo
negli occhi.
Portate via il corpo; aiuterò
nella sepoltura.
(Alcuni escono con il corpo di
Gargrave.)
Salisbury, risolleva il tuo
spirito
con questa consolazione. Non
morirai finché...
fa un cenno con la mano, mi
sorride
come per dirmi, "morto e
scomparso,
ricordati di vendicarmi sui
Francesi".
Sì, Plantageneto; e come te,
Nerone,
suonerò il liuto, osservando la
città in fiamme.
Basterà il mio nome a devastare
la Francia.
Suona un allarme. Tuoni e
fulmini.
Cos'è questa agitazione? Che
tumulto è in cielo?
Da dove viene l'allarme e il
rumore?
Entra un Messaggero.
MESSAGGERO
Signore, signore, i Francesi si
sono ammassati:
il Delfino, unitosi a una certa
Giovanna, la Pulzella,
una santa profetessa appena
apparsa,
avanza con grandi forze per
rompere l'assedio.
Qui Salisbury si solleva dal
suolo e geme.
TALBOT
Udite, udite, come geme
Salisbury morente,
soffre il suo cuore per la
vendetta negata.
Francesi, sarò per voi un altro
Salisbury.
Pulzella o puttanella, Delfino o
pescecane,
calpesterò i vostri cuori sotto
le zampe del cavallo
e farò poltiglia dei vostri
cervelli sfracellati.
Trasportiamo Salisbury nella sua
tenda,
e poi mettiamo alla prova
l'ardire dei Francesi.
Allarme.
Escono.
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re enrico vi
- parte i -
1588/1590
atto primo -
scena quinta |
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Un nuovo allarme.
Talbot
insegue il Delfino e lo incalza.
Poi entra Giovanna la Pulzella,
che incalza alcuni Inglesi ed
esce dietro di loro.
Quindi
entra Talbot.
TALBOT
Dove sono in me forza, coraggio,
vigore?
Si ritirano le truppe inglesi e
non riesco a trattenerle.
Una donna con l'armatura mette
in fuga gli uomini.
Entra la Pulzella, con i
soldati.
Eccola qui che arriva. Facciamo
la lotta noi due.
Diavolo o genitrice di diavoli,
ti esorcizzo.
Ti caverò il sangue, sei una
strega,
e renderò la tua anima di corsa
al tuo padrone.
PULZELLA
Vieni, vieni: ti darò io una
bella lezione.
Combattono.
TALBOT
Dio del cielo, puoi consentire
la vittoria dell'inferno?
Mi scoppierà il petto gonfio per
la furia,
e dalle spalle le braccia mi si
svelleranno,
ma punirò questa sgualdrina insolente.
Combattono ancora.
PULZELLA
Addio, Talbot, la tua ora non è
ancora giunta.
Devo portare subito a Orléans le
vettovaglie.
Un breve allarme, poi si ferma
prima di entrare nella città,
con i soldati.
Se ci riesci, sconfiggimi:
disprezzo la tua forza.
Su, vattene a rallegrare i tuoi
uomini affamati,
ad aiutare Salisbury a fare
testamento.
Questa giornata è nostra, e così
molte altre in futuro.
Esce.
TALBOT
Mulinano i miei pensieri come la
ruota di un vasaio;
dove sono non so, né quel che
faccio.
Come già Annibale, una strega
respinge
con la paura, non con il vigore,
le nostre truppe,
e trionfa con la sua sola presenza.
Così sono stanate con il fumo le
api
dall'arnia, e le colombe dalla
piccionaia
con un puzzo disgustoso. Per la
nostra ferocia
fummo chiamati cani
d'Inghilterra.
Ora scappiamo come cuccioli
uggiolanti.
Un breve allarme.
(Grida) Udite, compatrioti, o
persistete nella lotta,
o dallo stemma inglese strappate
via i leoni.
Rinunciate al vostro suolo,
sventolate
pecore al posto dei leoni. Assai
meno sleale
fugge la pecora dal lupo, o il cavallo o i buoi
davanti al leopardo, di quanto
non facciate voi
di fronte ai vostri schiavi,
tante volte sottomessi.
Allarme.
Qui i soldati
ingaggiano un'altra
scaramuccia.
Nulla da fare. Ritiratevi in
trincea.
Avete dato tutti quanti il
consenso
alla morte di Salisbury, perché
nessuno
ha voluto restituire i colpi in
sua vendetta.
La Pulzella è entrata dentro
Orléans,
malgrado tutti i nostri
tentativi.
Escono i soldati.
Con Salisbury fossi morto
anch'io!
Per la vergogna andrò a
nascondermi la testa.
Esce.
Allarme.
Ritirata.
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re enrico vi
- parte i -
1588/1590
atto primo -
scena sesta |
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Squilli di tromba. Sulle mura
entrano la Pulzella, (Carlo) il
Delfino, Reignier, Alençon e
soldati (in basso con gli
stendardi).
PULZELLA
Alzate sulle mura gli stendardi
sventolanti.
Orléans è liberata dagli
Inglesi.
Così la Pulzella ha mantenuto la
parola.
CARLO
La più divina delle creature,
figlia di Astrea,
come ti onorerò per il tuo
successo?
Le tue promesse sono simili ai giardini di Adone,
che un giorno sbocciavano di
fiori,
e il successivo erano carichi di
frutti.
Francia, esulta nel nome della
tua gloriosa profetessa!
La città d'Orléans ci è
restituita.
Sorte più benedetta mai capitò
al nostro stato.
Esce la Pulzella.
REIGNIER
Perché in città non suonano le
campane a stormo?
Delfino, ordina ai cittadini
d'accendere falò,
di far festa e banchettare per
le strade,
per celebrare la gioia che Dio c'ha dato.
ALENÇON
Tutti i Francesi saranno colmi
d'allegria,
di gioia, quando sapranno che da
uomini
abbiamo recitato la nostra
parte.
CARLO
La vittoria appartiene a
Giovanna, non a noi,
perciò dividerò con lei la mia
corona,
e tutti i preti e i frati del
mio regno
in processione ne canteranno le
lodi senza fine.
Una piramide erigerò per lei, un
monumento
più grande di quello di Rodopi
di Menfi.
In ricordo di lei, dopo la
morte,
le sue ceneri, depositate in
un'urna più preziosa
dello scrigno ingioiellato di
Dario,
saranno trasportate nelle
festività solenni
davanti ai re e alle regine di
Francia.Non più invocheremo il nome di
San Dionigi,
ma Giovanna la Pulzella sarà
patrona di Francia.
Entrate; rechiamoci al banchetto
regale,
dopo il giorno dorato della
vittoria.
Squilli di tromba.
Escono.
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