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re enrico vi
- parte i -
1588/1590
atto quarto -
scena prima |
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Squilli di tromba.
Entrano
il Re, Gloucester, Winchester,
York, Suffolk, Somerset, Warwick,
Talbot, il Governatore di
Parigi, Exeter e altri.
GLOUCESTER
Potente vescovo, poni la
corona sul suo capo.
WINCHESTER
Dio salvi Re Enrico,
sesto di tale nome!
(Winchester
incorona Re
Enrico.)
GLOUCESTER
Ora, Governatore di
Parigi, presta
giuramento:
(Il Governatore
si inginocchia.)
non avrai altro re fuori
di lui,
reputa amici solo coloro
che gli sono amici,
nemici solo coloro che
tesseranno
trame oscure contro il
suo governo.
Così farai, e che
t'aiuti la giustizia di
Dio!
Entra Fastolf.
FASTOLF
Mio grazioso sovrano,
mentre mi precipitavo,
al galoppo, da Calais
per assistere
all'incoronazione,
una lettera mi fu
consegnata tra le mani,
scritta a vostra grazia
dal Duca di Borgogna.
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TALBOT
Disonore al Duca di
Borgogna e a te!
Ho fatto voto, vile
cavaliere, che avrei
strappato,
al nostro primo
incontro, la
giarrettiera
dalla tua gamba di codardo.
(Gliela strappa.)
Ora l'ho fatto, perché
indegnamente
tu fosti ammesso a
quell'alto grado.
Perdono, Re Enrico, e
tutti gli altri:
questo cialtrone, alla
battaglia di Patay,
quando disponevo appena
di seimila uomini,
ed i Francesi
combattevano dieci
contro uno,
prima dello scontro,
prima che un sol colpo
fosse infetto, fuggì,
proprio un fidato
scudiero.
In quell'assalto ne
perdemmo milleduecento,
io stesso e con me
parecchi gentiluomini
fummo là sopraffatti e
presi prigionieri.
Giudicate, allora,
grandi lord,
se ho esagerato o se
simili vigliacchi
dovrebbero indossare
questa onorificenza
cavalleresca.
Dite sì o
no!
GLOUCESTER
A dire il vero,
quell'azione fu infame,
tale da screditare un
normale cittadino,
molto di più un
cavaliere, un capitano,
un capo.
TALBOT
Signori, quando in origine
l'ordine
fu fondato, i Cavalieri della
Giarrettiera
erano di nascita nobile,
valorosi e virtuosi,
pieni di superbo coraggio,
promossi
per i meriti militari. Non
timorosi della morte,
né sprezzanti del rischio;
sempre risoluti
di fronte ai pericoli più
estremi.
Dunque colui che non possiede
tali qualità,
usurpa il sacro nome di
cavaliere,
profanando quest'ordine così
onorato,
e dovrebbe, se io fossi degno di
far da giudice,
essere degradato, alla stregua
d'un bifolco
nato ai bordi della strada,
tanto sfacciato
da vantarsi d'aver sangue
nobile.
RE ENRICO
Sei un'onta per i tuoi
compatrioti;
ecco il tuo destino! Sloggia; tu
che fosti cavaliere,
d'ora in avanti, sotto pena di morte, sei bandito.
Esce Fastolf.
E ora, Lord Protettore, esamina
la lettera
inviataci dal Duca di Borgogna,
nostro zio.
GLOUCESTER
Cosa intende sua grazia, a mutar
stile?
Niente più che un semplice
brusco: "Al re"!
Ha dimenticato che egli è il suo
sovrano,
o questo indirizzo villano comporta
una modifica nella sua buona
volontà?
Cos'è questo?
(Legge) "Per
motivi particolari,
mosso da compassione per la
rovina della patria,
e dai pietosi lamenti di coloro
di cui si ciba il tuo regime
autoritario,
ho abbandonato la tua fazione
nefasta,
e mi sono unito a Carlo,
legittimo re di Francia."
O tradimento mostruoso! Può
accadere questo?
Che alleanza, amicizia,
giuramenti nutrano
tali inganni fraudolenti?
RE ENRICO
Cosa? Mio zio Borgogna si
ribella?
GLOUCESTER
Proprio così, signore, ed è
diventato tuo nemico.
RE ENRICO
È questo il peggio che quella
lettera contiene?
GLOUCESTER
Il peggio, signore, e tutto
quello che scrive.
RE ENRICO
Ebbene, allora Lord Talbot
parlerà con lui
e lo castigherà per questa
slealtà. -
Cosa dici, mio signore, non sei soddisfatto?
TALBOT
Soddisfatto, mio re? Sì, se non
fossi stato
prevenuto, avrei sollecitato io
l'incombenza.
RE ENRICO
Dunque raccogli le truppe e
marcia
dritto su di lui. Fagli capire
che mal tolleriamo il suo
tradimento
e quale offesa è insultare gli
amici.
TALBOT
Vado, signore, e nel mio cuore
porto il desiderio
che tu possa scorgere i tuoi
nemici in confusione.
Esce.
Entrano Vernon e Basset.
VERNON
Concedetemi il duello, grazioso
sovrano.
BASSET
Anche a me, mio signore,
concedete di combattere.
YORK
Costui è un mio servo:
ascoltalo, nobile principe.
SOMERSET
E questi è mio; dolce Enrico,
favoritelo.
RE ENRICO
Siate pazienti, signori, e
fateli parlare.
Dite, gentiluomini, cosa vi fa
alzare così la voce?
E perché agognate di combattere,
e con chi?
VERNON
Con lui, mio signore, perché mi
ha fatto torto.
BASSET
E io con lui, perché mi ha fatto
torto.
RE ENRICO
Di quale torto ognuno di voi si
lamenta?
Prima fatevi capire, e poi vi
darò risposta.
BASSET
Nel valicare il mare da
Inghilterra a Francia,
questo individuo mi ha
rinfacciato,
con la sua mala lingua, la rosa
che io indosso
dicendo che il colore sanguigno
dei suoi petali
rappresentavano le guance rosse
di vergogna
del mio padrone, quando ostinato
si oppose
al vero su una certa questione
legale
discussa tra di lui e il Duca di
York; e questo
accompagnato da vili epiteti
ingiuriosi.
A confutare quei rozzi
rimproveri
e a difesa della nobiltà del mio
signore
supplico il beneficio del codice
d'arme.
VERNON
Questa è anche la mia petizione,
nobile signore;
poiché sebbene sembri che egli
dia lustro
al suo scopo sfrontato con
astuti e subdoli argomenti,
tuttavia sappiate, mio signore,
che da lui fui provocato,
che lui per primo obiettò a questo segno,
proclamando che il pallore del
fiore
rivelava il pavido cuore del mio
padrone.
YORK
Quando finiranno, Somerset,
queste perfidie?
SOMERSET
Monsignore di York, il tuo astio
prorompe
anche se con tanta furberia lo
soffochi nel petto.
RE ENRICO
Buon Dio, che follia governa
cervelli malati,
se un motivo così frivolo e
insignificante
innesca rivalità tanto settarie!
Cari cugini entrambi, York e
Somerset,
calmatevi, vi prego, e fate
pace.
YORK
Venga prima risolta con le armi
questa lite
e poi vostra altezza comanderà
la pace.
SOMERSET
La disputa riguarda solo noi
due,
tra noi due soli deve essere
risolta.
YORK
Ecco il mio pegno; accettalo,
Somerset.
VERNON
No, la questione rimanga dove
ebbe inizio.
BASSET
Date il vostro consenso, onorato
signore.
GLOUCESTER
Ma quale consenso? Siano
maledette
le vostre risse, crepate voi e
le vostre ciarle insolenti!
Vassalli boriosi, non provate
vergogna
a disturbare e a preoccupare il
re e noi
con lo strepito delle vostre
beghe presuntuose?
E voi, signori, non mi pare
bello
che tolleriate le loro accuse
pervicaci,
e ancora meno che approfittiate
degli insulti,
per scatenare tra voi stessi una
contesa.
Fatevi guidare a più mite
consiglio.
EXETER
Ciò addolora sua altezza; siate
amici,
buoni signori.
RE ENRICO
Venite qui voi che vorreste
affrontarvi in duello.
V'impongo, da ora in poi,
se non volete perdere il mio
favore,
di scordare del tutto questa
lite e i suoi motivi.
Invece voi, miei lord,
ricordatevi dove siamo:
in Francia, una nazione volubile
e ondeggiante.
Se nel nostro aspetto essi
scorgono il dissenso,
e che non andiamo d'accordo tra
di noi,
come sarà pronto il loro spirito scontento
alla disobbedienza caparbia,
alla rivolta!
Inoltre, quale ignominia
subiremoquando ai principi stranieri
sarà noto
che per un gioco, per una cosa
senza peso,
i Pari di Re Enrico, l'antica
nobiltà, da sé
si sono distrutti,perdendo il
regno di Francia?
Oh, pensate alle conquiste di
mio padre,
ai miei teneri anni; non
facciamoci strappare
per un nonnulla ciò che fu
comprato con il sangue!
Farò io da arbitro in questa
lite fastidiosa.
Non vedo motivo, se indosso
questa rosa,
(si mette una rosa rossa)
che per ciò si sospetti una mia
predilezione
per Somerset piuttosto che per
York:
entrambi mi sono consanguinei,
entrambi io amo.
Sarebbe come se mi
rimproverassero la corona,
perché, invero, anche il re di
Scozia è coronato.
Ma vi convincerà il vostro
discernimento
più di quanto possa io istruirvi
o educarvi.
Pertanto, poiché qui in pace
siamo giunti,
proseguiamo in pacifica armonia.
Cugino di York, Vostra Grazia è
nominata
nostro reggente nelle province
della Francia;
e tu, mio buon signore di
Somerset,
unisci i tuoi squadroni di
cavalleria
ai suoi reparti di fanteria.
Come sudditi sinceri, figli dei
vostri progenitori,
procedete assieme in allegria
e scaricate la bile rabbiosa sui nemici.
In quanto a noi, al Lord
Protettore e agli altri,
dopo una sosta torneremo a
Calais;
e da lì in Inghilterra, dove
spero che, presto,
con le vostre vittorie, mi
farete dono di Carlo,
d'Alençon, e di tutta quella
marmaglia sediziosa.
Squilli di tromba.
Escono tutti eccetto York, Warwick,
Exeter, Vernon.
WARWICK
Monsignore di York, di sicuro il
re
ha mostrato grandi doti da
oratore.
YORK
Altroché, però non ho apprezzato
Il fatto che egli porti
l'insegna di Somerset.
WARWICK
Via, è solo un capriccio. Non
biasimatelo.
Oso ritenere, dolce principe,
che egli non avesse
cattivi pensieri.
YORK
Se pensassi il contrario...
ma lasciamo perdere. Altre
questioni vanno affrontate.
Escono tutti eccetto Exeter.
EXETER
Hai fatto bene, Riccardo, a
frenare la lingua;
perché, se fossero esplose le
passioni del tuo cuore,
credo che vi avremmo letto i
segni cifrati
di una rabbia ancora più gonfia
di rancore,
e d'un tumulto di liti ancora
più furiose,
di quanto si possa già
immaginare o supporre.
Comunque sia, anche l'uomo più
ingenuo,
nel vedere gli stridenti
contrasti nobiliari,
le gomitate che si scambiano a
corte,
i seguaci che si organizzano in
bande rivali,
scorgerebbe il presagio di
qualche infausto evento.
È già un bel guaio, quando lo
scettro è posto
nelle mani di un bimbo. Peggio
quando la perfidia crea
fratture innaturali
nell'aristocrazia.
Giunge allora la rovina,
comincia un periodo d'anarchia.
Esce.
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re enrico vi
- parte i -
1588/1590
atto quarto -
scena seconda |
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Talbot entra con trombe e
tamburi davanti a Bordeaux.
TALBOT
Trombettiere, va' alle porte di
Bordeaux,
convoca il loro generale sulle
mura.
Suona la tromba.
In alto entra
il Generale con altri.
Capitani, vi manda a chiamare
Talbot l'inglese,
che serve in armi Enrico
d'Inghilterra,
e così vi impone: aprite le porte cittadine,
sottomettetevi a noi, chiamate
vostro
il mio sovrano e rendetegli
omaggio
come sudditi obbedienti; io
ritirerò
me stesso e il mio esercito
cruento.
Ma se v'infischiate delle mie
profferte di pace,
attizzate la furia dei miei tre
seguaci,
la scarna carestia, l'acciaio
squartatore,
il fuoco guizzante: essi, in un
momento,
raderanno al suolo le vostre
torri
maestose e svettanti, se rifiutate
l'offerta della loro indulgenza.
GENERALE
Tu, lugubre e pauroso gufo
annunciatore
di morte, terrore della nostra
nazione,
suo cruento flagello, la conclusione
della tua tirannia s'avvicina.
Tu non puoi
giungere fino a noi, se non con
la tua morte;
poiché io dichiaro che noi siamo
ben protetti
dalle mura, e abbiamo forze a
sufficienza
da uscirne fuori per dare
battaglia.
Se ti ritiri, il Delfino, ben
attrezzato,
è pronto a intrappolarti nei
laccioli.
Gli squadroni sono schierati da
ogni parte
a ostacolarti ogni possibilità
di fuga.
Ovunque ti volti a cercare
aiuto,
solo la morte t'attende, per
spartire
la preda, e la pallida
Distruzione
si para davanti alla tua faccia.
Diecimila Francesi hanno fatto
giuramento,
con la comunione, di scaricarei cannoni micidiali solo su Talbot l'inglese,
fra tutte le anime cristiane.
Ecco, tu te ne stai palpitante
di coraggio,
con uno spirito indomito
invincibile.
Questo è l'ultimo omaggio alla
tua gloria
che io ti devo, da nemico.
Infatti,
prima che la clessidra, che da
adesso
comincia a misurare la sua ora,
esaurisca la caduta del suo
rivolo di sabbia,
questi occhi, che adesso ti
vedono in salute,
scorgeranno il tuo corpo insanguinato,
rigido, cadaverico, abbandonato.
Rulla un tamburo in lontananza.
Ascolta, ascolta il tamburo del
Delfino,
una campana che suona a
martello,
lugubre musica per la tua anima impaurita;
la mia squillerà per la tua fine
orrenda.
Escono, in alto, il Generale e
gli altri.
TALBOT
Non racconta frottole: odo il
nemico.
Fuori, la cavalleria leggera
vada
in ricognizione, a esplorare i
loro fianchi.
Escono uno o più soldati.
O disciplina negligente e
sbadata!
Siamo rinchiusi e stretti in un
recinto,
esiguo branco di tremanti cervi
d'Inghilterra,
storditi da una muta ringhiante
di cagnacci francesi! Se
dobbiamo essere
cervi inglesi, lottiamo con la
loro vigoria
senza cedere al primo beve
morso,
simili a cerbiatti, ma,
piuttosto, furibondi;
e come i maschi dei cervi,
imbizzarriti,
volgiamo la testa d'acciaio contro i segugi
assetati di sangue, e teniamo
quei vili
alla larga, impotenti. Che ogni
uomo
venda cara la vita come faccio
io.
E si accorgeranno, amici, quanto
è cara
la carne di cervo. Dio e San
Giorgio,
Talbot e i diritti
d'Inghilterra,
sostengano i nostri colori in
questa guerra!
Escono.
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re enrico vi
- parte i -
1588/1590
atto quarto -
scena terza |
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Entra un Messaggero che
va incontro a York.
Entra
York con un trombettiere e
molti soldati.
YORK
Non sono ancora tornati i
veloci esploratori
sulle tracce del potente
esercito del Delfino?
MESSAGGERO
Sono tornati, mio signore, a
riferire
che egli si dirige a
Bordeaux con le sue truppe
a combattere Talbot; mentre
era in marcia,
i nostri osservatori hanno
individuato
due schiere ancora più
forti, che si sono unite
al Delfino, per convergere
assieme su Bordeaux.
YORK
La peste colga quel malvagio
di Somerset
che ritarda tanto i
rifornimenti promessi
di cavalieri arruolati per
questo assedio!
L'illustre Talbot si attende
un mio aiuto,
e io vengo beffato da un
dannato traditore
e non posso soccorrere il
nobile campione.
Dio l'assista in questo
momento di bisogno.
Se fallisce, addio campagna
di Francia!
Entra un altro messaggero, Sir William Lucy.
LUCY
Tu, augusto comandante delle
forze inglesi,
mai così necessario in terra
di Francia,
a spron battuto corri a
salvare il nobile Talbot,
che ora è stritolato da una
cintura di ferro,
e incalzato dalla truce
distruzione.
A Bordeaux, duca marziale! A
Bordeaux, York!
Sennò, addio Talbot, Francia
e onore d'Inghilterra!
YORK
O Dio, se Somerset, che con
la sua arroganza
blocca i miei cavalieri,
fosse al posto di Talbot!
Così salveremmo un valoroso
gentiluomo
scambiandolo con un
traditore, un vigliacco.
Piango di rabbia funesta,
d'ira furibonda:
perché noi periamo in questo
modo,
mentre i traditori dormono
sodo.
LUCY
Oh, inviate soccorsi al
disgraziato lord!
YORK (a parte)
Egli muore, noi perdiamo. Io
infrango
la mia parola di guerriero;
noi siamo in lutto,
la Francia sorride; noi perdiamo, loro guadagnano
ogni giorno, e tutto questo
per colpa
di quel vile traditore di
Somerset!
LUCY
Allora Dio abbia pietà
dell'anima del prode Talbot,
e di suo figlio, il giovane
John, che due ore fa
ho incrociato mentre era in
viaggio per raggiungere
il bellicoso padre. Da sette
anni Talbot non lo vede,
ora si incontrano dove sono
disfatte le loro vite.
YORK
Ahimè, quale gioia proverà
il nobile Talbot
a salutare il suo ragazzo
sulla tomba?
Andiamo! L'angoscia quasi mi
soffoca
il respiro, al pensiero che
amici separati
si riabbracciano nell'ora
della morte.
Addio, Lucy, mi è concesso
soltanto
di maledire la causa
dell'insuccesso.
Maine, Blois, Poitiers e
Tours ci sono tolte,
e tutto per il ritardo di
Somerset, per le sue colpe.
Esce con i suoi soldati.
LUCY
Così, mentre l'avvoltoio
della rivolta
si nutre nel seno dei sommi
condottieri,
la negligenza infingarda ci
sottrae
le conquiste di Enrico
Quinto, il conquistatore,
colui il cui ricordo è
ancora caldo nella mente.
Mentre essi a turno si
ricoprono di fango,
vite, onori, lodi, tutto
mandano a ramengo.
Esce.
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re enrico vi
- parte i -
1588/1590
atto quarto -
scena quarta |
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Entra Somerset con il suo
esercito e con lui un capitano
di Talbot.
SOMERSET
È troppo tardi. Ormai non posso
mandarli.
Questa spedizione fu progettata
da York e da Talbot con troppa
fretta.
Una sortita dei nemici fuori
città
potrebbe impegnare il grosso
delle nostre forze.
Quell'imprudente di Talbot ha
infangato
il lustro della fama precedente
con un'azione impulsiva,
disperata, folle.
È stato York a spingerlo
all'attacco
verso una morte disdicevole.
Morto Talbot,
York potrà diventarne il
successore.
Entra Sir William Lucy.
CAPITANO
Ecco Sir William Lucy, inviato
con me
a chiedere soccorso per le
nostre truppe soverchiate.
SOMERSET
Ebbene, Sir William, donde
vieni?
LUCY
Donde vengo, signore? Dalla
compravendita
di Lord Talbot, il quale,
circondato
dai nemici imbaldanziti, chiama
a gran voce
i nobili York e Somerset, per
respingere
l'assalto mortale al suo debole
corpo;
e mentre quell'onorato
comandante
versa sudore insanguinato dalle
membra
logorate dalla guerra, e attende
aiuto
in una fragile posizione di
vantaggio,voi, sue false speranze,
depositari
dell'onore d'Inghilterra, vi
tenete alla larga,
indegnamente gareggiando fra di
voi.
I vostri litigi personali non
trattengano
i soccorsi arruolati per
portargli aiuto,
mentre egli, nobile celebrato gentiluomo,
cede la sua vita in un mondo
sventurato.
Il Bastardo d'Orléans, Carlo,
Borgogna, Alençon
e Reignier lo stringono in un
cerchio:
Talbot muore per la vostra
defezione.
SOMERSET
York l'ha sguinzagliato; York
doveva
provvedere ai rinforzi.
LUCY
York se la prende
con vostra grazia con uguale
prontezza,
e giura che tu gli hai sottratto
la schiera arruolata per questa
missione.
SOMERSET
York mente; avrebbe potuto
chiedere
i cavalieri, e li avrebbe
ottenuti.
Nei suoi confronti ho pochi
doveri
e ancora meno amore. Proverei un
bello schifo
per me, se, per adularlo, glieli mandassi io.
LUCY
La frode inglese, non la forza
della Francia,
ha ormai intrappolato il
generoso Talbot.
Non tornerà mai più vivo nel suo
paese.
Muore tradito dalla sorte per le
vostre contese.
SOMERSET
Su, va': invierò subito i
cavalieri.
Entro sei ore saranno al suo
fianco.
LUCY
I rinforzi arrivano troppo
tardi. Verrà catturato
o ucciso. Neppure a volerlo,
poteva fuggire,
e Talbot non fuggirebbe mai,
neppure a poterlo.
SOMERSET
Se muore, tanti saluti al prode
Talbot!
LUCY
La sua fama vivrà nel mondo, in
te la vergogna.
Escono.
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re enrico vi
- parte i -
1588/1590
atto quarto -
scena quinta |
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Entrano Talbot e il figlio
John.
TALBOT
O giovane John Talbot, t'avevo
voluto con me
per addestrarti ai tranelli
della guerra,
ché in te potesse rivivere il nome di Talbot
quando l'età smidollata e le
membra impotenti
avrebbero relegato tuo padre
cadente
su una poltrona. Ma - o stelle
maligne e nefaste -
tu sei giunto a una cerimonia di
morte,
in un pericolo terribile, ineluttabile.
Perciò, caro ragazzo, monta sul
cavallo più veloce
e io ti indirizzerò verso la
salvezza
con celere fuga. Su, non
indugiare, sparisci.
JOHN
Mi chiamo Talbot o no? Sono tuo
figlio?
E devo scappare? Oh, se tu ami
mia madre,
non disonorare il suo nome illibato
facendo di me un bastardo e uno
schiavo!
Il mondo dirà, non è sangue di
Talbot
colui che scappò come un ribaldo
mentre il nobile Talbot rimase
saldo.
TALBOT
T'invola, a vendicare la mia
morte,
se cadrò ucciso.
JOHN
Chi s'invola così
mai più farà ritorno.
TALBOT
Se entrambi stiamo, entrambi
siamo
sicuri di morire.
JOHN
Allora che io resti,
e tu t'invola, padre. Grave
sarebbe la tua perdita,
e dunque dovresti meditarvi;
nulla si perde in me.
Della mia morte misero vanto
meneranno i Francesi,
della tua sì, poiché in essa è
persa ogni speme.
La fuga non può macchiare
l'onore
da te accumulato, ma l'onore mio
sì;
perché non ho compiuto alcuna
impresa.
Tu fuggi per trarne abile
vantaggio,
ognuno sarà felice di giurarlo,
ma se io cedo, diranno che fu la
paura.
Non v'è speranza che mai possa
resistere
se alla prim'ora m'arresto e
fuggo via.
Qui, in ginocchio, ti imploro la
buona morte
piuttosto che una vita
conservata nell'infamia.
TALBOT
Tutte le speranze di tua madre
saranno conservate in una tomba?
JOHN
Sì, piuttosto che arrecare
vergogna al suo grembo.
TALBOT
Se ci tieni alla mia
benedizione, va', te lo ordino.
JOHN
Voglio combattere, non fuggire
il nemico.
TALBOT
Con te si può salvare una parte
di tuo padre.
JOHN
Nessuna parte di lui se non con
mia vergogna.
TALBOT
Non puoi perdere una fama mai
avuta.
JOHN
Il tuo nome celebrato devo
diffamare con la fuga?
TALBOT
L'ordine di tuo padre cancellerà
la macchia.
JOHN
Una volta ucciso, non puoi esser
testimone.
Se la morte è sicura, fuggiamo
assieme.
TALBOT
Per lasciare qui i miei fidi a
pugnar fino alla morte?
Una simile onta mai insozzerà la
mia vecchiaia.
JOHN
E la mia giovinezza si macchierà
d'una simile colpa?
Non posso essere reciso dal tuo
fianco
come tu non puoi spaccarti in
due.
Resta, va', fa' come vuoi, io
farò come te,
non voglio vivere se mio padre
muore.
TALBOT
Allora qui mi congedo da te,
figlio leale,
nato per oscurare la tua vita in
questo meriggio.
Andiamo insieme, fianco a
fianco, a vivere e morire,
così è deciso: anima con anima,
dalla Francia
ci involeremo verso il Paradiso.
Escono.
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re enrico vi
- parte i -
1588/1590
atto quarto -
scena sesta |
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Suona l'allarme.
Incursioni
durante le quali John, il
figlio di Talbot, è stretto in un
angolo.
Talbot lo libera.
TALBOT
San Giorgio e la vittoria!
Combattete, soldati,
combattete. Il Reggente ha rotto
la parola data
a Talbot e ci ha lasciato in
balia della rabbia
delle spade di Francia. Dov'è
John Talbot?
Fermati, prendi fiato: t'ho dato
vita,
e alla morte io t'ho strappato.
JOHN
O due volte padre mio, due volte
ti son figlio.
La vita, che mi desti un dì,
ormai era perduta,
finché con la tua spada
guerriera,
tenendo il fato in gran
dispetto, hai conferito
un nuovo termine al tempo a me
assegnato.
TALBOT
Quando dall'elmo del Delfino la
tua spada
trasse scintille, si scaldò il
cuore di tuo padre
nell'attesa orgogliosa d'una
ardita vittoria.Allora questa età pesante come
il piombo,
attizzata dal coraggio d'un
giovane,
dalla sua furia bellicosa,
indietroricacciò Alençon, Orléans,
Borgogna,
e dalla superba Gallia ti ha
salvato.
L'iroso Bastardo d'Orléans, che
cavò sangue
da te, ragazzo mio, e si prese
la verginità
del primo scontro, presto
affrontai,
e, nello scambio dei colpi,
tosto sparsi
un po' del suo sangue bastardo,
e con sdegno
così lo apostrofai: "Sangue contaminato,
vile e malcreato, io ti faccio
sgorgare,
mediocre e impoverito, a
risarcire
il sangue puro di Talbot che hai
sottratto
a Talbot, il mio ragazzo
coraggioso".
Qui, mentre ero intento a
distruggere il Bastardo,
gli arrivò gran copia di
rinforzi.
Parla, protetto di tuo padre,
non sei stanco, John?
Come stai? Lascerai adesso la
battaglia?
Fuggirai ora che hai avuto
l'investitura
cavalleresca? T'invola, a
vendicare
la mia morte, se cadrò ucciso.
L'aiuto di uno solo poco mi
giova.
Oh, è follia troppo grande, lo so bene,
rischiare in un piccol guscio le
nostre vite.
Se non perisco oggi sotto la
furia francese,
morrò domani per l'età avanzata.
Nessun vantaggio da me avranno,
e, se io resto,
accorcio d'un giorno appena la
mia vita.
In te muore tua madre, il nome
della nostra casata,
la vendetta per la mia morte, la
tua giovinezza,
e la fama d'Inghilterra. Tutto
questo e altro
la tua presenza mette a
repentaglio.Se tu t'involi, tutto questo è
salvo.
JOHN
La spada d'Orléans non mi ha
dato sofferenza;
le tue parole cavano linfa
vitale dal mio cuore.
Per un tale vantaggio, comprato
a mia vergogna,
a salvare una vita oziosa, a
sopprimere
una fama luminosa, prima che il
giovane Talbot
lasci il vecchio, stramazzi e
crepi
il cavallo codardo che mi porta!
O che io sia paragonato ai
contadinelli di Francia,
oggetto di obbrobrio e vittima
della sventura!
Di sicuro, per tutta la gloria
da te raggiunta,
non sono il figlio di Talbot, se
m'involo.
Dunque non parlare più di fuga,
a nulla giova;
ai piedi di Talbot, il figlio di
Talbot muoia.
TALBOT
Allora, Icaro, segui il tuo
disperato
signore di Creta; dolce mi è la
vita tua.
Se vuoi pugnare, pugna al fianco
di tuo padre.
Nel compimento d'una gloriosa
sorte,
superba sarà la nostra morte.
Escono.
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re enrico vi
- parte i -
1588/1590
atto quarto -
scena settima |
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Suona l'allarme. Incursioni.
Entra Talbot padre sorretto da
un servo.
TALBOT
Dov'è l'altra mia vita? La mia è
alla fine.
Oh, dov'è il giovane Talbot, il
valente John?
Morte trionfante, lorda di
prigionieri,
il valore del giovane Talbot mi
fa sorridere di te.
Quando egli mi vide
indietreggiare, in ginocchio,
sopra di me brandì la spada
insanguinata,
e, come un leone affamato,
riversò la sua violenza
in azioni aggressive, cariche di
rabbia.
Ma quando il mio iroso difensore
si trovò solo,
a proteggere la mia rovina, da
nessuno assalito,
la furia che emanava dagli occhi
roteanti,
il cuore sconvolto dalla rabbia,
all'improvviso da me lo spinsero
lontano,
nel fitto della mischia, tra i
Francesi;
e in quel mare di sangue il mio
ragazzo
annegò il suo spirito sublime.
Là è morto
il mio Icaro, il mio virgulto,
nel fiore degli anni.
Entrano dei soldati e
trasportano il corpo di John Talbot.
SERVO
Mio amato signore, ecco dov'è
portato tuo figlio!
TALBOT
Tu, Morte, vestita da
pagliaccio,
che te la spassi a ridere di
noi,
ora, via dalla tua insultante
tirannia,
uniti dal vincolo dell'eternità,
i due Talbot, elevandosi nel
cielo ospitale
a tuo dispetto sfuggiranno al
destino mortale.
O tu le cui ferite abbelliscono
i rozzi lineamenti della Morte,
parla a tuo padre, prima di
esalare
l'ultimo respiro! Sfida la
Morte,
che lo voglia o no con le tue
parole.
Immaginala francese, una nemica.
Povero ragazzo, sorride, quasi a
dire,
"Se la Morte fosse stata
francese, oggi era morta".
Su, su, deponetelo tra le
braccia di suo padre.
Il mio spirito non può più a
lungo sopportare
queste ferite. Addio, soldati!
Ho ottenuto
ciò che volevo. Ora le mie
vecchie braccia
fanno da sepolcro al giovane
John Talbot.
Muore.
Suona l'allarme.
Escono i soldati, abbandonando i due corpi.
Entrano Carlo, Alençon,
Borgogna, il Bastardo e la
Pulzella, con le loro truppe.
CARLO
Se York e Somerset avessero
recato i soccorsi,
oggi per noi ci sarebbe stato un
bagno di sangue.
BASTARDO
Con quale furia il cucciolo di
Talbot
ficcava la sua spadina nel
sangue dei Francesi.
PULZELLA
A un tratto l'ebbi davanti. Gli
dissi:
"Tu, giovane puro, fatti
prendere da una vergine";
ma egli mi rispose altero, con
sovrano disprezzo:
"Il giovane Talbot non è nato
per finire
tra le spoglie di una fanciulla
licenziosa".
Così, precipitandosi nel fitto
dei Francesi,
mi piantò in asso, come indegna
d'una lotta.
BORGOGNA
Senza dubbio sarebbe diventato
un nobile cavaliere. Guardate
dove giace,
inumato tra le braccia di chi
più d'ogni altro
ci ha procurato offese di
sangue.
BASTARDO
Fateli a pezzi! Spaccategli le
ossa
a questi due, che furono in vita
la gloria
d'Inghilterra, lo smarrimento
della Gallia.
CARLO
O no, trattenetevi! Chi fuggimmo
in vita
non subisca, da morto, il nostro
oltraggio.
Entra Lucy scortato, e
preceduto da un araldo
francese.
LUCY
Araldo, portami alla tenda del
Delfino,
per sapere chi ha ottenuto oggi
il trionfo.
CARLO
Con quale messaggio di resa sei
inviato?
LUCY
Resa, Delfino? Questa parola
esiste solo in francese.
Noi, guerrieri inglesi, ne
ignoriamo il significato.
Vengo per sapere che prigionieri
hai preso
e per esaminare i corpi dei
caduti.
CARLO
Chiedi i prigionieri? Il nostro
carcere
è l'inferno. Ma, dimmi, chi
cerchi?
LUCY
Dov'è il grande Alcide del
campo,
il valoroso Lord Talbot, Conte
di Shrewsbury,
creato per i suoi straordinari successi militari
gran Conte di Washford,
Waterford, Valence,
Lord Talbot di Goodrich e
Urchinfield,
Lord Strange di Blackmere, Lord
Verdon di Alton,
Lord Cromwell di Wingfield, Lord
Furnival di Sheffield,
Lord di Falconbridge, tre volte
vittorioso,
Cavaliere del nobile ordine di
San Giorgio,
del degno San Michele e del
Toson d'Oro,
Gran Maresciallo di Enrico Sesto
in tutte le sue guerre nel regno
di Francia?
PULZELLA
Questo è davvero uno sciocco
stile paludato.
Il Turco che tiene cinquantadue
regni,
neppure lui scrive in modo così
pomposo.
Colui che tu esalti con tutti
questi titoli
giace qui ai nostri piedi,
puzzolente,
col corpo tumefatto dalle
mosche.
LUCY
Ucciso Talbot, unico flagello
dei Francesi,
terrore del vostro regno e nera
Nemesi?
I miei bulbi oculari divenissero pallottole
che la mia rabbia spara contro
il vostro viso!
Se solo potessi richiamare in
vita questi morti,
basterebbe a terrorizzare il
reame di Francia!
Se qui tra voi rimanesse solo il
suo ritratto,
farebbe paura al più orgoglioso
di voi tutti.
Datemi i cadaveri, che li porti
via,
e dia loro sepoltura degna del
loro valore.
PULZELLA
Questo sbruffone deve essere lo
spettro di Talbot,
parla con tale foga altezzosa e
prepotente.
Per amore di Dio, che se lo
prenda; a tenerli qui,
renderebbero solo l'aria
puzzolente e greve.
CARLO
Vattene con i corpi.
LUCY
Li porterò via.
Ma dalle loro ceneri sorgerà una
fenice
terrificante per l'intera
Francia.
CARLO
Basta che ce ne liberi, fanne
ciò che vuoi.
Ora a Parigi, sull'onda delle
nostre conquiste:
tutto sarà nostro, ora che il
truce Talbot più non esiste.
Escono.
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