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re enrico vi
- parte iI -
1588/1592
atto primo -
scena prima |
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Squilli di tromba; poi suono
di oboe.
Entrano
da un lato il Re Enrico, il
Duca Humphrey
di Gloucester,
Salisbury, Warwick, e
Beaufort
Vescovo di
Winchester;
dall'altro lato,
la Regina
Margherita, Suffolk, York,
Somerset, e
Buckingham.
SUFFOLK
Poiché la vostra alta
maestà imperiale
mi affidò il compito,
partendo per la Francia,
inviato da vostra
eccellenza, di sposare
per procura
la Principessa
Margherita con vostra
grazia;
così, nella famosa,
antica città di Tours,
in presenza dei re di
Francia e di Sicilia,
dei duchi di Orléans,
Calabria, Bretagna e
Alençon,
di sette conti, dodici baroni, venti reverendi
vescovi,
ho eseguito la missione
e contratto il
matrimonio;
e ora, umilmente, con il ginocchio piegato,
al cospetto
d'Inghilterra e dei suoi
nobili pari,
rassegno i miei diritti
sulla regina
nelle vostre mani
graziose, che sono la
sostanza
della grande immagine da
me rappresentata:
il dono più prezioso che
mai offrì un marchese,
la regina più bella che
un re abbia mai avuto.
RE ENRICO
Alzati Suffolk.
Benvenuta, Regina
Margherita.
Non posso esprimere
segno più appropriato
d'amore
di questo bacio amoroso.
O signore, che elargisci
la vita,
concedimi un cuore
gonfio di gratitudine!
Tu mi hai dato con
questo viso stupendo
un mondo di benedizioni
terrene per la mia
anima,
se corrispondenza
d'amorosi sensi unirà i
nostri pensieri.
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MARGHERITA
Grande Re d'Inghilterra,
e mio grazioso signore,
la reciproca comunione
che, di giorno e di
notte,
da sveglia e nei miei
sogni, in compagnia
della corte,
o recitando il rosario,
la mia mente
ha condiviso con voi
beneamato sovrano,
mi rende più audace
nell'onorare il mio re
con un linguaggio
spontaneo, come consente
l'ingegno
e m'impone il cuore,
traboccante di gioia.
RE ENRICO
La sua vista mi ha
rapito, ma la grazia del
suo eloquio,
le sue parole adorne di
maestosa saggezza,
di colpo mutano la mia
meraviglia in un pianto
di gioia,
tale è la contentezza
che mi riempie il cuore.
Nobili Lord,
date il benvenuto al mio
amore con un'unica voce
festante.
TUTTI I LORD (inginocchiandosi)
Lunga vita alla Regina
Margherita, gioia
d'Inghilterra.
MARGHERITA
Vi ringraziamo tutti.
Squilli di tromba.
(Si alzano.)
SUFFOLK
Lord Protettore, piacendo a
vostra grazia,
ecco gli articoli del trattato
di pace,
valevoli mesi diciotto, per
mutuo consenso,
tra il nostro sovrano e Carlo,
il re francese.
GLOUCESTER (legge)
"In primis, si conviene tra
Carlo, Re di Francia, e William
de la Pole, Marchese di Suffolk,
Ambasciatore di Enrico, Re
d'Inghilterra, che il detto
Enrico prenderà in sposa Lady
Margherita, figlia di Reignier,
Re di Napoli, Sicilia e
Gerusalemme, e la incoronerà
Regina d'Inghilterra, prima del
trenta di maggio prossimo
venturo.
Item... che il ducato d'Angiò e
la contea di Maine saranno
sgomberati e consegnati al re
suo padre..."
(Gloucester lascia cadere il
foglio.)
RE ENRICO
Zio, cosa c'è?
GLOUCESTER
Scusatemi, grazioso signore;
un malessere improvviso mi ha
colpito al cuore
e offuscato gli occhi.
Non posso leggere oltre.
RE ENRICO
Ti prego, zio Winchester, va'
avanti.
WINCHESTER
Item. Si conviene inoltre tra di
essi... che i ducati di Angiò e
di Maine... (legge) "saranno
sgomberati e consegnati al re
suo padre, e che ella verrà
inviata al Re d'Inghilterra, che
si farà carico di tutte le spese
necessarie, senza ricevere
alcuna dote".
RE ENRICO
Siamo soddisfatti. Lord
Marchese, in ginocchio.
Qui ti creiamo primo Duca di
Suffolk,
e ti diamo l'investitura della
spada. Cugino York,
qui solleviamo vostra grazia dalla reggenza
nelle regioni di Francia, finché
non sia scaduto
completamente il termine di mesi
diciotto.
Grazie, zio Winchester, grazie,
Gloucester,
York, Buckingham, Somerset,
Salisbury, e Warwick.
Vi ringraziamo tutti per il grande favore concesso
con la vostra accoglienza alla
maestà della regina.
Venite, entriamo, e provvediamo senza indugio
alla cerimonia della sua
incoronazione.
Escono Re Enrico, Margherita e
Suffolk.
(Gloucester trattiene tutti gli
altri.)
GLOUCESTER
Valenti pari d'Inghilterra,
colonne dello stato,
davanti a voi il Duca Humphrey
deve sgravarsi del suo
del vostro dolore, il dolore che
appartiene a tutta
la nostra terra. Ma come, mio
fratello Enrico non logorò
la sua giovinezza, il suo
valore, denaro, gente,
di guerra in guerra? Non si
accampò infinite volte
all'aperto, nel freddo
dell'inverno, nella rovente
calura estiva,
per conquistare la Francia,
l'eredità che gli spettava?
E mio fratello Bedford non usò
tutto il suo acume di politico
per conservare quello che Enrico
si era preso?
E voi stessi, Somerset,
Buckingham, valoroso York,
Salisbury e Warwick vittorioso,
non riceveste
cicatrici profonde in Francia e
in Normandia?
E mio zio Bedford, e io stesso,
con l'intero Consiglio
e con la sua dottrina, non ci
studiammo
in sedute interminabili,
dall'alba al tramonto,
di discutere i pro e i contro,
per tenere
Francia e i Francesi in timorosa
soggezione?
E non facemmo in modo che sua
altezza, ancor bambino,
fosse incoronato a Parigi, a
dispetto dei nemici?
Moriranno così le conquiste di
Enrico, la sorveglianza
di Bedford, le vostre imprese
belliche, tutti i nostri piani?
O pari d'Inghilterra,
quest'alleanza è vergognosa,
questo matrimonio è un brutto
segno del destino.
Esso cancella la vostra fama,
oblitera il vostro nome
dai libri di cronaca, ne toglie
la memoria storica,
deturpa i monumenti delle
conquiste di Francia,
disfa tutto, come se nulla fosse
mai accaduto!
WINCHESTER
Nipote, cosa significa questo
discorso appassionato,
questa arringa così
circostanziata?
La Francia è nostra; ce la
terremo stretta.
GLOUCESTER
Sì, zio; ce la terremo, se ci
sarà possibile,
ma adesso questa possibilità non
esiste più.
Suffolk, il neo-duca che fa le
parti a capotavola
ha regalato i ducati di Angiò e
di Maine
allo squattrinato Reignier, il sovrano i cui titoloni
non van d'accordo con la sua
magra borsa.
SALISBURY
Certo è, per la morte di Colui
che è morto per tutti,
che quelle contee erano le
chiavi della Normandia...
Ma perché piange Warwick, il mio
figlio valoroso?
WARWICK
Per il dolore di averle perdute
per sempre.
Se ci fosse una speranza di
riconquistarle,
la mia spada verserebbe sangue
caldo, e i miei occhi
nemmeno una lacrima. Angiò e
Maine? Io le ho vinte.
Quelle province le han
conquistate queste mie braccia.
E le città che mi sono preso con
le mie ferite
vengono riconsegnate con parole
di pace?
Mort Dieu!
YORK
In quanto a Suffolk, che finisca
soffocato,
lui che offusca l'onore di
questa isola guerriera!
La Francia avrebbe dovuto
lacerare, fare a pezzi,
questo mio cuore, prima che io
mi arrendessi
a una tale alleanza. Ho sempre
letto che i re inglesi
hanno avuto con le spose grosse
somme di oro,
grandi doti; il nostro Enrico
butta via del suo,
per unirsi con chi non porta
alcun vantaggio.
GLOUCESTER
Una bella beffa, mai sentita
prima,
che Suffolk debba esigere il
quindici per cento
per i costi e i pagamenti del
trasporto di lei!
Se ne fosse rimasta in Francia,
a crepare di fame
in Francia, prima di...
WINCHESTER
Monsignor Gloucester, ora ti
scaldi troppo:
così è piaciuto al mio signore,
il re.
GLOUCESTER
Monsignor Winchester, so quel
che ti passa per la testa.
Non sono i miei discorsi a
dispiacerti,
ma è la mia presenza che
t'infastidisce.
Il rancore ti esce dai pori:
prete superbo,
vedo sul tuo volto la rabbia. Se
rimango qui,
ricominceremo con le nostre
vecchie diatribe.
Miei bravi Lord, addio; e
ditelo, quando me ne sarò
andato,
che la perdita imminente della
Francia avevo profetizzato.
Esce.
WINCHESTER
E così il nostro Protettore se
ne va pieno d'ira.
Vi è noto che egli mi è ostile;
di più,
egli è ostile a ognuno di voi,
né, temo,
è un grande amico del re.
Considerate,
nobili signori, che egli è il
più vicino di sangue
ed erede presunto della corona
d'Inghilterra:
se Enrico avesse ottenuto con il
matrimonio un impero
e tutti i prosperi regni
dell'occidente,
avrebbe avuto comunque ragione
di dispiacersi.
State attenti, signori; non
lasciatevi incantare
dalle sue parole suadenti; siate
saggi, circospetti.
Eh sì, anche se il popolo ha un
debole per lui,
e lo chiama, "Humphrey, il buon
Duca Gloucester",
e batte le mani, ed esclama a
voce alta,
"Gesù mantenga la vostra
eccellenza reale!",
oppure, "Dio conservi il buon
Duca Humphrey!" -
temo, signori, che, con tutta
quest'apparente adulazione,
egli risulterà un Protettore
pericoloso.
BUCKINGHAM
E perché dovrebbe proteggere il
nostro sovrano,
il quale ha l'età per governare
da solo?
Cugino Somerset, unisciti a me,
e tutti insieme, con il Duca di
Suffolk, in breve
sbalzeremo il Duca Humphrey dal suo seggio.
WINCHESTER
Questa faccenda così rilevante
non consente indugi.
Andrò subito dal Duca di Suffolk.
Esce.
SOMERSET
Cugino Buckingham, sebbene la
superbia di Humphrey
e l'importanza della sua carica
ci diano fastidio,
tuttavia vigiliamo
sull'altezzoso cardinale.
La sua insolenza è più
insopportabile
di tutti i prìncipi che ci sono
al mondo.
Se Gloucester verrà rimosso,
sarà lui il Protettore.
BUCKINGHAM
Tu sarai Protettore, Somerset,
oppure io,
malgrado il Duca Humphrey o il
cardinale.
Escono Buckingham e Somerset.
SALISBURY
Prima si fece avanti la
Superbia, l'Ambizione la seguì.
Mentre costoro si affannano a
far carriera,
a noi conviene adoperarci per il
regno.
Non ho mai visto occasione in cui Humphrey Gloucester
non si sia comportato da nobile
gentiluomo.
Ho visto spesso l'altezzoso
cardinale
- più simile a un soldato che a
un uomo di chiesa,
impettito e superbo come fosse
il signore d'ogni cosa -
bestemmiare da canaglia, e
sputtanarsi
in modo indegno per un
governante dello stato.
Warwick, figlio mio, conforto
della mia età,
le tue gesta, la tua
schiettezza, e la tua ospitalità
ti hanno guadagnato il favore
più grande del popolo
- nessuno escluso, se non il
buon Duca Humphrey.
E, fratello York, le tue
operazioni in Irlanda,
per riportare i suoi abitanti al
rispetto delle leggi,
le tue imprese recenti nel cuore
della Francia,
quando tu vi fosti reggente per
il nostro sovrano,
ti hanno reso temuto e onorato
dalla gente.
Uniamoci assieme per il bene
della comunità,
per imbrigliare e sopprimere,
per quanto ci è possibile,
la superbia di Suffolk e del
cardinale
e anche l'ambizione di Somerset
e di Buckingham;
e sosteniamo come si può le
azioni del Duca Humphrey,
mentre esse sono rivolte alla
prosperità della terra.
WARWICK
Dio aiuti Warwick, quanto egli
ama la terra
e la prosperità generale del suo
paese.
YORK
Anche York dice lo stesso (in
disparte) poiché egli ne ha
maggior motivo.
SALISBURY
Allora via, di fretta, e stiamo
pronti a giocar la mano
vincente.
WARWICK
La mano? O, padre, il Maine è
perduto,
quel Maine che con le sue mani
Warwick aveva vinto
e che avrebbe tenuto fino
all'ultimo respiro.
Tu, padre, parlavi della man
vincente; io, invece, del Maine,
che vincerò ai Francesi, a costo
di rimetterci la vita.
Escono Warwick e Salisbury.
YORK
Angiò e Maine sono consegnati ai
Francesi,
Parigi è perduta, lo stato di
Normandia si trova
in una situazione precaria, ora
che essi non ci sono più.
Suffolk decise gli articoli, i
pari
diedero il loro consenso, ed
Enrico si compiacque
di scambiare due ducati con la
bella figlia d'un duca.
Non posso biasimare nessuno:
cos'è questo per loro?
Danno via quello che è tuo, non
le loro proprietà.
I pirati possono svendere il
bottino per quattro soldi,
acquistare amici, donare a
cortigiane,
gozzovigliare come gran signori,
finché tutto è sparito,
e intanto, il disgraziato
proprietario delle sostanze
piange su di esse e si torce le
mani impotenti,
scuote la testa, e tremando se
ne sta da parte,
mentre tutto quanto viene
spartito e trafugato;
lui è lì che muore di fame, ma
non osa toccare ciò che è suo.
Così York deve star buono, a
rodersi, a mordersi la lingua,
mentre le sue terre vengono
contrattate e vendute. Mi pare
che i regni d'Inghilterra, di
Francia, d'Irlanda
siano per la mia carne e per il
mio sangue
come quel tizzone fatale che
Altea bruciò
nel cuore del principe di Calidone.
Angiò e Maine, tutti e due
consegnati ai Francesi!
Notizie agghiaccianti per me,
che speravo nella Francia
quanto nel suolo della fertile
Inghilterra.
Verrà il giorno in cui York
reclamerà quel che è suo.
Perciò mi unirò alla fazione dei
Neville e farò
sfoggio di amore davanti al superbo Duca Humphrey.
E quando vedrò l'occasione
propizia, reclamerò la corona.
Il superbo Lancaster non
usurperà più i miei diritti,
né terrà lo scettro nel suo
pugno infantile,
né porterà il diadema sulla
testa, la cui mente
da prete non si adatta a una
corona.
Dunque, York, sta' zitto, fino
al momento giusto:
sta' in guardia, sveglio, quando
gli altri dormono,
a carpire i segreti dello stato,
finché Enrico
non faccia indigestione delle
gioie d'amore
con la sposina, la costosa
regina d'Inghilterra,
e Humphrey non sia ai ferri
corti con i pari.
Allora solleverò in alto la rosa
bianco-latte,
dal cui dolce olezzo l'aria
verrà profumata,
e sul vessillo porterò le
insegne degli York
nello scontro con la casa dei
Lancaster; e con la forza
farò mollare la corona a quel
topo di biblioteca
che, col suo governo, ha messo a
terra l'Inghilterra.
Esce.
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pagina
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re enrico vi
- parte iI -
1588/1592
atto primo -
scena seconda |
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Entrano il Duca Humphrey di
Gloucester e la moglie Eleanor.
ELEANOR
Perché il mio signore si curva
come grano troppo maturo,
che piega la testa sotto il peso
copioso di Cerere?
Perché il grande Duca Humphrey
aggrotta le ciglia
come se avesse in spregio i
favori del mondo?
Perché i tuoi occhi si fissano
sulla terra scura
a rimirare ciò che sembra
offuscarti la vista?
Cosa vedi là? Il diadema di Re
Enrico
impreziosito di tutti gli onori
del mondo?
Se è così, continua a fissare a
testa china,
finché il tuo capo non sia da
esso circondato.
Stendi la mano, afferra l'oro
glorioso.
Come, è troppo corta? La
allungherò con la mia,
e avendolo sollevato insieme, tu
ed io,
alzeremo insieme il capo verso
il cielo,
e mai più umilierai così la
nostra vista
da concedere alla terra un solo
sguardo.
GLOUCESTER
O Nell, dolce Nell, se ami il
tuo signore,
allontana il cancro dei pensieri
ambiziosi,
e possa l'idea che io nutra pensieri malvagi
contro il mio re e nipote, il
pio Enrico,
essere l'ultimo mio respiro in
questo mondo mortale.
Mi rattrista il sogno inquieto
di questa notte.
ELEANOR
Cos'ha sognato il mio signore?
Dimmelo, e lo ricambierò
con la replica deliziosa del mio
sogno mattutino.
GLOUCESTER
Mi parve che questa mazza,
emblema della mia carica a
corte,
venisse spezzata in due, ho
dimenticato da chi,
ma, ora che ci penso, fu il
cardinale;
e sui pezzi del bastone
infranto,
erano collocate le teste di
Edmund, Duca di Somerset,
e di William de la Pole, primo
Duca di Suffolk.
Ecco il mio sogno: cosa
presagisca lo sa Iddio.
ELEANOR
Suvvia, non è stata altro che
una prova
che chi spezza un ramoscello nel
bosco di Gloucester
perderà la testa per la sua
arroganza.
Ma ascolta me, mio Humphrey,
dolce duca:
mi parve d'essere assisa sulla
sedia regale
nella chiesa cattedrale di
Westminster
e su quel trono dove sono
incoronati re e regine,
dove Enrico e Margherita mi si
inginocchiarono davanti,
e posero il diadema sul mio
capo...
GLOUCESTER
Basta, Eleanor, ti devo proprio
rimproverare:
dama presuntuosa, maleducata
Eleanor!
Non sei la seconda donna del
reame,
la moglie del Protettore, la sua
amata? Non hai
tutti i piaceri del mondo al tuo
comando, più di quanto
non possa estendersi e
circoscrivere il tuo pensiero?
E ti ostinerai a invocare il
tradimento
per precipitare tuo marito e te
stessa
dal sommo dell'onore al fondo
della vergogna?
Vattene via, non voglio più
ascoltare una parola!
ELEANOR
Come, come, mio signore. Cosi
collerico
con Eleanor solo perché t'ha
riferito un sogno?
La prossima volta terrò per me i
miei sogni
per evitare queste reprimende.
GLOUCESTER
No, non arrabbiarti; sono di
nuovo sereno.
Entra un messaggero.
MESSAGGERO
Monsignor Protettore, così
piacendo a sua altezza,
preparatevi a galoppare a Saint
Albans,
dove il re e la regina intendono
cacciare con il falco.
GLOUCESTER
Vado. - Su, Nell, non vieni
anche tu con noi?
ELEANOR
Sì, mio buon signore, ti seguo
subito.
Esce Gloucester, con il
messaggero.
Devo seguire: non ho la
precedenza,
finché Gloucester ha una mente
così umile e servile.
Fossi uomo, duca, consanguineo,
mi sbarazzerei di questi
ostacoli seccanti
e mi spianerei la strada sopra
le loro teste mozzate.
Ma, pur essendo donna, non
indugerò
a recitare il mio ruolo nel
corteo della Fortuna. -
Dove sei? Sei tu, Padre John?
No, non temere, brav'uomo,
siamo soli, qui: tu, io e nessun
altro.
Entra Hume.
HUME
Gesù conservi la vostra regale
maestà!
ELEANOR
Cosa dici? Io sono solo "vostra
grazia".
HUME
Ma per grazia di Dio, e con i
consigli di Hume,
il titolo di "vostra grazia"
verrà moltiplicato.
ELEANOR
Cosa dici, brav'uomo? Hai già
preso accordi
con Margery Jourdain, la scaltra
strega,
con Roger Bolingbroke, il negromante,
e si presenteranno a operare a
mio vantaggio?
HUME
Ecco cosa hanno promesso di
mostrare a vostra altezza:
uno spirito evocato dalla
profondità del sottosuolo
darà risposta a quelle domande
che gli verranno rivolte da
vostra grazia.
ELEANOR
Basta così: penserò alle
domande.
Quando faremo ritorno da Saint
Albans,
attueremo queste cose fino in
fondo.
Ecco, Hume, prendi questa ricompensa; fa' festa,
brav'uomo,
con i tuoi compagni in questa
causa di gran peso.
Esce.
HUME
Hume deve far festa con l'oro
della duchessa;
e come no, altroché! E adesso,
Padre Hume?
Sigillati le labbra, non dire
neppure "uhm":
la faccenda richiede una
segretezza silenziosa.
Madama Eleanor dà oro per
portare la strega:
l'oro non può fare cilecca,
fosse lei un demonio.
Però io ho mosche d'oro da
un'altra parrocchia:
cioè, non oso dirlo, dal ricco
cardinale
e dal grande Duca di Suffolk,
appena creato;
però è proprio così, perché, a
essere sinceri,
essi (conoscendo il carattere
ambizioso di Madama Eleanor),
mi hanno ingaggiato per tendere
un tranello alla duchessa
e farle ronzare in testa l'idea
degli incantesimi.
Si dice, "un astuto furfante non
ha bisogno di agenti":
però io faccio da agente a
Suffolk e al cardinale.
Hume, se non stai attento,
finirai per chiamarli
tutti e due un paio di astuti
furfanti.
Be', le cose stanno così; perciò
temo che, alla fine,
la furfanteria di Hume porterà
la duchessa alla rovina
e con la sua incriminazione, le
sorti di Humphrey son segnate.
Sia quel che sia, io avrò oro a
palate.
Esce.
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re enrico vi
- parte iI -
1588/1592
atto primo -
scena terza |
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Entrano tre o quattro
postulanti, tra cui Peter,
l'apprendista armaiolo.
PRIMO POSTULANTE
Signori miei, stiamo vicini.
A momenti il Lord Protettore
passerà di qui, e allora
potremo consegnargli le
nostre suppliche tutti
assieme.
SECONDO POSTULANTE
Che il Signore lo protegga
davvero, perché è un uomo
buono. Gesù lo benedica.
Entrano Suffolk e la Regina
Margherita;
essi lo
prendono per il Duca
Humphrey e gli porgono i
loro biglietti.
PETER
Eccolo che arriva, mi
sembra, e la regina con lui.
Tocca a me per primo.
SECONDO POSTULANTE
Torna indietro, sciocco!
Quello è il Duca di Suffolk
e non il Lord Protettore.
SUFFOLK
Tu, cosa c'è ora; cosa vuoi
da me?
PRIMO POSTULANTE
Prego monsignore di
perdonarmi; vi avevo preso
per il Lord Protettore.
MARGHERITA
"Per il Lord Protettore"? Le
vostre suppliche sono per
sua signoria? Fatemele
vedere: qual è la tua?
PRIMO POSTULANTE
La mia, piacendo a vostra
grazia, è contro John
Goodman, l'uomo di monsignor
cardinale, perché mi ha
tolto la casa, le terre, la
moglie e tutto quanto.
SUFFOLK
Anche la moglie? L'ha fatta
davvero grossa. - E la tua?
Cosa c'è qui!
(Legge)
"Contro il Duca di Suffolk,
per aver recintato la terra
della comunità di Medford".
Ah sì, signor briccone!
SECONDO POSTULANTE
Ahimè, signore, io sono solo
un povero postulante per
tutta la nostra
cittadinanza.
PETER (porgendo la sua
petizione)
Contro il mio padrone,
Thomas Horner, per aver
detto il Duca di York essere
lui l'erede legittimo alla
corona.
MARGHERITA
Cosa dici? Il Duca di York
ha detto che lui era l'erede
legittimo alla corona?
PETER
Il mio padrone erede alla
corona? No, in verità. Il
mio padrone ha detto che
l'erede era lui, e che il re
era un usurpatore.
SUFFOLK
Chi è là?
Entra un servitore.
Porta dentro questo
individuo, e invia al suo
padrone un funzionario con
un mandato d'arresto.
Ascolteremo i dettagli della
tua faccenda davanti al re.
Esce il servitore con
Peter.
MARGHERITA
In quanto a voi, che amate
essere protetti
sotto le ali della grazia
del nostro Protettore,
rifate daccapo le vostre suppliche e rivolgetele a
lui.
(Straccia le suppliche.)
Sparite, vili coglioni!
Suffolk, mandali via.
TUTTI I POSTULANTI
Venite, andiamocene.
Escono.
MARGHERITA
Mio signore di Suffolk, è
questa la maniera,
questa la consuetudine della
corte d'Inghilterra?
Questo è il governo
dell'isola di Britannia?
E questa è la sovranità del
re di Albione?
Come, Enrico farà ancora lo
scolaretto
sotto la guida dell'arcigno
Gloucester?
Sono regina nel titolo e
nella pompa
e devo diventare suddita di
un duca?
Sai che ti dico, Pole:
quando nella città di Tours
tu giostravi in onore del
mio amore
e rubavi il cuore delle dame
di Francia,
pensavo che Enrico ti
avrebbe assomigliato
in coraggio, cavalleria,
prestanza.
Ma tutta la sua mente è rivolta alla santità,
a far la conta delle Ave
Marie sui grani del rosario.
I suoi campioni sono i
profeti e gli apostoli,
le sue armi i versetti
divini delle Sacre
Scritture,
il campo della giostra è il
suo studio, e i suoi amori
le statue bronzee dei santi
canonizzati.
Vorrei che il Collegio dei
Cardinali
lo eleggesse Papa e lo
portasse a Roma
per porgli sul capo la
triplice corona. Quella
sarebbe
una condizione adatta alla
sua santità.
SUFFOLK
Signora, siate paziente;
poiché fui io la causa
della venuta in Inghilterra
di vostra altezza, agirò
per soddisfare pienamente
vostra grazia.
MARGHERITA
Oltre al Protettore
altezzoso, ecco Beaufort,
il prelato autoritario,
Somerset, Buckingham,
e York con i suoi borbotti;
e l'ultimo di costoro
vale in Inghilterra più del
re.
SUFFOLK
E colui che, tra costoro,
vale più di tutti,
non vale in Inghilterra più
dei Neville:
Salisbury e Warwick non sono
dei semplici pari.
MARGHERITA
E tutti questi nobili messi
assieme non mi indispongono
la metà di quanto faccia
quella dama superba, la
moglie
del Protettore: sfila per la
corte con un esercito di
signore
più come un'imperatrice che
come moglie di Humphrey.
Gli stranieri a corte la
prendono per la regina:
si porta addosso le rendite
di un duca
e nel suo cuore disprezza la nostra povertà.
Non vivrò per vendicarmi di
lei?
Per quanto sia una
spregevole donnaccia di
basse origini,
l'altro giorno si vantava
tra i suoi leccapiedi
che, da solo, lo strascico
della sua gonna più malmessa
era più prezioso di tutte le
terre di mio padre,
fin quando Suffolk non gli
donò due ducati per la
figlia.
SUFFOLK
Signora, io stesso ho
impaniato un cespuglio per
lei,
e sistemato un coro di
uccelli così seducenti,
che si poserà per ascoltare
i loro canti
e non si innalzerà mai più
per darvi noia.
Dunque, lasciatela perdere;
ma, signora, datemi ascolto,
poiché mi permetto di
consigliarvi questo:
sebbene non ci entusiasmi il
cardinale,
tuttavia dobbiamo unirci a
lui e ai Lord,
finché il Duca Humphrey non
sia caduto in disgrazia.
Quanto al Duca York, le sue
recenti lamentele
gli procureranno ben pochi
vantaggi:
così, alla fine, li avremo
tutti sradicati, uno ad uno,
e tu stessa dirigerai il
felice timone dello stato.
Suona una marcia solenne.
Entra il Re insieme a York
e Somerset, ai suoi fianchi,
che parlottano con lui;
poi, il Duca Humphrey, Winchester, Buckingham,
Salisbury, Warwick, e la
Duchessa Eleanor.
RE ENRICO
Da parte mia, nobili lord,
non mi importa chi sia:
o Somerset o York, per me fa
lo stesso.
YORK
Se York ha dato cattiva
prova di sé in Francia,
allora gli si neghi la
reggenza.
SOMERSET
Se Somerset è indegno della
carica,
il reggente sia York: io mi
tiro indietro.
WARWICK
Che vostra grazia sia degna
oppure no,
non contesti questo punto:
York è il più degno.
WINCHESTER
Ambizioso Warwick, lascia
parlare i tuoi superiori.
WARWICK
Il cardinale non mi è
superiore sul campo.
BUCKINGHAM
Qui dentro tutti ti sono
superiori, Warwick.
WARWICK
Può darsi che Warwick viva
per essere il migliore di
tutti.
SALISBURY
Pace, figlio; tu,
Buckingham, dacci un motivo
per cui Somerset vada
preferito in questo caso.
MARGHERITA
Perché il re, invero, vorrà
così.
GLOUCESTER
Signora, il re è abbastanza
maturo da dar personalmente
il suo verdetto. Queste non
sono questioni da donne.
MARGHERITA
Se è abbastanza maturo, che
bisogno ha vostra grazia
di essere il Protettore di
sua eccellenza?
GLOUCESTER
Signora, sono il Protettore
del regno,
e, se a lui piacerà, mi
dimetterò dall'incarico.
SUFFOLK
E allora dimettiti, e
smettila di fare
l'insolente.
Dacché sei stato re - e chi
è il re, se non tu? -
il bene pubblico ha subito
un naufragio quotidiano,
il delfino ha prevalso al di
là del mare,
e tutti i pari e i nobili
del regno
sono stati vincolati alla
tua sovranità.
WINCHESTER
Hai svuotato le tasche del
popolo: le borse
del clero sono magre e
sparute per le tue rapine.
SOMERSET
Le tue residenze fastose e
le vesti di tua moglie
sono costate una montagna
del tesoro pubblico.
BUCKINGHAM
La tua crudeltà nelle
esecuzioni
dei delinquenti ha
oltrepassato la legge
e ti ha consegnato alla
mercé della legge.
MARGHERITA
Se si sapesse delle cariche
e delle città di Francia
che hai messo in vendita -
come si sospetta fortemente
-
ti ritroveresti subito a
danzare senza la testa.
Gloucester esce.
Margherita fa cadere il ventaglio.
Dammi il ventaglio; non ti
puoi spicciare, svergognata?
Schiaffeggia la duchessa.
Invoco perdono, signora;
eravate voi?
ELEANOR
Se ero io? Sì, ero io,
superba donna di Francia;
se potessi avvicinarmi con
le unghie alla tua bellezza,
inciderei sul tuo viso i
miei dieci comandamenti.
RE ENRICO
Dolce zia, calmati; non lo
ha fatto apposta.
ELEANOR
Non lo ha fatto apposta!
Buon re, provvedi in tempo:
lei ti coccolerà e ti farà
saltare sulle sue ginocchia
come un bimbo. Sebbene in
questo luogo il vero padrone
non porti i pantaloni, la
sua offesa a Dama Eleanor
non rimarrà impunita.
Esce.
BUCKINGHAM
Lord Cardinale, seguirò
Eleanor
e cercherò di capire cosa
intende fare Humphrey.
Adesso è stata stuzzicata,
la sua rabbia non ha bisogno
di speroni. Andrà al galoppo
verso la sua distruzione.
Esce.
Entra Gloucester.
GLOUCESTER
Ora, nobili signori, che la
mia collera si è sfogata,
con una passeggiata lungo i
quattro lati del cortile,
torno per parlare degli
affari dello stato.
In quanto alle vostre
accuse, false e spregevoli,
provatele, e mi affiderò
completamente alla legge;
che Dio misericordioso
disponga della mia anima,
com'è vero che amo il re e
il mio paese nel dovere.
Riguardo alla questione che
dobbiamo risolvere,
io dico, mio sovrano, che
York è l'uomo più adatto
a farvi da reggente nel
regno di Francia.
SUFFOLK
Prima di procedere alla
nomina, consentitemi
di mostrare alcuni motivi
d'un certo rilievo
per cui York è il meno adatto di tutti.
YORK
Te lo dico io, Suffolk,
perché non sono adatto:
primo, sono troppo
orgoglioso per adularti;
secondo, se sarò nominato a
quella carica,
Lord Somerset mi bloccherà
qui
senza quietanza, denaro ed
equipaggiamento,
finché la Francia non cada
nelle mani del delfino:
la volta scorsa sono rimasto
ad attendere i suoi comodi
finché Parigi non fu
assediata, affamata e persa.
WARWICK
Questo posso testimoniarlo,
e un atto più indecente
mai commise sulla terra un
traditore.
SUFFOLK
Sta' buono, testardo d'un
Warwick!
WARWICK
Perché dovrei starmene
buono, emblema di superbia?
Entrano Horner l'armaiolo,
e il suo apprendista Peter,
tra le guardie.
SUFFOLK
Perché qui c'è un uomo
accusato di tradimento:
pregate Iddio che il Duca di
York possa discolparsi!
YORK
Qualcuno accusa York di
tradimento?
RE ENRICO
Cosa intendi, Suffolk?
Dimmi, chi sono costoro?
SUFFOLK
Piacendo a vostra maestà,
questo è l'apprendista
(Indica Peter.)
che accusa il suo padrone di
alto tradimento.
Queste furono le sue parole:
Riccardo, Duca di York,
è l'erede legittimo della
corona inglese
e vostra maestà è un usurpatore.
RE ENRICO
Dimmi, brav'uomo, furono
queste le tue parole?
HORNER
Piaccia a vostra maestà
credere che io non ho mai
detto né pensato una cosa
del genere. Dio m'è
testimone: sono accusato
falsamente da questo
delinquente.
PETER (sollevando le mani)
Per queste dieci dita, miei
nobili signori, me ne ha
parlato una notte nella
garitta, mentre stavamo
lucidando l'armatura di
Monsignor York.
YORK
Delinquente d'un manovale
fatto di sterco,
avrò la tua testa per questo
discorso da traditore. -
Supplico la vostra regale
maestà, gli si applichi
la legge in tutta la sua
severità.
HORNER
Ahimè, mio signore,
impiccatemi se ho mai detto
quelle parole! Il mio
accusatore è il mio
apprendista, e quando
l'altro giorno lo castigai
per un suo sbaglio, giurò in
ginocchio di farmela pagare,
ho buoni testimoni. Perciò,
supplico la vostra maestà,
non mandate in malora un
onest'uomo per le accuse di
un delinquente.
RE ENRICO
Zio, quale legge
applicheremo in questo caso?
GLOUCESTER
Questa sentenza, mio
signore, se posso fare da
giudice:
Somerset sia il reggente dei
Francesi,
perché questo getta su York
l'ombra del sospetto;
e che a questi due venga
assegnato un giorno
per affrontarsi in singolar tenzone in luogo convenuto,
poiché egli ha testimoni
della malafede del suo
servo.
Questa è la legge, questa è
la sentenza del Duca
Humphrey.
(Re Enrico dà il suo
assenso.)
SOMERSET
Ringrazio umilmente la
vostra regale maestà.
HORNER
E io accetto volentieri il
duello.
PETER
Ahimè, monsignore, non so
combattere. Per amor di Dio,
abbiate pietà della mia
sorte! La cattiveria umana
mi rovina. Signore Iddio,
abbi pietà di me! Non sarò
mai capace di tirare un
colpo. Che il Signore mi
benedica!
GLOUCESTER
Messere, devi combattere, o
finirai impiccato.
RE ENRICO
Portateli in prigione; il
giorno del duello sarà
l'ultimo del mese prossimo.
Vieni, Somerset,
provvederemo alla tua
partenza.
Uno squillo di tromba.
Escono.
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re enrico vi
- parte iI -
1588/1592
atto primo -
scena quarta |
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Entrano la strega Margery
Jourdain, due preti (Hume e Southwell), e Bolingbroke.
HUME
Venite, padroni, la duchessa, vi
dico, attende di vedere attuate
le vostre promesse.
BOLINGBROKE
Mastro Hume, ci siamo attrezzati
all'uopo. Assisterà sua signoria
e darà ascolto ai nostri
esorcismi?
HUME
Certo, non temete: è una donna
coraggiosa.
BOLINGBROKE
Ho sentito riferire di lei che è
una donna indomita nello
spirito, ma converrà, mastro
Hume, che tu stia con lei là
sopra, mentre noi saremo
occupati quaggiù, e così, ti
prego, va' in nome di Dio,
lasciaci.
Esce Hume.
Mamma Jourdain, mettiti bocconi,
faccia contro il suolo.
(La strega si sdraia, faccia in
giù.)
Tu, John Southwell, leggi, e da'
inizio alla nostra opera.
In alto entra Eleanor, seguita
da Hume.
ELEANOR
Ben detto, padroni miei, e siate
tutti i benvenuti. Prima vi date
da fare, meglio è.
BOLINGBROKE
Pazienza, buona signora; gli stregoni sanno il momento giusto.
Una notte profonda, una notte
scura, il silenzio della notte,
il tempo della notte quando
Troia fu messa a fuoco,
il tempo in cui stridono le
civette e ululano i mastini,
vagano gli spiriti e i fantasmi
irrompono dalla tomba;
questo è il tempo che meglio si
confà all'opera da compiere.
Signora, sedete e non abbiate
timore. Colui che invochiamo,
lo terremo avvinto dentro un
cerchio incantato.
A questo punto compiono i riti
appropriati e formano il
cerchio.
Bolingbroke, o
Southwell, legge "Coniuro te",
eccetera.
Tuoni e fulmini
terrificanti, poi compare lo
Spirito.
SPIRITO
Adsum.
JOURDAIN
Asmath, per il Dio eterno
davanti
al cui nome e al cui potere
tu tremi, rispondi a ciò che ho
da chiederti,
perché, finché non parlerai, non
te ne andrai da qui.
SPIRITO
Chiedi ciò che vuoi. Avessi io
già finito di parlare!
BOLINGBROKE (leggendo da una
pergamena)
"Primo, riguardo al re, cosa
sarà di lui?"
SPIRITO
Vive ancora il duca che Enrico
deporrà, ma vivrà
più a lungo di lui e morrà d'una
morte violenta.
(Mentre lo Spirito parla, Southwell scrive le risposte.)
BOLINGBROKE
"Quale destino è in serbo per il
Duca di Suffolk?"
SPIRITO
Morirà di mare, e questa sarà la
sua fine.
BOLINGBROKE
"Cosa accadrà al Duca di
Somerset?"
SPIRITO
Deve stare alla larga dai
castelli.
Sarà più al sicuro su una
pianura sabbiosa
che sull'altura dove s'innalza
un castello.
Concludi, perché non resisto
più.
BOLINGBROKE
Discendi nelle tenebre e nel
lago ardente!
Vattene, demonio fraudolento!
Tuoni e lampi.
Esce lo Spirito
scomparendo sotto il
palcoscenico.
Entrano il Duca di York e il
Duca di Buckingham con le loro
guardie capitanate da Sir
Humphrey Stafford: irrompono in
scena e si impadroniscono delle
carte.
YORK
Mettete le mani su questi
traditori e sulla loro ganza.
Donnaccia, ti abbiamo tenuto gli
occhi bene addosso.
Come, signora, siete voi lassù?
Il re e lo stato
vi sono davvero debitori per
questi vostri sforzi.
Non dubito che il Lord
Protettore vi darà
una bella remunerazione per
questi grossi meriti.
ELEANOR
Neppure la metà così nociva come
quella
che tu darai al re inglese, duca
insolente,
che minacci dove non c'è motivo.
BUCKINGHAM
Davvero nessun motivo, signora.
E queste cosa sono? -
(Mostrandole le carte.)
Portateli via; metteteli al
fresco, sotto chiave,
e teneteli separati. Voi,
signora, verrete con noi.
Stafford, prendila con te.
Escono in alto Eleanor e Hume, sotto scorta.
Esibiremo tutti i vostri arnesi.
Via tutti!
Escono le guardie con la Jourdain, Southwell e
Bolingbroke.
YORK
Lord Buckingham, mi sembra che
abbiate fatto buona
una bella trama, imbastita a
puntino!
Vi prego, mio signore, vediamo
le sentenze del diavolo.
(Buckingham gli porge le carte.)
Cosa abbiamo qui? (Legge.)
"Vive ancora il duca che Enrico
deporrà, ma vivrà
più a lungo di lui e morrà d'una
morte violenta."
Ma è proprio come, "Aio te,
Æacida, Romanos vincere posse".
Vediamo il resto:
Dimmi, "Quale destino è in serbo
per il Duca di Suffolk?"
"Morirà di mare, e questa sarà
la sua fine".
"Cosa accadrà al Duca di
Somerset?"
"Deve stare alla larga dai
castelli:
sarà più al sicuro su una
pianura sabbiosa
che sull'altura su cui si
innalza un castello".
Suvvia mio signore, questi
oracoli sono difficili
da ottenere e difficili da
comprendere.
Il re adesso è in viaggio verso
Saint Albans,
e con lui c'è il marito di
questa simpatica dama.
Là, a spron battuto, gli sian
recate queste notizie,
un boccone amaro per il Lord
Protettore.
BUCKINGHAM
Signore di York, vostra grazia
mi darà licenza
di fare da corriere con la
speranza di una ricompensa.
YORK
A vostro piacimento, mio buon
signore. Chi è là?
Entra un servitore.
Invita i lord Salisbury e
Warwick
a cenare con me domani sera.
Vai!
Escono in varie direzioni.
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