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re enrico vi
- parte iI -
1588/1592
atto quarto -
scena prima |
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Allarme.
Una battaglia sul mare.
Spara un cannone.
Entrano il
Capo dei pirati, il Capitano
della nave, il suo secondo,
Walter Whitmore, e alcuni
soldati, con Suffolk
travestito, e due gentiluomini,
prigionieri.
CAPO DEI PIRATI
Il giorno sgargiante,
ciarliero e contrito,
è scivolato in seno al
mare; col loro alto
ululato
ora i lupi svegliano i
ronzini,
che trascinano la
tragica notte
malinconica,
e con le ali
sonnacchiose, lente e
flaccide, sbattono
contro le tombe dei morti, e dalle mascelle
spettrali
esalano nell'aria sozze
tenebre mefitiche.
Perciò portate avanti i
soldati nostra
ricompensa,
poiché, mentre il nostro
brigantino è ancorato ai
Downs,
qui sulla sabbia
offriranno il loro
riscatto,
o macchieranno di sangue
questa spiaggia, che
cambierà colore.
Capitano (indica il
primo gentiluomo),
questo prigioniero te lo
dono.
E tu, che sei il suo
secondo (indica l'altro
gentiluomo), prenditi
lui come bottino;
quest'altro (indica
Suffolk), Walter Whitmore, spetta a te.
PRIMO GENTILUOMO
Qual è il mio riscatto,
capitano? Dimmelo.
CAPITANO
Mille corone, o rinuncia
alla tua testa.
SECONDO
Anche tu, lo stesso;
altrimenti ti taglio la
testa.
CAPITANO
Come, pensate che sia
eccessivo pagare duemila
corone,
per conservare il nome e
il portamento d'un
gentiluomo? |
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WHITMORE
Tagliate la gola a tutti
e due questi scellerati
-
perché morrete. - La
vita di chi abbiamo
perso
in battaglia risarcita
da una somma così
meschina!
PRIMO GENTILUOMO
Io pagherò, signore,
perciò risparmiatemi la
vita.
SECONDO GENTILUOMO
Anch'io, e per questo
scriverò subito a casa.
WHITMORE
Ho perso un occhio per
abbordare la preda, (a Suffolk) e perciò,
per vendicarlo, tu
morrai
e anche questi due, se fossi io a decidere.
CAPO DEI PIRATI
Non essere così irruento;
prenditi il riscatto e lascialo
vivere.
SUFFOLK
Guarda il mio Giorgio: sono un
gentiluomo.
Valutami come vuoi, sarai
pagato.
WHITMORE
Anch'io lo sono, il mio nome è
Walter Whitmare.
Cosa c'è ora? Perché sobbalzi?
Ti spaventa la morte?
SUFFOLK
Mi spaventa il tuo nome: nel suo
suono c'è la morte.
Un esperto ha fatto il calcolo
della mia nascita
e mi ha detto che sarei stato
ucciso in mare.
Ma che questo non ti renda
sanguinario,
la pronuncia corretta del tuo
nome è Whitmore.
WHITMORE
Whitmare o Whitmore, quale non
mi importa:
il vile disonore non ha mai
offuscato il nostro nome
senza che la macchia fosse
cancellata dalla spada.
Perciò, se da mercante faccio
commercio della mia vendetta,
mi si spezzi la spada, si
lacerino e deturpino le mie
insegne,
e io venga proclamato un codardo
in tutto il mondo.
(Mette le mani addosso a Suffolk,
per portarlo via.)
SUFFOLK
Fermati, Whitmore: il tuo
prigioniero è un principe,
il Duca di Suffolk, William de
la Pole.
WHITMORE
Il Duca di Suffolk coperto di
stracci!
SUFFOLK
Sì, ma questi stracci non fanno
parte del duca.
Talvolta Giove andò in giro
travestito; perché non io?
CAPO DEI PIRATI
Ma Giove non è mai stato ucciso,
come accadrà a te.
SUFFOLK
Oscuro bifolco pidocchioso, il
sangue di Re Enrico,
l'onorato sangue dei Lancaster,
non deve
essere sparso da un simile
spregevole stalliere.
Non hai forse baciato la tua
mano, non mi tenevi
la staffa, e a testa nuda non ti
trascinavi
al fianco del mio mulo, carico
di lunghi finimenti,
considerandoti felice, quando
scuotevo la testa?
Quante volte mi hai versato il
vino nella tazza,
ti sei nutrito del mio piatto,
inginocchiato alla tavola,
mentre io banchettavo con la
Regina Margherita?
Ricordatelo, e fa' in modo che
ti s'abbassi la cresta,
sì, e mitiga la tua arroganza
prematura;
com'è che te ne stavi a fare
anticamera,
in solerte attesa del mio
arrivo?
Questa mia mano ha scritto in
tuo favore,
e perciò incanterà la tua lingua
sediziosa.
WHITMORE
Parla, capo; devo pugnalare
questo bifolco disgraziato?
CAPO DEI PIRATI
Prima lo pugnalino le mie
parole, come ha fatto lui con
me.
SUFFOLK
Schiavo spregevole, le tue
parole sono ottuse come te.
CAPO DEI PIRATI
Portatelo via, e sul fianco
della nostra scialuppa,
tagliategli la testa.
SUFFOLK
Non t'azzardare, se ci tieni
alla tua.
CAPO DEI PIRATI
Sì, Polta.
SUFFOLK
Polta a me!
CAPO DEI PIRATI
Poltiglia! Sir Poltiglia! Lord!
Sì, fogna, pozzanghera, cloaca,
la cui sporcizia
e sudiciume inquinano la fonte
argentea dove beve
l'Inghilterra. Ora sbarrerò
questa tua bocca spalancata
a inghiottire il tesoro del
reame. Le labbra
che hanno baciato la regina
spazzeranno il suolo;
e tu, che sorridesti alla morte
del buon Duca Humphrey,
sogghignerai invano contro i
venti insensibili,
che ancora sibileranno in
dispregio contro di te:
e che tu ti sposi con le megere
dell'inferno
per aversfacciatamente
fidanzato un potente signore
alla figlia di un re senza
valore,
privo di sudditi, di ricchezze e
di un diadema.
Ti sei fatto grande con
intrallazzi diabolici,
e, come l'ambizioso Silla, ti
sei ingozzato
dei brandelli del cuore insanguinato della patria.
A causa tua l'Angiò e il Maine
furono venduti alla Francia,
grazie a te i Normanni bugiardi,
in rivolta, si rifiutano
di chiamarci loro signori, e la
Piccardia ha ucciso
i suoi governatori, colto di
sorpresa le nostre fortezze,
e spedito a casa i nostri
soldati stracciati e feriti.
Il munifico Warwick e tutti i
Neville, le cui spade terribili
non furono mai sguainate invano,
tanto ti odiano
che si accingono a sollevarsi in
armi.
E ora la casata di York, rimossa
dalla corona,
con l'assassinio vergognoso di
un re innocente,
e con l'altera superba tirannia
dell'usurpatore,
arde del fuoco della vendetta, i
cui stendardi fiduciosi
innalzano il nostro sole coperto
per metà, pronto
a brillare, sotto cui sta
scritto "Invitis nubibus".
Qui, nel Kent, i popolani
prendono le armi
e, per concludere, disistima e
mendicità
si sono insinuate nel palazzo
del nostro re,
e tutto a causa tua. - Via,
portatelo via di qui.
SUFFOLK
Ah, se fossi un dio, per far
esplodere il tuono
su questi schiavi meschini,
spregevoli e vili!
Le piccolezze rendono i vili arroganti:
questo delinquente, capitano
d'un brigantino,
minaccia più di Bargulo, il
forte pirata illirico.
Gli scarabei non succhiano il
sangue delle aquile,
ma derubano gli alveari. È
impossibile che io muoia
per mano di un vassallo miserabile come te.
Le tue parole scatenano in me la
rabbia, non il rimorso.
Vado in Francia con un messaggio
della regina;
ti intimo di portarmi in salvo
oltre la Manica.
CAPO DEI PIRATI
Whitmore...
WHITMORE
Su, vieni, Suffolk, ti porto
all'appuntamento con la morte.
SUFFOLK
Paene gelidus timor occupat
artus: sei tu che temo.
WHITMORE
Avrai motivo di temermi prima
che ti lasci.
Allora, ti sei ammansito? Adesso
ti piegherai?
PRIMO GENTILUOMO
Mio grazioso signore,
imploratelo, parlategli con
gentilezza.
SUFFOLK
La lingua imperiale di Suffolk è
severa e brusca,
abituata a dare ordini, non
ammaestrata a chiedere favori.
Lungi da noi l'onorare gentaglia
come questa
con umili profferte: no, si
abbassi la mia testa
sul ceppo, piuttosto che queste
ginocchia si pieghino
davanti a chiunque non sia il
Dio dei cieli o il mio re,
ed essa danzi sopra un palo
insanguinato
piuttosto che rimanere scoperta
davanti a un plebeo.
La vera nobiltà non conosce la
paura.
Posso sopportare di più di
quanto voi osiate compiere.
CAPO DEI PIRATI
Trascinatelo via, e fatelo star
zitto.
SUFFOLK
Forza, soldati, mostrate di che
crudeltà siete capaci, così che
la mia morte non si possa mai
dimenticare.
Spesso, i grandi muoiono a causa
di infimi straccioni.
Un gladiatore romano e uno
schiavo bandito
assassinarono il dolce Tullio;
la mano bastarda di Bruto
pugnalò Giulio Cesare; isolani
selvatici
Pompeo il Grande; e Suffolk
muore per mano di pirati.
Whitmore esce, insieme ad altri,
con Suffolk.
CAPO DEI PIRATI
Quanto a costoro, di cui abbiamo
fissato il riscatto,
ci aggrada di lasciarne partire
uno.
Perciò tu vieni con noi, e
quello lasciatelo andare.
Tutti escono eccetto il primo gentiluomo.
Entra Whitmore con il corpo di
Suffolk.
WHITMORE
Che la sua testa e il suo corpo
senza vita giacciano qui
finché non li seppellirà la
regina sua amante.
Esce.
PRIMO GENTILUOMO
O spettacolo barbarico e
sanguinario!
Porterò il suo cadavere dal re.
Se non lo vendica lui, ci
penseranno i suoi amici;
e anche la regina, che lo ebbe
caro in vita.
Esce con il corpo.
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re enrico vi
- parte iI -
1588/1592
atto quarto -
scena seconda |
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Entrano George Bevis e John
Holland con lunghi bastoni.
BEVIS
Dài, procurati una spada, magari
un'asticella di legno: da due
giorni si sono risvegliati.
HOLLAND
Allora adesso hanno ancor più
bisogno di tornare a letto.
BEVIS
Ti dico che Jack Cade, il
mercante di stoffe, intende
rivestire lo Stato, e
rivoltarlo, e farlo filare.
HOLLAND
Ne aveva bisogno, perché è tutto
liso. Sai che ti dico: in
Inghilterra le cose non vanno
più per il verso giusto da
quando sono venuti di moda i
gentiluomini.
BEVIS
O età infelice! La virtù degli
artigiani non viene tenuta in
nessun conto.
HOLLAND
Alla nobiltà fa schifo andare in
giro con il grembiule di cuoio.
BEVIS
Peggio: il Consiglio del re non
è fatto di buoni lavoratori.
HOLLAND
È vero, e tuttavia si dice, "Il
lavoro nobilita", il che
equivale a dire: che i
governanti siano dei lavoratori,
e perciò noi dovremmo essere i
governanti.
BEVIS
Ci hai azzeccato, perché non c'è
segno migliore di una mente
valida che una mano callosa.
Si sente il rullo di un tamburo che si avvicina.
HOLLAND
Li vedo! Li vedo! C'è il figlio
di Best, il conciatore di
Wingham.
BEVIS
Si prenderà la pellaccia dei
nostri nemici, per farne pelle
di cane.
HOLLAND
E Dick, il macellaio.
BEVIS
E allora il peccato sarà
abbattuto come un bue, e la gola
della perfidia tagliata come
quella d'un vitello.
HOLLAND
E Smith, il tessitore.
BEVIS
Cioè, il filo della loro vita è
stato dipanato.
HOLLAND
Su, dài, infiliamoci anche noi.
Rullo di tamburo.
Entrano Cade,
Dick il macellaio, Smith il
tessitore, e un falegname, con
una numerosissima schiera armata di lunghi bastoni.
CADE
Jack Cade, così chiamati dal
nostro presunto padre...
DICK (in disparte)
O, piuttosto, perché cadde nella
tentazione di rubare un barile
di aringhe.
CADE
Poiché i nostri nemici
falliranno davanti a noi,
ispirati come siamo dalla
missione di deporre re e
principi... Ordinate di fare
silenzio.
DICK
Silenzio!
CADE
Mio padre era un Mortimer...
DICK (in disparte)
Era un onest'uomo, che è morto
muratore.
CADE
Mia madre fu allevata tra i
Plantageneti...
DICK (in disparte)
La conoscevo bene; era una
levatrice.
CADE
Mia moglie era discendente dei
Lacy...
DICK (in disparte)
Già, era la figlia di un
venditore ambulante, di lacci di
scarpe.
SMITH (in disparte)
Ma, di recente, non essendo in
grado di battere le strade con
la sua mercanzia, lavava i panni
sporchi in famiglia.
CADE
Perciò io vengo da una nobile
casa.
DICK (in disparte)
Come no, e da un nobile campo,
dove nacque sotto una siepe; il
padre non ebbe mai una casa,
solo una gabbia in galera.
CADE
Non valuto nulla il pericolo.
SMITH (in disparte)
A voglia, perché i mendicanti
non hanno valuta.
CADE
Sono capace di molto soffrire.
DICK (in disparte)
Non c'è problema: l'ho visto
mentre lo frustavano al mercato
per tre giorni di fila.
CADE
Non temo né spada, né arma da
fuoco.
TESSITORE (in disparte)
Non ha bisogno di temere la
spada, perché la sua giacca è
resa impermeabile dal lerciume.
DICK (in disparte)
Ma forse dovrebbe aver paura del
fuoco, perché l'han marchiato
sulla mano come ladro di pecore.
CADE
Dunque siate coraggiosi, perché
il vostro capitano è coraggioso,
e promette la riforma. In
Inghilterra ci saranno sette
pagnotte da mezzo soldo al
prezzo d'un soldo; il boccale da
tre misure ne conterrà dieci, e
io dichiarerò crimine capitale
bere birra leggera; tutto il
reame sarà in comune e il mio
palafreno pascolerà a Cheapside,
e quando sarò re, perché io sarò
re...
TUTTI
Dio salvi vostra maestà!
CADE
Grazie, brava gente. Non ci sarà
denaro, tutti mangeranno e
berranno a mie spese, e io li
rimpannuccerò tutti con la
stessa livrea, in modo che
possano andare d'accordo come
fratelli e venerarmi come loro
nobile signore.
DICK
La prima cosa da fare è di
ammazzare tutti gli avvocati.
CADE
Esatto, è quello che voglio. Non
è riprovevole che con la pelle
di un agnello innocente sia
fatta la pergamena, e che la
pergamena, tutta scribacchiata,
debba rovinare un uomo? Qualcuno
dice che le api pungono, ma io
dico che è la loro cera, perché
giusto una volta che ho apposto
la ceralacca su una cosa, non
ero più padrone di me stesso.
Cosa c'è adesso? Chi è là?
Entra il Chierico di Chartham,
trascinato da alcuni.
SMITH
Il Chierico di Chartham: sa
scrivere e leggere, e anche fare
di conto.
CADE
Ma è mostruoso.
SMITH
L'abbiamo beccato che preparava
degli esercizi di copiatura per
gli scolari.
CADE
Che mascalzone!
SMITH
Ci ha un libro in tasca con
certe lettere rosse.
CADE
Allora è un negromante.
DICK
Esatto; sa stendere i contratti
legali e scrivere in bella
calligrafia.
CADE
Come mi dispiace. Costui è una
persona a posto, sul mio onore:
a meno che non lo trovi
colpevole, non morirà. Vieni
qui, brav'uomo, ti devo
interrogare. Come ti chiami?
CHIERICO
Emanuele, ovvero, il Signore è
con noi.
DICK
È quello che mettono in cima
alle missive. Mi sa che farai
una brutta fine.
CADE
Lasciatemi fare. Hai l'abitudine
di scrivere il tuo nome, o metti
un segno al posto della firma,
da uomo onesto e leale?
CHIERICO
Signore, grazie a Dio, sono
stato educato così bene da saper
scrivere il mo nome.
TUTTI
Ha confessato: facciamolo fuori!
È un mascalzone e un traditore.
CADE
Fatelo fuori, io dico!
Impiccatelo con la sua penna e
il calamaio attorno al collo.
Uno dei ribelli esce con il
chierico.
Entra Michael.
MICHAEL
Dov'è il nostro capo?
CADE
Sono qui, caporale.
MICHAEL
Fuggi, fuggi, fuggi! Sir
Humphrey Stafford e suo fratello
sono qui vicino, con le truppe
del re.
CADE
Fermati, mascalzone, fermati o
ti accoppo. Si troverà a
incontrare un uomo che vale
quanto lui; è soltanto un
cavaliere, no?
MICHAEL
Come no.
CADE
Per essergli pari, mi
autoproclamerò subito cavaliere.
(Si inginocchia.) Alzati, Sir
John Mortimer.
(Si rialza.)
Adesso dategli addosso.
Entrano Sir Humphrey Stafford, e
suo fratello con un tamburino,
un araldo e alcuni soldati.
STAFFORD
Bifolchi rivoltosi, immondizia e
feccia del Kent,
predestinati alla forca,
deponete le armi;
a casa nei vostri tuguri, abbandonate questo stalliere;
il re è misericordioso se fate
marcia indietro.
FRATELLO
Ma adirato, furibondo, pronto a
spargere il sangue,
se andate avanti; perciò
arrendetevi, o morirete.
CADE
Non mi curo di questi servi con
la giacca di seta:
è a voi che parlo, brava gente,
su cui spero di regnare nel
tempo a venire -
poiché sono l'erede legittimo al
trono.
STAFFORD
Mascalzone, tuo padre metteva
l'intonaco,
e tu, non sei uno che taglia le
pezze?
CADE
Anche Adamo era un giardiniere.
FRATELLO
E allora?
CADE
Perdio, senti qui: Edmund, Conte
di March, sposò la figlia del
Duca di Clarence, no?
STAFFORD
Sissignore.
CADE
Da lei ebbe due figli, nati con
lo stesso parto.
FRATELLO
È falso.
CADE
Già, questo è il problema; io
dico che è vero:
il più anziano, messo a balia,
fu rapito da una mendicante,
e, ignorando la sua nascita e il
suo lignaggio,
da grande divenne muratore.
Io sono suo figlio: negalo, se
ti riesce.
DICK
Sì, è verissimo. Perciò sarà re.
TESSITORE
Signore, egli costruì un camino
nella casa di mio padre, e i
mattoni sono ancora lì a
provarlo; perciò non negatelo.
STAFFORD
E voi volete dar credito alle
parole di questo
spregevole cialtrone? Che non sa
quel che dice?
TUTTI
Perdio, certo che sì; perciò,
sloggiate.
FRATELLO
Jack Cade, questo te l'ha
insegnato il Duca di York?
CADE (in disparte)
Mente, perché l'ho inventato io.
Brav'uomo, va' a dire al re che,
per amor di suo padre, Enrico
Quinto, ai cui tempi i ragazzi
giocavano a bocce e a bisbocce
con le corone francesi, io mi
accontento che sia lui a
regnare, ma gli farò da
Protettore.
DICK
Inoltre, poiché Lord Say ha
venduto il Ducato del Maine,
avremo la sua testa.
CADE
E meno male, perché così
l'Inghilterra è stata menomata e
ridotta a reggersi su un
bastone: solo la mia possanza la
protegge. Compagni re, io vi
dico che Lord Say ha castrato lo
Stato e ne ha fatto un eunuco;
peggio ancora, sa parlare il
francese e perciò è un
traditore.
STAFFORD
Che ignoranza crassa e
sciagurata!
CADE
Su, rispondete a questa domanda,
se vi riesce: i Francesi sono
nostri nemici. Vi chiedo solo
questo: può un tizio che parla
la lingua del nemico essere un
buon consigliere, o no?
TUTTI
No, no - e perciò avremo la sua
testa.
FRATELLO
Ebbene, constatato che le parole
cortesi non hanno effetto,
attacchiamoli con l'esercito del
re.
STAFFORD
Va', araldo, e attraverso ogni
città proclama
traditori coloro che si sono
sollevati con Cade;
coloro che fuggiranno prima
della fine della battaglia
possano, davanti agli occhi
stessi di mogli e figli,
essere impiccati, come esempio,
alla porta di casa. -
E voi che siete amici del re,
seguitemi.
I due Stafford escono con i loro soldati.
CADE
E voi che amate il popolo,
seguitemi.
Ora fate vedere che siete
uomini, in nome della libertà.
Non lasceremo vivo un solo lord,
un solo nobile.
Non risparmiate nessuno, eccetto
chi calza
scarpe rattoppate, perché quelli
sono onesti e frugali,
e vorrebbero appoggiarci, ma non
ne hanno il coraggio.
DICK
Sono tutti schierati in
bell'ordine, e marciano contro
di noi.
CADE
Invece noi siamo in ordine,
quanto più siamo disordinati.
Venite, andiamo all'attacco.
Escono.
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re enrico vi
- parte iI -
1588/1592
atto quarto -
scena terza |
|
L'allarme chiama alla
battaglia;
in essa i due Stafford vengono uccisi.
Cade entra con gli altri.
CADE
Dov'è Dick, il macellaio di
Ashford?
DICK
Presente, signore.
CADE
Sono caduti davanti a te,
come pecore e buoi, e tu ti
sei comportato come fossi
nel tuo mattatoio; perciò ti
ricompenserò così: la
Quaresima sarà lunga il
doppio di quanto è adesso, e
tu avrai licenza di
macellare per novantanove
volte.
DICK
Non chiedo di più.
CADE
E, a dire la verità, non
meriti di meno. Indosserò
questo trofeo della vittoria
(indossa la cotta di Sir
Humphrey), e i cadaveri
saranno trascinati tra gli
zoccoli del mio cavallo,
finché non arriverò a
Londra, dove ci faremo
consegnare la spada del
sindaco.
DICK
Se vuoi prosperare e fare
del bene, spalanca le
carceri e lascia liberi i
prigionieri.
CADE
Non temere, te lo
garantisco. Forza, marciamo
su Londra.
Escono.
Inizio
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|
re enrico vi
- parte iI -
1588/1592
atto quarto -
scena quarta |
|
Entrano il Re con una
supplica (che sta leggendo),
la
Regina con la testa di Suffolk,
il Duca di Buckingham, e Lord Say con il seguito.
MARGHERITA (in disparte)
Ho sentito dire spesso che il
dolore fiacca la mente
e la rende timorosa e
rammollita;
perciò pensa alla vendetta e smettila di piangere.
Ma chi può smettere di piangere
vedendo questo?
La sua testa giaccia qui, sul
mio petto fremente:
ma dov'è il corpo che dovrei
abbracciare?
BUCKINGHAM
Quale risposta dà vostra grazia
alla supplica dei ribelli?
RE ENRICO
Manderò un santo vescovo a
negoziare con loro:
Dio impedisca che tante anime
semplici
debbano perire di spada. In
quanto a me,
piuttosto che la guerra cruenta
li faccia a pezzi,
parlamenterò con Jack Cade, il
loro capo.
Ma rimani, la leggerò ancora una
volta.
MARGHERITA (in disparte)
Ah, barbari mascalzoni! Questo
splendido volto
ha governato me, come un pianeta
errante,
e non poté costringere alla resa
chi era
indegno di rimirare le sue
sembianze?
RE ENRICO
Lord Say, Jack Cade ha giurato
che avrà la tua testa.
SAY
Sì, ma io spero che vostra
altezza abbia la sua.
RE ENRICO
Ma come, signora!
Ancora deplori e piangi la morte
di Suffolk?
Ho paura, amore, che se fossi
stato io a morire,
non mi avresti compianto così a
lungo.
MARGHERITA
No, amore mio, per te non
piangerei, ma morirei.
Entra un messaggero.
RE ENRICO
Allora? Che notizie? Perché
giungi così in fretta?
MESSAGGERO
I ribelli sono a Southwark;
fuggite, mio signore!
Jack Cade si proclama Lord
Mortimer,
discendente della casata del
Duca di Clarence,
chiama apertamente vostra grazia
usurpatore
e giura di incoronarsi a
Westminter.
Il suo esercito è una plebe
malvestita
di servi e di braccianti, rozzi
e spietati:
la morte di Sir Humphrey
Stafford e del fratello
ha dato loro animo e coraggio di
avanzare.
Gli studiosi, gli avvocati, i
cortigiani e i gentiluomini,
loro li chiamano vermi
imbroglioni, e li vogliono
morti.
RE ENRICO
O uomini empi! Non sanno quello
che fanno!
BUCKINGHAM
Mio grazioso signore, ritiratevi
a Killingworth,
finché non venga arruolato un
esercito per debellarli.
MARGHERITA
Ah, se fosse ancora vivo il Duca
di Suffolk,
questi ribelli del Kent si
ammansirebbero subito.
RE ENRICO
Lord Say, i traditori ti odiano;
perciò scappa con noi a
Killingworth.
SAY
Questo potrebbe mettere in
pericolo la persona
di vostra grazia. La mia vista è
odiosa ai loro occhi;
perciò rimarrò in questa città
a vivere in segreto queste
calamità.
Entra un altro messaggero.
SECONDO MESSAGGERO
Jack Cade ha preso il Ponte di
Londra:
i cittadini fuggono abbandonando
le case;
la marmaglia, assetata di preda,
si unisce
ai traditori, e insieme giurano
di saccheggiare
la città e la vostra corte
regale.
BUCKINGHAM
Dunque non indugiate, mio
signore; via, a cavallo.
RE ENRICO
Vieni, Margherita; Dio nostra
speranza ci verrà in soccorso.
MARGHERITA (in disparte)
La mia speranza se n'è andata,
ora che Suffolk è morto.
RE ENRICO (a Say)
Addio, nobile signore; non
fidarti dei ribelli del Kent.
BUCKINGHAM
Non fidarti di nessuno, se non
vuoi essere tradito.
SAY
Confido solo nella mia
innocenza,
e perciò sono forte e risoluto.
Escono.
Inizio
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re enrico vi
- parte iI -
1588/1592
atto quarto -
scena quinta |
|
Entra Lord Scales, in alto,
sulla passeggiata della
Torre.
Poi, di sotto, entrano due
o tre cittadini.
SCALES
Allora, Jack Cade è stato
ucciso?
PRIMO CITTADINO
No, mio nobile signore; è molto
difficile che venga ucciso,
perché si sono impadroniti del
ponte, ammazzando tutti quelli
che si opponevano ad essi: il
Sindaco ha assoluto bisogno
dell'aiuto di vostra grazia
dalla Torre, per difendere la
città dai ribelli.
SCALES
Avrete a disposizione l'aiuto
che potrò darvi;
ma anch'io, qui, ho i miei guai
con loro:
i ribelli hanno tentato di conquistare la Torre.
Ma recatevi a Smithfield a
raccogliere le truppe,
e io vi invierò là Sir Matthew
Gough.
Combattete per il re, la vostra
patria, la vostra vita;
addio, dunque, perché mi devo
spostare di qui.
Escono.
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re enrico vi
- parte iI -
1588/1592
atto quarto -
scena sesta |
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Entra Jack Cade con gli
altri, e batte sulla Pietra di
Londra con il suo bastone.
CADE
Ora Mortimer è signore di questa
città. E qui, seduto sulla
Pietra di Londra, delibero e
ordino che, in questo primo anno
del nostro regno, dal Pisciatoio
non sgorghi se non vino rosso a
spese della città. D'ora in poi
sarà accusato di tradimento
chiunque non mi chiami Lord
Mortimer.
Entra di corsa un soldato.
SOLDATO
Jack Cade! Jack Cade!
CADE
Dategli una botta in testa. Lo
uccidono.
DICK
Se 'sto tizio è saggio, non ti
chiamerà mai più Jack Cade:
penso che abbia avuto un
avvertimento come si deve.
(Dick prende un pezzo di carta
dalle mani del soldato morto e
legge.)
Mio signore, un esercito si è
radunato a Smithfield.
CADE
Forza, allora, andiamo a
combattere con loro; ma, prima
andate a dar fuoco al Ponte di
Londra, e, se vi riesce,
bruciate anche la Torre. Su, in
marcia.
Escono.
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re enrico vi
- parte iI -
1588/1592
atto quarto -
scena settima |
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Suona l'allarme.
Matthew Gough viene ucciso, assieme a
tutti i suoi seguaci.
Poi entra
Jack Cade con i suoi compagni.
CADE
Avanti così, signori. Ora alcuni
vadano a buttar giù il Savoy,
altri alle residenze degli
avvocati; giù tutto anche lì.
DICK
Ho una richiesta per vostra
signoria.
CADE
Si tratti pure d'una signoria,
l'avrai, per aver usato la
parola.
DICK
Soltanto che le leggi
d'Inghilterra possano emanare
dalla vostra bocca.
HOLLAND (in disparte)
Ostia, sarà una legge malandata,
allora, perché lui ha ricevuto
un colpo di lancia in gola e non
s'è ancora rattoppato.
SMITH (in disparte)
Sì, John, sarà una legge
fetente, perché ha mangiato una
scamorza affumicata e gli puzza
l'alito.
CADE
Ci ho pensato su, sarà così.
Andate, bruciate tutti gli
archivi del regno; la mia bocca
sarà il parlamento
d'Inghilterra.
HOLLAND (in disparte)
Allora probabilmente avremo
delle leggi incisive, a meno che
non gli cavino i denti.
CADE
E da adesso in poi tutte le cose
saranno in comune.
Entra un messaggero.
MESSAGGERO
Mio signore, un colpo grosso! Un
colpo grosso! C'è Lord Say, che
vendette le città della Francia,
proprio lui, che ci fece
sborsare ventuno quindicesimi, e
uno scellino per corona per
l'ultimo appannaggio.
Entra George Bevis, con Lord Say.
CADE
Ebbene, per questo verrà
decapitato dieci volte. Ehi, tu
sai cosa sei, ruvido straccio
d'un lord! Ora sei a un pelo
dalla nostra giustizia regale.
Cosa puoi rispondere alla maestà
mia per aver mollato la
Normandia a Monsieur Baciamilcul,
il delfino di Francia? Ti sia
noto qui, al presente, cioè alla
presenza di Lord Mortimer, che
io sono la ramazza che deve
ripulire la corte dal sudiciume
di gente come te. Tu hai con
altissimo tradimento corrotto la
gioventù del regno, fondando una
scuola di grammatica: e mentre,
prima, i nostri avi non avevano
altri libri all'infuori dei
grani sul pallottoliere, tu hai
introdotto l'uso della stampa,
e, in contrasto con il re, con
la corona e con la dignità dello
stato, hai costruito una
cartiera. Verrà provato alla
faccia tua che ti circondi di
uomini che parlano di
sostantivi, di verbi e di simili
termini abominevoli che nessun
orecchio cristiano può tollerare
di udire. Tu hai nominato
giudici di pace, per convocare
davanti a loro dei poveracci,
riguardo a questioni di cui non
sapevano rispondere. Inoltre, li
hai messi in prigione, e poiché
non sapevano leggere, li hai
impiccati, quando, invece,
soltanto per quel motivo, erano
sommamente degni di vivere. Tu
cavalchi un cavallo con i
finimenti, vero?
SAY
Sì, e allora?
CADE
Perdio, non avresti dovuto
lasciare che il tuo cavallo
indossasse una gualdrappa,
quando uomini più onesti di te
se ne vanno in giro in brache e
giacchette.
DICK
E lavorano in maniche di camicia
- come me, per esempio, che sono
un macellaio.
SAY
Uomini del Kent...
DICK
Cosa ne sai del Kent?
SAY
Nient'altro che questo: "bona
terra, mala gens".
CADE
Portatelo via! Portatelo via!
Parla in latino.
SAY
Ascoltate le mie parole, e poi
portatemi dove volete.
Nei Commentarii, scritti da
Cesare, il Kent è chiamato
il luogo più civile di tutta
quanta l'isola:
dolce è il paese perché colmo di
ricchezze,
la gente munifica, valorosa,
attiva, benestante;
e ciò mi fa sperare che voi non
siate privi di pietà.
Non vendetti il Maine, né persi
la Normandia,
e tuttavia, per riprenderli,
perderei la vita. Ho sempre amministrato la
giustizia con generosità,
mi hanno commosso preghiere e
lacrime, mai i doni.
Quando ho riscosso qualcosa
dalle vostre mani,
se non per mantenere il Kent, il
re, il regno e voi?
Ho elargito grossi doni ai
chierici eruditi,
perché la mia cultura mi rese
ben accetto al re.
E visto che l'ignoranza è la
maledizione di Dio,e la conoscenza l'ala con cui
voliamo fino al cielo,
a meno che non siate posseduti
da spiriti diabolici,
voi non potete che astenervi dal
mio assassinio.
Questa lingua ha parlamentato
con i re stranieri
in vostro favore...
CADE
Ma va là: quand'è che in campo
hai menato un colpo?
SAY
I grandi hanno mani smisurate:
spesso ho colpito
chi non avevo mai visto in
faccia, e mortalmente.
GEORGE
Codardo abominevole! Come, gli
arrivavi alle spalle?
SAY
Queste guance sono pallide, a
furia di vegliare sul vostro
bene.
CADE
Dategli un bel ceffone, così gli
tornano rosse.
SAY
A furia di sedere a ponderare le
cause dei poveri,
sono diventato pieno di
acciacchi e di malattie.
CADE
Diamoci un bel taglio: ce l'ho
io il beverone che ti farà
girare la testa.
DICK
Perché tremi, ometto?
SAY
La paralisi, non la paura, mi
mette in agitazione.
CADE
Sì sì, ci fa dei cenni, come a
dire, "vi sistemo io". Vedremo
se la sua testa se ne sta bella
diritta su un palo, o no.
Portatelo via e decapitatelo.
SAY
Ditemi: dove vi ho offeso
maggiormente?
Ho danneggiato il vostro
benessere, l'onore?
Parlate. Ho i forzieri pieni
d'oro derubato?
Il mio abbigliamento è lussuoso
alla vista?
A chi ho fatto del male, ché
vogliate la mia morte?
Queste mani non hanno mai sparso
sangue innocente,
questo petto non cela pensieri
turpi e bugiardi.
Oh, lasciatemi vivere!
CADE (in disparte)
Sento dentro di me il rimorso
per le sue parole; ma gli
metterò le briglie: morrà, non
fosse altro perché ha perorato
così bene per la sua vita. - Via
di qui! Sotto la lingua tiene un
diavolo; non parla nel nome di
Dio. Su, portatelo via, vi dico,
e tagliategli subito la testa, e
poi fate irruzione nella casa
del genero, Sir James Cromer, e
tagliate la testa anche a lui.
Portatele qua tutte e due, su
due pali.
TUTTI
Sarà fatto.
SAY
Ah, compatrioti! Se, quando
recitate le preghiere,
Dio fosse così pervicace come lo
siete voi,
dove andrebbero a finire le
vostre anime dipartite?
Perciò ora placatevi, e
salvatemi la vita.
CADE
Via di qui, e fate come vi
comando.
Un paio escono con Lord Say.
Il pari più superbo del regno
non porterà la testa sulle
spalle, se non mi pagherà un
tributo; non ci sarà una vergine
da maritare, se non mi pagherà
la sua verginità prima che ne
siano venuti a capo gli altri;
gli uomini riceveranno benefici
da me in quanto loro capo, e noi
disponiamo e comandiamo che le
loro mogli siano libere quanto
il cuore desidera e la lingua
riferisce.
DICK
Mio signore, quand'è che andiamo
a Cheapside e prendiamo a
prestito un po' di robetta con i
nostri bastoni?
CADE
Perdio, subito!
TUTTI
Che bello!!
Entra un ribelle con le teste
dei due Say, impalate.
CADE
E questo non è ancora più bello?
Che si scambino baci, perché si
volevano tanto bene, quando
erano vivi. Adesso separateli,
altrimenti si mettono d'accordo
per cedere qualche altra città
della Francia. Soldati, rinviate
il saccheggio della città fino a
notte: perché, con queste due
teste a precederci, al posto
delle mazze, cavalcheremo per le
strade e le faremo baciare a
ogni angolo. Andiamo!
Escono.
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|
re enrico vi
- parte iI -
1588/1592
atto quarto -
scena ottava |
|
Suona l'allarme, viene
suonata la ritirata.
Cade entra
con tutta la sua plebaglia.
CADE
Su per Fish Street, giù
all'angolo di Saint Magnus!
Uccidete e distruggete!
Buttateli nel Tamigi!
Viene suonata la richiesta di
parlamentare.
Che rumore è questo che sento?
Chi osa essere così sfrontato da
suonare la ritirata o la
richiesta di parlamentare quando
io do l'ordine di uccidere?
Entrano Buckingham e Clifford il
Vecchio, con un seguito.
BUCKINGHAM
Ecco chi osa darti fastidio, e
vedrai quanto!
Sappi, Cade, che noi veniamo
come ambasciatori del re
dalla gente del popolo che tu
hai fuorviato;
e qui proclamiamo il perdono
senza condizione per tutti
quelli che ti lasceranno, per
tornare a casa in pace.
CLIFFORD
Cosa dite, concittadini? Vi
placherete,
cedendo alla misericordia ora
che vi è offerta,
o lascerete che una plebaglia vi conduca a morte?
Chi ama il re e abbraccia il suo
perdono,
getti in aria il berretto e
dica, "Dio salvi sua maestà!"
Chi lo odia e non onora suo
padre, Enrico Quinto,
che fece tremare tutta la
Francia dal terrore,
agiti la sua arma verso di noi e
passi oltre.
I ribelli gettano in aria i berretti e abbandonano Cade.
TUTTI
Dio salvi il re! Dio salvi il
re!
CADE
Come, Buckingham e Clifford,
avete tanta audacia? - E voi,
vili braccianti, gli credete? Vi
farete impiccare con l'editto
del perdono attorno al collo? La
mia spada ha aperto un varco
attraverso le porte di Londra,
perché voi mi lasciaste in
bianco al Cervo Bianco di
Southwark? Pensavo che non
avreste mai consegnato queste
armi prima di recuperare la
vostra antica libertà: ma siete
tutti dei pusillanimi e dei
fifoni, e ci provate gusto a
vivere da schiavi sotto i
nobili. Che vi spezzino la
schiena di fardelli, che vi
tolgano il tetto da sopra la
testa, e vi stuprino mogli e
figlie davanti agli occhi. In
quanto a me, me la caverò da
solo! E così la maledizione di
Dio ricada su tutti voi!
Tornano di corsa da Cade.
TUTTI
Seguiremo Cade! Seguiremo Cade!
CLIFFORD
Cade è forse il figlio di Enrico
Quinto,
che voi gridiate così di voler
andare con lui?
Vi guiderà attraverso il cuore
della Francia
e farà dei più miseri di voi
conti e duchi?
Ahimè, non ha né casa, né luogo
dove fuggire;
non sa come vivere, se non di
saccheggi,
a meno che non rapini i vostri
amici e noi.
Non sarebbe una vergogna se,
vivendo nella discordia,
i timorosi Francesi, che voi
soggiogaste in passato,
facessero irruzione dal mare, a
sottomettervi?
Mi pare già di vederli, in
questo conflitto civile,
spadroneggiare per le strade di
Londra,
gridando "Vigliacco" a tutti
quelli in cui s'imbattono.
Meglio che vadano in malora
diecimila ignobili Cade,
piuttosto
che voi dobbiate inchinarvi alla
mercé di un Francese.
In Francia, in Francia, a
riprendervi ciò che avete perso!
Risparmiate l'Inghilterra, che è
la vostra riva natia.
Enrico ha il denaro, voi siete
forti e vigorosi;
Dio è al nostro fianco, non
dubitate della vittoria.
Lasciano di nuovo Cade.
TUTTI
Viva Clifford! Viva Clifford!
Seguiremo il re e Clifford.
CADE
C'è mai stata piuma mossa su e
giù dal vento più facilmente di
questa folla? Il nome di Enrico
Quinto li caccia in cento guai,
e li spinge a piantarmi in asso.
Vedo che si stringono a
capannello tutti insieme, per
farmi una sorpresa. La mia spada
mi apra una strada, perché non è
il caso di rimanere qui. A
dispetto dei diavoli e
dell'inferno, vi passerò proprio
in mezzo; il cielo e il mio nome
mi siano testimoni che non fu la
mancanza di decisione in me, ma
soltanto il tradimento vile e
ignominioso dei miei seguaci, a
spingermi ad alzare i tacchi!
Corre in mezzo a loro con il bastone e fugge.
BUCKINGHAM
Come, è fuggito? Che alcuni lo
inseguano;
e colui che porterà al re la sua
testa,
avrà una ricompensa di mille
corone.
Alcuni escono.
Seguitemi, soldati; troveremo il
modo
di riconciliarvi tutti con il
re.
Escono.
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|
|
re enrico vi
- parte iI -
1588/1592
atto quarto -
scena nona |
|
Squilli di tromba.
Entrano
il Re, la Regina e Somerset
sulla balconata.
RE ENRICO
Vi fu mai re che godette
d'un trono terreno
senza poter contare su una
soddisfazione maggiore della
mia?
Non ero ancora sgusciato
fuori dalla culla
che già mi facevano re, a
nove mesi.
Vi fu mai un suddito che
bramasse d'essere re
come io bramo e desidero
essere un suddito?
Entrano Buckingham e
Clifford il Vecchio.
BUCKINGHAM
Salute e belle notizie a
vostra maestà!
RE ENRICO
Dunque, Buckingham, è stato
preso il traditore Cade,
o si è solo ritirato per
rafforzarsi?
Sotto, entra una folla con
capestri attorno al collo.
CLIFFORD
È fuggito, mio signore, e
tutte le sue forze
si arrendono; e umilmente,
così, coi capestri al collo,
attendono il giudizio di
vostra altezza: vita o
morte.
RE ENRICO
Allora, cielo, spalanca le
tue porte eterne
per ricevere i miei voti di
ringraziamento e di lode.
Soldati, quest'oggi avete
riscattato la vostra vita
e mostrato quanto amore
abbiate per il vostro
principe
e la patria; perseverate in
tale ottimo spirito,ed Enrico, sebbene egli sia
poco fortunato,
vi assicura che non sarà mai
mal disposto.
Così, con ringraziamenti e
il perdono per tutti,
vi congedo perché torniate
ciascuno al proprio paese.
TUTTI
Dio salvi il re! Dio salvi
il re!
Entra un messaggero.
MESSAGGERO
Piaccia a vostra grazia di
venire a conoscenza
che il Duca di York è appena
tornato dall'Irlanda,
e con un esercito potente,
formidabile,
di vassalli ben armati e
vigorosi fanti irlandesi,
marcia in questa direzione
con superbo sfoggio di mezzi
e continua a proclamare,
mentre avanza,
che ha preso le armi solo
per allontanare da te
il Duca di Somerset, che
egli definisce un traditore.
RE ENRICO
Questo è il mio stato,
sballottato tra Cade e York,
come un vascello che,
sfuggito alla tempesta,
giunto in acque tranquille,
subito è abbordato dai
pirati.
Appena ora Cade è
ricacciato, e dispersi i
suoi uomini,
ed ecco che York è inarmi
per dargli man forte.
Ti prego, Buckingham,
incontrati con lui, e
chiedigli
qual è la ragione di questo
apparato militare.
Digli che manderò il Duca
Edmund nella Torre...
tu, Somerset, ti invieremo
là,
finché non avrà congedato il suo esercito.
SOMERSET
Mio signore,
mi rassegno volentieri alla
prigione,
o alla morte, per il bene
della patria.
RE ENRICO
In ogni caso, non usare un
linguaggio troppo
aggressivo,
poiché egli è fiero e non
tollera parole dure.
BUCKINGHAM
Farò così, mio nobile
signore, e non dubito che le
trattative
si risolveranno a vostro
completo vantaggio.
RE ENRICO
Moglie, entriamo, e
impariamo a governare
meglio;
l'Inghilterra finirà per
maledire il mio regno
miserando.
Squilli di tromba.
Escono.
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|
|
re enrico vi
- parte iI -
1588/1592
atto quarto -
scena decima |
|
Entra Cade.
CADE
Accidenti alle ambizioni!
Accidenti a me, che ho una spada
eppure sto per crepare fame! Da
cinque giorni mi nascondo in
questi boschi e non ho il
coraggio di mettere fuori il
capo, perché tutto il paese mi
tende trappole; ma adesso sono
così affamato che non potrei
attendere più neppure se avessi
un contratto d'affitto sulla
vita di mille anni. Perciò,
scavalcando un muro di mattoni,
sono entrato in questo giardino
per vedere se riesco a mangiare
un po' di lattuga o a raccoglier
verdura per qualche momento - il
che farebbe anche bene allo
stomaco in questo clima torrido.
E penso che la parola "lattuga"
sia stata creata per farmi del
bene, perché, molte volte, la
mia scatola cranica sarebbe
stata spaccata da un'alabarda di
bronzo, se la mia testa non
fosse stata protetta dall'elmo
di latta; e, molte altre volte,
mentre ero a gola secca e in
marcia a tappe forzate, la latta
mi è servita per berci dentro,
al posto del boccale; e ora la
parola "lattuga" deve servire a
nutrirmi.
(Si mette carponi, coglie della
verdura e la mangia.)
Entra Iden con i suoi uomini.
IDEN
Dio, chi vorrebbe vivere tra le
beghe della corte
potendo godersi una tranquilla
passeggiata come questa?
Questa piccola eredità lasciata
da mio padre,
mi soddisfa, e vale una
monarchia. Non cerco di
rifulgere dando ombra agli altri
o di accumulare ricchezze chissà
tra quali invidie:
mi basta mantenere la mia
condizione con ciò che ho,
e aver reso felici i poveri, che
s'allontanano dalla mia porta.
CADE (in disparte)
Ecco il padrone del terreno che
mi viene a prendere come fossi
un animale randagio, perché sono
entrato nella sua proprietà
senza permesso. - Ah,
mascalzone, tu mi tradirai e
otterrai mille corone dal re,
portandogli la mia testa; ma io
ti farò mangiar ferro come a uno
struzzo, e inghiottire la mia
spada come fosse uno spillone,
prima che tu e io ci siamo
lasciati.
IDEN
Brutto maleducato, chiunque tu
sia,
io non ti conosco; perché,
allora, dovrei tradirti?
Non ti basta irrompere nel mio
giardino
e, come un ladro, derubare il
mio terreno,
arrampicandoti sul mio muro, malgrado la presenza
del proprietario? E mi provochi
con parole villane?
CADE
Provocarti? Sì, sul miglior
sangue che sia mai stato
versato, e anche sulla tua
barba. Guardami bene: non tocco
cibo da cinque giorni, e
tuttavia prova ad avvicinarti,
tu con i tuoi cinque uomini, e
se non vi faccio tutti quanti
secchi come il baccalà, prego
Iddio di non poter più mangiare
neppure un filo d'erba.
IDEN
Non sarà mai detto, finché
esista l'Inghilterra,
che Alexander Iden, possidente
del Kent,
si sia preso la briga di duellare con un poveraccio
affamato.
Ficcami addosso i tuoi occhi
sbarrati,
vedi se riesci a farmi
distogliere lo sguardo.
Opponi braccio a braccio, il tuo
è ben più debole;
la tua mano è solo un dito,
vicina al mio pugno,
la tua gamba solo uno stecco in
confronto a questo randello;
un mio piede lotterà con tutte
le forze che hai,
e se io sollevo in aria il mio
braccio,
la tua tomba è già scavata nella
terra.
(i suoi uomini gli porgono la
spada e rimangono in disparte.)
In quanto a questo battibecco di
parole grosse,
che questa mia spada riferisca
ciò che trascura il linguaggio.
CADE
Sul mio valore, il campione più
forbito che abbia mai ascoltato!
Acciaio, se la tua lama non
inchioderà e non farà a fettine
questo zotico corpulento, prima
di riposare nel fodero, supplico
Iddio in ginocchio che ti
trasformi in chiodi da scarpe.
Combattono e Cade viene
colpito.
Oh, sono ucciso! La fame e
niente altro mi ha ucciso: - che
diecimila diavoli mi
aggrediscano - datemi solo i
dieci pasti che ho perduto e io
li sconfiggerò tutti. Diventa
arido, giardino, e, da ora in
poi, sii il sepolcro di tutti
coloro che risiedono in questa
casa, perché l'anima invitta di
Cade è volata via.
IDEN
È Cade che ho ucciso, quel
mostruoso traditore?
Spada, per questa impresa ti
consacrerò,
e, alla mia morte, ti appenderò
sulla tomba.
Questo sangue non verrà mai
lavato dalla tua punta,
ma tu lo conserverai come un
araldico blasone
per decorare l'onore acquisito
dal tuo padrone.
CADE
Addio, Iden, e sii orgoglioso
della tua vittoria. Di' alla
terra del Kent da parte mia che
ha perduto il suo uomo migliore,
ed incita tutto il mondo alla
vigliaccheria, poiché io, che
non ho mai temuto nessuno, sono
vinto dalla fame, non dal
valore.
Muore.
IDEN
Il cielo giudichi il grave torto
che mi fai.
Muori, sciagurato, maledizione
di chi ti partorì;
come ti caccio in corpo la mia
spada,
così vorrei cacciare la tua
anima all'inferno.
Ti trascinerò via di qui per i
piedi, a testa in giù,
fino a un letamaio, che sarà la
tua tomba,
e taglierò la tua testa di gran
furfante
per portarla in trionfo al re,
lasciando la tua carcassa in
pasto ai corvi.
Esce con il corpo di Cade.
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