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re enrico vi
- parte iI -
1588/1592
atto quinto -
scena prima |
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Entrano York e il suo esercito di Irlandesi con tamburi, stendardi e
funzionari. YORK
York giunge dall'Irlanda
per far valere i suoi
diritti,
e cogliere la corona
dalla testa del debole
Enrico.
Suonate forte, campane;
bruciate falò, chiari e
luminosi,
per salutare il
legittimo re della
grande Inghilterra.
Ah, sancta majestas, chi
non ti comprerebbe a
caro prezzo?
Che obbediscano coloro
che non sanno come si
governa:
questa mano fu fatta per
maneggiare soltanto
l'oro.
Non posso dare alle mie
parole dovuta
attuazione,
se essa non porta il
peso della spada o dello
scettro:
se io ho un'anima, avrò
uno scettro,
su cui isserò il
fiordaliso di Francia.
Entra Buckingham.
Chi abbiammo qui?
Buckingham, a
infastidirmi?
Di certo l'ha mandato il
re: devo simulare.
BUCKINGHAM
York, se hai buone
intenzioni, ti saluto
cordialmente.
YORK
Humphrey di Buckingham,
accetto il saluto.
Sei un messaggero, o
vieni di tua iniziativa?
BUCKINGHAM
Messaggero da parte di
Enrico, nostro temuto
sire,
per sapere il motivo di
questo esercito in tempo
di pace;
ovvero perché tu,
essendo un suddito come
me,
contro il tuo giuramento
e l'impegno di leale
fedeltà,
abbia arruolato una
forza così grande
senza il suo permesso, e
osi portarla così vicino
a corte. |
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YORK (in disparte)
Riesco a parlare a
malapena, tanta è la mia
collera.
Ah, potrei spaccare le
rocce e combattere con
le selci,
tanto mi adirano queste
ignobili parole;
adesso, come Ajace
Telamonio, potrei
scaricare la mia rabbia
su pecore e buoi.
Sono di nascita assai
più elevata del re,
più somigliante a un re,
più regale nei pensieri.
Ma ancora per un po'
devo fare buon viso
finché Enrico non sia
indebolito, e io
rafforzato.
Buckingham, ti prego di
perdonarmi
se finora non ti ho dato
una risposta:
la mia mente era presa
da una profonda malinconia.
Il motivo per cui ho
portato fin qui questo
esercito
è di allontanare dal re
il superbo Somerset,
sedizioso nei confronti
di sua grazia e dello
stato.
BUCKINGHAM
Troppa arroganza da
parte tua;
ma se le tue armi non
hanno altro fine,
il re ha accondisceso
alla richiesta;
il Duca di Somerset è
nella Torre.
YORK
Sul tuo onore, come prigioniero?
BUCKINGHAM
Sul mio onore, come prigioniero.
YORK
Allora, Buckingham, io congedo
le mie forze.
Soldati, vi ringrazio: rompete
le righe;
appuntamento a domani, nel campo
di San Giorgio,
avrete la paga ed esaudita ogni
altra richiesta.
Esce la truppa.
E che il sovrano, il virtuoso
Enrico, convochi
il mio figlio maggiore, anzi,
tutti i miei figli,
come garanti della mia lealtà e del mio amore;
li manderò tutti volentieri,
quanto è vero che vivo;
terre, beni, il cavallo,
l'armatura, ogni mio possesso
è a sua disposizione, purché
Somerset muoia.
BUCKINGHAM
York, plaudo a questo leale atto
di sottomissione.
Andremo insieme nella tenda di
sua altezza.
Entra il Re con il seguito.
RE ENRICO
Buckingham, dunque York non ha
cattive intenzioni,
visto che marcia a braccetto con
te?
YORK
In piena sottomissione e umiltà,
York si presenta a vostra
altezza.
RE ENRICO
Allora a cosa servono queste
forze che porti con te?
YORK
A svellere di qui il traditore
Somerset
e a combattere contro Cade, quel
ribelle mostruoso,
che solo in seguito ho saputo
essere già sconfitto.
Entra Iden con la testa di Cade.
IDEN
Se un uomo rozzo e di condizione
così bassa
può presentarsi al cospetto d'un
sovrano,
(si inginocchia)
ecco, offro a vostra grazia la
testa d'un traditore,
la testa di Cade, che ho ucciso
in singolar tenzone.
RE ENRICO
La testa di Cade! Gran Dio, come
sei giusto!
Fatemi vedere, ora che è morto,
il volto di colui
che da vivo mi procurò guai così
grossi.
Dimmi, amico mio, tu sei l'uomo
che l'ha ucciso?
IDEN
In persona, piacendo a vostra
maestà.
RE ENRICO
Come ti chiami? Qual è il tuo
rango?
IDEN
Il mio nome è Alexander Iden;
un povero possidente del Kent,
che ama il suo re.
BUCKINGHAM
Piacendo a voi, mio signore, non
sarebbe fuori luogo
crearlo cavaliere per i suoi
buoni servizi.
RE ENRICO
Inginocchiati, Iden.
(Iden si
inginocchia.) Alzati cavaliere.
Ti diamo mille marchi di
ricompensa e disponiamo
che tu da ora faccia parte del
nostro seguito.
IDEN
Possa Iden vivere per meritare
un tale dono,
e sempre fedele al suo regale
signore!
Esce.
Entrano la Regina e Somerset.
RE ENRICO
Guarda, Buckingham, Somerset
arriva con la regina.
Va' a dirle di nasconderlo in
fretta alla vista del duca.
MARGHERITA
Ci fossero mille York, non
nasconderà il suo capo,
ma rimarrà impavido e
l'affronterà a viso aperto.
YORK
Come, Somerset è in libertà?
Allora, York,
sguinzaglia i tuoi pensieri a
lungo imprigionati,
e che la lingua sia pari al tuo
cuore.
Sopporterò la vista di Somerset?
Re falso!
Perché hai infranto la parola
che mi avevi dato,
sapendo come mal sopporto
l'oltraggio?
Ti ho chiamato re? No, tu non
sei un re
adatto a governare e a comandare
le masse,
tu che non osi, né sai comandare
a un traditore.
Quella tua testa non si addice a
una corona;
la tua mano è fatta per il
bastone d'un pellegrino,
non per ornare il temuto scettro
d'un principe.
Il cerchio d'oro cinga questa
mia fronte, il cui sorriso
o il cui sguardo corrucciato,
come la lancia d'Achille,
può, mutando aspetto, uccidere o
guarire.
Questa è una mano che può
sollevare lo scettro
e con esso attuare leggi
efficaci. Fatti da parte!
Per il cielo, non devi più
regnare
su colui che il cielo ha creato
tuo regnante.
SOMERSET
Perfido traditore! Ti arresto,
York,
per alto tradimento contro il re
e la corona. Obbedisci,
traditore impudente, e inginocchiati a chiedere grazia.
YORK
Io in ginocchio? Prima sentiamo
se costoro son disposti
a farmi piegare il ginocchio
davanti a un uomo. Tu,
va' a chiamare i miei figli, che
facciano da mallevadori;
Esce un funzionario.
lo so che prima di acconsentire
alla mia prigionia,
impegneranno le spade per la mia
liberazione.
MARGHERITA
Chiamate qui Clifford;
ordinategli di venire subito
a dire se i ragazzi bastardi di
York
saranno i garanti per quel traditore del padre.
Esce Buckingham.
YORK
Napoletana dal sangue
imbastardito,
reietta di Napoli, flagello
sanguinoso dell'Inghilterra! I figli di York, superiori a te per nascita,
saranno cauzione per il padre, e
guai a chi
rifiuterà i ragazzi come miei mallevadori!
Edoardo e Riccardo entrano da
un lato, con un tamburino e
soldati.
Eccoli che arrivano: son sicuro
che s'offriranno in garanzia.
Dall'altro lato entra Clifford
insieme al figlio, Clifford il
Giovane, a un tamburino e a
soldati.
MARGHERITA
Ed ecco che giunge Clifford, a
opporsi alla cauzione.
CLIFFORD (si inginocchia)
Salute e ogni felicità al re mio
nobile signore!
(Si alza.)
YORK
Grazie, Clifford. Dimmi, che
notizie mi porti?
No, non spaventarci con
un'occhiata irosa;
noi siamo il sovrano, Clifford, inginocchiati ancora;
poiché ti perdoniamo per
l'errore commesso.
CLIFFORD
Questo è il mio re, York; non ho
fatto errori; tu ne commetti uno grosso a pensar così di me.
Rinchiudetelo in manicomio! Ma è
impazzito?
RE ENRICO
Sì, Clifford; un umore pazzo e
ambizioso
lo spinge a contrapporsi al suo
re.
CLIFFORD
Allora è un traditore: portatelo
alla Torre
e mozzategli quella sua zucca
sediziosa.
MARGHERITA
È in arresto, ma non vuole
obbedire;
i figli, sostiene, daranno la
loro parola per lui.
YORK
Non è così, figli?
EDOARDO
Sì, nobile padre, se basterà la
nostra parola.
RICCARDO
E se non basterà, parleranno le
nostre armi.
CLIFFORD
Ma che covata di traditori
abbiamo qui?
YORK
Guardati in uno specchio e
chiama così la tua immagine:
sono io il tuo re, e tu un
traditore falso di cuore.
Chiamate qui al palo i miei due
orsi intrepidi,
che soltanto scuotendo le loro
catene,
possano intimorire questi
cagnacci in agguato;
ordinate a Salisbury e a Warwick
di venire da me.
Entrano i Conti di Warwick e di
Salisbury con un tamburino e
soldati.
CLIFFORD
Sono questi i tuoi orsi? Li
tormenteremo a morte
e ammanetteremo nelle loro
catene il domatore,
se avrai l'ardire di portarli
nell'arena.
RICCARDO
Ho visto spesso un cagnaccio
rabido e arrogante
slanciarsi a mordere, perché era
trattenuto,
ma poi, colpito dalla zampa
feroce dell'orso,
mettersi la coda tra le zampe e
guaire:
vi verrà elargito un simile
servizio,
se vi opporrete, per combattere
Lord Warwick.
CLIFFORD IL GIOVANE
Vattene, ammasso di rabbia,
turpe bubbone malformato,
storpio nelle maniere come nelle
tue fattezze.
YORK
Ci pensiamo noi a scaldarvi per
bene.
CLIFFORD
Attento a non bruciare tu stesso
con il tuo calore.
RE ENRICO
Ebbene, Warwick, il tuo
ginocchio ha scordato di
piegarsi?
Vecchio Salisbury, vergogna sui
tuoi capelli argentei,
tu matta e cattiva guida di tuo
figlio bacato nel cervello!
Come, sul tuo letto di morte
farai la parte del gaglioffo
e andrai in cerca di dispiaceri
con gli occhiali?
Ahimè, dov'è la fiducia? Dov'è
la lealtà?
Se è bandita da una testa
canuta,
dove troverà rifugio al mondo?
Andrai
a scavarti una fossa - per
dissotterrare la guerra
e screditare col sangue la tua
età venerabile?
Come, sei vecchio e manchi
d'esperienza?
O, se ce l'hai, perché ne fai
cattivo uso?
Vergogna! Piega il ginocchio
davanti a me, com'è tuo dovere,tu che ti chini sulla fossa
sotto il peso degli anni.
SALISBURY
Mio nobile signore, ho valutato
tra di me
i titoli di questo duca
illustrissimo;
e, in coscienza, ritengo sua
grazia
l'erede legittimo del regale
seggio d'Inghilterra.
RE ENRICO
Non hai giurato obbedienza a me?
SALISBURY
Sì.
RE ENRICO
Puoi revocare davanti al cielo
un simile patto?
SALISBURY
È grave peccato giurare di
commettere peccato,
ma peccato più grave mantenere
un peccaminoso giuramento.
Chi può essere vincolato da un
voto solenne
a compiere un atto criminoso, a
derubare un uomo,
a usare violenza alla castità
d'una vergine pura,
a spogliare un orfano del suo
patrimonio,
a strappare a una vedova i suoi
diritti acquisiti,
avendo come sola ragione per
questi torti
il motivo che era vincolato da
un solenne giuramento?
MARGHERITA
Un astuto traditore non ha
bisogno di cavilli.
RE ENRICO
Chiamate Buckingham e ditegli di
prendere le armi.
YORK
Chiama pure Buckingham, e tutti
gli amici che hai;
io sono deciso: la morte o la
dignità della corona.
CLIFFORD
Io ti garantisco la prima, se i
sogni si realizzeranno.
WARWICK
Faresti meglio a tornare a letto
e a sognare ancora,
per tenerti lontano dalla bufera
del campo di battaglia.
CLIFFORD
Sono deciso a sopportare una
tempesta più grande
di tutte quelle che puoi evocare
oggi,
e questo te lo scriverò sopra
l'elmetto,
se solo ti riconoscerò
dall'insegna della tua casata.
WARWICK
Allora in nome dell'insegna
paterna, l'avito pennacchio dei
Neville,
l'orso rampante incatenato al
palo nodoso,
oggi porterò ben issato
sull'elmetto,
come sulla cima d'una montagna
svetta il cedro,
che conserva le foglie malgrado ogni tempesta,
a bella posta per impaurirti con
la sua vista.
CLIFFORD
E io dall'elmetto strapperò il
tuo orso
e lo calpesterò sotto i piedi
con sommo disprezzo,
malgrado il domatore che
protegge l'orso.
CLIFFORD IL GIOVANE
Dunque prendiamo le armi, padre
vittorioso,
per soffocare i ribelli e i loro
complici.
RICCARDO
Ah! Vergogna, un po' di carità!
Non fate tanta scena,
perché stasera con Gesù Cristo
voi andrete a cena.
CLIFFORD IL GIOVANE
Turpe sfregiato, hai parlato più
del consentito.
RICCARDO
Se non in cielo, all'inferno è
il vostro invito.
Escono da diverse direzioni.
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re enrico vi
- parte iI -
1588/1592
atto quinto -
scena seconda |
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L'insegna della locanda del
castello è in mostra.
Suona
l'allarme per la battaglia.
Entra Warwick.
WARWICK
Clifford di Cumberland, è
Warwick che ti chiama:
e se non ti nascondi all'orso,
ora,
quando la tromba irosa suona l'allarme
e i gemiti dei moribondi
riempiono l'aria vuota,
Clifford, dico, vieni avanti e
combatti con me:
arrogante signore del nord,
Clifford di Cumberland,
Warwick è rauco a furia di
chiamarti alla sfida.
Entra York.
Come va, mio nobile signore?
Come mai a piedi?
YORK
Clifford, con mano micidiale, ha
ucciso il mio destriero,
ma io gli ho risposto colpo su
colpo
e ho fatto preda per i nibbi divoratori di carogne
e per i corvi anche del
magnifico animale che amava
tanto.
Entra Clifford.
WARWICK
È venuto il tempo per uno di noi
due, o per entrambi.
YORK
Aspetta, Warwick; cercati
altrove la selvaggina,
perché sarò io a cacciare questo
cervo fino alla morte.
WARWICK
Fallo nobilmente, York; è per
una corona che tu lotti.
Clifford, poiché oggi voglio
compiere grandi imprese,
m'addolora l'anima andarmene
senza recarti offesa.
Esce.
CLIFFORD
Cosa vedi in me, York? Perché
indugi?
YORK
Dovrei provare amore per la tua
condotta coraggiosa,
se non fosse che tu mi sei un
nemico così accanito.
CLIFFORD
E il tuo valore meriterebbe lode
e ammirazione,
se non fosse che si mostra senza
nobiltà e nel tradimento.
YORK
Ora esso mi aiuti contro la tua
spada, così come io lo uso
per la giustizia e per la verità
dei miei diritti.
CLIFFORD
Anima e corpo metto nell'azione!
YORK
Una scommessa terribile! Adesso
in guardia!
Combattono, e Clifford cade.
CLIFFORD
La fin couronne les oeuvres.
(Muore.)
YORK
Così la guerra ti ha dato pace,
poiché giaci immobile;
pace all'anima sua, o cielo, se
questo è il tuo volere!
Esce.
Allarme, poi Clifford il
Giovane entra solo.
CLIFFORD IL GIOVANE
Vergogna e distruzione! Una
disfatta completa;
la paura prepara il disordine, e
il disordine ferisce
dove dovrebbe custodire. Ah,
guerra, figlia dell'inferno,
che i cieli adirati adoperano
come loro strumento,
inietta nei petti raggelati della nostra fazione
i carboni ardenti della
vendetta! Nessun soldato fugga.
Colui che si impegna veramente
nella guerra,
non prova amore per se stesso, e
chi ama se stesso
non ha per sua natura, ma solo
grazie alle circostanze,
la fama di valoroso.
(Vede il
padre morto)
Oh, muoia il mondo
meschino,
e che le fiamme preannunciate
dell'ultimo giorno
congiungano la terra e il cielo!
Ora
la tromba universale esploda il
suo rintuono,
per porre fine alle faccende
individuali
e ai suoni insignificanti. Caro padre, fosti destinato
a sprecare la giovinezza nella
pace, e a ottenere
l'argentea livrea dell'età della
saggezza,
e, riverito nei tuoi giorni
sedentari,
a morir così, in una battaglia
balorda? Solo a questa vista
il mio cuore si muta in pietra:
e finché è mio,
rimarrà di pietra. York non
risparmia neppure i nostri
vecchi;
io non risparmierò i loro
bambini: lacrime verginali
saranno per me come la rugiada
per il fuoco,
e la bellezza, che spesso fa
colpo sul tiranno,
sarà olio e stoppa per la mia
rabbia corrusca.
Da ora in poi non avrò nulla a
che fare con la pietà:
se incontro un fanciullo della
casa di York,
lo squarterò in tanti brandelli
come la cruda Medea fece con il
giovane Absirto;
nella crudeltà cercherò la mia
fama.
(Si carica sulle spalle il corpo
del padre.)
Vieni, tu, nuovo rudere della
casa del vecchio Clifford:
come Enea portò il vecchio
Anchise,
così ti porto sulle mie spalle
virili;
però Enea portava un carico
vivente,
nulla di così pesante come
questo mio dolore.
Esce portando via il padre.
Entrano combattendo Riccardo e
Somerset.
Somerset viene ucciso sotto l'insegna della locanda.
RICCARDO
Stattene lì:
sotto la squallida insegna d'una
birreria,
il "Castello" di Saint Albans
con la tua morte,
Somerset, ha reso famoso il
negromante.
Spada, conserva la tempra;
cuore, sii ancora forte:
i preti pregano per i nemici, ma
i príncipi colpiscono a morte.
Esce.
Combattimenti. Incursioni.
Suona nuovamente l'allarme,
poi
entrano in tre o quattro,
trasportando il Duca di
Buckingham ferito verso la sua
tenda.
Ancora l'allarme.
Entrano il Re, la Regina e
altri.
MARGHERITA
Via, mio signore! Sei lento:
vergogna, via!
RE ENRICO
Possiamo sfuggire al cielo?
Buona Margherita, fermati.
MARGHERITA
Di cosa sei fatto? Non vuoi né
combattere, né fuggire.
Ora è azione virile, saggezza e
buona difesa
lasciare via libera al nemico e
raggiungere la salvezza
nell'unico modo possibile, cioè
soltanto con la fuga.
Suona l'allarme in lontananza.
Se tu fossi catturato, allora
vedremmo il fondo
di tutte le nostre sventure; ma
se tu riesci a scappare,
com'è ancora possibile - salvo
che per tua trascuratezza -
raggiungeremo Londra, dove tu
sei amato,
e dove questa breccia aperta ora
nelle nostre fortune
può essere prontamente richiusa.
Entra Clifford il Giovane.
CLIFFORD IL GIOVANE
Se il mio cuore non stesse
preparando future rappresaglie,
preferirei bestemmiare,
piuttosto che esortarvi a
fuggire:
ma fuggire dovete; una sconfitta
insanabile
regna nel cuore delle nostre
forze attuali.
Andate, per la vostra salvezza!
E vivremo
per restituire loro il giorno
della sconfitta:
andate via, mio nobile signore,
via!
Escono.
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re enrico vi
- parte iI -
1588/1592
atto quinto -
scena terza |
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Suona l'allarme.
Ritirata.
Entrano York, con
i figli Riccardo ed
Edoardo, Warwick, assieme
ai Soldati, con il
tamburino e gli stendardi.
YORK
Il vecchio Salisbury, chi può
riferire di lui,
quel leone invernale, che nella
sua furia dimentica
le ingiurie dell'età e gli acciacchi del tempo,
e, come un valoroso nel pieno
della giovinezza,
recupera il suo vigore nel
momento propizio?
Questo giorno felice non lo è
più, né abbiamo conquistato
un metro di terra, se Salisbury
è perduto.
RICCARDO
Mio nobile padre,
due volte oggi lo aiutai a
montare a cavallo,
tre volte gli feci scudo; tre
volte lo allontanai,
convincendolo ad abbandonare
ogni azione ulteriore:
e tuttavia, lo ritrovai laddove
era il pericolo;
e come gli arazzi preziosi in
una casa modesta,
tale era la volontà nel suo
vecchio fragile corpo.
Ma nobile com'è, guardate che
arriva.
Entra Salisbury.
Per la mia spada, oggi hai
combattuto davvero bene.
SALISBURY
Per la santa messa, lo facemmo
tutti. Vi ringrazio, Riccardo:
Dio sa quanto mi resta da
vivere; oggi Gli piacque affidarvi
per tre volte di difendermi
dalla morte imminente.
Ebbene, nobili signori, non
abbiamo ancora ottenuto
ciò che ci spetta. Non è
sufficiente che questa volta
i nostri nemici siano fuggiti,
essendo avversari
in grado di riprendersi.
YORK
So che la nostra salvezza sta
nell'inseguirli;
infatti, sento che il re è
fuggito a Londra
per indire subito una seduta del
parlamento.
Diamogli la caccia prima che
partan le convocazioni.
Cosa dice Lord Warwick? Dobbiamo
andargli dietro?
WARWICK
Dietro a loro? Meglio, se
possibile, precederli.
Oggi, sulla mia mano, signori, è
stato un giorno glorioso:
la battaglia di Saint Albans,
vinta dal famoso York,
sarà immortalata in tutte le
epoche a venire. -
Suonate, tamburi e trombe, e
tutti a Londra, lesti:
che la buona sorte ci dia altri
giorni come questi!
Escono.
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