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re enrico vi
- parte iIi -
1588/1592
atto primo -
scena prima |
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Un seggio regale.
Suona
l'allarme.
Entrano Riccardo
Plantageneto Duca di York,
Edoardo Conte di March,
Riccardo lo storpio, con una
testa mozzata in mano, il
Conte di Rutland, il Duca di
Norfolk, il Marchese di Montague e il Conte di Warwick,
con tamburi e soldati che
portano sul cappello la rosa
bianca.
WARWICK
Mi chiedo come il re ci
sia sfuggito di mano.
YORK
Mentre incalzavamo i
cavalieri del Nord,
è sgattaiolato via
abbandonando i suoi
uomini;
e intanto il grande Lord
di Northumberland,
le cui orecchie
bellicose non poterono
mai accettare
il suono della ritirata,
rincuorava l'esercito infiacchito,
e ancora lui, Lord
Clifford e Lord Stafford,
in prima fila,
caricavano il nostro
fronte principale e, nel tentativo
di sfondarlo, venivano
uccisi dalle spade di
semplici soldati.
EDOARDO
Il padre di Lord
Stafford, il Duca di
Buckingham,
è stato ucciso oppure
ferito gravemente:
gli ho spaccato la
celata calandogli un
fendente.
Dico la verità, padre,
guarda il suo sangue.
MONTAGUE
E, fratello, questo è il
sangue del Conte di
Wiltshire,
che ho incontrato,
quando i due fronti
vennero a contatto.
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RICCARDO
Parla tu per me, di'
loro cosa ho fatto.
(Getta per terra la testa del Duca di Somerset.)
YORK
Riccardo è il più
meritevole tra tutti i
miei figli.
Ma è morta vostra
grazia, monsignore di
Somerset?
NORFOLK
Questo auguriamo a tutto
il lignaggio di John
Gaunt!
YORK
Così mi auguro di
scuotere la testa di Re
Enrico.
WARWICK
Anch'io, vittorioso
Principe di York.
Prima di vederti
insediato su quel trono
che ora usurpa la casata
Lancaster,
faccio voti al cielo che
questi occhi non si
chiudano mai.
Questo è il palazzo del
re timoroso,
e questo il seggio
regale: prenditelo,
York,
perché esso è tuo, e non
degli eredi di Re
Enrico.
YORK
Aiutatemi, dunque, dolce
Warwick, e lo farò,
poiché abbiamo fatto
irruzione qui dentro con
la forza.
NORFOLK
Vi aiuteremo tutti: chi fugge è
morto.
YORK
Grazie, nobile Norfolk. Statemi
vicino, miei lord;
voi, soldati, questa notte
rimarrete alloggiati qui con me.
Salgono sul trono.
WARWICK
Quando il re arriva, non
usategli violenza
a meno che non cerchi di
espellervi con la forza.
I soldati escono.
YORK
Oggi la regina tiene qui il suo
parlamento,
ma non si aspetta che noi saremo
del consiglio.
Con le parole o a colpi di spada
conquistiamo i nostri diritti.
RICCARDO
Con le armi in pugno rimaniamo
in questo luogo.
WARWICK
Questo sarà chiamato il
Parlamento di Sangue,
a meno che il Plantageneto, Duca
di York, non sia re
e non venga deposto l'imbelle
Enrico, la cui vigliaccheria
ci ha reso proverbiali ai nostri
nemici.
YORK
Dunque non abbandonatemi. Miei
lord, siate decisi: è mia
intenzione
prendere possesso di ciò che mi
spetta di diritto.
WARWICK
Né il re né colui che lo ama di
più,
il più superbo sostenitore dei
Lancaster,
osa muovere penna, se Warwick fa risuonare i campanelli.
Pianterò Plantageneto: lo
sradichi chi vuole osare.
Deciditi, Riccardo: reclama la
corona d'Inghilterra.
York si siede sul trono.
Squilli di tromba.
Entrano Re
Enrico, Clifford, Northumberland,
Westmorland,
Exeter e il resto
del seguito che porta sul
cappello la rosa rossa.
RE ENRICO
Miei signori, guardate dove
siede il ribelle pervicace,
proprio sul seggio regale. Forse
egli intende,
sostenuto dal potere di Warwick,
quel falso pari,
aspirare alla corona e regnare
da sovrano.
Conte di Northumberland, ha
ucciso tuo padre,
e il tuo, Lord Clifford;
entrambi avete giurato vendetta
su di lui, sui figli, sui
seguaci, sugli amici suoi.
NORTHUMBERLAND
Il cielo si vendichi su di me,
se non avrò vendetta.
CLIFFORD
La stessa speranza induce
Clifford a portare un lutto
d'acciaio.
WESTMORLAND
Come? Dobbiamo sopportare
questo? Tiriamolo giù;
il mio cuore brucia di rabbia: è
intollerabile.
RE ENRICO
Sii paziente, nobile Conte di
Westmorland.
CLIFFORD
La pazienza si addice a un
codardo come lui.
Non avrebbe osato sedersi là, se
vostro padre fosse vivo.
Mio grazioso signore, qui nel
parlamento,
diamo addosso alla famiglia
York.
NORTHUMBERLAND
Hai parlato bene, cugino; e così
sia.
RE ENRICO
Ah, non sapete che la città li
asseconda,
e che hanno schiere di soldati
ai loro ordini?
EXETER
Ma una volta ucciso il duca,
fuggiranno alla svelta.
RE ENRICO
Dal cuore di Enrico sia lontano
il pensiero
di trasformare in un mattatoio
la sede del parlamento!
Cugino Exeter, sguardi
aggrottati, parole e minacce
saranno gli strumenti bellici
che Enrico intende usare.
Tu, sedizioso Duca di York,
scendi dal mio trono,
e chiedi in ginocchio, ai miei
piedi, grazia e misericordia:
sono il tuo sovrano.
YORK
Sono io il tuo.
EXETER
Vergogna, vieni giù: lui ti ha
fatto Duca di York.
YORK
Mi spettava d'eredità, come la
contea.
EXETER
Tuo padre fu un traditore della
corona.
WARWICK
Exeter, tu sei un traditore
della corona
in quanto seguace
dell'usurpatore Enrico.
CLIFFORD
Di chi dovrebbe essere seguace,
se non del suo re naturale?
WARWICK
Giusto, Clifford; cioè di
Riccardo, Duca di York.
RE ENRICO
E io rimango in piedi, mentre tu
siedi sul mio trono?
YORK
Così deve essere e così sarà:
rassegnati.
WARWICK
Sii Duca di Lancaster; e che lui
sia il re.
WESTMORLAND
Egli è re e Duca di Lancaster:
e questo Lord Westmorland è
pronto a sostenere.
WARWICK
E Warwick a provarne la falsità.
Dimenticate
che noi siamo coloro che vi
abbiamo scacciato dal campo,
ucciso i padri, e, con le
insegne dispiegate,
marciato per la città fino alle
porte del palazzo.
NORTHUMBERLAND
Sì, Warwick, ed è un ricordo
doloroso;
per l'anima sua, tu e la tua
casata ve ne pentirete.
WESTMORLAND
Plantageneto, mi prenderò la
vita tua, di questi
tuoi figli, di più parenti e
amici di quante
fossero le gocce di sangue nelle
vene di mio padre.
CLIFFORD
Non insistere più, altrimenti,
invece delle parole,
ti manderò, Warwick, un tale
messaggero
che vendicherà la sua morte
prima che mi muova.
WARWICK
Povero Clifford, come disprezzo
queste innocue minacce!
YORK
Ci consentirete di illustrare i
nostri titoli regali?
Altrimenti, le nostre spade li
proclameranno sul campo.
RE ENRICO
Traditore, che titolo hai alla
corona?
Tuo padre fu, come te, Duca di
York;
tuo nonno Roger Mortimer, Conte
di March;
io sono figlio di Enrico Quinto,
che costrinse
alla sottomissione il delfino e
i Francesi
e si impadronì delle loro città
e province.
WARWICK
Non parlare della Francia,
perché tu l'hai perduta.
RE ENRICO
Il Lord Protettore l'ha perduta,
non io:
quando venni incoronato, avevo
solo nove mesi.
RICCARDO
Adesso sei grande abbastanza, e
continui a perdere.
Padre, strappa la corona dalla
testa dell'usurpatore.
EDOARDO
Dolce padre, strappagliela, e
posala sul tuo capo.
MONTAGUE
Buon fratello, tu che ami e
onori la guerra,
prendiamocela con le armi, senza
perderci in cavilli.
RICCARDO
Che suonino tamburi e trombe, e
il re fuggirà.
YORK
Calma, figli!
RE ENRICO
Tu sta' calmo, e da' a Re Enrico
licenza di parlare!
WARWICK
Plantageneto parlerà per primo:
ascoltatelo, nobili signori,
e anche in silenzio e con
attenzione,
poiché chi lo interrompe non
vivrà.
RE ENRICO
E tu pensi che io lascerò il mio
trono regale
su cui sedettero mio nonno e mio
padre?
No: prima la guerra spopoli questo mio regno;
sì, e le loro insegne, spesso
innalzate in Francia,
e ora in Inghilterra, con grande
mestizia del mio cuore,
saranno il mio sudario. Perché
vi scoraggiate, nobili signori?
Il mio titolo è valido, e assai
più del suo.
WARWICK
Dimostralo, Enrico, e sarai tu
il re.
RE ENRICO
Enrico Quarto si aggiudicò la
corona.
YORK
La ottenne ribellandosi al suo
re.
RE ENRICO (in disparte)
Non so cosa dire, i miei titoli
sono deboli.
Ditemi, un re non può adottare
un erede?
YORK
E allora?
RE ENRICO
Se può farlo, allora sono il
legittimo re:poiché Riccardo, al cospetto di
molti lord,
rinunciò alla corona a favore di Enrico Quarto,
di cui mio padre fu erede, come
io lo sono di lui.
YORK
Si sollevò contro colui che era
il suo sovrano,
e lo costrinse a rinunciare alla
corona con la forza.
WARWICK
Supponete, miei signori, che vi
fosse forzato;
pensate che avrebbe pregiudicato
la corona?
EXETER
No, perché egli non avrebbe
potuto rinunciare alla corona,
a meno che l'erede diretto non
gli fosse succeduto sul trono.
RE ENRICO
Sei contro di noi, Duca di
Exeter?
EXETER
Il diritto è dalla sua parte.
YORK
Perché bisbigliate, signori, e
non rispondete?
EXETER
La mia coscienza mi dice che
egli è il re legittimo.
RE ENRICO (in disparte)
Tutti finiscono per abbandonarmi
e per passare a lui.
NORTHUMBERLAND
Plantageneto, per quante siano
le tue rivendicazioni,
non pensare che Re Enrico verrà
deposto in questo modo.
WARWICK
Sarà deposto, con le buone o con
le cattive.
NORTHUMBERLAND
Ti sbagli di grosso. Il potere
sudista
di Essex, Norfolk, Suffolk o di
Kent,
che ti rende così arrogante e
superbo,
non può innalzare il duca, se io
mi oppongo.
CLIFFORD
Re Enrico, i tuoi titoli saranno
giusti o sbagliati,
ma Lord Clifford fa voto di
combattere in tua difesa.
Che il suolo si spalanchi e mi
inghiotta vivo
laddove mi inginocchi dinnanzi
all'assassino di mio padre.
RE ENRICO
Clifford, come rincuorano il mio
animo le tue parole.
YORK
Enrico di Lancaster, rinuncia
alla corona.
Cosa mormorate, cosa
complottate, nobili signori?
WARWICK
Rendete giustizia all'augusto
Duca di York,
o riempirò il parlamento di
uomini armati
e col sangue dell'usurpatore iscriverò il suo titolo
sopra il seggio regale, dove
egli è ora seduto.
Batte un piede per terra,
appaiono dei soldati e un
Capitano yorkista.
RE ENRICO
Mio signore di Warwick, ascolta
ancora una parola:
lasciami regnare durante la mia
esistenza.
YORK
Acconsenti che la corona vada a
me e ai miei eredi,
e regnerai tranquillo finché
vivi.
RE ENRICO
Allontanate i soldati, e darò il
mio consenso.
WARWICK
Capitano, conducili nel campo di
Tuttle.
Escono il Capitano e i soldati yorkisti.
RE ENRICO
Sono soddisfatto. Riccardo
Plantageneto,
goditi il regno dopo il mio
decesso.
CLIFFORD
Che torto fai al principe tuo
figlio!
WARWICK
Che bene fa all'Inghilterra e a
se stesso!
WESTMORLAND
Enrico, sei un vigliacco pauroso
e imbelle!
CLIFFORD
Che danno hai inferto a te
stesso e a noi!
WESTMORLAND
Non posso rimanere ad ascoltare
questi patti.
NORTHUMBERLAND
Neanch'io.
CLIFFORD
Vieni, cugino, andiamo a
riferire queste notizie alla
regina.
WESTMORLAND
Addio, re pusillanime e
degenere, nel cui sangue torbido non risiede alcuna scintilla d'onore.
Esce.
NORTHUMBERLAND
Sii tu preda della casata York e muori in catene per questo atto indegno d'un
uomo!
Esce.
CLIFFORD
Che tu possa essere sopraffatto
in una guerra terribile o vivere in pace abbandonato e disprezzato!
Esce.
WARWICK
Volgiti da questa parte, Enrico,
e ignorali.
EXETER
Cercano vendetta e perciò non
vogliono arrendersi.
RE ENRICO
Ah, Exeter!
WARWICK
Perché dovresti sospirare, mio
signore?
RE ENRICO
Non per me, Lord Warwick, ma per
mio figlio,
che io mi accingo a diseredare
contro natura.
Ma così sia.
(A York) Qui io
conferisco
la corona a te e ai tuoi eredi,
per sempre,
a condizione che tu qui presti
giuramento
di por fine a questa guerra
civile, e, finché vivrò,
di onorarmi come tuo re e
sovrano,
e di non cercare, con il
tradimento o azioni ostili,
di depormi e di regnare in vece
mia.
YORK
Presto questo giuramento di mia
volontà. Lo rispetterò.
WARWICK
Lunga vita a Re Enrico!
Plantageneto, abbraccialo.
York scende dal seggio, egli e il re si abbracciano.
RE ENRICO
E lunga vita a te e a questi
tuoi figli ardimentosi!
YORK
Ora York e Lancaster si sono
riconciliati.
EXETER
Sia maledetto colui che tenti di
renderli nemici!
Marcia regale.
Il seguito di
York si avvia.
YORK
Addio, mio grazioso signore;
torno al mio castello.
Escono York e i figli assieme ai soldati.
WARWICK
Io terrò Londra con i miei
soldati.
Esce con i suoi soldati.
NORFOLK
Io mi reco a Norfolk con il mio
seguito.
Esce con i suoi soldati.
MONTAGUE
Io vado verso il mare, da dove
sono venuto.
Esce con i suoi soldati.
RE ENRICO
E io torno a corte pieno di
dolore.
Re Enrico ed Exeter si accingono ad andarsene.
Entra la Regina Margherita con
il Principe Edoardo.
EXETER
Ecco che arriva la regina; lo
sguardo rivela la sua collera.
Me la svigno.
RE ENRICO
Anch'io, Exeter.
MARGHERITA
No, non te ne devi andare; ti
seguo, sai.
RE ENRICO
Sii paziente, nobile regina, e
io mi fermerò.
MARGHERITA
Chi può essere paziente in
circostanze così gravi?
Ah, sciagurato, fossi morta
vergine
senza mai vederti, senza darti un figlio,
invece di assistere al tuo
innaturale comportamento
paterno!
E lui si è forse meritato di
perdere così i suoi diritti?
Se tu lo avessi amato soltanto
la metà di quanto
l'ho amato io, o sentito le
doglie che provai per lui
nel parto, o l'avessi nutrito
come io ho fatto col mio sangue,
tu avresti lasciato là il sangue
prezioso del tuo cuore
piuttosto che rendere tuo erede
quel barbarico duca,
diseredando il tuo unico figlio.
PRINCIPE EDOARDO
Padre, non puoi diseredarmi:
se tu sei il re, perché non
dovrei succederti?
RE ENRICO
Perdonami, Margherita.
Perdonami, dolce figlio:
mi hanno costretto il Conte di
Warwick e il duca.
MARGHERITA
Costretto! Sei il re e ti fai
costringere?
Mi vergogno a sentirti parlare.
Ah, scellerato
pusillanime, tu hai disfatto te,
tuo figlio e me,
e consegnato alla casata York un
vantaggio tale
che regnerai solo con la loro
intercessione.
Affidare a lui e ai suoi eredi
la corona,
cos'è, se non scavarti la fossae strisciarci dentro ben prima
del tuo tempo?
Warwick è cancelliere e signore
di Calais,
lo spietato Falconbridge comanda
gli stretti della Manica,
il duca è creato Protettore del
regno, e tuttavia,
tu sarai al sicuro? Una tale
sicurezza la trova
l'agnello tremante accerchiato
dai lupi.
Ci fossi stata io, che sono solo
una povera donna,
i soldati avrebbero dovuto
gettarmi sulle picche
prima di avere il mio consenso a
quel patto.
Ma tu anteponi la tua vita al
tuo onore:
e, visto che ti comporti così,
qui io divorzio
dalla tua tavola, Enrico, e dal
tuo letto,
finché non sia abrogata la legge
del parlamento
secondo cui mio figlio viene diseredato.
I signori del Nord, che hanno
abiurato le tue insegne,
seguiranno le mie, una volta che
le vedano sventolare,
ed esse sventoleranno con tuo
grave disdoro
e per la rovina completa della
casata York!
E così ti abbandono. Vieni,
figlio, andiamo via.
Il nostro esercito è pronto: su,
raggiungiamolo.
RE ENRICO
Rimani, nobile Margherita, e
ascolta le mie parole.
MARGHERITA
Hai già parlato abbastanza:
vattene.
RE ENRICO
Nobile figlio, Edoardo, rimarrai
con me?
MARGHERITA
Sì, per essere assassinato dai
suoi nemici.
PRINCIPE EDOARDO
Quando tornerò vittorioso dal
campo di battaglia,
vedrò vostra grazia; fino ad
allora, seguirò lei.
MARGHERITA
Su, figlio, andiamo: non
possiamo indugiare così.
Esce con il Principe Edoardo.
RE ENRICO
Povera regina! Come l'amore per
me e per suo figlio
l'ha fatta erompere in
espressioni di rabbia.
Che possa prendersi la vendetta
su quell'odioso duca
il cui animo altezzoso, sospinto
dalla brama,
mi rapinerà della corona e, come
un'aquila,
a stomaco vuoto, si accanirà
sulla carne mia e di mio figlio.
La perdita di quei tre lord
tormenta il mio cuore:
scriverò loro e li tratterò con
ogni riguardo.
Vieni, cugino, tu sarai il messaggero.
EXETER
E spero di riconciliarli tutti
quanti.
Squilli di tromba.
Escono.
Inizio
pagina
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re enrico vi
- parte iIi -
1588/1592
atto primo -
scena seconda |
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Entrano Riccardo, Edoardo
Conte di March e il Marchese di Montague.
RICCARDO
Fratello, sebbene sia il più
giovane, lascia fare a me.
EDOARDO
No, io posso recitare meglio la
parte dell'oratore.
MONTAGUE
Ma io ho ragioni forti e
impellenti.
Entra il Duca di York.
YORK
Cosa c'è ora, figli, fratello,
da discutere?
Qual è il motivo del litigio?
Come è iniziato?
EDOARDO
Non è un litigio, ma un lieve
dissenso.
YORK
Su che cosa?
RICCARDO
Su qualcosa che riguarda vostra
grazia e noi:
la corona d'Inghilterra, padre,
che è vostra.
YORK
Mia, ragazzo? Non fino alla
morte di Re Enrico.
RICCARDO
I vostri diritti non dipendono
dalla sua vita o morte.
EDOARDO
Adesso ne siete l'erede: perciò
godetela adesso.
Se date alla casata Lancaster il
permesso
di tirare il fiato, alla fine vi
sfuggirà, padre.
YORK
Ho prestato giuramento di
lasciarlo regnare tranquillo.
EDOARDO
Ma per un trono si può rompere
qualunque giuramento:
romperei mille giuramenti per
regnare un anno solo.
RICCARDO
No, Dio impedisca a vostra
grazia di essere spergiuro.
YORK
Lo sarò se lo reclamo con la
guerra aperta.
RICCARDO
Proverò il contrario, se mi
ascolterete.
YORK
Non puoi, figlio; è impossibile.
RICCARDO
Un giuramento è privo di
validità, se non è fatto
davanti a un governante
autentico e legittimo,
il quale abbia autorità su colui
che giura.
Enrico non ce l'ha, poiché
usurpò il seggio.
Dunque, visto che è stato lui a
farvi pronunciare
il giuramento, esso, mio
signore, è nullo e ininfluente.
Perciò mano alle armi! E, padre,
su, pensate
che dolce cosa è portare una
corona,
entro il cui cerchio è l'Elisio,
e tutta quanta
la felicità e la gioia inventate
dai poeti.
Perché indugiamo così? Non posso
aver riposo
finché la rosa bianca che io
porto non sia intinta
proprio nel sangue tiepido del
cuore di Enrico.
YORK
Basta, Riccardo: o il regno o la
morte.
(A Montague) Fratello, andrai
subito a Londra
a sollecitare Warwick a questa
impresa.
Tu, Riccardo, andrai dal Duca di
Norfolk
a riferirgli in segreto il
nostro proposito.
Tu, Edoardo, andrai da Lord
Cobham, con cui
gli uomini del Kent si
solleveranno di buon grado.
Ho fede in loro, perché sono
soldati
ingegnosi, cortesi, generosi,
pieni di coraggio.
Mentre voi siete così impegnati,
cosa resta da fare
se non che io cerchi
l'opportunità di innalzarmi,
e intanto il re rimanga
all'oscuro del progetto
e con lui tutti quelli della
casata Lancaster?
Entra un Messaggero.
Fermi: quali notizie? Perché
giungi con tanta fretta?
MESSAGGERO
La regina con tutti i conti e i
lord nordisti
si accinge ad assediarvi qui,
nel vostro castello.
È qui vicina con ventimila
uomini
e perciò fortificate le difese,
mio signore.
YORK
Sì, con questa spada. Pensi
forse che ne abbiamo paura?
Edoardo e Riccardo, voi due
starete con me;
mio fratello Montague si
affretterà a raggiungere Londra;
che i nobili Warwick, Cobham, e
tutti gli altri,
da lui lasciati a protezione del
re,
rafforzino il loro potere
politico, e non si fidino
di quel sempliciotto di Enrico e
dei suoi giuramenti.
MONTAGUE
Fratello, vado; non temere, li
convincerò;
e così, umilissimamente, prendo
congedo.
Esce.
Entrano Sir John Mortimer e il
fratello Sir Hugh Mortimer.
YORK
Sir John e Sir Hugh Mortimer,
zii miei,
siete arrivati a Sandal in un
momento propizio:
l'esercito della regina intende stringerci d'assedio.
SIR JOHN
Non ne avrà bisogno; la
incontreremo in campo aperto.
YORK
Come? Con cinquemila uomini?
RICCARDO
Sì, con cinquemila, padre, se è
necessario;
il comandante è una donna: cosa
dovremmo temere?
Una marcia militare suona di
lontano.
EDOARDO
Odo i loro tamburi; disponiamo i
nostri uomini,
facciamoli uscire e lanciamoli
subito nella battaglia.
YORK
Cinque uomini a venti! Sebbene
la disparità sia grande,
non dubito, zio, della nostra
vittoria.
In Francia ho vinto molte
battaglie,
allorché il nemico era in
vantaggio dieci a uno:
perché ora non dovrei avere lo stesso successo?
Suona l'allarme.
Escono.
Inizio
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re enrico vi
- parte iIi -
1588/1592
atto primo -
scena terza |
|
Suona l'allarme e poi
entrano il Conte di Rutland con il suo
precettore.
RUTLAND
Ah, dove scapperò per
sfuggire alle loro mani?
Entra Clifford con i
soldati.
Precettore, guarda il
sanguinario Clifford che
arriva.
CLIFFORD
Vattene, cappellano! Il tuo
sacerdozio ti salva la vita.
In quanto al cucciolo di
quel duca della malora,
poiché suo padre uccise mio
padre, deve morire.
PRECETTORE
E io, mio signore, gli terrò
compagnia.
CLIFFORD
Soldati, allontanatelo!
PRECETTORE
Ah, Clifford, non
assassinare questo fanciullo
innocente,
se non vuoi essere odiato da
Dio e dagli uomini!.
Esce, trascinato via dai
soldati.
CLIFFORD
Com'è, è già morto? O è la
paura
che gli fa chiudere gli
occhi? Glieli apro io.
RUTLAND
Così il leone digiuno guata
il poveretto
che trema sotto le sue zampe
voraci,
così egli si muove insolente
verso la preda,
così egli la raggiunge per
squarciarle le membra.
Ah, nobile Clifford,
uccidimi con la spada,
e non con quello sguardo
crudele, minaccioso.
Dolce Clifford, ascoltami
prima che io muoia:
sono un soggetto troppo
meschino per la tua collera:
prenditi la tua vendetta
sugli uomini, e lasciami
vivere.
CLIFFORD
Parli invano, poverino: il
sangue di mio padre
ha bloccato la via d'accesso
alle tue parole.
RUTLAND
Allora, che sia il sangue di
mio padre a riaprirla:
è un uomo, Clifford;
sbrigatela con lui.
CLIFFORD
Se trovassi qui i tuoi
fratelli, la loro vita e la
tua
non sarebbero per me una
vendetta adeguata;
no, se io profanassi le
tombe dei tuoi avi
e appendessi in catene le
loro bare marcite,
ciò non riuscirebbe a
smorzare la mia rabbia o placare
il mio cuore. La vista di
chiunque della casata York
è come una furia che mi
tormenta l'anima;
e finché non avrò sradicato
la loro stirpe maledetta,
e non avrò lasciato vivo
alcuno, vivrò all'inferno.
Perciò... (Sollevando la mano.)
RUTLAND
Oh, fammi pregare prima di
ricevere la morte!
(Si inginocchia) Ti prego,
dolce Clifford: abbi pietà
di me!
CLIFFORD
La pietà che consente la
punta del mio stocco.
RUTLAND
Non ti ho mai fatto del
male: perché vuoi uccidermi?
CLIFFORD
Tuo padre ha ucciso.
RUTLAND
Ma fu prima che nascessi.
Tu hai un figlio: per amor
suo abbi pietà di me,
perché egli, come atto di
vendetta (Iddio è giusto),
non abbia una morte misera
come la mia.
Ah, lasciami vivere tutti i
miei giorni in prigione,
e se io arrecherò offesa
alcuna,
allora fammi morire; adesso
non ne hai nessun motivo.
CLIFFORD
Nessun motivo?
Tuo padre uccise il mio:
dunque muori.
(Lo pugnala.)
RUTLAND
Di faciant laudis summa sit
ista tuae!
(Muore.)
CLIFFORD
Plantageneto, arrivo,
Plantageneto!
E questo sangue di tuo
figlio appiccicato alla mia
lama
arrugginirà sulla spada finché il tuo sangue,
coagulato con esso, mi
indurrà a ripulirla
del sangue di tutti e due..
Esce con il corpo di Rutland.
Inizio
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re enrico vi
- parte iIi -
1588/1592
atto primo -
scena quarta |
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Suona l'allarme. Entra
Riccardo, Duca di York.
YORK
L'esercito della regina ha
prevalso sul campo,
tutti e due i miei zii sono
caduti in mio soccorso,
e tutti i miei seguaci fuggono e
volgono le spalle
al nemico accanito, come navi
davanti al vento,
o agnelli incalzati da lupi
rabidi di fame.
I miei figli, Dio sa cosa è
capitato loro:
ma questo so, essi si sono
comportati
da uomini destinati alla fama in
vita o in morte.
Tre volte Riccardo mi aprì un
varco, tre volte gridò:
"Coraggio, padre, esci dalla
mischia!",
altrettante volte Edoardo mi si
pose a fianco
con la scimitarra purpurea,
dipinta fino all'elsa
del sangue di coloro che gli si
erano fatti incontro;
e quando i guerrieri più esperti
indietreggiarono,
Riccardo gridò, "Caricate, e non
cedete una zolla!",
e Ned gridò, "Una corona, oppure
una morte gloriosa!
Uno scettro, o un sepolcro nella
terra!".
Allora, caricammo ancora. Ma,
ahimè, ahinoi,
cedemmo ancora. Così ho visto
una femmina di cigno
nuotare con inutile sforzo
contro la corrente
e logorare le sue forze contro
le onde prorompenti.
Suona brevemente l'allarme
dietro le quinte.
Ah, udite! Gli inseguitori
spietati incalzano,
e io sono debole, non posso
sfuggire alla loro furia;
se fossi forte, non mi sottrarrei alla loro furia.
Sono contati i granelli di
sabbia che formano la mia vita;
devo rimanere qui e qui deve
finire la mia vita.
Entrano la Regina Margherita,
Clifford, Northumberland, il
giovane Principe Edoardo e i
soldati.
Venite, Clifford sanguinario,
rude Northumberland,
sfido la vostra furia
insaziabile a maggior rabbia:
sono il vostro bersaglio e
sosterrò il vostro tiro.
NORTHUMBERLAND
Arrenditi alla nostra
misericordia, superbo
Plantageneto.
CLIFFORD
Sì, la stessa misericordia che
il suo braccio spietato
dimostrò a mio padre
liquidandolo d'un colpo.
Ormai Fetonte è ruzzolato giù
dal carro,
per lui è sera anche se la
meridiana segna il mezzogiorno.
YORK
Le mie ceneri, come la Fenice,
possano generare
un uccello che si vendicherà di
tutti voi;
con questa speranza io alzo gli
occhi al cielo,
spregiando ogni vostra
umiliazione.
Ebbene, non vi avvicinate? Tanti
ne siete, e così fifoni?
CLIFFORD
Così i vigliacchi lottano quando
non possono più fuggire;
così le colombe becchettano gli
artigli acuminati del falco;
così i ladri intrappolati,
ridotti alla disperazione,
rovesciano invettive sulle
guardie.
YORK
Clifford, Clifford, rifletti
ancora un momento
e col pensiero passa in rassegna
il mio passato;
e, se ci riesci senza arrossire,
osserva questo volto
e morditi la lingua che taccia
di codardia
chi ti fece impallidire e
scappare col suo cipiglio.
CLIFFORD
Non scambierò con te parola su
parola,
ma sul tuo scudo batterò due
volte due colpi contro uno.
(Estrae la spada.)
MARGHERITA
Fermati, valoroso Clifford. Per
mille motivi
vorrei prolungare un po' la vita
del traditore.
La rabbia lo rende sordo. Parla
tu, Northumberland.
NORTHUMBERLAND
Fermati, Clifford: non
concedergli l'onore di pungere
il tuo dito, anche se lo fai per
ferire il suo cuore.
Se un cagnaccio digrigna, che
atto di valore compierebbe
chi gli ficcasse la mano tra i
denti,
quando potrebbe allontanarlo con
un calcio?
È il premio della guerra
prendersi ogni vantaggio
e non sminuisce il valore essere
dieci contro uno.
Si azzuffano e prendono York.
CLIFFORD
Sì, sì, così si divincola il
pavone nella tagliola.
NORTHUMBERLAND
E proprio così il coniglio lotta
nella rete.
YORK
Così i ladri esultano per il
bottino arraffato;
così cedono i veri uomini
circondati dai rapinatori.
(Lascia cadere la spada.)
NORTHUMBERLAND
Quali sono ora le intenzioni di
vostra grazia nei suoi
confronti?
MARGHERITA
Valorosi guerrieri, Clifford e
Northumberland,
su quel rigonfio del terreno,
dove c'è la tana della talpa,
metteteci costui, che spalancava
le braccia verso le montagne,
e con la mano ne afferrava solo
l'ombra.
Come, eri tu che volevi fare il
re d'Inghilterra?
Eri tu che strombazzavi nel
nostro parlamento
e predicavi della tua alta
discendenza?
Dov'è ora la tua nidiata di
figli a proteggerti,
il dissoluto Edoardo e il
lussurioso Giorgio,
e dov'è quel valoroso prodigio
d'uno storpio,
Riccardino, il tuo ragazzo, il
brontolone
che aizzava allegro il padre
alla rivolta?
O, assieme agli altri, dov'è il
tuo cocco, Rutland?
Guarda, York: ho macchiato
questo fazzoletto del sangue
che il valoroso Clifford, con la
punta dello stocco,
ha estratto dal petto del
ragazzo:
e se i tuoi occhi possono
bagnarsi per la sua morte,
io te lo do per asciugarti le
lacrime con esso.
(Gli getta il fazzoletto.)
Ahimè, povero York, se non ti
odiassi mortalmente,
compiangerei la tua miseranda
condizione.
Ti prego, sfoga il tuo dolore,
York, per rallegrarmi.
Come, il tuo cuore accanito ha
tanto riarso le tue viscere
che neppure una lacrima versi
per la morte di Rutland?
Come mai sei così paziente,
amico? Dovresti essere furioso,
e io, per farti infuriare, così
ti prendo in giro.
Batti i piedi, smania, agitati,
che io possa cantare e danzare.
Vuoi avere la paga, vedo, per
farmi divertire:
York non può parlare se non si
mette la corona.
Una corona per York! E voi,
nobili signori, a capo chino.
Tenetegli le mani mentre la sistemo.
(Posa una corona di carta sulla testa di York.)
Adesso sì, signore, che
assomiglia a un re!
Eccolo qui chi si prese il
seggio di Re Enrico,
eccolo qui il suo erede
adottivo.
Ma com'è che il grande
Plantageneto
è incoronato così presto,
rompendo un solenne giuramento?A me pare che voi non dovreste
essere re
finché il nostro Re Enrico non
stringa la mano alla morte.
Volete circondare il capo della
gloria di Enrico
e derubare le sue tempie del
diadema
ora, mentre è in vita, contro il
vostro sacro giuramento?
Oh, è una colpa imperdonabile
davvero.
Via la corona e, con la corona,
via la testa,
e mentre respiriamo,
approfittiamone per fargli la
festa.
CLIFFORD
Questo è compito mio, per amor
di mio padre.
MARGHERITA
No, aspetta, sentiamo le sue
orazioni.
YORK
Lupa di Francia, ma peggio
ancora dei lupi di Francia,
la cui lingua avvelena più del
dente della vipera,
come male si addice al tuo sesso
esultare come una donnaccia
amazzonica,
per le disgrazie di coloro che
la sorte punisce!
Se il tuo viso non fosse una
maschera, immutabile,
reso oltraggioso dall'abuso
delle azioni malvage,
mi adopererei, altezzosa regina,
a farti arrossire. Ricordarti
donde sei venuta, da chi nata,
sarebbe vergogna sufficiente
a farti vergognare, se tu non
fossi una svergognata.
Tuo padre porta il titolo di Re
di Napoli,
delle due Sicilie e di
Gerusalemme,
e tuttavia non è più benestante
d'un agricoltore inglese.
È stato quel povero monarca a
insegnarti a insultare?
Non occorre né serve, altezzosa
regina,
se non per provare il proverbio
secondo cui in sella
lo straccione sfianca il cavallo
fino a farlo crepare.
È la bellezza che spesso rende
altezzose le donne:
ma Dio sa quanta poca tu ne
abbia.
È la virtù che le fa apparire
divine:
la sua assenza ti rende
abominevole.
Sei l'opposto di ogni cosa
buona,
come lo sono gli Antipodi,
rispetto a noi,
o il Sud rispetto al
Settentrione.
Cuore di tigre avvolto in una
pelle di donna,
come hai potuto posciugare il
sangue vitale del fanciullo
per indurre il padre ad
asciugarsi gli occhi con esso,
e tuttavia mostrarti ancora col
viso di una donna?
Le donne sono tenere, dolci,
pietose e malleabili:
tu sei severa, dura come pietra,
ruvida, priva di rimorsi.
Mi inciti alla rabbia? Ebbene il
tuo desiderio è esaudito.
Vuoi che pianga? Ebbene, sia
fatta la tua volontà,
perché il vento rabbioso scatena
bufere incessanti
e, quando la rabbia si placa,
comincia la pioggia.
Queste lacrime sono le esequie
del mio dolce Rutland
e ogni goccia grida vendetta per
la sua morte
contro di te, funesto Clifford,
e te, falsa Francese.
NORTHUMBERLAND
Perdonatemi, ma la sua angoscia
mi commuove tanto
che i miei occhi trattengono a
stento le lacrime.
YORK
Quel suo viso i cannibali
affamati
non lo avrebbero toccato, né
macchiato di sangue;
ma voi siete più disumani, più inesorabili,
o, dieci volte di più delle
tigri dell'Ircania.
Osserva, regina spietata, le
lacrime di un padre infelice.
Hai immerso questo straccio nel
sangue del mio dolce ragazzo,
e io lo ripulisco del sangue con
le lacrime.
Tieniti il fazzoletto, e traine
vanto;
e se tu racconterai la storia
penosa per intero,
sull'anima mia, gli ascoltatori
spargeranno lacrime;
sì, anche i miei nemici
spargeranno lacrime a fiotti
e diranno: "Ahimè, fu un'azione
deplorevole!"
Ecco, prenditi la corona, e, con
la corona la mia maledizione;
e nel bisogno ti venga un
sollievo uguale
a quello che ora io raccolgo
dalla tua mano crudelissima.
Clifford, duro di cuore, porta
me via dal mondo,
la mia anima in cielo, e il mio
sangue sulle vostre teste.
NORTHUMBERLAND
Avesse massacrato tutta la mia
famiglia,
non potrei proprio che piangere
con lui, al vedere
come nell'intimo il dolore devasta la sua anima.
MARGHERITA
Come, Northumberland, stai
scoppiando a piangere?
Pensa solo ai torti che ha fatto
a tutti noi,
e ciò asciugherà subito le tue
lacrime intenerite.
CLIFFORD
Questo è per il mio giuramento,
questo per la morte di mio
padre.
(Lo pugnala.)
MARGHERITA
E questo per rendere giustizia
al nostro re dal nobile cuore.
(Lo pugnala.)
YORK
Apri le porte della tua
misericordia, Dio clemente,
la mia anima vola attraverso
queste ferite in cerca di Te.
(Muore.)
MARGHERITA
Tagliategli la testa e
collocatela sulle porte di York.
Così York potrà dominare la
città di York.
Squilli di tromba.
Escono.
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