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Introduzione |
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da
La
Frusta Letteraria
Opera giovanile di Shakespeare, I due
gentiluomini di Verona preannuncia temi e
situazioni sviluppati in successivi
capolavori, anch'essi ambientati in Italia.
L'opera è considerata il prototipo delle
commedie "romantiche" che coniugano
felicemente la fantasia e l'inventiva con la
riflessione sulla complessità e l'ambiguità
delle azioni umane. Incentrata sulla
rivalità di due amici per ottenere i favori
della stessa donna, la commedia è ambientata
tra Milano e Verona nelle corti principesche
dell'epoca. Si intrecciano tre temi:
l'amore, l'amicizia e l'educazione del
gentiluomo.
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Per
The two Gentlemen of Verona, Shakespeare si
volse, anziché a schemi classici, medievali
o rinascimentali, a motivi contemporanei, al
senso dell’avventura, al vagheggiamento del
romanzesco ch’era nei drammi del Greene.
Taluni commentatori, come J. M. Robertson —
campione estremo della critica cosiddetta
disintegratrice, perché tende a distribuire
l’opera giovanile, e in genere le parti
fiacche dei drammi shakespeariani, di volta
in volta, a tutti i drammaturghi
contemporanei cui paion somigliare —
sostennero addirittura che il dramma era
dello stesso Greene, e che Shakespeare fu
appena chiamato a riveder qualche scena.
Il soggetto dei Two Gentlemen, non è tra i
più cattivanti cui abbia inteso dar credito
il drammaturgo: Valentine e Proteus, i due
gentiluomini veronesi del titolo, sono
entrambi innamorati di Silvia, figlia del
duca di Milano. Proteus, a sua volta, è
amato da Julia. Valentine decide di rapire
Silvia, ma, tradito dall’amico che svela il
complotto al duca, è bandito e si mette a
capo d’una accolta di masnadieri, lasciando
campo libero in tal modo a Proteus, che
insidia, respinto tuttavia, Silvia. Julia si
traveste da paggio e, senza esser da lui
riconosciuta, si mette al servizio di
Proteus. Silvia, intanto, onde sfuggire alle
nozze con Thurio, decise dal padre, fugge in
cerca di Valentine, ma è catturata dai
masnadieri e, a sua volta, liberata da
Proteus. Sopraggiunge Valentine e, al veder
Proteus sinceramente pentito della sua
slealtà, lo perdona e sta per cedergli
Silvia, allorché lo svenimento del falso
paggio, e cioè Julia, che aveva seguito
l’amato, non rivela la costanza e
l’abnegazione della giovane, che
riconquista, cosìi, il cuore di Proteus. Il
duca consente alle nozze di Silvia con
Valentine e la commedia termina felicemente,
per tutt’e due le coppie.
Anche
dal riassunto tentato di sopra si può
misurare l’incongruenza psicologica, in
specie della soluzione, che vizia la
commedia: di quella, del resto, si avranno
esempi altrettanto cospicui e sconcertanti
in altre commedie della maturità del
drammaturgo, come The Twelfth Night e
Measure for Measure. L’anticipare motivi e
soluzioni cui l’opera futura vorrà dare una
coloritura più intensa e conseguente è, del
resto, una delle caratteristiche dei Two
Gentlemen e, insieme, una delle ragioni
principali dell’interesse che riesce ancora
a suscitare. La lista dei pretendenti in I,
II, ad esempio, è una sorta di annunzio d’un
analogo motivo in The Merchant of Venice; la
scena di Julia travestita da paggio che
richiede a Silvia un suo ritratto, e fin
certa materiale giacitura della frase (cfr.
IV, Iv, 100-2 e 153-55) la ritroveremo,
nella Twelfth Night, nel rapporto
Viola-Olivia, senza contare che anche qui
abbiamo una scala di corda e un incontro di
innamorati nella cella d’un frate, come in
Romeo and Juliet. Il dramma ha anche trovato
ammiratori entusiastici, come Swinburne, ma
si crede d’esser nel giusto se ci
s’accontenta di concedergli, invece,
soltanto un luogo di fianco nel novero delle
opere sperimentali. Al suo attivo si
potranno mettere qualche momento poetico che
tenta di mascherare, con la delicatezza e la
grazia dell’invenzione stilistica,
l’intrinseca artificialità dell’impostazione
psicologica, e almeno un personaggio
schietto, il clown Launce, preraffigurazione,
anch’esso, del Launcelot Gobbo del Merchant
of Venice.
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The two Gentlemen of Verona fu pubblicata
per la prima volta nell’in-folio del 1623, e
pertanto questo costituisce l’unica fonte
del testo, e una fonte, purtroppo, parecchio
inquinata. Così come il testo, ad esempio,
di The Tempest o di Antony and Cleopatra
offerto dall’in-folio è dei migliori, quello
dei The two Gentlemen è di gran lunga dei
peggiori. Mentre, in quei casi, si poteva
pensare a una copia del manoscritto
originale o addirittura all’originale
medesimo, proprio per la cura delle
didascalie, e delle entrate e delle uscite
dei personaggi, nei Gentlemen of Verona ci
si trova di fronte a un testo privo affatto
di didascalie, cosi come quasi del tutto
privo anche delle entrate e delle uscite dei
personaggi. Un elenco di questi, alla
rinfusa, si trova segnato all’inizio di
ciascuna scena, senza tuttavia che sia
nemmen rispettato l’ordine dell’entrata di
ognuno.
Tale caratteristica ha portato a
congetturare che la stampa non avvenisse su
di un copione dell’opera per uso teatrale,
ma sulle parti dei singoli personaggi,
ordinate mediante l’aiuto del plot, ovvero
riassunto schematico dell’azione con le
indicazioni, per l’appunto, della
partecipazione dei vari attori.
Tali plots erano usati, da costoro e dal
direttore di scena, durante la
rappresentazione.
Questa spiegazione,
tuttavia, non appare del tutto soddisfacente
e si presta a obiezioni, anzitutto perché
dovette essere piuttosto difficile che tali
materiali fossero disponibili tutti insieme,
e in specie dopo quasi un trentennio dalle
prime rappresentazioni: ché, a quanto ne
sappiamo, la commedia non dovette contare su
un particolare successo e quindi su molte
riprese. Il dramma ètra i più brevi del
canone, e questo ha fatto sospettare che
l’in-folio ne riproduca solo una parte. La
diversa sostenutezza del tono letterario — e
talvolta degli scarti stilistici piuttosto
bruschi, come tra le parti di Julia e Silvia
e quelle di Speed e Launce che a volte si
trovano gomito a gomito — han fatto anche
pensare che alla stesura quale ci è
tramandata dall’in-folio mettessero mano dei
collaboratori men qualificati di
Shakespeare. Le obiezioni a questa teoria
sono, naturalmente, molto più gravi e in
certo modo definitive: la mano maestra,
infatti, si riconoscerebbe proprio per
quegli scarti stilistici che poterono essere
intesi a distaccare e distinguere e quindi
rilevare i
diversi piani dell’azione e della
dipintura di caratteri, piani insieme
sociali e drammatici: e del resto
l’intensità dei ritratti è spesso pari in
entrambe le sfere: la stilizzazione di Sir Eglamour non è men sapida e cosciente, ad
esempio, che quella di Launce. E quanto ai
tagli è difficile riconoscerne traccia, così
com’è difficile immaginare quali svolte
dell’azione siano andate smarrite: tutto
quel che sarebbe stato necessario trovare
nella commedia sembra che, per l’appunto, ci
sia. L’unica obiezione alla coerenza
dell’azione si può muovere riguardo a uno
degli ultimi scarti di questa, nella scena,
cioè, in cui Valentine cede a Proteus la
giovane di cui è innamorato («Tutto quel che
m’apparteneva in Silvia io te lo dono»). La
battuta e l’intera situazione risultano
audaci fino a essere improbabili. Ma si
tratterebbe, pur sempre, d’una obiezione di
natura psicologica, e non testuale, e per la
quale si può anche trovare una spiegazione,
per esempio, nel concetto dell’amicizia
quale si trova espresso nella letteratura
romanzesca nella cui aura va intesa la
commedia. Le reazioni del pubblico che per
primo assistette ai Two Gentlemen of Verona
furono probabilmente molto diverse dalle
nostre.
La commedia non è facile da datare. Si
tratta, con ogni probabilità, di un’opera
giovanile, e sebbene sia affine per molti
aspetti anche a taluni dei romances
dell’ultima fase, e vi ricorrano con curiosa
insistenza, com’è stato già osservato,
motivi e situazioni che poi ritroveremo al
centro di Twelfth Night e AsYou Like It,
pure, per una manifesta immaturità che è
insieme della psicologia e
dello stile, che tanto più da quegli
inevitabili confronti appare sottolineata,
ci si accorda per solito ad assegnare i Two
Gentlemen proprio agli esordii dell’attività
drammatica del poeta. Elementi esterni per
la datazione, comunque, non se ne posseggono
all’infuori della menzione della commedia in
Palladis Tamia, opera, com’è noto,
pubblicata nel 1598. La commedia, quindi,
esisteva già prima di quella data: ma questo
ci aiuta poco perché si deve riconoscere
che, comunque, la commedia doveva esistere
già molto tempo prima. Confronti con lo
stile e la versificazione di altri drammi
giovanili, farebbero assegnare i Two
Gentlemen allo stesso periodo cui si
assegnano gli Errors e The Taming of the
Shrew (La bisbertica domata), ma un rapporto
cronologico esatto tra questi tre drammi è
impossibile a stabilirsi per l’ambiguità dei
dati. Gli anni 1594-95 proposti dal Chambers,
pertanto, vanno calcolati soltanto come una
indicazione. Personalmente, sarei favorevole
a una datazione precedente.

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