|
DUCA
Proteo, ti rendo grazie
della tua onesta
dedizione.
Per ricompensa, finché
vivrò potrai disporre di
me.
Il loro amore, in più
occasioni, l'avevo io
stesso notato,
mentre loro, guarda
caso, mi credevano
immerso nel sonno;
e mi ero spesso
ripromesso di proibire
a Ser Valentino la sua
compagnia e la mia
corte.
Ma temendo che ansie e
sospetti m'inducessero a
errore,
facendolo
immeritatamente cadere
in disgrazia -
ché sempre ho saputo
evitare le azioni
impulsive -
l'ho sempre accolto con
volto benigno, con
l'idea di scoprire
ciò che tu stesso m'hai
or ora svelato.
Tanto perché tu sappia
che son già sul chi
vive,
sapendo che una giovane
inesperta si fa presto a
sedurla,
la notte la metto a
dormire in cima a una
torre
di cui io stesso ho
sempre tenuto la chiave:
e da lassù non c'è modo
di venirla a rapire.
PROTEO
Sappiate, nobile
principe, che han
trovato il sistema:
lui darà la scalata al
balcone di lei
e con una scala di corda
la farà venir giù,
scala che il giovane
amante è già andato a
cercare:
e tra non molto lui, con
essa, ripassa di qui.
E qui, se lo vorrete, si
potrà intercettarlo.
Ma, mio buon Duca,
fatelo con prudenza,
che mai sospetti che
l'ho tradito io:
l'amore che vi porto,
non l'odio per l'amico,
mi ha indotto a rivelare
quest'inganno.
DUCA
Sull'onor mio, costui non saprà
mai
che fosti tu a mettermi
sull'avviso.
PROTEO
Addio, mio Duca. Arriva
Valentino. [Esce]
[Entra Valentino]
DUCA
Ser Valentino, dove andate così
di fretta?
VALENTINO
Con licenza di Vostra Grazia,
c'è un corriere
in attesa di certe lettere da
portare ai miei,
e sto andando a consegnargliele.
DUCA
Sono molto importanti?
VALENTINO
Il loro tenore non fa che dar
contezza
della mia salute e della mia
felicità d'essere a corte.
DUCA
Oh, allora non c'è fretta. Resta
un po' con me.
Ti voglio rivelare alcune
faccende
che mi toccano da vicino e che
dovrai tener segrete.
Non puoi ignorare quant'io mi
sia sforzato
di far sposare a mia figlia
l'amico Ser Turione.
VALENTINO
Lo so bene, mio Duca, e certo
tale unione
sarebbe colma di ricchezze e
d'onori; senza contare che quel
gentiluomo
è virtuoso, facoltoso, munifico,
pieno di qualità
ben confacenti a una sposa bella
quanto vostra figlia.
E Vostra Grazia non può indurla
a farglielo amare?
DUCA
No, credimi: è permalosa,
petulante e riottosa,
altera, disobbediente, cocciuta
e irrispettosa;
fa come se non fosse figlia mia,
e non mi teme come si teme un
padre.
E - posso confidartelo - codesta
sua protervia
le ha alienato, non senza
motivo, l'amore che le portavo;
ed io che m'illudevo che gli
anni che mi restano
sarebbero stati allietati dalla
sua filiale devozione,
sono ora ben deciso a risposarmi
e a darla via al primo che se la
prenda.
Che s'abbia in dote la sola sua
bellezza,
se tanto in spregio ha me e la
mia ricchezza.
VALENTINO
Ma, Vostra Grazia, che c'entro
in tutto questo?
DUCA
C'è qui una gentildonna di
Verona
che assai mi è cara: ma è
riservata e contegnosa
e poco apprezza la mia eloquenza
d'altri tempi.
Vorrei perciò che fossi tu il
mio precettore
(da troppo tempo ho obliato
l'arte del corteggiare,
e ben altre son le mode
d'oggigiorno):
su come e in che modo debba
comportarmi
per trovare favore ai suoi occhi
radiosi.
VALENTINO
Conquistatela coi doni, se le
parole ha a noia.
Spesso un monile muto, un
silenzioso oggetto
fa colpo su una donna, più
d'ogni frase a effetto.
DUCA
Ma se lei ha disdegnato il dono
che le ho inviato...
VALENTINO
La donna spregia, a volte,
l'oggetto più apprezzato.
Mandategliene un altro, non
mollatela mai:
il disdegno iniziale l'amore
accende assai.
S'ella vi tiene il broncio, non
per ciò vi detesta:
vuol solo che l'amore vi vada un
po' alla testa.
Se ve ne dice quattro, non è per
farvi andare:
da sole, le sciocchine, si
metton poi a smaniare.
Non subite ripulse, qualunque
cosa sia:
l'"Andatevene!", per lei, non è
un "Andate via!".
Lusingate, lodate, vantate e
idolatrate
e, per brutte che siano, ditele
angelicate.
Non è un uomo quell'uomo, dotato
di favella,
che conquistar non sappia,
parlando, la sua bella.
DUCA
Ma quella che dico io è promessa
dai suoi
a un giovane gentiluomo d'un
certo rango,
e ben segregata da compagnie
maschili:
nessun uomo la può accostare
alla luce del giorno.
VALENTINO
In tal caso, beh, ci proverei di
notte.
DUCA
Sì, coi lucchetti alle porte e
le chiavi al sicuro!
Non c'è uomo che possa
accostarla, nemmeno di notte.
VALENTINO
Ma che impedisce di entrare
dalla finestra?
DUCA
La sua stanza è su in alto,
distante dal terreno,
e sporge in modo che non si può
scalare
senza rischiare di perdere la
vita.
VALENTINO
E allora una scala di corda
intrecciata a dovere,
da gettar su, ancorata a un paio
di rampini,
ce la farebbe a scalare un'altra
torre di Ero
sol che ci fosse un ardito
Leandro a tentare la sorte.
DUCA
Ebbene, com'è vero che sei nato
gentiluomo,
dimmi come trovare una scala
siffatta.
VALENTINO
Per quando vi serve? Potete
dirmelo, signore?
DUCA
Per questa stessa notte: l'Amore
è come un bimbo,
che vuol far suo tutto ciò che
può toccare.
VALENTINO
Per le sette vi farò avere
quella scala.
DUCA
Ma, ascolta: mi recherò da lei
da solo.
Qual è il modo migliore di
portarla sul posto?
VALENTINO
Sarà leggera, mio Duca, e
potrete portarla
sotto un mantello appena un po'
ampio.
DUCA
Un mantello come il tuo farebbe
alla bisogna?
VALENTINO
Certo, buon Duca.
DUCA
Allora fammi dare un'occhiata al
tuo:
ne voglio uno della stessa
taglia.
VALENTINO
Ma, mio Duca, qualsiasi mantello
serve allo scopo.
DUCA
E come dovrei portarlo poi, il
mantello?
Ti prego, fammi un po' provare
il tuo.
[Solleva il mantello di
Valentino e scopre una lettera e
una scala di corda]
Che lettera è mai questa? Come!
"A Silvia"!
E qui è l'arnese adatto alla mia
impresa.
Per una volta sarò indiscreto e
romperò il sigillo.
[Legge] "A notte, presso a
Silvia volano i pensier miei,
E schiavi umili e fidi si
prostran sempre a lei.
Ire e redir potessi, lieve del
pari anch'io,
Colà dove s'annida l'insensibìl
desìo!
Sovra il tuo puro seno riposa il
mio pensiero,
Ma il suo signor non viene,
seguace al messaggero.
A maledir rimango la grazia a
lui concessa,
E il cor segreto invidia cotesta
grazia istessa.
E contro a me rivolgo l'odio del
cenno mio:
Perch'esso alberga dove posar
vorrei sol io."
E qui che leggo?
"Silvia, stanotte ti vengo a
liberare."
Benone! E qui è la scala per
l'impresa.
Bravo Fetonte! Tal come il
figlio di Merope,
vorresti guidar tu il carro del
cielo
e con folle temerità bruciare il
mondo!
Vorresti attingere alle stelle
perché ti brillano sul capo!
Via, vile intruso, schiavo
presuntuoso!
I tuoi accattivanti sorrisi
dispensali ai tuoi pari,
e sappi che non i tuoi meriti ma
la mia indulgenza
ti offrono il destro di andar
via sano e salvo.
Dovresti essermi grato, più che
d'ogni altro favore
di cui ti ho fatto smodata
elargizione.
Ma se rimani nei miei
possedimenti
un attimo di più di quanto
occorra
a lasciare a spron battuto la
nostra reggia,
per tutti i santi! la mia
collera travolgerà ogni affetto
ch'io porti alla mia figlia,
oppure a te.
Sparisci! A vane scuse io non do
retta.
Va', se hai cara la vita, e in
tutta fretta!
[Esce]
VALENTINO
E perché non la morte, in luogo
d'una vita di tormento?
Morire è esser banditi da se
stessi,
e Silvia sono io stesso: bandito
da lei
l'io è bandito da me. Un esilio
di morte!
Qual luce è luce, se Silvia non
appare?
Qual gioia è gioia, se Silvia
non è lì?
A men d'immaginarla a me vicina
e far mia una parvenza di
perfezione.
Se nella notte mi trovo accanto
a Silvia
non sento più nemmeno
l'usignolo.
A men di contemplar Silvia di
giorno
non c'è più giorno ch'io voglia
contemplare.
Non vivo più se lei - di me
l'essenza -
mi toglie la benigna sua
influenza
che mi dà vita, cibo, luce e
affetto.
Non evito la morte, se sfuggo a
tal verdetto:
se qui m'attardo, corteggio
certa morte,
ma dalla vita fuggo, se fuggo
dalla corte.
Entrano Proteo e Lanciotto.
PROTEO
Corri, ragazzo, corri, e vedi di
stanarlo!
LANCIOTTO
A-ho! A-hooo!
PROTEO
Cosa vedi?
LANCIOTTO
Colui che cerchiamo: non ha un
capello in testa che non sia un
Valentino.
PROTEO
Valentino?
VALENTINO
No.
PROTEO
Chi allora? Il suo spirito?
VALENTINO
Neppure.
PROTEO
Che cosa allora?
VALENTINO
Nessuno.
LANCIOTTO
Può un nessuno parlare? Padrone,
gliele suono?
PROTEO
A chi vorresti suonarle?
LANCIOTTO
A nessuno.
PROTEO
Fermati, mascalzone!
LANCIOTTO
Ma, signore, io non le suono a
nessuno. Vi prego...
PROTEO
Falla finita, mariolo! Amico
Valentino, una parola.
VALENTINO
Le mie orecchie son sorde a ogni
buona novella,
tante brutte notizie le hanno
già possedute.
PROTEO
Allora in muto silenzio
seppellirò le mie:
notizie amare, cattive,
spiacevoli.
VALENTINO
È morta Silvia?
PROTEO
Mai più, Valentino!
VALENTINO
Già, mai più Valentino, per
l'adorata Silvia!
Mi è stata infedele?
PROTEO
Mai più, Valentino!
VALENTINO
Mai più Valentino, se Silvia
m'ha tradito!
Insomma, che notizie?
LANCIOTTO
Signore, c'è un editto che fa di
voi un poscritto.
PROTEO
Che fa di te un proscritto - Sì,
è questa la notizia! -
Dalla città, da Silvia, da me
che ti sono amico.
VALENTINO
Oh, di questa pena mi son già
nutrito,
ma questo è troppo, ne farò
indigestione.
Silvia lo sa che mi hanno messo
al bando?
PROTEO
Sì, sì; ed ella ha offerto alla
condanna -
che, se non revocata, resta
valida a tutti gli effetti -
un mare di perle liquefatte che
i più chiamano lacrime:
queste ella ha offerto, ai piedi
del burbero padre suo.
E inginocchiata e in lacrime, la
sua umile persona
si torceva le mani, di un
accattivante candore,
come se appena le avesse
sbiancate il dolore.
Ma né le genuflessioni, né la
purezza di quelle mani protese,
né mesti sospiri, cupi gemiti o
argentei rivoli di pianto
valsero a far breccia in quel
genitore inflessibile.
Se Valentino si farà prendere,
dovrà morire.
Inoltre, l'intercessione di lei
l'ha tanto irritato
quando lei lo supplicava di
farti la grazia -
che l'ha relegata in un'angusta
prigione
con molte aspre minacce di
tenercela a lungo.
VALENTINO
Basta così: a meno che la
prossima parola che ti esce di
bocca
non abbia un effetto letale
sulla mia vita.
Se è così, ti prego,
sussurramela all'orecchio
come lamento funebre pel mio
dolore infinito.
PROTEO
Smetti di lamentare ciò a cui
non c'è rimedio,
e sforzati di trovare rimedio a
ciò che lamenti.
È il tempo che genera e fa
progredire ogni cosa buona.
Se resti qui, non potrai vedere
il tuo amore,
e per di più, restare ti
accorcerà la vita.
Sostegno degli amanti è la
speranza: portala via con te,
fattene un'arma, contro i
pensieri disperati.
Le tue missive giungeranno qui,
pur se sarai lontano
e, inviate a me, saranno
recapitate
nel seno candido dell'amor tuo.
Ora non è il momento di
recriminare.
Vieni, ti accompagnerò oltre la
porta della città;
e prima di dirci addio
discuteremo con calma
tutto ciò che riguarda i tuoi
affari di cuore.
Per l'amore che porti a Silvia -
se non a te stesso -
bada ai rischi che corri, e
vieni ora con me.
VALENTINO
Ti prego, Lanciotto, se vedi il
mio ragazzo,
digli di far presto: mi troverà
alla porta di settentrione.
PROTEO
Va', giovanotto, cerca di
trovarlo. Vieni, Valentino.
VALENTINO
Oh mia diletta Silvia! Infelice
Valentino.
[Escono Valentino e Proteo]
LANCIOTTO
Io non sarò che un ingenuo -
dico bene? - ma ho sale in zucca
bastante da pensare che il
padrone è uno che vuol fare il
furbo: ma fa tutt'uno, visto che
come furbo è veramente unico.
Non c'è al mondo chi sappia che
sono anch'io innamorato, eppure
lo sono; ma nemmeno due pariglie
di cavalli mi strapperebbero un
tal segreto, e nemmeno il nome
di colei che amo. Eppure è una
donna, ma quale donna sarò il
primo a non dirlo, anche se è la
serva del lattaio, anche se non
serve più, visto che l'han bella
e servita le comari, anche se
resta a servizio perché è pur
sempre la serva del suo padrone
e si fa pure pagare. Ha più
qualità d'un cane maltese: più
che abbastanza per una cristiana
nuda e cruda. [Legge da un
foglio] Ecco il catalogo delle
sue qualità. Imprimis: sa
prelevare e trasportare. Beh, un
cavallo non sa far di meglio;
anzi, un cavallo non sa
prelevare ma solo trasportare, e
quindi lei va anche meglio d'una
giumenta.
Item: sa mungere. Gran bella
virtù - dico bene? - in una
serva dalle mani pulite.
[Entra Svelto]
SVELTO
Ehilà, messer Lanciotto! Qual
buon vento vi mena?
LANCIOTTO
Buon vento? Se per questo, la
nave ha già preso il largo.
SVELTO
Eh sì, il tuo viziaccio di
sempre: prendi fischi per
fiaschi. Che novità, in quella
carta?
LANCIOTTO
Le novità più nere che tu abbia
mai sentito.
SVELTO
Come sarebbe, amico? Nere come?
LANCIOTTO
Nere come l'inchiostro,
perdinci!
SVELTO
Fammi un po' leggere.
LANCIOTTO
Accidenti a te, cetriolo! Non
sai mica leggere.
SVELTO
Menti. So farlo.
LANCIOTTO
Ti faccio l'esame. Di' un po':
chi t'ha generato?
SVELTO
Diamine, il figlio di mio nonno.
LANCIOTTO
O illetterato buono a nulla! Il
figlio di tua nonna. Il che
dimostra che non sai leggere.
SVELTO
Dài, scemo che sei! Su, carta
alla mano, mettimi alla prova.
LANCIOTTO
A te. E per San Nicola, sii
svelto.
[Gli dà il foglio]
SVELTO
Imprimis: sa mungere.
LANCIOTTO
Sì, certo che sì.
SVELTO
Item: sa far dell'ottima birra.
LANCIOTTO
Donde il proverbio, "Chi beve
birra campa cent'anni".
SVELTO
Item: sa cucire.
LANCIOTTO
Che è come dire: "È questo il
punto!".
SVELTO
Item: sa scopare.
LANCIOTTO
Scopare? Niente male, la
ragazza! e senza manco usare la
ramazza...
SVELTO
Item: sa usare il ranno ed il
sapone.
LANCIOTTO
Una virtù tutta speciale: così
risparmia le strigliate.
SVELTO
Item: sa filare.
LANCIOTTO
Allora potrei filare a
divertirmi, mentre lei fila per
mantenersi.
SVELTO
Item: ha molte virtù senza nome.
LANCIOTTO
Che è come dire, virtù bastarde,
che non conoscendo i loro padri,
restano senza nome.
SVELTO
Ora vengono i vizi.
LANCIOTTO
Alle calcagna delle virtù.
SVELTO
Item: non va baciata a digiuno,
visto l'alito cattivo.
LANCIOTTO
Beh, un difetto a cui si rimedia
con una colazione. Continua.
SVELTO
Item: è di bocca buona.
LANCIOTTO
Il che compensa l'alito cattivo.
SVELTO
Item: parla dormendo.
LANCIOTTO
Oh, non importa: purché non
dorma parlando.
SVELTO
Item: è di poche parole.
LANCIOTTO
Oh disgraziato, chi ha messo
questo fra i suoi vizi! L'esser
di poche parole è l'unica virtù
di una donna. Ti prego, depenna,
e mettilo al primo posto tra le
virtù.
SVELTO
Item: va in calore.
LANCIOTTO
Via anche questo: è il retaggio
di Eva, non si può mica
toglierglielo.
SVELTO
Item: le mancano i denti.
LANCIOTTO
Neanche questo mi tocca: a me
piacciono le croste.
SVELTO
Item: è mordace.
LANCIOTTO
Meno male: senza denti c'è poco
da mordere.
SVELTO
Item: si attacca alla bottiglia.
LANCIOTTO
Se il vino è buono, fa bene; e
se non lo fa lei lo farò io:
bisogna pur attaccarsi alle cose
buone.
SVELTO
Item: è prodiga.
LANCIOTTO
Di parole non può essere, visto
ch'è scritto che è di poche
parole. Di denaro non può
essere, visto che i cordoni
della borsa li tengo chiusi io.
Beh, potrebbe esserlo di
quell'altra cosa, e lì posso
farci ben poco. Su, va' avanti.
SVELTO
Item: ha più capelli che sale in
zucca, più difetti che capelli,
e più soldi che difetti.
LANCIOTTO
Alto là: me la sposo!
Quest'ultimo articolo me l'ha
fatta prendere e lasciare almeno
due o tre volte. Vuoi
ricapitolare?
SVELTO
Item: ha più capelli che sale in
zucca.
LANCIOTTO
Più capelli che sale in zucca?
Provo a dimostrarlo: il
coperchio della saliera sta
sopra il sale, e quindi val più
del sale; i capelli che copron
la zucca valgono più del sale in
zucca, ché il più sta sempre
sopra al meno. Che c'è ancora?
SVELTO
Ha più difetti che capelli...
LANCIOTTO
Questo sì è mostruoso! Vorrei
che non ci fosse!
SVELTO
E più soldi che difetti.
LANCIOTTO
Beh, la cosa rende appetibili i
difetti. Bene, la faccio mia e,
se si arriva a combinare, dato
che nulla è impossibile...
SVELTO
Ebbene?
LANCIOTTO
Ebbene, allora te lo devo dire:
il tuo padrone ti attende alla
porta di settentrione.
SVELTO
Me?
LANCIOTTO
Proprio te! Ma sì, chi credi di
essere? Ha atteso uomini ben
superiori a te.
SVELTO
E devo andar da lui?
LANCIOTTO
E anche di corsa: ti sei fatto
attendere tanto che la tua
solita andatura non fa più al
caso.
SVELTO
Perché non me l'hai detto
subito? Un cànchero, alle tue
lettere d'amore! [Esce]
LANCIOTTO
Adesso sarà strigliato a dovere
per aver letto la mia lettera.
Un tanghero e un cialtrone, a
ficcare il naso nei segreti
altrui! Gli terrò dietro, voglio
godermela, la punizione del
giovanotto. Esce.
Inizio
pagina
|
|
Entrano il Duca [e] Turione.
DUCA
Ser Turione, non temete,
ella vi amerà,
ora che Valentino è bandito
dal suo cospetto.
TURIONE
Dacché è in esilio lei mi
disprezza più che mai:
ha ricusato la mia
compagnia, e se l'è presa
con me,
tanto che ormai dispero di
farla mia.
DUCA
Questo labile stampo
dell'amore è una figura
intagliata nel ghiaccio, che
in un'ora di calore
in acqua si dissolve e perde
i suoi contorni.
Ci vorrà un po' di tempo a
sciogliere il gelo dei suoi
pensieri,
ma poi l'indegno Valentino
sarà dimenticato.
Entra Proteo.
Ehilà, Ser Proteo! Il tuo
concittadino
è poi partito, secondo il
nostro editto?
PROTEO
Partito, mio buon Duca.
DUCA
Mia figlia si affligge molto
per la sua partenza?
PROTEO
Un po' di tempo, mio Duca,
ne estinguerà l'afflizione.
DUCA
Lo credo anch'io, ma Turione
non la pensa così.
Proteo, la buona opinione
che ho di te -
e dei tuoi meriti mi hai
dato qualche prova -
mi rende ben disposto a
consultarti.
PROTEO
Se mai verrò meno alla
lealtà che devo a Vostra
Grazia,
possa cessare di vivere, e
mai più rivedervi.
DUCA
Tu sai quanto sarei felice
di combinare
il matrimonio fra Ser
Turione e la mia figliola.
PROTEO
Lo so, mio signore.
DUCA
Ed anche, credo, non ti
giunge nuovo
che lei non fa che opporsi
al mio volere.
PROTEO
Certo, mio Duca: finché
c'era Valentino.
DUCA
Sì, ma lei è tanto perversa
da perseverare.
Che si può fare per indurla
a dimenticare
l'amore di Valentino, e
farla amare Ser Turione?
PROTEO
La cosa migliore è diffamare
Valentino,
tacciarlo di malafede,
viltà, bassi natali:
tre cose che le donne
altamente hanno in spregio.
DUCA
Sì, ma lei penserà che lo si
dica in odio a lui.
PROTEO
Certo, se a diffamarlo è un
suo nemico:
per cui è d'uopo che a
parlare, con cognizione di
causa,
sia uno da lei stimato amico
suo.
DUCA
Allora dovrete farlo voi, il
calunniatore.
PROTEO
È questo, mio Duca, che mi
ripugna di fare:
è un tristo ufficio per un
gentiluomo,
specie se ai danni del suo
migliore amico.
DUCA
Laddove una buona parola non
lo può aiutare,
una vostra calunnia non
potrà fargli altro danno:
tal vostro ufficio è
moralmente neutro,
ed il mandante vuol esser
vostro amico.
PROTEO
L'avete vinta, mio signore.
Se riesco nell'intento
di dir qualcosa che sia a
suo detrimento,
lei non continuerà ad amarlo
a lungo.
Ma se l'amore per Valentino
ne sarà sradicato,
non ne consegue che lei
s'innamori di Turione.
TURIONE
Pertanto, se sdipanate il
suo amore da lui
per non ingarbugliarlo - il
che non serve a nessuno -
badate bene a riavvolgerlo
su di me:
il che va fatto sia tessendo
le mie lodi
che disfacendo l'onor di
Valentino.
DUCA
Proteo, osiamo affidarvi
tale impresa
poiché sappiamo - l'ha detto
Valentino -
che siete già fermamente
votato ad Amore
e non potete, lì per lì,
cambiare idea e ad esso
ribellarvi.
Questa è la garanzia che vi
dà accesso
a Silvia, a conferire con
lei liberamente.
Ella è plumbea, depressa,
malinconica
e, per amore dell'amico
vostro, sarà lieta di
vedervi:
e qui potrete indurla,
eloquente come siete,
a odiare il giovane
Valentino e amare il mio
protetto.
PROTEO
Farò tutto quel che posso.
Ma voi, Ser Turione, mancate
di mordente:
dovreste adescarla con del
vischio, impaniarne i
desideri
con dolenti sonetti, le cui
rime ben limate
sian ben ricolme di voti e
di promesse.
DUCA
Vero.
Dono del cielo è la poesia,
e grande il suo potere.
PROTEO
Ditele che sull'altare della
sua beltà
sacrificate lacrime,
sospiri, affetti.
Scrivete fino a prosciugar
l'inchiostro, che poi torni
a fluire
diluito nel pianto, e
componete i versi con
sentimento
tale da illuminare la vostra
dedizione.
Il liuto d'Orfeo aveva per
corde i nervi d'un poeta,
ed il suo aureo tocco
inteneriva acciaio e selce,
rendeva mansuete le tigri,
faceva sì che immensi
leviatani,
lasciassero abissi
insondabili per danzar sulle
spiagge.
Dopo qualche elegia soffusa
di mestizia,
recatevi la notte sotto il
verone della vostra bella
con dolci musicanti, i cui
strumenti
dian voce a lacrimevoli
lamenti: il silenzio
profondo della notte
si addice a dolci note sì
struggenti.
Questo, e nient'altro, potrà
mai conquistarla.
DUCA
Questi precetti dimostrano
che sai cos'è l'amore.
TURIONE
Stanotte metterò in pratica
il consiglio.
Pertanto, Proteo, dolce mio
istruttore,
rechiamoci subito in città
a cercare dei gentiluomini
che sian musici esperti.
Con me ho un sonetto che
servirà allo scopo,
per dar l'avvio al tuo
saggio consiglio.
DUCA
All'opera, signori!
PROTEO
Resteremo con Vostra Grazia
sino a dopo cena
per poi dar corso ai piani
progettati.
DUCA
No, adesso! Vi ritengo
esonerati. Escono.
Inizio
pagina
|