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31-40 81-90 131-140
41-50 91-100 141-154

 

 

I due gentiluomini di Verona - 1590/1595

personaggi

 

 

DUCA di Milano, padre di Silvia
VALENTINO e PROTEO, i due Gentiluomini [di Verona]
ANTONIO, padre di Proteo
TURIONE, uno sciocco [rivale di Valentino]
AGLAMORO, che aiuta Silvia a fuggire

SVELTO, servo [buffone] di Valentino
LANCIOTTO, [idem] di Proteo
PANTINO, famiglio di Antonio
OSTE della locanda che ospita Giulia
FUORILEGGE capitanati da Valentino

GIULIA, [gentildonna di Verona] amata da Proteo
SILVIA, [la figlia del Duca] amata da Valentino
LUCETTA, cameriera di Giulia

Persone del seguito, ancelle, musici, servitori

 

 

 

Qual luce è luce se Silvia non appare?
qual gioia è gioia se Silvia non è lì?
e men di immaginarla a me vicina e far
mia una parvenza di perfezione
se nella notte mi trovo accanto a Silvia
non sento più nemmeno l'usignolo
a men di contemplar Silvia di giorno
non c'è più giorno ch'io voglia contemplare
non vivo più se lei- di me l'essenza-
mi toglie la benigna sua influenza
che mi dà vita , cibo, luce ,affetto
non evito la morte, se fuggo a tal verdetto
se quì mi attardo,corteggio certa morte.
ma dalla vita fuggo, se fuggo dalla corte

 

I due gentiluomini di Verona - 1590/1595

riassunto

 

Da parecchi segni si potrebbe concludere che l'opera fosse stata scritta in fretta; per esempio l'indicazione delle località è erronea (Verona e Padova sono date in luogo di Milano); ma il porre Verona su un corso d'acqua che subisce gli effetti dell'alta e della bassa marea, e il farla comunicare con Milano per acqua può spiegarsi supponendo che in tal caso lo Shakespeare pensasse a Londra e usasse i nomi di Milano e di Verona come semplici etichette: nelle scene comiche del dramma appaiono altre incongruenze che non possono altrimenti spiegarsi, e del resto le figure dei due buffoni Launce e Speed spirano l'ambiente londinese.
L'intreccio è modellato su quello d'una tipica commedia dell'arte, sicchè o Shakespeare usò come fonte un dramma di carattere italiano, quale avrebbe potuto essere La storia di Felice e Filomena (1584-85), o sviluppò in modi derivati da esso una tenue trama quale si trova nella Diana innamorata di Jorge de Montemayor (1521-1561), che di solito si dà come fonte.
Valentino (Valentine) e Proteo (Proteus) sono legati da intima fraterna amicizia, ma la vista di Silvia, figlia del duca di Milano, amata da Valentino, agisce sì fortemente sull'animo di Proteo, che costui dimentica l'amore della propria fidanzata, Giulia (Julia), e tradisce l'amico rivelando al duca l'intenzione di Valentino di rapire Silvia, dal duca destinata al goffo Turio (Thurio). Il generoso Valentino viene sorpreso dal duca e bandito, e nel fuggire da Milano s'imbatte in una banda di Masnadieri che, impressionata favorevolmente da lui e dalla sua posizione, lo elegge suo capitano.

Proteo intanto, sotto specie di persuadere Silvia a dimenticare Valentino in favore di Turio, ottiene, grazie al duca, accesso alla fanciulla, e tenta di corteggiarla per proprio conto, venendone ignominiosamente respinto: a un episodio del corteggiamento assiste Giulia che frattanto, travestita da paggio, è venuta a Milano in cerca del suo amante che la tradisce. Silvia, per evitare le nozze con il detestato Turio, fugge da Milano assistita da Eglamour, un cavaliere che ha fatto voto di castità in seguito alla perdita della sua amata; ma è catturata dai masnadieri (mentre Eglamour si dà poco cavallerescamente alla fuga), e condotta dinanzi al loro capo.

 

Frattanto Proteo giunge per liberarla, e insiste di nuovo nel suo corteggiamento, e, di nuovo respinto, vorrebbe ricorrere alla violenza, quando Valentino, che ha assistito non visto, si fa innanzi e smaschera l'indegno amico.

Questi si pente e chiede perdono, e Valentino, nella sua magnanimità, non solo lo perdona ma gli cederebbe Silvia, allorchè lo svenimento del paggio rivela Giulia, che con tal prova di costanza riconquista il cuore di Proteo. Finalmente il duca concede la figlia a Valentino, e le due coppie promettono di sposarsi lo stesso giorno.

La commedia è un testo giovanile (1593), tra i meno noti e rappresentati, di Shakespeare, una sorta di "prova generale" di uno scrittore in erba, che sperimenta qui un catalogo di idee, caratteri e forme che avranno pieno sviluppo autonomo nei capolavori della maturità. Ciò non significa che il drammaturgo inglese si muova con cautela e circospezione sul solco già tracciato dalla tradizione teatrale: "I due gentiluomini di Verona" appare anzi un repertorio di spunti e intuizioni, eterogenei e innovativi, che precorrono straordinariamente temi e strutture del teatro a venire.

 

Ambientata nella cornice di una corte italiana, terra d'immaginazione, invidiata e sognata culla della cultura umanistica, la trama mette in scena i destini intrecciati di due giovani amici, diversi per temperamento e ambizione, ma legati da antiche complicità, simili e incompatibili: due giovani che in un percorso incrociato di pulsioni, ideali e sacrileghi tradimenti, perverranno infine a ricostruire l'armonia di un'amicizia minacciata dall'amore e dalla brama di gloria.

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Un intreccio romantico, ma non evasivo, dove grazia, estro e fantasia compositiva si coniugano a una riflessione problematica sull'ambiguità delle umane decisioni. Proprio quest'aura romantica, prefigurata nei personaggi, nell'ambientazione e nel tema topico del conflitto tra reale e ideale, ha suggerito il trasferimento della vicenda nel XIX secolo, rievocandone l'atmosfera: luci ed ombre, effusioni appassionate ed eloquenti silenzi, contrasti tonali ed emozionali.

Protagonisti e comparse s'avvicendano sul palco in una serie mobile di scene e scenari, quasi una teoria di "cammei" risolti in se stessi, ma allo stesso tempo quadri di un poliedrico arazzo, dove l'unità è data paradossalmente da una continua metamorfosi, che traduce visivamente la trasformazione interiore di questi eroi mancati di un libretto d'opera.

Una vivace fantasmagoria di sentimenti ambigui ed estremi che il precoce talento dell'autore ha orchestrato abilmente per lusingare il variegato orizzonte d'attesa del pubblico: raffinati palati di corte e più ampie platee. L'odierno allestimento intende raccogliere e rinnovare questo invito, sullo sfondo di una atmosfera romanticamente vibrante e ricca di pathos.

 

 

 

 

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