
Da parecchi segni si potrebbe
concludere che l'opera fosse stata
scritta in fretta; per esempio
l'indicazione delle località è
erronea (Verona e Padova sono date
in luogo di Milano); ma il porre
Verona su un corso d'acqua che
subisce gli effetti dell'alta e
della bassa marea, e il farla
comunicare con Milano per acqua può
spiegarsi supponendo che in tal caso
lo Shakespeare pensasse a Londra e
usasse i nomi di Milano e di Verona
come semplici etichette: nelle scene
comiche del dramma appaiono altre
incongruenze che non possono
altrimenti spiegarsi, e del resto le
figure dei due buffoni Launce e
Speed spirano l'ambiente londinese.
L'intreccio
è modellato su quello d'una tipica
commedia dell'arte, sicchè o
Shakespeare usò come fonte un dramma
di carattere italiano, quale avrebbe
potuto essere La storia di Felice e
Filomena (1584-85), o sviluppò in
modi derivati da esso una tenue
trama quale si trova nella Diana
innamorata di Jorge de Montemayor
(1521-1561), che di solito si dà
come fonte.
Valentino (Valentine) e Proteo (Proteus)
sono legati da intima fraterna
amicizia, ma la vista di Silvia,
figlia del duca di Milano, amata da
Valentino, agisce sì fortemente
sull'animo di Proteo, che costui
dimentica l'amore della propria
fidanzata, Giulia (Julia), e
tradisce l'amico rivelando al duca
l'intenzione di Valentino di rapire
Silvia, dal duca destinata al goffo
Turio (Thurio). Il generoso
Valentino viene sorpreso dal duca e
bandito, e nel fuggire da Milano s'imbatte
in una banda di Masnadieri che,
impressionata favorevolmente da lui
e dalla sua posizione, lo elegge suo
capitano.
Proteo
intanto, sotto specie di persuadere Silvia a
dimenticare Valentino in favore di Turio,
ottiene, grazie al duca, accesso alla
fanciulla, e tenta di corteggiarla per
proprio conto, venendone ignominiosamente
respinto: a un episodio del corteggiamento
assiste Giulia che frattanto, travestita da
paggio, è venuta a Milano in cerca del suo
amante che la tradisce. Silvia, per evitare
le nozze con il detestato Turio, fugge da
Milano assistita da Eglamour, un cavaliere
che ha fatto voto di castità in seguito alla
perdita della sua amata; ma è catturata dai
masnadieri (mentre Eglamour si dà poco
cavallerescamente alla fuga), e condotta
dinanzi al loro capo.
Frattanto Proteo giunge per liberarla, e
insiste di nuovo nel suo corteggiamento, e,
di nuovo respinto, vorrebbe ricorrere alla
violenza, quando Valentino, che ha assistito
non visto, si fa innanzi e smaschera
l'indegno amico.
Questi si pente e chiede perdono, e
Valentino, nella sua magnanimità, non solo
lo perdona ma gli cederebbe Silvia, allorchè
lo svenimento del paggio rivela Giulia, che
con tal prova di costanza riconquista il
cuore di Proteo. Finalmente il duca concede
la figlia a Valentino, e le due coppie
promettono di sposarsi lo stesso giorno.
La commedia è un testo giovanile (1593), tra
i meno noti e rappresentati, di Shakespeare,
una sorta di "prova generale" di uno
scrittore in erba, che sperimenta qui un
catalogo di idee, caratteri e forme che
avranno pieno sviluppo autonomo nei
capolavori della maturità. Ciò non significa
che il drammaturgo inglese si muova con
cautela e circospezione sul solco già
tracciato dalla tradizione teatrale: "I due
gentiluomini di Verona" appare anzi un
repertorio di spunti e intuizioni,
eterogenei e innovativi, che precorrono
straordinariamente temi e strutture del
teatro a venire.
Ambientata
nella cornice di una corte italiana, terra
d'immaginazione, invidiata e sognata culla
della cultura umanistica, la trama mette in
scena i destini intrecciati di due giovani
amici, diversi per temperamento e ambizione,
ma legati da antiche complicità, simili e
incompatibili: due giovani che in un
percorso incrociato di pulsioni, ideali e
sacrileghi tradimenti, perverranno infine a
ricostruire l'armonia di un'amicizia
minacciata dall'amore e dalla brama di
gloria.