Entrano Luciana e Antifolo di Siracusa.
LUCIANA
Può essere tu abbia già scordato
quali siano i doveri di un marito?
Così presto sfiorisce, dunque, Antifolo, l'amore appena dati i primi frutti? Così invece di accrescersi rovina?
Se hai sposato Adriana per denaro,
almeno pei suoi beni usa un riguardo; se ami un'altra, allora fingi un poco,
dissimula il tuo amore in qualche modo;
che mia sorella non ti legga in viso il tuo segreto, o che la lingua stessa
non ti tradisca; parla con dolcezza,
guardala con affetto, il vizio occulta dietro apparenza di virtù; la maschera
sia sempre amabile, per quanto nero il cuore;
e di candore ammanta i tuoi peccati.
Quale bisogno c'è che lei lo sappia?
Quale è il ladro che ostenta i suoi misfatti?
Sarebbe doppio crimine tradirla
la notte e rivelarlo a colazione. La vergogna può essere onorata
senza alcun fondamento, se si è accorti
ma il male che ci fanno si raddoppia con parole offensive. Ahimè, a noi donne,
basta poco per renderci contente:
ci dite che ci amate, e date a un'altra il vostro braccio; a noi basta la manica.
Continuiamo a girare, poverette,
dentro l'orbita vostra; voi potete
farci muovere a vostro piacimento.
Rientra in casa, cognato, sii cortese,
e mostra a mia sorella un po' d'affetto;
non è un delitto fingere, se la dolcezza consente di arrivare a un po' di pace.
ANTIFOLO DI SIRACUSA
Signora, io non conosco il vostro nome,
né so per qual miracolo sappiate
come mi chiamo io. Ma il vostro fascino
e la vostra saggezza vi rivelano più divina che umana: questo so.
Ditemi voi quello che devo fare,
quel che devo pensare; il mio sentire
è grossolano, avvolto negli errori
di una naturadebole, terrena, superficiale: perché mai cercate
di innalzarlo a dispetto dei suoi limiti,
in un regno per me del tutto incognito? Forse siete una dea? Forse potete
insegnarmi a rinascere? D'accordo,
trasformatemi; io a questo non mi oppongo.
Ma finché io rimango quel che sono,
rifiuto quella donna lamentosa,
vostra sorella, come moglie; a lei
non devo nulla; e certo nel suo letto non entrerò, ché è solo a voi che penso.
Non indurmi, sirena, col tuo canto
ad affogare nel mare di lacrime di quella donna; canta per te stessa,
e ti amerò. Quei tuoi capelli d'oro
sciogli sui flutti argentei; in questo letto fra le tue braccia io sarò felice
di giacere, sapendo che la morte
è conquista gloriosa e appagamento. E l'amore, se è effimero e se è beve,
si estingua pure, se a me verrai meno.
LUCIANA
Ma tu sei pazzo! stai farneticando!
ANTIFOLO DI SIRACUSA
Pazzo d'amore, certo. Non so come.
LUCIANA
È una follia che nasce dai tuoi occhi.
ANTIFOLO DI SIRACUSA
Perché ho guardato il sole da vicino.
LUCIANA
Fissa altrove il tuo sguardo, e rinsavisci.
ANTIFOLO DI SIRACUSA
Tanto varrebbe che chiudessi gli occhi
e fissassi le tenebre.
LUCIANA
Perché
dici d'amarmi? Dillo a mia sorella!
ANTIFOLO DI SIRACUSA
A sua sorella!
LUCIANA
Dunque a lei!
ANTIFOLO DI SIRACUSA
Oh, no!
è a te che penso, a te che dei miei occhi
sei la pupilla, il cuore del mio cuore;
quel che mi nutre, quel che spero e bramo. Mio cielo in terra, vero paradiso...
LUCIANA
È a mia sorella che dovresti dirlo.
ANTIFOLO DI SIRACUSA
Prendi tu stessa il nome di sorella:
sono parte di te, ti amerò sempre.
Non hai marito ancora, io non ho moglie; dammi la mano.
LUCIANA
Aspettami un momento:
chiediamo a mia sorella se è d'accordo.
Esce.
Entra Dromio di Siracusa.
ANTIFOLO DI SIRACUSA
Come mai, Dromio, corri così svelto?
DROMIO DI SIRACUSA
Mi conoscete, allora? Sono Dromio? E vostro servo? sono io? me stesso?
ANTIFOLO DI SIRACUSA
Ma sì, sei Dromio, il mio servo, te stesso.
DROMIO DI SIRACUSA
No, sono un asino;
non appartengo a me, ma a una donna;
sono fuori di me.
ANTIFOLO DI SIRACUSA
Fuori di te? Di quale donna parli?
DROMIO DI SIRACUSA
Altro che fuori di me, signore!
Pare che io sia proprietà di una donna,
che sostiene di avere diritti su di me, e mi ossessiona; finirà per mangiarmi in un boccone.
ANTIFOLO DI SIRACUSA
Quali diritti accampa su di te?
DROMIO DI SIRACUSA
Quelli che voi accampate sul vostro cavallo, né più né meno;
e mi corre dietro come una bestia
- voglio dire, non è che lei mi voglia perché sono una bestia: la bestia è lei, e a tutti i costi mi vuole per sé.
ANTIFOLO DI SIRACUSA
Ma chi sarebbe?
DROMIO DI SIRACUSA
Ah, persona di tutto rispetto:
qualunque cosa si dica di lei,
bisogna sempre premettere "con rispetto parlando".
È una ben scarsa fortuna quella che mi aspetta, anche se a ben vedere si tratta di un matrimonio ricco e succulento.
ANTIFOLO DI SIRACUSA
In che senso, succulento?
DROMIO DI SIRACUSA
Nel senso che lei è la sguattera di cucina, tutta unta di grasso;
in mancanza d'altro posso sempre utilizzarla come lampada a olio e illuminarmi la via per scappare più in fretta.
Garantisco che i suoi stracci imbevuti di sego
riscalderebbero la povera Polonia per tutto l'inverno.
E se vive fino al giorno del giudizio, continuerà a bruciare almeno una settimana più a lungo di tutto il resto del mondo.
ANTIFOLO DI SIRACUSA
Ma a vederla, che aspetto ha?
DROMIO DI SIRACUSA
È scura in faccia come le mie scarpe,
ma certo non altrettanto pulita.
Perché? Perché lei suda tanto che nel suo liquame si affonda fino alle caviglie.
ANTIFOLO DI SIRACUSA
Per questo basterebbe un po' d'acqua e sapone.
DROMIO DI SIRACUSA
No, signore, ce l'ha nella pelle:
non basterebbe il diluvio di Noè.
ANTIFOLO DI SIRACUSA
Come si chiama?
DROMIO DI SIRACUSA
Nellina, signore; ma bisognerebbe dire Nellona. Un metro e tre quarti non sarebbero sufficienti a misurare il suo giro di fianchi.
ANTIFOLO DI SIRACUSA
Dunque una creatura di una certa stazza?
DROMIO DI SIRACUSA
Non più lunga dalla testa ai piedi che da un fianco all'altro.
Perfettamente sferica, come il globo.
Volendo, ci si può studiare la geografia,
ché ci si trovano tutti i paesi del mondo.
ANTIFOLO DI SIRACUSA
In quale parte del suo corpo si trova l'Irlanda?
DROMIO DI SIRACUSA
Ah, signore, in fondo alla schiena.
Ci sono certi acquitrini...
ANTIFOLO DI SIRACUSA
E la Scozia?
DROMIO DI SIRACUSA
Nel palmo della mano, arido e roccioso com'è.
ANTIFOLO DI SIRACUSA
La Francia?
DROMIO DI SIRACUSA
Nella fronte, tutta una pustola,
in guerra contro i pochi capelli che ha in testa.
ANTIFOLO DI SIRACUSA
E l'Inghilterra?
DROMIO DI SIRACUSA
Ho cercato qualcosa di bianco che somigliasse a una scogliera,
ma non ho trovato niente del genere.
Ma dovrebbe trovarsi dalla parte del mento,
visto che vi cola un canale d'acque salate
simile a quello che ci divide dalla Francia.
ANTIFOLO DI SIRACUSA
La Spagna?
DROMIO DI SIRACUSA
Mi dispiace, non l'ho vista,
ma ne ho sentito anche troppo l'odore nel suo alito.
ANTIFOLO DI SIRACUSA
Ci sono anche l'America, le Indie?
DROMIO DI SIRACUSA
Come no, padrone:
nel suo naso, ricco di rubini, diamanti, zaffiri,
cadenti a pioggia nella calda cavità della Spagna,
la quale dal canto suo manda intere flotte di galeoni a far bottino nelle sue narici.
ANTIFOLO DI SIRACUSA
E che mi dici del Belgio, dei Paesi Bassi?
DROMIO DI SIRACUSA
Ah, signore, così in basso non ho avuto il coraggio di guardare.
Ma per concludere, questa megera,
che deve pur conoscere un po' di arti divinatorie,
non solo mi reclama per sé, ma mi chiama Dromio, giura che ho promesso di sposarla,
mi ha elencato con precisione certe caratteristiche delle mie parti intime, il segno che ho sulla spalla, il neo sul collo, la verruca sul braccio sinistro
- tanto che, terrorizzato, sono fuggito da lei come fuggirei da una strega: Non fosse per la fede che ho nel cuore, tosto
mi avrebbe trasformato in cagnolino, e mi avrebbe legato giù in cucina,
a girare ben bene il girarrosto.
ANTIFOLO DI SIRACUSA
Corri via, presto, allora, verso il porto,
e guarda un po' se il vento è favorevole.
Io non resto qui a Efeso stanotte.
Se c'è un battello pronto per salpare,
vieni al mercato a dirmelo, ti aspetto
da quelle parti. Tutti ci conoscono,
ed a noi tutto è ignoto: sarà meglio non perder tempo e andarcene di qui.
DROMIO DI SIRACUSA
Fuggo a gambe levate da un orso per salvarmi
così da quella che mi sta addosso per sposarmi.
Esce.
ANTIFOLO DI SIRACUSA
Questa è città di streghe, di misteri:
è dunque tempo che la lasci. Quella
che mi chiama marito, la detesto
con tutta l'anima; invece la sorella, piena com'è di grazia e di parole
dolci e suadenti, mi ha quasi portato
a tradire me stesso. Ma non voglio macchiarmi di una colpa di tal genere;
non udrò più quel canto di sirena.
Entra Angelo con il monile.
ANGELO
Ecco, signor Antifolo.
ANTIFOLO DI SIRACUSA
È il mio nome.
ANGELO
Lo so bene, signore, e qui vi porto
quel monile che prima al Porcospino
dovevo consegnarvi, ma non era
finito ancora.
ANTIFOLO DI SIRACUSA
Che ne dovrei fare?
ANGELO
Quel che volete; io l'ho fatto per voi.
ANTIFOLO DI SIRACUSA
Per me, signore? Io non l'ho ordinato.
ANGELO
Non una volta o due, ma almeno venti!
Ora potete darlo a vostra moglie,
che ne sarà contenta; e questa sera
verrò a trovarvi, e voi mi pagherete.
ANTIFOLO DI SIRACUSA
Meglio per voi riscuotere all'istante;
più tardi non vedreste né il gioiello
né il denaro.
ANGELO
Il signore scherza sempre.
A più tardi.
Esce.
ANTIFOLO DI SIRACUSA
Non so cosa pensare.
Ma nessuno sarebbe tanto sciocco
da rifiutare un regalo del genere.
Gli uomini, qui, non debbono sforzarsi a lavorare; trovano per strada
doni d'oro e d'argento. Me ne vado
al mercato, per incontrare Dromio; poi, col primo battello, via di qua.
Esce.
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