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21-30 71-80 121-130
31-40 81-90 131-140
41-50 91-100 141-154

 

 

La commedia degli errori - 1590/1594

aTTO terzo - Scena PRIMA

 

Entrano Antifolo di Efeso, il suo servo Dromio, Angelo l'orafo, e Balthazar, il mercante.

 

ANTIFOLO DI EFESO

Buon signor Angelo, ci scuserete; ma mia moglie s'infuria se ritardo. Che sono rimasto qui, nella bottega, perché lavoravate al suo monile;
le si può dire, e che lo avrà domani. Ma ecco qui quel furfante che ha il coraggio di raccontare che l'ho malmenato, che lo accusavo di avermi rubato mille scudi, che non mi ricordavo di aver casa né moglie... Eri ubriaco?

DROMIO DI EFESO
Dite quel che volete, lo so io, voi mi avete picchiato, e ne ho le prove, ché se la pelle fosse pergamena, e i colpi inchiostro, la vostra scrittura confermerebbe allora ogni parola.

ANTIFOLO DI EFESO
Tu sei un bel somaro.

DROMIO DI EFESO
Così pare, con tutte le frustate che mi prendo e i torti che mi fanno; e lo vorrei, così risponderei con altri calci, e voi stareste attento alle mie zampe gridando "attenti all'asino"...

ANTIFOLO DI EFESO
Mi sembra, che siate triste, signor Balthazar. Io spero di allietarvi alla mia mensa.

BALTHAZAR
La mensa non importa, è il benvenuto che mi rallegra.

 

ANTIFOLO DI EFESO

E io conto davvero che troverete sulla nostra tavola non solo benvenuti.

 

BALTHAZAR

Carne e pesce si possono trovare dappertutto.

 

ANTIFOLO DI EFESO

Ma anche i complimenti, che son fatti soltanto di parole.

 

BALTHAZAR

Poco cibo, tanta allegria: è questa la ricetta per una festa.

 

ANTIFOLO DI EFESO

Oh sì, se l'invitato non ha pretese e l'ospite è un po' avaro. Io spero accetterete di buon grado quel che vi offro, niente di speciale, ma offerto, questo sì, con tutto il cuore. Un momento: la porta è chiusa. Fai aprire.

 

DROMIO DI EFESO

Nina, Marianna, Betta, Giulia, Rosa!

 

DROMIO DI SIRACUSA (dall'interno)

Bestia, stolto, cappone, idiota, feccia! Va' via da quella porta, o almeno taci. Che vuoi fare, a chiamar tante ragazze, quando una è già di troppo? Via di lì!

 

DROMIO DI EFESO

Che bestia di portiere! C'è il padrone fuori in strada che aspetta!

 

DROMIO DI SIRACUSA (dall'interno)

Digli pure che se ne torni indietro, se non vuole prendersi freddo ai piedi.

 

ANTIFOLO DI EFESO

Chi è che parla lì dentro? Presto, aprite questa porta!

 

DROMIO DI SIRACUSA (dall'interno)

Certo, signore, ditemi perché e io vi dirò allora dove e quando.

 

ANTIFOLO DI EFESO

Quando? Perché? Ma io non ho cenato

 

DROMIO DI SIRACUSA (dall'interno)

E vuole dire che digiunerete. Tornate un po' quando siete invitato.

 

ANTIFOLO DI EFESO

Chi sei tu che pretendi di vietarmi l'ingresso in casa mia?

 

DROMIO DI SIRACUSA (dall'interno)

Sono il portiere, per oggi, almeno; e il mio nome è Dromio.

 

DROMIO DI EFESO

Anche il nome, villano, mi hai rubato, non solo il mio lavoro. A ben vedere, dal primo non ho avuto grande credito, dall'altro solo biasimo; se oggi tu fossi stato Dromio al posto mio, avresti volentieri barattato nome e faccia con quelli di un somaro.

 

Entra Luce, in alto.

 

LUCE

Cos'è questo fracasso? Chi è al portone?

 

DROMIO DI EFESO

Fai entrare il signore.

 

LUCE

È troppo tardi, dillo un po' al tuo padrone.

 

DROMIO DI EFESO

Ti rispondo con un modo di dire: può infilarsi qui dentro il mio bastone?

 

LUCE

Eccoti un altro modo di dire: prova a indovinare!

 

DROMIO DI SIRACUSA (dall'interno)

Brava Luce, hai risposto proprio bene!

 

ANTIFOLO DI EFESO

Mi senti, ora, sciocchina? E dunque apri!

 

LUCE

Oh, credevo di avervi già invitato!

 

DROMIO DI SIRACUSA (dall'interno)

E siete voi che avete detto no!

 

DROMIO DI EFESO

E va bene, coraggio. Ah, che bel Colpo!

 

ANTIFOLO DI EFESO

Sgualdrina, fammi entrare!

 

LUCE

Ah sì? Perché?

 

DROMIO DI EFESO

Su, signore, picchiate a quella porta!

 

LUCE

Forte, più forte, fino a farvi male!

 

ANTIFOLO DI EFESO

Te ne farò pentire, poi, più tardi, se butto giù la porta!

 

LUCE

E perché mai? C'è una gogna in città, che basta e avanza!

 

Entra Adriana, in alto.

 

ADRIANA

Chi è che fa tanto chiasso in casa mia?

 

DROMIO DI SIRACUSA (dall'interno)

Questa vostra città, per dire il vero, è infestata da un sacco di bricconi.

 

ANTIFOLO DI EFESO

Sei arrivata, moglie? Finalmente!

 

ADRIANA

Vostra moglie, pezzente? Andate via!

 

Esce con Luce.

 

DROMIO DI EFESO

Ma se voi ubbidite, mio padrone, cosa resta da fare a un servitore?

 

ANGELO

Io non vedo una mensa, o un benvenuto.

 

BALTHAZAR

Si è discusso qual fosse più importante, fra le due cose, ed ora a mani vuote

eccoci qua.

 

DROMIO DI EFESO

Signore, i vostri ospiti stanno ancora aspettando il benvenuto.

 

ANTIFOLO DI EFESO

C'è qualcosa nell'aria, che ci blocca qui sulla soglia.

 

DROMIO DI EFESO

Voi parlate d'aria, con le vesti leggere che indossiamo? Dentro c'è un pasto caldo, e voi qui fuori restate al freddo: un uomo può infuriarsi come una bestia a vedersi trattare in questo modo!

 

ANTIFOLO DI EFESO

Portami qualcosa, riusciremo a spaccare il chiavistello!

 

DROMIO DI SIRACUSA (dall'interno)

Sì, spacca tutto, e io ti rompo la testa!

 

DROMIO DI EFESO

Cominciamo col rompere il silenzio, ché le parole sono fatte d'aria: meglio con il davanti che col retro!

 

DROMIO DI SIRACUSA (dall'interno)

Sei tu che finirai tagliato a pezzi! E per l'ultima volta, via di qua!

 

DROMIO DI EFESO

Ecco, l'hai detto per l'ultima volta, e dunque fammi entrare.

 

DROMIO DI SIRACUSA (dall'interno)

Certamente, quando gli uccelli non avran più penne, e i pesci non avranno più le pinne!

 

ANTIFOLO DI EFESO

Basta, al lavoro. Dammi un grimaldello.

 

DROMIO DI EFESO

Ma che sarebbe? Un pesce o un uccello? Se è un pesce, via, togliamogli le pinne, se è un uccello spenniamolo; e allora chissà che non riusciamo ad accordarci.

 

ANTIFOLO DI EFESO

Va', presto. Io ti ho detto un grimaldello, una sbarra di ferro. Corri, via!

 

BALTHAZAR

Pazienza, mio signore; non così. Ci rimettete la reputazione, e attirate sospetti sull'onore di vostra moglie, mai fin qui discusso. In breve, voi avete già esperienza di quanto virtuosa sia, e modesta; dev'esserci un motivo a voi ignoto, e senza dubbio lei saprà spiegarvi perché troviamo la porta sbarrata.

Ora ascoltate: andiamo via di qui, a pranzo, alla Taverna della Tigre; poi, verso sera, verrete da solo a chiedere ragione del mistero. Se riuscite a buttare giù la porta, in pieno giorno, davanti alla gente, che commenti malevoli, che lazzi volgari ci farebbero i passanti! Le calunnie poi circolano, rovina delle reputazioni intemerate; vi seguono insidiose nella tomba d'una generazione all'altra; la menzogna  non lascia più la casa ove s'insedia.

 

ANTIFOLO DI EFESO

Avete vinto. Me ne andrò in silenzio, e cercheremo a dispetto di tutto di finir la giornata in allegria. Conosco una ragazza assai socievole, di bell'aspetto, e anche spiritosa, un po' selvaggia, eppure gentilissima; pranzeremo da lei. Questa ragazza, mia moglie spesso mi rimproverava di frequentarla; e giuro, fino a oggi, non era vero affatto. (Ad Angelo) Andate a prendere quel monile, che ormai sarà finito; e portatelo poi al Porcospino: è là che vive. Voglio regalarglielo, non foss'altro che per fare un dispetto a mia moglie. Signore, fate presto. Se a casa mia mi trattano così, troverò qualcun altro che mi accolga.

 

ANGELO

D'accordo, ci sarò, fra circa un'ora.

 

ANTIFOLO DI EFESO

Grazie. Potrà costarmi, questo scherzo.

 

Escono.

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La commedia degli errori - 1590/1593

ATTO terzo - Scena SECONDA

 

Entrano Luciana e Antifolo di Siracusa.

LUCIANA
Può essere tu abbia già scordato quali siano i doveri di un marito? Così presto sfiorisce, dunque, Antifolo, l'amore appena dati i primi frutti? Così invece di accrescersi rovina? Se hai sposato Adriana per denaro, almeno pei suoi beni usa un riguardo; se ami un'altra, allora fingi un poco, dissimula il tuo amore in qualche modo; che mia sorella non ti legga in viso il tuo segreto, o che la lingua stessa non ti tradisca; parla con dolcezza, guardala con affetto, il vizio occulta dietro apparenza di virtù; la maschera sia sempre amabile, per quanto nero il cuore; e di candore ammanta i tuoi peccati.
Quale bisogno c'è che lei lo sappia? Quale è il ladro che ostenta i suoi misfatti? Sarebbe doppio crimine tradirla la notte e rivelarlo a colazione. La vergogna può essere onorata senza alcun fondamento, se si è accorti ma il male che ci fanno si raddoppia con parole offensive. Ahimè, a noi donne, basta poco per renderci contente: ci dite che ci amate, e date a un'altra il vostro braccio; a noi basta la manica.

Continuiamo a girare, poverette, dentro l'orbita vostra; voi potete farci muovere a vostro piacimento. Rientra in casa, cognato, sii cortese, e mostra a mia sorella un po' d'affetto; non è un delitto fingere, se la dolcezza consente di arrivare a un po' di pace.

 

ANTIFOLO DI SIRACUSA
Signora, io non conosco il vostro nome, né so per qual miracolo sappiate come mi chiamo io. Ma il vostro fascino e la vostra saggezza vi rivelano più divina che umana: questo so. Ditemi voi quello che devo fare, quel che devo pensare; il mio sentire è grossolano, avvolto negli errori di una natura debole, terrena, superficiale: perché mai cercate di innalzarlo a dispetto dei suoi limiti, in un regno per me del tutto incognito? Forse siete una dea? Forse potete insegnarmi a rinascere? D'accordo, trasformatemi; io a questo non mi oppongo.

Ma finché io rimango quel che sono, rifiuto quella donna lamentosa, vostra sorella, come moglie; a lei non devo nulla; e certo nel suo letto non entrerò, ché è solo a voi che penso. Non indurmi, sirena, col tuo canto ad affogare nel mare di lacrime di quella donna; canta per te stessa, e ti amerò. Quei tuoi capelli d'oro sciogli sui flutti argentei; in questo letto fra le tue braccia io sarò felice di giacere, sapendo che la morte è conquista gloriosa e appagamento. E l'amore, se è effimero e se è beve, si estingua pure, se a me verrai meno.

 

LUCIANA
Ma tu sei pazzo! stai farneticando!

ANTIFOLO DI SIRACUSA
Pazzo d'amore, certo. Non so come.

LUCIANA
È una follia che nasce dai tuoi occhi.

ANTIFOLO DI SIRACUSA
Perché ho guardato il sole da vicino.
 

LUCIANA
Fissa altrove il tuo sguardo, e rinsavisci.

ANTIFOLO DI SIRACUSA
Tanto varrebbe che chiudessi gli occhi e fissassi le tenebre.
 

LUCIANA
Perché dici d'amarmi? Dillo a mia sorella!

ANTIFOLO DI SIRACUSA
A sua sorella!

LUCIANA
Dunque a lei!

ANTIFOLO DI SIRACUSA
Oh, no! è a te che penso, a te che dei miei occhi sei la pupilla, il cuore del mio cuore; quel che mi nutre, quel che spero e bramo. mio cielo in terra, vero paradiso...

LUCIANA
È a mia sorella che dovresti dirlo.

ANTIFOLO DI SIRACUSA
Prendi tu stessa il nome di sorella: sono parte di te, ti amerò sempre. Non hai marito ancora, io non ho moglie; dammi la mano.
 

LUCIANA
Aspettami un momento: chiediamo a mia sorella se è d'accordo.

 

Esce.
Entra Dromio di Siracusa.
 

ANTIFOLO DI SIRACUSA
Come mai, Dromio, corri così svelto?

DROMIO DI SIRACUSA
Mi conoscete, allora? Sono Dromio? E vostro servo? sono io? me stesso?
 

ANTIFOLO DI SIRACUSA
Ma sì, sei Dromio, il mio servo, te stesso.

DROMIO DI SIRACUSA
No, sono un asino; non appartengo a me, ma a una donna; sono fuori di me.

ANTIFOLO DI SIRACUSA
Fuori di te? Di quale donna parli?

DROMIO DI SIRACUSA
Altro che fuori di me, signore! Pare che io sia proprietà di una donna, che sostiene di avere diritti su di me, e mi ossessiona; finirà per mangiarmi in un boccone.

ANTIFOLO DI SIRACUSA
Quali diritti accampa su di te?

DROMIO DI SIRACUSA
Quelli che voi accampate sul vostro cavallo, né più né meno; e mi corre dietro come una bestia, voglio dire, non è che lei mi voglia perché sono una bestia: la bestia è lei, e a tutti i costi mi vuole per sé.

ANTIFOLO DI SIRACUSA
Ma chi sarebbe?

DROMIO DI SIRACUSA
Ah, persona di tutto rispetto: qualunque cosa si dica di lei, bisogna sempre premettere "con rispetto parlando".

È una ben scarsa fortuna quella che mi aspetta, anche se a ben vedere si tratta di un matrimonio ricco e succulento.

ANTIFOLO DI SIRACUSA
In che senso, succulento?


DROMIO DI SIRACUSA
Nel senso che lei è la sguattera di cucina, tutta unta di grasso; in mancanza d'altro posso sempre utilizzarlacome lampada a olio e illuminarmi la via per scappare più in fretta. Garantisco che i suoi stracci imbevuti di sego riscalderebbero la povera Polonia per tutto l'inverno. E se vive fino al giorno del giudizio, continuerà a bruciare almeno una settimana più a lungo di tutto il resto del mondo.


ANTIFOLO DI SIRACUSA
Ma a vederla, che aspetto ha?

DROMIO DI SIRACUSA
È scura in faccia come le mie scarpe, ma certo non altrettanto pulita. Perché? Perché lei suda tanto che nel suo liquame si affonda fino alle caviglie.

ANTIFOLO DI SIRACUSA
Per questo basterebbe un po' d'acqua e sapone.


DROMIO DI SIRACUSA
No, signore, ce l'ha nella pelle: non basterebbe il diluvio di Noè.
 

ANTIFOLO DI SIRACUSA
Come si chiama?

DROMIO DI SIRACUSA
Nellina, signore; ma bisognerebbe dire Nellona. Un metro e tre quarti non sarebbero sufficienti a misurare il suo giro di fianchi.

ANTIFOLO DI SIRACUSA
Dunque una creatura di una certa stazza?

DROMIO DI SIRACUSA
Non più lunga dalla testa ai piedi che da un fianco all'altro. Perfettamente sferica, come il globo. Volendo, ci si può studiare la geografia, ché ci si trovano tutti i paesi del mondo.

ANTIFOLO DI SIRACUSA
In quale parte del suo corpo si trova l'Irlanda?

DROMIO DI SIRACUSA
Ah, signore, in fondo alla schiena. Ci sono certi acquitrini...

ANTIFOLO DI SIRACUSA
E la Scozia?

DROMIO DI SIRACUSA
Nel palmo della mano, arido e roccioso com'è.

ANTIFOLO DI SIRACUSA
La Francia?

DROMIO DI SIRACUSA
Nella fronte, tutta una pustola, in guerra contro i pochi capelli che ha in testa.

ANTIFOLO DI SIRACUSA
E l'Inghilterra?

DROMIO DI SIRACUSA
Ho cercato qualcosa di bianco che somigliasse a una scogliera, ma non ho trovato niente del genere. Ma dovrebbe trovarsi dalla parte del mento, visto che vi cola un canale d'acque salate simile a quello che ci divide dalla Francia.

ANTIFOLO DI SIRACUSA
La Spagna?

DROMIO DI SIRACUSA
Mi dispiace, non l'ho vista, ma ne ho sentito anche troppo l'odore nel suo alito.

ANTIFOLO DI SIRACUSA
Ci sono anche l'America, le Indie?

DROMIO DI SIRACUSA
Come no, padrone: nel suo naso, ricco di rubini, diamanti, zaffiri, cadenti a pioggia nella calda cavità della Spagna, la quale dal canto suo manda intere flotte di galeoni a far bottino nelle sue narici.

ANTIFOLO DI SIRACUSA
E che mi dici del Belgio, dei Paesi Bassi?

DROMIO DI SIRACUSA
Ah, signore, così in basso non ho avuto il coraggio di guardare. Ma per concludere, questa megera, che deve pur conoscere un po' di arti divinatorie, non solo mi reclama per sé, ma mi chiama Dromio, giura che ho promesso di sposarla, mi ha elencato con precisione certe caratteristiche delle mie parti intime, il segno che ho sulla spalla, il neo sul collo, la verruca sul braccio sinistro tanto che, terrorizzato, sono fuggito da lei come fuggirei da una strega: Non fosse per la fede che ho nel cuore, tosto mi avrebbe trasformato in cagnolino, e mi avrebbe legato giù in cucina, a girare ben bene il girarrosto.

ANTIFOLO DI SIRACUSA
Corri via, presto, allora, verso il porto, e guarda un po' se il vento è favorevole. Io non resto qui a Efeso stanotte. Se c'è un battello pronto per salpare, vieni al mercato a dirmelo, ti aspetto da quelle parti. Tutti ci conoscono, ed a noi tutto è ignoto: sarà meglio non perder tempo e andarcene di qui.

DROMIO DI SIRACUSA
Fuggo a gambe levate da un orso per salvarmi così da quella che mi sta addosso per sposarmi.

 

Esce.


ANTIFOLO DI SIRACUSA
Questa è città di streghe, di misteri: è dunque tempo che la lasci. Quella che mi chiama marito, la detesto con tutta l'anima; invece la sorella, piena com'è di grazia e di parole dolci e suadenti, mi ha quasi portato a tradire me stesso. Ma non voglio macchiarmi di una colpa di tal genere; non udrò più quel canto di sirena.

Entra Angelo con il monile.

ANGELO
Ecco, signor Antifolo.

ANTIFOLO DI SIRACUSA
È il mio nome.

ANGELO
Lo so bene, signore, e qui vi porto quel monile che prima al Porcospino dovevo consegnarvi, ma non era finito ancora.

ANTIFOLO DI SIRACUSA
Che ne dovrei fare?
 

ANGELO
Quel che volete; io l'ho fatto per voi.

ANTIFOLO DI SIRACUSA
Per me, signore? Io non l'ho ordinato.

ANGELO
Non una volta o due, ma almeno venti! Ora potete darlo a vostra moglie, che ne sarà contenta; e questa sera verrò a trovarvi, e voi mi pagherete.

ANTIFOLO DI SIRACUSA
Meglio per voi riscuotere all'istante; più tardi non vedreste né il gioiello né il denaro.

ANGELO
Il signore scherza sempre. A più tardi.

 

Esce.

ANTIFOLO DI SIRACUSA
Non so cosa pensare. Ma nessuno sarebbe tanto sciocco da rifiutare un regalo del genere. Gli uomini, qui, non debbono sforzarsi a lavorare; trovano per strada doni d'oro e d'argento. Me ne vado al mercato, per incontrare Dromio; poi, col primo battello, via di qua.

 

Esce.