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Introduzione

1-10 51-60 101-110
11-20 61-70 111-120
21-30 71-80 121-130
31-40 81-90 131-140
41-50 91-100 141-154

 

 

La commedia degli errori - 1590/1594

Atto quinto - Scena unica

 

Entrano il secondo mercante e Angelo l'orafo.

 

ANGELO

Mi dispiace di avervi trattenuto, ma vi giuro, gli ho dato la catena anche se disonestamente ora lo nega.

 

SECONDO MERCANTE

Quale reputazione ha qui in città?

 

ANGELO

Eccellente, signore, a dire il vero; gode di un vasto credito, secondo a nessuno che viva in questi luoghi. La sua parola, penso, basterebbe a procurargli tutti i miei averi.

 

SECONDO MERCANTE

Piano: mi pare stia venendo qui.

 

Entrano di nuovo Antifolo di Siracusa e Dromio di Siracusa.

 

ANGELO

È vero; ed ha sul petto la catena, proprio quella che nega io gli abbia dato. Restate accanto a me; voglio parlargli. Signor Antifolo, mi sembra molto strano che tanto mi mettiate in imbarazzo, e tanto vi copriate di vergogna, negando con proteste e giuramenti di avere la catena che portate poi con somma impudenza intorno al collo. A parte che rischiate la prigione, voi fate torto a questo galantuomo che, non fosse per questa controversia, ormai veleggerebbe in alto mare. Negate dunque ancora che vi ho dato questa catena?

 

ANTIFOLO DI SIRACUSA

Non l'ho mai negato.

 

SECONDO MERCANTE

Sì, l'avete giurato e spergiurato!

 

ANTIFOLO DI SIRACUSA

Ma chi sostiene che avrei detto il falso?

 

SECONDO MERCANTE

L'ho sentito con queste orecchie, e voi ben lo sapete. Non vi vergognate di stare in mezzo alle persone oneste?

 

ANTIFOLO DI SIRACUSA

Queste accuse villane io le respingo, posso provarvi subito che sono una persona onesta ed onorata, se ne avete il coraggio.

 

SECONDO MERCANTE

Certamente, e ripeto che siete un mascalzone. Sguainano le spade.

Entrano Adriana, Luciana, la prostituta e altri.

 

ADRIANA

Fermi, è pazzo; non fategli del male. Qualcuno gli si accosti, gli sottragga la spada; anche Dromio va legato; poi portateli entrambi a casa mia.

 

DROMIO DI SIRACUSA

Sul correte, padrone, via di qua! Rifugiamoci qui, in questa abbazia. Entriamo, presto, o saremo perduti.

 

Escono Antifolo di Siracusa e Dromio di Siracusa, verso l'abbazia.

Entra Emilia, la Priora.

 

PRIORA

Silenzio, gente! Perché tanta folla?

 

ADRIANA

Cerchiamo mio marito, che è impazzito. Fateci entrare, dobbiamo legarlo per riportarlo a casa, nell'attesa della sua guarigione.

 

ANGELO

Lo sapevo, il poveretto era fuori di sé.

 

SECONDO MERCANTE

Mi spiace ora di averlo sfidato.

 

PRIORA

Da quanto tempo è in queste condizioni?

 

ADRIANA

Tutta la settimana è stato triste, molto, molto diverso dal suo solito; ma gli accessi violenti di follia li ha avuti solo questo pomeriggio.

 

PRIORA

Forse ha perso denaro in un naufragio? È in lutto per la morte di un amico? O lo consuma una passione illecita? Accade a molti giovani che, incauti, lascian vagare intorno i loro sguardi. Quale fra queste pene lo ha colpito?

 

ADRIANA

Nessuna, penso, eccetto forse l'ultima: un amore, una tresca, che lo spinge spesso ad abbandonare la sua casa.

 

PRIORA

Dovevate rimproverarlo, in questo caso.

 

ADRIANA

E così ho fatto.

 

PRIORA

Ma non abbastanza.

 

ADRIANA

Tanto quanto modestia consentiva.

 

PRIORA

Forse in privato.

 

ADRIANA

Anche di fronte agli altri.

 

PRIORA

Non abbastanza, ho detto.

 

ADRIANA

Veramente non avevamo altro argomento. A letto non dormiva, perché ne riparlavo; a tavola impedivo che mangiasse; apertamente se eravamo soli, in modo più allusivo in compagnia. Io gli dicevo sempre che era un mostro.

 

PRIORA

Ecco dunque perché l'uomo è impazzito. Più velenosi di un cane idrofobo son gli strepiti di una donna in preda alla gelosia. Gli hai impedito il sonno, e la sua mente ne ha sofferto. Il cibo gli condivi con rimproveri; cattiva digestione può portare forti attacchi di febbre; e che è la febbre se non accesso di follia? Tu dici che gli turbavi anche i suoi passatempi; senza riposo, o sana distrazione non resta che l'umore malinconico, parente stretto della tetra angoscia, e la segue un esercito di affanni, di pallidi disordini nemici d'ogni forma di vita. Togli cibo, piaceri, ed ogni forma di riposo; chi non impazzirebbe, uomo o animale?  Con la tua gelosia, in poche parole, hai condotto il tuo sposo alla follia.

 

LUCIANA

Ma lo rimproverava con dolcezza, e lui si comportava da villano!

(Ad Adriana) Perché ti lasci dire queste cose così ingiuste? perché non ti difendi?

 

ADRIANA

No. Mi ha fatto capire la mia colpa. Entrate, buona gente, andate a prenderlo.

 

PRIORA

Nessuno può varcare questa soglia.

 

ADRIANA

Che lo portino fuori i vostri servi.

 

PRIORA

Nemmeno. Ha chiesto asilo in questo chiostro ed è al sicuro dalle vostre mani finché io non riesca a farlo ritornare alla ragione, o fino a che non scopra che tutte le mie cure sono vane.

 

ADRIANA

Ma curerò io stessa mio marito, sarò la sua infermiera, è mio dovere, e nessuno potrà sostituirmi. Voglio portarlo a casa, ve ne prego.

 

PRIORA

Devi avere pazienza. Non permetto che si muova finché non ho provato tutti i mezzi che ho a mia disposizione, droghe, infusi, tisane salutari e le sante preghiere, che lo rendano perfettamente sano come un tempo. Sono questi i doveri del mio ordine: dunque vattene, e lascialo con me.

 

ADRIANA

Non lo farò, non lascio mio marito. Separare gli sposi non mi sembra faccia parte del vostro santo uffizio.

 

PRIORA

Vai pure in pace: tanto non lo avrai.

 

Esce.

 

LUCIANA (ad Adriana)

Parla al Duca, lamentati con lui di questa crudeltà.

 

ADRIANA

Sì, andiamo insieme: io m'inginocchierò davanti a lui, e non mi rialzerò finché le lacrime e le preghiere non lo avranno spinto a venire in persona a questo luogo e a prendere di forza mio marito.

 

SECONDO MERCANTE

Credo siano le cinque. E Duca stesso scenderà presto in questa tetra valle luogo di morte per i condannati, laggiù, dietro i fossati del convento.

 

ANGELO

Ma per quale motivo?

 

SECONDO MERCANTE

Per vedere l'esecuzione di un Siracusano, un mercante ben degno di rispetto che sfortunatamente è qui approdato, contro le leggi di questa città: e per questo verrà decapitato.

 

ANGELO

Eccoli infatti. Saremo presenti a questa esecuzione.

 

LUCIANA

Su, inginocchiati prima che passi oltre l'abbazia.

 

Entrano Solino, il Duca di Efeso, e Egeone, il Mercante di Siracusa, a testa nuda, con il boia, e altre guardie.

 

DUCA

Sia proclamato per l'ultima volta: se la somma è versata da un amico, non morirà: egli è caro al nostro cuore.

 

ADRIANA

Chiedo giustizia, Duca venerato, contro la Priora!

 

DUCA

È donna virtuosa: io non credo che ti abbia fatto torto.

 

ADRIANA

Vostra Grazia, ascoltate. Mio marito, Antifolo, che ho eletto mio signore e su vostro consiglio, è stato colto quest'oggi da un accesso di follia. Furioso, tutto il giorno per le strade è corso all'impazzata, col suo servo non più savio di lui, recando danno e offese ai cittadini, penetrando nelle case e razziando anelli e gemme, tutto quel che attirava la sua furia. Già una volta l'ho fatto ben legare e riportare a casa, mentre andavo a riparare le sue malefatte. Ma a un tratto, e non so con quali mezzi, di forza si è sottratto ai suoi custodi insieme al servo pazzo; e con le spade sguainate e con cipiglio spaventoso, quando ci ha visto si è precipitato contro di noi. Richiesto qualche aiuto, siamo tornati qui ad assicurarci che fossero legati nuovamente; ma sono entrati nel convento, e adesso la Priora ha fatto chiudere le porte e ci vieta di prenderlo, rifiuta di farlo uscire. Duca, un vostro ordine potrà restituirmi mio marito e consentirmi di curarlo.

 

DUCA

Un tempo si è battuto il tuo sposo al mio servizio, e ti ho dato parola di sovrano, quando l'hai scelto a sire del tuo letto, che avrebbe sempre avuto il mio favore. Qualcuno bussi all'uscio del convento, e si inviti la Priora a presentarsi davanti a me, ché voglio sistemare la questione qui e subito.

 

Entra un Messo.

 

MESSO

Signora, fuggite, presto, mettetevi in salvo! Il padrone e il suo servo son fuggiti, han picchiato le ancelle, incatenato il povero dottore, e la sua barba han bruciacchiato con tizzoni ardenti; poi han spento la fiamma rovesciandogli grandi secchi di liquido melmoso sulla faccia; il padrone ora gli dice d'aver pazienza, e il servo con le forbici lo tosa come se fosse un buffone; certo, se non venite in suo soccorso, ammazzeranno il povero esorcista.

 

ADRIANA

Che dici, sciocco, il servo ed il padrone sono qui tutti e due, tu dici il falso.

 

MESSO

Signora, ve lo giuro, non respiro neanche dal momento in cui l'ho visto. È furibondo e giura, se vi prende, che con la fiamma vuole sfigurarvi. Grida dall'interno. Ecco, ecco, lo sento! Su, fuggite!

 

DUCA

Resta qui, accanto a me, senza paura. Alabardieri!

 

ADRIANA

Ma sì, è mio marito! Vi dico io, va in giro dappertutto ubiquo ed invisibile; poc'anzi nell'abbazia, e ora qui davanti: non può spiegarlo la ragione umana.

 

Entrano Antifolo di Efeso e Dromio di Efeso.

 

ANTIFOLO DI EFESO

Chiedo giustizia, mio grazioso Duca, in nome dei servigi che ti ho reso combattendo e salvandoti la vita a costo di ferite. Per il sangue che ho versato per te, chiedo giustizia.

 

EGEONE (a parte)

Se non è la paura della morte che mi ottenebra i sensi, io vedo Antifolo, mio figlio, e Dromio.

 

ANTIFOLO DI EFESO

Sì, chiedo giustizia, signore, e proprio contro quella donna che tu un giorno mi hai dato come sposa e che oggi stesso mi ha disonorato, all'oltraggio aggiungendo atroci insulti con impudenza che non so descrivere e che è al di là di ogni immaginazione.

 

DUCA

Dimmi tutto, e vedrai che sarò giusto.

 

ANTIFOLO DI EFESO

Quest'oggi, mio signore, mi ha lasciato fuori dall'uscio, mentre in casa mia lei si dava bel tempo con gentaglia.

 

DUCA

L'accusa è grave: la confermi, donna?

 

ADRIANA

No, signore. Egli stesso, e mia sorella, hanno pranzato in casa, insieme a me. Posso giurarlo sulla vita eterna.

 

LUCIANA

Che non veda la luce, che non dorma la notte, mio signore: ha detto il vero.

 

ANGELO (a parte)

Che donna svergognata! Sono entrambe bugiarde, in questo è il pazzo che ha ragione.

 

ANTIFOLO DI EFESO

Mio sovrano, so bene quel che dico, non mi confonde il vino né la collera mi annebbia, anche se i torti che ho subito farebbero impazzire anche chi è savio. Questa donna mi ha chiuso fuori casa, e il gioielliere, qui, può confermarlo, a meno che non sia dalla sua parte. Era con me, ci siamo separati ché doveva portare una catena al Porcospino, dove stavo a pranzo con Balthazar, ma alla fine del pasto, non avendolo visto, vo a cercarlo, e per la strada, insieme a quel signore, lo incontro, quel bugiardo; si permette di gridare che io avevo la catena, mentre Dio sa che non l'avevo vista. Così vengo arrestato e consegnato a una guardia; ubbidisco, e intanto mando il servo a casa a prendere dei soldi che invece non mi porta. Chiedo allora gentilmente alla guardia che si vada tutti insieme un momento a casa mia; ma per via chi incontriamo? sì, mia moglie, sua sorella, e una banda di vigliacchi, fra i quali un certo Pinch, trista figura, una specie di scheletro ambulante, un saltimbanco, che so, un indovino, di quelli che ti guardano con occhi famelici e infossati, un morto-vivo, che come niente fosse si qualifica come esorcista, mi fissa negli occhi, mi tasta il polso, accosta alla mia faccia quel suo ceffo spettrale che una faccia non può certo chiamarsi, e a tutti strepita che sono posseduto da un demonio. Tutti allora si son buttati addosso a me, mi hanno legato e trascinato a un'umida cantina, abbandonandomi lì col mio servo, anche lui ben legato, finché, a furia di morsi, son riuscito a spezzare le corde e a scappar via. Riconquistata la mia libertà, sono corso ai tuoi piedi, a supplicarti che mi sia resa ampia soddisfazione della vergogna indegna che ho subìto.

 

ANGELO

Signore, invero, fino a un certo punto posso testimoniarlo: a casa sua non ha pranzato, e la porta era chiusa.

 

DUCA

Ma aveva avuto la catena, o no?

 

ANGELO

Sì, mio signore, e quando è corso qui questa gente l'ha vista sul suo petto.

 

SECONDO MERCANTE (ad Antifolo)

Di più: ho sentito con queste mie orecchie quando lo ammettevate, mentre prima lo avevate negato giù al mercato; per questo vi ho assalito con la spada, e siete corso dentro l'abbazia, da dove, penso, siete poi uscito grazie a un vero miracolo.

Inizio pagina

 

ANTIFOLO DI EFESO

Ma io non ho mai messo piede in quel convento, la vostra spada non mi ha minacciato, non ho visto catene, e lo sa Dio che tutte queste storie sono false.

 

DUCA

Che groviglio di accuse! Forse tutti hanno bevuto alla coppa di Circe. Se fosse entrato, ci sarebbe ancora. Se fosse pazzo, non mi pregherebbe con tanta calma. (Ad Adriana) Dici che ha pranzato a casa, ma lo nega il gioielliere.

(A Dromio) E il servo, che ne dice?

 

DROMIO DI EFESO

Mio signore, ha pranzato con quella, al Porcospino.

 

PROSTITUTA

È vero, e mi ha strappato anche l'anello.

 

ANTIFOLO DI EFESO

Giusto, signore: l'ho avuto da lei.

 

DUCA

E tu l'hai visto andare all'abbazia?

 

PROSTITUTA

Sicuro, come vedo Vostra Grazia.

 

DUCA

È ben strano. Chiamate qui la Priora. Siete tutti sconvolti, o tutti pazzi.

 

Esce uno a cercare la Priora.

 

EGEONE

Potentissimo Duca, permettete. Forse vedo un amico che la vita potrà salvarmi, e pagare il riscatto.

 

DUCA

Di' pure quel che vuoi, Siracusano.

 

EGEONE

Il vostro nome non è forse Antifolo? e quello non è il vostro servo Dromio?

 

DROMIO DI EFESO

Ero proprio legato al suo servizio, meno di un'ora fa; poi, grazie a lui, che ha spezzato le corde coi suoi denti, sono Dromio, uno schiavo liberato.

 

EGEONE

Penso mi ricordiate tutti e due.

 

DROMIO DI EFESO

Ricordiamo noi stessi, grazie a voi, ché eravamo legati in questo modo. Siete anche voi per caso fra i pazienti del dottor Pinch?

 

EGEONE

Perché voi mi guardate come un estraneo? Voi mi conoscete.

 

ANTIFOLO DI EFESO

Non vi ho mai visto, fino a poco fa.

 

EGEONE

Oh, è il dolore che mi ha trasformato, e chissà quali sfregi la deforme mano del tempo ha impresso sul mio volto. Dimmi, ricordi almeno la mia voce?

 

ANTIFOLO DI EFESO

No.

 

EGEONE

E tu, Dromio?

 

DROMIO DI EFESO

Nemmeno io, signore.

 

EGEONE

Eppure sono certo del contrario.

 

DROMIO DI EFESO

Invece io no: e poi, qualunque cosa vi si dica, voi siete ora costretto ad accettarla.

 

EGEONE

Non ricorda neppure la mia voce. Com'è spietato il tempo, che ha ferito e spezzato la mia povera lingua, se in soli sette anni il mio figliolo, il solo che mi resta, non conosce i miei deboli accenti, ora distorti dagli affanni e dal pianto. Questo volto, così segnato, è certo ora nascosto dal nevischio invernale, che lo imbianca e gli toglie ogni linfa, e gela il sangue. Pure ho qualche barlume di memoria nel buio della mente, agli occhi miei quasi spenti rimane fioca luce, e le mie orecchie colgono, pur stanche, deboli echi: non posso sbagliare, tu sei mio figlio Antifolo, lo so.

 

ANTIFOLO DI EFESO

Mio padre? io non l'ho mai conosciuto.

 

EGEONE

Sette anni fa, ragazzo, a Siracusa, sai bene che ci siamo separati. Ma forse ti vergogni a riconoscere un padre in questa triste situazione.

 

ANTIFOLO DI EFESO

Lo sanno il Duca, e quanti mi conoscono: non ho mai messo piede a Siracusa.

 

DUCA

Per vent'anni, mercante, sono stato come un padre per lui: a Siracusa non c'è mai stato. Non sarà il pericolo a farti vaneggiare, o la vecchiaia?

 

Entrano Emilia la Priora, con Antifolo di Siracusa e Dromio di Siracusa.

 

PRIORA

Ecco, Duca, un uomo che ha subìto molte offese, e che a torto hanno accusato. Tutti si precipitano a guardare.

 

ADRIANA

O la vista m'inganna, o due mariti vedo davanti a me.

 

DUCA

Di questi due l'uno dell'altro è spirito. Ma quale? quale sarebbe l'uomo in carne ed ossa, quale lo spettro? e chi può decifrarli?

 

DROMIO DI SIRACUSA

Io sono Dromio, sire. Allontanatelo!

 

DROMIO DI EFESO

Io sono Dromio, fatemi restare!

 

ANTIFOLO DI SIRACUSA

E tu sei Egeone? o il suo fantasma?

 

DROMIO DI SIRACUSA

Il mio vecchio padrone? Ma chi mai lo ha legato così?

 

PRIORA

Chiunque sia, spezzerò quei legami, e liberandolo ritroverò un marito. Parla, vecchio Egeone. Hai avuto tu una moglie di nome Emilia, che un tempo ti ha dato due bei figlioli nello stesso parto? Se sei quell'Egeone, te ne prego, rivolgi una parola a quella Emilia.

 

DUCA

Ah, la storia che ho udito stamattina comincia a avere un senso. I due fratelli sono identici, e due sono gli schiavi, ma sembrano uno solo a chi li guarda. Poi, la storia famosa del naufragio... Son questi i genitori di quei bimbi oggi riuniti qui per accidente.

 

EGEONE

Se io non sto sognando, sei Emilia. E se lo sei, ti prego, che è accaduto del figlio che è rimasto accanto a te, su quella zattera fatale?

 

PRIORA

Lui e io e l'altro Dromio, siamo stati tratti in salvo da una nave di Epidamno. Uomini di Corinto, con violenza hanno però rapito i due fanciulli lasciandomi con quelli di Epidamno. Ignoro cosa sia accaduto a loro. La mia sorte la vedi, è questo chiostro.

 

DUCA (ad Antifolo di Siracusa)

Dunque, Antifolo, vieni da Corinto.

 

ANTIFOLO DI SIRACUSA

Ma no, signore. Io, da Siracusa.

 

DUCA

Scostatevi, così non vi distinguo.

 

ANTIFOLO DI EFESO

Sono io, sire, quello di Corinto.

 

DROMIO DI EFESO

E io con lui.

 

ANTIFOLO DI EFESO

Condotti a questi lidi da un famoso guerriero, Menafone, che era vostro zio.

 

ADRIANA

Si può sapere chi ha pranzato con me quest'oggi?

 

ANTIFOLO DI SIRACUSA

Io, mia gentile signora.

 

ADRIANA

E voi non siete mio marito?

 

ANTIFOLO DI EFESO

Direi proprio di no.

 

ANTIFOLO DI SIRACUSA

Lo dico anch'io: ma lei così credeva, e questa gentildonna, sua sorella, mi ha chiamato fratello.

(A Luciana) Quel che ho detto spero presto poterlo dimostrare, se non è un sogno quel che vedo e sento.

 

ANGELO

E questa è la catena che vi ho dato.

 

ANTIFOLO DI SIRACUSA

Penso di sì, non sarò io a negarlo.

 

ANTIFOLO DI EFESO

E per questo mi avete incarcerato.

 

ANGELO

Credo di sì, di certo non lo nego.

 

ADRIANA (ad Antifolo di Efeso)

Ho affidato il denaro del riscatto a Dromio, che però non te l'ha dato.

 

DROMIO DI EFESO

Non ero io.

 

ANTIFOLO DI SIRACUSA

A me è giunta questa borsa, il mio Dromio l'ha consegnata a me. Noi parlavamo con il nostro servo, ma era il servo dell'altro, e si credeva ch'io fossi lui, e che lui fosse me... È di qui che son nati tanti equivoci.

 

ANTIFOLO DI EFESO

Verso questi ducati per mio padre.

 

DUCA

Non è più necessario, è un uomo libero.

 

PROSTITUTA

Signore, io aspetto sempre quell'anello.

 

ANTIFOLO DI EFESO

Certo, prendete, e grazie del conforto.

 

PRIORA

Nobilissimo Duca, compiacetevi di venire con noi nell'abbazia, e di ascoltare un pieno resoconto delle nostre sventure. Ed anche voi, che siete ora riuniti in questo luogo, e che avete sofferto per gli equivoci di questo strano giorno, accompagnateci: tutti infine saranno soddisfatti. Ho sofferto per voi trentatré anni, per voi, figlioli, senza mai sgravarmi di questo peso, di questo travaglio. Il Duca mio marito, i miei due figli, e anche voi due, vivente calendario della nascita loro, insieme a me, celebrerete un giorno di battesimo. Dopo tanto dolore, una rinascita.

 

DUCA

Sarò ben lieto di esservi padrino.

 

Escono tutti, tranne i due Dromi e i due fratelli Antifoli.

 

DROMIO DI SIRACUSA (ad Antifolo di Efeso)

Padrone, allora debbo ritirare il bagaglio che è a bordo?

 

ANTIFOLO DI EFESO

Di che parli? Qual è il bagaglio che avresti imbarcato?

 

DROMIO DI SIRACUSA

Quello depositato giù al Centauro.

 

ANTIFOLO DI SIRACUSA

E a me che parla: sono io il padrone. Ma adesso vieni, poi ci penseremo. E abbraccia tuo fratello, fagli festa!

 

Escono i fratelli Antifoli.

 

DROMIO DI SIRACUSA

Senti, c'è una grassona in casa vostra che oggi mi voleva cucinare credendo fossi tu, ma per fortuna adesso è mia sorella, non mia moglie.

 

DROMIO DI EFESO

Forse tu mi sei specchio, non fratello. E in te vedo che sono un bel ragazzo. Entra ora, ché andiamo a festeggiare.

 

DROMIO DI SIRACUSA

Oh no, ti prego, prima tu, io sono il più giovane.

 

DROMIO DI EFESO

Scusa, chi lo dice? chi può saperlo?

 

DROMIO DI SIRACUSA

Tireremo a sorte; e intanto passa tu.

 

DROMIO DI EFESO

No, senti un poco: siamo venuti al mondo da fratelli, ora usciamo la mano nella mano.

 

Escono.