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Re Giovanni -
1590/1597
atto
terzo -
Scena
prima |
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La tenda de Re di Francia.
Entrano
Constance,
Arthur e
Salisbury..
CONSTANCE
Sono andati a
sposarsi! Andati
a giurarsi pace!
Sangue falso che
si unisce a
falso sangue!
Diventati amici!
Luigi avrà dunque Bianca,
e Bianca quelle
province? No,
non è così;
o hai riferito
male o hai
sentito male.
Stai ben
attento, ripeti
di nuovo il
messaggio.
Non può essere
questo, sei tu
che lo racconti
così.
Comincio a
credere di non
poterti credere,
ché la tua
parola
non è che il
vano fiato d'un
uomo qualsiasi.
Credimi, non
posso crederti, uomo:ho un giuramento
di re che dice
il contrario.
Tu sarai punito
per avermi fatto
spaventare così,
me che sono
malata e facile
agli spaventi,
oppressa dalle
ingiustizie e
perciò piena di
paure,
una vedova,
senza più
marito, preda d'ogni spavento,
una donna, per
natura nata a
sopportar
spaventi.
Anche adesso, se
tu confessassi
che è stato solo
uno scherzo,
non riuscirei a
dar tregua al
mio spirito
angustiato,
continuerebbe a
scuotersi e a
tremare per tutto il giorno.
Cosa vuoi dire
scuotendo così
il capo?
Perché guardi
mio figlio con
aria triste?
Cosa significa
quella mano sul
petto?
Perché il tuo
occhio trattiene
lacrime piene di
dolore
come un fiume
orgoglioso che
si affaccia
oltre le sue
sponde?
Forse questi
tristi segni
confermano le
tue parole?
E allora parla
di nuovo,
ma non l'intero
messaggio
precedente,
di' una parola
soltanto, è vero
il tuo racconto,
o falso?
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SALISBURY
È vero quanto io credo
che crediate falso
chi vi dà occasione di
trovar vere le mie parole.
CONSTANCE
Ah, se puoi insegnarmi a
credere a questo dolore,
insegna tu a questo
dolore come uccidermi,
e fa' che la fiducia e la vita s'incontrino
come due uomini
disperati, pieni di furore,
che al primo scontro
cadono morti entrambi.
Luigi sposa Bianca! O
ragazzo mio, e tu, allora?
La Francia s'allea con
l'Inghilterra, che ne sarà di
me?
E tu vattene: non
tollero più la tua vista.
Questa notizia ti ha
reso il più orrendo degli
uomini.
SALISBURY
Che male ho mai fatto, io, buona
signora,
se non riferire il male fatto da
altri?
CONSTANCE
Ma è un male così odioso in se
stesso
da rendere maligni tutti quelli
che ne parlano.
ARTHUR
Vi imploro, signora, calmatevi.
CONSTANCE
Se tu, che mi dici di calmarmi,
fossi repellente,
brutto, una vergogna per il
ventre stesso di tua madre,
pieno di macchie sgradevoli e di
chiazze intollerabili a vedersi,
zoppo, scemo, storpio, nero, un
vero mostro,
cosparso di sozze voglie e di
nei che offendono la vista,
allora non mi preoccuperei,
starei calma,
perché certo allora non ti
amerei, né tu saresti degno
della tua gran nascita, né
meriteresti una corona.
Ma tu sei bello, e alla tua
nascita, caro ragazzo,
natura e fortuna si sono unite
per farti grande:
dei doni della natura puoi
vantarti coi gigli
e con le rose appena sbocciate.
Ma la fortuna,
oh, lei s'è corrotta, mutata e
straniata da te.
Ora dopo ora commette adulterio
con tuo zio Giovanni,
e la sua mano adorata ha spinto
il Re di Francia
a alpestare ogni onesto
rispetto di sovranità,
riducendo la sua maestà a fare
il loro ruffiano.
Il Re di Francia fa il mezzano
fra la fortuna e Re Giovanni,
la fortuna puttana e Giovanni
l'usurpatore!
Dimmelo tu, amico, non è uno
spergiuro il Re di Francia?
Avvelenalo con le parole o
vattene,
e lascia soli questi dolori che
io sola
sono condannata a sopportare.
SALISBURY
Perdonatemi, signora,
non posso tornare dai re senza
di voi.
CONSTANCE
Puoi benissimo, anzi lo farai.
Non verrò con te:
insegnerò alle mie sofferenze ad
essere orgogliose,
perché il dolore è orgoglio e fa
piegare chi lo possiede.
Che i re si radunino davanti a
me
e alla maestà del mio gran
dolore, che è così grande
che nessun altro sostegno può
reggerlo se non la terra
immensa e immobile: qui sediamo,
io e il mio dolore,
qui è il mio trono, ordina ai re
di venire e d'inchinarsi a lui.
Si getta a terra.
Esce Salisbury con Arthur.
Constance resta seduta.
Entrano
Re Giovanni, Re Filippo, Luigi,
Bianca, Eleonora, il Bastardo,
Austria, Salisbury, persone del
seguito.
RE FILIPPO
È vero, bella figlia; e questo
giorno felice
anche in Francia sarà onorato
come festività:
per solennizzare questo giorno
il sole glorioso
si fermerà nel suo corso e farà
l'alchimista
trasmutando con lo splendore del
suo occhio prezioso
le magre zolle della terra in
oro luccicante.
Il corso dell'anno, che riporta
ogni volta questo giorno,
non lo vedrà mai se non
santificato.
CONSTANCE
Giorno maledetto, altro che
santificato!
(Alzandosi.)
Cos'ha mai meritato questo
giorno?
Cos'ha mai fatto per venire
iscritto in lettere d'oro
tra le grandi feste del
calendario?
No, strappatelo piuttosto dai
giorni della settimana,
questo giorno di vergogna,
d'ingiustizia, di spergiuro.
O, se deve invece rimanervi,
fate che le mogli incinte
preghino di non partorire in
questo giorno,
se non vogliono che tutte le
loro speranze
siano mostruosamente deluse!
In quest'unico giorno temano i
marinai il naufragio,
e nessun contratto sia mai
disatteso
se non quello stipulato in questo giorno;
sì, vadano a finir male tutte le
cose iniziate in questo giorno,
e la lealtà stessa si muti in
vuota falsità!
RE FILIPPO
Per il cielo, signora, non
avrete motivo
di maledire i felici eventi di
questa giornata:
non ho forse impegnato con voi la mia parola di re?
CONSTANCE
Voi mi avete ingannata con un
falso
che aveva le sembianze della
regalità,
ma che toccato e messo alla
prova
s'è dimostrato di nessun valore.
Siete uno spergiuro,
uno spergiuro! Siete venuto qui,
abbracciando le armi,
per spargere il sangue dei miei
nemici, e ora
li abbracciate rafforzando il
loro sangue con il vostro.
Il vigore violento e l'aspro
cipiglio di guerra
si raffreddano in amicizia e in
una pace irreale,
mentre l'ingiustizia contro di
noi cementa quest'unione.
Oh cieli, prendete le armi, le
armi, contro questi re
spergiuri!
Una vedova piange, potenze del
cielo, fatemi voi da marito!
Non lasciate che le ore di
questo giorno empio
scorrano in pace, ma prima del
tramonto ponete
la discordia armata tra questi
re spergiuri!
Ascoltatemi, oh, vi prego,
ascoltatemi!
AUSTRIA
Pace, Lady Constance!
CONSTANCE
Guerra, guerra, non pace. La
pace è una guerra per me.
Oh, Limoges, oh, Austria, non
coprire di vergogna
la tua spoglia ancora
insanguinata: tu servo,
miserabile, codardo! Tu, piccolo
nel valore
ma grande in furfanteria! Tu che
sei forte
stando sempre dalla parte del
più forte!
Tu, campione della fortuna, che
combatti soltanto
quando la tua capricciosa
signora ti sta accanto
per indicarti la via della
salvezza.
Tu, spergiuro, adulatore dei
grandi.
Che buffone sei, un buffone
rampante,
facevi il bullo, pestavi i
piedi, giuravi ch'eri con me!
Tu, servo dal cuore di ghiaccio,
non tuonavi forse
in mio favore, non giuravi che
avresti combattuto per me,
imponendomi d'affidarmi alle tue
stelle, alla tua sorte,
alla tua forza, e ora ti rivolti
passando al nemico?
Indossi una pelle di leone!
levatela, che non si vergogni,
e metti una pelle di vitello su
quelle membra da vigliacco!
AUSTRIA
Ah, se fosse un uomo a dirmi
queste parole!
BASTARDO
E metti una pelle di vitello su
quelle membra da vigliacco.
AUSTRIA
Non osare ripeterlo, maledetto,
o ne va della tua vita.
BASTARDO
E metti una pelle di vitello su
quelle membra da vigliacco.
RE GIOVANNI
Questo non ci piace; dimentichi
chi sei.
Entra Pandolfo.
RE FILIPPO
Ecco che arriva il santo legato
del papa.
PANDOLFO
Salute, consacrati vicari
celesti!
A te, Re Giovanni, è indirizzata
la mia santa missione.
Io, Pandolfo, cardinale della
bella Milano,
e qui legato in nome di Papa
Innocenzo,
in suo nome religiosamente ti domando
perché così ostinatamente
sprezzi nostra santa madre,
la chiesa, e tieni lontano con
la forza Stephen Langton,
da noi scelto come arcivescovo
di Canterbury,
dalla sua santa sede. Ecco,
questo ti chiedo,
in nome del già nominato santo
padre, papa Innocenzo.
RE GIOVANNI
Qual nome mai sulla terra può
costringere
il libero fiato d'un sacro re a
dare risposte?
Tu non puoi, cardinale, per
impormi una risposta
tirar fuori un nome così futile,
indegno e ridicolo
come quello di papa. Riferisci
tutto questo,
e aggiungici anche, detto dalla
bocca stessa
del Re d'Inghilterra, che nessun
prete italiano
potrà riscuotere decime o
pedaggi sulle nostre terre;
e che come noi siamo capi
supremi, sottomessi solo a Dio,
così a Lui soltanto risponderemo
della nostra regalità
là dove regniamo, senza l'aiuto
di nessuna mano mortale.
Riferisci tutto questo al papa,
messa da parte ogni riverenza
verso di lui e verso l'autorità
che usurpa.
RE FILIPPO
Fratello inglese, bestemmiate
parlando così.
RE GIOVANNI
Pur se voi e tutti i re della
Cristianità vi fate guidare
in modo così rozzo da questo
prete impiccione,
temendo una maledizione che
scongiurate pagando,
e acquistate con oro meschino,
scorie e polvere,
il perdono corrotto di un uomo
che in questa vendita
vende un perdono che viene
soltanto da lui;
pur se voi e tutti gli altri,
volgarmente imbrogliati,
ingrossate col vostro denaro
questa stregoneria da fiera,
io da solo, e solo io mi opporrò
al papa,
e riterrò miei nemici tutti i
suoi amici.
PANDOLFO
Allora, in nome del mio
legittimo potere,
ti dichiaro maledetto e
scomunicato:
e sia benedetto chiunque rompa
la sua sudditanza ad un eretico;
anzi sarà chiamata meritoria
quella mano,
e verrà canonizzata e fatta
santa,
che, in qualsiasi modo, anche a
tradimento,
avrà spezzata la tua vita
obbrobriosa.
CONSTANCE
Oh, sia legittimo anche per me
unirmi a Roma nella maledizione!
Buon padre cardinale, rispondete
forte amen
alle mie violente maledizioni,
perché nessuno,
che non abbia subito i miei
torti, ha lingua così potente
da poterlo maledire con pieno
diritto.
PANDOLFO
Signora, ci sono una legge e un
mandato
che autorizzano la mia
maledizione.
CONSTANCE
Anche la mia:
quando la legge non può
assicurare la giustizia,
è legittimo che la legge non
impedisca il male!
La legge non è in grado
d'assicurare a mio figlio il suo
regno,
perché colui che regge il regno
regge anche la legge;
perciò, poiché la legge stessa è
ingiustizia perfetta,
come può la legge proibire alla
mia lingua di maledire?
PANDOLFO
Filippo di Francia, pena la
maledizione,
abbandona la mano di questo
arcieretico,
e fa cadere la potenza francese
sul suo capo,
se non si sottomette a Roma.
ELEONORA
Sei impallidito, o Re di
Francia? Non ritirare la tua
mano.
CONSTANCE
Fai attenzione, diavolo, che il
Re di Francia non si penta
e, separandosi le due mani,
l'inferno perda un'anima.
AUSTRIA
Re Filippo, ascolta il
cardinale.
BASTARDO
E metti una pelle di vitello su
quelle membra da rinnegato.
AUSTRIA
Beh, ruffiano, devo intascare
queste tue offese perché...
BASTARDO
I tuoi pantaloni hanno tasche
larghe a sufficienza.
RE GIOVANNI
Filippo, cosa rispondi al
cardinale?
CONSTANCE
E cosa dovrebbe dire, se non
quel che dice il cardinale?
LUIGI
Pensateci bene, padre, perché
sono sulla bilancia
la pesante maledizione di Roma o
la lieve perdita
dell'amicizia inglese:
rinunziate al meno.
BIANCA
Alla maledizione di Roma, cioè.
CONSTANCE
Oh, Luigi, resisti! Il diavolo
in persona ti sta tentando
sotto le spoglie di una sposina
coi capelli sciolti.
BIANCA
Lady Constance non parla spinta
dall'onestà,
ma dalle sue miserie.
CONSTANCE
Se riconosci le mie miserie,
che vivono solo perché è morta
l'onestà,
queste miserie comportano
necessariamente questo
principio,
l'onestà vivrebbe ancora se la
miseria morisse.
Oh, calpestate allora la mia
miseria, e sarà un trionfo per
l'onestà;
mantenete in vita la miseria e
l'onestà sarà calpestata!
RE GIOVANNI
Il re è scosso e a questo non
risponde.
CONSTANCE
Oh, allontanati da lui, e
rispondi bene!
AUSTRIA
Fa' così Re Filippo, non
rimanere più sospeso nel dubbio.
BASTARDO
E tu non sospendere altro che
una pelle di vitello,
dolcissimo zoticone.
RE FILIPPO
Sono perplesso, non so cosa
dire.
PANDOLFO
Cosa puoi dire che non ti renda
ancora più perplesso,
se verrai maledetto e
scomunicato?
RE FILIPPO
Buon reverendo padre, mettetevi
al mio posto,
e ditemi come vi comportereste.
Questa mano reale s'è appena
unita alla mia,
e anche le nostre anime si sono
congiunte,
unite in lega, accoppiate e
vincolate assieme
con tutta la forza solenne di un
sacro giuramento.
L'ultimo fiato che diede suono
di parole
è stato un giuramento
incondizionato di fedeltà,
pace, amicizia, vero amore tra i
nostri regni
e le nostre regali persone. E
appena prima di quest'accordo,
ancora poco fa, giusto il tempo
di lavarci le mani
per potercele poi stringere in
questo patto di pace,
lo sa il cielo come fossero
sporche e macchiate
dal pennello dell'eccidio, là
dove la vendetta
andava dipingendo l'ostilità
paurosa di due re esasperati.
E queste mani, appena pulitesi
del sangue,
appena congiuntesi in amore,
così forti sia nel versar sangue
che nell'amare,
dovrebbero ora sciogliere la
loro stretta
e cancellare questo gentile
saluto?
Dovremmo giocare a rimpiattino
con la fedeltà,
scherzare col cielo stesso,
trasformarci in fanciulli
incostanti
così da ritirare di nuovo l'una
dall'altra le nostre palme,
spergiurare la fedeltà giurata,
far avanzare
un esercito sanguinoso sul letto
nuziale della pace sorridente
e creare lo scompiglio sulla
fronte gentile della pura
sincerità?
Oh santo signore, mio padre
reverendo, non fate che sia
così!
Per vostra grazia, trovate,
ordinate, imponete
un qualche ordine gentile, e
allora noi saremo felici
di compiacervi e di continuare
ad esservi amici.
PANDOLFO
Ogni forma è informe, ogni
ordine è disordine
che non s'opponga all'amicizia
per il Re d'Inghilterra.
E perciò alle armi! Siate
campione della nostra chiesa,
o aspettatevi che la chiesa,
nostra madre,
dica la sua maledizione,
una maledizione materna, al
figlio che le si rivolta contro;
Francia, ti sarà più agevole
tenere un serpente per la
lingua,
un leone dalla ricca pelliccia
per la sua zampa mortale,
una tigre affamata per i denti,
che tenere in pace
quella mano che stringi.
RE FILIPPO
Posso ritirare la mano, ma non
la mia fede promessa.
PANDOLFO
Così rendi la fede nemica della
fede,
e come in una guerra civile
schieri un giuramento
contro un giuramento, la tua lingua contro la tua lingua.
Oh, fa' che il tuo voto d'essere
il campione della chiesa,
prestato al cielo prima che ad altri,
sia rispettato davanti al cielo.
Ciò che hai giurato in seguito,
l'hai giurato contro te stesso,
e tu stesso, quindi, non lo puoi
rispettare,
perché ciò che tu hai giurato di
fare, in male,
non è male quando è fatto
secondo il bene,
cioè quando non è fatto: se il
fare tende al male,
il modo migliore di fare è di
non fare.
La migliore esecuzione di un
proposito errato
si fa errando di nuovo: sebbene
indiretta,
questa deviazione ti rimette
sulla giusta via,
e la slealtà cura la slealtà,
così come il fuoco raffredda il
fuoco
nelle vene riarse di uno che si
sia appena bruciato.
È la religione che fa osservare
i giuramenti,
ma tu hai giurato contro la
religione:
tu hai così giurato contro
quello su cui giuravi,
e ora fai del tuo giuramento il
pegno della tua lealtà!
La lealtà che non sei sicuro di rispettare,
per un giuramento precedente,
giura solo per non essere
spergiura!
Altrimenti, che sciocchezza
sarebbe giurare?
Ma tu giuri solo per essere
spergiuro,
e sei tanto più spergiuro quando
mantieni i tuoi giuramenti.
Questi tuoi ultimi voti,
contrapposti ai primi,
sono una tua ribellione contro
te stesso;
e nessuna vittoria più grande
potresti mai ottenere
se non armando le tue parti
nobili e leali
contro queste folli e sfrenate
tentazioni.
Con questa tua parte migliore
s'alleano le nostre preghiere,
se vorrai accoglierle. Ma se non
vorrai, sappi allora
che il pericolo delle nostre
maledizioni cadrà su di te
con tale peso che non riuscirai
mai a liberartene,
e morirai disperato sotto la sua massa oscura.
AUSTRIA
Ribellione, aperta ribellione!
BASTARDO
È tutto inutile?
Riuscirà mai una pelle di
vitello a chiudere quella tua
bocca?
LUIGI
Padre, alle armi!
BIANCA
Nel tuo giorno di nozze?
Contro il sangue di quella che
hai sposato?
Celebreremo la nostra festa con
carne d'uomini macellati?
Saranno trombe stridule e
rumorosi tamburi sgraziati,
veri suoni d'inferno, le melodie
della nostra cerimonia?
Oh, marito, ascoltami! - ahimè
com'è nuova questa parola
"marito" sulla mia bocca! -
proprio per questa parola
che la mia lingua non ha mai
pronunciato prima d'ora,
in ginocchio ti prego, non
metterti in armi
contro mio zio.
CONSTANCE
Oh, sulle mie ginocchia,
indurite dalle molte suppliche,
ti prego, virtuoso Delfino, non
mutare il giudizio
preordinato dal cielo!
BIANCA
Ora vedrò quanto mi ami: che
cosa
può avere più forza per te del
nome di moglie?
CONSTANCE
Ciò che sostiene chi sostiene
anche te:
il suo onore; oh, il tuo onore
Luigi, il tuo onore!
LUIGI
Mi chiedo come vostra maestà
possa restare così fredda
quando tali importanti
considerazioni la sospingono.
PANDOLFO
Lancerò la maledizione sul suo
capo.
RE FILIPPO
Non ce n'è bisogno. Inghilterra,
mi separo da te.
CONSTANCE
Ah, bel ritorno d'una sovranità
messa al bando!
ELEONORA
Oh, turpe tradimento
dell'incostanza francese!
RE GIOVANNI
Francia, in meno d'un'ora ti
pentirai di quest'ora.
BASTARDO
Il vecchio Tempo, il regolatore
d'orologi,
quel calvo beccamorto, sarà lui
a decidere?
beh, allora, la Francia si
pentirà.
BIANCA
Il sole s'è tinto di sangue: bel
giorno, addio!
Da quale parte devo schierarmi?
Io sono con entrambi: ogni
esercito ha una mia mano,
e nella loro furia,
trascinandomi via, mi spezzano,
io, che a entrambi mi tengo.
Marito,
non posso pregare per la tua
vittoria;
zio, devo pregare che tu perda;
padre, non posso augurarti buona
fortuna;
nonna, non posso desiderare che
i tuoi desideri s'avverino.
Chiunque vinca, da quella parte
sarò sconfitta,
una sconfitta sicura, ancor
prima che la partita sia
giocata.
LUIGI
Signora, con me, la tua sorte
coincide con la mia.
BIANCA
Lì dove la mia sorte vive, lì
muore la mia vita.
RE GIOVANNI
Cugino, va' e raccogli le nostre
truppe.
Esce il Bastardo.
Francia, sono acceso da una
collera ardente,
da una furia la cui qualità è
tale
che soltanto il sangue può
calmarla,
un unico sangue, il sangue più
prezioso di Francia.
RE FILIPPO
La tua rabbia finirà per
bruciare te stesso, e tu sarai
cenere
prima che il nostro sangue abbia
spento il tuo fuoco:
sta' ben attento, sei già in
pericolo.
RE GIOVANNI
Non più di colui che mi minaccia. Via, alle armi!
Escono.
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pagina
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Re Giovanni -
1590/1597
atto
terzo - scena
seconda |
|
Le pianure vicino ad Angiers.
Allarmi, scorrerie.
Entra il
Bastardo con la testa del Duca
d'Austria.
BASTARDO
Per la mia vita, questo giorno
si va facendo molto caldo.
Un qualche demone dell'aria
volteggia nel cielo
e giù rovescia sciagure. La testa del Duca d'Austria mettiamola qui.
Entrano Re Giovanni, Arthur e
Hubert.
mentre Filippo riprende fiato.
RE GIOVANNI
Hubert, custodisci questo
ragazzo. Filippo, muoviti:
mia madre è assalita nella
nostra tenda e temo
sia stata catturata.
BASTARDO
Mio signore, l'ho già liberata,
non temete, sua Altezza è in
salvo.
Ma andiamo avanti, maestà:
ancora un piccolo sforzo, e la nostra impresa avrà una felice conclusione.
Escono.
Inizio
pagina
|
|
Re Giovanni -
1590/1597
atto
terzo - scena
terza |
|
Allarmi, scorrerie,
ritirata.
Rientrano Re
Giovanni, Arthur, il
Bastardo, Hubert, con
Eleonora e vari nobili.
RE GIOVANNI
(A Eleonora.) Faremo così: Vostra Grazia
rimarrà indietro,
così, ben protetta.
(Ad
Arthur.) Cugino, non esser
triste:
tua nonna ti ama; e tuo zio
ti sarà così caro
come ti fu tuo padre.
ARTHUR
Ah, questo farà morire mia
madre di dolore!
RE GIOVANNI
(Al Bastardo.) Cugino, veloce, va' in
Inghilterra, precedici:
e prima del nostro arrivo
vedi bene di svuotare i
forzieri
degli avari abati e di
mettere in libertà
tutti gli angeli che vi sono
imprigionati.
Gli affamati devono ora
potersi ingozzare
coi grassi lombi della pace:
usa pure il mio mandato
in tutta la sua ampiezza.
BASTARDO
Campana, messale e candela
non potranno trattenermi
quando l'oro e l'argento mi
faranno segno d'avanzare:
Vostra Altezza, io vado.
Nonna, se mai mi ricorderò
d'esser religioso, pregherò
per la vostra salvezza.
Ecco, vi bacio la mano.
ELEONORA
Addio, gentile cugino.
RE GIOVANNI
Cugino, addio.
Esce il Bastardo.
ELEONORA
Vieni qui, nipotino, senti,
una parola soltanto.
(Prende Arthur in disparte.)
RE GIOVANNI
E tu, Hubert, vieni qui. O
mio gentile Hubert,
quanto ti dobbiamo! Entro
questo rivestimento di carne
c'è un'anima che si
considera in credito verso
di te,
e intende pagare il tuo
amore con gli interessi.
Mio buon amico, il tuo giuramento volontario
vive nel mio petto,
affettuosamente carezzato.
Dammi la tua mano. Avevo una
cosa da dirti,
ma te la dirò quando potrò
accompagnarla meglio.
Per Dio, Hubert, quasi mi
vergogno a dirti
quanta stima ho per te.
HUBERT
Sono molto obbligato a
vostra Maestà.
RE GIOVANNI
Buon amico, non hai ancora
avuto il motivo per dire
così,
ma l'avrai; per quanto
lentamente strisci il tempo,
verrà anche per me
l'opportunità di farti del
bene.
Avevo una cosa da dirti, ma
lasciamo perdere:
il sole è in cielo e il
giorno superbo,
accompagnato dai piaceri del
mondo,
è troppo allegro e pieno di
svaghi per darmi ascolto.
Se la campana di mezzanotte,
con la sua lingua di ferro e
la sua bocca di bronzo,
battesse l'ora per le
creature assonnate della
notte;
se questo luogo stesso, dove
noi siamo, fosse un
cimitero,
e tu fossi posseduto da
mille peccati;
o se quello spirito
corrucciato, la malinconia,
avesse scaldato il tuo
sangue, rendendolo spesso e
denso,
lui che altrimenti,
pulsando, scorre su e giù
per le vene
e trasforma quell'idiota del
riso in padrone degli occhi
umani,
stravolgendo le loro guance
a una vana allegria,
stato d'animo odioso per i
miei fini;
o se tu potessi vedermi
senz'occhi, sentirmi senza
orecchie,
rispondermi senza lingua,
usando solo il pensiero,
senza occhi, orecchie, senza il pericoloso suono delle
parole,
allora, a dispetto del
giorno guardingo e
incombente,
riverserei nel tuo petto i
miei pensieri:
ah, ma non lo farò. Eppure
ti voglio molto bene;
e, a dire il vero, credo che
anche tu voglia bene a me.
HUBERT
In modo tale che qualunque
cosa mi ordiniate di fare,
fosse anche la mia morte
legata a quell'azione,
per il cielo, io la farei.
RE GIOVANNI
Forse non lo sapevo che
l'avresti fatto?
Ah, buon Hubert, Hubert,
Hubert,
dai un'occhiata a quel
ragazzo; ti dirò una cosa,
amico mio, è una serpe sulla
mia strada,
e dovunque questo mio piede
si posi, lui è lì,
davanti a me. Mi capisci bene?
Sei tu il suo guardiano.
HUBERT
Lo custodirò così bene
che non potrà offendere
Vostra Maestà.
RE GIOVANNI
Morte.
HUBERT
Mio signore?
RE GIOVANNI
Una tomba.
HUBERT
Non vivrà.
RE GIOVANNI
Basta.
Ora potrei essere allegro.
Hubert, ti amo.
Non ti dirò quello che ho in
mente per te:
ricorda. Signora, addio:
manderò quei soldati a
Vostra Maestà.
ELEONORA
Le mie benedizioni ti siano
accanto!
RE GIOVANNI
Cugino, dovete partire per
l'Inghilterra:
Hubert sarà il tuo uomo, e
ti servirà
con tutta la fedeltà che ti
deve. Via, verso Calais,
avanti!
Escono.
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Re Giovanni -
1590/1597
atto
terzo - scena
quarta |
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La tenda del Re di Francia.
Entrano Re Filippo, Luigi,
Pandolfo, il seguito.
RE FILIPPO
E così, da una fragorosa
tempesta sul mare,
un'armata intera di vele salpate
insieme
è dispersa, e ogni nave è separata dalle sue compagne.
PANDOLFO
Coraggio e animo! Tutto andrà
ancora bene.
RE FILIPPO
Cosa può andar bene, quando il
nostro corso è così rovinoso?
Non siamo già stati battuti? Non
abbiamo perso Angiers?
E Arthur, non è stato fatto
prigioniero?
Molti e cari amici non son
morti? Il Re d'Inghilterra,
quel sanguinario, non se n'è
tornato in Inghilterra,
eludendo ogni nostro tentativo
di fermarlo?
LUIGI
Ed ha fortificato tutto ciò che
ha conquistato.
Di una tale velocità retta da
una simile saggezza,
di tanta moderazione ed ordine
in un'avanzata così irruenta,
manca l'esempio: chi ha mai
letto o sentito
d'una azione che si possa
paragonare a questa?
RE FILIPPO
Potrei anche sopportare queste
lodi al Re d'Inghilterra,
se si potesse trovare un esempio
per la nostra vergogna.
Entra Constance.
Ecco, guardate chi arriva! una
tomba tutt'intorno a un'anima,
che trattiene, contro la sua
volontà, lo spirito immortale
nella squallida prigione dei
suoi dolorosi sospiri.
Vi prego, signora, venite via
con me.
CONSTANCE
Ecco, guardate, guardate bene i
frutti della vostra pace!
RE FILIPPO
Pazienza, buona signora!
Coraggio, gentile Constance.
CONSTANCE
No! ho in spregio ogni
consiglio, qualsiasi riparazione
tranne quella che mette fine a
tutti i consigli, l'unica,
vera riparazione; la morte!
Morte, ah, amabile, amorevole
morte!
Tu, profumato fetore, sano
marciume!
Alzati dal giaciglio della tua
notte eterna,
tu, odio e terrore di chi sta
bene,
e io bacerò le tue ossa
detestate,
porrò i bulbi dei miei occhi
nelle tue vuote occhiaie,
farò anelli per queste dita coi
vermi che ti sono familiari,
e chiuderò questo pertugio del
respiro con polvere nauseabonda
fino a diventare un mostro
imputridito come te:
avanti, digrigna pure, io penserò che mi sorridi
e ti bacerò con lussuria, come
fossi tua moglie.
Oh, amore dei disperati, sì,
vieni a me!
RE FILIPPO
Oh bella dolente, calmati!
CONSTANCE
No, no, non mi calmerò fin che
avrò fiato per gridare:
oh, fosse la mia lingua nella
bocca di un tuono!
Allora sì che con la mia
passione scuoterei il mondo
e desterei dal suo sonno quello
scheletro crudele
che non arriva a sentire la debole voce di una donna
e non tiene in nessun conto una
semplice supplica.
PANDOLFO
Signora, in voi parla la follia,
non il dolore.
CONSTANCE
E tu sei un santo a mentirmi
così!
Non sono pazza: questi capelli
che strappo sono i miei;
mi chiamo Constance; ero la
moglie di Geoffrey;
il giovane Arthur è mio figlio,
ed è perduto!
Non sono pazza: volesse il cielo
che lo fossi!
Ché allora, è probabile,
dimenticherei me stessa:
ah, se potessi, che dolore
dimenticherei!
Insegnami una qualche filosofia
che mi faccia impazzire,
e tu, cardinale, sarai fatto
santo;
perché, non essendo pazza ma
sensibile al dolore,
la mia parte razionale m'induce
a ragionare
su come io possa sgravarmi di
questi dolori,
e m'insegna così ad uccidermi o
ad impiccarmi:
fossi invece pazza,
dimenticherei mio figlio,
o lo scambierei, follemente, con
una bambola di pezza.
No, non sono pazza; troppo,
troppo lucidamente avverto
i morsi diversi d'ogni singola
disgrazia.
RE FILIPPO
Riavvolgete quelle trecce. Oh,
quanto amore scorgo
nella bella massa bionda di quei
suoi capelli.
Se per caso una goccia d'argento
vi cade,
a quella goccia diecimila amici
filamentosi
aderiscono in un comune dolore,
simili ad amanti fedeli,
inseparabili, leali,
che si stringono insieme nella
disgrazia.
CONSTANCE
Andiamo in Inghilterra, se
volete.
RE FILIPPO
Riavvolgetevi i capelli.
CONSTANCE
Lo farò; ma perché dovrei farlo?
Con violenza li ho sciolti dai
loro lacci, e ho gridato alto:
"Oh che queste mani possano
liberare mio figlio
così come han reso a questi
capelli la loro libertà!".
Ma adesso ho invidia della loro libertà,
e li voglio di nuovo restituire
ai loro lacci,
dato che il mio povero figlio è
un prigioniero.
Padre cardinale, vi ho sentito
dire
che vedremo e riconosceremo i
nostri amici in cielo:
se è vero, vedrò ancora il mio ragazzo,
perché dalla nascita di Caino,
il primo figlio maschio,
sino a colui che appena ieri ha
respirato per la prima volta,
non è mai nata un'altra creatura
tanto buona.
Ma ora il verme del dolore
divorerà il mio bocciuolo
cacciando la beltà nativa dalla
sua guancia;
sembrerà privo di sostanza come
uno spettro,
smunto ed emaciato come un
attacco di febbre:
e così morirà; e quando,
risorto, lo incontrerò
nuovamente nella corte del
cielo, non lo riconoscerò.
Non potrò mai più rivedere il
mio bel Arthur, mai più.
PANDOLFO
Date una terribile importanza al
vostro dolore.
CONSTANCE
Mi parla uno che non ha mai
avuto un figlio.
RE FILIPPO
Amate il dolore quanto vostro
figlio.
CONSTANCE
Il dolore ha riempito il vuoto
lasciato da mio figlio,
dorme nel suo letto, cammina su
e giù con me,
indossa il suo piacevole
sembiante, ripete le sue parole,
mi ricorda tutti i suoi tratti
aggraziati,
riempie i suoi abiti vuoti con
la sua forma.
Non ho allora ragione d'amare il
dolore?
Addio: se aveste sofferto una
perdita come la mia
io vi saprei dare un conforto
migliore
di quello che mi avete dato.
Non manterrò quest'ordine sulla
mia testa
quando ho un tale disordine
nella mia mente.
Oh Signore! ragazzo mio, mio
Arthur, figlio mio bello!
Vita mia, mia gioia, mio
nutrimento, tutto il mio mondo!
Conforto d'una vedova, cura dei
miei dolori!
Esce.
RE FILIPPO
Temo qualche pazzia, la seguo.
Esce.
LUIGI
Non c'è niente in questo mondo
che mi rallegri:
la vita è noiosa come una storia
che raccontata più volte
infastidisce l'orecchio pigro
d'uno già mezzo addormentato;
l'amara vergogna ha guastato il
dolce sapore della parola
che ormai produce solo vergogna
e amarezza.
PANDOLFO
Nella convalescenza d'una
malattia grave,
proprio nell'istante del
recupero e della guarigione,
la fitta è fortissima, i mali
che se ne vanno
mostrano tutto il loro peggio al
momento del congedo.
Cosa mai avete perduto con la
perdita odierna?
LUIGI
Tutti i giorni della gloria,
della gioia, della felicità.
PANDOLFO
Se aveste vinto, li avreste
certamente persi.
No, no, quando la fortuna vuol
fare del bene agli uomini
mostra loro il suo occhio più
terribile.
È strano pensare quanto abbia
perso Re Giovanni
in questa che lui reputa una
chiara vittoria:
non vi addolora che Arthur sia
suo prigioniero?
LUIGI
Tanto quanto rallegra lui
l'averlo catturato.
PANDOLFO
La vostra mente è immatura come
il vostro sangue.
Ascoltate quanto vi dico con
spirito profetico,
perché il fiato stesso con cui
profferirò le mie parole
spazzerà via ogni grano di
polvere, ogni pagliuzza,
ogni ostacolo dal sentiero che
condurrà il tuo piede
al trono d'Inghilterra; e perciò fate attenzione.
Giovanni ha catturato Arthur; e
non potrà essere
che, fin che la calda vita
giochi nelle vene del ragazzo,
Giovanni, nella sua ambigua
posizione, possa godere
d'un'ora,
d'un minuto, d'un solo quieto
respiro di riposo.
Uno scettro strappato con mano
illegale
dev'essere mantenuto con la
stessa violenza
con cui lo si è guadagnato,
e chi si trova su un terreno
scivoloso non si cura
della meschinità di ciò che lo
sorregge:
se Giovanni deve reggersi, allora Arthur dovrà cadere.
E così sia, dato che non può
essere altrimenti.
LUIGI
Ma cosa guadagnerò io dalla
caduta del giovane Arthur?
PANDOLFO
Voi, a nome di vostra moglie
Lady Bianca,
potrete far vostre le
rivendicazioni di Arthur.
LUIGI
E, come Arthur, perdere vita e
tutto quanto.
PANDOLFO
Come siete giovane e inesperto
di questo vecchio mondo!
Giovanni stesso trama per voi;
le circostanze vi sono favorevoli,
perché chi impregna la sua
salvezza di sangue innocente
troverà solo una salvezza
malsicura e sanguinante.
Quest'azione, così crudelmente
concepita,
raggelerà i cuori della sua
stessa gente
spegnendone ogni zelo, tanto che
accoglieranno volentieri
qualsiasi piccola occasione per
por fine al suo regno.
Non ci sarà esalazione naturale
in cielo,
stranezza di natura, cattivo
tempo, comunissimo vento,
accadimento ordinario, cui
negheranno la causa naturale
per parlare di meteore, prodigi,
segni, scherzi di natura,
presagi e lingue celesti che
chiaramente
gridano vendetta contro
Giovanni.
LUIGI
Può darsi che non toccherà la
vita del giovane Arthur,
ma che gli basti tenerlo
prigioniero, per sentirsi al
sicuro.
PANDOLFO
Oh signore, quando sentirà che
vi state avvicinando,
se il giovane Arthur non è già
morto, basterà quella notizia
a metterlo a morte; e allora il
cuore di tutto il suo popolo
si rivolterà contro di lui e
correrà a baciare le labbra
d'un mutamento inaspettato,
trovando materia sostanziosa
d'ira e di rivolta
sulla punta sanguinosa delle
dita di Giovanni.
Mi par quasi di vederlo, tutto
questo tumulto all'opera:
oh, ne nasceranno conseguenze
ancor più favorevoli
per voi di quelle cui ho già
accennato!
Quel bastardo di Faulconbridge è
in Inghilterra, adesso,
e saccheggia le chiese, offendendo ogni spirito di
carità:
ma basterebbero dodici Francesi
in armi a far da esca lì
per far passare diecimila
Inglesi al loro fianco,
così come poca neve, rotolando,
presto si trasforma in una
valanga gigantesca.
Oh, nobile Delfino, accompagnami
dal Re:
è stupefacente ciò che possiamo
ricavare dal loro malcontento
ora che i loro animi traboccano
di sdegno.
Avanti, in marcia verso
l'Inghilterra, io convincerò il
Re.
LUIGI
Forti ragioni possono portare ad
azioni inattese. Andiamo: se voi dite sì, il Re non dirà no.
Escono.
Inizio
pagina
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