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Re Giovanni -
1590/1597
atto
quarto -
Scena
prima |
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Una stanza in un castello. Dei pezzi di carbone bruciano in un braciere.
Entrano Hubert e i carnefici.
HUBERT
Arroventate per bene
questi ferri,
poi nascondetevi dietro
i tendaggi:
quando batterò il piede
sul cuore della terra,
saltate fuori, e legate
ben stretto a una sedia
il ragazzo che troverete
con me:
presto, uscite, e state
bene attenti.
PRIMO CARNEFICE
Spero che il vostro
mandato autorizzi
quest'azione.
HUBERT
Scrupoli fuori luogo!
nessuna paura; guardate
qui.
I carnefici si nascondono.
Vieni avanti, ragazzo,
devo parlarti. |
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Entra Arthur.
ARTHUR
Buon giorno, Hubert.
HUBERT
Buon giorno, piccolo
principe.
ARTHUR
Un principe che non
potrebbe essere più
piccolo
se si pensa alla
grandezza del titolo che
gli toccherebbe.
Sei triste.
HUBERT
In effetti, sono stato
più allegro altre volte.
ARTHUR
Dio abbia pietà di me!
Credo che nessuno
dovrebbe essere triste
all'infuori di me:
pure, ricordo, quand'ero
in Francia,
c'erano dei giovani
gentiluomini che usavano
aver l'aria triste come
la notte, per essere
alla moda.
Giuro sul mio battesimo
che, fossi fuori di
prigione,
anche solo per fare il
pastore, sarei allegro
per tutta la giornata
quant'èlunga!
e sarei felice anche
qui, non avessi paura
che mio zio abbia in
serbo per me
progetti ancora
peggiori.
Lui ha paura di me ed io
di lui;
che colpa ho se sono
figlio di Geoffrey?
No, non è certo colpa
mia; volesse il cielo
che fossi tuo figlio, Hubert, purché tu mi
amassi.
HUBERT (A parte.)
Se gli parlo, con le sue
chiacchiere innocenti
desterebbe la mia pietà,
che è morta:
devo essere veloce e
deciso.
ARTHUR
Ti senti male, Hubert? sei così
pallido, oggi.
A dirti la verità, mi piacerebbe
vederti un poco malato,
potrei passare la notte a
vegliare su di te:
dichiaro di volerti più bene di
quanto tu me ne vuoi.
HUBERT (A parte.)
Le sue parole s'impadroniscono
del mio cuore.
Leggi qui, giovane Arthur.
Mostra una carta.
(A parte.) "E adesso, stupide
lacrime!
vorreste scacciare questa
spietata tortura!
Devo essere veloce, prima che la risolutezza
non se ne esca dai miei occhi in
dolci lacrime femminili."
Non riesci a leggerla? Non è
scritta in modo chiaro?
ARTHUR
In modo troppo chiaro per uno
scopo così nero:
devi proprio bruciarmi gli occhi
con ferri arroventati?
HUBERT
Sì, ragazzo, devo.
ARTHUR
E lo farai?
HUBERT
Lo farò.
ARTHUR
E ne avrai il cuore? Quando
avevi mal di testa
ho messo il mio fazzoletto sulla
tua fronte,
il più bello che avevo, una principessa l'aveva ricamato per
me,
e non te l'ho mai richiesto
indietro;
con la mia mano ti ho tenuto il
capo, a mezzanotte,
e come i minuti vigilano l'ora
che passa
io di continuo ti ho reso lieve
lo scorrere pesante del tempo
con dei "Hai bisogno di
qualcosa?","Dove ti fa male?",
o "Cosa posso fare per farti
piacere?".
Molti poveracci se ne sarebbero
stati zitti a dormire,
senza dirti una parola
affettuosa; ma tu hai avuto
un principe al tuo capezzale. Certo, puoi credere
che il mio amore fosse un amore
interessato
e chiamarlo furbizia: credilo
pure, se vuoi.
Se il cielo vuole che tu mi
faccia del male,
sei certo costretto a farmelo.
Spegnerai i miei occhi?
Sono occhi che non ti hanno mai
neppure guardato male,
e mai più lo faranno.
HUBERT
Ho giurato di farlo;
con questi ferri arroventati
devo bruciarli.
ARTHUR
Ah, non lo farebbe nessuno,
se non in questi anni di ferro!
Il ferro stesso, anche se
arroventato,
avvicinandosi a questi occhi
berrebbe le mie lacrime
spegnendo così la sua rabbia
ardente
nella materia stessa di cui è
fatta la mia innocenza.
E anzi, dopo, si consumerebbe di
ruggine
solo per aver portato dentro di
sé il fuoco
che avrebbe potuto far del male
ai miei occhi.
E saresti tu più inflessibile,
più duro del ferro battuto?
Fosse pur venuto da me un angelo
a dirmi
che Hubert avrebbe spento i miei
occhi,
io non gli avrei creduto, - non
avrei creduto
alle parole di nessuno, se non a
quelle di Hubert stesso.
HUBERT
Venite!
Batte un piede.
I carnefici vengono avanti con
una corda, i ferri ecc.
Fate come vi ho ordinato di
fare.
ARTHUR
Oh salvami Hubert, salvami! I
miei occhi si spengono
solo a vedere i volti feroci di
questi uomini sanguinari.
HUBERT
Datemi i ferri, vi dico, e
legatelo qui.
ARTHUR
Ahimè! che bisogno c'è d'essere
così rozzi e sgarbati?
Non farò resistenza, sarò
immobile come una pietra.
Per amor del cielo, Hubert, non
farmi legare!
Ascoltami, Hubert, manda via
questi uomini
e io me ne starò seduto quieto quieto, come un agnello,
non mi muoverò, non tremerò
neanche, non dirò parola,
né guarderò i ferri con furia;manda via questi uomini
e io ti perdonerò qualsiasi
tortura tu mi vorrai fare.
HUBERT
Via, rientrate; lasciatemi solo
con lui.
PRIMO CARNEFICE
Sono ben contento di star
lontano da una simile azione.
Escono i carnefici.
ARTHUR
Ahimè, allora ho mandato via un
amico!
Aveva un aspetto feroce ma un
cuore gentile:
fallo tornare, così che la sua pietà possa
riportare in vita la tua.
HUBERT
Su, ragazzo, preparati.
ARTHUR
Non c'è nulla da fare?
HUBERT
Nulla, se non perdere gli occhi.
ARTHUR
Oh cielo, se avessi nei tuoi
occhi anche solo un bruscolo,
un granellino, della polvere, un
moschino, un capello,
qualsiasi cosa potesse dar
fastidio a quello che è il più
prezioso
dei sensi, allora, sentendo come
anche una cosa minuscola
possa essere lì fastidiosa,
t'accorgeresti di come è
orribile
il tuo vile intento.
HUBERT
È questa la tua promessa? Su,
frena la lingua.
ARTHUR
Hubert, non basterebbero le
parole di due lingue
a intercedere per la salvezza di
due occhi:
lasciami parlare, Hubert,
lasciami parlare!
O, se vuoi, tagliami la lingua e
lasciami gli occhi.
Ah, risparmia i miei occhi,
anche se non dovranno
vedere altro che te! Guarda, per
Dio, anche il ferro
s'è raffreddato e non vorrebbe
farmi del male.
HUBERT
Posso arroventarlo di nuovo,
ragazzo.
ARTHUR
No, davvero; il fuoco, creato
per dar conforto,
usato per atti di crudeltà
immeritati
è morto dal dolore. Guarda tu stesso:
non c'è potenza di male in
questo carbone ardente,
il fiato celeste ne ha soffiato
via la rabbia
cospargendone il capo con le
ceneri della penitenza.
HUBERT
Ma con il mio fiato posso farlo
rivivere, ragazzo.
ARTHUR
E se lo farai, lo farai solo
arrossire
e risplendere di vergogna per le
tue azioni, Hubert:
anzi, forse ti manderà qualche
scintilla negli occhi,
così come un cane che costretto
a lottare
si rivolta contro il padrone che
l'aizza.
Tutto ciò che vorresti impiegare
per farmi del malesi nega all'uso: tu soltanto
manchi di quella pietà
che il ferro e il fuoco crudele
sanno esibire,
creature pietose quando non sono
usate al male!
HUBERT
Va bene, vedi, vivi... non
toccherò i tuoi occhi
per tutti i tesori posseduti da
tuo zio:
purtuttavia ho fatto un giuramento, ragazzo,
e avevo tutte le intenzioni di
bruciarteli
con questi stessi ferri.
ARTHUR
Oh, adesso torni a rassomigliare
a Hubert,
finora facevi la parte d'un
altro.
HUBERT
Calma, non parliamone più.
Addio.
Tuo zio deve sapere solo che sei
morto.
Darò a queste spie crudeli dei
rapporti falsi.
Tu, gentile ragazzo, dormi sicuro e non aver paura:
Hubert, per tutte le ricchezze
del mondo,
non ti farà mai del male.
ARTHUR
Oh cielo, ti ringrazio, Hubert.
HUBERT
Silenzio, non parliamone più.
Rientriamo senza farci vedere. Corro un gran pericolo per te.
Escono.
Inizio
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Re Giovanni -
1590/1597
atto
quarto - scena
seconda |
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La Corte d'Inghilterra.
Entrano Re Giovanni, Pembroke,
Salisbury e altri nobili.
RE GIOVANNI
Eccoci qui seduti ancora una
volta, ancora una volta
incoronati,
guardati, speriamo, da occhi
festanti.
PEMBROKE
Questo "ancora una volta",
non fosse per compiacere vostra
altezza,
è stato una volta di troppo:
eravate già stato incoronato,
e quell'alto titolo non vi era
mai stato strappato,
la fedeltà dei vostri uomini
non era mai stata macchiata dalla rivolta,
né fresche speranze di mutamenti
sospirati
o di migliori condizioni
turbavano la terra.
SALISBURY
Proprio per questo,
farsi possedere da una duplice
cerimonia,
coprire d'ornamenti un titolo
già ricco,
dorare l'oro, dipingere il
giglio, profumare la viola,
levigare il ghiaccio, aggiungere
tinte all'arcobaleno
o con il lume d'una candela cercar d'abbellire
lo splendente occhio del cielo,
sono vani e ridicoli eccessi.
PEMBROKE
Se non fosse per compiacere i
vostri reali desideri,
quest'atto sarebbe come una
vecchia storia,
raccontata di nuovo e noiosa,
quanto più ripetuta,
specie se imposta in un momento
sbagliato.
SALISBURY
Così facendo il volto antico e
ben noto
del sano vecchio ordine è
sfigurato,
e, come il mutare del vento su
una vela,
fa cambiare rotta al corso dei
pensieri,
fa trasalire e spaventare chi
riflette,
corrompe il buon giudizio e
rende sospetta la verità
ricoprendoli di vesti sfarzose
appena fatte.
PEMBROKE
Quando i lavoratori si sforzano
di far meglio
invece che bene, sconvolgono la
loro abilità con l'ambizione.
Spesso, chi si scusa d'una
colpa,
la rende più grave con le sue
scuse,
così come una pezza su un
piccolo strappo
discredita, per la sua volontà
di nasconderlo,
più dello stesso strappo non
rammendato.
SALISBURY
In questo senso, prima che foste
nuovamente incoronato,
vi abbiamo suggerito il nostro
consiglio:
ma è piaciuto a vostra altezza
non ascoltarlo,
e noi siamo tutti ben contenti,
dato che tutto e ogni parte di
quello che desideriamo
non si spingono oltre i desideri
di vostra altezza.
RE GIOVANNI
Possedete già alcune delle
ragioni
di questa incoronazione
ripetuta;
le ritengo importanti; vi
rifornirò di altre, ancora più
forti,
forti quanto sono deboli le mie
paure.
Nel frattempo chiedete pure che
venga riformato
ciò che ritenete non vada bene,
e ben vi accorgerete
di come volentieri ascolterò e
darò soddisfazione
alle vostre richieste.
PEMBROKE
E allora io, che sono un po'
come la lingua di costoro,
per esprimere le aspirazioni di
tutti i loro cuori,
sia per me che per loro, ma,
soprattutto per voi,
per la vostra sicurezza, alla
quale sia io che loro
riserviamo tutta la nostra
solerzia, dal profondo del cuore
vi chiedo la liberazione di
Arthur, la cui detenzione
spinge le labbra mormoratrici
dello scontento
a formulare questa pericolosa
argomentazione:
se ciò che detenete lo detenete
a diritto,
perché allora la paura, che,
come si dice,
segue sempre le orme del torto,
dovrebbe spingervi
a tenere in detenzione il vostro giovane parente,
a soffocare i suoi giorni in una
barbara ignoranza
e a negare alla sua giovinezza i
ricchi vantaggi
d'una buona educazione? Ora,
perché i nemici del momento
non prendano questa come una
buona occasione,
la nostra richiesta sia che voi
ci ordiniate
di chiedervi la sua liberazione:
la sua libertà
non la chiediamo per nostro interesse, ma per il vostro,
non avendo noi altro desiderio
che la soddisfazione dei vostri
desideri.
Entra Hubert.
RE GIOVANNI
E così sia: affido la sua
giovinezza alla vostra cura.
Hubert, che notizie porti con
te? (Lo prende in disparte.)
PEMBROKE
Questo è l'uomo che avrebbe
dovuto compiere l'azione
sanguinosa:
ha fatto vedere il suo mandato a
un mio amico.
L'immagine d'una colpa abbietta
e mostruosa
è ancora viva nei suoi occhi, e
il suo aspetto riservato
rivela lo stato d'animo d'un
cuore profondamente turbato.
Temo molto abbia già portato a
termine quell'incarico
che temevamo gli fosse stato
affidato.
SALISBURY
Il colorito del re va a viene
tra le sue azioni e la sua
coscienza
come un messaggero tra due
terribili eserciti schierati:
le sue emozioni sono al culmine,
dovranno erompere.
PEMBROKE
E quando eromperanno temo ne
salterà fuori
l'immonda putredine della morte
d'un dolce ragazzo.
RE GIOVANNI
Non possiamo fermare la forte
mano della morte:
buoni signori, anche se è vivo
il mio desiderio di compiacervi,
ciò che mi chiedete è morto e
sepolto.
Costui ci dice che Arthur è
morto stanotte.
SALISBURY
Avevamo ragione a temere che la
sua malattia fosse incurabile.
PEMBROKE
Avevamo sentito che era vicino
alla morte
prima ancora che il ragazzo
s'accorgesse d'essere malato.
Qualcuno ne dovrà rispondere, in
terra o in cielo.
RE GIOVANNI
Perché mi guardate con occhi
così seri?
Credete forse che sia io a
reggere le forbici del destino?
O che abbia poteri sul battito
della vita?
SALISBURY
È ovvio che ci prende in giro in
modo scellerato,
ed è una vergogna che la
grandezza ricorra a scuse
così grossolane: prosperate pure
nei vostri inganni! addio.
PEMBROKE
Aspetta, Lord Salisbury; voglio
venire con te
a cercare l'eredità di questo
povero ragazzo,
il piccolo regno d'una tomba
impostagli con la violenza.
Quel sangue che aveva diritto
alla vastità
di tutta quest'isola, ora ne
occupa soltanto un metro;
che brutto mondo quello che
tollera queste cose!
Ma questa non dev'essere
tollerata: questa son sicuro
che presto esploderà, e saran
dolori per tutti noi.
Escono i nobili.
RE GIOVANNI
Bruciano d'indignazione.
Entra un messaggero.
Io sono pentito: fondamenta
solide
non poggiano sul sangue, non si
costruisce una vita
sicura sulla morte altrui.
(Al messaggero.) Hai l'occhio
pieno di paura, dov'è il sangue
ch'era solito abitare le tue
guance?
Un cielo così scuro non si
rasserena senza una tempesta:
rovescia pure il tuo maltempo:
come vanno le cose in Francia?
MESSAGGERO
Vanno dalla Francia
all'Inghilterra.
Mai un esercito così forte è
stato raccolto
dal corpo d'un'unica terra
per una spedizione all'estero.
L'esempio della vostra velocità
li ha istruiti:
nel momento in cui vi si
dovrebbe dire che si stanno
preparando,
giunge la notizia che sono già
tutti arrivati.
RE GIOVANNI
Oh, dove sono andate a
ubriacarsi le nostre spie?
Dove sono andate a dormire?
Dov'è andata a finire
l'attenzione di mia madre
se s'è potuto formare un simile
esercito in Francia
e lei non ne ha neanche udito
parlare?
MESSAGGERO
Mio sovrano, il suo orecchio è
chiuso dalla polvere;
il primo d'Aprile la vostra
nobile madre è morta:
e, da quanto ho saputo, mio
signore, Lady Constance
era morta, folle, tre giorni
prima. Ma questa è soltanto una
voce
che ho sentito in giro per caso,
non so se sia vera o falsa.
RE GIOVANNI
Trattieni la tua fretta,
terribile sorte!
Oppure alleati con me, finché
avrò placato
i miei nobili scontenti! E che!
mia madre morta!
È un caos per i miei
possedimenti in Francia!
Chi guida quegli eserciti
francesi
che tu mi dici son già sbarcati
in Inghilterra?
MESSAGGERO
Il Delfino.
Entrano il Bastardo e Peter di
Pomfret.
RE GIOVANNI
Mi fai girar la testa con queste
cattive notizie.
Ora, cosa dice la gente delle
tue operazioni?
E non tentare di riempirmi la
testa
con altre cattive notizie, è già
piena.
BASTARDO
Se avete paura d'ascoltare il
peggio,
lasciate pure che vi cada in
testa, inascoltato.
RE GIOVANNI
Abbiate pazienza con me, cugino;
ero senza fiato
sotto questa marea: ma ora
respiro di nuovo
sopra le onde, e posso ascoltare
qualsiasi lingua:
dica pure quello che vuole.
BASTARDO
Del mio successo tra il clero
testimonieranno le somme che ho
raccolto.
Ma mentre attraversavo il paese
sin qui,
ho trovato la gente in preda a
strane fantasie,
posseduta da voci, piena di
sogni vani,
ignara di ciò che la terrorizza
ma piena di paura.
Questo è un profeta che ho
portato con me
dalle strade di Pomfret, dove
l'ho trovato
con centinaia di persone che lo tallonavano da presso,
e lui cantava loro, in versi
aspri e rozzi,
che prima del mezzodì
dell'Ascensione
vostra altezza rinuncerà alla
corona.
RE GIOVANNI
Tu, inutile sognatore, perché
hai fatto questo?
PETER
Prevedendo che la verità così si
compia.
RE GIOVANNI
Hubert, portalo via; mettilo in
prigione:
e a mezzodì di quel giorno in
cui dice
io renderò la mia corona,
impiccalo.
Affidalo a mani sicure e poi
torna qui,ho bisogno di te.
Esce Hubert con Peter.
Oh mio gentile cugino,
hai sentito le novità, sai chi è
arrivato?
BASTARDO
I Francesi, mio signore; le
bocche della gente
se ne riempiono. E poi ho
incontrato Lord Bigot
e Lord Salisbury, i cui occhi
erano rossi
come il fuoco appena attizzato,
ed altri ancora,
che andavano in cerca della
tomba d'Arthur:
dicevano che è stato ucciso
stanotte per ordine vostro.
RE GIOVANNI
Mio buon cugino, va', mescolati
con loro.
So come riconquistarmi il loro
amore;
portali qui, davanti a me.
BASTARDO
Li troverò.
RE GIOVANNI
Sì, ma in fretta: corri.
Ah, non posso avere i miei
sudditi contro
quando le truppe del nemico
straniero
terrorizzano le mie città con
l'ostentata intimidazione
d'un'invasione crudele. Fatti
Mercurio,
metti ali ai piedi, e vola come
il pensiero da loro a me.
BASTARDO
Lo spirito dell'ora m'insegnerà
a esser veloce.
Esce.
RE GIOVANNI
Così parla un nobile gentiluomo
pieno di spirito.
Tu seguilo; può avere bisogno
d'un messaggero
tra me e i nobili. Sii tu
quello.
MESSAGGERO
Con tutto il mio cuore, mio
signore.
Esce.
RE GIOVANNI
Mia madre morta!
Rientra Hubert.
HUBERT
Mio signore, dicono si sian
viste cinque lune, stanotte:
quattro fisse, e la quinta che
girava attorno
alle altre quattro con un moto
prodigioso.
RE GIOVANNI
Cinque lune?
HUBERT
I vecchi e le nonnette per le
strade
vi leggono pericolose profezie:
tutti han sulla bocca la morte
del giovane Arthur,
e quando ne parlano scuotono la
testa,
si sussurrano l'un l'altro nelle
orecchie
e chi parla stringe il polso di
chi l'ascolta,
mentre chi ascolta fa gesti di
paura,
aggrotta le ciglia, scuote il
capo, rovescia gli occhi.
Ho visto io stesso un fabbro,
fermo, così, col suo martello,
mentre il ferro gli si
raffreddava sull'incudine,
bersi con la bocca aperta le
notizie che gli dava un sarto,
e questi, che teneva ancora in
mano forbici e metro,
era lì, con le ciabatte messe
all'incontrario per la gran
fretta,
a raccontare come migliaia di
Francesi, in assetto da guerra,
si schieravano in ordine di
battaglia nel Kent:
ed ecco un altro artigiano,
allampanato e sporco,
che interrompe il racconto
e si mette a parlare della morte
d'Arthur.
RE GIOVANNI
Perché cerchi di rendermi
schiavo di queste paure?
Perché continui a gettarmi
davanti la morte del giovane
Arthur?
La tua mano l'ha ucciso: io
avevo forti motivi
per desiderarlo morto, ma tu non
ne avevi nessuno per ucciderlo.
HUBERT
Non ne avevo? mio signore! come,
non siete stato voi a incitarmi?
RE GIOVANNI
I re sono condannati a essere
serviti da schiavi
che prendono i loro umori per
autorizzazioni
a saccheggiare la casa sanguinosa della vita;
che scambiano una strizzata
d'occhi del padrone
per un mandato vincolante, che
credono di comprendere
la collera di un re, quando
costui aggrotta le ciglia
per un capriccio momentaneo e
non per una ponderata decisione.
HUBERT
Ecco, questa è la vostra firma,
il sigillo per ciò che ho fatto.
RE GIOVANNI
Ah, quando l'ultimo rendiconto
tra il cielo e la terra
verrà chiuso, allora questa
firma e questo sigillo
testimonieranno contro di noi,
per la dannazione!
Quanto spesso la vista dei mezzi
per compiere il male
basta a farci agire male! Non ci
fossi stato tu, qua vicino,
uno segnato dalla mano stessa
della natura,
prescelto ed eletto a compiere
azioni vergognose,
questo assassinio non mi sarebbe
neanche venuto in mente;
ma come notai il tuo abominevole
aspetto,
avendoti trovato adatto a un
misfatto sanguinoso,
pronto e disponibile a essere
usato in un'azione pericolosa,
ti ho accennato vagamente della
morte d'Arthur;
e tu, per ingraziarti un re, non
hai avuto scrupoli
a distruggere un principe.
HUBERT
Mio signore...
RE GIOVANNI
Se solo avessi scosso il capo,
m'avessi interrotto un istante,
mentre io t'esponevo oscuramente
ciò che intendevo fare,
se avessi rivolto al mio viso
un'occhiata di dubbio,
quasi a impormi di chiamare con
il suo vero nome
ciò che chiedevo, la profonda
vergogna m'avrebbe reso muto,
m'avrebbe fatto desistere, e le
tue paure
avrebbero fatto nascere le mie.
Ma a te, per comprendermi,
son bastati dei segni, e a
segni, di nuovo, sei entrato
in comunicazione col peccato.
Sì, senza un'esitazione
hai lasciato che il tuo cuore,
e di conseguenza la tua rozza
mano,
si persuadessero a compiere
quell'atto
che entrambe le nostre lingue si
vergognano di nominare.
Via, via dai miei occhi, non ti
voglio più vedere!
I miei nobili mi abbandonano, la
mia maestà è sfidata,
davanti alle mie stesse porte,
da potenze straniere:
sì, nel corpo stesso di questa
terra di carne,
in questo regno, in questi confini di fiato e di sangue,
regnano l'ostilità e la guerra
civile
tra la mia coscienza e la morte
di mio nipote.
HUBERT
Prendete le armi contro gli
altri nemici,
che io metterò pace tra voi e la
vostra anima.
Il giovane Arthur è vivo: questa mia mano
è una mano ancora vergine e
innocente,
non tinta dalle rosse macchie
del sangue.
Entro questo petto non è ancora
penetrato
il terribile impulso del
pensiero delittuoso.
Voi avete calunniato la natura
nella mia persona
che, se esteriormente può
apparir rude,
copre di fatto un animo troppo
sensibile
per farsi macellaio d'un
fanciullo innocente.
RE GIOVANNI
Arthur vive? Ah, corri dai
nobili,
getta questa notizia sulla loro
rabbia furiosa,
e domali di nuovo
all'obbedienza!
Perdona ciò che la mia passione
mi ha spinto a dire
sulle tue fattezze; la mia
rabbia era cieca,
e gli occhi dell'immaginazione,
sporchi di sangue,
ti presentavano più odioso di
come sei.
No, non rispondermi, ma conduci
alla mia stanza
i nobili infuriati con tutta la
velocità di cui sei capace.
Ma io sono troppo lento a
pregarti:
sii più rapido tu, a correre!
Escono.
Inizio
pagina
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Re Giovanni -
1590/1597
atto
quarto - scena
terza |
|
Davanti al Castello.
Entra Arthur, sulle mura.
ARTHUR
Le mura sono alte, pure voglio
saltar giù:
buon terreno, abbi pietà e non
farmi male!
Non mi conosce quasi nessuno; e
se anche mi conoscessero,
questi abiti da mozzo non mi
farebbero riconoscere.
Ho paura, ma comunque ci proverò.
Se riesco ad arrivar giù senza
rompermi le ossa
troverò mille modi per fuggire
di qui:
è meglio morire cercando
d'andarsene
che morire restando qui.
Salta e rimane a terra per un momento come in trance.
Oh, povero me! queste pietre
hanno lo spirito di mio zio:
cielo, prendi la mia anima,
e tu, Inghilterra, conserva le
mie ossa!
Muore.
Entrano Pembroke, Salisbury e
Bigot.
SALISBURY
Signori, lo incontrerò a Saint
Edmundsbury:
è la nostra salvezza, e dobbiamo
accogliere
questa offerta gentile d'un tempo pericoloso.
PEMBROKE
Chi ha portato quella lettera
del cardinale?
SALISBURY
Il conte Melun, un nobile
francese,
che in una conversazione privata
con me,
sul favore del Delfino, mi ha
detto molto più
di quanto non sia scritto in
queste righe.
BIGOT
Incontriamoci con lui domattina,
allora.
SALISBURY
Vuoi dire che partiremo
domattina, perché, signori,
ci vorranno due lunghe giornate
di viaggio
prima d'incontrarci con lui.
Entra il Bastardo.
BASTARDO
Per la seconda volta, oggi,
mi fa piacere incontrarvi,
adirati signori!
Il re, per bocca mia, richiede
subito la vostra presenza.
SALISBURY
Il re s'è spogliato del nostro
possesso:
non siamo disposti a foderare
col nostro onore immacolato
il suo lurido mantello, o a
seguire il piede
di chi lascia impronte di sangue
dove passa.
Tornate da lui e riferitegli
questo: conosciamo il peggio.
BASTARDO
Ma non il meglio, io credo,
e cioè, qualsiasi cosa pensiate,
le buone maniere.
SALISBURY
È il nostro dolore, non le
nostre maniere, a parlare.
BASTARDO
Ma non c'è ragione alcuna al
vostro dolore,
e quindi sarebbero ragionevoli
le buone maniere.
PEMBROKE
Signore, signore, anche lo
sdegno ha i suoi diritti.
BASTARDO
Davvero, per fare del male a chi
lo nutre, oltre che alle buone
maniere.
SALISBURY
Questa è la prigione.
(Vedendo
Arthur.) Chi è li per terra?
PEMBROKE
Oh morte, come sei resa superba
da questa pura e regale
bellezza!
Non c'è buca nella terra che
possa nascondere quest'azione.
SALISBURY
Il delitto, quasi odiando ciò
che lui stesso ha compiuto,
non l'ha nascosta, così da
spingere alla vendetta.
BIGOT
O quando ha condannato questo
splendore a una tomba
l'ha trovato troppo regalmente
prezioso per una fossa.
SALISBURY
Sir Richard, cosa ne pensate?
Avete ben visto.
Avete mai letto o udito una cosa
simile a quella
che avete visto? E sareste mai
riuscito a pensarla,
o, anche dopo averla vista,
avreste mai pensato possibile
ciò che avete visto? Potrebbe il
pensiero,
senza questo oggetto davanti, immaginarne uno simile?
Questo è il culmine vero e
proprio, la sommità,
il cimiero, il cimiero
dell'armatura del delitto:
questa è l'infamia più
sanguinosa, la più selvaggia
barbarie,
l'assassinio più vile che mai la
collera dagli occhi biechi
o a rabbia dallo sguardo
impietrito abbiano presentato
alle lacrime del tenero rimorso.
PEMBROKE
Tutti i delitti del passato sono
scusabili paragonati a questo:
e questo, così unico e senza
paragone,
conferirà una sacra purezza ai
peccati
non ancora concepiti del tempo a
venire,
dando l'impressione che ogni
spargimento di sangue
sarà solo uno scherzo paragonato
a questo spettacolo odioso.
BASTARDO
È un'azione maledetta e
sanguinosa,
l'opera sgraziata d'una mano
malvagia,
sempre che sia opera d'una
qualche mano.
SALISBURY
Sempre che sia opera d'una
qualche mano!
Avevamo già dei sospetti su ciò
che sarebbe accaduto:
questa è l'opera infame della
mano di Hubert,
secondo i piani e le intenzioni
di un re ai cui comandi
ordino all'anima mia di non prestare più obbedienza.
Ecco, inginocchiato davanti alle
rovine di questa dolce vita,
alito, su questa perfezione
senza più respiro,
l'incenso d'un voto, d'un voto
sacro:
non assaggerò mai più i piaceri
del mondo,
non mi farò mai più contagiare
dalla gioia
o m'abbandonerò alla quiete e
all'ozio
sin che non avrò reso gloria a
questa mano
concedendole il sacro servizio
della vendetta.
PEMBROKE, BIGOT
Gli animi nostri fan proprie le
tue parole.
Entra Hubert.
HUBERT
Signori, sono accaldato per la
corsa che ho fatto cercandovi:
Arthur è vivo; il re vi manda a
cercare.
SALISBURY
Ah, è uno sfrontato,
non arrossisce neppure davanti
alla morte.
Vattene, odioso assassino, via
di qui!
HUBERT
Non sono un assassino.
SALISBURY
Devo portar via il lavoro alla
giustizia?
Sguaina la spada.
BASTARDO
La vostra spada è lucente,
signore, rinfoderatela.
SALISBURY
L'inguainerò solo nella pelle
d'un assassino.
HUBERT
Indietro, Lord Salisbury, state
indietro, vi dico;
perdio, la mia spada è affilata
come la vostra.
Non vorrei che voi, signore,
dimentico di voi stesso,
correste il pericolo della mia
legittima difesa,
o che io, concentrandomi sulla
vostra rabbia,
dimenticassi il valore, la
grandezza e la nobiltà vostri.
BIGOT
Via di qui, letamaio! osi
sfidare un nobile?
HUBERT
No, sulla mia vita; ma oserei
difendere
la mia vita innocente anche
contro un imperatore.
SALISBURY
Tu sei un assassino.
HUBERT
Non spingetemi a diventarlo; per
ora
non lo sono. La lingua di chi
dice un simile falso
non dice la verità, e chi non dice la verità, mente.
PEMBROKE
Fatelo a pezzi.
BASTARDO
Mantenete la calma, vi ripeto.
SALISBURY
Fatti da parte, o colpirò anche
te, Faulconbridge.
BASTARDO
Faresti meglio a colpire il
diavolo, Salisbury;
se solo mi guardi storto, muovi
un piede,
o insegni alla tua ira
frettolosa a trattarmi
vergognosamente,
ti colpirò a morte. Metti via la
spada per tempo,
o ridurrò te e il tuo spiedo in
modo tale
da farti pensare che è arrivato
il diavolo dall'inferno.
BIGOT
Cosa vorresti fare, illustre
Faulconbridge,
aiutare un furfante e un
assassino?
HUBERT
Lord Bigot, non sono né l'uno né
l'altro.
BIGOT
Chi ha ucciso il principe?
HUBERT
L'ho lasciato un'ora fa, e stava
bene:
lo rispettavo, l'amavo e
piangerò per tutta la vita
la perdita della sua tenera vita.
SALISBURY
Non credete all'acqua astuta dei
suoi occhi,
la furfanteria abbonda di simili
umori, e lui,
che da tempo ci commercia, li fa
sembrare
quasi i fiumi del rimorso e
dell'innocenza.
Via, venite via con me, tutti
voi le cui anime detestano
i sozzi fetori di un mattatoio:
son soffocato da questo puzzo di
peccato.
BIGOT
Via, verso Bury, andiamo lì dal
Delfino!
PEMBROKE
Dirai al re che ci potrà trovare
lì.
Escono i nobili.
BASTARDO
Ah, che mondo! Ne sapevi niente,
tu, di questo bel lavoro?
Hubert, se sei responsabile di
quest'opera di morte,
sarai dannato oltre i confini
infiniti
e sconfinati della misericordia.
HUBERT
Se soltanto mi ascoltasse,
signore.
BASTARDO
Ti dirò io, invece, una cosa:
avrai un'anima nera come... no,
non c'è niente di così nero;
sarai dannato e sprofonderai oltre lo stesso Principe
Lucifero:
non ci sarà all'inferno diavolo
più orrendo di te,
se hai ucciso questo ragazzo.
HUBERT
Sulla mia anima...
BASTARDO
Anche se hai soltanto dato il
consenso
a quest'atto crudelissimo, non
ti resta che la disperazione;
e se hai bisogno d'una corda, il
più piccolo filo
che mai ragno abbia intessuto
fuor del suo ventre
basterà a strangolarti; un
giunco sarà una trave
sufficiente ad impiccarti; e se
invece ti volessi annegare
versa un po' d'acqua in un
cucchiaio,
e sarà come l'intero oceano,
sufficiente ad affogare un
simile furfante.
Ho gravi sospetti su di te.
HUBERT
Se in atti, consensi, o peccati
di puro pensiero
sono colpevole d'aver rubato il
dolce alito
confinato in questa splendida
argilla,
l'inferno non abbia pene
bastanti a torturarmi!
L'ho lasciato che stava bene.
BASTARDO
Va', portalo con le tue braccia.
Vago come in un sogno, credimi,
e son smarrito
tra le spine e i pericoli di
questo mondo.
Con che facilità sollevi l'intera Inghilterra
da questo pezzo di morta
regalità!
La vita, la giustizia e la
verità di questo regno
sono volate al cielo, e
all'Inghilterra tocca adesso
dar strattoni, affannarsi,
dividersi coi denti
gli interessi non rivendicati
d'uno stato che si gonfia
d'orgoglio.
Ora, per l'osso spolpato della
maestà,
una canea guerresca drizza il
suo irato cimiero
abbaiando ai gentili occhi della
pace,
ora i nemici dall'esterno e i
rivoltosi dall'interno
si congiungono in una sola schiera,
e un'immensa confusione, simile
a un corvo
sopra una bestia in fin di vita,
stramazzata al suolo,
attende l'imminente rovina d'una
regalità usurpata.
Adesso son felici solo quelli
che il saio e il cingolo
tengono lontani da questa
tempesta. Porta via il ragazzo
e seguimi in tutta fretta: io
andrò dal re.
Mille problemi incombono, e il
cielo stesso
guarda accigliato la nostra
terra.
Escono.
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