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Re Giovanni -
1590/1597
atto
quinto -
Scena
prima |
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La Corte d'Inghilterra.
Entrano Re Giovanni, Pandolfo e
persone del seguito.
RE GIOVANNI
Così ho ceduto in mano
vostra
il cerchio della mia
gloria. (Dandogli la corona.)
PANDOLFO
Riprendete dalla mia
mano, (Ridandogli la corona.)
come proprietà del papa,
la vostra sovrana
grandezza e autorità.
RE GIOVANNI
Ora mantenete la vostra
sacra parola:
andate incontro ai
Francesi
e usate tutto il potere
che viene da Sua Santità
per arrestare la loro
avanzata prima che il
paese divampi.
Le nostre contee,
scontente, si rivoltano,
la nostra gente litiga
con l'obbedienza
giurando alleanza e
affetto dal profondo del
cuore
a sangue estraneo, a una
sovranità straniera.
Questa inondazione di
sregolato malcontento
tocca solo a voi
regolamentarla: non
indugiate, quindi,
perché i tempi son così
malati
che dev'essere
somministrata una
medicina tempestiva
o ne seguiranno
conseguenze
irreparabili. |
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PANDOLFO
È stato il mio fiato a
suscitare questa
tempesta
per il vostro
comportamento ostinato
con il papa;
ma poiché siete ora un
mite convertito,
la mia lingua soffierà
contro questa tempesta
di guerra
e riporterà il bel tempo
nel vostro turbolento
paese.
Oggi, che è il giorno
dell'Ascensione,
ricordatevelo bene,
in seguito al vostro
giuramento d'obbedienza
al papa,
io vado a far deporre le
armi ai Francesi.
Esce.
RE GIOVANNI
È il giorno
dell'Ascensione? Non
aveva detto il profeta
che prima del
mezzogiorno
dell'Ascensione
avrei rinunciato alla
mia corona? E così ho
fatto:
pensavo che vi sarei
stato costretto, e
invece,
il cielo sia
ringraziato, l'ho fatto volontariamente.
Entra il Bastardo.
BASTARDO
Tutto il Kent si è arreso non
resiste più nulla,
tranne il castello di Dover.
Londra, come un ospite cortese,
ha ricevuto il Delfino e il suo
esercito.
I vostri nobili non vi
ascolteranno, sono andati
a offrire i loro servizi al
nemico.
Uno sgomento selvaggio fa
correre avanti e indietro
il piccolo numero dei vostri
dubbi amici.
RE GIOVANNI
Non torneranno dunque da me, i
miei nobili,
dopo aver sentito che il giovane
Arthur è vivo?
BASTARDO
L'hanno trovato morto, gettato
in mezzo alla strada,
uno scrigno vuoto cui il
gioiello della vita
era stato rubato e portato via
da una mano sacrilega.
RE GIOVANNI
Quel furfante di Hubert m'aveva
detto ch'era vivo.
BASTARDO
E sull'anima mia, ne era
convinto, per quanto ne so.
Ma perché vi accasciate, perché
avete quell'aria triste?
Siate grande nell'azione come lo
siete stato nei pensieri,
non lasciate che il mondo veda
la tristezza sfiduciata
e la paura governare i movimenti
d'un occhio regale!
Siate duro come i tempi, siate
fuoco col fuoco,
minacciate chi minaccia, e
sfidate il volto
del millantato orrore; così
anche gli occhi dei subalterni,
che prendono in prestito i
comportamenti dai grandi,
si faranno grandi col vostro
esempio
indossando lo spirito indomito
della risolutezza.
Via, in marcia, e siate
splendente come il dio della
guerra
quando decide d'onorare un campo
di battaglia;
mostrate ardimento e certezza di
vittoria!
E che, si farà forse il leone
scovare nella sua tana,
e lì impaurire mostrandosi tremante?
Non sia mai detto: siate voi ad
andare a caccia,
correte incontro ai guai lontano
dalle vostre porte
così da affrontarli prima che
s'avvicinino troppo!
RE GIOVANNI
Il legato papale è stato qui da
me,
e ho pattuito una pace propizia
con lui;
mi ha promesso di far ritirare
le forze guidate dal Delfino.
BASTARDO
Che alleanza ingloriosa!
E dovremo forse noi, sulla
nostra terra,
offrire patteggiamenti
cavallereschi, compromessi,
tentare d'ingraziarci chi
c'invade
e parlamentare con lui,
accettare una tregua
disonorevole?
Lasceremo che uno sbarbatello,
un damerino
tutto rivestito di seta ci sfidi
sul campo,
e abbia il suo battesimo di
sangue su questa terra guerriera,
mentre i suoi colori irridono
l'aria in un'inutile pompa
senza trovare uno che lo fermi?
Mio re, corriamo alle armi!
Forse il cardinale
non riuscirà a imporre la vostra
pace,
ma se ci riuscisse, si dica
almeno che hanno veduto
che avevamo tutte le intenzioni
di difenderci.
RE GIOVANNI
È tuo il comando in queste
circostanze.
BASTARDO
Andiamo allora, con coraggio!
Sono certo, comunque,
che il nostro esercito potrebbe
ben scontrarsi
con un nemico ancora più forte.
Escono.
Inizio
pagina
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Re Giovanni -
1590/1597
atto
quinto - scena
seconda |
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Il campo del Delfino a Saint Edmundsbury.
Entrano in armi Luigi,
Salisbury, Melun, Pembroke,
Bigot e dei soldati.
LUIGI
Monsignor Melun, che si faccia
copia di questo,
e lo si custodisca per nostra
memoria:
l'originale sia restituito a questi nobili.
Avendo così messo per iscritto
le nostre giuste condizioni,
sia noi che loro, dando
un'occhiata a queste note,
potremo sempre ricordarci di ciò
su cui abbiamo giurato
con ferma e inviolabile fedeltà.
SALISBURY
Per parte nostra l'accordo non
sarà mai infranto.
Ma, nobile Delfino, anche se
giuriamo
una piena adesione e una fedeltà
spontanea
alla vostra impresa, tuttavia, credetemi, principe,
non sono contento che una simile
piaga del presente
cerchi la sua fasciatura in una
rivolta deplorevole,
e che si tenti di guarire
l'ulcera inveterata d'una ferita
infliggendone molte. Ah, mi
piange l'anima
a dover sfoderare questo ferro
per fabbricar vedove!
E proprio lì, dove una riscossa
onorevole e un'onorevole difesa
gridano alto il nome di
Salisbury!
Ma è tale la malattia dei tempi
che per la salute e la cura dei
nostri diritti
dobbiamo servirci della mano
stessa
di una ingiustizia spietata e di
un probabile torto.
Non è un peccato, o miei
affranti amici,
che noi, figli e discendenza di
quest'isola,
si sia nati per vedere un'ora sconsolata come questa,
quando siamo costretti a seguire
uno straniero,
a marciare sul seno gentile
della nostra terra
per andare a colmare i ranghi
dei suoi nemici - ah!,
debbo trarmi in disparte e
piangere
sull'onore macchiato di
quest'ingiustizia inevitabile! -
e render grazia alla nobiltà
d'una terra lontana
seguendo sin qui i colori di
bandiere sconosciute?
Proprio sino a qui! Ah, mia
terra, potessi allontanarti!
Le braccia di Nettuno, che ti
cingono da ogni lato,
ti solleverebbero dalla
coscienza di te stessa
sino a ormeggiarti a una qualche
spiaggia pagana
dove questi due eserciti
cristiani potrebbero
far confluire il sangue del
rancore in una vena d'alleanza
invece che spargerlo nell'inimicizia.
LUIGI
In questo tu mostri un animo
nobile,
e le grandi passioni che lottano
tra loro nel tuo petto
scatenano un terremoto di
nobiltà.
Ah, che nobile battaglia hai
combattuto
tra la necessità e l'onesto
scrupolo!
Lascia che sia io a detergere quest'onorevole rugiada
che traccia un sentiero
d'argento sulle tue guance:
il mio cuore si scioglie alle
lacrime d'una donna,
che pure sono un'inondazione
ordinaria,
ma questa effusione di lacrime
così virili,
questo rovescio, riversato da
una tempesta dell'anima,
sorprende i miei occhi e mi
lascia più stupefatto
che se avessi visto la volta
somma del cielo
tutta dipinta da meteore
fiammeggianti.
Su, alza la fronte, illustre
Salisbury,
e col tuo gran cuore dissipa
questa tempesta;
affida queste acque a quegli
occhi infantili
che non hanno mai visto l'ira di
questo gigante
che è il mondo, né han mai
incontrato la fortuna
se non ai banchetti pieni di
caldo sangue, risa e
chiacchiere.
Su, su, potrai affondare la tua
mano nello scrigno
della ricca prosperità come
Luigi stesso: e così voi tutti,
nobili, che unite il vostro
nerbo alla forza del mio.
Entra Pandolfo.
Ecco, qui, mi pare, un angelo ha
parlato:
guardate, ecco il sacro legato
che viene avanti
a portarci la legittimazione dalle mani stesse del cielo
e a imporre sulla nostra azione
il nome di giustizia
col suo sacro respiro.
PANDOLFO
Salute, nobile principe di
Francia!
La novità è questa: Re Giovanni
s'è riconciliato con Roma, il
suo spirito,
che tanto s'era levato contro la
santa chiesa,
la grande metropoli e sede di
Roma, s'è piegato.
Perciò riavvolgi le tue
minacciose bandiere
e doma lo spirito selvaggio
della guerra violenta
così che, simile a un leone
addomesticato,
possa accovacciarsi gentilmente
ai piedi della pace
ed essere terribile solo
nell'aspetto.
LUIGI
Mi perdoni, vostra grazia, ma io
non mi ritiro.
Sono di nascita troppo illustre
per essere proprietà di
qualcuno,
per esser secondo nel comando, o
l'utile servo
e strumento d'una qualsiasi
sovranità al mondo.
Il vostro fiato per primo ha
riacceso
le spente braci della guerra
tra questo regno tormentato e il
mio,
e ha portato poi la materia con
cui alimentare questo fuoco,
che ora è troppo grosso per
poter essere spento
da quel medesimo debole vento
che l'ha acceso.
Voi mi avete insegnato a
riconoscere il volto della
ragione,
mi avete fatto consapevole dei
miei diritti su questa terra,
sì, m'avete ficcato questa
impresa nel cuore,
e venite adesso a dirmi che
Giovanni ha fatto pace con Roma?
Che m'importa di questa pace?
Io, per diritto di nozze,
come erede d'Arthur, rivendico
questa terra come mia,
e ora che l'ho già mezza
conquistata dovrei ritirarmi
perché Giovanni ha concluso una
sua pace con Roma?
Sono forse io schiavo di Roma?
Che soldi ha speso Roma,
che uomini ha mandato, che armi
ha provveduto
per sostenere questa impresa?
Non sono stato io
ad assumermene tutto il peso? e
chi altri se non io,
e tutti quelli che hanno creduto
alla mia rivendicazione,
sudano in quest'impresa e
mantengono questa guerra?
Non ho forse udito questi
isolani gridare alto
"Vive le roi!" mentre mi
intascavo le loro città?
Non ho forse qui le carte
migliori per vincere
questa facile partita in cui ci
si gioca una corona?
E adesso dovrei abbandonare una
partita già vinta?
No, no, sull'anima mia, non sarà
mai detto.
PANDOLFO
Guardate a quest'impresa in modo
superficiale.
LUIGI
Superficiale o no, non mi
ritirerò sino a quando
il mio tentativo non sarà
coronato da quella gloria
che era stata promessa alle mie
grandi speranze,
prima che raccogliessi questa
gagliarda armata,
scegliendo dal mondo questi spiriti fieri,
per fissare negli occhi la
vittoria e vincere gloria
anche tra le fauci del pericolo
e della morte.
Squilli di tromba.
Che tromba poderosa è quella che
ci chiama così?
Entra il Bastardo, scortato.
BASTARDO
Secondo le consuetudini
riconosciute da tutti,
vi chiedo udienza, sono stato
mandato a parlarvi.
Mio santo signore di Milano,
vengo da parte del re
per sapere cosa avete ottenuto
in suo favore:
dalla vostra risposta saprò
quale mandato
e ampiezza dare alle mie parole.
PANDOLFO
Il Delfino si oppone
testardamente
e non vuole acconsentire alle
mie suppliche;
dice semplicemente che non deporrà le armi.
BASTARDO
Per tutto il sangue che mai il
furore ha sbruffato,
dice bene il giovane. E adesso
ascoltate il nostro re inglese,
perché è la sua maestà che così
parla in me:
il re è preparato, ed è logico
che lo sia,
e ride a questa avanzata
scimmiesca e sgraziata,
a questa mascherata da guerra, a
questo sconsiderato festino,
a questa irriverenza infantile,
a queste truppe da ragazzini.
È ben preparato a spazzar via
dai confini delle sue terre
questa guerra di nani, questo
esercito di pigmei.
Quella mano che ebbe la forza,
proprio davanti alla vostra
porta,
di bastonarvi e di farvi filare
via, di farvi calar giù,
come un secchio, per nascondervi
dentro a un pozzo,
o di farvi accucciare nel letame
delle vostre stalle,
di farvi rinchiudere sottochiave, come un pegno,
in casse e bauli, di farvi
abbracciare i porci,
o farvi cercare la dolce
salvezza in sotterranei e
prigioni,
di farvi tremare e sobbalzare
anche al semplice canto
del vostro galletto nazionale,
scambiato per la voce
d'un inglese in armi, quella
mano vittoriosa
che tanto tormento vi diede in
casa vostra,
la potrete mai credere debole
qui? No certo;
sappiate che il valoroso monarca
è in armi
e come un'aquila s'alza in
grandi cerchi nell'aria
per calare poi di colpo su chi
infastidisce il suo nido.
E voi, degeneri e ingrati
ribelli, voi, Neroni
insanguinati,
che squarciate il ventre della
vostra cara madre Inghilterra,
arrossite per la vergogna,
perché le vostre mogli,
le vostre pallide figlie, simili
ad amazzoni,
seguono con passo agile i
tamburi
trasformando i ditali in guanti
di ferro, gli aghi in lance,
la dolcezza dei loro cuori in
feroce sete di sangue.
LUIGI
Poni fine alle tue smargiassate,
e porta via la tua faccia in
pace;
ammettiamo che tra noi due sai
far la voce più grossa;
addio. Stimiamo il nostro tempo
troppo prezioso
per sprecarlo con un simile
chiacchierone.
PANDOLFO
Consentitemi di parlare.
BASTARDO
No, parlerò io.
LUIGI
Non ascolterò nessuno dei due.
Battete i tamburi e fate che la
voce della guerra
proclami il nostro diritto e la
nostra presenza.
BASTARDO
In verità i vostri tamburi,
battuti, grideranno,
e griderete anche voi, una volta
battuto.
Pròvati solo a dar inizio
all'eco
col fragore del tuo tamburo e
subito un tamburo qui vicino
sarà già ben teso e pronto a
rimandarti
un fragore più grande. Battine
un altro,
e un altro ancora, più forte,
rintronerà l'orecchio del cielo
facendo vergognare il tuono
dalla bocca profonda:
non lontano da qui, infatti,
non fidandosi di questo legato banderuola,
usato più per divertimento che
per necessità,
sta Giovanni in armi, e sulla
sua fronte
siede la morte dalle costole
spolpate,
impegnata a banchettare oggi con
intere migliaia di Francesi.
LUIGI
Battete i nostri tamburi,
andiamo incontro al pericolo.
BASTARDO
Lo incontrerai, Delfino, non
dubitarne.
Escono.
Inizio
pagina
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Re Giovanni -
1590/1597
atto
quinto - scena
terza |
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Il campo di battaglia.
Allarmi. Entrano Re Giovanni
e Hubert.
RE GIOVANNI
Come va la giornata? Su,
dimmelo, Hubert.
HUBERT
Va male, temo. E vostra
maestà, come si sente?
RE GIOVANNI
Questa febbre, che mi
tormenta da tempo,
me la sento pesante addosso.
Oh, il mio cuore è malato!
Entra un messaggero.
MESSAGGERO
Mio signore, il vostro
valoroso parente,
Faulconbridge,
desidera che vostra maestà
lasci il campo
e mio tramite gli faccia
sapere dove intende
dirigersi.
RE GIOVANNI
Digli che vado a Swinstead,
all'abbazia.
MESSAGGERO
State di buon animo: i
grandi rinforzi
attesi qui dal Delfino sono
naufragati tre notti fa
sulle secche di Goodwin.
E proprio ora Riccardo ha
ricevuto questa notizia:
i Francesi combattono
stancamente e si ritirano.
RE GIOVANNI
Ahimè! questa febbre tiranna
mi devasta
e non mi lascia dare il
benvenuto a queste buone
notizie.
Su, in marcia verso Swinstead; portatemi in
lettiga, la debolezza mi possiede, sto per svenire.
Escono.
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Re Giovanni -
1590/1597
atto
quinto - scena
quarta |
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Un'altra parte del campo.
Entrano Salisbury, Pembroke e
Bigot.
SALISBURY
Non pensavo che il re fosse così
pieno di amici.
PEMBROKE
Attacchiamo ancora una volta;
rincuorate i Francesi:
se perdono loro, siamo persi
anche noi.
SALISBURY
Quel demonio malnato di
Faulconbridge,
a dispetto di tutto, da solo ha
sostenuto la giornata.
PEMBROKE
Si dice che Re Giovanni abbia
abbandonato il campo
gravemente ammalato.
Entra Melun, ferito.
MELUN
Conducetemi dai ribelli inglesi.
SALISBURY
Finché le cose andavano bene ci
si davano altri nomi.
PEMBROKE
È il conte Melun.
SALISBURY
Ferito a morte.
MELUN
Fuggite, nobili Inglesi, siete
stati traditi e venduti;
sfilatevi dalla rozza cruna
della ribellione
e accogliete con gioia il ritorno d'una fedeltà rinnegata.
Cercate Re Giovanni e buttatevi
ai suoi piedi,
perché se i Francesi
trionferanno in questa giornata
di fragori
Luigi ha intenzione di
ricompensare le vostre fatiche
facendovi tagliare le teste;
così ha giurato,
ed io con lui, e molti altri ancora con me,
davanti all'altare di Saint
Edmundsbury,
proprio su quell'altare dove
avevamo giurato
a voi cara amicizia ed eterno
amore.
SALISBURY
Può essere possibile? Può essere
vero?
MELUN
Non vedo forse già vicina la
morte odiosa,
e quel po' di vita che mi resta
sgocciolare via, sanguinando,
così come un simulacro di cera
quando dissolve la sua forma
davanti al fuoco?
Cosa mai al mondo dovrebbe
spingermi a ingannarvi
dato che devo perdere il
profitto d'ogni inganno?
Perché dovrei allora esser
falso, dal momento che è vero
che devo morire qui
e vivere altrove solo in grazia
della verità?
Lo ripeto, se la giornata volge
a favore di Luigi,
lui diverrà spergiuro se i
vostri occhi vedranno
un'altra giornata sorgere a
oriente.
Ma questa notte stessa, il cui
nero alito di contagio
sta coprendo di fumo il cimiero
ardente di un sole vecchio,
debole e stanco per la lunga
giornata,
in questa stessa mala notte
cesserete di respirare
pagando il prezzo d'un tradimento accertato
con la spesa traditrice delle
vostre vite,
anche se col vostro aiuto Luigi
avrà guadagnato la vittoria.
Ricordatemi a un certo Hubert,
che serve il vostro re:
sono stati l'amore per lui e la
considerazione
che mio nonno era inglese a
svegliare la mia coscienza
facendomi così confessare tutto
questo.
In cambio, vi prego, portatemi
lontano
dal rumore e dai fragori del
campo di battaglia,
così da potermi concentrare sui
miei ultimi pensieri
in pace, e separare il corpo
dall'anima
in meditazione e pii desideri.
SALISBURY
Ti crediamo; e sia dannata la
mia anima
se non apprezzo le fattezze e la
forma di questa splendida
occasione
che ci permette di percorrere a
ritroso i passi
d'una maledetta diserzione,
simili in ciò
a un'alluvione calante che si
sta ritirando,
quando abbandona il suo corso
irregolare e smodato
per umiliarsi rientrando in quei
limiti che aveva oltrepassato
e tornare calma, obbediente e
docile al grande oceano,
al nostro grande Re Giovanni.
Il mio braccio ti sarà d'aiuto
per trascinarti via da qui,
vedo già i crudeli spasimi della
morte nei tuoi occhi.
Via amici miei, disertiamo di
nuovo:
è ben felice quella novità che
restaura un vecchio diritto.
Escono portando via Melun.
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Re Giovanni -
1590/1597
atto
quinto - scena
quinta |
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Il campo francese.
Entra Luigi e il suo seguito.
LUIGI
M'è sembrato che il sole nel
cielo riluttasse al tramonto,
e si fermasse per fare arrossire
l'occidente
quando gli Inglesi han misurato
a ritroso la loro terra
in una stanca ritirata. Ah, ne
siamo usciti con onore,
quando con una scarica d'inutili
colpi
gli abbiamo augurato la buona
notte,
e, dopo tanta sanguinosa fatica,
abbiamo riavvolto
senza nessun disturbo le nostre
bandiere gloriose,
ultimi sul campo e quasi suoi
padroni!
Entra un messaggero.
MESSAGGERO
Dov'è il mio principe, il
Delfino?
LUIGI
Qui: che novità?
MESSAGGERO
Il Conte Melun è stato ucciso; i
nobili inglesi,
convinti da lui, hanno di nuovo
disertato,
e i vostri rinforzi, che da
tanto aspettavate,
sono stati dispersi e annegati
nelle secche di Goodwin.
LUIGI
Ah, orrende e maledette notizie!
Sia dannato il tuo cuore!
Non avrei creduto di poter
essere così triste stanotte
come queste notizie m'han
ridotto.
Chi è stato a dire che Re Giovanni se n'era scappato
un'ora o due prima che la notte
impervia
avesse diviso i nostri stanchi
eserciti?
MESSAGGERO
Chiunque l'abbia detto, ha detto
il vero, mio signore.
LUIGI
Va bene; fate buona guardia e
state attenti stanotte:
il giorno non sarà lesto quanto
me
a tentare la bella avventura del domani.
Escono.
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Re Giovanni -
1590/1597
atto
quinto - scena
sesta |
|
Un luogo all'aperto, vicino all'abbazia di Swinstead.
Entrano da parti opposte il
Bastardo e Hubert.
HUBERT
Chi c'è lì? parla, ehi, parla,
subito, o sparo.
BASTARDO
Un amico. Di che parte sei?
HUBERT
Di parte inglese.
BASTARDO
E dove stai andando?
HUBERT
Che importa a te?
(Pausa.)
Non
potrei io chiederti
degli affari tuoi come tu fai
dei miei?
BASTARDO
Sei Hubert, mi sembra.
HUBERT
Ti sembra proprio bene.
Correrò il rischio di crederti
un amico,
dato che conosci così bene la
mia voce.
Chi sei?
BASTARDO
Sono chi tu vuoi che sia. E se
ti fa piacere
puoi essermi amico a tal punto
da credere
che discendo dai Plantageneti.
HUBERT
Che memoria maleducata è la mia!
tu e questa notte infinita
mi avete ridotto alla vergogna;
valoroso soldato, perdonami
se gli accenti usciti dalla tua
bocca sono sfuggiti
al riconoscimento delle mie
orecchie.
BASTARDO
Su, su, basta con le cortesie;
cosa si dice in giro?
HUBERT
Beh, ero qui che giravo sotto il
cipiglio oscuro della notte
proprio per trovarvi.
BASTARDO
Falla breve, che notizie ci
sono?
HUBERT
Oh, mio dolce signore, notizie
consone a questa notte,
oscure, paurose, sconfortanti e
orribili.
BASTARDO
Mostrami pure la piaga aperta di
queste notizie ulcerose:
non sono una donna, non avrò
svenimenti.
HUBERT
Il re, temo, è stato avvelenato
da un monaco:
l'ho lasciato che non riusciva
quasi più a parlare e son corso
in cerca di voi per informarvi
della disgrazia,
così che, sapendo l'accaduto, vi
possiate armare al meglio
contro queste circostanze
impreviste
con tutto l'agio possibile.
BASTARDO
Come ha preso il veleno? Chi era
l'assaggiatore?
HUBERT
Un monaco - ch'io sia dannato -
un furfante ben risoluto,
cui di colpo son scoppiate le
budella; il re dice ancora
qualche parola e può darsi si
riabbia.
BASTARDO
Chi hai lasciato ad assistere
sua maestà?
HUBERT
Come, non lo sapete ancora? I
nobili sono tornati
e hanno portato con sé il
principe Enrico,
per la cui intercessione il re
li ha perdonati:
stanno tutti attorno al re.
BASTARDO
Trattieni la tua indignazione,
potente cielo,
e non spingerci a sopportare più
di quanto possiamo!
Te lo devo dire, Hubert: metà
delle mie forze stanotte,
mentre attraversavano queste
pianure, son state sorprese
dalla marea a gli acquitrini di
Lincoln le hanno divorate.
Io stesso, che ero su un buon
cavallo, mi sono salvato a
stento
Ma fammi strada: portami dal re,
non vorrei che morisse prima del mio arrivo.
Escono.
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Re Giovanni -
1590/1597
atto
quinto - scena
settima |
|
Il giardino nell'abbazia di Swinstead.
Entrano il Principe Enrico,
Salisbury e Bigot.
ENRICO
È troppo tardi: la vita di tutto
il suo sangue
è corrotta dall'infezione, e il
suo puro cervello,
che alcuni ritengono la fragile
casa dell'anima,
preannuncia, coi suoi oziosi
vaneggiamenti,
la fine della condizione
mortale.
Entra Pembroke.
PEMBROKE
Sua Altezza parla ancora, ed è
convinto
che portato all'aria aperta si
calmerebbe il bruciore
del crudele veleno che l'assale.
ENRICO
Fatelo portare qui in giardino.
Delira ancora?
Esce Bigot.
PEMBROKE
È più calmo di quando l'avete
lasciato;
Proprio un attimo fa cantava.
ENRICO
Oh vanità della malattia! le
sofferenze più terribili
se continuano indefinitamente
non si avvertono più.
La morte, dopo aver predato le
parti esterne, invisibile
le lascia e porta adesso il suo
assedio alla mente,
pungendola e ferendola con molte
legioni
di strane fantasie che,
affollandosi e spingendosi
per entrare in quell'ultimo
rifugio, s'annullano a vicenda.
È strano che la morte debba
cantare.
Io sono il piccolo di questo
pallido cigno languente
che canta un inno doloroso alla
propria morte,
e sulla canna d'organo della
fragilità
accompagna l'anima e il corpo al
loro ultimo riposo.
SALISBURY
Siete di buon animo, principe,
perché siete nato
per imprimere una forma a questa
mole indigesta
che lui ha lasciato così informe
e grezza.
Entrano persone del seguito con
Bigot, e portano Re Giovanni su
una sedia.
RE GIOVANNI
Sì, perdio, finalmente c'è
spazio per la mia anima,
non deve più uscirsene per porte
e finestre.
Ho un'estate così calda nel mio
petto
che le budella sono state
ridotte in cenere:
sono una forma scarabocchiata da
una penna
su una pergamena, e a questo
fuoco
mi raggrinzo tutto.
ENRICO
Come sta vostra maestà?
RE GIOVANNI
Oramai sono stato: avvelenato,
abbandonato,
gettato via; e nessuno di voi
che ordini all'inverno
di ficcare le sue dita gelate
nel mio stomaco,
che lasci scorrere i fiumi del
mio regno
per il mio petto in fiamme, o
convinca il nord
a far sì che i suoi venti
desolati bacino
le mie labbra riarse e mi
confortino col loro freddo.
Non chiedo molto, un semplice e
freddo conforto;
e voi siete avari e ingrati a
negarmelo.
ENRICO
Ah, se ci fosse qualcosa nelle
mie lacrime
capace di darti conforto!
RE GIOVANNI
Il loro sale è caldo.
Dentro di me c'è l'inferno,
e il veleno è lì come un demonio
prigioniero
che tormenta il sangue
irrevocabilmente condannato.
Entra il Bastardo.
BASTARDO
Oh, sono tutto caldo per la
corsa violenta
e l'ansia frettolosa di vedere
vostra maestà!
RE GIOVANNI
Oh, cugino, sei venuto a
chiudermi gli occhi:
il sartiame del mio cuore è
bruciato e cade a pezzi,
e tutte le funi
che avrebbero dovuto tendere le
vele della mia vita
si sono ridotte a un filo solo,
a un piccolo capello;
il mio cuore ha una sola fibra
che lo sorregge
e lo sostiene, solo per sentirti
dire le ultime notizie.
Dopo, tutto ciò che vedi sarà
solo argilla,
il calco d'una maestà distrutta.
BASTARDO
Il Delfino si sta preparando a
venir qui,
dove Dio sa come faremo a
rispondergli,
perché in una sola notte la
parte migliore delle mie forze,
mentre ci muovevamo per
assestarci meglio,
è stata tutta inghiottita, senza
neanche se n'accorgesse,
da un'inaspettata marea negli
acquitrini.
Il Re muore.
SALISBURY
Avete soffiato queste notizie di
morte
in un orecchio già morto.
Il mio sovrano! il mio signore!
solo un attimo fa un re, ed ora,
questo!
ENRICO
E anch'io così dovrò continuare
a vivere, e così morire.
Che certezza c'è al mondo, che
speranza, quale punto fermo
quando questo che era un re è
ora argilla?
BASTARDO
Te ne sei andato così? Io non
farò altro che starti dietro,
compirò per te la vendetta e poi
la mia anima
ti servirà in cielo come ti ha
sempre servito
e ti serve ancora sulla terra. E
adesso, voi, stelle
che nelle vostre giuste sfere vi muovete,
dove sono le vostre forze?
mostrate adesso la vostra
fedeltà rammendata,
e subito tornate con me sul campo
a scacciare la distruzione e la
vergogna eterna
dalla porta sconnessa della
nostra terra languente.
Cerchiamo subito il nemico, o ci
cercherà lui:
il Delfino infuria alle nostre
calcagna.
SALISBURY
Sembra che ne sappiate meno di
noi:
il Cardinale Pandolfo è dentro a
riposarsi.
È arrivato mezz'ora fa portando
dal Delfino
tali offerte di pace
che possiamo accettarle con
onore e dignità
nell'intento di por fine a
questa guerra.
BASTARDO
Sarà ancora più ben disposto, se
ci vedrà
ben armati in difesa.
SALISBURY
In realtà è cosa già quasi
fatta:
ha rimandato molti carriaggi
alle rive del mare,
e ha messo la sua causa e le sue rivendicazioni
interamente nelle mani del
cardinale,
col quale tu stesso, io e gli
altri nobili,
se lo ritieni opportuno, c'incontreremo questo pomeriggio
per portare a termine
felicemente questa trattativa.
BASTARDO
Così sia. E voi, mio nobile
principe,
con gli altri nobili la cui
presenza non è necessaria,
vi occuperete del funerale di vostro padre.
ENRICO
Il suo corpo dev'essere sepolto
a Worcester,
questa era la sua volontà.
BASTARDO
E lì sarà sepolto:
e felicemente possa la vostra
dolce persona
addossarsi la sovrana eredità
e la gloria di questa terra!
A voi, con totale sottomissione,
in ginocchio,
consacro i miei leali servigi e
un'eterna,
fedele sudditanza.
SALISBURY
Allo stesso modo vi facciamo
l'offerta del nostro amore,
che duri immacolato per sempre.
ENRICO
Ho un cuore sensibile, che
vorrebbe ringraziarvi,
ma non lo sa fare se non con le
lacrime.
BASTARDO
Oh, paghiamo alle circostanze
solo lo stretto dolore
necessario,
perché di pene ne abbiamo già
anticipate tante.
Quest'Inghilterra non è mai
stata, né mai sarà
piegata dal piede orgoglioso
d'un conquistatore,
se non sarà lei stessa, per
prima, a ferirsi.
Adesso che questi suoi nobili
sono tornati in patria,
vengano pure in armi le tre
parti del mondo
e noi le arresteremo!
Nulla farà
mai dolere l'Inghilterra, se a se stessa rimarrà fedele.
Escono.
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