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introduzione |
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La società inglese dilaniata dai conflitti di interesse al termine della Guerra delle due Rose, combattuta tra le casate dei Lancaster e degli York nel 1400, appariva la metafora esemplare di infiniti altri nuclei sociali, non importa se piccoli o grandi, se passati presenti o futuri, in cui l’ambizione, l’intrigo, la paura, l’incertezza, il sospetto, il tradimento, la menzogna, inevitabilmente accompagnano la lotta senza esclusione di colpi per la conquista e il mantenimento del potere. In questo mondo, che le scelte registiche hanno collocato in una sorta di platoniana caverna popolata di ombre e veli, non c’è riposo e non si dorme perché non ci si può permettere nemmeno per un attimo di abbassare la guardia. Fin dall’inizio ci è chiaro che interiormente tutti sono contro tutti, e di tutti diffidano. Eppure esteriormente ogni cosa risulta apparire sotto controllo. E l’odio e la diffidenza sono contenuti e dissimulati. Siamo di fronte a una società la cui intima essenza potrebbe ricondurre iconograficamente all’universo dei mostri di Bosch o di Bacon e che tuttavia ci appare formalmente impeccabile.
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Ma tutto è destinato a degenerare. Alleanze e complicità svelano presto la loro precarietà e ipocrisia in un susseguirsi di ribaltoni in cui gli “amici” di ieri diventano i nemici di oggi e viceversa e in cui il male interiore deborda e si espande su tutto. Principale motore dell’azione è Riccardo, non avvoltoio in un gregge di pecore, ma “straordinario” rapace in un branco di rapaci. Attore, stratega, affabulatore, genio della menzogna venduta come verità, approfittatore di chiunque gli possa servire per raggiungere i suoi fini, manipolatore talmente abile da far sembrare altruistiche anche le più abbiette ed egoistiche macchinazioni e da volgere a suo vantaggio persino le circostanze più sfavorevoli, Riccardo parla, comunica, dichiara. E la sua parola si fa azione immediata. Primo spettatore di se stesso, compiaciuto ma anche stupito delle sue istrioniche interpretazioni, Riccardo brucia il tempo e non concede a nessuno il tempo per pensare. E’ l’attore e il suo pubblico, è l’inquadratura da riprendere e l’obbiettivo che la inquadra, è il pensiero che agisce nel momento stesso in cui si manifesta. E agli altri non resta che soccombere.
Riccardo III
è l'ultima di quattro opere nella tetralogia
minore di Shakespeare sulla storia inglese:
conclude un racconto drammatico cominciato
con Enrico VI: Parte I e continuato
con Enrico VI: Parte II e Enrico
VI: Parte III. L'intera tetralogia è
stata composta presto nella carriera di
Shakespeare: il più probabile periodo di
composizione è tra il 1591 e il 1592.
Culminando con la sconfitta del malvagio re
Riccardo III nella battaglia del campo di
Bosworth alla fine dell'opera, Riccardo
III è una drammatizzazione dei recenti
(per Shakespeare) eventi storici conclusi
nel 1485, quando il potere dei Plantageneti
in Inghilterra fu sostituito dalla dinastia
Tudor. Ai tempi di Shakespeare, questi
eventi erano certamente noti alla gente.
Ognuno era particolarmente affascinato dal
personaggio di Riccardo III, così il
pubblico di Shakespeare poteva realmente
identificarsi con ogni fazione politica ed
era anche più interessato.
Temi principali
La
seduzione del male
Quando Riccardo
accusa la sua malformazione fisica come la
causa delle sue azioni malvagie, sembra che
ci stia manipolando per avere la nostra
simpatia, esattamente come fa con gli altri
personaggi dell'opera. Così, Riccardo III
non indaga sulla causa del male nella mente
umana, ma le sue azioni, mostrando le
macchinazioni nella mente di Riccardo e i
metodi che usa per manipolare, controllare a
danneggiare gli altri a suo vantaggio. A
questo proposito, nell'opera è importante
l'idea che le vittime di Riccardo siano
partecipi della loro stessa distruzione.
Infatti, come Lady Anna si lascia sedurre da
Riccardo, anche sapendo che è malvagio,
anche altri personaggi si lasciano prendere
dal suo carisma e non fanno attenzione al
suo carattere disonesto e violento. Questa
tendenza si nota nella relazione tra
Riccardo e il pubblico per quasi tutta
l'opera. Nonostante noi siamo inorriditi
dalle azioni di Riccardo, i suoi brillanti e
significativi monologhi lo fanno apprezzare
dalla maggior parte degli spettatori e
addirittura speriamo che riesca nei suoi
piani a dispetto della sua chiara malizia.
Il collegamento tra governati e stato
Alcune scene in
Riccardo III, come la discussione
della gente nell'ATTO SECONDO, scena 3; il
discorso di Buckingham alla massa e
l'incoronazione di Riccardo nell'ATTO SECONDO; e
la scena dello scrivano nell'ATTO SECONDO, scena
4, ci danno una visione di come il dramma
nel palazzo reale influenzi la vita della
gente comune. Come opera storica,
Riccardo III parla delle conseguenze del
comportamento di coloro che sono al potere,
e delle idee di un buon governo. È
significativo che la gente comune prenda
paura di Riccardo e cominci a non credere in
lui molto prima di quasi tutti i nobili a
palazzo, e che l'opposizione del popolo a
Riccardo sia una delle migliori armi che
aiutano Richmond a detronizzarlo. Con
Riccardo III Shakespeare esplora un tema
che ha poi rivisto in Amleto e
Macbeth: l'idea che la virtù morale di
un governante ha un diretto effetto sulla
salute dello stato. Uno stato con un buon
governate tende a fiorire (come la Danimarca
sotto il re Amleto), mentre uno stato con un
cattivo governate tende a soffrire (come la
Scozia sotto Macbeth).
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L'importanza del linguaggio per mantenere
il potere politico
Questo
è un tema secondario molto interessante di
Riccardo III. Il linguaggio non è
sempre un indispensabile strumento di
potere, ma per Riccardo è un'arma cruciale.
La sua straordinaria abilità con le parole
lo rende capace di manipolare, confondere e
controllare chiunque. Questa abilità di
Riccardo è ciò che gli permette di
corteggiare Lady Anna, far imprigionare
Clarence, ingannare il re per avere la morte
di Clarence e ottenere l'esecuzione di
Hastings, tutto con minimi rischi per lui.
Ma il linguaggio sembra essere anche l'unica
difesa contro Riccardo, come si vede quando
i principi sfidano la sua abilità nei giochi
di parole e parlano della loro capacità di
capire cosa gli passa per la testa. In
alcuni casi, Riccardo usa semplicemente la
violenza come espediente e fa assassinare i
suoi nemici, inclusi i principi.
La nascita della dinastia Tudor
Quest'opera
rappresenta un momento importante della
storia inglese: la fine della Guerra delle
due Rose e l'ascesa della dinastia Tudor con
Enrico VII. I Tudor continuavano a governare
l'Inghilterra anche ai tempi di Shakespeare
(la regina Elisabetta I, che sedeva sul
trono quando Riccardo III fu scritto,
era una Tudor, cosí Shakespeare doveva
accattivarsi i favori dei governanti, che
potevano letteralmente favorire o stroncare
la sua carriera). Poiché Enrico Tudor ha
deposto Riccardo, Shakespeare lo presentò
come un buon personaggio (per aver sconfitto
un uomo così malvagio). Shakespeare fece
così anche per far piacere a Elisabetta I, e
per avere ancora il suo supporto per la sua
carriera. Così, l'immagine che Shakespeare
dà di Riccardo III come un uomo vile e
odioso è in parte costruita per creare una
gloriosa ascensione di Enrico VII alla fine
dell'opera. Ovviamente, queste
considerazioni politiche non sono molto
importanti per la tragedia. L'esplorazione
di Shakespeare della psicologia del male è a
sé stante ed esula dalla propaganda. È
importante capire che la storia che
Shakespeare racconta nel suo dramma era
ancora viva quando la scrisse e che le
considerazioni del suo tempo influenzarono
fortemente la sua visione del passato.
Il soprannaturale
Per essere
un'opera basata sulla storia reale,
Riccardo III contiene molti elementi
soprannaturali. Alcuni di questi elementi
some le maledizioni profetiche di
Margherita, i sogni premonitori di Clarence
e Stanley, i collegamenti alla stregoneria
che Riccardo attribuisce a Elisabetta, le
continue associazione di Riccardo con
diavoli e demoni (è spesso chiamato "hellhound",
che letteralmente significa "levriero
infernale", quindi "creatura infernale"), la
discussione dei principi sui fantasmi dei
loro zii morti, e la parata di undici
fantasmi che visitano Riccardo e Richmond la
notte prima della battaglia. Questi elementi
soprannaturali servono a creare un'atmosfera
di intensa paura e tristezza che mostra la
malizia e la malvagità di Riccardo, e anche
ad aumentare il senso che il suo regno sia
malvagio per natura, trasformando
l'Inghilterra in una specie di mondo gotico
e inferiore.
I sogni
Il tema dei
sogni premonitori è collegato con il
soprannaturale, ma l'idea dei sogni emerge
come un tema separato dopo il sogno di
Stanley sulla morte di Hastings. Sia
Clarence che Stanley fanno dei sogni che,
non solo predicono il futuro, ma hanno anche
un importante simbolismo. Per esempio,
Clarence sogna che Riccardo lo affoga al
mare. Subito dopo viene annegato in un
barile di vino dai sicari di Riccardo.
Inoltre, Stanley sogna che Hastings viene
ferito da un cinghiale, il simbolo araldico
di Riccardo. Poi Riccardo ordina
l'esecuzione di Hastings.
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