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I sonetti

Introduzione

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21-30 71-80 121-130
31-40 81-90 131-140
41-50 91-100 141-154

 

 

introduzione

 

La società inglese dilaniata dai conflitti di interesse al termine della Guerra delle due Rose, combattuta tra le casate dei Lancaster e degli York nel 1400, appariva la metafora esemplare di infiniti altri nuclei sociali, non importa se piccoli o grandi, se passati presenti o futuri, in cui l’ambizione, l’intrigo, la paura, l’incertezza, il sospetto, il tradimento, la menzogna, inevitabilmente accompagnano la lotta senza esclusione di colpi per la conquista e il mantenimento del potere. In questo mondo, che le scelte registiche hanno collocato in una sorta di platoniana caverna popolata di ombre e veli, non c’è riposo e non si dorme perché non ci si può permettere nemmeno per un attimo di abbassare la guardia. Fin dall’inizio ci è chiaro che interiormente tutti sono contro tutti, e di tutti diffidano. Eppure esteriormente ogni cosa risulta apparire sotto controllo. E l’odio e la diffidenza sono contenuti e dissimulati. Siamo di fronte a una società la cui intima essenza potrebbe ricondurre iconograficamente all’universo dei mostri di Bosch o di Bacon e che tuttavia ci appare formalmente impeccabile.

 

Ma tutto è destinato a degenerare. Alleanze e complicità svelano presto la loro precarietà e ipocrisia in un susseguirsi di ribaltoni in cui gli “amici” di ieri diventano i nemici di oggi e viceversa e in cui il male interiore deborda e si espande su tutto.
Principale motore dell’azione è Riccardo, non avvoltoio in un gregge di pecore, ma “straordinario” rapace in un branco di rapaci.
Attore, stratega, affabulatore, genio della menzogna venduta come verità, approfittatore di chiunque gli possa servire per raggiungere i suoi fini, manipolatore talmente abile da far sembrare altruistiche anche le più abbiette ed egoistiche macchinazioni e da volgere a suo vantaggio persino le circostanze più sfavorevoli, Riccardo parla, comunica, dichiara. E la sua parola si fa azione immediata. Primo spettatore di se stesso, compiaciuto ma anche stupito delle sue istrioniche interpretazioni, Riccardo brucia il tempo e non concede a nessuno il tempo per pensare. E’ l’attore e il suo pubblico, è l’inquadratura da riprendere e l’obbiettivo che la inquadra, è il pensiero che agisce nel momento stesso in cui si manifesta. E agli altri non resta che soccombere.

 


 

Riccardo III è l'ultima di quattro opere nella tetralogia minore di Shakespeare sulla storia inglese: conclude un racconto drammatico cominciato con Enrico VI: Parte I e continuato con Enrico VI: Parte II e Enrico VI: Parte III. L'intera tetralogia è stata composta presto nella carriera di Shakespeare: il più probabile periodo di composizione è tra il 1591 e il 1592. Culminando con la sconfitta del malvagio re Riccardo III nella battaglia del campo di Bosworth alla fine dell'opera, Riccardo III è una drammatizzazione dei recenti (per Shakespeare) eventi storici conclusi nel 1485, quando il potere dei Plantageneti in Inghilterra fu sostituito dalla dinastia Tudor. Ai tempi di Shakespeare, questi eventi erano certamente noti alla gente. Ognuno era particolarmente affascinato dal personaggio di Riccardo III, così il pubblico di Shakespeare poteva realmente identificarsi con ogni fazione politica ed era anche più interessato.

 

Temi principali

 

La seduzione del male 

Quando Riccardo accusa la sua malformazione fisica come la causa delle sue azioni malvagie, sembra che ci stia manipolando per avere la nostra simpatia, esattamente come fa con gli altri personaggi dell'opera. Così, Riccardo III non indaga sulla causa del male nella mente umana, ma le sue azioni, mostrando le macchinazioni nella mente di Riccardo e i metodi che usa per manipolare, controllare a danneggiare gli altri a suo vantaggio. A questo proposito, nell'opera è importante l'idea che le vittime di Riccardo siano partecipi della loro stessa distruzione. Infatti, come Lady Anna si lascia sedurre da Riccardo, anche sapendo che è malvagio, anche altri personaggi si lasciano prendere dal suo carisma e non fanno attenzione al suo carattere disonesto e violento. Questa tendenza si nota nella relazione tra Riccardo e il pubblico per quasi tutta l'opera. Nonostante noi siamo inorriditi dalle azioni di Riccardo, i suoi brillanti e significativi monologhi lo fanno apprezzare dalla maggior parte degli spettatori e addirittura speriamo che riesca nei suoi piani a dispetto della sua chiara malizia.  

 

Il collegamento tra governati e stato  

Alcune scene in Riccardo III, come la discussione della gente nell'ATTO SECONDO, scena 3; il discorso di Buckingham alla massa e l'incoronazione di Riccardo nell'ATTO SECONDO; e la scena dello scrivano nell'ATTO SECONDO, scena 4, ci danno una visione di come il dramma nel palazzo reale influenzi la vita della gente comune. Come opera storica, Riccardo III parla delle conseguenze del comportamento di coloro che sono al potere, e delle idee di un buon governo. È significativo che la gente comune prenda paura di Riccardo e cominci a non credere in lui molto prima di quasi tutti i nobili a palazzo, e che l'opposizione del popolo a Riccardo sia una delle migliori armi che aiutano Richmond a detronizzarlo. Con Riccardo III Shakespeare esplora un tema che ha poi rivisto in Amleto e Macbeth: l'idea che la virtù morale di un governante ha un diretto effetto sulla salute dello stato. Uno stato con un buon governate tende a fiorire (come la Danimarca sotto il re Amleto), mentre uno stato con un cattivo governate tende a soffrire (come la Scozia sotto Macbeth).

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L'importanza del linguaggio per mantenere il potere politico

 Questo è un tema secondario molto interessante di Riccardo III. Il linguaggio non è sempre un indispensabile strumento di potere, ma per Riccardo è un'arma cruciale. La sua straordinaria abilità con le parole lo rende capace di manipolare, confondere e controllare chiunque. Questa abilità di Riccardo è ciò che gli permette di corteggiare Lady Anna, far imprigionare Clarence, ingannare il re per avere la morte di Clarence e ottenere l'esecuzione di Hastings, tutto con minimi rischi per lui. Ma il linguaggio sembra essere anche l'unica difesa contro Riccardo, come si vede quando i principi sfidano la sua abilità nei giochi di parole e parlano della loro capacità di capire cosa gli passa per la testa. In alcuni casi, Riccardo usa semplicemente la violenza come espediente e fa assassinare i suoi nemici, inclusi i principi.

 

La nascita della dinastia Tudor  

 Quest'opera rappresenta un momento importante della storia inglese: la fine della Guerra delle due Rose e l'ascesa della dinastia Tudor con Enrico VII. I Tudor continuavano a governare l'Inghilterra anche ai tempi di Shakespeare (la regina Elisabetta I, che sedeva sul trono quando Riccardo III fu scritto, era una Tudor, cosí Shakespeare doveva accattivarsi i favori dei governanti, che potevano letteralmente favorire o stroncare la sua carriera). Poiché Enrico Tudor ha deposto Riccardo, Shakespeare lo presentò come un buon personaggio (per aver sconfitto un uomo così malvagio). Shakespeare fece così anche per far piacere a Elisabetta I, e per avere ancora il suo supporto per la sua carriera. Così, l'immagine che Shakespeare dà di Riccardo III come un uomo vile e odioso è in parte costruita per creare una gloriosa ascensione di Enrico VII alla fine dell'opera. Ovviamente, queste considerazioni politiche non sono molto importanti per la tragedia. L'esplorazione di Shakespeare della psicologia del male è a sé stante ed esula dalla propaganda. È importante capire che la storia che Shakespeare racconta nel suo dramma era ancora viva quando la scrisse e che le considerazioni del suo tempo influenzarono fortemente la sua visione del passato.

 

Il soprannaturale

Per essere un'opera basata sulla storia reale, Riccardo III contiene molti elementi soprannaturali. Alcuni di questi elementi some le maledizioni profetiche di Margherita, i sogni premonitori di Clarence e Stanley, i collegamenti alla stregoneria che Riccardo attribuisce a Elisabetta, le continue associazione di Riccardo con diavoli e demoni (è spesso chiamato "hellhound", che letteralmente significa "levriero infernale", quindi "creatura infernale"), la discussione dei principi sui fantasmi dei loro zii morti, e la parata di undici fantasmi che visitano Riccardo e Richmond la notte prima della battaglia. Questi elementi soprannaturali servono a creare un'atmosfera di intensa paura e tristezza che mostra la malizia e la malvagità di Riccardo, e anche ad aumentare il senso che il suo regno sia malvagio per natura, trasformando l'Inghilterra in una specie di mondo gotico e inferiore.

 

I sogni

Il tema dei sogni premonitori è collegato con il soprannaturale, ma l'idea dei sogni emerge come un tema separato dopo il sogno di Stanley sulla morte di Hastings. Sia Clarence che Stanley fanno dei sogni che, non solo predicono il futuro, ma hanno anche un importante simbolismo. Per esempio, Clarence sogna che Riccardo lo affoga al mare. Subito dopo viene annegato in un barile di vino dai sicari di Riccardo. Inoltre, Stanley sogna che Hastings viene ferito da un cinghiale, il simbolo araldico di Riccardo. Poi Riccardo ordina l'esecuzione di Hastings.

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