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Riccardo Terzo -
1591/1594
atto
terzo -
Scena
prima |
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Squillano le trombe.
Entrano il principe Edward, i duchi di Gloucester e di Buckingham, il lord
Cardinale Bourchier, Catesby ed altri.
BUCKINGHAM
Benvenuto a Londra, la vostra capitale, amato principe.
RICCARDO
Benvenuto, caro cugino, sovrano dei miei pensieri. La stanchezza del viaggio
v'ha reso malinconico.
PRINCIPE
No, zio, sono state le contrarietà del viaggio a renderlo tedioso, faticoso e
pesante.
Mi mancano altri zii a darmi il benvenuto.
RICCARDO
Principe amato, la virtù immacolata dei vostri anni non ha ancora sondato le
frodi del mondo, né sa ancora distinguere, d'un uomo, altro che l'apparenza
esteriore, la quale, Dio sa, di rado o mai s'accorda con l'animo suo.
Quegli zii, di cui sentite la mancanza, erano pericolosi; vostra Grazia prestava
ascolto alle loro parole mielate ma non osservava il veleno dei loro cuori. Dio
vi protegga da loro e da amici falsi come loro!
PRINCIPE
Dio mi protegga da amici falsi... ma essi non lo erano.
Entra il lord Sindaco, con seguito.
RICCARDO
Monsignore, è venuto a salutarvi il Sindaco di Londra.
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SINDACO
Dio benedica vostra Grazia, dandovi salute e felicità.
PRINCIPE
Vi ringrazio, mio buonsignore, e a voi tutti, grazie.
M'aspettavo che mia madre e mio fratello York mi venissero incontro lungo la
strada molto prima di qui.
Vergogna, che poltrone è Hastings che non viene a dirci se essi verranno o no.
Entra lord Hastings.
BUCKINGHAM
Ed in buon punto ecco che arriva il nobile, tutto sudato.
PRINCIPE
Ben arrivato, monsignore. Allora, viene nostra madre?
HASTINGS
Per quale ragione lo sa Dio, non io, la regina vostra madre e vostro fratello
York si sono rifugiati nel santuario. Il tenero principino sarebbe volentieri
venuto con me ad incontrare vostra ma fu trattenuto a forza da sua madre.
BUCKINGHAM
Vergogna, che modo di comportarsi è questo suo, obliquo e capriccioso!
Lord Cardinale, vuole vostra Grazia indurre la regina a mandare il duca di York
immediatamente dal suo augusto fratello? Se si rifiuta, lord Hastings andate con
lui e strappatelo con la forza dalle braccia gelose di lei.
CARDINALE
Monsignore di Buckingham, se la mia debole eloquenza saprà staccare da sua madre
il duca di York, aspettatelo qui quanto prima; ma se è irremovibile di fronte a
miti istanze, Dio in cielo non voglia che noi violiamo il santo privilegio del
santuario benedetto! Nemmeno per tutto questo regno vorrei macchiarmi d'una
colpa così grave.
BUCKINGHAM
Monsignore, siete troppo caparbiamente irragionevole, troppo puntiglioso
osservante della tradizione.
Impadronendovi della sua persona, non violate il santuario, se considerate la
cosa alla luce di questi rei tempi. Il beneficio dell'asilo è sempre concesso a
quanti se lo son meritato con la loro condotta, ed a coloro che hanno il senno
per reclamarlo.
Questo principe non l'ha né meritato né reclamato; perciò, a parer mio, non può
fruirne. Portando via di là, perciò, uno che è come non vi si trovasse, voi non
violate alcun privilegio o statuto. Ho sentito spesso parlare di uomini con
diritto d'asilo ma mai prima d'ora di bambini con quel diritto.
CARDINALE
Monsignore, per una volta mi arrendo alla vostra opinione. Andiamo, lord
Hastings, venite con me?
HASTINGS
Vengo, monsignore.
PRINCIPE
Gentili signori, fate più svelti che potete.
Escono il Cardinale e Hastings.
Dite, zio Gloucester, se verrà nostro fratello, dove risiederemo sino
all'incoronazione?
RICCARDO
Dove più aggrada alla vostra regale persona.
Se posso darvi un consiglio, per un paio di giorni vostra Altezza riposerà nella
Torre; poi, dove vorrete e sarà giudicato più conveniente, per la vostra salute
e il vostro piacere.
PRINCIPE
Fra tanti luoghi, la Torre non mi va a genio. Fu Giulio Cesare a costruirla,
monsignore?
BUCKINGHAM
Mio grazioso signore, egli vi dette inizio, ma il luogo fu ricostruito nei
secoli successivi.
PRINCIPE
È documentato ch'egli la costruì o è solo una credenza che si tramanda di
generazione in generazione?
BUCKINGHAM
È documentato, mio grazioso sire.
PRINCIPE
Ma immaginiamo, monsignore, che non ci fosse il documento, credo che la verità
dovrebbe vivere di secolo in secolo, trasmessa, per dir così, a tutti i posteri,
sino al giorno finale di tutte le cose.
RICCARDO (A parte)
Così piccolo, e già così saggio, non vive mai a lungo, si dice.
PRINCIPE
Che cosa dite, zio?
RICCARDO
Dico che, anche senza documenti scritti, la fama è longeva.
(A parte) A questo modo, come il personaggio del Vizio, l'Iniquità, con
una stessa parola, faccio commenti a doppio senso.
PRINCIPE
Quel Giulio Cesare fu un uomo famoso; il suo ingegno, arricchito dalle imprese
del suo valore, descrivendole rese immortale il suo valore; la morte non poté
conquistare quel conquistatore, giacché ora egli vive nella fama, sebbene non in
carne ed ossa. Vi dirò una cosa, cugino Buckingham.
BUCKINGHAM
Che cosa, mio grazioso signore?
PRINCIPE
Se vivo tanto da arrivare alla maturità, voglio riconquistare i nostri antichi
diritti sulla Francia, oppure morire da soldato, come avrò vissuto da re.
RICCARDO
Le estati brevi hanno probabilmente una precoce primavera.
Entrano il duca di York, Hastings e il Cardinale.
BUCKINGHAM
Ecco giunge a tempo il duca di York.
PRINCIPE
Riccardo di York! Come sta il nostro amato fratello?
YORK
Bene, mio riverito signore - devo chiamarvi così, adesso.
PRINCIPE
Sì, fratello, con mio come con vostro rammarico; da troppo poco è morto colui il
quale avrebbe potuto conservare quel titolo, che, con la sua morte, ha perso
molto della sua maestà.
RICCARDO
Come sta nostro cugino, il nobile duca di York?
YORK
Vi ringrazio, buon zio. O, monsignore, mi diceste che le erbacce maligne fanno
presto a crescere: il principe, mio fratello, m'ha lasciato molto indietro!
RICCARDO
È vero, monsignore.
YORK
E perciò è maligno?
RICCARDO
Oh, mio bel cugino, non devo dir così.
YORK
Allora, egli è in debito verso di voi più di me.
RICCARDO
Egli può comandarmi da sovrano. Ma voi avete potere su di me come su un
congiunto.
YORK
Vi prego, zio, datemi il vostro pugnale.
RICCARDO
Il mio pugnale, cuginetto? Con tutto il cuore.
PRINCIPE
Chiedi l'elemosina, fratello?
YORK
Dal mio gentile zio, che so me la farà. E, trattandosi d'una piccolezza, non la
farà a malincuore.
RICCARDO
A mio cugino son pronto a fare un regalo ben più grande.
YORK
Un regalo più grande? Ah, anche la spada.
RICCARDO
Sì, nobile cugino, se non fosse troppo pesante.
YORK
Ah, allora vedo che siete disposto a far regali solo di poco peso; per cose più
pesanti, direte no a chi ve le chiede.
RICCARDO
È troppo pesante perché vostra Grazia possa portarla.
YORK
Gli darei poco peso, anche se fosse più pesante.
RICCARDO
Come, vorreste proprio avere la mia arma, piccolo principe?
YORK
Lo vorrei, per potervi render un ringraziamento quale voi mi chiamate.
RICCARDO
Cioè?
YORK
Piccolo.
PRINCIPE
Al signore di York piace sempre far bisticci nella conversazione. Zio, vostra
Grazia sa come sopportarlo.
YORK
Volete dire come portarmi, non sopportarmi. Zio, mio fratello si fa beffe di voi
e di me: perché son piccolo come uno scimmiotto crede che mi dovreste portar
sulle spalle!
BUCKINGHAM
Con quanto ingegno egli ragiona: per lenire lo scherno rivolto allo zio prende
in giro se stesso con grazia ed accortezza. Fa meraviglia tanto acume in uno
così giovane!
RICCARDO
Monsignore, volete proseguire la vostra strada? Io e il mio buon cugino
Buckingham andremo da vostra madre a pregarla di venirvi incontro a darvi il
benvenuto nella Torre.
YORK
Come, volete andare alla Torre, mio signore?
PRINCIPE
Monsignor Protettore vuole assolutamente così.
YORK
Non dormirò tranquillo nella Torre.
RICCARDO
Perché, che cosa avete da temere?
YORK
Diamine, lo spettro adirato di mio zio Clarence: la nonna m'ha detto che là è
stato assassinato.
PRINCIPE
Io non ho paura di zii morti.
RICCARDO
Né, spero, di quelli vivi?
PRINCIPE
Se sono vivi, spero di non dovere aver paura a causa loro. Ma andiamo,
monsignore; con cuore mesto, pensando a loro, me ne vado alla Torre.
Fanfara.
Escono il Principe, York, Hastings, Dorset e tutti, tranne Riccardo, Buckingham
e Catesby.
BUCKINGHAM
Non credete, monsignore, che questo piccolo chiacchierone di York sia stato
istigato subdolamente da sua madre a
farsi beffe ed ingiuriarvi in modo così obbrobrioso?
RICCARDO
Non c'è dubbio, non c'è dubbio; oh, è un bambino tremendo, ardito, svelto,
ingegnoso, precoce, intelligente: è tutto sua madre, dalla testa ai piedi.
BUCKINGHAM
Be', lasciamoli perdere. Vieni qui, Catesby; hai giurato solennemente di
eseguire i nostri piani quanto di tenere gelosamente nascosto ciò che ti
diciamo; conosci le nostre ragioni, che t'abbiamo spiegato cammin facendo: che
ne pensi? Non sarà facile guadagnare alle nostre intenzioni William lord
Hastings circa l'istallazione di questo nobile duca sul trono regale di questa
nobile isola?
CATESBY
Egli è talmente affezionato al principe, per amore di suo padre, che non si
lascerà convincere a nulla contro di lui.
BUCKINGHAM
Cosa pensi, allora, di Stanley? Neppure lui?
CATESBY
Farà in tutto e per tutto come Hastings.
BUCKINGHAM
Bene, allora non c'è altro da dire: va, caro Catesby, e alla lontana, per dir
così, sonda lord Hastings per vedere com'è disposto verso il nostro intento, e
convocalo domani alla Torreper la seduta sull'incoronazione. Se lo trovi
trattabile nei nostri riguardi fagli coraggio e digli tutte le nostre ragioni;
se si mostra irremovibile, gelido, scontroso, non esserlo tu da meno e tronca la
discussione, ed avvertici delle sue disposizioni; giacché domani terremo
consigliseparati in cui tu stesso avrai un incarico importante.
RICCARDO
Salutami lord William; e digli, Catesby, che domani quella cricca inveterata dei
suoi pericolosi nemici sarà salassata al Castello di Pomfret; e di' a monsignore
che, per la gioia di questa buona novella, dia un dolce bacio in più a madama
Shore.
BUCKINGHAM
Buon Catesby, va ad eseguire come si deve questa faccenda.
CATESBY
Miei buoni signori, con tutto lo zelo possibile.
RICCARDO
Ci darai notizie, Catesby, prima che andiamo a coricarci?
CATESBY
Sì, monsignore.
RICCARDO
A Crosby Place, ci troverai là tutt'e due.
Esce Catesby.
BUCKINGHAM
Allora, monsignore, che dobbiamo fare se vediamo che lord Hastings non s'arrende
ai nostri complotti?
RICCARDO
Tagliargli la testa, amico; qualcosa faremo. E quando sono re, pensa a reclamare
da me la contea di Hereford e tutti i beni mobili di cui il re mio fratello era
in possesso.
BUCKINGHAM
Reclamerò questa promessa dalle mani di vostra Grazia.
RICCARDO
E sta certo di vederla mantenuta col massimo piacere.
Andiamo, ceniamo presto, sicché, in seguito, possiamo dar forma, come si
conviene, alle nostre trame.
Escono.
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Riccardo Terzo -
1591/1594
atto
terzo - scena
seconda |
Entra un Messo davanti alla porta di casa di lord Hastings.
MESSO
Mio signore, monsignore!
(Bussa).
HASTINGS (Da dentro)
Chi bussa?
MESSO
Vengo da parte di lord Stanley.
Entra Hastings.
HASTINGS
Che ore sono?
MESSO
Stanno per battere le quattro.
HASTINGS
Non riesce a dormire lord Stanley in queste notti tediose?
MESSO
Da ciò che ho da dire sembra di no. Anzitutto, egli manda a salutare vostra
Nobiltà.
HASTINGS
E poi?
MESSO
Poi comunica a vostra signoria che questa notte ha sognato che il cinghiale gli
ha lacerato l'elmo; dice, inoltre, che si terranno due Consigli e che nell'uno
si potrà decidere ciò che potrà riuscire ingrato a voi e a lui nell'altro.
Perciò m'ha mandato per sapere le intenzioni di vossignoria: se volete subito
inforcare il cavallo con lui e con lui galoppare a spron battuto verso il nord,
onde schivare il pericolo di cui l'animo suo ha il presentimento.
HASTINGS
Va', amico, va': torna dal tuo padrone; digli di non aver paura dei Consigli
separati; suo Onore ed io stesso saremo nell'uno e nell'altro ci sarà il mio
buon amico Catesby, e nulla che ci riguarda potrà accadere in esso di cui non
sarò informato. Digli che i suoi timori sono puerili e senza fondamento, e
quanto ai suoi sogni, mi meraviglio che egli sia tanto ingenuo da prestar
credito ai fantasmi d'un sonno agitato.
Fuggire dal cinghiale prima d'esser inseguiti sarebbe aizzarlo a venirci dietro
e provocare un inseguimento mentre egli non intendeva darci la caccia. Va, di'
al tuo padrone d'alzarsi e venire da me, ed andremo insieme alla Torre, dove
vedrà che il cinghiale ci tratterà cortesemente.
MESSO
Vado, monsignore, e gli dirò ciò che voi dite.
Esce.
Entra Catesby.
CATESBY
Tanti buongiorno al mio nobile signore.
HASTINGS
Buongiorno, Catesby, sei in movimento di buon'ora. Che novità, che novità, in
questo nostro stato barcollante?
CATESBY
È proprio traballante, monsignore, e credo che non starà mai ritto finché
Riccardo non indosserà la ghirlanda reale.
HASTINGS
Come indosserà la ghirlanda? Vuoi dire la corona?
CATESBY
Sì, mio buon signore.
HASTINGS
Mi farò tagliare dalle spalle questa corona della mia testa prima di vedere la
corona così mal piazzata sul posto sbagliato. Ma hai in mente ch'egli vi miri?
CATESBY
Sì, sul mio onore, e spera di trovarvi schierato dalla sua parte per
acquistarla; e, a proposito, vi manda questa buona novella, che oggi stesso i
vostri nemici, i parenti della regina, dovranno morire a Pomfret.
HASTINGS
Non mi metterò certo a lutto per questa notizia, giacché son sempre stati miei
avversari; ma ch'io dia il mio voto a Riccardo per escludere gli eredi,
legittimi discendenti del mio signore, Dio sa che non lo farò, a costo di
morire.
CATESBY
Dio conservi vossignoria in questi lodevoli propositi.
HASTINGS
Ma di qui a un anno riderò ancora d'aver vissuto tanto da assistere alla
tragedia di coloro che mi tirarono addosso l'odio del mio signore. Dunque,
Catesby, prima d'invecchiare d'un paio di settimane, manderò a quel paese
certuni che ancora non se lo sognano neppure.
CATESBY
È terribile morire, mio grazioso signore, quando non si è preparati e non ce lo
si aspetta.
HASTINGS
Oh, è mostruoso, mostruoso! E così capita a Rivers, Vaughan, Grey; e così sarà
di alcuni altri che si credono al sicuro come te e me che, come sai, stiamo a
cuore ai principi Riccardo e Buckingham.
CATESBY
Ambedue i principi vi tengono in gran conto, (a parte) poiché contano di veder
la sua testa sul Ponte.
HASTINGS
Lo so, e me lo sono ben meritato.
Entra Stanley, conte di Derby.
Venite, venite: dov'è la vostra lancia per il cinghiale, amico? Avete paura del
cinghiale e ve ne andate così inerme?
STANLEY
Buon giorno, monsignore; buon giorno, Catesby. Scherzate pure, ma per la santa
Croce, a me non piacciono proprio questi Consigli separati.
HASTINGS
Signor mio, la vita mi sta a cuore quanto a voi e mai in passato, posso
proclamarlo, m'è stata tanto preziosa quanto adesso: credete che se non sapessi
che possiamo star tranquilli, sarei esultante come sono?
STANLEY
I nobili, ora a Pomfret, quando partirono per Londra erano allegri e pensavano
di poter star sicuri, e non avevano infatti motivo di sospetto; eppure vedete
come il cielo s'è presto rannuvolato.
Questa improvvisa stoccata d'odio mi preoccupa; Dio voglia, dico io, che la mia
si dimostri gratuita viltà.
Allora, ci avviamo alla Torre? Il giorno è spuntato.
HASTINGS
Andiamo, suvvia; eccomi con voi. Sapete cosa, monsignore? Oggi i nobili di cui
parlavate saranno decapitati.
STANLEY
Per la loro lealtà, essi avrebbero più diritto di conservare le loro teste di
quanto l'abbiano di portare i loro cappelli alcuni che li. Ma andiamo,
monsignore, moviamoci. hanno accusati.
Entra Hastings, messaggero di corte.
HASTINGS
Precedetemi; voglio parlare con questo brav'uomo.
Escono Stanley e Catesby.
Che felice incontro, Hastings; come ti va la vita?
MESSAGGERO
Meglio, dacché vossignoria si compiace di domandarmelo.
HASTINGS
Ti dirò, amico, anche per me va meglio, adesso, di quando t'incontrai l'ultima
volta dove oggi ci incontriamo; allora andavo prigioniero, per istigazione degli
alleati della regina: ma adesso ti dico - tientelo per te - che oggi quei nemici
son messi a morte ed io sono in una posizione migliore di quanto sia mai stato
prima!
MESSAGGERO
Dio ve la conservi, con soddisfazione di vostro onore.
HASTINGS
Tante grazie, Hastings; tieni, beviti questo per me.
Gli getta una borsa.
MESSAGGERO
Ringrazio vostro onore.
Esce.
Entra un prete.
PRETE
Ben incontrato, monsignore; son lieto di vedere vostro onore.
HASTINGS
Ti ringrazio, buon padre John, con tutto il cuore.
Vi sono obbligato per la vostra ultima funzione. Venite domenica prossima e vi
compenserò.
Gli bisbiglia nell'orecchio.
Entra Buckingham.
PRETE
Agli ordini di vossignoria.
Esce il prete.
BUCKINGHAM
E che, parlate con un prete, lord Ciambellano?
I vostri amici a Pomfret, loro hanno bisogno del prete; vostro onore non ha
nulla da fare con un confessore!
HASTINGS
Parola mia, no e, quando ho incontrato questo sant'uomo, mi vennero in mente le
persone di cui parlate. Allora, siete diretto alla Torre?
BUCKINGHAM
Sì, monsignore, ma non potrò trattenermi a lungo; me ne verrò via prima di
vossignoria.
HASTINGS
E già, è probabile, dato che io vi resterò a pranzo.
BUCKINGHAM (A parte)
Ed anche a cena, quantunque tu non lo sappia. Suvvia, venite?
HASTINGS
Seguirò vossignoria.
Escono.
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Riccardo Terzo -
1591/1594
atto
terzo - scena
terza |
Entrano Sir Richard Ratcliffe, con alabardieri che scortano i nobili Rivers,
Grey e Vaughan, condotti al supplizio a Pomfret.
RATCLIFFE
Andiamo, portate fuori i prigionieri.
RIVERS
Sir Richard Ratcliffe, senti quel che ti dico: oggi tu vedrai morire un suddito
per la verità, il dovere e l'obbedienza.
GREY
Dio protegga il principe da tutta la vostra masnada! Siete una cricca di vampiri
maledetti.
VAUGHAN
Vi toccherà piangere amaramente in avvenire per ciò che fate oggi.
RATCLIFFE
Sbrigatevi: la vostra vita è giunta al termine.
RIVERS
O Pomfret, Pomfret! Prigione insanguinata, fatale e di malaugurio per nobili
Pari! Entro la cinta colpevole delle tue mura Riccardo Secondo fu qui pugnalato
a morte; e a maggiore infamia della tua infausta sede ti diamo da bere il nostro
sangue innocente.
GREY
La maledizione di Margherita ci è caduta ora sul capo, dacché ella inveì contro
Hastings, voi e me per non aver mosso un dito quando Riccardo pugnalò suo
figlio.
RIVERS
Allora essa maledì Riccardo, allora maledì Buckingham, allora maledì Hastings.
Oh, Dio, ricordati di prestar ascolto alle sue imprecazioni contro di loro, come
ora contro di noi. E quanto a mia sorella e ai suoi regali figlioli, contentati,
Dio santo, del nostro sangue fedele, che, come sai, sarà ingiustamente versato.
RATCLIFFE
Affrettatevi: l'ora della morte è giunta.
RIVERS
Andiamo, Grey, andiamo Vaughan, abbracciamoci qui. Addio, fino a rincontrarci in
cielo.
Escono.
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Riccardo Terzo -
1591/1594
atto
terzo - scena
quarta |
Entrano Buckingham, Stanley conte di Derby, Hastings, il vescovo di Ely,
Norfolk, Ratcliffe, Lovell ed altri, e siedono ad un tavolo.
HASTINGS
Allora, nobili Pari, il motivo della nostra riunione è decidere
sull'incoronazione; parlate, in nome di Dio: quando sarà il giorno regale?
BUCKINGHAM
È tutto pronto per l'evento?
STANLEY
Sì, non manca che la data.
ELY
Domani, allora, ritengo sarebbe una scelta felice.
BUCKINGHAM
Chi conosce al riguardo il pensiero del lord Protettore? Chi ha più intimità col
nobile Duca?
ELY
Pensiamo che vostra Grazia, prima d'ogni altri, dovrebbe conoscere il suo
pensiero.
BUCKINGHAM
Conosciamo i visi l'un dell'altro; quanto ai cuori, egli non conosce, del mio,
più di quel che io conosca del vostro o del suo, monsignore, e voi del mio. Lord
Hastings, voi e lui vi volete molto bene.
HASTINGS
Son grato a sua Grazia, so che mi ama; ma, quanto ai suoi propositi circa
l'incoronazione, non l'ho sondato; né egli ha manifestato in alcun modo il suo
grazioso gradimento nella faccenda.
Ma voi, onorevoli signori, potete fissare il giorno ed io darò il mio voto a
nome del Duca, il quale, mi lusingo, lo accoglierà benevolmente.
Entra Riccardo.
ELY
Alla buon'ora, ecco che arriva il Duca in persona.
RICCARDO
Miei nobili signori e cugini, a voi tutti buon giorno: sono stato un
dormiglione, ma confido che la mia assenza non abbia impedito nessuna decisione
importante che avrebbe potuto esser presa con la mia presenza.
BUCKINGHAM
Se non foste arrivato, monsignore, al momento giusto, William lord Hastings si
sarebbe pronunciato a nome vostro - voglio dire sul vostro voto per
l'incoronazione del re.
RICCARDO
Nessuno potrebbe aver più ardire di monsignor Hastings: sua signoria mi conosce
e mi vuole bene. Monsignore di Ely, l'ultima volta che passai per Holborn, vidi
delle belle fragole nel vostro giardino; ve ne prego, mandatene a prendere un
po'.
ELY
Diamine, monsignore, lo farò con tutto il cuore.
Esce.
RICCARDO
Cugino di Buckingham, una parola con voi. Catesby ha sondato Hastings sulla
nostra faccenda, e trova questo stizzoso signore così riscaldato che è pronto a
rimetterci la testa piuttosto che consentire a che il figlio del suo signore
(com'egli si esprime perda il diritto al trono d'Inghilterra, reverentemente.)
BUCKINGHAM
Uscite un momento: verrò con voi.
Escono Riccardo e Buckingham.
STANLEY
Non abbiamo ancora stabilito questa data trionfale. Domani, a mio giudizio, è
troppo presto, giacché io stesso non mi trovo così pronto come altrimenti sarei,
se si rinviasse il giorno.
Entra il vescovo di Ely.
ELY
Dov'è monsignore il duca di Gloucester? Ho mandato a prendere quelle fragole.
HASTINGS
Sua Grazia oggi ha un'aria allegra e distesa; deve avere in testa qualche idea
assai gradevole quando augura il buongiorno con tanta vivacità. Credo non esista
persona al mondo che meno di lui sappia celare l'amore o l'odio, poiché dal viso
potete conoscere subito il suo animo.
STANLEY
Che cosa scorgete del suo animo sul suo volto, per la vivacità che oggi
esprimeva?
HASTINGS
Diamine, che non è irritato con nessuno dei presenti, giacché, se lo fosse,
l'avrebbe mostrato dal viso.
STANLEY
Dio voglia che non lo sia, dico io.
Entrano Riccardo e Buckingham.
RICCARDO
Prego voi tutti, ditemi che cosa meritano coloro che con diaboliche trame di
maledetta stregoneria complottano la mia morte e che con le loro fatture
infernali hanno soggiogato il mio corpo.
HASTINGS
Il tenero affetto che nutro per vostra Grazia, monsignore, mi dà l'ardire, prima
d'ogni altro in questa nobile assemblea, di condannare i colpevoli, chiunque
essi siano: io dico, monsignore, ch'essi meritano la morte.
RICCARDO
Dunque i vostri occhi attestino il delitto di costoro. Guardate come sono
stregato! Osservate il mio braccio disseccato come uno sterpo colpito dalla
folgore! E questo è opera della moglie di Edoardo, quella strega mostruosa che,
in combutta con quella sgualdrina, la puttana Shore, m'ha segnato a questo modo
con la loro malìa.
HASTINGS
Se hanno commesso questa azione, mio nobile signore...
RICCARDO
Se? Tu che proteggi questa maledetta puttana, mi parli di se? Sei un traditore:
gli si tagli la testa! Ora, giuro, per San Paolo che non andrò a pranzo prima
d'averla vista mozzata. Lovell e Ratcliffe, provvedete voi alla esecuzione. Gli
altri che mi amano s'alzino e mi seguano.
Escono tutti tranne Lovell, Ratcliffe e lord Hastings.
HASTINGS
Sventura, sventura per l'Inghilterra, non certo per me... visto che, troppo
stolto, avrei potuto impedirlo. Stanley sognò che il cinghiale gli lacerava
l'elmo, ed io me ne feci beffe e sdegnai di fuggire: per tre volte oggi il mio
palafreno ha inciampato e s'è inalberato guardando la Torre, come se riluttasse
a portarmi al macello.
Oh, adesso ho bisogno del prete che mi rivolse la parola; adesso mi pento d'aver
annunciato al messo di corte, con aria troppo esultante, che i miei nemici oggi
sarebbero stati sanguinosamente trucidati a Pomfret, mentre io vivevo sicuro
della grazia e del favore dei principi.
Oh, Margherita, Margherita, adesso la tua pesante maledizione s'è abbattuta sul
capo sventurato del misero Hastings.
RATCLIFFE
Via, via, fate presto; il duca vuole andare a pranzo; fate una confessione
breve; egli si strugge di veder la vostra testa.
HASTINGS
O grazia effimera dei mortali, di cui andiamo in cerca più che della grazia di
Dio.
Chi fonda le sue speranze sull'aria del tuo aspetto benigno vive come un
marinaio ubriaco in cima all'albero della nave, esposto al rischio di
precipitare, ad ogni scossa, nel grembo fatale dell'oceano.
LOVELL
Via, via sbrigatevi: non serve protestare.
HASTINGS
Oh, Riccardo maledetto! Sventurata Inghilterra, ti presagisco l'avvenire più
spaventoso cui abbia mai assistito un'era di sciagure. Andiamo, conducetemi al
patibolo: portategli la mia testa. Sorridono della mia sorte quelli che presto
saranno morti.
Escono.
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Riccardo Terzo -
1591/1594
atto
terzo - scena
quinta |
Entrano Riccardo e Buckingham con armature arrugginite e dall'aspetto
estremamente sinistro.
RICCARDO
Suvvia, cugino, sei capace di tremare e cambiar colore, rimanere senza fiato nel
mezzo d'una parola e poi ricominciare e di nuovo interromperti, come se fossi
uscito di senno e pazzo dal terrore?
BUCKINGHAM
Altro che, so imitare il provetto attore tragico, parlare e guardarmi alle
spalle e scrutare da ogni parte, tremare e trasalire al movere d'una festuca,
fingendo profondi sospetti. Ho al mio servizio una espressione spettrale, non
meno che sorrisi forzati, e l'una e gli altri son pronti a entrare in giocoin
qualsiasi momento, per secondare i miei tratagemmi. Ma come, Catesby se n'è
andato?
Entrano il lord Sindaco e Catesby.
RICCARDO
Eccolo e, vedete, conduce con sé il Sindaco.
BUCKINGHAM
Signor Sindaco...
RICCARDO
Sorvegliate lì il ponte levatoio!
BUCKINGHAM
Udite un tamburo!
RICCARDO
Catesby, sorveglia le mura!
Esce Catesby.
BUCKINGHAM
Signor Sindaco, la ragione per cui v'abbiamo mandato a chiamare...
Entrano Lovell e Ratcliffe, con la testa di Hastings.
RICCARDO
Guardati alle spalle! Difenditi, ecco i nemici!
BUCKINGHAM
Dio e la nostra innocenza ci difendano e proteggano!
RICCARDO
Abbi pazienza, sono amici: Ratcliffe e Lovell.
LOVELL
Ecco la testa di quell'ignobile traditore, il pericoloso e insospettato Hastings.
RICCARDO
Tanto bene volevo a quest'uomo che m'è forza piangere.
Lo consideravo la creatura più schietta ed innocua che spirasse sulla terra fra
cristiani; avevo fatto di lui il mio libro, in cui l'anima mia tracciava la
storia di tutti i miei segreti pensieri.
Egli spalmava così levigatamente sul suo vizio un'apparenza di virtù che, a
tacere del suo pubblico peccato, ch'era notorio, voglio dire la sua intesa con
la moglie di Shore - visse immune da qualsiasi macchia di sospetto.
BUCKINGHAM
Bene, bene, era il più camuffato dei traditori impuniti.
Ve lo immaginereste, o riuscireste a crederlo- non fosse che, grazie a una
superiore provvidenza, siamo scampati a raccontarlo - che questo astuto
traditore aveva oggi stesso complottato, proprio nella seduta del Consiglio, di
assassinare me e il mio buon signore di Gloucester?
SINDACO
Lo aveva davvero fatto?
RICCARDO
E che, ci prendete per turchi o miscredenti? O credete che avremmo proceduto
così, in spregio d'ogni forma legale, a metter a morte lo scellerato con tanta
precipitazione, non fosse stata l'estrema pericolosità del momento, la pace
dell'Inghilterra e la nostra personale incolumità a costringerci a questa
esecuzione?
SINDACO
Dio vi conservi! Egli ha meritato la morte e le loro Grazie hanno fatto ambedue
bene a scoraggiare qualsiasi perfido traditore da attentati come questo.
BUCKINGHAM
Non mi aspettavo nulla di buono da parte sua, da quando fece lega con madama
Shore.
Tuttavia non avevamo deciso che egli morisse prima che vossignoria fosse venuto
ad assistere alla sua fine...
che ora le affettuose premure di questi nostri amici, un po' contrariamente alle
nostre intenzioni, hanno Poiché, monsignore, volevamo che udiste anticipato...
parlare il traditore e pavidamente confessare il modo e lo scopo dei suoi
tradimenti, sicché ne poteste riferire ai cittadini, i quali potrebbero forse
interpretar male il nostro comportamento verso costui e lamentarne la morte.
SINDACO
Ma, mio buon signore, le parole delle loro Grazie serviranno come se l'avessi
visto e sentito parlare io stesso; e non dubitate, nobilissimi principi, che
informerò i nostri obbedienti cittadini di tutta la vostra giusta condotta in
questo frangente.
RICCARDO
E a tale scopo abbiamo desiderato qui la presenza di vostra signoria, onde
evitare il biasimo della gente malédica.
BUCKINGHAM
E dacché siete arrivato troppo tardi per le nostre intenzioni, attestate almeno
quel che v'è stato detto che esse erano. E con ciò, mio buon Lord Sindaco, vi
salutiamo.
Esce il Sindaco.
RICCARDO
Andategli dietro, andategli dietro, cugino Buckingham: il Sindaco è diretto in
gran fretta alla Guildhall. Colà, nel momento più propizio che vi si offra,
insinuate che i figli di Edoardo sono bastardi; raccontate come Edoardo mise a
morte un cittadino solo per aver detto che avrebbe lasciato a suo figlio in
eredità la Corona - intendendo, in realtà, casa sua, che così era chiamata per
la sua insegna.
Insistete inoltre, sulla sua abominevole lussuria, sul suo bestiale appetito,
nella volubilità delle sue voglie che si spingevano fino alle serve, alle
figlie, alle mogli loro, dovunque il suo occhio smanioso e il suo cuore
selvaggio bramassero sfrenatamente far preda.
Anzi, se necessario, arrivate a sfiorare più da vicino la mia persona: dite loro
che quando mia madre rimase incinta di quell'insaziabile Edoardo, il principe
mio padre, il nobile York, si trovava allora a guerreggiare in Francia e che,
mediante un calcolo esatto del tempo, s'avvide che la prole non era del suo
seme; il che si manifestò chiaramente nei tratti di lui in nulla rassomiglianti
al nobile duca, mio padre... Però accennate a questo con discrezione, alla
lontana, per dir così; sapete infatti, monsignore, che mia madre è ancora viva.
BUCKINGHAM
Non dubitate, monsignore; farò l'oratore come se l'aurea mercede della mia
arringa spettasse a me; e con questo, monsignore, addio.
RICCARDO
Se avete successo, conduceteli a Baynard's Castle, dove mi troverete in buona
compagnia di reverendi padri e dotti vescovi.
BUCKINGHAM
Vado e, verso le tre o le quattro, aspettate le notizie dalla Guildhall.
Esce.
RICCARDO
Lovell, corri in tutta fretta dal dottor Shaw;
(a Ratcliffe) tu, va' da fra' Penker; dite a tutt'e due che vengano da me fra
un'ora a Baynard's Castle.
Escono Ratcliffe e Lovell.
Adesso andrò a ordinare segretamente che i marmocchi di Clarence siano fatti
scomparire, e ad avvisare che nessuna persona, quale che sia, possa accedere, in
qualsiasi momento, ai principi.
Esce.
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Riccardo Terzo -
1591/1594
atto
terzo - scena
sesta |
Entra uno Scrivano con un foglio di carta in mano.
SCRIVANO
Ecco l'atto d'accusa del buon lord Hastings, trascritto a dovere in caratteri
cancellereschi, perché ne sia data lettura pubblica oggi in San Paolo. E
osservate la perfetta successione dei fatti: da quando, ieri, Catesby me l'ha
mandato, ci ho messo undici ore a ricopiarlo; a comporre l'originale ci sarà
voluto altrettanto tempo, eppure fino a cinque ora fa Hastings era vivo, a piede
libero, senza nessun sospetto d'accuse o inchiesta.
È proprio un bel mondo, questo! Chi è tanto ottuso da non accorgersi di questo
trucco evidente? E tuttavia, chi è tanto ardito da non fingere di non
accorgersene? È un mondo malvagio e finirà tutto in malora, quando bisogna
limitarsi a vedere solo nel pensiero queste azioni infami.
Esce.
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Riccardo Terzo -
1591/1594
atto
terzo - scena settima |
Entrano, da porte diverse, Riccardo e Buckingham.
RICCARDO
Dunque, dunque, che dicono i cittadini?
BUCKINGHAM
Per la santa madre di nostro Signore, i cittadini per ora sono ammutoliti, non
dicono una parola.
RICCARDO
Avete accennato alla illegittimità dei figli di Edoardo?
BUCKINGHAM
Certamente, e al suo contratto di matrimonio con madama Lucy e al contratto per
procura in Francia, alla avidità insaziabile delle sue voglie, e alle mogli dei
cittadini violentate, alla sua tirannia per quisquilie; alla sua stessa
illegittimità in quanto generato mentre vostro padre era in Francia, ed alle sue
fattezze che non rassomigliano a quelle del duca. Ho anche alluso ai lineamenti
del vostro viso, esatta replica di vostro padre, sia per la forma sia per
nobiltà d'espressione, Ho decantato le vostre vittorie in Scozia, la vostra
prodezza in guerra, saggezza in pace, la vostra munificenza, virtù e mirabile
umiltà; insomma, nulla di quanto giovasse al vostro fine ho passato sotto
silenzio o trattato superficialmente. E quando volse al termine la mia arringa,
invitai coloro cui stava a cuore il bene della patria a gridare «Dio salvi
Riccardo, sovrano re d'Inghilterra!»
RICCARDO
E l'hanno fatto?
BUCKINGHAM
No, che Dio mi assista; non hanno fatto verbo, ma come statue mute e pietre
respiranti, si sono fissati l'un l'altro, i volti coperti da pallore mortale.
Visto ciò, l'ho ripresi e ho chiesto al Sindaco che cosa volesse dire
quell'ostinato silenzio. La sua risposta fu che i cittadini non erano avvezzi ad
essere apostrofati altro che dal Cancelliere. Questi fu allora sollecitato a
ripetere il mio discorso: «Così dice il duca; così il duca ha dichiarato»... Ma
nulla egli disse di propria autorità. Quando ebbe finito, alcuni del mio
seguito, in fondo alla sala, gettarono per aria il berretto e una decina di voci
gridarono «Dio salvi re Riccardo!»
E così, profittando di quei pochi, «Vi ringrazio, nobili cittadini ed amici»,
dissi. «Questa acclamazione generale e queste grida di gioia dimostrano la
vostra saggezza e il vostro affetto per Riccardo». E con ciò, troncai la
riunione e venni via.
RICCARDO
Che bruti senza lingua sono stati! Non hanno voluto parlare!
Allora il Sindaco e i suoi confratelli non verranno?
BUCKINGHAM
Il Sindaco è qui alla porta. Fingete d'aver ammetteteli a udienza soltanto dopo
forti insistenze. paura; E ricordatevi di tenere in mano un libro di preghiere e
di farvi affiancare da due uomini di chiesa, mio buon signore, poiché su quel
tema di fondo voglio impiantare una santa variazione.
E non lasciatevi convincere facilmente dalle loro richieste; recitate la parte
della verginella: rispondete sempre di no e prendete ciò che vi offrono.
RICCARDO
Vado, e se voi saprete perorare a nome loro bene com'io saprò dirvi di no, per
parte mia, meneremo senza dubbio a buon esito l'impresa.
BUCKINGHAM
Andate, andate su in galleria, il lord Sindaco bussa.
Esce Riccardo.
Entrano il Sindaco e cittadini.
Benvenuto, monsignore: son qui a fare anticamera. Credo che il duca non voglia
dare udienza.
Entra Catesby (in alto).
Allora, Catesby, che cosa risponde alla nostra istanza il vostro signore?
CATESBY
Egli prega vostra Grazia, mio nobile signore, di tornare domani, o il giorno
dopo; è in casa con due padri reverendissimi piamente immerso in meditazione, e
non desidera esser disturbato da istanze mondane che lo distolgano dai suoi
devoti esercizi.
BUCKINGHAM
Buon Catesby, torna dal grazioso duca; digli che io stesso, il sindaco e gli
assessori siamo venuti a conferire con sua Grazia intorno a gravi problemi, in
materia di grande momento, che interessano niente meno che il nostro bene
comune.
CATESBY
Gli comunicherò immediatamente quanto dite.
Esce.
BUCKINGHAM
Ah, ah, monsignore, questo principe non è un Edoardo: non se ne sta coricato su
un lascivo letto d'amore, ma ginocchioni, in meditazione; non si sollazza con un
paio di cortigiane, ma medita assieme a due profondi teologi; non dorme, per
ingrassare il suo corpo ozioso, ma prega, per arricchire la sua vigile anima.
Felice sarebbe l'Inghilterra se sua Grazia, questo virtuoso principe, volesse
addossarsene la sovranità. Ma ho proprio paura che non riusciremo a convincerlo.
SINDACO
Diamine, Dio non voglia che sua Grazia ci dica di no!
BUCKINGHAM
Ho paura che sarà così.
Entra Catesby
Ecco che torna Catesby. Allora, Catesby, che dice sua Grazia?
CATESBY
Egli si domanda a quale scopo abbiate adunato tanta folla di cittadini, senza
che sua Grazia ne fosse preavvisato, per venir qui da lui. Egli ha paura,
monsignore, che le vostre intenzioni nei suoi riguardi non siano buone.
BUCKINGHAM
Mi rincresce che il mio nobile cugino possa sospettare ch'io non nutro buone
intenzioni verso di lui.
Per il cielo, veniamo animati soltanto dall'amore più puro: e perciò, rientra di
nuovo a dirlo a sua Grazia.
Esce Catesby.
Quando gli uomini santi e profondamente religiosi hanno il rosario in mano, è
una impresa distoglierli, tanta letizia reca loro la fervida contemplazione.
Riccardo s'affaccia sulla galleria, fra due Vescovi, con Catesby.
SINDACO
Guardate lì sua Grazia, in piedi fra due uomini di chiesa.
BUCKINGHAM
Due pilastri di virtù per salvaguardare un principe cristiano dal trabocchetto
della vanagloria; e, guardate, ha in mano un libro di preghiere... autentici
ornamenti per riconoscere un sant'uomo... Illustre Plantageneto, graziosissimo
principe, porgi benevolo ascolto alle nostre richieste e perdonaci d'aver
interrotto le tue devozioni e il tuo zelo sommamente cristiano.
RICCARDO
Monsignore, non c'è bisogno di siffatte scuse.
Sono io ad implorare il perdono di vostra Grazia per me che, infervorato nel
servizio del mio Dio, ho ritardato la visita dei miei amici. Ma, a parte ciò,
che cosa desidera vostra Grazia?
BUCKINGHAM
Null'altro, spero, se non ciò che piace a Dio in cielo ed a tutti gli onest'uomini
di questa isola priva di governo.
RICCARDO
Temo d'aver commesso qualche colpa che abbia offeso gli occhi della Città e che
voi veniate a riprendere la mia ignoranza.
BUCKINGHAM
È vero, monsignore: magari piacesse a vostra Grazia, accogliendo le nostre
preghiere, di rimediare alla vostra mancanza.
RICCARDO
E perché vivrei, altrimenti, in un paese cristiano?
BUCKINGHAM
Sappiate dunque che la vostra mancanza sta nell'abdicare al supremo seggio, al
trono augusto, all'ufficio scettrato dei vostri antenati, al rango del vostro
destino, a ciò che vi spetta per nascita, alla gloria ereditaria della vostra
Casa reale, in favore d'una stirpe marcia e guasta; mentre, per la mansuetudine
dei vostri torpidi pensieri - che noi qui risvegliamo, per il bene del nostro
paese - la nobile isola è privata dei suoi organi; il volto sfigurato dalle
cicatrici dell'infamia, il suo ceppo regale innestato da ignobili piante e quasi
immerso nel baratro divoratore della buia dimenticanza e del più profondo oblio.
In riparazione di ciò, noi sollecitiamo ardentemente vostra Grazia ad assumere
il carico e il governo reale di questo vostro paese, non da Protettore,
amministratore e reggente e da umile fattore, a vantaggio d'altri, ma come
vostro diritto innato, trasmesso di generazione in generazione, vostro dominio
assoluto, vostro possesso.
Per questo, unito ai cittadini - vostri ossequentissimi e devoti amici, - e su
loro pressante istanza, vengo a supplicare vostra Grazia in questa giusta causa.
RICCARDO
Non so se allontanarmi in silenzio oppure rivolgervi un severo rimprovero,
meglio s'addica al mio rango o al vostro carattere. Non rispondervi potrebbe
forse farvi pensare che l'ambizione ammutolita, non replicando, s'arrendesse ad
accollarsi l'aureo giogo della sovranità che insensatamente vorreste qui
impormi; biasimarvi per questa vostra istanza, così condìta del vostro fedele
affetto verso di me, potrebbe, d'altra parte, indurvi a pensare che faccio uno
sgarbo ai miei amici.
Perciò, per parlare evitando il primo rischio, e parlando, poi, per sottrarmi al
secondo, vi darò questa risposta definitiva. Il vostro affetto merita i miei
ringraziamenti, ma i miei meriti immeritevoli rifuggono dalla vostra ambiziosa
istanza. Anzitutto, se fossero eliminati tutti gli ostacoli e la mia strada alla
corona fosse piana, come possesso venuto a maturazione e diritto innato,
tuttavia, tanta è la mia povertà di spirito, così gravi e numerosi i miei
difetti, che preferirei occultarmi alla sovranità - come vascello inetto ad
affrontare violenti marosi - piuttosto che, nella sovranità, agognare a rimanere
nascosto e soffocato nelle esalazioni della mia gloria.
Ma, grazie a Dio, non c'è bisogno di me - e di troppe cose mi farebbe bisogno,
per aiutarvi, se ve ne fosse bisogno. L'albero regale ci ha lasciato un frutto
regale, che, maturato dal fluire furtivo del tempo, diverrà ben degno della
maestà del trono, e, senza dubbio, ci renderà felici col suo regno.
A lui consegno ciò che voi vorreste consegnare a me, il diritto e la fortuna
delle sue fauste stelle, che Dio non voglia io debba strappargli.
BUCKINGHAM
Monsignore, questo dimostra scrupolosità in vostra Grazia; ma i motivi sono
inconsistenti e trascurabili, se si considerano bene tutte le circostanze.
Dite che Edoardo è figlio di vostro fratello: anche noi lo diciamo - ma non
della moglie di Edoardo. Poiché egli s'era precedentemente impegnato con madama
Lucy (vostra madre è testimone vivente della sua promessa) e, in seguito, fu
fidanzato per procura con Bona, sorella del re di Francia.
Scartate entrambe, una misera postulante, madre affranta dalla preoccupazione di
molti figli, bellezza al tramonto e vedova in lutto, ormai al declino dei suoi
giorni migliori, fece preda ed acquisto dei suoi sguardi lascivi, lo sedusse dal
sommo vertice della sua dignità a una vile degradazione e abominevole bigamia.
Da costei, nel suo letto illegittimo, egli procreò questo Edoardo, che per
cortesia chiamiamo principe. Le mie proteste potrebbero esser più gravi se non
fosse che, per rispetto verso certuni ancora in vita, impongo un freno di
riservatezza alla mia lingua.
Dunque, buon monsignore, accogliete nella vostra regale persona questa profferta
dei benefici della carica: se non per la felicità nostra e del paese, almeno per
riportare la vostra nobile stirpe, dalla corruzione del periodo in cui fu
deviata, al suo corso ereditario e all'autentica discendenza.
SINDACO
Accettate, mio buon signore, i vostri cittadini vi supplicano
BUCKINGHAM
Non rifiutate, potente signore, questa offerta d'amore.
CATESBY
Oh, date loro questa gioia; esaudite le loro legittime istanze.
RICCARDO
Ahimè, perché volete addossarmi questo fardello? Non sono adatto alla maestà del
trono. Vi scongiuro, non la prendete a male; non posso né voglio arrendermi a
voi.
BUCKINGHAM
Se rifiutate, perché l'affetto e lo zelo vi rendono riluttante a deporre il
fanciullo, figlio di vostro fratello - e ben conosciamo il vostro cuore tenero e
la sensibilità dolce, gentile, femminea, che abbiamo osservato in voi verso i
vostri parenti, e parimenti, in verità, verso ogni genere di persone - sappiate,
tuttavia, che, accettiate o no la nostra istanza, il figlio di vostro fratello
non regnerà mai, da sovrano, su noi, ma che noi impianteremo sul trono qualcun
altro, a vergogna e rovina della vostra casa; e con questa determinazione qui vi
lasciamo.
Andiamo, cittadini; per le piaghe di Dio, non starò più a supplicare.
RICCARDO
Oh, non bestemmiate, monsignore di Buckingham!
Escono Buckingham, il Sindaco e i cittadini.
CATESBY
Richiamatelo, amato principe; accogliete la loro istanza. Se rifiutate, tutto il
paese avrà a dolersene.
RICCARDO
Volete costringermi ad accettare un mondo di affanni? Richiamateli. Non son
fatto di sasso, ma malleabile alle vostre gentili richieste, anche se contrarie
alla mia coscienza ed al mio cuore.
Rientrano Buckingham e gli altri.
Cugino di Buckingham e voi, uomini saggi e gravi, dacché volete affibbiarmi
sulla schiena la fortuna, perché, volente o nolente, ne porti il carico, dovrò
aver la pazienza di sostenerne il peso.
Ma se la nera maldicenza o il ripugnante biasimo dovessero essere la conseguenza
della vostra imposizione, il semplice fatto che mi ci avete costretto mi
assolverà da ogni macchia e traccia impura che potrà derivarne: poiché Dio sa, e
voi ne siete in parte testimoni, quanto io sia alieno dal desiderare ciò.
SINDACO
Dio benedica vostra Grazia: ne siamo testimoni e lo diremo.
RICCARDO
Dicendolo, non direte che la pura verità.
BUCKINGHAM
Dunque, vi saluto col vostro titolo regale: viva Riccardo, nobile re
d'Inghilterra!
TUTTI
Amen.
BUCKINGHAM
Vi compiacerete di lasciarvi incoronare domani?
RICCARDO
Quando piace a voi, giacché volete così.
BUCKINGHAM
Domani, allora, accompagneremo vostra Grazia; e con ciò ci congediamo con somma
gioia.
RICCARDO
Via, torniamo ai nostri santi esercizi. Addio, cugino mio, addio, amici cari.
Escono.
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