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Entra la vecchia regina
Margherita.
MARGHERITA
Ecco dunque che la prosperità
comincia a disfarsi
e a cader nella bocca marcia
della morte.
Son rimasta scaltramente
nascosta in questi paraggi
per esser spettatrice del
tramonto dei miei nemici.
Ho assistito a un feroce
prologo,
ed ora voglio andare in Francia,
con la speranza che il séguito
si rivelerà non meno amaro,
fosco e tragico.
Entrano la duchessa di York e la
regina Elisabetta.
Appàrtati, sventurata
Margherita; chi sta venendo qui?
ELISABETTA
Ah, i miei infelici principi!
Ah, i miei teneri bimbi,
i miei fiori non sbocciati, le
mie dolcezze appena dischiuse!
Se ancora le vostre anime
gentili fluttuano nell'aria
e l'eterno giudizio non ha
assegnato loro dimora fissa,
libratevi sulle vostre ali aeree
intorno a me
e ascoltate i lamenti di vostra
madre.
MARGHERITA [A parte]
Libratevi intorno a lei; dite
che, giustizia per giustizia,
ha offuscato il mattino della
vostra infanzia nella notte
vetusta.
DUCHESSA
Tante sventure hanno spezzato la
mia voce,
sicché la lingua esausta dai
gemiti è ferma e ammutolita.
Edoardo Plantageneto, perché sei
morto?
MARGHERITA [A parte]
Un Plantageneto salda il conto
per un Plantageneto:
Edoardo paga un debito di morte
per Edoardo.
ELISABETTA
Volesti tu, Dio, involarti da sì
teneri agnelli
e gettarli nel ventre del lupo?
Come mai dormivi mentre si
compiva un'azione sì scellerata?
MARGHERITA [A parte]
Come quando morì il santo Enrico
e il mio figlio diletto.
DUCHESSA
Vita estinta, vista spenta,
misero, mortale spettro
spirante:
spettacolo luttuoso, vergogna
del mondo, diritto della tomba
usurpato dalla vita;
somma e testimonianza succinta
di giorni nefasti,
[sedendosi] quieta la tua
inquietudine sul suolo leale
slealmente ubriacato di sangue
innocente. d'Inghilterra
ELISABETTA
Ah, se tu, terra, potessi
offrirmi subito una tomba,
come mi fornisci un malinconico
sedile,
allora vi nasconderei le mie
ossa, non le riposerei qui.
[Sedendosi] Ah, chi se non noi
ha motivo di lamentarsi?
MARGHERITA
Se un dolore antico è più
venerando,
concedete al mio il diritto di
priorità
e consentite ai miei affanni di
esibire per primi il loro
corruccio.
Se il dolore può ammettere
compagnia
rifate il conto dei vostri guai,
contemplando i miei.
Avevo un Edoardo, finché
Riccardo non l'uccise;
avevo un marito, finché Riccardo
non l'uccise;
tu avevi un Edoardo, finché
Riccardo non l'uccise;
tu avevi un Riccardo, finché un
Riccardo non l'uccise.
DUCHESSA
Anch'io avevo un Riccardo, e tu
l'hai ucciso;
avevo anche un Rutland: tu hai
concorso ad ucciderlo.
MARGHERITA
Tu avevi un Clarence, e Riccardo
l'ha ucciso.
Dalla tana del tuo grembo è
strisciato fuori
un segugio infernale che a noi
tutti dà la caccia mortale;
quel cane, che ebbe i denti
prima di aprir gli occhi,
per azzannare gli agnelli e
succhiare il loro dolce sangue;
quell'impareggiabile, supremo
tiranno della terra
che regna sotto gli occhi
infiammati di anime piangenti;
quel turpe sfregiatore della
divina creazione,
fu il tuo grembo a
sguinzagliarlo, perché ci
inseguisse fino alla tomba.
Oh, Dio retto, giusto ed esatto
dispensatore,
come ti ringrazio che questo
cagnaccio carnivoro
strazi la prole del corpo di sua
madre
e faccia sì che ella tenga
compagnia agli altri sul banco
dei lamenti.
DUCHESSA
Oh moglie d'Enrico, non esultare
dei miei affanni.
Dio mi sia testimone che ho
pianto per i tuoi.
MARGHERITA
Abbi pazienza con me: sono
affamata di vendetta
ed ora mi sazio dello
spettacolo.
Il tuo Edoardo è morto che
uccise il mio Edoardo;
morto è anche l'altro tuo
Edoardo, per ripagare il mio
Edoardo;
il piccolo York è soltanto una
aggiunta, perché tutt'e due
assieme
non pareggiavano l'alta
perfezione di ciò che io ho
perso.
Il tuo Clarence è morto, che
pugnalò il mio Edoardo;
e gli spettatori di questo
dramma forsennato,
l'adultero Hastings, Rivers,
Vaughan, Grey,
anzitempo soffocati nelle loro
cupe tombe.
È ancora vivo Riccardo, il
tenebroso emissario
dell'inferno,
riservato unicamente, come suo
agente, per comprare anime
e spedirle laggiù. Ma presto,
presto,
seguirà la sua fine misera e
illacrimata.
La terra si spalanca, arde
l'inferno, i diavoli ululano, i
santi pregano
affinché egli sia d'improvviso
trascinato via di qui.
Annulla, Dio caro, ti prego, il
patto che lo lega alla vita,
in modo che io possa dire,
ancora viva, «il cane è morto».
ELISABETTA
Oh, tu mi predicesti che sarebbe
venuta l'ora in cui avrei
desiderato che mi aiutassi a
maledire
quel ragno tumefatto, quel sozzo
rospo gobbo.
MARGHERITA
Ti chiamai allora vano orpello
della mia fortuna,
misera ombra, regina dipinta. Ti
chiamai allora
semplice riflesso di ciò ch'io
ero stata;
prologo lusinghiero d'uno
spettacolo orrendo;
una issata in alto per esser
scaraventata giù;
madre per beffa di due leggiadri
bimbi;
sogno di ciò che fosti; insegna
sgargiante
destinata a diventare il
bersaglio di ogni micidiale
proiettile;
simulacro di regalità; un fiato,
una bolla;
regina da burla, destinata
soltanto a riempire la scena.
Dov'è, adesso, tuo marito? Dove,
i tuoi fratelli?
Dove sono i tuoi due figli? Di
che cosa puoi gioire?
Chi ti supplica e ti
s'inginocchia davanti, e dice
«Dio salvi la regina»?
Dove sono i nobili che
s'inchinavano e ti adulavano?
Dove le torme che s'accalcavano
per seguirti?
Passa in rassegna tutto questo e
guarda che cosa adesso sei:
invece d'una moglie felice, una
vedova affranta;
invece d'una madre beata, una
che piange di portare quel nome;
invece di ricevere suppliche,
sei costretta tu a supplicare
umilmente;
invece d'una regina, una
autentica sventurata, con una
corona d'affanni;
invece di quella che mi
sdegnava, sei ora sdegnata da
me;
invece d'esser temuta da tutti,
ora temi uno solo;
invece di dare ordini a tutti,
nessuno più t'obbedisce.
Così ha virato il corso della
giustizia,
riducendoti a niente altro che
preda del tempo.
Non t'è restato che il ricordo
di ciò che fosti,
per tuo maggior tormento,
essendo ciò che sei.
Usurpasti il mio posto, e non
usurpi ora forse
una giusta parte del mio dolore?
Ora il tuo collo orgoglioso
sopporta metà del mio pesante
giogo,
dal quale proprio qui sottraggo
il mio stanco capo,
lasciandone a te tutto il
carico.
Addio, moglie di York, e regina
della mesta fortuna;
queste sciagure inglesi mi
faranno sorridere in Francia.
ELISABETTA
Oh tu, così esperta in
maledizioni, resta un poco
ed insegnami a maledire i miei
nemici.
MARGHERITA
Rinuncia al sonno la notte, e al
cibo di giorno;
paragona la morta felicità
all'affanno vivente;
pensa che i tuoi bimbi fossero
più dolci di quel che erano
e chi li uccise più immondo di
quel che sia;
migliorando con l'esagerazione
ciò che hai perduto,
renderai peggiore il malfattore
responsabile.
Rimuginando questo, imparerai a
maledire.
ELISABETTA
Le mie parole sono ottuse: oh,
ravvivale con le tue.
MARGHERITA
Le tue sventure le renderanno
taglienti e penetranti come le
mie.
Esce.
DUCHESSA
Perché la calamità deve esser
così piena di parole?
ELISABETTA
Verbosi avvocati degli affanni
dei loro clienti,
legatarie impalpabili di gioie
non lasciate in eredità,
miseri, ansimanti ambasciatori
di sventure:
che esse si sfoghino; anche se
ciò che comunicano
non serve ad altro, tuttavia
alleviano il cuore.
DUCHESSA
Se è così; non tener dunque
legata la lingua; vieni con me
e col fiato di amare parole
soffochiamo
il figlio maledetto che ha
soffocato i tuoi due dolci
figli.
La tromba suona; non lesinare le
invettive.
Entra re Riccardo col suo
seguito [compreso Catesby] in
marcia con tamburi e trombe.
RE RICCARDO
Chi è che sbarra la strada alla
mia spedizione?
DUCHESSA
Oh, colei che avrebbe potuto
sbarrartela,
strangolandoti nel suo grembo
maledetto,
a tutte le stragi, sciagurato,
che hai commesso.
ELISABETTA
Cerchi forse di nascondere, con
la corona d'oro,
quella fronte su cui dovrebbe
esser impresso, se la giustizia
fosse giusta,
l'assassinio del principe che
possedeva quella corona
e la morte crudele dei poveri
figli miei e fratelli?
Dimmi, ignobile manigoldo, dove
sono i miei figli?
DUCHESSA
Tu rospo, rospo, dov'è tuo
fratello Clarence?
e il suo figlioletto Edward
Plantageneto?
ELISABETTA
Dove sono i nobili Rivers,
Vaughan, Grey?
DUCHESSA
Dov'è il gentile Hastings?
RE RICCARDO
Squillate, trombe! Rullate
all'armi, tamburi!
Non permettete che i cieli odano
queste donne chiacchierone
inveire contro l'unto del
Signore. Suonate dico!
Rullo di tamburi. Squilli.
Siate pazienti, e trattatemi con
garbo,
altrimenti annegherò così i
vostri impropéri
sotto il rimbombo assordante
della guerra.
DUCHESSA
Sei tu figlio mio?
RE RICCARDO
Sì, grazie a Dio, a mio padre e
a voi stessa.
DUCHESSA
Allora ascolta pazientemente la
mia impazienza.
RE RICCARDO
Signora madre, ho un tratto
della vostra indole,
che non sa sopportare gli
accenti del rimprovero.
DUCHESSA
Oh, lasciami parlare.
RE RICCARDO
Parlate, allora, ma non vi
ascolterò.
DUCHESSA
Sarò mite e gentile nelle mie
parole.
RE RICCARDO
E breve, mia brava madre, perché
ho fretta.
DUCHESSA
Hai tanta fretta? Io t'ho
aspettato,
Dio sa con quanto tormento ed
angoscia.
RE RICCARDO
E non sono arrivato, finalmente,
a consolarvi?
DUCHESSA
No, per la santa Croce, lo sai
bene:
tu venisti sulla terra per far
della terra il mio inferno;
la tua nascita fu per me un
penoso fardello;
capricciosa e ribelle fu la tua
infanzia;
gli anni di scuola, paurosi,
sfrenati, selvaggi, furiosi;
la prima giovinezza, ardita,
temeraria, avventurosa;
la maturità, orgogliosa,
subdola, scaltra e sanguinaria:
più quieta, eppure più nociva,
sorridente nell'odio.
Quale ora di consolazione puoi
nominarmi
che mi allietasse mai della tua
compagnia?
RE RICCARDO
Onestamente, nessuna, tranne
l'Ora di Humphrey,
che chiamò una volta vostra
Grazia a far colazione lontano
dalla mia presenza.
Se agli occhi vostri son così
privo di grazia,
lasciate che prosegua la mia
marcia, signora, senza
offendervi.
Battete il tamburo!
DUCHESSA
Ti prego, ascoltami parlare.
RE RICCARDO
Parlate troppo amaramente.
DUCHESSA
Ascolta una parola sola,
poiché non ti parlerò mai più.
RE RICCARDO
E sia!
DUCHESSA
O tu morirai per giusto decreto
di Dio,
prima di poter tornare vincitore
da questa guerra,
oppure io perirò di dolore e
d'estrema vecchiaia,
e non vedrò più il tuo viso.
Prendi, perciò, su di te la mia
maledizione più pesante:
che il giorno della battaglia ti
gravi addosso
più di tutta l'armatura completa
che porti.
Le mie preghiere combattono
nelle fila della parte a te
avversa;
e lì le piccole anime dei figli
di Edoardo
sussurrano agli animi dei tuoi
nemici,
promettendo loro vittorioso
successo.
Sanguinario sei, sanguinaria
sarà la tua fine.
La vergogna che ha scortato la
tua vita accompagni la tua
morte.
Esce.
ELISABETTA
Pur avendo ragioni assai
maggiori ma molto minor forza
di maledirti, dico Amen a lei.
RE RICCARDO
Fermatevi, signora: devo
parlarvi.
ELISABETTA
Non ho più figli di sangue reale
che tu possa trucidare. Quanto
alle mie figlie, Riccardo,
saranno monache oranti, non
regine piangenti,
e perciò non mirare a colpire le
loro vite.
RE RICCARDO
Avete una figlia di nome
Elizabeth
virtuosa e bella, regale e piena
di grazia.
ELISABETTA
E per questo dovrà morire? Oh,
lasciate che viva,
ed io corromperò i suoi costumi,
macchierò la sua bellezza,
calunnierò me stessa accusandomi
d'infedeltà al letto
e la coprirò col velo
dell'infamia; coniugale,
purché possa vivere al riparo da
crudele strage,
dichiarerò che non è figlia di
Edoardo.
RE RICCARDO
Non fate torto alla sua nascita;
essa è di sangue reale.
ELISABETTA
Per salvarle la vita, dirò che
non lo è.
RE RICCARDO
È nella sua nascita la maggiore
garanzia della sua vita.
ELISABETTA
Solo per quella garanzia
morirono i suoi fratelli.
RE RICCARDO
Ma alla loro nascita furono
avverse le stelle della fortuna.
ELISABETTA
No, alla loro vita si opposero
malvagi amici.
RE RICCARDO
Il decreto del destino è
ineluttabile.
ELISABETTA
È vero, quando a fare il destino
è chi ha ripudiato la grazia.
I miei bambini erano destinati a
morte più degna,
se la grazia ti avesse elargito
vita più degna.
RE RICCARDO
Parlate come se fossi stato io a
uccidere i mei nipoti.
ELISABETTA
Nipoti davvero! E spogliati dal
loro zio
d'ogni consolazione, del regno,
dei parenti, della libertà,
della vita:
di chiunque sia stata la mano
che ha trafitto i loro teneri
cuori,
fu tua la mente che la guidò di
soppiatto.
Il pugnale omicida era senza
dubbio spuntato ed ottuso,
finché non l'affilò il tuo cuore
di pietra,
perché affondasse nelle viscere
dei miei agnelli.
Ma non fosse che la consuetudine
del dolore rende mansueto il
dolore più selvaggio,
la mia lingua non farebbe ai
tuoi orecchi il nome dei miei
fanciulli
prima che le mie unghie fossero
ancorate nei tuoi occhi,
e che io, in un così ferale
golfo di morte,
simile a misero vascello che ha
perso le vele e le sartie,
mi fossi fracassata sullo
scoglio del tuo petto.
RE RICCARDO
Signora, possa io aver fortuna
nella mia spedizione
e nell'esito rischioso della
guerra sanguinosa,
com'è vero che ho in animo di
fare più bene a voi e ai vostri
di quanto mai voi e i vostri
abbiate avuto da me danno.
ELISABETTA
Quale bene può esistere da
scoprire sotto la volta celeste
che possa farmi del bene?
RE RICCARDO
L'elevazione della vostra prole,
nobile signora.
ELISABETTA
A qualche patibolo, per perdervi
la testa.
RE RICCARDO
All'onore e al vertice della
fortuna,
all'augusto emblema imperiale
della gloria terrestre!
ELISABETTA
Non lusingare con questa
descrizione il mio dolore.
Dimmi quale maestà, quale
dignità, quale onore
sei in grado di trasmettere ad
una qualsiasi delle mie
creature?
RE RICCARDO
Tutto ciò che ho - sì, me stesso
ed ogni cosa
io donerò ad una tua creatura;
purché nel Lete del tuo animo
adirato
tu voglia annegare il mesto
ricordo di quei torti
che ritieni io t'abbia arrecato.
ELISABETTA
Sii breve, in modo che
l'espressione della tua
generosità
non duri più a lungo della tua
gentilezza stessa.
RE RICCARDO
Sappi dunque che amo con tutta
l'anima tua figlia.
ELISABETTA
La madre di mia figlia lo crede
con tutta l'anima.
RE RICCARDO
Che cosa credete?
ELISABETTA
Che tu ami mia figlia con tutta
l'anima:
così amavi con tutta l'anima i
suoi fratelli,
ed io te ne ringrazio con tutto
l'amore del cuore.
RE RICCARDO
Non correte tanto a fraintendere
le mie intenzioni:
io intendo che amo vostra figlia
con tutta l'anima
e voglio farne la regina
d'Inghilterra.
ELISABETTA
Bene, dunque, e chi intendi che
sia il suo re?
RE RICCARDO
Precisamente colui che la fa
regina. Chi altri dovrebbe
essere?
ELISABETTA
Come, tu?
RE RICCARDO
Precisamente. Che cosa ne
pensate?
ELISABETTA
Come potrai farle la corte?
RE RICCARDO
È ciò che vorrei apprendere da
voi,
che meglio di tutti conoscete il
suo carattere.
ELISABETTA
E vuoi impararlo da me?
RE RICCARDO
Con tutto il cuore, signora.
ELISABETTA
Mandale, con l'uomo che le ha
trucidato i fratelli,
un paio di cuori sanguinanti,
con sopra incisi i nomi
«Edward» e «York». Forse allora
piangerà;
perciò regalale - come già fece
a tuo padre Margherita,
intriso del sangue di Rutland -
un fazzoletto: che, dille,
deterse
la linfa purpurea dal corpo del
suo dolce fratello,
e invitala ad asciugarsi con
esso le lacrime degli occhi.
Se questo suggerimento non la
muove all'amore,
mandale una relazione di tutte
le tue nobili imprese:
dille che ti sei sbarazzato di
suo zio Clarence
e dello zio Rivers - sì, e che
per amor suo,
hai liquidato rapidamente la sua
buona zia Anne.
RE RICCARDO
Vi beffate di me, signora; non è
questo il modo
di conquistare vostra figlia!
ELISABETTA
Non ce n'è un altro -
a meno che tu possa assumere
qualche altra forma,
e non essere quel Riccardo che
ha fatto tutto questo.
RE RICCARDO
Diciamo che tutto questo l'ho
fatto per amor suo?
ELISABETTA
No, perché allora non potrà che
odiarti
per aver comprato il suo amore
versando tanto sangue.
RE RICCARDO
Sentite, a ciò che è fatto non
si può ora rimediare:
gli uomini talvolta agiscono
sconsigliatamente,
ma nel tempo che segue hanno
agio di pentirsi.
Se portai via il regno ai vostri
figli,
per fare ammenda lo darò a
vostra figlia;
se ho ucciso le creature del
vostro grembo,
genererò, per dar vita alla
vostra discendenza,
creature del vostro sangue da
vostra figlia.
Il nome di nonna è ben poco meno
affettuoso
di quel che non sia il titolo
adorante di madre;
esse saranno come vostri figli,
solo un gradino più giù,
del vostro stesso sangue, della
vostra stessa tempra,
tutti figli delle stesse doglie,
tranne che per una notte di
spasimi
sofferta da colei per la quale
voi patiste lo stesso travaglio.
I figli vostri furono un
tormento per la vostra
giovinezza,
ma i miei saranno la
consolazione della vostra
vecchiaia;
la perdita che avete subito è
soltanto d'un figlio re,
ma per quella perdita vostra
figlia diverrà regina.
Non posso darvi la riparazione
che vorrei:
accettate dunque i benefici che
posso offrirvi.
Vostro figlio Dorset che, con la
paura nell'anima,
calca inquieto un suolo
straniero,
sarà richiamato in patria da
questo fausto matrimonio,
ad importanti cariche e a grandi
onori.
Il re, che chiama moglie la
vostra leggiadra figlia,
chiamerà familiarmente fratello
il tuo Dorset;
di nuovo sarete madre d'un re
e tutte le rovine del doloroso
passato
saranno restaurate, con
raddoppiata ricchezza di
felicità.
Suvvia, conosceremo molte
giornate di letizia.
Le stille delle lacrime che
avete versato
torneranno a voi tramutate in
fulgide perle
che vi compenseranno del
prestito, fruttando un interesse
dieci volte superiore di
guadagnata felicità.
Va' dunque, madre mia; va' da
tua figlia:
con la tua esperienza infondi
ardire nei suoi anni verecondi;
prepara i suoi orecchi ad
ascoltare le parole d'un
innamorato;
immetti nel suo tenero cuore la
fiamma ambiziosa
dell'aurea sovranità; fa
conoscere alla principessa
le dolci ore silenziose delle
gioie coniugali;
e quando questo mio braccio avrà
punito
il meschino ribelle, l'ottuso
Buckingham,
tornerò cinto di corone
trionfali
e guiderò tua figlia al letto
d'un conquistatore;
ad essa farò il resoconto
particolareggiato delle vittorie
riportate
ed essa sarà la sola vincitrice,
il Cesare di Cesare.
ELISABETTA
Che cosa sarebbe meglio che le
dicessi? Che il fratello di suo
padre
aspira ad esser il suo signore?
O dovrò dire suo zio?
Oppure colui che le ha ucciso
fratelli e zii?
Sotto quale titolo dovrò
corteggiarla per te
che Dio, la legge, il mio onore
e il suo amore
possano far apparire grato alla
sua tenera età?
RE RICCARDO
Invoca, per questa unione, la
dolce pace dell'Inghilterra.
ELISABETTA
Che ella dovrà comprare con una
guerra permanente.
RE RICCARDO
Dille che il re, che può
comandare, supplica.
ELISABETTA
Per ottenere da lei ciò che il
Re dei re vieta.
RE RICCARDO
Di' che sarà una augusta e
possente regina.
ELISABETTA
Per piangere sul suo titolo,
come fa sua madre.
RE RICCARDO
Di' che l'amerò per sempre.
ELISABETTA
Ma quanto durerà quel «sempre»?
RE RICCARDO
Dolcemente costante, sino al
termine della sua bella vita.
ELISABETTA
Ma quanto durerà bella la sua
dolce vita?
RE RICCARDO
Finquando il cielo e la natura
la prolunghino.
ELISABETTA
Finquando all'inferno e a
Riccardo piaccia.
RE RICCARDO
Di' che io, suo sovrano, son suo
umile suddito.
ELISABETTA
Ma ella, vostra suddita,
aborrisce tale sovranità.
RE RICCARDO
Siate eloquente con lei nel mio
interesse.
ELISABETTA
Una dichiarazione onesta ottiene
miglior effetto se fatta con
semplicità.
RE RICCARDO
Allora fatele con semplicità la
mia dichiarazione d'amore.
ELISABETTA
Semplice e disonesto è uno stile
troppo stridente.
RE RICCARDO
I vostri argomenti sono troppo
superficiali e troppo risentiti.
ELISABETTA
O no, i miei argomenti sono
troppo profondi e insensibili;
troppo profondi e insensibili
poveri bimbi, nelle loro fosse.
RE RICCARDO
Non insistete su quella corda,
signora; è il passato.
ELISABETTA
Ci insisterò sempre, finché non
mi si spezzino le corde del
cuore.
RE RICCARDO
Orsù, per il mio San Giorgio, la
mia Giarrettiera e la mia
corona...
ELISABETTA
Profanato, disonorata e, la
terza, usurpata.
RE RICCARDO
Giuro...
ELISABETTA
Su nulla, giacché non è un
giuramento;
il tuo San Giorgio, profanato,
ha perso il suo sacro onore;
la tua Giarrettiera, insozzata,
ha messo a pegno la sua virtù
cavalleresca;
la tua corona, usurpata, ha
infamato il suo regale fulgore.
Se vuoi giurare su qualcosa, per
essere creduto,
giura dunque su qualcosa che tu
non abbia offeso.
RE RICCARDO
Allora, per l'universo...
ELISABETTA
È pieno dei tuoi turpi delitti.
RE RICCARDO
Per la morte di mio padre...
ELISABETTA
La tua vita l'ha disonorata.
RE RICCARDO
Allora, per me stesso...
ELISABETTA
Tu stesso hai fatto uso malvagio
di te stesso.
RE RICCARDO
Dunque, per Dio, allora...
ELISABETTA
Le tue offese a Dio superano
tutte le altre:
se tu temessi d'infrangere un
giuramento su di Lui,
la concordia che il Re mio
marito aveva fondato
non l'avresti infranta, né i
miei fratelli sarebbero morti;
se avessi temuto d'infrangere un
giuramento su di Lui,
il diadema imperiale che ora ti
cerchia la testa
avrebbe ornato le delicate
tempie di mio figlio
ed ambedue i principi sarebbero
qui vivi e spiranti,
mentre ora la tua fede infranta
li ha dati -
troppo teneri compagni di letto
per la polvere - in pasto ai
vermi.
Su che cosa puoi giurare ormai?
RE RICCARDO
Sul tempo a venire!
ELISABETTA
Che tu hai oltraggiato nel tempo
trascorso:
giacché a me stessa rimangono
tante lacrime da asciugare
in avvenire, per il tempo
passato da te offeso.
Son vivi i figli dei quali hai
trucidato i genitori,
orfani privi di sostegno, per
lamentarli in vecchiaia;
Non giurare per il tempo a
venire, perché ne hai fatto un
uso malvagio,
prima ancora di usarlo, nel
tempo malvagiamente usato in
passato.
RE RICCARDO
Quant'è vero che intendo
prosperare nel mio ravvedimento,
possa aver successo nella mia
pericolosa impresa contro le
armi nemiche!
Ch'io sia la rovina di me
stesso!
Dio e la fortuna mi interdicano
ore di felicità!
Giorno, non concedermi la tua
luce, né, notte, il tuo riposo!
Voi tutti, pianeti di buon
aspetto, siate
avversi ai miei disegni, se con
cuore pieno di puro amore,
immacolata devozione, santi
pensieri,
non apprezzo la tua bella figlia
principesca.
Da lei dipende la mia felicità e
la tua.
Senza di lei, seguirà per me e
per te,
per lei stessa, per il paese e
per molte anime cristiane,
morte, desolazione, rovina e
catastrofe.
Non potranno evitarsi che con
questo;
saranno evitati soltanto da
questo.
Perciò, cara madre - bisogna che
ti dia questo nome -
siate presso di lei l'avvocato
del mio amore;
fate valere ciò che sarò, non
ciò che sono stato;
non ciò che merito, ma ciò che
meriterò.
Insistete sulla necessità e
sulla condizione dei tempi;
non mostrate risentimento quando
la posta in gioco è così
importante.
ELISABETTA
Devo lasciarmi tentare così dal
demonio?
RE RICCARDO
Sì, se il demonio vi tenta a fin
di bene.
ELISABETTA
Dovrò dimenticarmi chi sono?
RE RICCARDO
Sì, se il ricordarvene fa torto
a voi stessa.
ELISABETTA
Eppure tu hai ucciso i miei
figli.
RE RICCARDO
Ma li seppellirò nel grembo di
vostra figlia,
ove, in quel nido di profumate
essenze, essi riprodurranno
degli altri
se stessi, per vostra
consolazione.
ELISABETTA
Devo andare a guadagnare mia
figlia al tuo volere?
RE RICCARDO
E ad essere, con questa azione,
una madre felice...
ELISABETTA
Vado; scrivetemi quanto prima
e saprete da me come essa è
disposta.
RE RICCARDO
Portatele questo bacio del mio
fedele amore; (la bacia) addio,
dunque.
Esce Elisabetta.
S'è arresa, la sciocca: donna
vuota e volubile!
Entra Ratcliffe.
Ebbene, che notizie?
RATCLIFFE
Sovrano potentissimo, sulla
costa occidentale
è apparsa una gagliarda flotta;
alle nostre spiagge
s'affollano molti dubbi amici,
dal cuore infido,
inermi e indecisi a respingere
il nemico.
Si pensa che Richmond sia il
loro ammiraglio;
sostano lì, soltanto in attesa
che gli aiuti
di Buckingham diano loro il
benvenuto a terra.
RE RICCARDO
Qualche amico lesto di gamba
corra dal duca di Norfolk.
Tu stesso, Ratcliffe - o Catesby
- dov'è?
CATESBY
Eccomi, mio buon signore.
RE RICCARDO
Catesby, vola dal duca.
CATESBY
Subito, mio signore, con tutta
la necessaria celerità.
RE RICCARDO
Vieni qui Ratcliffe. Corri a
Salisbury.
Quando sei lì... [a Catesby]
Pigro furfante smemorato!
Perché ti trattieni qui e non
vai dal duca?
CATESBY
Ditemi anzitutto, possente
sovrano, ciò che vostra Altezza
comanda
ch'io debba comunicargli da
vostra Grazia.
RE RICCARDO
Oh, è vero, buon Catesby! Digli
di arruolare subito
le forze più numerose e potenti
che riesce a raccogliere
e che mi venga subito incontro a
Salisbury.
CATESBY
Vado. Esce.
RATCLIFFE
Ed io, con vostra licenza, che
devo fare a Salisbury?
RE RICCARDO
Perché, che cosa vorresti farci,
prima che ci vada io?
RATCLIFFE
Vostra Altezza m'ha detto di
precederla immediatamente.
RE RICCARDO
Ho cambiato idea.
Entra Stanley conte di Derby.
Stanley, che notizie mi porti?
STANLEY
Nessuna buona, mio sovrano, che
possa piacervi udire,
ma neppure tanto cattiva da non
poter esser riferita.
RE RICCARDO
Ma guarda, un indovinello! Né
buona né cattiva...
Che bisogno hai di girarci
attorno tanto per le lunghe,
quando puoi raccontare la tua
storia nel modo più diretto?
Torno a domandartelo: che
notizie?
STANLEY
Richmond è sul mare.
RE RICCARDO
Che ci affondi e il mare sia su
lui...
Vigliacco traditore! Che ci fa,
là?
STANLEY
Non lo so, possente sovrano, se
non per congettura.
RE RICCARDO
Ebbene, che cosa congetturi?
STANLEY
Istigato da Dorset, Buckingham e
Morton,
egli punta sull'Inghilterra per
rivendicarvi la corona.
RE RICCARDO
È forse vuoto il trono? La spada
non ha chi l'impugni?
Il re è morto? L'impero è
vacante?
Quale erede di York c'è in vita
se non noi?
E chi è re d'Inghilterra se non
l'erede del grande York?
Ditemi, dunque, che fa costui
sul mare?
STANLEY
Se non è per questo, signor mio,
non so cosa pensare.
RE RICCARDO
A meno che non venga per esser
vostro sovrano,
non sapete pensare perché venga
il gallese.
Ho paura che tu mi volterai la
schiena e volerai da lui.
STANLEY
No, mio buon signore; non
diffidate, pertanto, di me.
RE RICCARDO
Dove sono, allora, le tue truppe
per ricacciarlo?
Dove sono i tuoi fittavoli e i
tuoi seguaci?
Non si trovano forse sulla costa
occidentale
a scortare i ribelli dalle navi,
al sicuro da ogni attacco?
STANLEY
No, mio buon signore, i miei
amici si trovano nel nord.
RE RICCARDO
Amici freddi per me! Che ci
stanno a fare al nord,
quando dovrebbero servire il
loro sovrano al sud?
STANLEY
Non hanno ricevuto l'ordine,
possente re.
Vostra Maestà si compiaccia di
congedarmi
ed io radunerò i miei amici e
raggiungerò vostra Grazia,
dove e quando piaccia a vostra
Maestà.
RE RICCARDO
Già, già, te ne vorresti andare
per unirti a Richmond
ma non mi fido di te.
STANLEY
Potentissimo sovrano,
non avete ragione di considerare
sospetta la mia amicizia.
Non fui mai, né mai sarò,
sleale.
RE RICCARDO
Va, allora, e raduna uomini...
ma lasciati dietro
tuo figlio George Stanley. Bada
che il tuo cuore stia saldo,
altrimenti la sicurezza della
sua testa è assai precaria.
STANLEY
Trattatelo come io mi dimostrerò
fedele a voi.
Esce.
Entra un messo.
MESSO
Grazioso Sire, in questo momento
nel Devonshire,
son bene informato da amici,
Sir Edward Courtney e
l'altezzoso prelato
il vescovo di Exeter, suo
fratello maggiore,
sono in armi, insieme a molti
altri confederati.
Entra un altro messo.
II MESSO
Mio sovrano, nel Kent, i
Guilford sono in armi
e, ogni ora, si accalcano a gara
nel campo dei ribelli, altri
partigiani
e le loro forze s'accrescono.
Entra un altro messo.
III MESSO
Monsignore, l'esercito del
grande Buckingham...
RE RICCARDO
Via, gufi! Nient'altro che
annunci di morte?
Lo percuote.
Ecco, prenditi questo, finché
non mi porterai notizie
migliori.
III MESSO
La notizia che devo dare a
vostra Maestà
è che l'esercito di Buckingham è
stato disperso e sparpagliato
da improvvisi diluvi e
inondazioni,
ed egli stesso s'aggira solo e
ramingo,
nessuno sa dove.
RE RICCARDO
Ti chiedo scusa;
eccoti la mia borsa, per curarti
di quella percossa.
Qualche amico preveggente ha
proclamato
una mercede a chi arresti il
traditore?
III MESSO
Il proclama è stato bandito,
monsignore.
Entra un altro messo.
IV MESSO
Sir Thomas Lovell e il marchese
di Dorset,
si dice, mio sovrano, che siano
in armi nello Yorkshire;
ma porto a vostra Altezza questa
buona notizia consolante:
la flotta bretone è sbandata
dalla tempesta.
Richmond, nel Devonshire, mandò
a riva una barca
per domandare a quelli che
stavano sulla spiaggia
se erano o no suoi sostenitori.
Ed essi gli risposero che
venivano da parte di Buckingham
per la sua causa. Al che egli,
diffidando, levò le vele e
fece di nuovo rotta per la
Bretagna.
RE RICCARDO
In marcia, in marcia; giacché
siamo in armi,
se non per batterci contro
nemici stranieri
almeno per schiacciare questi
ribelli nostrani.
Entra Catesby.
CATESBY
Mio sovrano, il duca di
Buckingham è stato preso:
questa è la notizia migliore.
Che il conte di Richmond
è sbarcato a Milford con un
potente esercito
è un annuncio meno confortante,
eppure lo si deve dare.
RE RICCARDO
In marcia verso Salisbury!
Mentre qui discutiamo,
potrebbe esser vinta o persa una
magnifica battaglia.
Qualcuno provveda a che
Buckingham sia tradotto
a Salisbury; gli altri marcino
con me.
Squillo di trombe. Escono.
Esce.
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