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Pene d’amore perdute -
1593/1596
atto
primo -
Scena
prima |
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Entrano Ferdinando Re di
Navarra, Berowne, Longaville e
Dumaine.
RE
La gloria, che ogni vivo
insegue, viva
incisa in bronzo sulle
nostre tombe,
e sia la nostra grazia,
nella disgrazia
della morte; se in
dispetto al Tempo,
falco di mare famelico,
lo sforzo
dei nostri fiati saprà
qui acquistare
quell'onore che smussa
il taglio acuto
della sua falce, e che
farà di noi
gli eredi dell'eterno.
Dunque, o bravi
conquistatori - ché tali
voi siete,
voi che muovete guerra
alle passioni
di voi stessi, e alla
falange immensa
delle brame del mondo -
il nostro editto
resta operante in tutta
la sua forza:
Navarra diverrà la
meraviglia
del mondo; diverrà, la
nostra corte,
un'accademia picciola,
studio quieto e costante
dell'arte di ben vivere.
Voi tre,
Birùn, Dumaine e
Longaville, avete
giurato, per lo spazio
di tre anni,
di vivere con me,
compagni nello studio,
e di attenervi alle
disposizioni
che qui registra il
programma. Voi vi siete
digià votati; ora
sottoscrivete
i vostri nomi, che la
sua stessa mano
possa affossar l'onore
di chi ne violerà
la minima regola. Se vi
siete armati
per fare quanto avete
qui votato,
firmate il giuramento
solenne, e rispettàtelo. |
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LONGAVILLE
Io son deciso. Non è che
un digiuno
di soli tre anni. Il
corpo languirà,
però la mente siederà a
banchetto.
Pancia piena fa zucca
magra, e i morsi
succolenti
rafforzano le costole,
affossano gl'ingegni.
Firma il documento.
DUMAINE
Mio diletto signore,
Dumaine è morto al
mondo.
I modi più volgari delle
gioie terrene
le getta ai vili schiavi
d'un mondo infame.
Amore, lusso, soldi, in
sé li spegne e soffoca,
per vivere con voialtri
di vita filosofica.
Firma anche lui.
BEROWNE
Io, non so che ripetere le loro
affermazioni.
Tutto ciò, caro sire, ho già
giurato,
cioè, di vivere qui e studiarvi
tre anni.
Però, ci sono regole assai
severe:
come, in tutto quel tempo, non
veder mai una donna -
ma questo, spero bene, non è
scritto qui drento;
e non toccare cibo un dì alla
settimana,
e un solo pasto gli altri dì,
per giunta -
il che, lo spero bene, qui
drento non è scritto;
e poi, notte per notte, dormire
solo tre ore,
e tutto il dì non farsi mai
sorprendere
a fare sissignore, allor ch'io
sono aduso
a pensar che non c'è nulla di
male
nel dormir tutta notte, e anzi
fare
notte buia di mezza la giornata
-
ma ciò, lo spero bene, lì drento
non è incluso.
Ah, son regole sterili codeste,
son troppo, troppo dure da
rispettare,
niente donne, studiare, vegliare
e digiunare.
RE
Di tutto ciò hai giurato farne a
meno.
BEROWNE
No sire, se vi garba, lasciatemi
dire: no.
Studiare con vostra grazia, solo
questo ho giurato,
e che qui, per tre anni, con voi
sarei rimasto.
RE
Birùn, questo hai giurato, e
tutto il resto.
BEROWNE
Alla buon'ora, sire! Allora
giurai per scherzo.
Perché si studia, chiedo? Ditelo
voi, sentiamo.
RE
Via, per sapere cose che sennò
non sappiamo.
BEROWNE
Cioè, negate e chiuse alla
comune competenza?
RE
Appunto: è dello studio la
divina ricompensa.
BEROWNE
Andiamo allora, io giuro di
studiare
per sapere qualcosa che m'è
proibito imparare:
esempio, dove fare una cenetta
sopraffina,
quando che il fare festa mi si
nega espressamente;
oppure, dove incontrare qualche
bella donnina,
se nel comune sapere le femmine
son carenti;
o, se ho giurato cosa ch'è
troppo duro osservare,
come tenere la fede, e insieme
ritrattare.
Se questo è veramente ciò che lo
studio fa,
allora esso conosce ciò che
ancora non sa.
Volete che giuri questo? Birùn
non rifiuterà.
RE
Ma questi sono gl'intoppi che
impediscono di studiare,
ed allenano l'intelletto ai
piaceri più vani.
BEROWNE
Ma ogni piacere è vano, e il più
vano di tutti
è quello, avuto con pena, che di
pena dà frutto:
come ponzare su un libro con
fatica,
cercando la luce del vero, e
intanto il vero riduce
la vista a tradimento, e
l'occhio acceca.
Luce che cerca luce ruba luce
alla luce;
e, prima di scoprire dov'è la
luce nel buio,
perdi gli occhi e la luce ti
s'abbuia.
Studiatemi come all'occhio dar
piacere,
fissandolo su un occhio più
leggiadro,
che lo abbagli e diventi la sua
stella polare,
e gli ridia la luce di cui l'avea
privato.
Lo studio è come il sole
glorioso del cielo
che non si può indagare con
occhi impertinenti.
Chi sgobba troppo ha avuto da
sempre poco reddito,
tranne conferme misere dai libri
d'altra gente.
Questi padrini in terra delle
luci del cielo,
che danno un nome ad ogni stella
fissa,
dalle notti stellate non hanno
più compenso
di chi va sotto gli astri e non
li conosce mica.
Saper troppo ci rende famosi ma
ignoranti,
e dare i nomi è facile, i
padrini son tanti.
RE
Com'è ben educato nel negare
l'educazione!
DUMAINE
S'è istruito bene, per
distruggere l'istruzione.
LONGAVILLE
Estirpa il grano e fa crescere
il loglio.
BEROWNE
Maggio è vicino quando le oche
covano.
DUMAINE
Questo che c'entra?
BEROWNE
Sì, a suo tempo e luogo.
DUMAINE
Per fare senso, no.
BEROWNE
Però fa rima, un poco.
RE
Birùn è come un gelo maligno,
acuminato,
che azzanna i primi nati
dell'Aprile.
BEROWNE
E sia! Perché dovrebbe vantarsi
mai l'estate
prima che gli uccelletti han
causa di squittire?
Perché dovrei gioire di una
nascita abortiva?
Per Natale io non ho voglia di
rose
più che non voglia neve sulle
nuove
vesti di Maggio: adoro i frutti
di stagione.
Così voi, che studiate all'ora
di andare a letto,
scalate la vostra casa per
aprirvi il cancelletto.
RE
Bene, tu resta fuori. Birùn, va'
a casa. Addio!
BEROWNE
Eh no, ho giurato di vivere con
voi, signore mio.
Sebbene abbia lodata la barbarie
più che voi non potreste
quell'angelo, la sapienza,
ciò che ho giurato lo terrò,
fedele,
e ogni dì per tre anni saprò far
penitenza.
Datemi qua quel foglio, ch'io lo
rilegga bene,
e in calce ai più severi dettami
apponga il nome.
RE
Bravo! Tu ti riscatti con questa
sottomissione.
BEROWNE (legge)
Inoltre: nessuna donna s'accosti
a meno d'un miglio dalla mia
corte. Questo quando l'avete
escogitato?
LONGAVILLE
Quattro giorni fa.
BEROWNE
Vediamo la punizione: A rischio
di perdere la lingua. Chi l'ha
pensato questo bel castigo?
LONGAVILLE
Io, perdincibacco.
BEROWNE
E perché mai, dolcissimo signor
mio?
LONGAVILLE
Così, per tenerle a bada con
quell'orrida pena.
BEROWNE
È una legge rischiosa contro le
buone maniere!
Inoltre: chi viene sorpreso a
parlare con una donna nel corso
dei tre anni, sarà assoggettato
a pubblica ignominia, quale
potrà decidere il resto della
brigata.
Ma sire, quest'articolo voi
stesso lo violerete,
ché qui in ambasceria ben presto
arriverà
la figlia del Re di Francia, lo
sapete,
fanciulla colma di grazia,
dicono, e di maestà.
Viene per l'Aquitania, da
rendere al padre suo,
ch'è malato, decrepito, e
allettato.
Quest'articolo dunque mi pare
proprio inutile,
oppure la rinomata Delfina
viaggia invano.
RE
Che ne dite, baroni? Ce
l'eravamo scordati!
BEROWNE
Sempre così, lo studio travalica
il suo bersaglio.
Mentre cerca d'avere quel che
chiede,
dimentica di fare ciò che deve;
e quando ottiene quel che più
ricerca,
l'ottiene come terra bruciata:
vinta e persa.
RE
Dobbiamo farne a meno, questa
regola qui non va.
Lei deve alloggiarsi a corte,
per pura necessità.
BEROWNE
E questa necessità ci farà tutti
spergiuri
tremila volte in tre anni; ogni
uomo nasce
con le proprie passioni, e
queste di sicuro
non le vince la forza, ma una
grazia speciale.
Se vengo meno ai patti, quella
parola m'assolverà:
mi sono ricreduto per pura
"necessità".
Perciò scrivo il mio nome sotto
tutte le vostre leggi,
e colui che le viola anche in
minima quantità
si espone alla condanna, al
disonore eterno.
A me le tentazioni come ad ogni
altro vengono.
Vi sembra che mi ripugni
firmare? Eppure io credo,
di tutti sarò l'ultimo a tenere
il giuramento.
Mette la firma.
Ma dico, ci si concede qualche
piccola distrazione?
RE
Certo. Come sapete, frequenta la
mia corte
un viaggiatore di Spagna, un
uomo di zucca fina,
esperto nelle mode mondane di
ogni sorte,
che di parole in testa ha una
vera officina;
un uomo che la musica del suo
stesso sproloquio
incanta come magica armonia,
un uomo di qualità, che la
ragione e il torto
si sono scelti ad arbitro del
loro disaccordo.
Quest'essere fantastico, che don
Armado ha nome,
come pausa agli studi, ci verrà
a render conto
in modi altisonanti delle gesta
di molti eroi
nell'arsa Ispagna, persi nel
conflitto del mondo.
Cosa vi dia piacere, signori, io
non lo so,
ma v'assicuro, io amo sentire le
sue frottole,
e voglio usarlo come mio
contastorie.
BEROWNE
Sì, Armado è un gentiluomo di
gran nota,
un uomo dalle parole di zecca,
anzi il campione
medesimo della moda.
LONGAVILLE
Costui e quell'idiota
di Melacotta saranno il nostro
spasso,
e tre anni di studio, vedrete,
voleranno.
Entrano Intronato con una
lettera, e Melacotta.
INTRONATO
Chi l'è, qua, la persona
medesima del Duca?
BEROWNE
Questa qui, bello mio. Cosa ti
serve?
INTRONATO
Io me stesso riprendo la sua
istessa persona, in quanto che
sono il vigile urbano di Sua
Eccellenza. Però mi vorrìa
vedere il suo personale medesimo
in carne e ossa.
BEROWNE
Appunto, eccolo qua.
INTRONATO
Il segnor Armando... segnor
Armadio, vi manda a salutare!
C'è malacarne in giro. Questa
lettera vi dirà di più.
MELACOTTA
Eccellenza, le incontinenze di
essa lettera sono a risguardo
del qui presente.
RE
È una lettera del magnifico
Armado.
BEROWNE
La materia sarà terra terra, ma
spero in Dio che ci mandi parole
alate.
LONGAVILLE
La tua speranza è alta, ma il
cielo che speri mi pare bassino.
Dio ci conceda pazienza!
BEROWNE
Pazienza di stare a sentire, o
di non stare a sentire?
LONGAVILLE
Di stare a sentire con santa
pazienza, caro mio, e di non
ridere a crepapelle; oppure di
non fare né l'una né l'altra
cosa.
BEROWNE
Beh caro mio, staremo a vedere
sino a che spasso ci si potrà
arrampicare sul suo stilo.
MELACOTTA
Eccellenza, dicevo che la
materia decerne il sottoscritto,
in quanto decerne Giachenetta.
La maniera della materia è che
mi beccarono in sul maneggio.
BEROWNE
Ma quale maneggio?
MELACOTTA
Nel maneggio o maniera che vi
dirò, monsignore, in tutti
quanti i tre punti seguenti;
sono stato veduto con lei nel
maniero, che mi ero seduto con
lei in certa quale maniera, e
poi mi hanno colto mentre che la
seguivo nel parco; le quali
cose, mettendole assieme,
formano la maniera e il maneggio
che mi appresto a dire. Allora,
monsignore, per quanto concerne
il maneggio, questo l'è il
maneggio dell'omo che si
manifesta alla femmina. E per
quanto concerne il formato, l'è
ben formata davero.
BEROWNE
E per quanto concerne quel che
segue, birbone mio?
MELACOTTA
Quel che segue sarà la mia
punizione - e il Patrenostro
sorregga il giusto!
RE
Volete fare un po' d'attenzione
e ascoltare la lettera?
BEROWNE
Come ascolteremmo un oracolo.
MELACOTTA
Tanta è l'umana castroneria nel
dare ascolto alla carne.
RE (legge)
Gran deputato, della celeste
volta vicereggente, e solo
dominator di Navarra, dell'anima
mia terrestre nume, e del mio
corpo nutricante patrono...
MELACOTTA
Di Melacotta sinora nemmanco una
sola parola...
RE
Così l'è ita...
MELACOTTA
Sarà ita così; ma se lo dice
lui, per dire la verità, sarà
ita così o cosà.
RE
Andiamo, un po' di pace!
MELACOTTA
Per me e per ciascheduno che ha
fifa di fare a botte.
RE
Chiudi il becco!
MELACOTTA
Sugli affari degli altri, mi
raccomando.
RE
Così l'è ita che, assediato da
fosca melancolia, io affidai il
negro opprimente umore alla
salubrissima medicina dell'aria
tua risanante; e, com'è vero
ch'io son gentilomo, donammi a
deambulare. L'ora in cui?
Intorno all'ora sesta, quando di
più il bestiame bruca, gli osei
dan più di becco, e siedono i
morituri a quella nutricazione
vocata cena. Ciò basti per l'ora
in cui. Ora in quanto al terreno
il quale - sul quale, volea
dire, incedevo. Nomato è il
parco tuo. Dipoi per il luogo in
cui - ove, intendo, io
m'imbattei in quell'osceno e
assurdissimo evento che trae
dalla mia bianconivea penna
l'inchiostro ebanaceo che tu
miri, ammiri, rimiri o vedi. Ma
per tornare al luogo in cui.
Esso incombe a tramontana e
verso levante dall'angolo
occiduo del tuo dedaléo
verziere. Là io vidi
quell'ignobile uomo de' campi,
quel minimo pesciolino del tuo
diporto...
MELACOTTA
Me?
RE
Quell'anima illetterata ed
ignorante...
MELACOTTA
Me?
RE
Quell'epidermico vassallo...
MELACOTTA
Di nuovo me?
RE
Il quale, se ben ricordo, vien
vocato Melacotta...
MELACOTTA
Oh, me!
RE
Appaiato e consorziato, in
dispregio del fisso e conclamato
tuo editto e canone di
continenza, con chi - ah, con
chi mai - ma a questo punto mi
duole il dir con chi...
MELACOTTA
Con una monella.
RE
Con una rampolla di nostra nonna
Eva, una femmina ovvero, per il
tuo più delicato comprendonio,
una donna. Colui io - come
sempre spronami a fare il mio
beneamato dovere - ho spedito a
te, onde riceva il guiderdon del
castigo, per mano de l'uffizial
di tua dolce grazia, Antonio
Intronato, uomo di buona
reputazione, portamento,
comportamento ed estimo.
INTRONATO
Cotesto sono me, vostra
eccellenza. Antonio Intronato
l'è proprio me.
RE
In quanto a Giachenetta - così
appellasi il vaso più fragile -
la quale appresi col sopranomato
cafone, io tengola qual vascello
de la collera della tua legge, e
al minimo de' tua cenni squisiti
meneròttela pel processo. Il tuo
con ogni complimento di devoto e
accorato calor di zelo,
Don Adriano de Armado
BEROWNE
Non è buona come speravo, ma la
migliore che abbia udita.
RE
Sicuro, la migliore delle
peggiori. Ma tu, gaglioffo, cosa
mi dici di quest'accusa?
MELACOTTA
Vostra eccellenza, confesso la
ragazzuola.
RE
Non hai sentito il mio bando?
MELACOTTA
Confesso di averlo assai sentito
ma ben poco ascoltato.
RE
Il bando commina un anno di
restrizione a chi è sorpreso con
una ragazza.
MELACOTTA
Ma eccellenza, a me non m'hanno
sorpreso per nisba con una
ragazza; m'hanno sorpreso con
una donzella.
RE
Bene, il bando diceva proprio
"donzella".
MELACOTTA
Urca, la mia non era neanche una
donzella, sire: l'era una
vergine.
RE
È una variante prevista
anch'essa, il bando includeva le
vergini.
MELACOTTA
In tal caso io nego la sua
verginità. M'han sorpreso con
una fantesca.
RE
Questa fantesca, caro mio, non
ti servirà alla bisogna.
MELACOTTA
Questa fantesca, sire mio, mi
servirà alla bisogna.
RE
Briccone, ora pronuncio la tua
condanna: digiunerai una
settimana a pane e acqua.
MELACOTTA
Malannaggia, preferirei pregare
un mese a zuppa e coscio
d'agnello.
RE
E Don Armado sarà il tuo
carceriere.
Monsignore Birùn, fatelo
consegnare;
e noialtri, signori, andiamo ad
attuare
quel che ci siamo giurati
fermamente.
Escono il Re, Longaville e
Dumaine.
BEROWNE
Scommetto la mia capoccia contro
qualunque berrettaccia:
questi impegni e divieti non
saranno che una farsa.
Andiamo, giovanotto.
MELACOTTA
Monsignore, io sono un martire
della verità. Perché l'è vero
ch'io fui sorpreso con la
Giachenetta, e la Giachenetta
l'è una rampolla verace. Per cui
sia benvenuto l'amaro calice
della prosperità! Un dì potrà
sorridermi di nuovo la
scontentezza, e sino ad allora
fai pure i tuoi porci comodi,
malasorte!
Escono.
Inizio
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Pene d’amore perdute -
1593/1596
atto
primo - scena
seconda |
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Entrano Armado e il suo
paggio Bruscolino.
ARMADO
Fanciullo, che segno è
quando un uomo di animo
magno ti diventa
malinconico?
BRUSCOLINO
Monsignore, l'è un segno
sicuro ch'egli avrà una cera
da funerale.
ARMADO
Ma via, diavoletto mio,
tristezza e melanconia son
proprio la stessa cosa.
BRUSCOLINO
No, no. Gesù, monsignore,
no!
ARMADO
E come farai a distinguerle,
mio tenero giovenale?
BRUSCOLINO
Con una semplice
dimostrazione del loro
operato, mio coriaceo
signor.
ARMADO
Perché coriaceo signor?
Perché coriaceo signor?
BRUSCOLINO
Perché tenero giovenale?
Perché tenero giovenale?
ARMADO
Io l'ho detto, mio tenero
giovenale, come un congruo
epiteto che si confà a' tua
giovani dì, i quali possiamo
vocare teneri.
BRUSCOLINO
Ed io, coriaceo signor, come
un titolo ben appropriato
alla vostra tarda età, che
ben possiamo apostrofare
coriacea.
ARMADO
Grazioso ed azzeccato.
BRUSCOLINO
Che volete dire, padrone? Io
grazioso e il mio dire
azzeccato, oppure io
azzeccato e il mio dire
grazioso?
ARMADO
Grazioso tu, perché
piccolino.
BRUSCOLINO
Grazioso ma solo un pochino,
dacché son piccolino. Ma
perché azzeccato?
ARMADO
E in conseguenza azzeccato,
perché molto animato.
BRUSCOLINO
Padrone, questo lo dite per
farmi una lode?
ARMADO
Sì, una lode ben meritata.
BRUSCOLINO
Potrei lodare un'anguilla
con le stesse parole.
ARMADO
Come, un'anguilla d'ingegno
molto animato?
BRUSCOLINO
No, un'anguilla molto
animata.
ARMADO
Oibò, quello ch'io dico è
che sei svelto a rimbeccare.
E mi fai scaldare il sangue,
certe volte.
BRUSCOLINO
Non parliamone più, non
parliamone più!
ARMADO
Caspio! Da te non amo una
simile grana!
BRUSCOLINO (a parte)
L'è proprio il contrario:
l'è la grana che non ama
lui.
ARMADO
Ho promesso di studiar per
tre anni col Duca.
BRUSCOLINO
Un'ora sola potrebbe
bastarvi, padrone mio.
ARMADO
Non dire sciocchezze.
BRUSCOLINO
Quanto fa tre volte uno?
ARMADO
I conti non li so fare, è
roba da bettoliere.
BRUSCOLINO
Già, siete un gentiluomo e
un giocatore.
ARMADO
Ammetto l'uno e l'altro.
Tutti e due rifiniscono un
uomo completo.
BRUSCOLINO
Allora saprete, ne sono
sicuro, a quanto assomma far
prima due e poi uno.
ARMADO
Beh, assomma ad uno più di
due.
BRUSCOLINO
Che il basso volgo nomina
tre.
ARMADO
Esatto.
BRUSCOLINO
Bene signore mio, ci vuole
poi così tanto studio a
capire questo? Eccovi il tre
studiato in meno di tre
sbattiti d'occhio. E l'è una
cosa assai facile aggiungere
"anni" a "tre" e studiare
tre anni in due motti! Ve lo
sa dire persino quel
cavalluccio che sa ballare.
ARMADO
Ma guarda un po' che
splendido tropo!
BRUSCOLINO (a parte)
Il che vi dimostra un topo.
ARMADO
Dopodiché io vo' confessarti
di essermi innamorato; e
poiché per un soldato
l'innamorarsi è volgare, mi
sono innamorato di una
volgare monella. Se snudare
il brando contro l'umor
d'amore potesse liberarmi da
quell'ignobile pensamento,
io trarrei prigioniero il
mio desìo, e lo scambierei
con un qualsiasi cortegiano
francioso che m'insegnasse
un inchino di nuovo conio.
Sospirare io lo credo
spregevole: forse dovrei con
giuramento rinnegare Cupìdo.
Un po' di conforto, monello
mio. Quali degli uomini
magni sono stati malati
d'amore?
BRUSCOLINO
Ercole, signore mio.
ARMADO
Dolcissimo Ercole! Altri
esempi, caro mottino,
dimmene altri; e che si
tratti, bello il mio
piccoletto, di uomini ben
portanti e di sicura nomea.
BRUSCOLINO
Sansone, padrone mio: lui sì
ch'era ben portante, anzi di
gran portata, perché come
portatore si portò sulle
spalle le porte della città.
E s'era preso una tale sban-
data.
ARMADO
Oh ben portante Sansone! Oh
forzuto Sansone! Io ti batto
col mio spadone come tu mi
battevi nel portare le
porte. Ho preso anch'io una
forte sbandata. Chi l'era
l'amor di Sansone, mio caro
Bruscolino?
BRUSCOLINO
Una donna, padrone.
ARMADO
Sì, ma di quale incarnato?
BRUSCOLINO
Di tutti e quattro, o di
tre, o di due, o d'uno dei
quattro.
ARMADO
Dimmi esattamente di qual
colorito di pelle.
BRUSCOLINO
Color verde acquamarina,
padrone.
ARMADO
L'è questo uno dei quattro
incarnati?
BRUSCOLINO
Così ho letto, padrone; e il
migliore di tutti.
ARMADO
Invero il verde è il color
degl'innamorati. Epperò mi
pare curioso che un tipo in
gamba come Sansone mi
s'andasse a innamorare di
una con quel colorito. Di
certo se ne invaghì
perch'era una donna di
spirito.
BRUSCOLINO
Proprio così, padrone mio,
l'era di spirito verde
verde.
ARMADO
L'amore mio l'è bianco e
rosso, de' colori più
immacolati.
BRUSCOLINO
Ma sotto a quei colori,
padrone mio, son camuffati i
più maculati pensieri.
ARMADO
Spiegati, spiegati meglio, o
ben coltivato infante.
BRUSCOLINO
Ora l'arguzia di mio padre e
la lingua di mia madre
m'assistano!
ARMADO
Soave invocazione d'un bimbo
- graziosissima e toccante!
BRUSCOLINO
Se la tua bella è bianca e
rossa,
mai le sue colpe potrai
provare,
ché la vergogna le guance
arrossa,
e la paura le fa sbiancare.
Se dunque ha fifa o va
incolpata,
dal suo colore non lo
saprai,
ché sempre le guance ha
colorate
dei suoi colori naturali.
Versucci pericolosi, padrone
mio, che ti consigliano di
non fidarti del bianco e del
rosso.
ARMADO
Dimmi ora, piccione mio, non
c'è minga una ballata che
parla del Re e
dell'accattona?
BRUSCOLINO
Ma sì, il mondo se ne
macchiò di brutto un tre
secoli fa, ma io credo che
adesso non la si trovi più;
e comunque se la si trovasse
non potremmo più digerirla,
né per la musica né per lo
scritto.
ARMADO
Me la farò riscrivere tutta
daccapo, onde trovare in
quella storia un precedente
di gran peso da citar come
esempio per la mia
trasgressione. Fanciullo
mio, io son cotto e
stracotto di quella
villanella che ho catturata
nel parco con quel bifolco
cervelluto di Melacotta. La
giovincella merita molto.
BRUSCOLINO (a parte)
Come no, di venire frustata
- però merita pure qualcuno
migliore del mio principale.
ARMADO
Cantami qualche cosa,
fringuellino. Il mio spirito
fassi pesante pel fardello
d'amore.
BRUSCOLINO (a parte)
E c'è da stupirne assai,
visto che sbava per una
monella così leggera.
ARMADO
Cantami, ti ripeto.
BRUSCOLINO
Un po' di pazienza oh,
aspettate che passi questa
brigata.
Entrano Intronato, Melacotta
e Giachenetta.
INTRONATO
Eccellenza, il Duca vi fa
preghiera di far da
carceriere a questo qua,
Melacotta; e non gli dovete
permettere di procurarsi
piacere né dispiacere, visto
che deve digiunare tre
giorni per una settimana.
Questa madamigella qua io la
devo tenere in bosco, dove
che l'è addetta al servizio
di spillare le vacche. Ogni
bene a vossignoria.
ARMADO (a parte)
Qua va a finire che mi
tradisco arrossendo.
Pulzella...
GIACHENETTA
Uomo.
ARMADO
Verrò a visitarti nel
casotto di caccia.
GIACHENETTA
L'è qua a due passi.
ARMADO
Io so bene dov'è situato.
GIACHENETTA
Gesù come siete saggio!
ARMADO
Ti dirò ciò che non
t'aspetti.
GIACHENETTA
Con quella faccia?
ARMADO
Io sonmi cotto di te.
GIACHENETTA
Ve l'ho già sentito dire.
ARMADO
E con ciò statti bene.
GIACHENETTA
Il bel tempo vi meni.
INTRONATO
Giachenetta, spicciati,
andiamo!
Escono Intronato e
Giachenetta.
ARMADO
Villanzone, farémoti stare a
bocca vacante prima di
condonarti li crimini tuoi.
MELACOTTA
Monsignore, io spero
soltanto di poterlo fare a
pancia piena.
ARMADO
Verrai punito molto
pesantemente.
MELACOTTA
Allora sarovvi più obbligato
dei vostri servi, che sono
pagati molto leggermente.
ARMADO
Porta via questo
delinquente, mettilo sotto
chiave.
BRUSCOLINO
Forza, furfante
trasgressore, datti una
mossa!
MELACOTTA
Sotto chiave no, signorino.
Digiunerò a piede libero.
BRUSCOLINO
Gnornò, saresti libero di
farcela sotto il naso. Devi
andare in guardina.
MELACOTTA
Ebbene, se mai rivedrò i bei
giorni di desolazione che ho
già veduti, qualcuno l'avrà
da vedere...
BRUSCOLINO
Cosa vedrà qualcuno?
MELACOTTA
No, niente, padron
Bruscolino, nient'altro che
quello su cui posa gli
occhi. Ai carcerati non
tocca star troppo zitti
nelle loro parole, percui
non dico niente. Graziaddio
io piglio uno scazzo come
non pochi, percui so
starmene zitto e buono.
Escono Bruscolino e
Melacotta.
ARMADO
Io adoro persino il
terriccio, roba vile, sui
cui la di lei ciabatta, roba
ancora più vile, sospinta
dal suo piè ch'è vilissima
cosa, incede. Amando sarò
spergiuro, il che l'è una
gran prova di falsità. E
come può essere amor
sincero, l'amore che viene
intrapreso con animo
menzognero? L'amore è un
diavoletto custode, l'Amore
è il diavolo stesso, non c'è
angelo con le corna tranne
l'Amore. Ma pure Sansone fu
tentato, ed era il più
forzuto di tutti; e Salomone
anche lui si prese la cotta,
e aveva un cervello che non
vi conto. Il dardo senza
barbigli di Cupido fu troppo
possente persino per la
clava d'un Ercole, percui
l'ha troppi vantaggi sullo
spadone d'uno spagnolo. Né
mi serviràalla bisogna
appellarmi alla prima e alla
seconda causa; se ne fotte
della passata, del codice
de' duellanti non gliene
importa un corno. Ha la
sfortuna d'esser chiamato
fanciullo, ma la sua gloria
l'è di soggiogare i
maschioni. Addio dunque,
coraggio! Arrugginisci o mio
acciaro! Stattene muto
tamburo mio. Il vostro
padrone ha preso una cotta;
proprio così, egli ama.
Assistimi tu, uno qualunque
de' numi estemporanei della
rima, ch'io certamente
darommi tutto a' sonetti.
Aguzzati, mio talento.
Attacca a scrivere, penna.
Mi vo' versare in interi
volumi in folio.
Esce.
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