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Pene d’amore perdute -
1593/1596
atto
secondo -
Scena
unica |
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Entrano la Principessa di
Francia, Rosalina, Maria e
Caterina, con Boyet e altri due
baroni del seguito.
BOYET
Signora, convocate ora i
migliori
spiriti che v'assistono.
Pensate
quale persona vostro
padre manda,
a chi la manda, e con
quale ambasciata:
voi, agli occhi del
mondo fanciulla senza
eguali,
per negoziare con il
solo erede
d'ogni umana virtù, l'impareggiato
re di Navarra; ed il
vostro argomento
niente di men che l'Aquitania,
dote
degna d'una regina.
Siate ora generosa
di tutta questa vostra
rara grazia
come Natura fu nel farla
rara
quando ne deprivò
quant'altri al mondo
per riversarla, prodiga,
in voi sola.
PRINCIPESSA
Mio buon Boyet, la mia
beltà è modesta,
epperò non le servono
gli svolazzi lucenti
di questa vostra lode.
La bellezza
è comprata dall'occhio
che la giudica,
non viene offerta in
vile parlamento
di lingue bottegaie. Io
sono meno fiera
nel sentirvi cantare le
mie lodi
di quanto voi non siate
assai voglioso
d'esser stimato saggio
nello spendere
il vostro ingegno per
lodare il mio.
Ma ora, a chi m'insegna
cosa fare,
do da fare qualcosa.
Certo non siete ignaro,
caro Boyet, che la fama
indiscreta
va spargendo dovunque la
voce che il Navarra
ha fatto voto che
finquando i suoi
studi laboriosi abbiano
consumato
tre anni, mai nessuna
donna possa
accostar la sua corte
silenziosa.
Dunque ci sembra cosa
necessaria,
prima di superare quei
cancelli proibiti,
sapere cosa gli garbi; e
a tale scopo,
certe del vostro merito,
abbiamo scelto voi
come il nostro avvocato
più equo e persuasivo.
Ditegli che la figlia
del Sovrano di Francia,
cercando un pronto
accordo su quistioni di
peso,
sollecita un colloquio
con sua grazia in
persona.
Andate prontamente a
dirgli questo, mentre
noi attenderemo, in
guisa
d'umili postulanti, il
suo alto volere. |
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BOYET
Vado ben volentieri, anzi ne
sono fiero.
PRINCIPESSA
Chi è fiero come voi andrà
sempre con zelo.
Esce Boyet.
Miei gentili baroni, chi son
questi signori
che col Duca virtuoso han fatto
voto?
PRIMO BARONE
Uno è il signor di Longaville.
PRINCIPESSA
E chi
fra di voi lo conosce?
MARIA
Signora, io lo conosco.
A una festa di nozze, tenute in
Normandia,
tra il signore di Perigord e la
bella
erede di Jacques Falconbridge,
ho incontrato il signor di
Longaville.
Uomo di doti eccelse egli è
stimato:
famoso nelle armi, nelle arti
versato.
Mai che gli venga male ciò che
vuol fare bene.
L'unica macchia sopra lo
splendore
di tanta virtù - se vernice
virtuosa
può sporcarsi di macchia - è
un'arguzia tagliente,
abbinata a un volere un po'
troppo smussato,
sicché la lama taglia, e il suo
volere
vuole sempre non risparmiare
alcuno
che gli capiti a tiro.
PRINCIPESSA
Uno di quei baroni
mordaci e buontemponi, direi -
non è così?
MARIA
Lo dice sopratutto chi meglio ne
conosce
il modo di fare.
PRINCIPESSA
Questi begl'ingegni
hanno la vita corta, sfioriscono
nel crescere.
E gli altri due?
CATERINA
Il giovane Dumaine
è un uomo di qualità. Chiunque
ami virtù
l'ama per le virtù che possiede.
Ma è capace,
quasi ignorando il male, di fare
molto male,
perché ha il talento di far
bello il brutto,
e forma tale da attirar le
grazie
altrui, anche se non avesse
alcun ingegno. Lo vidi una volta
dal duca di Alençon; ed assai
poco
di quel bene ch'io vidi
riferisco
dicendovi del suo gran merito.
ROSALINA
Se m'hanno detto il vero, quella
volta
c'era con lui un altro di
costoro
che studiano. Lo chiamano Bruno,
ma un uomo più gioviale, dentro
i limiti
d'un'allegria decente, non mi ha
mai
intrattenuta un'ora a
conversare.
L'occhio gli dà lo spunto per
l'arguzia,
ché ogni oggetto che l'occhio
coglie, l'altra
lo volta in uno scherzo
esilarante
che, svolgendo l'idea, la sua
lingua garbata
rende in parole così giuste e
amabili,
che i grandi, per sentirlo,
trascurano gl'impegni,
e l'udito dei giovani resta
tutto incantato,
così dolce e fluente è il suo
parlare.
PRINCIPESSA
Dio benedica le mie damigelle!
Son tutte innamorate, forse, che
ciascuna
ha addobbato il suo uomo di sì
tanti
fastosi ornati di lode?
PRIMO BARONE
Ecco, torna Boyet.
Entra Boyet.
PRINCIPESSA
Dunque ci si riceve, monsignore?
BOYET
Navarra già sapeva del vostro
arrivo, e lui
e i compagni di voto erano già
sul punto
di venire a incontrarvi, mia
nobile signora,
prima ch'io li vedessi. Ma, per
domine,
ecco quanto ho appurato: è sua
intenzione
di lasciarvi attendata qui sui
prati,
come chi venga ad assediar la
corte,
piuttosto che cercare una
qualche dispensa
dal voto, per ricevervi nella
reggia deserta.
Eccolo qua, il Navarra.
Entrano il Re, Berowne,
Longaville e Dumaine.
RE
Mia bella Principessa, benvenuta
a questa corte.
PRINCIPESSA
Il "bella" ve lo restituisco, e
il "benvenuta" non è cosa ch'io
m'abbia, ancora. Il tetto di
questa reggia è troppo alto per
essere vostro, e un benvenuto a
dei campi aperti è troppo vile
per essere mio.
RE
Sarete benvenuta, signora, alla
mia corte.
PRINCIPESSA
Lo sarò allora. Conducetemi a
corte.
RE
Ascoltate, signora. Ho fatto un
giuramento...
PRINCIPESSA
Nostra Signora aiuti monsignore!
Diventerà spergiuro.
RE
Per tutto il mondo, no!
Bella signora, non per mio
volere.
PRINCIPESSA
Ma sì, sarà la vostra volontà
ad infrangere il voto, lei e
null'altro.
RE
La vostra signoria
non sa di che si tratti.
PRINCIPESSA
Se vostra signoria
non lo sapesse lei, sarebbe
un'ignoranza
ben saggia, mentre adesso il suo
saperlo
risulterà ignoranza. Sento che
vostra grazia
ha rinnegato l'ospitalità.
Tenere il giuramento,
monsignore,
è peccato mortale, ed è peccato
romperlo.
Ma perdonatemi, sono temeraria
mal mi s'addice fare la lezione
a chi dà lezioni.
Degnatevi di leggere perché son
qui, e datemi
una risposta rapida su quanto
v'è richiesto.
Porge al Re un foglio.
RE
Signora mia, se posso, io vo'
darla al più presto.
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PRINCIPESSA
La darete più presto, sì, per
farmene andare.
Voi sarete spergiuro se mi fate
restare. Il Re legge.
Berowne e Rosalina conversano a
parte.
BEROWNE
Madonna, io raccomandovi al mio
cuore.
ROSALINA
Oh sì, vi prego, fatela questa
raccomandazione. Mi piacerebbe
vederlo, il cuoricino.
BEROWNE
Vorrei che lo sentiste, come
geme.
ROSALINA
Perché, è malato quel
pazzerello?
BEROWNE
Malato di cuore.
ROSALINA
Poverino, provate a fargli un
salasso.
BEROWNE
Credete che gli farebbe bene?
ROSALINA
Sì, per quanto ne sappia di
medicina.
BEROWNE
Volete provare a pungerlo con
gli occhi?
ROSALINA
Non point, col mio pugnale.
BEROWNE
O ben, Dio ti protegga!
ROSALINA
Ed eviti a voi di vivere troppo
a lungo.
BEROWNE
Beh, ringraziarvi sarebbe troppo
lungo.
S'allontana.
RE
Signora, qui vostro padre
afferma
di averci rimborsate centomila
corone,
che sono la metà soltanto della
somma
sborsata già da mio padre per le
guerre di Francia.
Ora, pur ammettendo che nostro
padre, o noi -
però né l'uno né l'altro, questa
è la verità -
avessimo avuto il rimborso,
restano ancora
da pagarci altre centomila, a
garanzia delle quali
noi teniamo in possesso parte
dell'Aquitania,
sebbene non si stimi che valga
tanto.
Se dunque il re vostro padre
restituirà
almeno la metà che è ancora
dovuta,
rinunceremo ai diritti sull'Aquitania,
restando buoni amici di sua
maestà.
Ma questo, sembra, lui non ha
intenzione di fare,
anzi da noi pretende un
pagamento
di altre centomila, e non chiede
affatto
di riavere il possesso dell'Aquitania,
sborsando, lui a noi, centomila
corone.
Noi, quella terra, la ridaremmo
via,
preferendo la somma prestata da
nostro padre
piuttosto che l'Aquitania,
mutilata com'è.
Perciò, cara Principessa, se le
sue richieste
non fossero così prive di
raziocinio,
la vostra beltà farebbe cederci
il cuore,
anche contro una parte delle mie
giuste ragioni,
e tornereste in Francia con
piena soddisfazione.
PRINCIPESSA
Voi fate al re mio padre un
grave torto,
e un torto anche alla fama del
vostro nome,
se non volete ammettere d'avere
ricevuto
ciò che è stato pagato con
grande lealtà.
RE
Io vi assicuro, non mi risulta
affatto;
e se potete provarmelo,
restituisco la somma,
o cedo l'Aquitania.
PRINCIPESSA
Vi prendiamo in parola.
Boyet, voi potete, nevvero,
mostrare le quietanze
per tale somma, avute dai
funzionari
di re Carlo suo padre.
RE
Fatemele vedere.
BOYET
Con vostra licenza, mia signora,
il plico
che contiene codeste ed altre
carte
sigillate, non è ancora
arrivato.
Potrete visionarle domani.
RE
E tanto
mi basta. Rivediamoci, e in
questa nuova occasione
saprò piegarmi ad ogni tua
nobile ragione.
Intanto, ora ricevi da me quel
benvenuto
che l'onore, ma senza venir meno
all'onore,
può offrire al tuo gran merito.
Se varcare
i miei cancelli è illecito, mia
bella Principessa,
qui, all'esterno, voi avrete
un'accoglienza
che vi farà sentire accolta nel
mio cuore,
anche se vi si nega l'accesso
alla mia casa.
La vostra gentilezza mi scusi.
State bene.
Domani torneremo a farvi visita.
PRINCIPESSA
Salute a vostra grazia, e
desideri pii.
RE
Per te come per me, dovunque mai
tu sia.
Escono il Re, Berowne,
Longaville e Dumaine.
Rientra Dumaine.
DUMAINE
Di grazia, una parola. Chi è
quella dama, signore?
BOYET
L'erede di Alencon, Caterina di
nome.
DUMAINE
Bella ragazza. Salve a voi,
Monsieur. Esce.
Entra Longaville.
LONGAVILLE
Una parola, di grazia. Chi è
quella dama in bianco?
BOYET
Una donna, ogni volta che la
luce non manchi.
LONGAVILLE
Un po' lucciola, forse. Ma il
nome vorrei avere.
BOYET
Ne ha uno solo. Volerlo non
istarebbe bene.
LONGAVILLE
Scusate, di chi è figlia?
BOYET
Dicon, di mamma sua.
LONGAVILLE
Alla barba che avete tanta buona
fortuna!
BOYET
Nessuna offesa, signore.
È coerede di Falcobridge.
LONGAVILLE
La mia rabbia è sospesa.
È una donna dolcissima.
BOYET
Signore mio, sarà probabilissimo.
Esce Longaville.
Entra Berowne.
BEROWNE
La dama col cappello, come si
chiama?
BOYET
Si chiama Rosalina, così càpita.
BEROWNE
È maritata, o meno?
BOYET
Col suo capriccio, sere, o più o
meno.
BEROWNE
Benvenuto alla corte, Monsieur!
Bene arrivato.
BOYET
Il benvenuto a me, e a voi il
bene andato.
Esce Berowne.
MARIA
Quest'ultimo è Birùn, il baron
testa matta.
Non dice una parola che non la
sia una baia.
BOYET
Ed ogni baia è solo una baiata.
PRINCIPESSA
Avete fatto bene a dar pan per
focaccia.
BOYET
M'andava di abbordarlo come a
lui di darmi caccia.
CATERINA
Per le marette! Due montoni in
foia!
BOYET
E perché non"pontoni"? Mio soave
agnellino,
non montone se non per brucare
quel tuo bocchino.
CATERINA
Voi montone ed io prato. Finisce
qui l'invenzione?
BOYET
Purché mi diate pascolo.
Tenta di baciarla.
CATERINA
Ah no, gentil bestione.
Le mie labbra son dei prati, ma
non dei prati comuni.
BOYET
E a chi appartengono allora?
CATERINA
A me e alle mie fortune.
PRINCIPESSA
Le solite schermaglie tra
persone di buon acume.
Ma fate la pace, cari. Questa
guerra civile è adatta
col Navarra e i suoi sgobboni.
Qui è davvero sprecata.
BOYET
Se l'acume del mio sguardo, che
di rado prende abbaglio
sulla muta eloquenza del cuore
di cui l'occhio è lo spiraglio
non m'inganna, quel Navarra s'è
pigliato l'infezione.
PRINCIPESSA
Di che male?
BOYET
Di ciò che noi amanti chiamiamo
mal d'amore.
PRINCIPESSA
Sù, dite le vostre ragioni.
BOYET
Ma via, tutte le sue funzioni
s'erano messe in ritiro
nella corte dell'occhio,
sbirciando per il desìo.
Il cuore, come un'agata con la
vostra figura impressa,
n'era superbo, e la superbia
veniva dall'occhio espressa.
La lingua, tutta impaziente di
parlare e non veder nulla,
incespicava, smaniosa di
tramutarsi in pupilla.
Tutti i sensi si erano chiusi
nel solo senso della vista,
per sentire solo ammirando la
più bella che esista.
E mi pareva che si fossero tutti
stretti nel globo oculare,
come gioielli sottovetro che
solo un principe può comprare;
e che offrendo il loro valore da
sotto quel cristallo
vi adescano, che li compriate e
portiate via passando.
Lo stesso margine del suo viso
postillava la meraviglia,
sì che tutti leggevan chiaro gli
occhi appesi alle vostre ciglia.
Io v'assicuro l'Aquitania, e
tutto ciò di cui lui è signore,
se gli darete, per amor mio, un
solo bacino d'amore.
PRINCIPESSA
Via, torniamo nella mia tenda.
Boyet è in vena di scherzare.
BOYET
No, solo in vena di dire ciò che
l'occhio ha potuto afferrare.
Ho soltanto mutato in bocca quei
suoi occhi, e alla sua vista
ho aggiunto una lingua la quale,
lo so bene, non ci depista.
MARIA
Va'! Sei un vecchio ruffiano, a
parole sei un artista.
CATERINA
Boyet è il nonno di Cupido, è da
lui che sa tutto quanto.
ROSALINA
Allora Venere è tutta sua mama;
il babbo l'è proprio racchio.
BOYET
Volete ascoltarmi, teste matte?
MARIA
No.
BOYET
Allora guardare almeno?
MARIA
Certo, la via per andar via.
BOYET
Troppo duro tenervi dietro.
Escono.
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