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Pene d’amore perdute -
1593/1596
atto
terzo -
Scena
unica |
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Entrano Armado e Bruscolino
ARMADO
Gorgheggia, fringuellino:
appassionami il senso
dell'udito.
BRUSCOLINO (canta)
Quand Colinelle...
ARMADO
Oh aria soave! Vai,
tenerezza degli anni
tuoi, piglia cotesta
chiave, tirami fuori
quel buzzurro e portalo
qui festinatamente. Lo
vo' impiegare per
addurre una lettera alla
mia bella.
BRUSCOLINO
Capo, volete sedurla con
un trescone francese?
ARMADO
Che intendi dire? Dovrei
trescare alla francese?
BRUSCOLINO
No di certo, mio
capoccia ed uomo
universale; volevo dire
canticchiare una giga in
punta di lingua,
improvvisar su quella
duo passettini di danza,
assecondarla levando al
cielo il bianco degli
occhi, sospirare una
nota e una nota cantare,
tratto a tratto
tenendola in gola come
se nel cantar d'amore
inghiottiste l'amore, a
tratto nel naso come se
annusando l'amore
sniffaste l'amore, col
cappello a pensilina
sulla bottega degli
occhi, le braccia
conserte sul giustacuore
stretto sul ventre
smilzo come un coniglio
allo spiedo, o le mani
in tasca a mò dei vecchi
ritratti; e senza mai
tenere troppo a lungo un
solo motivo, ma qualche
battuta e via. Queste
son le finezze, queste
sono le sprezzature, son
queste le cose che ti
fanno cascare ai piedi
le belle figliole, che
ci cascherebboro
volentieri anche senza;
le cose che danno ai
gentiluomini un vero
tocco di classe -
sentite che classe
signori del pubblico? -
dico a quelli che di più
tengono a cuore coteste
cose. |
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ARMADO
Urca ma com'è che ti sei
fatto tutto sto savoir
faire?
BRUSCOLINO
Con un baiocco
d'osservazione.
ARMADO
Ma guarda un po', ma
guarda tu ...
BRUSCOLINO
"E della cavallina chi
si ricorda più?"
ARMADO
Lo chiami "cavallina" il
mio dolce amore?
BRUSCOLINO
No capo. La cavallina
non è che una puledra,
(a parte) e la vostra
bella l'è forse una
rozza sfiancata. (A lui)
Ma l'amor vostro l'avete
dimenticato?
ARMADO
Beh, l'avevo quasi.
BRUSCOLINO
Scolaretto negligente!
Lo dovete imparare a
memoria.
ARMADO
Nella sacra memoria del
mio cuore, minuzzolo
mio.
BRUSCOLINO
E pure fuori del cuore,
capo. Tutt'e tre le
alternative ve le posso
dimostrare.
ARMADO
Cos'è che mi puoi
dimostrare?
BRUSCOLINO
Che sono un uomo, se
riesco a vivere un po'
di più; e vi dimostro
all'istante questi "a
memoria", questi "nel
cuore" e "fuori del
cuore". "A memoria"
l'amate perché non
potete stringerla al
cuore; "nel cuore"
l'amate perché il cuore
è cotto di lei; e "fuori
del cuore" perché siete
proprio scorato per non
potervela fare.
ARMADO
È vero, io son tutt'e
tre queste cose.
BRUSCOLINO
E tre volte tante, e
allo stesso tempo siete
un nulla assoluto.
ARMADO
Portami quel cafone, mi
deve recapitare una
lettera.
BRUSCOLINO
Che perfetta
combinazione! Un cavallo
che fa da ambasciatore a
un somaro.
ARMADO
Ehi, ehi, che vuoi dire?
BRUSCOLINO
Per la Monna, capoccia mio,
voglio solo dire che dovete
mandare l'asino sul cavallo,
perché ha il passo d'un
lumacone. Ma ora vado.
ARMADO
Vai, vai! La strada è corta.
BRUSCOLINO
Vò ratto come il piombo,
messere.
ARMADO
Che altro t'inventi, testolina
pizzuta che non sei altro? Il
piombo non è un metallo pesante,
lento e intronato?
BRUSCOLINO
Minime, signor mio, o piuttosto
signornò.
ARMADO
Io dico che il piombo è lento,
perdio!
BRUSCOLINO
Siete un poco azzardato a dirlo,
io dico di no.
È forse lento il piombo sparato
da un cannone?
ARMADO
Bel fumo di retorica, o santo
diavolone!
Mi piglia per un cannone, e lui
si crede che sia
la palla. Ti sparo sul villico.
BRUSCOLINO
Fate bum! E io volo via.
Esce.
ARMADO
Acutissimo giovenale! Quale
colta e agile grazia!
Caro cielo, col tuo permesso ti
dovrò sospirare in faccia.
O sarvatica melanconia, il valor
mio ti cede il posto.
E il mio araldo è già di
ritorno.
Entrano Bruscolino e Melacotta.
BRUSCOLINO
Salve, capo, che meraviglia! Una
mela s'è rotta una chiappa.
ARMADO
Altri rompicapi e sciarade!
Spiégati, via! Attacca.
MELACOTTA
Ma che domine di sciroppi, che
rompicapi e spiegazzamenti! Sia
chiaro, con me niente sugo di
salvia dalla tua sacca di
ciarlatano! Piantaggine, signor
mio, un buon impiastro di
petacciola e basta! Niente
spiegazzamenti, niente
stiracchiamenti, niente salvia
messere, solo un po' d'erba e
basta!
ARMADO
Per la mia anima virtuosa, tu mi
forzi alle risa! Oh la tua
castroneria, oh la mia milza!
L'enfiarsi de' miei polmoni mi
coarta a un ridicolo riso! Ah
perdonatemi, stelle! Questo
sconsiderato non ti piglia
"salve" per salvia, e la parola
"spiegazioni" per uno
stiracchiamento?
BRUSCOLINO
Ma perché, forse che i saggi la
pensano diversamente? Cos'altro
è una spiegazione, se non uno
stiracchiamento?
ARMADO
No, ragazzo: l'è un epilogo, o
un discorso per chiarire
qualcosa d'oscuro che precede e
ci è scappato di dire.
Facciamo un esempio:
La volpe, l'ape e lo scimpanzé
stavan sempre a brigare, perch'erano
in tre.
Questa è la parabola. Adesso
viene la spiegazione, l'envoy...
BRUSCOLINO
Un momento, l'envoy ce lo metto
io. Dite di nuovo la parabola.
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ARMADO
La volpe, l'ape e lo scimpanzé
stavan sempre a far briga, perch'erano
in tre.
BRUSCOLINO
Fin quando l'ochetta uscì sullo
spiazzo,
e la zuffa finì perch'erano in
quattro.
Ora son io che comincio con la
vostra parabola, e voi fate
seguito col mio envoy.
La volpe, l'ape e lo scimpanzé
stavan sempre a brigare, perch'erano
in tre.
ARMADO
Fin quando l'ochetta uscì sullo
spiazzo,
e la zuffa finì perch'erano in
quattro.
BRUSCOLINO
È un ottimo envoy che finisce
con l'oie. Che cosa vorreste di
più?
MELACOTTA
Ostia! Il piccolo l'ha
incastrato con l'oca, chiaro e
tondo.
Capo, se l'oca è grassa hai
speso bene il tuo soldo.
Per vendere bene ci vuol
furbizia e gioco di passa passa.
Vediamo sto anvuà: l'è grasso -
e pure l'oca l'è grassa.
ARMADO
Venite, venite qua. La
discussione com'è cominciata?
BRUSCOLINO
Dicendo che 'na melacotta s'era
sbucciata la fiancata.
E poi avete chiesto l'envoy.
MELACOTTA
Esatto, ed io v'ho chiesto il
decotto di petacciola - la
discussione s'è avviata in
questa maniera; appoi fece
seguito sto minuzzolo col suo
anvuà bell'e grasso, e l'oca che
vi siete comprata - e l'è qua
che v'ha buggerato.
ARMADO
Ma spiegami un po', com'è che ha
fatto la melacotta ad
acciaccarsi uno stinco?
BRUSCOLINO
Mò ve lo spiego con chiarezza e
senso.
MELACOTTA
Ma va là, moscerino, tu non lo
senti mica il bruciore che sento
io. Lo dico io l'anvuà:
Io Melacotta, correndo fuori
mentre che stavo dentro
tranquillo
ho inciampato sulla soglia e mi
son mezzo rotto lo stinco.
ARMADO
Bene, figlioli, di questa
materia non ne parliamo più.
MELACOTTA
Finché non ci sarà altra materia
nel mio stinco.
ARMADO
Animo, sù, Melacotta, che ora ti
affrancherò.
MELACOTTA
Forza, maritatemi con una certa
Franca! Però mi par d'annusare
qualche anvuà, qualche ochetta
che ci cova drento.
ARMADO
Per l'animuccia mia, voglio solo
dire che ti metto in libertà,
che affranco la tua persona. Tu
eri murato drento, costipato,
astretto e occluso.
MELACOTTA
Esatto, e ora vossìa sarà la mia
purga e mi darà la sciolta.
ARMADO
Ti do la libertà, ti tolgo dalla
galera, e al posto di quella non
t'impongo altro che questo (gli
dà una lettera): récami questo
significante alla contadinella
Giachenetta. Eccoti la
remunerazione (gli dà una
moneta) dacché la miglior
custodia dell'onor mio è nel
remunerare i miei dipendenti.
Séguimi, Bruscolino.
BRUSCOLINO
Vi seguo come la prossima
puntata. Signor Melacotta,
addio.
Escono Armado e Bruscolino.
MELACOTTA
Addio, mia dolce oncia di carne
umana, addio mio fine
giuderellino! E ora diamo
un'occhiata alla sua
remunerazione. "Remunerazione"!
Ora capisco, è la parola latina
per dire tre baiocchi. Tre
baiocchi - remunerazione. "Ehi
tu, quanto spendo per sta
fettuccia?" "Un picciolo". "No,
ti do una remunerazione". Beh,
la cosa funziona!
"Remunerazione"! Per la Peppa,
l'è un nome assai meglio d'una
corona franciosa. Mai più vorrò
accattare o vendere qualche cosa
senza usare cotesta parola.
Entra Berowne.
BEROWNE
Mio caro birbone, sono
felicissimo d'averti intoppato.
MELACOTTA
Ditemi per cortesia, vostr'eccellenza,
quanta fettuccia color carne di
suora si può comprare con una
remunerazione?
BEROWNE
Che caspita è questa
remunerazione?
MELACOTTA
Per la Mariola, signore, l'è
mezzo baiocco e un picciolo.
BEROWNE
Beh allora, sono tre piccioli di
fettuccia.
MELACOTTA
Grazie mille a vossìa. E Iddio
v'accompagni.
BEROWNE
Aspetta, manigoldo. Ho bisogno
di te.
Se ci tieni al mio favore, cara
birba mia,
fai per me questa cosa che ti
chiedo per cortesia.
MELACOTTA
Quand'è che la volete fatta,
monsignore?
BEROWNE
Questo pomeriggio.
MELACOTTA
La sarà fatta, signore. Statevi
bene.
BEROWNE
Ma se non sai neanche di che si
tratta.
MELACOTTA
Signore mio, lo saprò quando
l'avrò fatta.
BEROWNE
Gaglioffo che non sei altro, lo
devi sapere prima.
MELACOTTA
Verrò da vossignoria domani di
prima mattina.
BEROWNE
La cosa va fatta sto pomeriggio.
Ascoltami bene, cafone, si
tratta solo di questo:
La Principessa viene a caccia
qui nel parco,
e nel suo seguito c'è una donna
gentile;
quando le lingue sono soavi,
pronunciano il suo nome,
e la chiamano Rosalina. Tu
chiedi di lei,
e fa in modo di porre nella sua
mano di neve
questa lettera sigillata.
Dà una lettera a Melacotta.
Ecco il tuo guiderdone. Va'.
Gli dà delle monete.
MELACOTTA
Oh guiderdone, o dolce
guiderdone! Meglio d'una
remunerazione - meglio per
undici svanziche e un picciolo.
Dolcissimo mio guidone!
Monsignore, fò tutto alla
perfezione. Guardone!
Remunerazione! Esce.
BEROWNE
Ed io stracotto, maledizione!
Io che sono già stato la frusta
dell'amore,
il vero fustigatore d'ogni
sospiro scorato,
il critico, anzi lo sbirro del
buon costume,
il maestro pedante che
tiranneggia quel pupo
ch'è tanto più munifico d'un
qualunque mortale!
E sto cosino piagnucoloso,
bendato, orbo, capriccioso,
questo vecchio bebé, nano
gigante, don Cupido,
reggente de' versi d'amore,
signor delle mani al cuore,
unto monarca di sospiri e lagne,
sire di perdigiorno e
malcontenti,
temuto principe delle fessurine
nelle sottane, re delle
braghette,
unico imperatore e generale in
capo
de' trottanti tutori della
morale... Ah povero me!
Eccomi diventato il suo aiutante
di campo,
eccomi qui a portare i suoi
colori
come nastrini sul cerchio d'un
saltimbanco!
Ma come! Io cotto? Io far la
corte? Io cercar moglie?
Una donna, che è come un
orologio tedesco,
sempre in riparazione, sempre
fuori di sesto,
e che non va mai bene, lui che
dovrebbe segnare il tempo,
se non perdendo tempo a badare
che vada bene!
Peggio, anzi peggio di tutto,
diventare spergiuro,
prendere la sbandata per la
peggiore di tutt'e tre,
una fraschetta pallidina con la
fronte di velluto,
che in faccia, al posto degli
occhi, ha due palline di pece;
ma sì, perdinci, una monella
capace di fare il fatto
anche se Argo fosse il suo
eunuco e carceriere!
Ed io sospirare per lei, perdere
sonno per lei,
dire giaculatorie per lei! Ma
questo è un flagello
che Ser Cupido t'infligge, caro
mio, perché trascuri
il suo minuscolo, terrificante,
onnipossente imperio.
E sta bene, io amerò, scriverò e
sospirerò,
pregherò e farò la corte, mi
torcerò gemendo le braccia:
c'è chi deve amar la mia donna,
e chi amare una qualche
donnaccia.
Esce.
Inizio
pagina
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