|
Entrano Paride e un suo paggio, con dei fiori e dell'acqua profumata.
PARIDE
Dammi la tua torcia, ragazzo. Vattene, e tieniti lontano.
Anzi, spegnila, non vorrei esser visto.
E sdraiati lungo, sotto quegli alberi di tasso,
appoggiando l'orecchio sulla terra cava
così non potrà un piede camminare nel camposanto,
che è terra viva e sconvolta per tutte le fosse scavate,
senza che tu lo senta.
Se sentirai qualcosa avvicinarsi,
come segnale, tu fischia. E ora dammi quei fiori.
Fa' come ti ho detto. Vai.
PAGGIO
Ho un po' di paura a starmene solo
in un cimitero, ma proverò a farlo. (Si ritira.)
Paride sparge fiori sulla tomba.
PARIDE
Dolce fiore, di fiori cospargo il tuo letto nuziale.
Oh dolore, il tuo baldacchino è polvere e sassi,
lo inumidirò ogni notte con dell'acqua soave,
o, se non bastasse,
con lacrime distillate dai miei lamenti.
Saranno questi i riti funebri che compirò
per te ogni notte: fiori sulla tua tomba e pianto.
Il paggio fischia.
Il ragazzo mi avvisa che qualcuno si avvicina.
Quale piede maledetto cammina qui stanotte
per disturbare le mie esequie e i riti del vero amore?
Come, ha una torcia? Notte, nascondimi un poco.
(Paride si ritira.)
Entrano Romeo e Baldassarre, con una torcia, un piccone e una leva di ferro.
ROMEO
Dammi quel piccone e quella leva.
Tieni, prendi questa lettera, e domattina presto
fa' in modo da consegnarla al mio signore e padre.
Dammi la torcia. Ti ordino, sulla tua vita,
qualunque cosa senta o veda, di star lontano
e non interrompere ciò che sto facendo.
Se io scendo in questo letto di morte,
è in parte per rivedere il volto della mia signora,
ma soprattutto per togliere dal suo dito freddo
un anello prezioso, un anello che devo usare
per cosa cui tengo molto. Quindi via, vattene.
Se per un qualche sospetto tu tornassi a spiare
che altro sto facendo, ah, per il cielo,
ti farò a pezzi e spargerò le tue membra
per quest'ingordo cimitero.
Quest'ora e i miei propositi sono selvaggi,
assai più feroci e inesorabili
che le tigri affamate o fi mare in tempesta.
BALDASSARRE
Me ne andrò, signore, non vi disturberò.
ROMEO
Così ti mostrerai mio amico. Prendi questo.
Vivi e sii felice. Addio, figliolo.
BALDASSARRE
Sì, ma invece io m'appiatto qua vicino.
Mi fa paura il suo aspetto, dubito delle sue intenzioni.
(Baldassarre si ritira.)
ROMEO
Tu, gola odiosa, tu ventre di morte, ingozzato
del boccone più caro della terra,
così sforzo ad aprirsi le tue putride mascelle
e con disprezzo, ti riempio d'altro cibo.
Romeo apre la tomba.
PARIDE
Questo è quell'esiliato, arrogante Montecchi
che assassinò il cugino del mio amore.
Per quel dolore, dicono, è morta la mia bella.
Ed è venuto qui per profanare i corpi
in qualche modo infame. Ma io l'arresterò.
Smetti la tua fatica sacrilega, vile Montecchi.
Può la vendetta spingersi oltre la morte?
Tu, vile condannato, io ti arresto.
Obbedisci e seguimi, perché devi morire.
ROMEO
Devo proprio morire, e per ciò son venuto.
Giovane buono e gentile, non tentare un disperato.
Vattene, lasciami. Pensa a questi morti,
e sentine il terrore. Ti supplico, ragazzo,
non mettere sulla mia testa un altro peccato
spingendomi alla furia. Oh, vattene via.
In nome del cielo, io ti amo più che me stesso,
dacché son venuto qui, armato, contro me stesso.
Non indugiare, vattene, vivi, e dirai domani
che la pietà di un pazzo t'ordinò di fuggire.
PARIDE
Io sfido le tue suppliche
e qui ti arresto come un criminale.
ROMEO
Vuoi provocarmi? Allora in guardia, ragazzo!
Si battono.
PAGGIO
O Dio, si battono! Andrò a chiamare le guardie.
(Esce il paggio.)
PARIDE
Ah, sono morto! Se tu senti pietà,
apri la tomba, mettimi con Giulietta. (Paride muore.)
ROMEO
In fede mia, lo farò. Voglio vedere questo volto.
Il parente di Mercuzio, il nobile conte Paride!
Cosa diceva il mio servo, mentre cavalcavamo,
e la mia anima sconvolta non gli dava retta?
Credo mi dicesse che Paride doveva sposare Giulietta.
Disse così, o l'ho sognato? O sono pazzo,
sentendolo parlare di Giulietta, a credere che sia stato così?
Oh, dammi la tua mano, tu che come me
sei scritto nel libro amaro della sfortuna.
Ti seppellirò in una tomba gloriosa. Una tomba? Oh no,
una torre splendente, giovane assassinato.
Perché qui giace Giulietta, e la sua bellezza
fa di questa cripta una sala festosa, piena di luci.
Morte, riposa lì, sepolta da un morto!
Quante volte gli uomini, in punto di morte,
provano l'allegria! Chi li veglia lo chiama
il lampo prima della morte.
Ma come potrei chiamare questo un lampo?
Oh, amore mio, mia sposa,
la morte, che ha succhiato il miele del tuo respiro,
ancora non ha dominio sulla tua bellezza.
Ancora non sei vinta. Lo stendardo della bellezza
è ancora rosso sulle tue labbra e sulle tue guance,
e la pallida bandiera della morte sin lì non è arrivata.
Tebaldo, giaci lì, nel tuo sudario insanguinato?
Quale altro favore più grande potrei farti,
che spezzare la giovinezza di chi fu tuo nemico
con quella mano che ha spezzato la tua?
Perdonami, cugino. Ah, cara Giulietta,
perché sei ancora così bella? Dovrei credere
che anche la Morte senza corpo può innamorarsi,
che lo scarno mostro aborrito vuol tenerti qui,
nelle tenebre, come sua amante?
Per questa paura rimarrò sempre con te,
e mai me ne andrò da questo palazzo d'oscura notte.
Qui, qui resterò, coi vermi che ti fanno da ancelle,
qui fisserò il mio riposo eterno,
liberando questa carne stanca del mondo
dal giogo delle stelle avverse.
Occhi, guardate per l'ultima volta!
Braccia, stringetela per l'ultima volta!
E voi labbra, che siete le porte del respiro,
suggellate con un bacio legittimo
un contratto eterno con la Morte ingorda.
Vieni, amaro capitano, vieni, guida disgustosa,
tu, pilota disperato, scaglia la tua logora barca stanca di mare
d'un colpo contro gli scogli taglienti.
Ecco, bevo al mio amore! (Beve.) Ah, onesto speziale,
sono rapidi i tuoi veleni. Così, con un bacio, io muoio.
(Cade.)
Entra il Frate (Lorenzo) con una lanterna, una leva e una vanga.
FRATE LORENZO
Che San Francesco mi protegga! Quante volte, stanotte,
i miei vecchi piedi hanno inciampato nelle tombe!
Chi è là?
BALDASSARRE
Uno che vi è amico, e vi conosce bene.
FRATE LORENZO
Dio vi benedica. Ditemi, mio buon amico,
cos'è quella torcia laggiù,
che inutilmente presta la sua luce ai vermi e
ai teschi dalle occhiaie vuote?
Se vedo bene, arde nella tomba dei Capuleti.
BALDASSARRE
È proprio così, sant'uomo, e lì c'è il mio padrone,
uno che voi amate.
FRATE LORENZO
E chi è mai?
BALDASSARRE
Romeo.
FRATE LORENZO
Da quanto tempo è lì?
BALDASSARRE
Da più di mezzora.
FRATE LORENZO
Vieni con me nella cripta.
BALDASSARRE
Non oso, signore.
Il mio padrone crede che sia andato via,
mi ha fatto tremende minacce di morte
se fossi rimasto a spiare quel che faceva.
FRATE LORENZO
Resta qui, allora, ci andrò da solo.
Comincio ad aver paura. Una grande paura
di qualche triste disgrazia.
BALDASSARRE
Mentre dormivo sotto quest'albero di tasso,
sognavo che il mio padrone combatteva con qualcuno,
e che il mio padrone l'ammazzava.
FRATE LORENZO
Romeo!
Il Frate si china e vede del sangue e delle armi.
Ahimè, ahimè! di chi è questo sangue che macchia
la soglia di pietra di questo sepolcro?
Che significano queste spade insanguinate e senza padrone
sporcate di terra in questo luogo di pace?
Romeo! Oh, come è pallido! Chi è quest'altro?
Come, anche Paride? E tutto intriso di sangue?
Ah, che ora stregata
è colpevole di questo lacrimevole destino?
La ragazza si muove...
Giulietta si sveglia.
GIULIETTA
O Frate consolatore, dov'è il mio signore?
Mi ricordo bene dove dovrei essere,
e infatti sono qui. Dov'è il mio Romeo?
FRATE LORENZO
Sento rumori. Vieni via da questo nido di morte,
di contagi, di sonni contro natura.
Un potere più grande, cui non possiamo opporci,
ha frustrato i nostri piani. Vieni, vieni via!
Colui che nel tuo cuore è tuo marito
giace lì, morto, e così Paride. Vieni via,
ti sistemerò in un convento di sante monache.
Vieni, non far domande, sta arrivando la guardia.
Vieni, su, buona Giulietta,
io non ho più il coraggio di restare.
GIULIETTA
Vattene, allora! Vai, ché io non vengo.
Esce Fra Lorenzo.
Cosa c'è qui?
Una tazza stretta tra le mani del mio solo amore?
Capisco, è stato il veleno la sua fine immatura.
Ah, scortese! L'hai bevuto tutto,
senza neanche lasciarne una goccia amica
per aiutare anche me? Bacerò le tue labbra.
Forse su di esse c'è ancora del veleno
capace d'uccidermi con questo conforto. (Lo bacia.)
Le tue labbra sono calde!
GUARDIA (da fuori.)
Guidami, ragazzo. Da che parte?
GIULIETTA
Che, del rumore? Devo fare in fretta.
Oh, pugnale felice, questa è la tua guaina!
Arrugginisci qui dentro e fammi morire.
Si trafigge e cade.
Entrano il paggio e le guardie.
PAGGIO
È questo il posto. Lì, dove arde la torcia.
I GUARDIA
Il terreno è pieno di sangue. Cercate per tutto il cimitero.
Avanti, un gruppo: chiunque troviate, arrestatelo.
(Escono delle guardie.)
Che spettacolo pietoso! Qui giace il Conte, ucciso,
e Giulietta, sanguinante, calda, appena morta,
lei che da due giorni era stata sepolta!
Andate a dirlo al Principe. Correte dai Capuleti.
Svegliate i Montecchi. Gli altri cerchino intorno.
(Escono delle guardie.)
Questo è il terreno che regge questi dolori,
ma il vero seminato di queste pene pietose
non possiamo indicarlo, senza conoscere i dettagli.
Entra Baldassarre (con varie guardie).
II GUARDIA
Ecco il servo di Romeo. L'abbiamo trovato nel cimitero.
I GUARDIA
Tenetelo al sicuro sinché arriva il Principe.
Entra un'altra guardia con Fra Lorenzo.
III GUARDIA
C'è qui un frate che trema, sospira e piange.
Gli abbiamo tolto questo piccone e questa vanga
mentre veniva da questa parte del cimitero.
I GUARDIA
È molto sospetto. Trattenete anche il frate.
Entra il Principe (col seguito).
PRINCIPE
Quale sventura s'è svegliata così presto
da strapparci al riposo mattutino?
Entrano Capuleti e Donna Capuleti (con dei servi).
CAPULETI
Che sarà mai successo, che tutti ne urlano in giro?
DONNA CAPULETI
Oh, la gente per strada grida "Romeo",
qualcuno "Giulietta", altri "Paride",
e tutti corrono strillando verso la nostra cappella.
PRINCIPE
Cos'è questo spavento, questi allarmi
che colpiscono i nostri orecchi?
I GUARDIA
Signore, qui giacciono il conte Paride, assassinato,
e Romeo, morto, e Giulietta, ch'era morta prima,
ancora calda, e uccisa di nuovo.
PRINCIPE
Cercate, cercate, scoprite com'è successo questo nero delitto.
I GUARDIA
Qui c'è un frate, e un servo dell'ucciso Romeo
con addosso dei ferri per forzare
le tombe di questi morti.
CAPULETI
Oh, cielo! Guarda, moglie, come sanguina nostra figlia!
Questo pugnale ha sbagliato, guarda, il suo fodero è vuoto
al fianco di Montecchi: ha trovato
un fodero non suo nel petto di mia figlia.
DONNA CAPULETI
Ahimè! Questa visione di morte è una campana
che chiama la mia vecchiaia ad una tomba.
Entrano Montecchi (e dei servi).
PRINCIPE
Vieni, Montecchi, ti sei alzato in tempo
per vedere il tuo figlio ed erede coricarsi anzi tempo.
MONTECCHI
Ahimè, mio signore, stanotte è morta mia moglie.
La pena per l'esilio del figlio le ha fermato il respiro.
Che altra disgrazia cospira contro la mia vecchiaia?
PRINCIPE
Guarda e vedrai.
MONTECCHI
Oh, screanzato! Che modi sono questi,
affrettarti a una tomba prima di tuo padre?
PRINCIPE
Chiudi la bocca della disperazione, per un momento,
fìnché non avremo dissolto l'ambiguità dei fatti
e chiarito la loro origine, il corso e gli sviluppi.
Allora assumerò io stesso il comando delle tue lamentele
e ti guiderò sinanche alla morte.
Intanto impara a sopportare, lascia
che la sventura sia schiava della pazienza.
Portate qui tutti i sospetti.
FRATE LORENZO
Io sono il maggior indiziato.
Anche se il meno capace, pure il più sospetto,
dato che tempo e luogo m'accusano
d'aver compiuto questo orrendo misfatto.
Ed eccomi qui, pronto ad accusarmi e a scusarmi
di ciò che in me è condannabile o scusabile.
PRINCIPE
Allora dì in fretta tutto quello che sai.
FRATE LORENZO
Sarò breve, perché quel poco fiato che mi avanza
non basterebbe per un lungo e noioso racconto.
Romeo, lì morto, era il marito di questa Giulietta.
E lei, lì morta, era la sua moglie fedele.
Io stesso li avevo sposati,
e il giorno delle loro nozze segrete
fu anche il giorno del giudizio per Tebaldo,
la cui morte immatura
fece bandire il fresco sposo da questa città.
Per lui, non per Tebaldo, piangeva Giulietta.
E voi, per liberarla dall'assedio di quel dolore,
la prometteste in sposa, e l'avreste unita a forza,
al conte Paride. Allora lei corre da me,
e con occhi disperati mi chiede di trovare il modo
di liberarla da questo secondo matrimonio,
o si sarebbe uccisa lì, nella mia cella.
Guidato dalla mia arte, le diedi allora un sonnifero,
che funzionò come avevo previsto,
rivestendola con le forme della morte.
Intanto scrissi a Romeo di venire qui,
in questa notte terribile,
per aiutarmi a toglierla da quella bara posticcia
quando l'azione del sonnifero fosse cessata.
Ma quello che portava la mia lettera,
Fra Giovanni, fu fermato da un imprevisto,
e ieri sera mi riportò la lettera.
Allora, tutto solo, all'ora prevista del suo risveglio,
venni qua per portarla via dalla tomba di famiglia,
con l'intenzione di tenerla nascosta nella mia cella
finché non avessi trovato il modo d'informare Romeo.
Ma quando arrivai, poco prima del suo risveglio,
qui giacevano morti innanzitempo
il nobile Paride e il fedele Romeo.
Lei si sveglia, e io la supplicavo di venir via,
di sopportare con pazienza quest'opera del cielo,
quando un rumore mi spaventò
e mi fece scappare dalla tomba,
mentre lei, troppo disperata, non volle seguirmi,
ma, come sembra, fece violenza a se stessa.
Questo è quanto so;
del matrimonio è a conoscenza la Nutrice.
Se in ciò che è accaduto c'è una qualche mia colpa,
sia pure sacrificata la mia vecchia vita
qualche ora prima del suo tempo,
al rigore della legge più severa.
PRINCIPE
Ti abbiamo conosciuto sempre come un sant'uomo.
Dov'è il servo di Romeo? Cos'ha da dirci su questo?
BALDASSARRE
Ho portato io al mio padrone la notizia
della morte di Giulietta, e lui subito
venne da Mantova a questo luogo,
in questa tomba. Prima mi consegnò questa lettera,
per suo padre, poi, scendendo nella tomba
mi minacciò di morte
se non me ne fossi andato lasciandolo lì.
PRINCIPE
Dammi la lettera, voglio leggerla.
Dov'è il paggio del conte Paride,
quello che ha chiamato le guardie?
Dimmi, tu, che faceva il tuo padrone in questo luogo?
PAGGIO
Era venuto a spargere fiori sulla tomba della sua donna:
m'ordinò di star lontano, e così feci.
D'un tratto arriva uno con la torcia, per aprire la tomba,
e subito il mio padrone tira fuori la spada.
Allora scappai via e chiamai le guardie.
PRINCIPE
Questa lettera conferma le parole del Frate:
racconta il loro amore, dà notizia della morte di lei,
e qui narra che acquistò il veleno da uno speziale
ridotto in miseria, con quello venne
in questa cripta, per uccidersi e giacere con Giulietta.
Dove sono questi nemici? Capuleti, Montecchi,
guardate che maledizione è scesa sul vostro odio,
e come il cielo ha saputo servirsi dell'amore
per uccidere le vostre gioie.
Io, per aver chiuso un occhio sulle vostre discordie,
ho perso due parenti. Siamo stati tutti puniti.
CAPULETI
Ah, fratello Montecchi, dammi la mano.
Questa è tutta la dote di mia figlia.
Di più non posso chiedere.
MONTECCHI
Ma io posso darti di più.
Le innalzerò una statua d'oro puro,
così finché Verona conserverà il proprio nome
nessuna immagine sarà tenuta in pregio
quanto quella di Giulietta, leale e fedele.
CAPULETI
Con uguale splendore Romeo
riposerà accanto alla sua donna:
povere vittime della nostra inimicizia.
PRINCIPE
Una triste pace porta con sé questa mattina:
il sole, addolorato, non mostrerà il suo volto.
Andiamo a parlare ancora di questi tristi eventi.
Alcuni avranno il perdono, altri un castigo.
Ché mai vi fu una storia così piena di dolore
come questa di Giulietta e del suo Romeo. Escono.
|