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Riccardo Secondo -
1595
atto
primo -
Scena
prima |
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LA TRAGEDIA DI RE
RICCARDO SECONDO
CON LE AGGIUNTE
DELLA SCENA DEL
PARLAMENTO,
E DELLA DEPOSIZIONE
DI RE RICCARDO,
COME È STATA
ULTIMAMENTE
RAPPRESENTATA
DAI SERVITORI DI SUA
MAESTÀ IL RE, AL
"GLOBE".
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Entrano Re Riccardo, Giovanni
di Gaunt ed altri nobili, con
persone del seguito.
RICCARDO
Vecchio Giovanni di Gaunt, venerabile Lancaster,
hai tu, come avevi promesso e giurato di fare,
condotto qui il tuo baldo figliolo,
a sostenere il suo ultimo, temerario atto d'accusa,
che a suo tempo non avemmo agio di esaminare,
contro il Duca di Norfolk, Tommaso Mowbray?
GAUNT
L'ho fatto, mio Sire.
RICCARDO
E dimmi ancora: ne hai scandagliato l'animo?
È per suoi vecchi rancori che accusa il Duca,
o a buon diritto, come si addice a suddito fedele,
con prove certe del tradimento di lui?
GAUNT
Per quel che so, avendolo interrogato a fondo sulla questione,
perché lo ha visto apertamente cospirare
contro l'Altezza Vostra; non per inveterato rancore.
RICCARDO
Chiamateli allora al nostro cospetto; e viso a viso
e fronte a fronte, a muso duro, li ascolteremo noi stessi,
l'accusatore e l'accusato: che parlino liberamente.
Sono orgogliosi entrambi, e pieni di furore:
sordi come il mare, nell'ira han del fuoco l'ardore.
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Entrano Bolingbroke e Mowbray.
BOLINGBROKE
Lunga vita, e tutta di giorni felici
al mio grazioso sovrano, mio beneamato signore!
MOWBRAY
E che ogni giorno sia più felice dell'altro,
sino a che i cieli, per gelosia di una terra così fortunata,
non avran reso immortale anche la vostra corona!
RICCARDO
Vi ringraziamo entrambi; ma uno di voi è del tutto insincero.
Ben lo dimostra la causa stessa della vostra venuta:
una reciproca accusa di alto tradimento.
Cugino di Hereford, cos'hai da contestare
al Duca di Norfolk, Tommaso Mowbray?
BOLINGBROKE
Innanzitutto - il cielo sia
testimone di quanto dico -
con tutto l'affetto di un
suddito devoto
a cui sta a cuore la preziosa
esistenza del mio principe,
e libero da ogni altro odio
indegno di un uomo,
vengo al tuo regale cospetto in
veste di accusatore.
E ora, Tommaso Mowbray, è a te
che mi rivolgo;
e sta' bene a sentire quel che
ti dico, poiché quel che dico
lo proverà su questa terra la
mia persona,
o la mia anima immortale ne
risponderà in cielo.
Tu sei un traditore e uno
scellerato:
un nobile troppo nobile per
tradire, troppo ignobile per
vivere,
ché quanto più luminoso e
limpido è il cielo
tanto più fosche sembran le nubi
che l'attraversano.
Ancora una volta, ad aggravare
l'infamia della parola,
quel turpe nome di traditore io
te lo caccio in gola,
e prima di andare - se così
piace al mio sovrano -
vorrei provare tutto quello che
dico, spada alla mano.
MOWBRAY
Vi parlo a sangue freddo, ma non
per difetto di zelo.
Non si decide con una rissa tra
donne,
né coi petulanti clamori di due
lingue taglienti,
chi abbia ragione in questa
nostra contesa:
ancora caldo è il sangue ch'essa
farà gelare.
Pure, non posso vantarmi
d'essere dolce e paziente
sì da esser messo a tacere senza
ribatter parola.
Per cominciare, il rispetto
dovuto a Vostra Altezza mi frena
nel dare di briglia e sproni
alla mia franchezza,
ché altrimenti partirebbe di
slancio, a ricacciargliele
due volte in gola, queste accuse
di tradimento.
Ignorando la nobiltà del suo
sangue reale
e pretendendo ch'egli non sia
imparentato al mio Sire,
io qui lo sfido, e gli sputo
addosso,
lo definisco codardo,
diffamatore e marrano,
e per provarlo gli concedo
qualsiasi vantaggio:
dovessi pure, per affrontarlo,
correre a piedi
sino alle crode ghiacciate delle
Alpi,
o sino a qualsiasi altra terra
inabitabile
dove mai inglese abbia osato di
metter piede.
Basti questo, per ora, a
proclamare la mia lealtà:
su tutto ciò in cui ho fede,
costui mente spudoratamente.
BOLINGBROKE
O livido, tremebondo codardo,
qui getto il mio guanto
e qui rinuncio ai miei privilegi
di parente del Re,
e metto da parte la regalità del
mio alto lignaggio,
che la paura, non già
l'ossequio, tu invochi a
pretesto.
Se la paura e il rimorso ti
lasciano forza bastante
a raccogliere il pegno del mio
onore, chinati ordunque!
In nome di questo, e di ogni
altro rito della cavalleria,
io sosterrò contro di te, ad
armi pari,
quel che ho detto, qualsiasi
altra infamia tu possa
inventare.
MOWBRAY
Raccolgo il guanto, e giuro su
quella spada
che dolcemente toccò la mia
spalla e mi fe' cavaliere:
io ti risponderò secondo ogni
buona regola
o cavalleresco rituale della
sfida fra nobili;
e quando sarò in arcione, possa
non scenderne vivo
se ho mai tradito, o se mi batto
senza un buon motivo.
RICCARDO
Di cosa nostro cugino intende
accusare Mowbray?
Sarà qualcosa di grave, per
lasciare in noi
sia pure un'ombra di sospetto
sulla sua persona.
BOLINGBROKE
Qualunque cosa io vi dica, ne
risponderò con la vita:
ottomila monete d'oro ha
ricevuto Mowbray
a titolo di anticipo per i
soldati di Vostra Altezza,
e queste egli ha distratto a
fini tra i più disdicevoli,
da falso traditore e da
criminale incallito.
Io dico inoltre, e intendo
provarlo sul campo
o qui o altrove, sino alle
plaghe più remote
che mai occhio d'inglese sia
giunto a esplorare,
che tutti i tradimenti di questi
diciotto anni,
orditi e tramati in questo
nostro paese,
fan capo al mendace Mowbray, da
lui messi in atto e ideati.
Sostengo inoltre, e ve lo saprò
dimostrare
sulla sua vita indegna, per
provar vero tutto ciò,
che è stato lui a tramare la
morte del Duca di Gloucester,
a mobilitarne i troppo creduli
avversari,
e in seguito, da vile traditore,
ad annegarne l'anima innocente
in gran fiotti di sangue.
Il quale sangue, come quello di
Abele sacrificante, reclama a
gran voce
sin dai più muti anfratti di
questa terra,
che io gli renda giustizia, con
un severo castigo.
E, sulla mia prosapia, sulla sua
gloria e dignità,
questo mio braccio lo farà, o la
mia vita si estinguerà.
RICCARDO
A quali vertici attinge la sua
determinazione!
Tommaso di Norfolk, cos'hai da
rispondere tu?
MOWBRAY
Oh, che il mio sovrano si volti
dall'altra parte
e faccia sorde le sue orecchie,
sia pure per un momento,
finché non avrò detto al figlio
degenere di tanta stirpe
quanto un sì lurido mentitore è
odiato da Dio e dagli onesti.
RICCARDO
Mowbray, i nostri occhi ed
orecchi sono imparziali.
Fosse lui mio fratello - che
dico? il mio erede al trono -
com'è soltanto il figlio del
fratello di mio padre,
io faccio voto, sulla maestà del
mio scettro,
che tale stretto vincolo col
sangue di un re consacrato
non gli darà privilegio alcuno,
né sposterà a suo favore
l'inflessibile fermezza del mio
istinto di giustizia.
Egli è nostro suddito, Mowbray,
come lo sei tu.
Parla liberamente e senza tema:
te lo concedo.
MOWBRAY
Allora, Bolingbroke, fino in
fondo al tuo cuore
tu menti per la gola - quella
mendace strettoia.
Tre quarti di quella somma
destinata a Calais,
debitamente ho sborsato per i
soldati di Sua Maestà.
La quarta parte, col Suo
consenso, l'ho riservata a me
stesso,
poiché il mio sire e sovrano era
con me indebitato
dovendomi il resto di ingenti
spese da me sostenute
quando a suo tempo mi recai in
Francia, incontro alla Sua
regina.
E adesso rimangiati questa
menzogna! Quanto alla morte di
Gloucester,
non fui io ad ucciderlo: semmai
- a mia vergogna -
non tenni fede, in quel caso, a
un impegno giurato.
Quanto a voi, mio nobile Duca di
Lancaster,
onoratissimo padre del mio
avversario,
osai attentare, una volta, alla
vostra vita:
un misfatto di cui la mia anima
si duole e tormenta.
Ma l'ultima volta che mi
accostai ai sacramenti
l'ho prima confessato,
implorando esplicitamente
il perdono di Vostra Grazia: e
spero d'averlo ottenuto.
Questa è la mia colpa. Tutte le
altre accuse
son frutto del rancore di uno
scellerato,
un rinnegato, un fellone più che
degenerato,
da cui, nella mia persona, mi
difenderò con ardore.
Per cui, a mia volta, getto a
terra il mio guanto,
ai piedi di questo traditore
così pieno di sé,
per dimostrare la mia integrità
di gentiluomo
versando il sangue reale che
alberga in petto a costui.
A Vostra Altezza io chiedo, con
l'urgenza della passione,
di stabilire il giorno della
nostra tenzone.
RICCARDO
O signori infiammati di collera,
lasciatevi guidare da me:
purifichiamo la bile senza tanti
salassi.
Questo vi prescriviamo, pur
senza esser dottori,
ché troppo a fondo incide un
rancore profondo.
Dimenticate, perdonate, finitela,
trovate l'accordo:
i nostri medici dicono che non è
questo il tempo di cavar sangue.
Mio caro zio, che la cosa abbia
fine là dove è cominciata:
noi placheremo il Duca di
Norfolk, voi il figliol vostro.
GAUNT
Alla mia età si addicono le
missioni di pace.
Gettalo a terra, o figlio, il
guanto del Duca di Norfolk.
RICCARDO
E tu, Norfolk, getta il suo.
GAUNT
Ebbene, Harry, che aspetti?
L'obbedienza esige che non te lo
chieda due volte.
RICCARDO
Gettalo, Norfolk, è un ordine:
non hai scelta.
MOWBRAY
La mia persona io getto, temuto
sovrano, ai tuoi piedi.
Potrai disporre della mia vita,
non del mio onore.
La vita ho il dovere di
offrirtela, ma il mio buon nome
che, a dispetto della morte,
vivrà sulla mia tomba,
tu non l'avrai, macchiato da
oscure, disonorevoli trame.
Mi trovo a essere sotto accusa,
svergognato e vilipeso,
trafitto nel fondo dell'anima
dalla lancia avvelenata della
calunnia.
Ad essa non c'è altro antidoto
che il sangue spillato dal cuore
di chi ha distillato il veleno.
RICCARDO
La collera va pur sempre
frenata.
Dammi il suo guanto. I leoni
domano i leopardi.
MOWBRAY
Sì, ma non ne cancellano le
macchie. Cancella la mia macchia
e il guanto sarà vostro. Mio
amato, amatissimo re,
il più puro tesoro di nostra
vita mortale
è una reputazione senza macchia:
perduta quella,
gli uomini non sono che argilla
dorata, o creta dipinta.
Uno spirito ardente, racchiuso
in un petto leale,
è come un gioiello in un
forziere chiuso a dieci mandate.
Il mio onore è la mia vita: sono
cresciuti insieme.
Strappatemi l'onore, e mi avrete
tolto la vita.
Lasciami difendere il mio onore,
mio amato Sire:
di esso io vivo, per esso son
pronto a morire.
RICCARDO
Cugino, getta il guanto. Sii tu
a cominciare.
BOLINGBROKE
Dio guardi la mia anima da sì
nero peccato!
Agli occhi di mio padre dovrò
apparire umiliato?
O da pitocco, pallido di paura,
abbassar la mia altezza
davanti a questo cialtrone
codardo? Prima che la mia lingua
ferisca il mio onore con tale
maldestra offesa
o proclami tale ignobile tregua,
i miei denti faranno a brani
il servile strumento di sì
pavida ritrattazione
per poi sputarlo sanguinante,
per colmo di disonore,
là dove il disonore è di casa:
dritto in faccia a Mowbray.
Esce Gaunt.
RICCARDO
Non siamo nati per chiedere, ma
per comandare.
E dal momento che non riusciamo
a farvi tornare amici,
tenetevi pronti a risponderne
con le vostre vite
a Coventry, nel giorno di San
Lamberto.
Colà le vostre spade e lance
faranno da arbitri
al prepotente erompere dei
vostri antichi rancori.
E poiché non sappiamo
riconciliarvi, sarà la giustizia
cavalleresca a designare, fra i
due, il vincitore.
Lord Maresciallo, date ordine ai
nostri ufficiali
di prepararsi a questo duello
fra connazionali. Escono.
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Riccardo Secondo -
1595
atto
primo - scena
seconda |
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Entra Giovanni di Gaunt con
la Duchessa di Gloucester.
GAUNT
Ah, quanto c'è in me del sangue
di Gloucester
mi provoca, ben più delle tue
invettive,
a muover contro chi fece scempio
della sua vita.
Ma poiché la punizione compete
proprio alle mani
che commisero la colpa che non
ci è dato di punire,
la nostra causa la rimettiamo
alla volontà del cielo
che, quando vedrà maturare i
tempi su questa terra,
rovescerà una vendetta di fuoco
sul capo dei colpevoli.
DUCHESSA DI GLOUCESTER
Non sai trovare tu, da fratello,
uno sprone più forte?
L'amore, nel tuo sangue di
vecchio, non arde più vivo?
I sette figli di Edoardo - tu
stesso sei uno di loro -
erano come sette ampolle del
sacro suo sangue,
o sette lieti virgulti usciti da
un unico ceppo.
Di quelle ampolle, qualcuna si
disseccò per legge di natura;
di quei virgulti, altri furono
dalle Parche recisi;
ma Tommaso, l'amato mio sposo,
la mia vita, il mio Gloucester,
un'ampolla ricolma del venerato
sangue di Edoardo,
è infranto, e disperso n'è tutto
il prezioso liquore;
un ramo in fiore di tanto regale
radice
è ora troncato: le foglie della
sua estate le hanno seccate
l'invidia, e l'ascia
insanguinata dell'assassino.
Ah, Gaunt! Il suo sangue era il
tuo! Quel letto, quel grembo,
quel vigore, quello stampo che
ti han dato forma
fecer di lui un uomo; e se
tuttora tu vivi e respiri
pure in lui fosti ucciso. Tu ti
rendi complice,
e anche in larga misura, della
morte di tuo padre,
se lasci perire il tuo
sventurato fratello,
che era il ritratto stesso di
tuo padre vivo.
Non chiamarla pazienza, Gaunt.
Questa è disperazione.
Nel tollerare che tuo fratello
sia impunemente ucciso
tu scopri la via più breve a chi
ti vuol morto
e insegni al crudele assassino
come debba scannarti.
Ciò che nell'uomo comune si
chiama pazienza
è livida, fredda viltà nei petti
dei nobili.
Che debbo dirti? Il modo
migliore di salvarti la vita
è vendicare la morte del mio
Gloucester.
GAUNT
A questo pensi il buon Dio: è
stato il nostro Dio in terra,
il Suo vicario, l'Unto del
Signore,
a provocarne la morte. E se ha
commesso un delitto,
sia il cielo a vendicarlo: io
non potrò mai levare
un braccio ostile contro il Suo
ministro.
DUCHESSA DI GLOUCESTER
A chi dunque rivolgerò i miei
lamenti?
GAUNT
A Dio, campione e difensore
delle vedove.
DUCHESSA DI GLOUCESTER
Ebbene, lo farò. Addio, vecchio
Gaunt.
Tu parti per Coventry, per
assister colà
alla tenzone fra il nostro caro
Hereford e il feroce Mowbray.
Oh, che il male fatto al mio
sposo, in cima all'asta di
Hereford,
possa squarciare il petto al
macellaio Mowbray!
O se per mala ventura lui
scamperà al primo assalto,
che i suoi peccati, a Mowbray,
pesino tanto nel petto
da spezzare le reni al suo
schiumante destriero,
e il cavaliere finisca a
capofitto giù nell'arena,
sconfitto, e alla mercé di mio
nipote Hereford!
Addio, vecchio Gaunt. Colei che
fu moglie di tuo fratello
avrà a compagno il dolore sino
al dì della morte.
GAUNT
Sorella, addio: devo andare a
Coventry.
Buona fortuna a te che resti,
come a me che parto!
DUCHESSA DI GLOUCESTER
Ancora una parola. Il dolore, là
dove cade, rimbalza:
non perché vuoto e cavo, ma pel
suo stesso peso.
Io mi congedo prima ancora di
cominciare,
perché la pena non finisce
quando sembra esaurita.
Ricordami a tuo fratello,
Edmondo di York.
Ecco, questo è tutto... Ma no,
non partire così!
Anche se questo è tutto, non
andar così subito:
mi verrà in mente dell'altro.
Digli - ah, che cosa? -
di venirmi a trovare a Plashy,
non appena potrà.
Ahimè! Cosa ritroverà laggiù il
buon vecchio York
se non stanze vuote e pareti
spoglie,
locali disabitati, selciati
deserti e muti?
Qual benvenuto udrà laggiù, se
non i miei gemiti?
Perciò ricordami a lui, ma digli
di non venire
in cerca di un dolore che si
annida dovunque.
Me ne andrò a morire lontano,
affranta e sconvolta:
con il pianto negli occhi, ti
saluto per l'ultima volta.
Escono.
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Riccardo Secondo -
1595
atto
primo - scena
terza |
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Entrano il Lord Maresciallo e
il Duca di Aumerle.
MARESCIALLO
Mio Lord Aumerle, si è armato
Harry Hereford?
AUMERLE
Sì, di tutto punto; e smania di
scendere in campo.
MARESCIALLO
Il Duca di Norfolk, focoso e
scalpitante,
attende solo lo squillo di
tromba dello sfidante.
AUMERLE
Ebbene allora, i campioni son
pronti
e non aspettano altro che
l'arrivo di Sua Maestà.
Suonano le trombe e il Re entra
con i suoi nobili, Gaunt, Bushy,
Bagot, Green e altri;
accomodatisi costoro, entrano
Mowbray, Duca di Norfolk, lo
sfidato, in armatura, e un
Araldo.
RICCARDO
Lord Maresciallo, chiedete a
codesto campione
per qual motivo è costì sceso in
lizza.
Chiedetegli il suo nome, e
procedete secondo il rito
a farlo giurare nella giustezza
della sua causa.
MARESCIALLO
In nome di Dio e del Re, di' tu
chi sei,
e perché vieni da cavaliere
armato di tutto punto,
contro chi sei venuto, e qual è
la causa del contendere.
E sii verace, sulla tua fede
giurata di cavaliere,
e che ti assistano il cielo e il
tuo valore!
MOWBRAY
Tommaso Mowbray è il mio nome,
Duca di Norfolk,
qui convenuto per tener fede al
giuramento
(Dio guardi un cavaliere dal
violarlo!):
non solo a difendere la mia
lealtà e devozione
a Dio, al mio Re e alla mia
discendenza
contro il Duca di Hereford che
ora mi sfida,
ma anche a provare, nel
difendere la mia persona,
con l'aiuto di Dio e del mio
braccio,
che è lui a tradire Dio, il mio
Re e me stesso.
E poiché mi batto lealmente, mi
protegga il cielo!
Squilli di tromba. Entrano
Bolingbroke, Duca di Hereford,
lo sfidante, in armatura, con un
Araldo.
RICCARDO
Lord Maresciallo, chiedete a
quel cavaliere
chi è, e perché è qui venuto
armato di corazza e in pieno
assetto di guerra;
e con le formalità di rito,
secondo la nostra legge,
fatelo giurare che la sua causa
è giusta.
MARESCIALLO
Come ti chiami? Da dove sei
venuto
al cospetto di Re Riccardo nella
sua lizza regale?
Contro chi sei venuto? E per
quale contesa?
Parla da vero cavaliere, e che
il ciel ti protegga.
BOLINGBROKE
Enrico di Hereford, Lancaster e
Derby
son io, che qui son pronto a
scendere in campo,
a dimostrare, con l'aiuto di Dio
e col mio proprio valore,
in lizza con Tommaso Mowbray,
Duca di Norfolk,
che costui è un bieco e
pericoloso traditore
del Dio del cielo, di Re
Riccardo e di me.
Poiché mi batto lealmente, mi
protegga il cielo!
MARESCIALLO
Pena la morte, che nessuno si
azzardi
o abbia la temerità di metter
piede in arena,
salvo il Lord Maresciallo, con
quegli ufficiali
preposti a dirigere questa nobil
tenzone.
BOLINGBROKE
Lord Maresciallo, fatemi baciare
la mano del mio Re
e inginocchiarmi al cospetto di
Sua Maestà:
poiché Mowbray e io siamo come
due uomini
votati a lungo e faticoso
pellegrinaggio.
Lasciateci dunque prender
solenne congedo
dai molti amici nostri, col
nostro addio più affettuoso.
MARESCIALLO
Lo sfidante, da suddito fedele,
saluta Vostra Maestà
e aspira a baciarvi la mano e a
prender congedo.
RICCARDO
Noi scenderemo di qui, per
stringerlo fra le braccia.
Cugino di Hereford, se la tua
causa è giusta
ti arrida la fortuna in questa
regale tenzone!
Va', sangue del mio sangue: se
morrai dissanguato
sarai pianto da morto, ma non
mai vendicato.
BOLINGBROKE
Oh, nessuna lacrima profani un
nobile occhio
per causa mia, se verrò trafitto
dalla lancia di Mowbray!
Sicuro come il falco che piomba
in volo
su di un pennuto, mi batterò con
Mowbray.
Mio diletto signore, io mi
congedo da voi;
da voi, Lord Aumerle, mio nobile
cugino;
non già da morituro, anche se
affronto la morte,
ma da uomo giovane e forte,
felice di essere vivo.
Ecco, come in un convito fra
inglesi, la cosa più dolce
io me la lascio per ultima, per
finire in bellezza.
O tu, creatore terreno del
sangue mio,
il cui spirito giovanile rivive
nella mia persona
e con raddoppiato vigore mi
sospinge in alto
per attingere a una vittoria più
grande di me,
rinsalda la mia armatura con le
tue preci
e benedici l'acciaio della mia
lancia, che così temprato
trapassi la cotta di Mowbray
come fosse di cera,
e nuovo lustro aggiunga al nome
di Giovanni di Gaunt
per l'ardimento mostrato dal
figliol suo.
GAUNT
Che Iddio, nella tua giusta
causa, ti faccia trionfare!
Sii, nell'azione, rapido come la
folgore,
ed i tuoi colpi, due volte
raddoppiati,
si abbattano come un tuono
assordante sul cimiero
del tuo insidioso e perfido
nemico!
Fa' ribollire il tuo giovane
sangue, sii prode, e vivi!
BOLINGBROKE
San Giorgio mi assista, e la mia
innocenza!
MOWBRAY
Quale che sia la mia sorte, o il
volere di Dio,
qui vive o muore, fedele al
trono di Re Riccardo,
un gentiluomo leale, giusto e
integerrimo.
Mai prigioniero con cuore più
lieto
si liberò dei ceppi del
servaggio per abbracciare
la sua radiosa, illimitata
libertà,
di quanto la mia anima esultante
non celebri
come una festa lo scontro col
mio avversario.
Mio onnipotente sovrano, e voi
Pari, compagni miei,
per bocca mia ricevete l'augurio
di anni felici.
Come a un ballo in maschera, in
serena letizia,
io vado a battermi: serena è la
giustizia.
RICCARDO
Addio, mio Duca. Non sbaglio nel
ravvisare
virtù e valore all'erta nel tuo
sguardo.
Ordina la tenzone, Lord
Maresciallo. Si va a cominciare.
MARESCIALLO
Enrico di Hereford, Lancaster e
Derby,
eccoti la tua lancia: Dio salvi
la giustizia.
BOLINGBROKE
Con fede salda come una torre,
grido "Così sia!"
MARESCIALLO
Consegnate la lancia a Tommaso,
Duca di Norfolk.
PRIMO ARALDO
Enrico di Hereford, Lancaster e
Derby
si batte qui per Dio, per il suo
Re e per se stesso
a rischio di esser proclamato
codardo e mendace,
per provare che il Duca di
Norfolk, Tommaso Mowbray,
è un traditore di Dio, del suo
Re e di se stesso,
e lo sfida a dare inizio allo
scontro.
SECONDO ARALDO
Qui sta Tommaso Mowbray, Duca di
Norfolk,
a rischio di esser proclamato
codardo e mendace,
per difender se stesso e per
dimostrare
che Enrico di Hereford,
Lancaster e Derby
tradisce Dio, il suo sovrano e
se stesso.
E bravamente, con pugnace
impazienza,
non attende che il segnale
d'inizio.
MARESCIALLO
Squillate, trombe! e voi
contendenti, all'assalto!
Suona la carica.
Al tempo! Il Re getta a terra il
bastone.
RICCARDO
Che mettan da parte gli elmi e
le lance
e ritornino entrambi ai loro
scanni.
Ritiratevi con noi, e date fiato
alle trombe:
tra poco riferiremo ai Duchi il
nostro verdetto.
Uno squillo prolungato.
Avvicinatevi
e udite la decisione a cui siam
pervenuti.
Il suolo del nostro regno non
deve esser macchiato
da quel sangue prezioso che esso
ha nutrito;
i nostri occhi si rivoltano alla
vista crudele
di ferite fratricide inferte da
spade amiche;
e noi pensiamo che le aquile
dell'orgoglio,
di un'impennata ambiziosa che
punta dritto al cielo
vi abbia istigato, per gelosia
reciproca,
a turbare la pace, che nella
culla della nostra patria
dormiva il dolce sonno di un
tenero infante.
Tale brusco risveglio, con
l'ingrato, tumultuoso rullar di
tamburi,
un tremendo, strepitoso clangore
di trombe,
ed il cozzo stridente di irate
armi ferrigne,
potrebbe fugare dalle nostre
serene contrade la pace diletta,
e farci guazzare in fiumi di
sangue fraterno.
Per tutto questo sarete banditi
dai nostri confini.
Voi, cugino Hereford - pena la
morte -
finché cinque e cinque estati
non siano passate, a far ricchi
i campi,
non rivedrete i nostri bei
possedimenti
ma batterete gli sconosciuti
sentieri dell'esilio.
BOLINGBROKE
Sia fatto il vostro volere. Una
cosa mi sarà di conforto:
quel sole che vi riscalda
quaggiù splenderà anche per me,
e questa aureola d'oro ch'esso
vi presta
investirà anche me, a fare
dorato il mio esilio.
RICCARDO
Norfolk, per te c'è in serbo un
fato più duro,
che non senza riluttanza
m'induco a decretare.
Le lente, ingannevoli ore non
dovranno scandire
il tempo illimitato del tuo
sofferto esilio.
Le parole senza speranza, "non
tornare mai più",
io pronuncio per te:
l'alternativa è la morte.
MOWBRAY
Una dura sentenza, mio sire e
temuto sovrano,
ed affatto inattesa, in bocca
all'Altezza Vostra.
Ben altra ricompensa, e non la
grave mutilazione
del ritrovarmi ramingo sotto la
cappa del cielo,
avrei meritato per mano di
Vostra Altezza.
La lingua appresa in questi
quarant'anni,
il mio inglese natio, devo ora
dimenticare,
ed ora questa mia lingua non mi
servirà a nulla,
come una viola o un'arpa prive
di corda,
o come un prezioso strumento
chiuso nella sua custodia -
o se non chiuso, messo in mano
di gente
che ignorandone il tocco non sa
trarne armonia.
Voi incarcerate la lingua nella
mia bocca,
dietro una duplice serranda di
denti e di labbra,
ed un'ottusa, insensibile,
sterile ignoranza
farà da carceriera per vigilar
su di me.
Son troppo vecchio per correr
dietro alla balia,
troppo cresciuto per fare lo
scolaretto.
Che altro è la tua sentenza, se
non il silenzio della morte,
che alla mia lingua nega la
vita, l'idioma nativo?
RICCARDO
Non ti conviene cercare di
commuoverci.
A sentenza pronunziata, è tardi
per recriminare.
MOWBRAY
Allora non posso che dire addio
alla luce della patria,
per calarmi tra le ombre meste
di una notte senza fine.
RICCARDO
Torna sui tuoi passi, e porta
via con te un giuramento.
Posate le vostre mani di esuli
sulla spada del Re.
Giurate per i doveri che avete
verso Dio -
quelli verso di noi sono banditi
con voi -
di tener fede agli impegni che
vi imponiamo.
Giurate che mai - con l'aiuto di
Dio e della vostra lealtà -
vi abbraccerete da amici durante
l'esilio,
né mai vi ritroverete viso a
viso,
né mai vi scriverete, vi
scambierete saluti o dissiperete
la nube tempestosa dell'odio
covato in patria;
né mai v'incontrerete col
meditato proposito
di tramare, architettare,
complottare atti ostili
contro di noi, il nostro potere,
i nostri sudditi o il nostro
paese.
BOLINGBROKE
Lo giuro.
MOWBRAY
Anch'io osserverò tutto questo.
BOLINGBROKE
Norfolk - sia detto da nemico a
nemico -
a quest'ora, se il Re ce
l'avesse permesso,
una delle nostre anime andrebbe
raminga per l'aria,
bandita dal fragile sepolcro
della carne,
così come la nostra carne è oggi
bandita dal paese.
Confessa i tuoi tradimenti prima
di lasciare il regno!
Dal momento che devi andare
lontano, non ti portare sul
dosso
l'ingombrante fardello di
un'anima colpevole.
MOWBRAY
No, Bolingbroke. Se mai io fui
traditore
sia cancellato il mio nome dal
libro dei vivi,
ed io sia bandito dal cielo,
come lo sono da qui.
Ma quel che sei tu lo sa Dio, e
lo sappiamo tu ed io,
e temo che sin troppo presto al
Re costerà molto caro.
Addio, mio Sire. Ormai non posso
più smarrire la via:
esclusa l'Inghilterra, ogni via
del mondo è la mia. Esce.
RICCARDO
Zio, nello specchio dei tuoi
occhi
vedo il tuo cuore straziato. Il
tuo aspetto mesto
ha già strappato quattr'anni dal
tempo dell'esilio.
[A Bolingbroke] Trascorsi sei
gelidi inverni,
dal bando, potrai rientrare in
patria da benvenuto.
BOLINGBROKE
Quanto tempo è racchiuso in una
breve battuta!
Quattro tediosi inverni, quattro
gioiose primavere
dissolti in un sol fiato: tale è
il fiato dei re!
GAUNT
Ringrazio il mio sovrano, che
per riguardo a me
abbrevia di quattro anni
l'esilio del mio figliolo.
Ma un ben scarso vantaggio potrò
io ricavarne:
prima che i sei anni che gli
restano da scontare
rinnovino le loro lune e faccian
passare i mesi,
la mia lucerna senz'olio, la mia
luce resa fioca dal tempo,
saranno estinti dall'età e dalla
notte senza fine,
questo mio moccolo residuo sarà
arso e disciolto,
e la cieca morte farà sì ch'io
non veda mio figlio.
RICCARDO
Suvvia, zio, hai ancora molti
anni da vivere.
GAUNT
Ma non un minuto, o Re, che
possa darmi tu.
Tu puoi accorciare i miei
giorni, in un tetro dolore,
sottrarmi qualche notte: non
puoi prestarmi un mattino.
Puoi aiutare il tempo a
scolpirmi in viso i solchi
dell'età,
ma non una ruga puoi tu fermare,
nel suo itinerario terreno.
La tua parola basta al tempo per
far sua la mia morte:
da morto, non basta il tuo regno
a riscattar la mia vita.
RICCARDO
Tuo figlio è messo al bando per
meditato consiglio,
e anche la tua parola contribuì
al verdetto.
Per la nostra giustizia, adesso,
perché risentirsi?
GAUNT
Le cose dolci al palato sono
acide a digerirsi.
Mi avete eretto a giudice, ma
avrei voluto piuttosto
che mi aveste imposto di parlare
da genitore.
Oh, fosse stato un estraneo, e
non la mia creatura,
sarei stato più clemente nel
trovargli attenuanti.
Ad un'accusa di parzialità ho
voluto sottrarmi,
e in quel verdetto ho distrutto
la mia vita stessa.
Ahimè, io mi attendevo che uno
di voi mi venisse a dire
che ero troppo severo, nel
disfarmi del mio,
ma alla mia lingua riluttante
voi avete concesso,
contro la mia volontà, di fare
gran torto a me stesso.
RICCARDO
Cugino, addio. Tu, zio, lo
dovrai salutare.
per sei anni bandito, e non gli
resta che andare.
Esce [con il seguito].
Squillo di tromba.
AUMERLE
Cugino, addio. Ciò che di
persona non potrete dirci,
ditecelo per lettera, dal luogo
del vostro esilio.
MARESCIALLO
Mio Duca, non mi congedo ancora;
cavalcherò
al vostro fianco sino a
raggiungere il mare.
GAUNT
Oh, a qual fine sei tanto avaro
di parole
da non rispondere al saluto
degli amici?
BOLINGBROKE
Ne ho troppo poche per
congedarmi da voi
proprio ora che la mia lingua
dovrebbe farne gran spreco,
per dare sfogo al traboccante
dolore del cuore.
GAUNT
Ma starai via per così poco
tempo!
BOLINGBROKE
Senza gioia, sarà un tempo di
dolore.
GAUNT
Cosa sono sei inverni? Sono
presto passati.
BOLINGBROKE
Sì, per la gioia. Per il dolore,
un'ora ne vale dieci.
GAUNT
Fai conto che sia un viaggio di
piacere.
BOLINGBROKE
Il mio cuore sospira, a dargli
un nome siffatto,
quando per lui è un
pellegrinaggio forzato.
GAUNT
Il malinconico tragitto dei tuoi
passi stanchi
fa' conto che sia il metallo su
cui incastonare
la pietra preziosa del tuo
ritorno in patria.
BOLINGBROKE
Al contrario! Ogni passo tedioso
ch'io possa fare
non farà che ricordarmi quanta
parte di mondo
mi starà allontanando dalle
pietre che amo.
Non devo forse servire un lungo
apprendistato
per cammini stranieri, per poi,
alla fine,
da libero artigiano, di
null'altro vantarmi
che aver girato il mondo da
schiavo del dolore?
GAUNT
Tutti i luoghi su cui si posa
l'occhio del cielo
sono per l'uomo saggio porti e
approdi felici.
Lo stato di necessità t'insegni
a ragionare così:
che tanto vale far di necessità
virtù.
Non pensare che è stato il Re a
bandirti:
tu hai bandito il Re. Il dolore
è tanto più pesante
quando si sente tollerato a
fatica.
Va', di' che son io a mandarti
in giro in cerca d'onori,
non che il Re ti ha esiliato; o
immagina
che un'insaziata pestilenza
ammorbi l'aria di casa,
e che tu prendi il volo verso
climi più sani.
Pensa alle cose che ti sono più
care, e fa' conto
di ritrovarle sul tuo cammino,
non di averle alle spalle.
Fa' finta che gli uccelli canori
siano dei musici,
che l'erba che calpesti sia il
tappeto della sala del trono,
che i fiori sian belle dame, e i
tuoi passi null'altro
che un'incantevole figura di
danza, ad un ballo:
poiché il dolore ringhioso è
meno incline a azzannare
l'uomo che se la ride e non si
fa spaventare.
BOLINGBROKE
Oh, chi può tenere il fuoco nel
palmo della mano,
sol perché pensa al Caucaso
ghiacciato?
O saziare il morso assillante
della fame
semplicemente immaginando una
mensa imbandita?
O rotolarsi ignudo nella neve,
in dicembre,
pensando all'estate torrida
della sua fantasia?
Oh no, è proprio la coscienza
del meglio
a dare maggior pregnanza alla
coscienza del peggio.
Il dente maligno del dolore non
reca mai tanto strazio
che quando addenta senza
incidere la piaga.
GAUNT
Via, via, figlio mio, ti metto
io sulla strada.
Alla tua età, e nei tuoi panni,
non vorrei certo restare.
BOLINGBROKE
Allora addio, Inghilterra!
Addio, dolce terra,
madre mia, nutrice che ancora mi
dai sostegno!
Dovunque io vada, di questo
potrò sempre andar fiero:
pur se bandito, resto un
inglese, e un inglese vero!
Escono.
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Riccardo Secondo -
1595
atto
primo - scena
quarta |
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Entrano il Re con Bagot e Green
da una parte, e Lord Aumerle
dall'altra.
RICCARDO
L'abbiamo notato anche noi.
Cugino Aumerle,
fin dove l'avete scortato, il
superbioso Hereford?
AUMERLE
Il superbioso Hereford - se così
lo chiamate - l'ho scortato
non oltre la più vicina strada
maestra, e colà l'ho lasciato.
RICCARDO
E dite, quante ne avete sparse,
di lacrime d'addio?
AUMERLE
Neanche una, per quanto mi
riguarda. Ma il vento di
nord-est
che ci sferzava pungente in
pieno viso
ha risvegliato certi umori
latenti: e così, per caso,
poté adornare d'una lacrimuccia
un addio insincero.
RICCARDO
Che disse nostro cugino al
momento del distacco?
AUMERLE
"Addio!"
E poiché il mio cuore sdegnava
di profanar con la lingua
quella parola, m'insegnò
l'astuzia
di fingere d'esser prostrato da
un tale dolore
che ogni parola parve sepolta
nella tomba del mio strazio.
Perdiana, se la parola "Addio"
avesse potuto prolungare le ore
e aggiungere anni al suo pur
breve esilio,
ne avrebbe raccolto un volume,
di addii.
Ma dal momento che così non era,
da me, neanche uno.
RICCARDO
È nostro cugino, cugino: ma è
dubbio
che, quando a suo tempo tornerà
dall'esilio,
il nostro congiunto verrà a
rivedere i suoi amici.
Noi stessi e Bushy, e anche
Bagot e Green,
lo abbiamo osservato, che
s'ingraziava la gente del
popolo:
come sembrava conquistarne i
cuori,
sempre modesto, affabile e
cortese;
che spreco di riguardi,
tributati a dei servi,
nel corteggiare umili artieri
con l'arte del sorriso,
pazientemente rassegnato alla
sua sorte,
quasi a portarsi in esilio anche
il loro affetto!
Che scappellarsi, per la donna
delle ostriche!
Un paio di carrettieri gli
grida, "Dio v'assista!"
e lui svelto ricambia piegando
il ginocchio
con un "Grazie, compatrioti,
miei buoni amici"
come se l'Inghilterra nostra
fosse lui a ereditarla,
e fosse lui la futura speranza
dei nostri sudditi.
GREEN
Bene, adesso è partito, e con
lui questi pensieri.
Ora per i ribelli che tengono
duro in Irlanda
occorre trovare, mio Sire,
qualche urgente rimedio,
prima che nuovi indugi dian loro
nuovi vantaggi,
e nuovi mezzi, a scapito
dell'Altezza Vostra.
RICCARDO
Noi stessi, di persona, andremo
a questa guerra.
E poiché i nostri forzieri, con
una corte così grande,
munifica e sfarzosa si sono un
po' alleggeriti,
siamo costretti ad appaltare le
imposte in tutto il reame:
e dai proventi di esse trarremo
i mezzi
per gli affari correnti. Se
questo non dovesse bastare
i nostri luogotenenti in patria
avran carta bianca.
Per cui, una volta accertato chi
sono i più ricchi,
essi dovranno tassarli con
grossi prelievi in oro,
che poi invieranno a noi, per
sopperire ai nostri bisogni.
E noi partiremo senza indugio
per l'Irlanda.
Entra Bushy.
Bushy, che c'è di nuovo?
BUSHY
Il vecchio Giovanni di Gaunt,
Sire, è gravemente infermo.
Un attacco improvviso: mi manda
a briglia sciolta
ad implorare Vostra Maestà di
andarlo a trovare.
RICCARDO
Dove si trova?
BUSHY
A Ely House.
RICCARDO
Ora, mio Dio, metti in mente al
suo medico
di spingerlo nella fossa più
presto che può!
La sola fodera dei suoi forzieri
basterà a far casacche
da rivestirci i soldati per le
campagne d'Irlanda.
Venite, signori, andiamo insieme
a trovarlo.
Preghiamo Iddio di far presto, e
arrivar troppo tardi!
TUTTI
E così sia. Escono.
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