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Riccardo Secondo -
1595
atto
quarto -
Scena
unica |
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Entrano, per una seduta del
Parlamento,
Bolingbroke con i
Pari Aumerle, Northumberland,
Percy, Fitzwater, Surrey, il Vescovo di Carlisle, l'Abate di
Westminster,
un altro Lord, un
Araldo, ufficiali e Bagot.
BOLINGBROKE
Chiamate Bagot.
E adesso, Bagot, parla pure liberamente.
Cosa sai tu della morte del nobile Gloucester?
Chi vi ha coinvolto il Re, e chi fu lo strumento
di tal sanguinaria e prematura esecuzione?
BAGOT
Se è così, mettetemi a confronto con Lord Aumerle.
BOLINGBROKE
Cugino, fatti avanti e guarda in faccia quell'uomo.
BAGOT
Duca di Aumerle, lo so, la vostra lingua imprudente
disdegna rimangiarsi dichiarazioni passate.
Al tempo nefasto in cui si complottò la morte di Gloucester
vi sentii dire: "Non è il mio braccio lungo abbastanza
da giungere, dalla tranquilla corte inglese,
fino a Calais, alla testa di mio zio?".
Tra molti altri discorsi, proprio in tale occasione
vi sentii dire che avreste piuttosto ricusato
l'offerta di centomila corone,
che permesso il ritorno in Inghilterra di Bolingbroke;
e aggiungeste che per la patria sarebbe una benedizione
la morte di questo vostro cugino.
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AUMERLE
Principi e nobili Pari,
che posso rispondere a questo ignobile individuo?
Dovrò disonorare le mie alte fortune
dandogli il castigo che merita in una tenzone fra eguali?
Dovrò pur farlo, oppure il mio onore sarà insozzato
dalle infami accuse delle sue labbra calunniose.
Ecco il mio guanto, suggello manuale di una morte
che ti destina all'inferno. Io dico che tu menti,
e proverò che quel che hai detto è falso
col sangue del tuo petto, per quanto indegno sia
di macchiare il filo della mia spada di cavaliere.
BOLINGBROKE
Fermati, Bagot. Ti vieto di raccoglierlo.
AUMERLE
Con una sola eccezione, vorrei fosse il più eletto
di tutto questo consesso a provocarmi così.
FITZWATER
Se il tuo valore esige la parità di rango,
questo, Aumerle, è il mio guanto, col quale sfido il tuo.
Per la luce del sole, che m'indica dove sei,
ti sentii dire - e te ne sei vantato -
che fosti tu a dar la morte al nobile Gloucester.
Anche se neghi venti volte, tu menti,
ed io la tua menzogna te la ricaccerò nel cuore
dov'è stata forgiata, sulla punta della mia spada.
AUMERLE
Non è da te, codardo, vivere
sino a quel giorno.
FITZWATER
Ah, sull'anima mia, se fosse
questo, quel giorno!
AUMERLE
Fitzwater, questa menzogna ti
condanna all'inferno.
PERCY
Tu menti, Aumerle. La sua
integrità d'uomo d'onore,
nell'accusarti, è pari solo alla
tua nequizia;
ed ecco, getto anche il mio
guanto, e che tu sei come dico
lo proverò sulla tua pelle sino
all'ultimo estremo
di anelito mortale. Raccoglilo,
se osi.
AUMERLE
Se non lo faccio, mi vadano in
cancrena le mani,
e che mai più brandiscano
l'acciaio vendicatore
sull'elmo scintillante del mio
avversario.
UN ALTRO LORD
Affido alla terra anche il mio
guanto, Aumerle spergiuro,
e ti rinfaccio tante altre
menzogne,
quante si possano conficcare
nelle tue orecchie proditorie
da un'alba all'altra. Eccoti il
pegno del mio onore:
raccogli la sfida, se osi!
AUMERLE
Chi altro si fa avanti? Per
Giove, vi sfido tutti.
Ho mille vite in un solo petto,
da tener testa a ventimila come
voi.
SURREY
Mio Lord Fitzwater, ricordo
assai bene
la circostanza del colloquio fra
Aumerle e voi.
FITZWATER
Verissimo: eravate fra i
presenti,
e potete testimoniare che è
vero.
SURREY
Falso, per Giove, com'è vero il
cielo!
FITZWATER
Surrey, tu menti!
SURREY
Giovinastro senza onore!
Questa calunnia peserà tanto
sulla mia spada
ed essa ne farà le vendette con
tale rivalsa
che tu, seminatore di calunnie,
sarai seminato con quella
calunnia
sotterra, stecchito come il
teschio di tuo padre.
A riprova di ciò, eccoti il
pegno del mio onore:
raccogli la sfida, se osi!
FITZWATER
Stolto, a spronare un cavallo
che già morde il freno!
Se oso mangiare, bere,
respirare, esser vivo,
avrò il coraggio di incontrare
un Surrey in una landa deserta,
e di sputargli addosso
dicendogli che mente,
e mente, e mente. Eccoti il
pegno del mio onore,
che t'impegna a subire il mio
duro castigo.
Com'è vero che intendo salire in
alto, nel nuovo ordine,
Aumerle è colpevole di ciò di
cui veracemente lo accuso.
E, inoltre, ho udito l'esiliato
Norfolk asserire
che tu, Aumerle, mandasti due
tuoi emissari
a dar la morte al nobile Duca, a
Calais.
AUMERLE
Qualche onesto cristiano mi
presti un guanto,
ché Norfolk mente. Ecco, io lo
getto a terra
e, se sarà amnistiato, lo sfido
a vendicare il suo onore.
BOLINGBROKE
Tutte coteste sfide restan per
ora in sospeso,
fino al richiamo di Norfolk.
Egli sarà richiamato,
anche se mio nemico, e gli
saranno restituite
tutte le terre, e le sue
signorie. Quando farà ritorno
ordineremo contro Aumerle la
prova delle armi.
CARLISLE
Quel giorno d'onore non lo
vedremo mai.
Molte e molte volte il bandito
Norfolk si è battuto
per Gesù Cristo nel glorioso
campo cristiano,
spiegando al vento il vessillo
della croce di Cristo
contro i neri pagani - Turchi e
Saraceni;
ma poi, stremato dalle fatiche
di guerra, andò a ritirarsi
in Italia, e in quel di Venezia
volle affidare
il suo corpo alla terra di quel
dolce paese,
e la sua anima incorrotta a
Cristo, suo comandante,
sotto le cui bandiere aveva
pugnato sì a lungo.
BOLINGBROKE
Che dite, Vescovo? Norfolk è
morto?
CARLISLE
Com'è vero che son vivo io, mio
signore.
BOLINGBROKE
La dolce pace meni la sua dolce
anima in grembo
al buon vecchio Abramo! Signori
sfidanti,
le vostre disfide dovranno
restare in sospeso,
finché non vi avremo assegnato
le date della prova.
Entra York.
YORK
Gran Duca di Lancaster, vengo a
te
dallo spennato Riccardo, che di
spontanea volontà
ti adotta come erede, lasciando
il suo alto scettro
in possesso alla tua mano
regale.
Ascendi al trono, quale suo
successore,
e lunga vita a Enrico, il quarto
di questo nome!
BOLINGBROKE
In nome di Dio, ascenderò al
trono regale.
CARLISLE
Per carità, Dio non voglia!
Son l'ultimo a parlare, in
questa reale assemblea,
ma il primo a cui si addica di
dire la verità.
Volesse Iddio che uno solo di
voi, in questa nobile accolta,
fosse talmente nobile da
erigersi a giudice imparziale
del nobile Riccardo: ché allora
la sua nobiltà più vera
gli direbbe di astenersi da così
turpe ingiustizia.
Quale suddito può pronunziare un
verdetto sul Re?
E chi, in questo consesso, non è
suddito di Riccardo?
Neanche i ladri si giudicano
senza prima ascoltarli,
anche se la loro colpa appare
manifesta.
E dovrà l'immagine della maestà
di Dio,
il Suo capitano, luogotenente,
vicario d'elezione,
unto, incoronato, insediato da
anni sul trono,
sottostare al giudizio di
sudditi, suoi inferiori,
e per di più in sua assenza? Oh,
Dio non permetta
che in un paese cristiano anime
battezzate
facciano mostra di tanto odioso,
nero, osceno delitto!
Io parlo a dei sudditi, e vi
parlo da suddito
che Dio ha ispirato a franca
difesa del suo re.
Il qui presente Duca di Hereford,
che chiamate re,
del re del superbo Hereford è un
nero traditore;
e se voi l'incoronate, mi sia
lecito profetare
che sangue inglese concimerà il
terreno
e le età future dovranno
piangerlo, questo turpe
misfatto.
La pace cercherà riposo fra
turchi e infedeli,
e in questa culla della pace, in
guerre tumultuose
si annienteranno a vicenda
fratelli e consanguinei.
Disordine, orrore, paura e
ribellione
s'insedieranno qui, e questo
paese sarà chiamato
campo del Golgota e dei teschi
umani.
Oh, se solleverete questa casata
contro l'altra,
provocherete la più funesta
divisione
che mai si sia abbattuta su questa terra disgraziata.
Impeditelo, opponetevi,
scongiurate il malanno,
o i figli, e i figli dei figli,
vi stramalediranno.
NORTHUMBERLAND
Gran bella perorazione, messere,
e pel vostro disturbo
vi arrestiamo sul posto per alto
tradimento.
Mio Abate di Westminster, a voi
l'incarico
di tenerlo in custodia sino al
giorno del processo.
Volete degnarvi, signori, di
accoglier l'istanza dei Comuni?
BOLINGBROKE
Portate qui Riccardo, che alla
presenza di tutti
possa abdicare. Così procederemo
senza contestazioni.
YORK
Vado a fargli da scorta.
Esce.
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BOLINGBROKE
Chi di voi, signori, è qui in
stato di arresto,
si procuri dei garanti sino al
dì del processo.
Dobbiamo ben poco alle vostre
premure,
e sul vostro sostegno nutrivamo
ben poche illusioni.
Entrano Riccardo e York.
RICCARDO
Ahimè, perché mi portano davanti
a un re,
prima che mi sia scrollato di
dosso i pensieri regali
del tempo in cui regnavo? Devo
ancora imparare
a essere insinuante, a
lusingare, a piegar schiena e
ginocchi.
Date tempo al dolore di
iniziarmi
a tal sottomissione. Eppure le
ricordo bene
le fattezze di costoro. Non eran
questi i miei uomini?
I loro "Evviva!" non li
gridavano proprio a me?
Così Giuda con Cristo. Solo che
Lui, fra i dodici,
trovò tutti fedeli meno uno; ed
io, tra dodicimila, nessuno.
Dio salvi il Re! Nessuno dirà
"Amen"?
Son prete e chierico allo stesso
tempo? Allora "Amen".
Dio salvi il Re, anche se non
son io;
eppure "Amen" se il cielo crede
che lo sono...
Per quale ufficio mi avete qui convocato?
YORK
Per compier di tua spontanea
volontà quell'atto
che l'esaurirsi del tuo potere
ti ha indotto ad offrire:
l'abdicazione del trono e della
corona
a favore di Enrico Bolingbroke.
RICCARDO
Passatemi la corona.
Ecco, cugino: prenditi la
corona. Così, cugino:
da questa parte la mia mano,
dall'altra la tua.
Ora quest'aurea corona è come un
pozzo profondo,
dove ci sono due secchi, che si
riempiono a turno:
quello vuoto su in alto, a
volteggiare nell'aria,
e l'altro al fondo, pieno
d'acqua e invisibile.
Il secchio al fondo, pieno di
lacrime, son io,
che m; tuffo nel dolore mentre
voi ascendete al posto mio.
BOLINGBROKE
Vi credevo disposto a abdicare.
RICCARDO
Alla corona, sì: ma le mie pene
restano con me.
Potete spogliarmi di ogni gloria
e potere,
ma non delle mie pene. Di queste
sono sempre re.
BOLINGBROKE
Con la corona mi cederete parte
dei vostri affanni.
RICCARDO
I vostri affanni, su in alto,
non curano i miei di quaggiù.
La mia cura è nella perdita di
cure, ora che non ne ho più.
La vostra cura sono altre cure,
acquistate con nuove cure.
Le cure che vi cedo, me le
tengo, anche se le ho cedute:
sono tutt'uno con la corona,
eppure non le ho perdute.
BOLINGBROKE
Ma consentite a cederla, la
corona?
RICCARDO
Sì e no. No e sì... Il sì non
conta nulla, come me,
e figuriamoci il mio no, se
abdico per te.
Ma ascolta adesso come faccio a
disfare me stesso.
Dalla testa mi tolgo questo gran
peso,
e dalla mano l'impaccio di un
grosso scettro,
e dal cuore l'orgoglio di fare
il monarca.
Colle mie stesse lacrime io lavo
il crisma dell'unzione,
colle mie stesse mani cedo la
mia corona,
colla mia stessa lingua rinnego
la mia sacra funzione,
col mio stesso fiato vi libero
da ogni fede giurata.
Io rinunzio a ogni pompa e a
ogni fasto regale;
rifiuto manieri, e rendite, e
profitti,
disconosco ogni mio atto,
decreto o legge.
Dio perdoni chi tradisce i
giuramenti fatti a me,
Dio conservi inviolati quelli
che fanno a te.
E faccia sì che io, che non ho
nulla, da nulla sia angustiato,
mentre tu godi tutto quel che ti
sei conquistato.
Possa tu vivere a lungo, assiso
sul trono di Riccardo,
e possa presto Riccardo giacere
in una fossa di terra.
"Dio salvi Re Enrico", da re
disfatto Riccardo dice,
"e gli conceda anni e anni di
vita felice".
Che altro volete da me?
NORTHUMBERLAND
Nient'altro che diate lettura
dei capi d'accusa, e dei nefandi
delitti
commessi da voi in persona e dai
vostri seguaci,
contro lo Stato e gli interessi
della nazione:
se vi confessate colpevole, le
menti degli uomini
vi riterranno giustamente
detronizzato.
RICCARDO
Devo far questo? Devo disfare
l'ordito di follie
di cui è intessuto il mio regno?
Nobile Northumberland,
se esistesse un registro delle
tue malefatte
non avresti vergogna, in questo
illustre consesso,
a darne pubblica lettura? Se lo
facessi,
ci troveresti una voce del tutto
infamante,
che dice di un re detronizzato,
del più solenne giuramento,
infranto -
voce segnata con marchio
d'infamia, dannata nel libro del
cielo.
Anzi, tutti voialtri che state
lì a fissarmi
mentre la mia sventura mi
strazia il cuore
anche se qualcuno - come Pilato
- se ne lava le mani
mostrando una pietà di
circostanza, pure, da veri
Pilati,
mi avete consegnato alla croce
della mia amarezza,
e non c'è acqua che lavi il
vostro peccato.
NORTHUMBERLAND
Signore, bando agl'indugi.
Leggete i capi d'accusa.
RICCARDO
Non ci vedo: i miei occhi son
pieni di lacrime.
Eppure il sale delle lacrime non
li accieca abbastanza
ch'essi non vedano questa
congrega di traditori.
E anzi, se volgo gli occhi su me
stesso,
io scopro in me un traditore
come gli altri:
ho dato qui il mio spontaneo consenso
a che si spogli d'ogni pompa la
persona di un re;
ne ho avvilito la gloria,
asservito la sovranità,
di un re orgoglioso ho fatto un
suddito, di un monarca un
villano.
NORTHUMBERLAND
Mio Signore...
RICCARDO
Non tuo signore, uomo arrogante
e offensivo,
né signore di alcuno. Non ho più
nome né titolo.
No, neppure il nome che mi fu
dato al fonte battesimale:
usurpato anche quello. Ahimè che
giorno travagliato!
E io che tanti inverni mi son
lasciato alle spalle,
adesso non so più come debbo
chiamarmi!
Oh, fossi almeno un pupazzo di
neve, un re per burla,
piazzato lì, sotto il sole di
Bolingbroke,
a sciogliermi goccia a goccia
sino a liquefarmi!
Buon re, gran re, ma non
abbastanza grande né buono,
se la mia parola vale ancora
qualcosa in Inghilterra,
fa' subito portare qui uno
specchio
che mi faccia vedere cosa ne è
della mia faccia
da che la sua maestà ha dato bancarotta.
BOLINGBROKE
Che qualcuno vada a prendere uno
specchio.
NORTHUMBERLAND
In attesa dello specchio,
leggete questo foglio.
RICCARDO
Demonio, tu mi torturi prima di
avermi all'inferno.
BOLINGBROKE
Non insistete, mio Duca di
Northumberland.
NORTHUMBERLAND
Ma allora i Comuni si diranno
insoddisfatti.
RICCARDO
Saranno soddisfatti. Leggerò
quanto basta,
quando avrò aperto il libro per
eccellenza,
dove son scritti tutti i miei peccati: me stesso.
Entra un servo con uno specchio.
Datemi quello specchio, e vi
leggerò dentro.
Come? Nessuna ruga profonda? Il
dolore ha inferto
tutti questi colpi su questa mia
faccia
senz'altre tracce che queste? O
specchio adulatore,
come i miei cortigiani del buon
tempo andato:
stai cercando di illudermi. Era
questa la faccia
di chi ogni giorno, sotto il
tetto del suo palazzo,
dava da vivere a diecimila
uomini? Era questa la faccia
che, come il sole, abbagliava
chi osava fissarla?
È questa la faccia che ha
condonato sfacciate follie,
cui il voltafaccia di
Bolingbroke fa perder la faccia?
Una ben fragile gloria brilla su
questa faccia:
la faccia di un uomo fragile
quanto la sua gloria.
Getta a terra lo specchio.
Eccola là, frantumata in cento
frammenti!
Nota, o Re taciturno, la morale
di questa uscita:
ha fatto presto il dolore a
distruggermi la faccia.
BOLINGBROKE
Il riflesso del vostro dolore ha
distrutto
la vostra immagine riflessa.
RICCARDO
Ditelo ancora!
"Il riflesso del mio dolore" -
eh, eh, vediamo un po'...
Vero, verissimo. La mia
afflizione me la tengo dentro
e questi riflessi esterni,
queste lamentazioni,
sono meri riflessi dello strazio
invisibile
che si gonfia in silenzio entro
un'anima torturata.
È là che sta la sostanza; e io
ti ringrazio, o Re,
per la tua gran munificenza: che
non solo mi dai
ragione di alti lamenti, ma
m'insegni anche il modo
di lamentarne le cause. Chiedo
ancora una grazia,
e poi me ne vado senza più importunarvi.
Mi verrà concessa?
BOLINGBROKE
Dimmi che grazia, amabile
cugino.
RICCARDO
"Amabile cugino"? Sono più
grande di un re.
Quando ero re i miei adulatori
non erano che sudditi; ora che
sono io il suddito
trovo qui un re a farmi da
adulatore.
Se sono così grande non ho
bisogno di chiedere.
BOLINGBROKE
Chiedi lo stesso.
RICCARDO
Ed otterrò?
BOLINGBROKE
Certo che sì.
RICCARDO
Allora chiedo licenza di andare.
BOLINGBROKE
E dove?
RICCARDO
Dove vorrete, purché lungi da
voi.
BOLINGBROKE
Qualcuno lo porti lestamente
alla Torre.
RICCARDO
Buona questa! "Lestamente"!
Siete una banda di lestofanti,
tutti voi, così lesti a salire
dove cade un re vero!
BOLINGBROKE
La nostra solenne incoronazione
s'intende fissata
per mercoledì prossimo. Signori,
preparatevi.
Escono tutti eccettuati l'Abate
di Westminster, il Vescovo di Carlisle, Aumerle.
ABATE
Abbiamo assistito a un ben
triste spettacolo.
CARLISLE
Il peggio deve ancora venire.
Gl'infanti non ancora nati
sentiranno questo giorno come
una spina nel cuore.
AUMERLE
Voi, santi uomini di chiesa, ci
sarà una trama
per liberare il reame da questa
nefasta infamia?
ABATE
Mio signore,
prima che io vi parli
liberamente di ciò,
dovrete non solo accostarvi al
Sacramento
giurando di far segreti i miei
intenti, ma anche dar corso
a qualsiasi piano io giunga ad
architettare.
Vedo che i vostri sguardi son
pieni di malcontento,
i vostri cuori di amarezza, e
gli occhi di pianto.
Venite a cena da me, e vi saprò
imbastire
una trama che ci farà tutti
presto gioire.
Escono.
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