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introduzione |
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Databile agli anni 1593 -95 (come attestano
le affinità stilistiche con Pene d’amor
perdute, Romeo e Giulietta e Riccardo Il),
il Sogno si presenta come commedia
epitalamica (si apre con l’annuncio del
matrimonio tra i sovrani di Atene e si
conclude con la consacrazione del talamo da
parte delle fate), probabilmente composta in
occasione della celebrazione solenne di
nozze tra i membri dell’aristocrazia
inglese.
Al di là della funzione più o meno pratica,
questo curioso copione racchiude in sé, come
sempre accade in Shakespeare, eterogenei
spunti di tipo tematico, stilistico e
paradigmatico.
Mito, fiaba, e quotidianità si intersecano
continuamente senza soluzione di continuità
e questo porta a riconoscere, all’interno
dell’opera, suggestioni che vanno da fonti
classiche (Metamorfosi ovidiane ed apuleiane)
al patrimonio folkloristico tipico
dell’Inghilterra (fate e folletti burloni
compaiono comunque anche nei trattato sulla
stregoneria di R. Scot e nel romanzo
francese H. De Bordeaux, tradotto da Lord
Berners) sempre originalmente e genialmente
contaminati e ricreati dalla fervida
fantasia del drammaturgo.
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Poeta è chi sa attingere ai sogni e
diffondere sogni, questa pare essere l’idea
base che sottende a tale copione -
illusione, dimensione onirica e follia
rappresentano, del resto, l’humus su cui
s’innesta l’idea stessa di creazione
(concetto già platonico e, di fatto,
esplicitato chiaramente dall’autore per
bocca di Teseo nella I scena dell’Atto
quarto) - e davvero un gioco di chimere
sembra essere questa commedia, magistrale
esempio di dramma nel dramma.
Fatto insolito (e straordinariamente
moderno) è che delle varie situazioni
presentate in quest’opera, quella più
realistica e credibile ( ed in effetti più
“comica”) sia quella legata alla compagnia
degli attori - per antonomasia figli di un
mondo di finzioni.
Il sogno dell’amore, della magia, dell’arte;
ogni elemento tematico si collega qui alla
dimensione onirica e, seppure possa parere
audace - e forse un poco anacronistico- come
è tipica tendenza della critica moderna,
anche in questo caso è possibile individuare
significati psicanalitici sottesi a
personaggi, situazioni, dialoghi: dalla
corrispondenze contrastanti della coppie
d’amanti, all’idea d’amore come atto di
violenza più o meno evidente, alla
proiezione di aspirazioni o fantasie
erotiche sul piano del favoloso e
dell’indefinito magico, alla speculare
creazione dei personaggi come reciproci
alter ego.
Al di là di tutto questo, il Sogno è,
comunque una commedia godibile e
coinvolgente e rappresenta, in maniera
straordinariamente esemplare quella che è la
funzione - anche di tipo catartico, secondo
le teorie del buon Aristotele - del teatro,
trascinando lo spettatore in una dimensione
mitica, alternativa.
(dal programma di sala della
rappresentazione teatrale del Liceo
N.Machiavelli di Pioltello (MI)
Stagione anno scolastico 1999 - 2000)
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da Teatro Obliquo
“Se noi ombre vi abbiamo irritato non
prendetela a male, ma pensate di aver
dormito, e che questa sia una visione della
fantasia…noi altro non v’offrimmo che un
sogno”
Il
Sogno di una notte di mezza estate racconta
delle imminenti nozze tra Teseo, duca
d’Atene, e Ippolita, regina delle Amazzoni,
da lui sconfitta e suo bottino di guerra. Un
gruppo di artigiani-attori prepara una
recita per l’occasione, mentre Titania e
Oberon, rispettivamente regina e re delle
fate, presumibilmente protettori dei talami
nuziali, sono in lite fra loro e assistono
nel bosco, tra un dispetto e l’altro,
all’incontro tra amanti incompresi, amanti
in fuga, amanti non corrisposti ...
Un fitto bosco di equivoci e malintesi, un
re e una regina litigiosi, folletti
dispettosi e creature magiche sono gli
ingredienti ideali per una commedia
divertente ma anche ricca di poesia e
delicatezza, apparentemente elegante e
cortese, impregnata di spunti noir e
talvolta inquietanti. Il notturno, le
visioni, il sovrapporsi di atmosfere che
precedono il sonno e la veglia,
l’inquietudine, sono caratteristiche che
attraversano l’opera e lo spettacolo e che
permettono di fare un vero salto nel
fantastico da un lato, un’incursione nelle
ambigue immagini della mente umana
dall’altro.
Il Sogno di una notte di mezza estate è un
vero e proprio teorema sull’amore ma anche
sul nonsense della vita degli uomini che si
rincorrono e che si affannano per amarsi,
che si innamorano e si desiderano senza
spiegazioni, che si incontrano per una serie
di casualità di cui non sono padroni. Un
gioco, a volte divertente a volte crudele,
di specchi e di scatole cinesi che rivelano
quanto la vita degli uomini sia soggetta a
mutamenti inspiegabili e come il meccanismo
del “teatro nel teatro” riveli la verità più
profonda della vita. Gli uomini si affannano
in un folle girotondo e nel frattempo le
fate si burlano di loro per soddisfare i
propri capricci: il dissidio tra Oberon e
Titania, infatti, sconvolge la natura e le
stagioni mentre un magico fiore rompe le
dinamiche degli innamorati che si scambiano
ruoli e amanti.
In
questo turbine di parallelismi e proiezioni
si sviluppano le vicende del Sogno imbastito
su tre piani, tre regni differenti ognuno
dei quali è regolato da linguaggi e
dinamiche specifiche. Il mondo delle fate è
un mondo parallelo, mentre Oberon e Titania
sono proiezioni Oberononiriche del duca
d’Atene e della di lui futura sposa. Gli
eterei sovrani però, sono più vivi degli
uomini.
La legge che li governa è la natura
intesa come passione, sensualità e
debolezza. Non sono astratti ed
inconsistenti ma masticano piuttosto
passioni e pensieri senza dubbio umani. Al
contrario la razionalità e la legge dominano
il mondo degli uomini. Quello degli
artigiani rappresenta invece il mondo
dell’arte che avvicina e mette in
comunicazione gli altri due e si fa
portatore di un legame indissolubile tra la
vita reale e quella ideale. Uno spettacolo
sul dissidio continuo e inevitabile tra
ragione e istinto, tra apollineo e
dionisiaco, tra il bello e il bestiale che
vive in ognuno di noi e sulla riflessione
quanto mai attuale di come nell’uomo questi
due aspetti debbano necessariamente
convivere. E il ruolo del teatro? Come
Bottom e i suoi compagni, il teatro
trasfigura ed esplicita, talvolta
goffamente, talvolta poeticamente, quello
che sono i segreti del cuore e dei
sentimenti umani.

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