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Vita ed opere

Introduzione

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L'opera

Identità e paternità

I sonetti

Introduzione

1-10 51-60 101-110
11-20 61-70 111-120
21-30 71-80 121-130
31-40 81-90 131-140
41-50 91-100 141-154

 

 

introduzione

 

 

Databile agli anni 1593 -95 (come attestano le affinità stilistiche con Pene d’amor perdute, Romeo e Giulietta e Riccardo Il), il  Sogno si presenta come commedia epitalamica (si apre con l’annuncio del matrimonio tra i sovrani di Atene e si conclude con la consacrazione del talamo da parte delle fate), probabilmente composta in occasione della celebrazione solenne di nozze tra i membri dell’aristocrazia inglese.

Al di là della funzione più o meno pratica, questo curioso copione racchiude in sé, come sempre accade in Shakespeare, eterogenei spunti di tipo tematico, stilistico e paradigmatico.

Mito, fiaba, e quotidianità si intersecano continuamente senza soluzione di continuità e questo porta a riconoscere, all’interno dell’opera, suggestioni che vanno da fonti classiche (Metamorfosi ovidiane ed apuleiane) al patrimonio folkloristico tipico dell’Inghilterra (fate e folletti burloni compaiono comunque anche nei trattato sulla stregoneria di R. Scot e nel romanzo francese H. De Bordeaux, tradotto da Lord Berners) sempre originalmente e genialmente contaminati e ricreati dalla fervida fantasia del drammaturgo.

 

 

Poeta è chi sa attingere ai sogni e diffondere sogni, questa pare essere l’idea base che sottende a tale copione - illusione, dimensione onirica e follia rappresentano, del resto, l’humus su cui s’innesta l’idea stessa di creazione (concetto già platonico e, di fatto, esplicitato chiaramente dall’autore per bocca di Teseo nella I scena dell’Atto quarto) - e davvero un gioco di chimere sembra essere questa commedia, magistrale esempio di dramma nel dramma.

Fatto insolito (e straordinariamente moderno) è che delle varie situazioni presentate in quest’opera, quella più realistica e credibile ( ed in effetti più “comica”) sia quella legata alla compagnia degli attori - per antonomasia figli di un mondo di finzioni.

Il sogno dell’amore, della magia, dell’arte; ogni elemento tematico si collega qui alla dimensione onirica e, seppure possa parere audace - e forse un poco anacronistico- come è tipica tendenza della critica moderna, anche in questo caso è possibile individuare significati psicanalitici sottesi a personaggi, situazioni, dialoghi: dalla corrispondenze contrastanti della coppie d’amanti, all’idea d’amore come atto di violenza più o meno evidente, alla proiezione di aspirazioni o fantasie erotiche sul piano del favoloso e dell’indefinito magico, alla speculare creazione dei personaggi come reciproci alter ego.

Al di là di tutto questo, il Sogno è, comunque una commedia godibile e coinvolgente e rappresenta, in maniera straordinariamente esemplare quella che è la funzione - anche di tipo catartico, secondo le teorie del buon Aristotele - del teatro, trascinando lo spettatore in una dimensione mitica, alternativa.

 

 


(dal programma di sala della rappresentazione teatrale del Liceo N.Machiavelli di Pioltello (MI)

Stagione anno scolastico 1999 - 2000)

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da Teatro Obliquo

 

“Se noi ombre vi abbiamo irritato non prendetela a male, ma pensate di aver dormito, e che questa sia una visione della fantasia…noi altro non v’offrimmo che un sogno”

Il Sogno di una notte di mezza estate racconta delle imminenti nozze tra Teseo, duca d’Atene, e Ippolita, regina delle Amazzoni, da lui sconfitta e suo bottino di guerra. Un gruppo di artigiani-attori prepara una recita per l’occasione, mentre Titania e Oberon, rispettivamente regina e re delle fate, presumibilmente protettori dei talami nuziali, sono in lite fra loro e assistono nel bosco, tra un dispetto e l’altro, all’incontro tra amanti incompresi, amanti in fuga, amanti non corrisposti ...

Un fitto bosco di equivoci e malintesi, un re e una regina litigiosi, folletti dispettosi e creature magiche sono gli ingredienti ideali per una commedia divertente ma anche ricca di poesia e delicatezza, apparentemente elegante e cortese, impregnata di spunti noir e talvolta inquietanti. Il notturno, le visioni, il sovrapporsi di atmosfere che precedono il sonno e la veglia, l’inquietudine, sono caratteristiche che attraversano l’opera e lo spettacolo e che permettono di fare un vero salto nel fantastico da un lato, un’incursione nelle ambigue immagini della mente umana dall’altro.

Il Sogno di una notte di mezza estate è un vero e proprio teorema sull’amore ma anche sul nonsense della vita degli uomini che si rincorrono e che si affannano per amarsi, che si innamorano e si desiderano senza spiegazioni, che si incontrano per una serie di casualità di cui non sono padroni. Un gioco, a volte divertente a volte crudele, di specchi e di scatole cinesi che rivelano quanto la vita degli uomini sia soggetta a mutamenti inspiegabili e come il meccanismo del “teatro nel teatro” riveli la verità più profonda della vita. Gli uomini si affannano in un folle girotondo e nel frattempo le fate si burlano di loro per soddisfare i propri capricci: il dissidio tra Oberon e Titania, infatti, sconvolge la natura e le stagioni mentre un magico fiore rompe le dinamiche degli innamorati che si scambiano ruoli e amanti.

In questo turbine di parallelismi e proiezioni si sviluppano le vicende del Sogno imbastito su tre piani, tre regni differenti ognuno dei quali è regolato da linguaggi e dinamiche specifiche. Il mondo delle fate è un mondo parallelo, mentre Oberon e Titania sono proiezioni Oberononiriche del duca d’Atene e della di lui futura sposa. Gli eterei sovrani però, sono più vivi degli uomini.

 

La legge che li governa è la natura intesa come passione, sensualità e debolezza. Non sono astratti ed inconsistenti ma masticano piuttosto passioni e pensieri senza dubbio umani. Al contrario la razionalità e la legge dominano il mondo degli uomini. Quello degli artigiani rappresenta invece il mondo dell’arte che avvicina e mette in comunicazione gli altri due e si fa portatore di un legame indissolubile tra la vita reale e quella ideale. Uno spettacolo sul dissidio continuo e inevitabile tra ragione e istinto, tra apollineo e dionisiaco, tra il bello e il bestiale che vive in ognuno di noi e sulla riflessione quanto mai attuale di come nell’uomo questi due aspetti debbano necessariamente convivere. E il ruolo del teatro? Come Bottom e i suoi compagni, il teatro trasfigura ed esplicita, talvolta goffamente, talvolta poeticamente, quello che sono i segreti del cuore e dei sentimenti umani.

 

 

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