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Entrano Egeo e sua
figlia Ermia, Lisandro e
Demetrio.
EGEO
Felicità a
Teseo, nostro Duca
insigne!
TESEO
Grazie,
mio buon Egeo. Ma che
t'accade?
EGEO
Vengo a
te, profondamente
afflitto. Vengo a
dolermi
della mia
creatura - di mia figlia
Ermia.
Vieni
avanti, Demetrio. Mio
nobile Signore,
quest'uomo
ha il mio consenso per
sposarla.
Vieni
avanti, Lisandro. E
questi, grazioso Duca,
ha
ammaliato il cuore di
mia figlia.
Sì,
proprio tu, Lisandro;
tu, le dedicasti rime
d'amore,
tu, con la
mia bambina scambiasti
pegni amorosi.
Tu, sotto
il suo balcone, al lume
di luna cantasti,
con voce
sdolcinata, versi di
simulato amore,
e
subdolamente
t'imprimesti nella mente
sua,
offrendo
braccialetti dei tuoi
capelli, anelli, ninnoli
e gingilli,
mazzolini,
frivolezze e dolciumi -
che son messaggeri
di gran
persuasione per le
tenere fanciulle.
Tu, con
astuzia, hai ghermito il
cuore di mia figlia,
trasformando
l'obbedienza sua - a me
dovuta -
in
arrogante ostinazione.
Oh grazioso Duca,
se avverrà
che al vostro cospetto
ella
rifiuti di sposarsi con
Demetrio,
invocherò
l'antico privilegio
della città d'Atene.
Ella mi
appartiene, ed io di lei
disporrò.
O mia
figlia sarà di questo
gentiluomo,
o sarà
della morte, come la
nostra legge vuole -
immediatamente
applicabile in simili
casi.
TESEO
Ermia, che dici?
Considera attentamente ciò che
fai.
Per te, simile a
un dio dovrebbe esser tuo padre.
Un dio che modellò
le tue grazie; sì, e per cui
altro non sei che
cerea forma da lui plasmata;
ed è in suo potere
conservarne l'effigie immutata
o cancellarla.
Demetrio è un degno gentiluomo.
ERMIA
Lo è anche
Lisandro.
TESEO
Senz'altro in sé lo è.
Ma nel caso in
questione, mancandogli il
consenso
di tuo padre,
l'altro su di lui prevarrà.
ERMIA
Oh, potesse mio
padre vedere coi miei occhi!
TESEO
Meglio sarebbe che
guardassero i tuoi con la
saggezza sua.
ERMIA
Supplico vostra
Grazia di perdonarmi.
Non so per qual
potere io tanto ardisca
né quanto si
convenga alla modestia mia
perorare il mio
pensiero a Voi dinanzi.
Ma supplico vostra
Grazia di farmi sapere
qual è la sorte
peggiore che m'attende,
se rifiuto
Demetrio per consorte.
TESEO
O la morte, oppure
rinunciare per sempre
alla compagnia
degli uomini.
Perciò, mia bella
Ermia, interroga i tuoi
desideri,
considera la tua
giovinezza,
esamina gl'impulsi
del tuo sangue,
e cerca di capire
se, ribelle alla scelta di tuo
padre,
potrai sopportare
la veste monacale,
rimaner per sempre
chiusa in un ombrato chiostro
a trascorrer
l'esistenza da sterile suora,
salmodiando inni
sommessi alla luna fredda e
infeconda.
Tre volte sian
benedette coloro che, frenati
gl'impulsi del sangue,
van pellegrine sul
sentiero della castità;
ma, in questo
mondo terreno, più felice è la
rosa distillata
che non quella
costretta ad appassire su
virgineo rovo,
che cresce, vive e
muore, in solitudine beata.
ERMIA
E così crescerò,
così vivrò, così morrò, mio
Signore,
anziché cedere il
privilegio della mia verginità
a questo giovane,
al cui giogo indesiderato
l'anima mia non
riconosce sovranità.
TESEO
Prendi tempo, e
rifletti. E al prossimo
novilunio
nel giorno che
salderà la mia amata e me
in un vincolo di
perpetuo connubio,
in quello stesso
giorno preparati a morire
per disobbedienza
ai voleri di tuo padre;
oppure a sposar
Demetrio, secondo il suo
desiderio;
o ancora, a
votarti, sull'altare di Diana,
per sempre a vita
solitaria ed austera.
DEMETRIO
Ma cedi, Ermia
bella! E anche tu, Lisandro,
deponi
la tua folle
pretesa di fronte al mio
indiscutibile diritto.
LISANDRO
Tu hai l'amore di
suo padre, Demetrio.
Lascia a me quello
d'Ermia. E sposa Egeo!
EGEO
Insolente Lisandro!
Per certo egli m'è caro.
E in virtù di
questo affetto, tutto quanto è
mio suo diverrà.
Ermia appartiene a
me, ed ogni mio diritto su di
lei
consegno ora a
Demetrio.
LISANDRO
Mio signore,
provengo come lui
da famiglia
illustre e facoltosa. Il mio
amore
supera il suo; le
mie fortune sono pari alle sue -
se maggiori non
sono. E, ciò che più conta,
l'amor mio è
ricambiato dalla bella Ermia.
E dunque perché
rinunciare al mio diritto?
Demetrio - glielo
dico in faccia - amava Elena,
la figlia di Nedar,
ed avea conquistato l'animo suo.
E lei, dolce
fanciulla, spasima,
ardentemente
spasima, spasima d'idolatria,
per un uomo come
lui ch'è impuro ed incostante.
TESEO
Confesso d'averlo
sentito dire anch'io.
Ed ho anche
pensato di parlarne con lui.
Ma, travolto dalle
mie faccende personali
m'è passato di
mente. Suvvia, Demetrio,
ed anche tu, Egeo,
venite qua. Verrete entrambi con
me,
ché per tutt'e due
ho qualche istruzione riservata.
E quanto a te,
Ermia bella, àrmati di buona
volontà
per far sì che i
tuoi desideri coincidano con
quelli di tuo padre.
Altrimenti la
legge d'Atene (e non possiam
mitigarla)
ti consegnerà alla
morte, o ai voti della castità.
Vieni, mia
Ippolita. Che pensi, amor mio?
Egeo, Demetrio,
venite con noi.
Debbo darvi
qualche incarico
in vista delle
nostre nozze; e devo anche
parlarvi
di cosa che da
vicino vi riguarda.
EGEO
Per nostro dovere,
e per nostro piacere, noi vi
seguiamo.
Escono tutti tranne Lisandro
ed Ermia.
LISANDRO
Ebbene, amore mio,
perché è impallidita la tua
guancia?
Com'è che le rose
vi sono appassite così presto?
ERMIA
Forse per mancanza
di pioggia, che ben potrei
versar su loro
dalla tempesta dei miei occhi.
LISANDRO
Ohimè! Da quanto
ho potuto leggere ed udire
da favole e da
storie,
mai è stato liscio
il corso del vero amore.
Sia per disparità
di lignaggio...
ERMIA
Oh, sventura!
esser troppo in alto per finir
schiava di chi è tanto in basso.
LISANDRO
O perché, rispetto
agli anni, male assortiti eran
gli amanti...
ERMIA
Oh mortificante!
in tarda età ad un giovane
legarsi!
LISANDRO
O dipendesse, in
vero, dalla scelta altrui...
ERMIA
Oh, diavolo!
lasciar decider d'amore gli
occhi degli altri!
LISANDRO
Oppure, se accordo
v'era nella scelta,
guerra, morte, o
infermità, hanno assediato
l'amore;
e, come un suono,
l'han fatto durare un istante,
ratto come
l'ombra, breve come sogno,
veloce come saetta
nella notte tenebrosa,
che, con rabbioso
bagliore, rivela cielo e terra,
e prima ancora che
dir si possa "oh, guarda!"
le fauci del buio
l'hanno divorato.
Tanto è pronto a
vanire tutto ciò che risplende!
ERMIA
Se dunque gli
amanti sinceri furon sempre
avversati,
vuol dire che è un
decreto del destino.
La nostra prova a
noi insegni pazienza,
perché è un male
comune, e dell'amor fa parte
come i pensieri, i
sogni ed i sospiri,
i desideri e i
pianti, consueto corteo dei
poveri innamorati.
LISANDRO
Ragioni bene. E
allora ascoltami, Ermia.
Ho una zia vedova,
ricca ereditiera,
che non ha figli -
la sua casa è a sette leghe da
Atene -
e caro le sono al
par di unico figlio.
Laggiù, dolce mia
Ermia, potrò sposarti; e la dura
legge d'Atene fin
là non può inseguirci.
Se m'ami, dunque,
domani notte
fuggi furtiva
dalla casa paterna,
e nella selva, a
una lega da Atene
(là dove con Elena
t'incontrai
per celebrare
insieme un mattino di maggio)
sarò ad
aspettarti.
ERMIA
Mio buon Lisandro,
ti giuro sull'arco
più robusto di Cupìdo,
sul migliore dei
suoi aureopuntuti dardi,
sulle caste
colombe d'Afrodite,
su tutto ciò che
avvince i cuori degli amanti, e
fa fiorir gli amori,
e sul quel rogo
che arse la regina di Cartago,
quando vide far
vela l'infido Troiano,
su tutti i
giuramenti che gli uomini han
mancato
(più numerosi di
quelli delle donne)
ti giuro che in
quel luogo che hai indicato
domani, in verità,
sarò con te.
LISANDRO
Amore mio,
mantieni la promessa. Oh guarda,
viene Elena.
Entra Elena.
ERMIA
Dio t'assista,
Elena bella! Dov'è che vai?
ELENA
"Bella" mi chiami?
Ma rinnega quel "bella"!
Per Demetrio che
t'ama, "bella" sei tu. Oh tu
bella felice!
I tuoi occhi son
come le stelle ai naviganti, e
la dolce armonia delle tue
labbra
è più melodiosa
del canto dell'allodola
all'udito del pastore
quando il frumento
è verde, quando spuntano i bocci
al biancospino.
Le malattie son
contagiose; oh, se lo fosse
altrettanto la bellezza,
prima di
lasciarti, vorrei contagiarmi
della tua.
Il mio orecchio
prenderebbe la tua voce,
l'occhio mio il tuo,
la mia lingua il
melodioso accento della tua.
Se possedessi il
mondo - tolto solo Demetrio -
tutto lo cederei a
te, potessi in te cangiarmi.
Oh insegnami il
modo in cui tu guardi, e con
qual arte
tu tieni in pugno
i moti del suo cuore.
ERMIA
Io lo guardo
accigliata, eppure egli m'adora.
ELENA
Ah, potesse il mio
sorriso imparar dal tuo
cipiglio!
ERMIA
Io lo maledico, e
lui mi rende amore.
ELENA
Ah, potesse così
il mio pregar toccargli il
cuore!
ERMIA
Più io l'odio e
più mi viene appresso.
ELENA
Più io l'amo e più
lui mi detesta.
ERMIA
Elena, la sua
follia non è colpa mia.
ELENA
Non è colpa di
nessuno, tranne della tua
bellezza. Io vorrei avere quella
colpa!
ERMIA
Questo ti sia di
conforto; egli non vedrà più il
mio volto.
Lisandro ed io da
qui vogliam fuggire.
Quando non
conoscevo ancor Lisandro
mi pareva che
Atene fosse il Paradiso.
Oh qual potere
alberga nel mio cuore se esso fu
capace
di trasformare un
cielo in un inferno!
LISANDRO
Elena, di un
nostro piano ti metterò a parte.
Domani notte,
allor che in ciel Febea
l'argenteo volto
nello specchio equoreo si mira,
e con liquide
perle adorna i fili d'erba
(sempre tempo
propizio per i transfughi
amanti)
contiamo d'uscire
inosservati per le porte
d'Atene.
ERMIA
E nel bosco dove
solemmo, tu ed io,
distenderci su
sponde di primule albicanti,
versando i segreti
dei nostri cuori ardenti,
colà
c'incontreremo, il mio Lisandro
ed io.
E là, da Atene,
altrove volgerem lo sguardo,
vago di nuovi
amici e di stranieri incontri.
Addio, diletta
compagna dei miei giochi; prega
per noi,
e possa la buona
sorte concederti Demetrio!
Mantieni la
promessa, mio Lisandro! I nostri
occhi
dovremo affamar
del cibo degli amanti,
fino a domani, a
mezzanotte fonda. Esce Ermia.
LISANDRO
Oh sì, mia Ermia.
Elena, addio.
E come tu per lui,
per te possa Demetrio
consumarsi.
Esce Lisandro.
ELENA
Oh quanto una
persona può essere più felice
d'un'altra!
Pensano in Atene
ch'io sia bella quanto lei.
Ma a che pro?
Demetrio non lo pensa;
e ciò che gli
altri sanno egli non vuol
sapere.
E com'egli è in
errore a infatuarsi dello
sguardo d'Ermia,
in errore son io
ad ammirare i pregi di costui.
Le cose più umili
e vili, prive d'armonia,
Amor trasmuta in
forme dignitose e belle.
Ei non guarda con
gli occhi, ma con il sentimento,
ed è per questo
che l'alato Cupìdo vien dipinto
cieco.
Né il suo cervello
ha mai avuto il senso della
saggezza.
Ali ed occhi
bendati stanno a significare
un'inconsulta foga.
Ed è così che
Amore è concepito fanciullo,
lui che sovente
s'inganna quando sceglie.
E come, giocando,
i monelli si mancan di parola,
così il pargoletto
Amore è sempre uno spergiuro.
Prima di mirare
gli occhi d'Ermia,
Demetrio
grandinava giuramenti
d'esser soltanto
mio. E quando
la grandine sentì
il calore d'Ermia,
tutta si sciolse e
giù precipitarono i suoi voti.
Rivelerò a
Demetrio la fuga d'Ermia bella;
e così, domani
notte, egli la inseguirà nel
bosco.
E se mi sarà grato
per questa informazione,
il grazie suo mi
costerà gran prezzo.
Ma con questo sarò
ben ripagata,
ché lo vedrò al
ritorno ed all'andata!
Esce.
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