Entra Oberon, Re delle Fate.
OBERON
Mi piacerebbe
sapere se Titania è desta.
E chi per primo le
apparve al suo risveglio,
per cui adesso
delira d'amor folle.
Entra il Demone.
Ecco il mio
messaggero. Or dunque, spirito
pazzo?
Quali spassi,
stanotte, in questo bosco
incantato?
DEMONE
Ah, la mia padrona
s'è innamorata d'un mostro!
Nei pressi del suo
recesso sacro e segreto,
mentre era
nell'ora del sonno profondo,
un branco di
straccioni - di rozzi artieri -
che sudan per un
tozzo di pane nelle botteghe
d'Atene,
s'erano riuniti a
far le prove d'un dramma
da dedicare al
gran Teseo nel dì delle nozze.
Il più balordo
zuccone di quella banda di buoni
a nulla,
che faceva la
parte di Piramo nel dramma,
uscì di scena e
s'infilò nel bosco.
Allora io prendo
la palla al balzo
e una capocchia
d'asino gl'infilo sulla testa.
A questo punto
doveva ricever l'imbeccata per
rispondere a Tisbe,
ed eccolo che
sbuca fuori, il mio commediante.
A quella vista i
compagni - quali oche selvatiche
che l'uccellatore
nascosto hanno avvistato - o
come cornacchie
dal capo bigio che
al colpo del fucile, in largo
stuolo
gracchiando
s'alzano in volo, sbandano,
e pazze si
disperdono in cielo - proprio
così
fuggono i suoi
compari. E un di loro, al nostro
scalpitare,
finisce a
ruzzoloni e si mette a
strepitare;
"All'assassino!" -
e invoca soccorso da Atene.
Così, perduta,
dalla gran paura, la poca
saviezza del cervello,
cose assolutamente
insensate ai loro occhi parvero
animate.
Ecco che rovi e
pruni strappano ad alcun le
vesti.
Altri ci lascian
maniche e cappelli.
In tal modo io li
braccai in preda allo spavento,
e là, del tutto
trasformato, il dolce Piramo
lasciai.
Allora accadde che
Titania si destò
e d'un somaro
sùbito s'innamorò!
OBERON
La cosa è riuscita
meglio di quanto pensassi!
Ma hai tu poi
umettato gli occhi del giovane
ateniese
col filtro
d'amore, com'io ti comandai?
DEMONE
Lo sorpresi
addormentato... e anche questo
ho fatto...
E la fanciulla
ateniese era al suo fianco.
E al suo risveglio
ei certo l'adocchiò.
Entrano Demetrio ed Ermia.
OBERON
Nasconditi! È
lui... l'uomo d'Atene.
DEMONE
La dama è lei. Ma
lui il giovane non è!
(Stanno in disparte.)
DEMETRIO
Ma perché te la
prendi così con chi t'adora?
Sì fiere parole
siano pel tuo più fiero nemico!
ERMIA
Mi limito a
rampognarti. Ma ben di peggio
dovrei fare!
Temo ci sian buone
ragioni per mandarti
all'Inferno!
Hai trucidato
Lisandro addormentato,
e già i tuoi piedi
son nel sangue? Allora tuffatici
dentro
e trucida anche
me! Il sole non fu mai tanto
fedele al giorno
quanto era lui con
me. M'avrebbe mai abbandonata,
così, in pieno
sonno? Crederò piuttosto
che la dura terra
si possa perforare
e che la Luna
possa infilarsi nel suo centro
e uscire in mezzo
agli Antipodi
a far dispetto a
suo fratello il Sole, nel pieno
del meriggio!
No, non può essere
altro; tu l'hai assassinato!
E dell'assassino
hai proprio il volto - sinistro
e tetro!
DEMETRIO
Dell'assassinato,
ho io il volto, e non potrei
averlo diverso,
trafitto nel cuore
come sono dalla tua efferata
crudeltà.
E invece tu - la
vera assassina - sei circonfusa
di luce e di splendore;
come Venere,
lassù, nella sua sfera
smagliante.
ERMIA
Che c'entra questo
col mio Lisandro? Dov'è egli
mai?
Oh buon Demetrio,
me lo ridarai?
DEMETRIO
Darei piuttosto la
sua carcassa ai cani!
ERMIA
Ma passa via! -
cagnaccio tu, cagnaccio
randagio! Mi fai
perder la pazienza
- a me, che son ragazza mite ed
educata. Orsù confessa!
L'hai proprio
trucidato? D'ora innanzi
non sarai più
noverato fra gli umani!
Dici la verità!
Dici la verità! - appunto per
amor mio!
Avresti mai osato
di guardarlo in viso quando non
fosse addormentato?
E l'hai tu dunque
ucciso nel sonno? Bella
prodezza!
Un serpente, una
vipera, non avrebbe fatto lo
stesso?
E infatti una
vipera lo fece; perché nessun
serpente
punse mai con
lingua più forcuta della tua!
DEMETRIO
Stai sprecando il
tuo furore per un bel malinteso!
Mai mi son
macchiato del sangue di
Lisandro.
E, per quel che ne
so, Lisandro non è morto.
ERMIA
E allora, ti
prego, dimmi che sta bene.
DEMETRIO
E se lo dicessi,
che mi daresti in cambio?
ERMIA
Il privilegio di
non vedermi più.
E ora dalla tua
odiosa presenza me ne vado.
Stammi lontano -
ch'egli sia vivo o morto!
Esce.
DEMETRIO
A che pro
inseguirla mentre è fuori di sé?
E dunque qui mi
fermo per un po'!
Cresce il peso
dell'affanno, se l'insolvente
sonno
al dolore il suo
debito non paga.
Ma in piccola
misura può pagare
se qui mi fermo ad
accoglierne l'offerta.
Si distende (e dorme).
(Oberon e il Demone si fanno
avanti.)
OBERON
Ma cosa hai fatto?
Hai commesso un grosso errore;
stillare il filtro
d'amore sulle ciglia d'un fido
innamorato!
E a questa tua
confusione seguirà certamente
che un qualche
amor sincero in falso sia
cambiato,
e non già che un
amor falso si cambi in
veritiero.
DEMONE
Dunque così vuole
il destino; per un sol uomo che
osserva fedeltà
un milione d'altri
uomini tradisce, giurando e
spergiurando.
OBERON
Va', corri per il
bosco, più veloce del vento,
e vedi di trovare
Elena d'Atene.
Ella è malata
d'amore, e pallido è il suo
volto
per i tanti
sospiri che le asciugano il
sangue.
Conducila qui con
qualche sortilegio.
Penso io a
incantar gli occhi di lui per
quando la vedrà.
DEMONE
Vado, vado,
guardate come vado!
Più veloce son
d'un dardo
che un Tartaro ha
scoccato. Esce.
OBERON (spremendo il succo
sulle palpebre di Demetrio)
Fiore ch'ebbe
purpurea tinta
dalla freccia di
Cupìdo,
penetra la sua
pupilla.
E quando l'amor
suo scorgerà,
dello stesso
splendore ella rifulga
di Venere, lassù,
nel firmamento.
E se al tuo
risveglio ti sarà vicina
chiedi a lei la
medicina!
Entra il Demone.
DEMONE
Capitano delle
nostre schiere,
Elena è qui,
vicino a te.
E il giovine
ammaliato per errore
le chiede che
remuneri il suo amore.
S'ha a veder
questa gran carnevalata?
Dio che pagliacci
son questi mortali!
OBERON
Stai in disparte.
Il loro clamore
desterà Demetrio.
DEMONE
Ad un'unica
fanciulla
ora in due faran
la corte.
Questo sì ch'è un
bello spasso!
Delle cose vado
matto
quando vanno alla
rovescia!
(Si tengono in disparte.)
Entrano Lisandro ed Elena.
LISANDRO
Ma perché vuoi tu
pensare che per burla ti
corteggio!
Scherno e
derisione non si manifestano in
lacrime.
Vedi com'io piango
mentre ti giuro amore!
Fin dal lor
nascere sincerità contrassegna i
voti miei.
Come posson questi
sentimenti a te sembrar dileggio
se il segno della
fedeltà portano impresso?
ELENA
Sempre più
manifesti la tua ingegnosità
nella menzogna.
La fede che uccide
un'altra fede è insieme santa e
diabolica guerra!
Questi tuoi voti
son per Ermia. E vorresti
ripudiarla?
Un voto contro un
altro perdono peso entrambi.
I tuoi voti per
lei, e i tuoi per me, posati
sulla stessa bilancia,
divengono entrambi
leggeri come vane parole.
LISANDRO
Non avevo giudizio
quando le giuravo amore.
ELENA
E neppur ce l'hai
ora a ripudiarla.
LISANDRO
Demetrio l'ama, e
più non ama te.
DEMETRIO (destandosi)
O Elena, mia dea,
mia ninfa, perfetta, divina!
A cosa posso, amor
mio, paragonare gli occhi tuoi?
Il cristallo è
torbo. Oh come sempre più mi
tentano
quelle tue labbra
turgide, ciliegie da baciare!
Il bianco puro e
gelido delle nevi sulla vetta
del Tauro
spazzato dal vento
d'oriente, diviene nero corvino
sol che tu levi la
mano. Deh lascia ch'io baci
questo principesco
candore, questo sigillo di
letizia.
ELENA
Oh, oltraggio! Oh,
inferno! Vedo che tutti
siete contro di me
per vostro diletto.
Se aveste un po'
di garbo, se aveste imparato un
po' di cortesia,
ora non mi
maltrattereste così. Non
potevate
semplicemente
odiarmi - come so che mi odiate
-
senza aver
concordato anche il dileggio?
Se foste veri
uomini, come sembrate in
apparenza,
non trattereste in
questo modo una nobile
fanciulla.
Non fareste voti e
giuramenti, non pronuncereste
lodi esagerate,
quando poi dal
profondo del cuor mi detestate.
Siete rivali, voi
due, nell'amore per Ermia,
e siete ancor
rivali nel farvi beffe di me.
Bella prodezza,
bell'impresa virile,
far bagnare di
pianto gli occhi d'una povera
fanciulla
con le vostre
derisioni! Nessuno, di nobil
rango,
oserebbe insultare
in tal maniera una ragazza
e metterla a sì
dura prova solo per divertirsi.
LISANDRO
Demetrio, il tuo
comportamento è crudele. E lo è
perché ami Ermia.
E sai che io lo so.
E allora, ben
volentieri e di buon cuore,
ecco, dell'amore
per Ermia ti cedo la mia parte.
E tu l'amore per
Elena lascialo tutto a me.
Elena, che amo ed
amerò fino alla morte.
ELENA
Mai beffardi
schernitori hanno sprecato tanto
fiato!
DEMETRIO
Ma, Lisandro,
prenditela pure la tua Ermia!
Se mai io l'abbia
amata, ora non l'amo più.
Sol come ospite il
mio cuore dimorò presso di lei.
Ora, tornando ad
Elena, è tornato a casa sua,
dove vuole
restare.
LISANDRO
Elena, ascolta. Le
cose non stanno così!
DEMETRIO
Non calunniare, ti
prego, una fede che ignori!
E bada cosa
rischi. Potresti pagar la
calunnia molto cara.
Ma ecco qua l'amor
tuo. Guarda, la tua fanciulla
s'appressa.
Entra Ermia.
ERMIA
La notte buia, che
l'occhio priva della sua
facoltà,
ancor più acuisce
il senso dell'orecchio.
E dunque, se
indebolisce il senso della vista
doppio compenso
poi paga all'udito.
Lisandro, non sono
gli occhi miei che t'hanno
ritrovato
bensì l'orecchio,
che alla tua voce m'ha guidato.
Ma perché con
tanta scortesia m'abbandonasti?
LISANDRO
Potevo forse non
farlo quando è l'amor che urge?
ERMIA
E quale urgenza
d'amore potrebbe spinger
Lisandro lontano da me?
LISANDRO
L'amore di
Lisandro, che non gli dà
tregua... ossia
Elena bella, che
più la notte ingioiella
di quei lustrini
lassù nel firmamento, occhi di
luce.
Ma perché mi
cerchi? Non potresti capire,
ormai,
ch'io t'ho
abbandonata perché ti detesto?
ERMIA
Ah tu non pensi
ciò che dici. No, non può esser
vero!
ELENA
Ecco, fa parte
anche lei della congiura!
Or vedo che tutt'e
tre si sono uniti
a preparar la
beffa a mio disdoro.
Insolente
fanciulla! Amica ingrata!
Hai tramato, hai
congiurato con loro,
per torturarmi con
ignobile beffa?
E le confidenze e
le promesse che da buone sorelle
ci siamo
scambiate, e l'ore trascorse
insieme
quando
rimproveravamo al tempo il piè
veloce
che volea
separarci... Dunque, tutto
dimenticato?
L'amicizia dei
giorni di scuola, l'infantile
innocenza?
Noi, o Ermia, come
due dee industriose,
abbiam trapunto
coi nostri aghi un unico fiore,
su un unico
disegno, assise su un unico
guanciale;
entrambe modulando
un unico canto, l'una e l'altra
in armonia interiore,
come se le nostre
mani, i nostri fianchi, le
nostre voci, le nostre anime,
appartenessero a
un unico corpo. Così crescemmo
insieme,
qual doppia
ciliegia, divisa in apparenza,
ma gemina in
unità; due bei frutti
formati su un
unico gambo;
due corpi in
sembianza, ma un solo cuore;
unico cuore
bipartito, come in araldico
stemma,
ad unica persona
riferito, e da un unico cimiero
incoronato.
Ed ora in due vuoi
tu spaccare il nostro amore
antico,
unirti a due
messeri per beffeggiar la tua
povera amica?
Non è cosa degna
del tuo affetto, né della tua
purezza.
Con me tutte le
donne potrebbero per questo
biasimarti,
sebbene questa
ingiuria io la soffra da sola.
ERMIA
Mi stupiscono
queste tue parole addolorate.
Non sono io a
schernirti, ma tu me, mi pare!
ELENA
Non hai tu per
celia istigato Lisandro a
corteggiarmi,
a lodare i miei
occhi ed il mio volto?
Non hai tu
costretto Demetrio, l'altro tuo
spasimante
- che un attimo fa
mi respingeva a calci -
a chiamarmi sua
dea, sua ninfa, divina e rara
creatura,
preziosa,
celestiale? Perché dice costui
queste parole
alla donna che
odia? E perché mai Lisandro
rinnega il tuo
amore, che aveva tanto rigoglio
nel suo petto,
per dichiararmi -
sto dicendo il vero -
tutta la sua
passione, se tu non fossi
d'accordo?
E se le mie grazie
non son pari alle tue,
se corteggiata non
sono come te, e come te felice,
anzi
infelicissima, per
dover amare senz'esser
corrisposta,
compiangermi
dovresti piuttosto che
spregiarmi.
ERMIA
Ma cosa stai
dicendo! Non riesco a capire.
ELENA
E allora continua,
continua pure così! Fingi
d'essere afflitta!
E fammi le
boccacce appena volto le spalle.
Strizzatevi
l'occhio, voi due. Continuate
questo bello scherzo.
Se riuscirete a
tirarlo bene in lungo, passerà
alla storia.
Se provaste pietà,
e aveste un po' di garbo, o di
buone maniere,
non vi prendereste
così gioco di me.
Ma addio. Forse in
questo ho una parte di colpa.
Morte, o
lontananza, porterà rimedio.
LISANDRO
Ma cara Elena,
rimani. Accetta le mie scuse.
Amor mio, vita
mia, anima mia, Elena bella!
ELENA
Ma bene!
ERMIA
Tesoro mio, non beffeggiarla
così.
DEMETRIO
Se lei non ce la
fa con le suppliche, io posso
costringerti!
LISANDRO
Tu non puoi
costringermi più di quanto ella
sappia supplicare.
Le tue minacce non
han più forza delle sue vane
preghiere.
Elena, io t'amo.
Te lo giuro sulla vita mia.
Su questa vita che
a te vorrò immolare
per dar di
mentitore a chi afferma il
contrario.
DEMETRIO
Io dico che t'amo
più di quanto costui ti possa
amare.
LISANDRO
Se è questo che
sostieni, vieni con me a
dimostrarlo.
DEMETRIO
Presto, su!
ERMIA
Lisandro, ma che vuol dir tutto
questo?
LISANDRO
Vattene, Etiope!
DEMETRIO
No, no, costui
finge d'agitarsi
tanto... (Rivolto a Lisandro.)
Sbuffa pure
e infuria come se
volessi seguirmi!
Ma non lo fare!
Va', altro non sei che uno
smidollato!
LISANDRO
E leva l'unghie da
me, gatta, lappola! Vile
creatura, lasciami andare!
O ti scaglierò via
come una biscia!
ERMIA
Ma perché sei
diventato tanto rude? Che
cambiamento è questo,
amore mio?
LISANDRO
Amore tuo?
Vattene via,
Tartara fuligginosa! Via!
Via, farmaco
ripugnante! Via, bevanda
disgustosa!
ERMIA
Lisandro, stai
scherzando?
ELENA
Certo che scherza! E anche tu!
LISANDRO
Demetrio, io
manterrò la parola che t'ho
data!
DEMETRIO
Vorrei che quella
tua parola fosse un contratto
scritto,
visto che un
vincolo da nulla basta a
trattenerti.
Della tua parola
io non mi fido!
LISANDRO
Insomma, cosa
vuoi? Che la bastoni? Che
l'ammazzi?
È vero che io la
odio. Mai, però, potrei farle
del male.
ERMIA
E qual male
potrebbe esser più grande del
tuo odio?
Odio? E perché? Oh
povera me! Amore mio, cos'è che
devi dirmi?
Che Ermia non
sono? Che tu non sei Lisandro?
Io son bella ora
com'ero bella prima.
Stanotte mi amavi.
E stanotte m'hai abbandonata.
Ma perché
abbandonarmi? Oh - Dio ci
liberi! -
fai proprio sul
serio?
LISANDRO
Te lo giuro, sì... sulla mia
vita!
E mi auguravo di
non vederti più.
Or dunque puoi
mollare ogni speranza, smettere
di far domande e avere dubbi.
Siine certa.
Niente è più vero. Non è per
scherzo
ch'io tanto ti
detesto, e invece Elena adoro.
ERMIA
Povera me! (Ad
Elena.) E tu, ingannatrice.
Tu, bruco di fiore!
Ladra d'amore! Sei
dunque venuta, di notte,
a trafugare il
cuore del mio amante?
ELENA
Ma bene, bene!
Non hai alcun
ritegno, né virgineo pudore?
Non un'ombra di
rossore? Vuoi dunque strappare
alla mia lingua
gentile risposte incontrollate?
Vergognati,
vergognati, "bambolina"
bugiardina!
ERMIA
"Bambolina", eh?
Ah ora capisco il gioco!
A quanto vedo,
ella ha messo a confronto le
nostre due stature,
e s'è vantata
d'esser la più alta.
Dunque è con quel
suo personale, con quella sua
figura sperticata
che sua altezza se
l'è fatto suo. Proprio così!
E nella sua stima
- di' un po' - sei salita tanto
in alto
solo perch'io son
minuscola e bassa?
Quanto son bassa,
dimmi, tu, imbellettato Albero
di Maggio?
Quanto son bassa,
eh? Non tanto bassa comunque
che l'unghie mie
non ti raggiungan gli occhi.
ELENA
Vi prego, messeri,
burlatevi pure di me,
ma impedite a
costei di maltrattarmi. Io non
sono stata mai litigiosa.
Non son malvagia
per natura.
Son pavida come
una bambina.
Badate che non mi
picchi! Voi forse pensate
che essendo lei un
po' più bassa di me
io sia in grado di
tenerle testa.
ERMIA
Più"bassa"? Sentite, lo ripete!
ELENA
Mia cara Ermia,
non esser così permalosa. Ermia
mia,
io t'ho sempre
voluto tanto bene.
Ho sempre serbato
i tuoi segreti,
mai t'ho fatto un
torto - tranne quando,
per amor di
Demetrio, io gli dissi
che segretamente
eri fuggita in questa selva.
Egli t'inseguì, e,
per amore, io lo inseguii.
Ma, da allora,
egli m'ha respinta,
ha minacciato di
bastonarmi, di disprezzarmi, e
perfino d'ammazzarmi.
Ed ora, se tu mi
lasci andare,
ad Atene riporterò
la mia passione;
e mai più
t'inseguirò. Lascia ch'io vada!
E vedi quanto son
semplice e sciocchina.
ERMIA
E allora vattene
via di qui! Forse qualcuno ti
trattiene?
ELENA
Sì, un cuore
stolto che lascio qui alle mie
spalle.
ERMIA
Che cosa? Lo lasci
a Lisandro?
ELENA
No, a Demetrio!
LISANDRO
Elena, non temere.
Ella non ti farà alcun male.
DEMETRIO
Ah, questo no!
Anche se voi, messere,
prenderete la sua parte.
ELENA
Ohimè, quando
s'arrabbia divien maligna e
astuta.
Era una peste
quando andavamo a scuola.
E sebbene sia
piccina, è tutta pepe...
ERMIA
E dài con quel
"piccina"! Con quel "bassa" e
"piccina"!
E voi perché le
permettete d'insultarmi così?
Lasciate che
l'agguanti!
LISANDRO
Sparisci, nanerottola!
Minuscolo scarto,
satura d'inceppante sanguinella,
acino, ghianda!
DEMETRIO
Ti sei fatto troppo premuroso
per lei che ha in
dispregio i tuoi servigi.
Lasciala perdere.
E scordati d'Elena.
Non prender le sue
parti. Se ti provi
a dimostrarle
anche un'ombra d'amore
te lo faccio
vedere io!
LISANDRO
Ah sì? Ora che lei
non mi trattiene più,
séguimi, se ne hai
il coraggio!
E si vedrà a chi
di noi Elena spetta.
DEMETRIO
Seguirti? Ah no
davvero! Andremo fianco a
fianco!
Escono Lisandro e Demetrio.
ERMIA
Questo sconquasso
è tutto per colpa vostra,
signora mia bella.
E non cercate di
scappare.
ELENA
Io di voi due non mi fido,
e non rimarrò in
questa vostra bieca compagnia.
Se le vostre mani
son più veloci delle mie a
battagliare
le mie gambe son
più lunghe per scappare.
Esce.
ERMIA
Sono sbalordita.
Non so più cosa dire! Esce.
Oberon e il Demone si fanno
avanti.
OBERON
Tutto questo per
colpa tua! E sempre ti sbagli -
o forse, briccone,
tu lo fai apposta!
DEMONE
Credetemi, Re
delle ombre, fu solo per errore.
Non mi diceste
forse che il giovane dovevo
riconoscere
dalle vesti
ateniesi?
E che l'operato
mio è senza colpa
lo dimostra che
d'un ateniese, appunto, ho
stregato le pupille.
E poi se è
successo quel che è successo,
sapete che vi dico?
La cosa comunque è
di mio gusto. Quando c'è
confusione mi diverto!
OBERON
Vedi, questi due
amanti cercano un luogo dove
battersi.
Va', corri,
Robertino, ad oscurare la notte.
Stendi sulla
stellata volta celeste
una coltre di
nebbia, atra come l'Acheronte,
e svia questi
rivali ostinati
così che l'uno
l'altro non incontri.
Modella la tua
voce su quella di Lisandro
e punzecchia
Demetrio con mordaci oltraggi.
E che si tengan
lontani l'un dallo sguardo
dell'altro,
finché sonno
mortale, dai piedi di piombo,
e dalle ali di
pipistrello,
non posi sulle
loro ciglia.
Spremi allora
quest'erba sull'occhio di
Lisandro.
Succo è questo di
grande efficacia,
in grado, per sue
virtù, di rompere l'incanto
e di rendere
all'occhio la sua funzione
normale.
Quando si
desteranno, tutto questo
tafferuglio
parrà simile a
sogno o a vana visione.
I due innamorati
torneranno uniti ad Atene
e la loro fedeltà
immutata durerà fino alla morte.
E mentre affido a
te questa faccenda
andrò dalla Regina
per quel ragazzo indiano.
E l'occhio suo
ammaliato libererò
dall'effigie del
mostro, e tutto tornerà
tranquillo come prima.
DEMONE
Signore delle
Fate, queste cose van fatte in
tutta fretta,
perché i veloci
draghi della notte hanno
squarciato i nembi
e già lassù
rifulge la messaggera del
mattino,
al cui avvento gli
spettri vagolanti in giro
ritornano in folla
ai cimiteri. Tutti gli spiriti
dannati,
sepolti ai
crocevia e in fondo ai flutti,
han già fatto
ritorno ai loro letti verminosi;
e, per tema che il
giorno possa le loro infamie
rivelare,
corrono ad
esiliarsi da ogni luce
e a far combutta
sempiterna con la notte dal nero
volto.
OBERON
Ma noi siamo
spiriti di natura diversa.
Io vado spesso a
caccia con Aurora,
e, simile a
guardaboschi, talora batto le
selve
fin quando la
porta dell'Oriente, rutilante di
fuochi,
non s'apra su
Nettuno coi suoi raggi benefici,
e i suoi salsi
flutti verdi cangi in oro
giallo.
Nondimeno,
affrettiamoci, senza ulteriore
indugio,
ché s'ha da
sbrigar la faccenda prima che
venga il giorno. (Esce.)
DEMONE
Qua e là, qua e là,
me
li vo' portare qua e là.
Son temuto in campagna ed in
città.
Folletto, portali qua, portali
là!
Eccone uno.
Entra Lisandro.
LISANDRO
Ma dove sei,
spavaldo Demetrio? Su, parla!
DEMONE
Son qui, ribaldo,
ed ho sguainato la spada. E tu
dove sei?
LISANDRO
In un attimo sarò
da te.
DEMONE
E allora seguimi
in luogo più
aperto.
(Esce Lisandro, come seguendo
la sua voce.)
Rientra Demetrio.
DEMETRIO
Olà, Lisandro! Rispondi.
Fuggiasco,
codardo, sei scappato, eh?
Parla! Ti sei
infilato in qualche cespuglio?
Dov'è che nascondi la faccia?
DEMONE
E tu, vigliacco,
che fai? Lo smargiasso con le
stelle?
Dici ai cespugli
che cerchi la pugna
e poi non ti
mostri! Vieni avanti, codardo,
moccioso!
Ti prenderò a
frustate. È per certo disonorato
chi per te nuda la
spada.
DEMETRIO
Ah dunque sei là?
DEMONE
Segui la mia voce.
Ci misureremo altrove!
Escono.
(Entra Lisandro.)
LISANDRO
Mi precede, e mi
sfida.
Arrivo dove parla,
e lui se n'è andato.
Il briccone ha la
gamba più lesta di me.
L'ho seguito di
corsa, ma lui corre di più.
Ed ora mi sono
addentrato nel buio pesto,
in un sentiero
impervio.
E qui mi voglio
riposare. Si corica.
Vieni, dolce
mattino!
Sol che appaia il
tuo primo grigio lucore
troverò Demetrio,
e vendicherò l'oltraggio.
(Si addormenta.)
Entrano il Demone e Demetrio.
DEMONE (Ride.)
Ha, ha, ha! Vieni
fuori, codardo!
Girano qua e là sulla scena.
DEMETRIO
Aspettami, se ne
hai il coraggio! Ho ben visto
che mi corri
dinanzi, saltando qua e là,
e che non osi
fermarti a guardarmi in faccia.
Ora dove sei?
DEMONE
Vieni qui. Sono qua.
DEMETRIO
Ma tu ti beffi di
me. Me la pagherai cara...
se mai riuscirò a
vederti in volto alla luce del
giorno.
Ma ora vattene
pure! La spossatezza mi
costringe
a distendere il
corpo su questo freddo
giaciglio.
(Si giace.)
Puoi contare di
vedermi allo spuntar dell'alba!
(S'addormenta.)
Entra Elena.
ELENA
O notte
angosciosa, o lunga notte
tediosa,
accorcia le tue
ore! Il conforto mi giunga
dall'oriente,
che io possa, col
giorno, tornarmene ad Atene,
lontana da coloro
che aborrono avermi per
compagna.
E il sonno, che
talvolta serra gli occhi al
dolore,
per un po' lungi
mi porti dalla compagnia di me
stessa.
(Si corica e) si
addormenta.
DEMONE
Soltanto tre? Ne
giungerà un'altra!
Due e due di sessi
opposti fanno quattro.
Eccola che viene.
Arcigna e addolorata.
Un bel briccone
questo Cupìdo
che fa impazzire
le povere donne!
Entra Ermia.
ERMIA
Mai così stanca, e
mai tanto infelice!
Fradicia di
guazza, e ferita dai rovi,
non ce la faccio
più a trascinarmi avanti.
Le mie gambe non
vanno al passo coi miei
desideri.
Qui mi riposerò
finché non spunti il giorno. (Si
corica.)
Che il cielo
protegga Lisandro, se dovranno
battersi in duello! (Si
addormenta.)
DEMONE
Qui sulla nuda terra
dormi profondo.
Il
mio farmaco
o
dolce amante
ti stillerò
sul ciglio.
(Spreme il succo sulle ciglia
di Lisandro.)
E al tuo risveglio
troverai
grande piacere
nel rivedere
gli occhi del primo amore.
Ed il detto campagnolo
"Tocca a ognuno il suo dovuto"
sarà vero al tuo risveglio.
La Gianna sarà di Giannino
e niente andrà per il peggio.
Chi l'ha persa riavrà la cavalla
e
tutto finirà per il meglio.
(Esce.)