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BRUTO
Dev'essere con la sua
morte; e, per parte mia,
non ho nessuna ragione
personale per
recalcitrare a lui;
solo il bene comune.
Vorrebbe farsi
incoronare;
come ciò potrebbe
cambiare la sua natura,
ecco la domanda.
È il giorno luminoso a
tirare fuori la vipera,
e quella richiede un
passo circospetto.
L'incoroniamo,
e allora, certo, gli
forniamo una punta
con cui può a piacimento
procurare danni.
L'abuso della grandezza
si ha quando essa
disgiunge
la pietà dal potere; e,
a dir la verità di
Cesare,
non l'ho mai visto
governato dalle passioni
più che dalla ragione.
Ma è esperienza comune
che l'umiltà è la scala
dell'ambizione in
boccio,
alla quale chi sale
rivolge la faccia;
ma una volta che ha
raggiunto l'ultimo
gradino,
allora volta le spalle alla scala,
guarda alle nuvole,
disprezzando i bassi
gradini
per i quali era asceso.
Così potrebbe Cesare;
allora, perché non
possa, preveniamolo. E
poiché
l'accusa non trova
appigli in quel che egli
è ora,
mettiamola così; che quel che è ora,
crescendo,
arriverebbe a questi e
questi altri estremi;
e perciò pensiamolo come
uovo di serpente,
che, covato, diverrebbe
malefico, come da sua
natura,
e uccidiamolo nel
guscio.
Entra Lucio.
LUCIO
Ho acceso la candela nel
vostro studio, signore.
Cercando alla finestra
una pietra focaia, ho
trovato
questo foglio, sigillato
così; e sono sicuro
che non era lì quando
sono andato a letto.
Gli dà una lettera.
BRUTO
Ritorna a letto, non è ancora
giorno.
Non sono domani, ragazzo, le Idi
di marzo?
LUCIO
Non lo so, signore.
BRUTO
Guarda nel calendario e fammelo
sapere.
LUCIO
Sì, signore.
Esce.
BRUTO
Gli accesi vapori che sibilano
là in alto
mandano tanta luce che riesco a
leggere.
Apre la lettera e legge.
"Bruto, tu dormi. Svegliati, e
guardati!
Dovrà Roma, ecc. Parla,
colpisci, poni rimedio!"
"Bruto, tu dormi. Svegliati!"
Istigazioni simili sono state
lasciate
spesso lì dove io potessi
trovarle.
"Dovrà Roma, ecc.". Così devo
mettere insieme i pezzi;
Dovrà Roma rimanere soggetta ad
un solo uomo? Come!
Roma? I miei antenati dalle
strade di Roma
scacciarono Tarquinio quando fu
proclamato re.
"Parla, colpisci, poni rimedio!"
Mi si chiede
di parlare e di colpire? Oh
Roma, io ti prometto
che, se il rimedio potrà
seguire, la tua petizione
sarà stata esaudita in pieno
dalla mano di Bruto.
Entra Lucio.
LUCIO
Signore, sono già passati
quindici giorni di marzo.
Bussano alla porta.
BRUTO
Bene. Va' alla porta; qualcuno
bussa.
Esce Lucio.
Da quando Cassio mi ha aizzato
contro Cesare,
non ho dormito.
Tra l'attuazione di una cosa
terribile
e il primo impulso, l'intero
intervallo
è come un'allucinazione, o un
orribile sogno.
Lo spirito e le umane facoltà
mortali
tengono allora consiglio, e lo
stato dell'uomo,
come un piccolo regno, subisce
allora
una sorta di insurrezione.
Entra Lucio.
LUCIO
Signore, c'è vostro cognato
Cassio alla porta,
che desidera vedervi.
BRUTO
È solo?
LUCIO
No, signore, ci sono altri con
lui.
BRUTO
Li conosci?
LUCIO
No, signore, hanno i cappelli
calcati sugli orecchi
e mezza faccia coperta dai
mantelli,
cosicché non posso riconoscerli
in alcun modo
dall'aspetto.
BRUTO
Falli entrare.
Esce Lucio.
Sono i congiurati. Oh,
cospirazione,
ti vergogni a mostrare il tuo
minaccioso volto, di notte,
quando più liberi sono i mali?
Oh, allora, di giorno,
dove troverai una caverna oscura
abbastanza
da mascherare il tuo viso
mostruoso? Non cercarla,
cospirazione; nascondilo sotto
sorrisi e affabilità,
perché, se procedi mostrando il
tuo vero aspetto,
neanche l'Erebo sarebbe buio
abbastanza
da nasconderti e non farti
scoprire.
Entrano i cospiratori - Cassio,
Casca, Decio, Cinna, Metello
Cimbro e Trebonio.
CASSIO
Forse siamo troppo arditi a
interrompere il tuo riposo.
Buongiorno, Bruto. Ti
disturbiamo?
BRUTO
Sono in piedi da un'ora, e
sveglio tutta la notte.
Conosco questi uomini che
arrivano con te?
CASSIO
Sì, ognuno di loro; e non c'è
uomo qui
che non ti onori; e ognuno
vorrebbe
che tu avessi di te stesso quell'opinione
che ogni nobile romano ha di te.
Questi è Trebonio.
BRUTO
È benvenuto qui.
CASSIO
Questi è Decio Bruto.
BRUTO
Benvenuto anch'egli.
CASSIO
Questi è Casca; questo, Cinna; e
questo, Metello Cimbro.
BRUTO
Sono tutti benvenuti.
Quale preoccupazione vi tiene
svegli,
frapponendosi fra i vostri occhi
e la notte?
CASSIO
Posso dirti due parole?
Bruto e Cassio parlano tra loro
sottovoce.
DECIO
Da quella parte è l'oriente. Non
sorge lì il giorno?
CASCA
No.
CINNA
Oh scusami, amico, è così; e
quelle strisce grigie
che striano le nuvole sono
messaggere del giorno.
CASCA
Dovrete riconoscere di
sbagliarvi entrambi.
Lì, dove punto la spada, sorge
il sole,
che sta avanzando a gran passi
verso il sud,
data la giovane stagione dell'anno.
Fra circa due mesi, molto più
alto verso il nord
presenterà il suo fuoco; e l'est
si trova
esattamente, come il
Campidoglio, lì.
BRUTO
Datemi la mano tutti quanti, uno
ad uno.
CASSIO
E giuriamo sulla nostra
decisione.
BRUTO
No, nessun giuramento. Se la
faccia della gente,
la sofferenza delle nostre
anime, gli abusi dell'epoca -
se questi sono deboli motivi,
sciogliamoci immediatamente,
e ognuno se ne vada di qui al
suo ozioso letto.
E si lasci spazio alla tirannia,
che guarda tutto dall'alto,
finché ogni uomo cada in terra
secondo il suo capriccio.
Ma se questi motivi, come io
sono sicuro, hanno fuoco
sufficiente ad accendere i
codardi e ad armare di coraggio
lo spirito molle delle donne,
allora, concittadini,
che bisogno abbiamo di uno
sprone, che non sia
la nostra stessa causa, a incitarci a porre rimedio?
Quale altro patto se non quello
di romani discreti,
che si sono dati la parola e non
useranno inganni?
Quale altro giuramento se non
l'onestà impegnata
con l'onestà, affinché questo
avvenga, o noi per questo
cadiamo? Giurino i preti e i
codardi, e i circospetti,
le vecchie carogne rammollite, e
quegli animi sofferenti
che accettano le angherìe; per
cattive cause giurino
quelle creature di cui non ci si
fida; ma non macchiate
il fermo valore della nostra impresa,
né l'indomita tempra dei nostri
spiriti,
pensando che la nostra causa o
la nostra azione
abbiano bisogno di un
giuramento, poiché ogni goccia
di sangue che scorre in ogni
romano, e vi scorre
nobilmente, è colpevole e bastarda, ogni singola goccia,
se egli infrange anche la più
piccola parte
di qualsiasi promessa che sia
uscita dalle sue labbra.
CASSIO
Ma cosa facciamo di Cicerone?
Dobbiamo sondarlo?
Credo che starà molto
decisamente con noi.
CASCA
Non lasciamolo fuori.
CINNA
No, assolutamente.
METELLO
Oh, prendiamolo con noi, perché
i suoi capelli d'argento
ci faranno acquistare una buona
opinione
e compreranno i voti della gente
a lode dei nostri atti.
Si dirà che il suo giudizio ha
guidato le nostre mani.
La nostra giovinezza e avventatezza non salterà agli
occhi,
ma sarà sepolta sotto la sua
serietà.
BRUTO
Oh, non nominatelo. Non
apriamoci con lui,
perché non seguirà mai alcuna
cosa
che sia stata iniziata da altri.
CASSIO
Lasciamolo fuori allora.
CASCA
Ma sì, non è adatto.
DECIO
Non si dovrà toccare altri che
Cesare?
CASSIO
Ottima domanda, Decio. Io non
credo opportuno
che Marc'Antonio, tanto amato da
Cesare,
sopravviva a Cesare. Scopriremo
in lui
un maligno intrigante; e voi
sapete che ha mezzi
che, ben usati, possono arrivare
al punto
di danneggiarci tutti; per
prevenire questo,
che Antonio e Cesare cadano
insieme.
BRUTO
Il nostro comportamento sembrerà
troppo sanguinario,
Caio Cassio, se tagliamo la
testa e poi squartiamo le membra;
che sarebbe ira nella morte e
malvagità dopo;
perché Antonio non è che un arto
di Cesare.
Dobbiamo essere sacrificatori,
ma non macellai, Caio.
Tutti noi ci leviamo contro lo
spirito di Cesare,
e non c'è sangue nello spirito
degli uomini.
Oh, se potessimo allora arrivare
allo spirito di Cesare,
e non smembrare Cesare! Ma,
ahimè,
Cesare dovrà sanguinare per
questo. E, gentili amici,
uccidiamolo coraggiosamente, ma
non rabbiosamente;
dobbiamo scalcarlo come un
piatto degno degli dèi,
non maciullarlo come una
carcassa degna dei cani.
E i nostri cuori, come fanno certi scaltri padroni,
spingano i loro servi a un atto
di furore,
e dopo sembrino rimproverarli.
Questo renderà
il nostro intento necessario, e
non maligno,
e, così apparendo agli occhi
della gente,
saremo chiamati purificatori,
non assassini.
E quanto a Marc'Antonio, non
pensateci,
perché non potrà fare di più del
braccio di Cesare,
quando la testa di Cesare sarà
caduta.
CASSIO
Tuttavia lo temo,
perché con l'amore così radicato
che ha per Cesare...
BRUTO
Suvvia, buon Cassio, non pensare
a lui.
Se ama Cesare, tutto quello che
può fare
è contro se stesso - intristirsi
e morire per Cesare;
e ciò sarebbe troppo per lui,
portato com'è
per gli spassi, la vita
sfrenata, e tanta compagnia.
TREBONIO
Non c'è niente da temere da lui.
Che non muoia,
perché continuerà a vivere e
riderà di questo, dopo.
Suona l'orologio.
BRUTO
Zitti! Contate i rintocchi.
CASSIO
L'orologio ha suonato le tre.
TREBONIO
È l'ora di separarsi.
CASSIO
Ma è ancora in dubbio
se Cesare uscirà in pubblico
oggi oppure no;
perché negli ultimi tempi è
diventato superstizioso,
abbandonando la ferma opinione
che aveva una volta
delle fantasie, dei sogni, e dei
portenti.
Può darsi che i prodigi che sono
apparsi,
l'insolito terrore di questa
notte,
e la persuasione dei suoi
aruspici,
lo trattengano dal venire oggi
in Campidoglio.
DECIO
Non temerlo. Se decidesse così,
io so come convincerlo; perché
ama ascoltare
che gli unicorni possono venire traditi dagli alberi,
e gli orsi dagli specchi, gli
elefanti dai fossi,
i leoni dalle reti, e gli uomini
dagli adulatori.
Ma quando gli dico che lui odia
gli adulatori,
dice che è così, essendo allora
massimamente adulato.
Lasciate fare a me;
perché so come volgere il suo
umore nel modo giusto,
e lo porterò in Campidoglio.
CASSIO
Sì, ma tutti noi saremo lì a
prenderlo.
BRUTO
Alle otto, al più tardi, no?
CINNA
Sì, al più tardi, e non mancate.
METELLO
Caio Ligario ce l'ha con Cesare,
che lo rimproverò di aver
parlato bene di Pompeo.
Mi meraviglia che nessuno di voi
abbia pensato a lui.
BRUTO
Allora, buon Metello, vai a casa
sua.
Mi vuole bene, e gliene ho dato
ragioni.
Basta che tu lo mandi qui e ci
penso io.
CASSIO
Il mattino arriva su di noi. Ti
lasciamo, Bruto.
E voi, amici, scioglietevi - ma
ricordate tutti
ciò che avete detto, e
dimostratevi veri romani.
BRUTO
Cari signori, mostratevi sereni
e allegri.
Il nostro aspetto non si vesta
del nostro proposito,
ma si presenti alla maniera dei
nostri attori romani,
con animo saldo e dignitosa
fermezza.
E così, buon giorno a tutti voi.
Escono tutti, tranne Bruto.
Ragazzo! Lucio! Dormi sodo? Non
importa.
Goditi la greve rugiada di miele
del sonno.
A te non passano per la testa le
immagini e le fantasie
che l'affannosa cura suscita nel
cervello degli uomini;
perciò dormi così sodo.
Entra Porzia.
PORZIA
Bruto, mio signore.
BRUTO
Porzia, che fai? Perché ti alzi
adesso?
Non fa bene alla tua salute
esporre
la tua fragile costituzione al
crudo freddo del mattino.
PORZIA
E non fa bene neanche alla tua.
Sei stato scortese,
Bruto, a sottrarti al mio letto;
e ieri sera a cena
ti sei alzato d'improvviso e sei
andato su e giù,
riflettendo e sospirando, con le
braccia incrociate;
e quando ti ho chiesto che cosa
c'era,
mi hai fissato con uno sguardo
scortese.
Ti ho incalzato, e allora ti sei
grattato la testa
e hai battuto il piede in terra
con troppa impazienza.
Ho insistito ancora, e ancora
non hai risposto,
ma con un cenno irato della mano
mi hai fatto segno di lasciarti.
L'ho fatto,
temendo di rafforzare quella
impazienza
che sembrava fin troppo accesa,
e anche sperando
che fosse solo l'effetto di un
cattivo umore,
che a volte trova la sua ora in
ogni uomo.
Non ti lascia mangiare, né
parlare, né dormire,
e se potesse agire sul tuo
aspetto
quanto ha già prevalso sullo
stato della tua mente,
io non ti riconoscerei, Bruto.
Mio caro signore,
fammi conoscere la causa della
tua pena.
BRUTO
Non sto bene di salute, e questo
è tutto.
PORZIA
Bruto è saggio, e se non stesse
bene di salute,
adotterebbe i mezzi per
riacquistarla.
BRUTO
E così faccio. Buona Porzia, va'
a letto.
PORZIA
È malato Bruto, ed è salutare
andare in giro slacciato a
succhiare gli umori
dell'umida mattina? Ma come,
Bruto è malato,
e però sguscia via dal suo sano
letto
per sfidare il vile contagio
della notte
e tentare l'aria fradicia e impura
ad aggravare la sua malattia?
No, mio Bruto.
Tu hai qualche cruccio che rende
malata la tua mente,
e, per il diritto e per la virtù
del mio ruolo,
io dovrei conoscerlo; e, in
ginocchio,
ti scongiuro, per la mia
bellezza lodata un tempo,
per tutte le tue promesse
d'amore, e per quel grande voto
che fece di noi due un solo
corpo e una sola cosa,
rivela a me, che sono te, la tua
metà,
perché sei così cupo, e chi
erano quegli uomini che stanotte
sono venuti a trovarti; perché
ce ne sono stati
circa sei o sette, che
nascondevano la faccia
perfino alle tenebre.
BRUTO
Non ti inginocchiare, cara
Porzia.
PORZIA
Non ne avrei bisogno, se tu
fossi il caro Bruto.
Nel contratto di matrimonio,
dimmi, Bruto,
si fa eccezione a che io conosca
qualche segreto
che ti appartenga? Sono io il
tuo altro io
soltanto, per così dire, con
limiti e scadenze,
per stare a tavola con te,
confortare il tuo letto,
e parlarti qualche volta? Abito
solo nei suburbi
del tuo bel piacere? Se non è
che così,
Porzia è la puttana di Bruto, non sua moglie.
BRUTO
Tu sei la mia vera e onorata
moglie,
che mi è tanto cara quanto le
gocce rosse
che visitano questo mio cuore triste.
PORZIA
Se questo fosse vero, allora
dovrei sapere il tuo segreto.
Lo ammetto, sono una donna; ma
anche
una donna che il nobile Bruto
prese per moglie.
Lo ammetto, sono una donna; ma
anche
una donna di buona reputazione,
la figlia di Catone.
Credi che io non sia più forte
del mio sesso,
avendo un tale padre e un tale
marito?
Dimmi quel che ti passa nella
mente, non lo rivelerò.
Ho messo a dura prova la mia
risoluzione,
facendomi una ferita, di mia
volontà,
qui, nella coscia. Posso
sopportare questo con pazienza,
e non i segreti di mio marito?
BRUTO
Oh voi, dèi,
rendetemi degno di questa nobile
moglie!
Si sente bussare.
Ascolta! Qualcuno bussa. Porzia,
va' dentro un momento,
e fra poco il tuo petto sarà
messo a parte
dei segreti del mio cuore.
Ti spiegherò tutti i miei
impegni,
tutto quello che è scritto sulla
mia triste fronte.
Lasciami in fretta.
Esce Porzia.
Entrano Lucio e Caio Ligario.
Lucio, chi è che bussa?
LUCIO
C'è qui un uomo malato che
vorrebbe parlare con voi.
BRUTO
Caio Ligario, quello di cui
parlava Metello.
Ragazzo, mettiti da parte.
Allora, Caio Ligario?
LIGARIO
Accetta il buon giorno da una
debole lingua.
BRUTO
Ah, che momento hai scelto,
valoroso Caio,
per portare bende! Se tu non
fossi ammalato!
LIGARIO
Io non sono ammalato se Bruto ha
per mano
un'impresa degna di chiamarsi
onorevole.
BRUTO
Una simile impresa ho per mano,
Ligario,
se tu avessi l'orecchio sano per
ascoltarla.
LIGARIO
Per tutti gli dèi a cui si
inchinano i romani,
io qui metto via la mia
malattia.
Getta via il fazzoletto.
Anima di Roma!
Valoroso figlio che discendi da
onorevoli lombi!
Tu, come un esorcista, hai
evocato
il mio spirito morente. Ora
comandami di correre,
ed io lotterò contro l'impossibile,
certo, e avrò la meglio. Cosa
c'è da fare?
BRUTO
Un'opera che renderà sani gli
uomini malati.
LIGARIO
Ma non ci sono dei sani che noi
dobbiamo far ammalare?
BRUTO
Quello dobbiamo fare anche. Di
che si tratti, mio Caio,
te lo rivelerò mentre staremo
andando verso colui
sul quale deve essere fatto.
LIGARIO
Mettiti in cammino,
ed io ti seguo con un cuore
nuovamente acceso,
per fare non so cosa; ma mi
basta
che Bruto mi conduca. Tuono.
BRUTO
Seguimi, allora.
Escono.
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Tuoni e fulmini. Entra Giulio
Cesare in veste da notte.
CESARE
Né il cielo né la terra sono
stati in pace stanotte.
Tre volte Calpurnia ha gridato
nel sonno
"Aiuto, oh! Assassinano Cesare!"
- Chi è là?
Entra un servo.
SERVO
Mio signore?
CESARE
Va' a dire ai sacerdoti di fare
un sacrificio, subito,
e portami il loro responso sul
risultato.
SERVO
Vado, mio signore.
Esce.
Entra Calpurnia.
CALPURNIA
Che cosa hai in mente, Cesare?
Pensi di uscire?
Non ti muoverai dalla tua casa
oggi.
CESARE
Cesare uscirà. Le cose che mi
hanno minacciato
non hanno visto che la mia
schiena. Quando vedranno
la faccia di Cesare, saranno
bell'e svanite.
CALPURNIA
Cesare, io non ho mai dato retta
ai portenti,
e però ora mi spaventano. C'è
uno qui dentro,
che, oltre alle cose che noi
abbiamo udito e visto,
racconta di spettacoli orribili
visti dalla ronda.
Una leonessa ha partorito per le strade,
e le tombe hanno sbadigliato e
gettato fuori i loro morti.
Feroci guerrieri infuocati
combattono sulle nuvole,
in ranghi e squadroni, e in
assetto di guerra,
e ne è grondato sangue sopra il
Campidoglio.
Il rumore della battaglia
rimbombava nell'aria,
i cavalli nitrivano, e i
moribondi gemevano,
e fantasmi gridavano e strillavano per le strade.
Oh, Cesare, queste cose sono al
di là di ogni norma,
e io ne ho paura.
CESARE
Si può evitare qualcosa
il cui fine è fissato dagli dèi
potenti?
Cesare tuttavia uscirà; perché
questi presagi
valgono per tutto il mondo non
meno che per Cesare.
CALPURNIA
Quando muoiono i mendicanti, non
si vedono comete;
i cieli stessi annunciano con
vampe la morte dei principi.
CESARE
I codardi muoiono molte volte
prima della loro morte;
i valorosi assaggiano la morte
soltanto una volta.
Di tutte le strane cose che ho
udito finora
la più strana mi sembra che gli
uomini debbano temerla,
la morte, vedendo che, fine
necessaria,
verrà quando verrà.
Entra un servo.
Che cosa dicono gli àuguri?
SERVO
Vorrebbero che non vi muoveste
all'aperto oggi.
Nell'estrarre le viscere di una
vittima,
non hanno potuto trovare il
cuore nella bestia.
CESARE
Gli dèi fanno questo per
svergognare la codardia.
Cesare sarebbe una bestia senza
cuore
se dovesse starsene a casa oggi
per paura.
No, Cesare non lo farà. Il
pericolo sa molto bene
che Cesare è più pericoloso di
lui.
Noi siamo due leoni figliati
nello stesso giorno,
ed io sono il più vecchio e il
più terribile,
e Cesare uscirà.
CALPURNIA
Ahimè, mio signore,
la tua saggezza si consuma per
troppa confidenza.
Non uscire oggi. Chiamala mia la
paura
che ti tiene in casa, e non tua.
Manderemo Marc'Antonio al
Senato,
e lui dirà che non stai bene
oggi.
Lascia che, in ginocchio, io
l'abbia vinta.
CESARE
Marc'Antonio dirà che non sto
bene,
e per il tuo capriccio io
resterò a casa.
Entra Decio.
Ecco Decio Bruto, glielo dirà
lui.
DECIO
Salve, Cesare! Buon giorno,
grande Cesare.
Vengo a prenderti per andare al
Senato.
CESARE
E vieni proprio al momento
giusto,
per portare il mio saluto ai
senatori
e dire loro che io non voglio
venire oggi.
Che non possa, è falso; e che
non osi, più falso.
Non voglio venire oggi. Di' loro
così, Decio.
CALPURNIA
Di' che è malato.
CESARE
Dovrà Cesare mandare una
menzogna?
Ho conquistato con questo
braccio i luoghi più lontani
per temere ora di dire la verità
a delle barbe grigie?
Decio, va' a dire loro che
Cesare non vuole venire.
DECIO
Potentissimo Cesare, dammene una
qualche ragione,
perché non mi ridano dietro
quando gli dirò così.
CESARE
La ragione sta nella mia
volontà; non voglio venire.
Ciò è sufficiente per soddisfare
il Senato.
Ma, per tua soddisfazione
personale,
poiché ti voglio bene, te la
farò sapere.
Calpurnia, lei, mia moglie, mi
tiene a casa.
Stanotte ha sognato che vedeva
la mia statua
grondare denso sangue da mille
getti
come una fontana; e molti
vigorosi romani si accostavano
sorridendo e in quel sangue
bagnavano le mani.
E queste cose lei prende per
moniti e portenti
e mali imminenti, e in ginocchio
mi ha implorato di stare a casa
oggi.
DECIO
Questo sogno è del tutto male
interpretato.
Era una visione bella e
fortunata;
la tua statua che versava sangue
da molti getti,
e nella quale tanti sorridenti
romani si bagnavano,
significa che da te la grande
Roma succhierà
sangue rigeneratore, e grandi
uomini s'accalcheranno
per avere smalti, tinte,
reliquie, blasoni.
Questo viene significato dal
sogno di Calpurnia.
CESARE
E in questo modo tu l'hai
spiegato bene.
DECIO
Già, soprattutto quando avrai
udito quel che ho da dire;
e sappilo ora. Il Senato ha
deliberato
di conferire oggi una corona al
potente Cesare.
Se gli mandi parola che non vuoi
venire,
potrebbero cambiare idea.
Inoltre, qualcuno
potrebbe sbeffeggiarti dicendo;
"Si sciolga il Senato fino a
un'altra occasione,
quando la moglie di Cesare farà
sogni migliori".
Se Cesare si nasconde, non
mormoreranno
"Vedete, Cesare ha paura"?
Perdonami, Cesare, perché il
forte forte amore
che ho per la tua ascesa mi
spinge a dirti questo,
e la mia ragione si piega di
fronte al mio amore.
CESARE
Come mi sembrano stupide le tue
paure ora, Calpurnia!
Mi vergogno di aver ceduto ad
esse.
Datemi il mio mantello, perché
voglio andare.
Entrano Bruto, Caio Ligario,
Metello Cimbro, Casca, Trebonio,
Cinna e Publio.
Ed ecco che Publio è venuto a
prendermi.
PUBLIO
Buon giorno, Cesare.
CESARE
Benvenuto, Publio.
Come, Bruto, anche tu ti sei
alzato così presto?
Buon giorno, Casca. Caio
Ligario,
Cesare mai ti è stato così
nemico
come questa febbre che ti ha
fatto magro.
Che ora è?
BRUTO
Sono suonate le otto, Cesare.
CESARE
Vi ringrazio per il vostro
disturbo e la vostra cortesia.
Entra Antonio.
Guardate, Antonio, che fa
baldoria tutta la notte,
è già in piedi ciononostante.
Buon giorno, Antonio.
ANTONIO
Altrettanto al nobilissimo
Cesare.
CESARE
Di' che preparino di là.
Sono da biasimare per farmi
attendere così.
Allora, Cinna? Allora, Metello?
Come, Trebonio?
Ho riservato un'ora per parlare
con te.
Ricordati di rivolgerti a me
oggi.
Stammi vicino, che io possa
ricordarmi di te.
TREBONIO
Lo farò, Cesare. (A parte) E ti
starò così vicino
che i tuoi migliori amici
desidereranno
che ti sia stato più lontano.
CESARE
Cari amici, entrate, e gustate
del vino con me,
e ce ne andremo subito tutti
quanti insieme come amici.
BRUTO (a parte)
"Come" non significa sempre la
stessa cosa, Cesare!
Il cuore di Bruto soffre a
questo pensiero. Escono.
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