Venuta
alla luce nel 1602, la leggenda
ci racconta che la commedia sia
stata composta in quindici
giorni su ordine della regina
Elisabetta che voleva rivedere
sulle scene un Falstaff
innamorato.
Come che sia, The Merry Wives of
Windsor ha conosciuto una
straordinaria popolarità sulle
scene sin dai tempi di
Shakespeare, e se nel Novecento
la commedia è stata vista anche
come un'opera morale dove
avarizia, lussuria e gelosia
devono sempre essere puniti,
dalla fine del secolo scorso in
poi, soprattutto con la
pubblicazione di nuove edizioni
critiche, essa ha cominciato ad
essere studiata con la stessa
attenzione degli altri drammi
shakespeariani.
Il Teatro moderno ne fa oggi una
delle piece più complete del
Grande Bardo, capace di
coniugare mirabilmente quelle
esigenze di cultura "alta" e
cultura "bassa", propugnate
dall'Autore, e che sono il
pilastro dell'etemo successo di
quella drammaturgia.
Le
allegre comari di Windsor” è una
delle opere meno conosciute del
grande drammaturgo: prodotta con
molta probabilità nel 1602, fu
commissionata dalla regina
Elisabetta che richiese la sua
stesura entro 15 giorni.
Si narra che la sovrana fosse
interessata all'evoluzione del
personaggio di Falstaff
(presente nell'Enrico IV) ed al
suo comportamento da innamorato.
Il testo narra quindi la storia
di Falstaff che, in cerca di
denari e fortuna, manda la
stessa lettera d'amore a due
donne sposate ed abbienti: la
signora Ford e la signora Page.
Entrambe le donne, scoperto
l'inganno, decidono di punire il
mascalzone gettandolo in una
cesta di panni sporchi nel
Tamigi al primo appuntamento,
bastonandolo al secondo e
facendolo assalire da una falsa
orda di fate e folletti durante
il terzo.
Contemporaneamente a questi
fatti, s'intrecciano le vicende
amorose che coinvolgono la
figlia della signora Page ed i
suoi numerosi corteggiatori.
Un'opera che si propone di
mostrare come la vita riesca a
punire le malefatte, un testo
morale in grado di riprodurre
l'avarizia, la lussuria e la
gelosia in un'ottica diversa,
consapevole che questi vizi
verranno castigati.
Interessante è inoltre il ruolo
dei personaggi, tutti in grado
di giudicare e di essere
giudicati: l'unica ad uscirne
vincitrice è la reale “allegra
comare”, ossia la Vita, capace
di assecondare e poi punire
determinati vizi.
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