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Troilo e Cressida - 1601
atto
primo -
Scena prima |
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Entra il Prologo in armi.
PROLOGO
Troia è la scena. Dalle
isole di Grecia
i principi orgogliosi,
di fuoco il sangue
nobile,
ad Atene hanno spedito
navi
cariche di quello che
bisogna
a una guerra senza
quartiere.
Sessantanove
teste coronate salpano
dalla baia d'Atene,
loro meta la Frigia,
giuramento
abbattere Troia, nelle
cui salde mura
Elena, la rapita moglie
di Menelao,
dorme con Paride
lascivo: per questo è
guerra.
A Tenedo è lo sbarco, lì
vomita la flotta
dal suo capace ventre il
carico cruento.
Ora sulla dardanica
pianura,
i rilucenti e ancora
intatti Greci
piantano i loro fieri
padiglioni.
Ma le sei porte serra la
città di Priamo,
chiude Dardana e Timbria,
Eliade e Chetade, Troade
e Antenoride con
massicce sbarre,
attorno ai figliuoli di
Troia.
Dall'una e
l'altra parte
ora gli animi inquieti
solo l'attesa attizza;
tutti, Greci e Troiani,
mettono in gioco
tutto cio che hanno.
Ed
io qui mi presento,
Prologo armato, non per
sostenere
la penna dell'autore, la
voce degli attori,
ma, in piena concordia
col soggetto,
per dirvi, cortesi
spettatori, che il
dramma
salterà le iniziali
schermaglie della guerra
per cominciare nel
mezzo, e poi passare
a quello che in teatro
puo essere ospitato.
Vi piaccia o no, a voi
sarà la scelta:
vincere o perdere è il
bello della guerra.
Esce.
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Entrano Pandaro e Troilo
TROILO
Chiamate il mio scudiero - che
mi ritolga le armi.
Io battermi fuori delle mura di
Troia
quando ho dentro la battaglia
più dura?
Al campo ci corra ogni Troiano
che è ancora
padrone del suo cuore - Troilo
del suo non lo è più.
PANDARO
Non si risolverà mai questo
groviglio?
TROILO
I Greci sono forti, nella forza
astuti,
nell'astuzia feroci, nella loro
ferocia valorosi -
e io? più debole d'una donna lagrimosa,
più mite del sonno e più allocco
dell'ignoranza,
meno valente d'una vergine la
notte,
meno esperto dell'inesperta
infanzia.
PANDARO
È un bel pezzo che ne stiamo a
parlare; per me basta così.
Solo: chi vuole col grano fare
una focaccia deve aspettare la
macinatura.
TROILO
E non ho forse aspettato, io?
PANDARO
Sì, ma solo la macinatura - c'è
anche la setacciatura.
TROILO
E non ho forse aspettato, io?
PANDARO
Sì, la setacciatura - ma c'è
anche la lievitazione.
TROILO
Anche questa ho aspettato.
PANDARO
Sì, la lievitazione, ma in
questo verbo attendere ci sono
anche l'impastatura, la
panificazione, il riscaldamento
del forno, la cottura. Ancora
non basta, devi aspettare che
raffreddi o sai che sbruciacchiatura di labbra!
TROILO
La Pazienza in persona, che vedi
un po' è una dea,
il dolore lo sopporta molto meno
di me.
Mi capita nel mezzo di un pranzo
accanto a Priamo,
che di colpo nella testa m'entra
la bella Cressida -
ma ho detto "entra", lo vedi
come mento?
Che, forse, ne è mai fuori?
PANDARO
Dio, come faceva colpo ieri
sera, tutta una luce come mai
s'è vista splendere una donna.
TROILO
Stavo proprio per dirtelo: il
mio cuore,
penosamente oppresso da un
sospiro,
stava per spaccarsi in due - io,
per evitare che Ettore o mio
padre s'avvedessero,
simile al sole che stenta nel
cielo procelloso,
seppellii il mio sospiro nella
piega di un sorriso.
Ma la mestizia che alloggia in
una parvenza d'allegria
è come euforia che il destino
muta in una pena improvvisa.
PANDARO
Se i capelli non li avesse un
tantino più scuri di quelli di
Elena - ma via, lasciamo
perdere, non ci sarebbe neanche da paragonarle. Ora basta
davvero: lei è mia nipote e non
vorrei, per questo, dirne troppo
bene... vorrei soltanto che
qualcuno l'avesse sentita
parlare ieri sera, ecco tutto.
Non vorrei sottovalutare
l'arguzia di tua sorella Cassandra, ma...
TROILO
Oh Pandaro, Pandaro,
se ti dico che sott'acqua giace
ogni mia speranza
non mi chiedere a che
profondità.
Se ti dico che son folle d'amore
per Cressida,
no, non rispondermi "È
stupenda". Se fai così
versi sull'ulcera aperta del mio
cuore i suoi occhi,
i suoi capelli, le guance, il
portamento, la voce:
le tue parole toccano quella sua
mano
al cui confronto il bianco più
splendido è un inchiostro
buono a scrivere la propria
oscurità; la cui soffice
stretta fa sembrar ruvida la
lanugine del cigno
e il tatto più sensibile ottuso
e duro
come il palmo incallito del
bifolco.
Questo tu mi dici, come mi dici
"è vero", quando ti dico che
l'amo.
Così tu parli e immergi, invece
che olio curativo,
in ogni ferita che l'amore m'ha
inferto,
il pugnale che l'ha aperta.
PANDARO
Dico solo la verità
TROILO
Non credo tutta.
PANDARO
Giuro, non voglio più
impicciarmene. Sia come sia, se
è bella, meglio per lei; se no,
di rimedi ne vendono a bizzeffe.
TROILO
Pandaro, buon Pandaro, non fare
così!
PANDARO
Fatico e fatico e questo è il
risultato! Lei mi disprezza, tu
pure. Corri, ti dai da fare per
rappattumare la situazione, nessuno che ti dica"grazie".
TROILO
Con chi ce l'hai, Pandaro, con
me?
PANDARO
Siccome si tratta di mia nipote
ecco che tutti dicono che Elena
è più bella. Non fosse mia
parente sarebbe più bella lei di
venerdì che Elena la domenica.
Ma che m'importa, fosse anche
negra, io me ne stropiccio.
TROILO
Ho forse detto che non è bella?
PANDARO
Che tu lo dica o non lo dica non
m'interessa punto. Io dico che è
stata una bella sciocca a non
seguire suo padre dai Greci.
Dovrebbe andarci anche lei, e
glielo voglio dire la prima
volta che la vedo. Ma te lo
ripeto, in questa faccenda non
mi ci immischio più.
TROILO
Pandaro...
PANDARO
Basta, basta.
TROILO
Pandaro, dolce Pandaro...
PANDARO
Fammi il santo favore, basta
parlarne; lasciamo tutto come
prima e mettiamoci sopra un bel
pietrone.
Esce. Suoni d'allarme.
TROILO
Silenzio, chiasso sguaiato!
Basta, suoni brutali!
Pazzi, da tutt'e due le parti;
sì, Elena è bella
se ogni giorno vi dissanguate
per rifarle il trucco!
Per questo motivo non so
combattere.
È causa troppo triviale per la
mia spada.
Ma tu, Pandaro - oh dei, che
cosa m'infliggete!
La via che porta a Cressida
passa per Pandaro
e lui è così restio a lasciarsi
sedurre a sedurla
come lei resta dura, casta se la
supplico.
Apollo, dimmi, se davvero ami la
tua Dafne,
chi è Cressida, chi Pandaro, chi
tutti noi.
Letto di Cressida è l'India - lì
giace la perla,
lei. Qui siamo a Troia e fra noi
e lei
fingiamo ci sia un mare
selvaggio e molto infido;
io faccio il mercante, questo Pandaro
è vela alla mia incerta
speranza,
è la mia nave, la mia sola
scorta.
Suoni d'allarme. Entra Enea.
ENEA
Qui, principe Troilo? E perché
non sul campo?
TROILO
Perché non ci sono. Sì, ti
risponde una donna,
proprio perché è da donna non
essere sul campo.
C'è qualcosa di nuovo oggi dalla
battaglia?
ENEA
S'è dovuto ritirare Paride,
ferito.
TROILO
Da chi?
ENEA
Da Menelao.
TROILO
Che Paride sanguini, è uno
sgraffio da scorno -
Menelao l'ha trafitto col suo
corno. Suoni d'allarme.
ENEA
Senti come si folleggia oggi,
fuori delle mura!
TROILO
E dentro anche di più, se
"desidero" diventasse "posso".
Ma è tempo di uscire a
divertirsi. Ci stavi andando,
no?
ENEA
A spron battuto.
TROILO
Allora ci faremo compagnia.
Escono.
Inizio
pagina
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Troilo e Cressida - 1601
atto
primo - scena
seconda |
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Entrano Cressida e il suo
servo Alessandro.
CRESSIDA
Chi erano quelle?
ALESSANDRO
La regina Ecuba ed Elena.
CRESSIDA
Dove vanno?
ALESSANDRO
Alla torre di levante, quella
dalla cui sommità si domina la
valle,
a veder la battaglia. Ettore, la
cui pazienza
è costante come una virtù, oggi
era fuori di sé -
se l'è presa con Andromaca, le
ha date all'attendente,
poi, come se in guerra
convenisse la frugalità,
sul far dell'alba s'è alzato,
s'è armato
alla leggera ed è partito per il
campo
dove ogni fiore diventato un
profeta
ha pianto prevedendo cosa la sua
ira avrebbe fatto.
CRESSIDA
Cos'è che l'ha fatto arrabbiare?
ALESSANDRO
Si dice questo: in mezzo ai
Greci c'è
un principe di sangue troiano,
cugino d'Ettore,
che ha nome Aiace.
CRESSIDA
Allora, che si dice di lui?
ALESSANDRO
Che è un uomo senza pari, che
sta in piedi da sé.
CRESSIDA
Non lo fanno tutti, tranne gli
sbronzi, gli invalidi o chi non
ha più gambe?
ALESSANDRO
Quest'uomo, mia signora, sapeste
a quanti animali ha sottratto le
loro peculiarità. È valoroso
come un leone, rude come l'orso,
maestoso come l'elefante: è un
uomo in cui la natura ha
talmente stipato tutti gli umori
che in lui il valore tiene della
follia e la follia è condita con
il buonsenso. Possiede un
pizzico d'ogni virtù e non c'è
vizio di cui non abbia macchia.
È melanconico senza alcun motivo
e allegro a sproposito; è
un'associazione di tutte le
cose, ma così dissociato che si
potrebbe definirlo un Briareo
gottoso, tutto braccia senza che
possa muovere un dito, o un Argo
orbo, tutto occhi e niente
vista.
CRESSIDA
Ma Ettore si arrabbia per uno
così, che a me fa venir da
ridere?
ALESSANDRO
Si dice che ieri sera Aiace si
sia scontrato con Ettore in
battaglia e l'abbia sbattuto a
terra e che Ettore, da allora,
per la rabbia e la vergogna, non
mangi e non chiuda più occhio.
CRESSIDA
Chi è che viene?
ALESSANDRO
Vostro zio Pandaro, signora.
Entra Pandaro.
CRESSIDA
Ettore è davvero un uomo
gagliardo.
ALESSANDRO
Come nessun'altro, signora.
PANDARO
Allora, che bolle in pentola?
CRESSIDA
Buon giorno, zio Pandaro.
PANDARO
Buon giorno, nipote Cressida.
Allora, di che state parlando?
Buon giorno, Alessandro. Come
stai nipotina? Sei stata a
palazzo?
CRESSIDA
Stamattina, zio.
PANDARO
Di che stavate parlando quando
sono arrivato? Ettore s'era già
armato ed era andato a
combattere prima che tu
arrivassi a palazzo? Elena s'era
già alzata?
CRESSIDA
Ettore se n'era già andato,
Elena non s'era ancora alzata.
PANDARO
Già: Ettore s'è alzato
prestissimo.
CRESSIDA
Di questo stavamo parlando, e
della sua rabbia.
PANDARO
Era proprio arrabbiato?
CRESSIDA
Così dice lui.
Esce Alessandro.
PANDARO
È vero, e io ne conosco anche il
motivo. Oggi farà una strage,
glielo dico io, e Troilo non gli
sarà da meno. Tengano gli occhi
aperti su Troilo e vedranno,
glielo dico io.
CRESSIDA
Perché? è fuori di sé anche lui?
PANDARO
Chi? Troilo? Troilo è il
migliore dei due.
CRESSIDA
Oh Giove! Non c'è confronto.
PANDARO
Cosa? Fra Ettore e Troilo? Sei
capace di riconoscere un uomo
vero a vista?
CRESSIDA
Come no! se l'ho già visto
prima.
PANDARO
E dunque! Troilo è Troilo, te lo
dico io.
CRESSIDA
Siamo d'accordo allora! Anch'io
sono sicura che Troilo non è
Ettore.
PANDARO
Vero, ed Ettore non è Troilo,
per certi aspetti.
CRESSIDA
Il che si applica a entrambi -
ciascuno di loro è se stesso.
PANDARO
Se stesso? Ahimè, povero Troilo!
Magari lo fosse.
CRESSIDA
Ma via, per forza lo è.
PANDARO
Questo è vero com'è vero che
sono andato in India a piedi
nudi.
CRESSIDA
Certo lui non è Ettore.
PANDARO
Lui è se stesso? No, non è se
stesso, magari lo fosse! Ma gli
dei, si sa, stanno lassù, e il
tempo guarisce o finisce. Povero
Troilo, beh, vorrei che il mio
cuore l'avesse in corpo lei...
No, Ettore non è più in gamba di
Troilo.
CRESSIDA
Col tuo permesso...
PANDARO
Ettore è più vecchio.
CRESSIDA
Scusa, scusa un momento...
PANDARO
Certo, l'altro non è ancora
arrivato al dunque, ma tu me la
conterai diversa quando ci
arriverà. E poi Ettore non avrà
mai la sua intelligenza.
CRESSIDA
Perché dovrebbe averne bisogno,
ha la sua.
PANDARO
Né le sue qualità.
CRESSIDA
Poco importa.
PANDARO
Né la sua bellezza.
CRESSIDA
Non gli si confarebbe, gli sta
meglio la sua.
PANDARO
Non hai discernimento, nipotina.
Elena in persona, l'altro
giorno, giurava che Troilo per
esser moretto, perché moretto è,
va riconosciuto, ma poi neanche
tanto...
CRESSIDA
Neanche tanto, ma moretto.
PANDARO
Se vuoi la verità, lui è e non è
moretto.
CRESSIDA
Se vuoi la verità, è vero e non
vero.
PANDARO
Elena stessa disse che il suo
colorito era più bello di quello
di Paride.
CRESSIDA
E sì che Paride di colorito ne
ha abbastanza.
PANDARO
Sì sì.
CRESSIDA
Allora vuol dire che Troilo ne
ha più del dovuto. Se Elena l'ha
lodato più di Paride, allora
Troilo è più colorito; e se uno
ha il colorito giusto, e l'altro
ne ha di più, allora la lode di
Elena è troppo infiammata per un
buon colorito. È come se quella
lingua d'oro di Elena avesse
elogiato Troilo perché ha un bel
naso paonazzo.
PANDARO
Dai retta a me, a Elena piace
più lui che Paride.
CRESSIDA
Allora è proprio una Greca
allegra.
PANDARO
È come dico. L'altro giorno gli
si è avvicinata sulla veranda -
tu lo sai, Troilo sul mento avrà
in tutto tre o quattro peli...
CRESSIDA
Certo, l'aritmetica di un oste
basterebbe a tirar la somma.
PANDARO
Beh, è molto giovane, e tuttavia
quando solleva i pesi è lì lì
per battere suo fratello Ettore.
CRESSIDA
Così giovane e già così lesto di
mano?
PANDARO
Ma per provarti che Elena lo
ama: dunque, gli si fa vicina e
la sua bianca mano gli tocca lo
spacchetto del mento...
CRESSIDA
Per Giunone! e come se l'è
spaccato?
PANDARO
Via, lo sai bene che ha la
fossetta: in tutta la Frigia non
ce n'è uno cui stia così bene il
sorriso.
CRESSIDA
Ah sì, a sorridere è proprio
valente.
PANDARO
Non è vero, forse?
CRESSIDA
Sì, come una nuvola d'autunno.
PANDARO
Sì, scherza pure! Ma per
provarti che Elena ama Troilo...
CRESSIDA
Oh, Troilo ci starebbe a quella
prova, se vuoi provarlo così.
PANDARO
Troilo? Ma se la stima quanto io
un uovo marcio.
CRESSIDA
Se un uovo marcio ti attrae
quanto ti attrae una testa
marcia, finirà che ti pappi i
pulcini nel guscio.
PANDARO
Non ce la faccio a non ridere
quando penso a come gli faceva
il solletico sul mento; ha una
mano lei che è un miracolo di
candore, lo devo proprio
confessare...
CRESSIDA
Anche senza tortura.
PANDARO
E non le viene la voglia di
trovarci un pelo bianco su quel
mento?
CRESSIDA
Povero mento! Ha più peli una
verruca.
PANDARO
Dio che ridere! La regina Ecuba
rideva da piangere.
CRESSIDA
Eh sì, da piangere macigni!
PANDARO
E come rideva Cassandra!
CRESSIDA
Certo il fuoco sotto la pentola
dei suoi occhi era più basso,
oppure rideva anche lei fino a
piangere?
PANDARO
Ettore, anche lui rideva.
CRESSIDA
E perché ridevano tanto?
PANDARO
Diamine, per quel pelo bianco
che Elena aveva trovato sul
mento di Troilo.
CRESSIDA
Fosse stato verde avrei riso
anch'io.
PANDARO
Ma non ridevano tanto del pelo
quanto per come lui le ha
risposto.
CRESSIDA
E che cosa ha detto?
PANDARO
Dice lei: "Hai cinquantadue peli
sul mento e uno è bianco".
CRESSIDA
Questo lo dice lei.
PANDARO
Esatto. Nessun dubbio.
"Cinquantadue peli - risponde
lui - e uno è bianco. Quello è
mio padre, gli altri son tutti
suoi figli". "Per Giove",
continua allora lei, "e quale di
questi è mio marito Paride?"
"Quello biforcuto", ribatte lui,
"strappalo e regalaglielo". E
tutti si misero a ridere. Elena
arrossì, Paride s'arrabbiò; e
tutti a ridere tanto che è
impossibile raccontarlo.
CRESSIDA
Bene, non raccontarlo, l'hai
tirata fin troppo in lungo.
PANDARO
Bene, nipote. Ieri ti ho detto
una cosa, pensaci su.
CRESSIDA
Ci penso.
PANDARO
Ti giuro che è vero: piange per
te come se fosse nato sotto un
acquazzone d'aprile.
CRESSIDA
E io germoglierò per le sue
lacrime come un'ortica prima di
maggio. Suona la ritirata.
PANDARO
Ascolta! tornano dal campo.
Fermiamoci qui a vederli passare
mentre vanno al palazzo. Sta'
qui con me, nipotina, resta qui,
dolce Cressida.
CRESSIDA
Come vuoi tu.
PANDARO
Qui, qui, che è un posto
magnifico, qui si vede
magnificamente. Per filo e per
segno te li indicherò man mano
che ci passano davanti - ma più
di tutti, attenta a Troilo.
CRESSIDA
Abbassa un po' la voce.
Enea attraversa la scena.
PANDARO
Quello è Enea. Non è un vero
eroe? È uno dei fiori di Troia,
giuraddio lo è. Ma attenta a
Troilo, adesso arriva.
Passa Antenore.
CRESSIDA
Quello chi è?
PANDARO
È Antenore, uomo dalla testa
fina, credi a me, di pasta
buona; di lui, come di pochi, a
Troia ci si puo fidare, e poi è
prestante. Ma dov'è Troilo? Un
attimo, te lo farò vedere:
quando mi vedrà, osserva bene
l'ammicco che mi farà.
CRESSIDA
Ti farà un ammicco?
PANDARO
Aspetta e vedrai.
CRESSIDA
Allora sarai ancora più micco.
Passa Ettore.
PANDARO
Ecco qua Ettore, eccolo, eccolo,
guarda: quello sì è un uomo!
Forza, forza Ettore! Guarda un
eroe, nipotina! Oh prode Ettore!
Guarda se non è bello! - E che
portamento! Non è un tipo in
gamba?
CRESSIDA
Sì, un tipo in gamba.
PANDARO
Vero? Basta guardarlo e ti si
apre il cuore. E guarda che
ammaccature ha lì sull'elmo!
Guarda, le vedi? Son mica
bazzecole, quelle; guarda
guarda: son colpi che chi li ha,
si dice, se li tiene: quelle sì
che son botte!
CRESSIDA
Colpi di spada?
PANDARO
Spada o altro gliene importa
assai. Gli fosse addosso il
diavolo sarebbe pari e patta.
Per l'occhio di Dio, ti si
scalda il cuore. Ecco che viene
Paride, eccolo là, Paride.
Passa Paride.
Guarda un po', nipotina, se non
è anche lui un bel campione, non
ti pare? Proprio un bel
campione! Chi ha detto che oggi
è tornato a casa ferito? Macché
ferito. Ah, Elena se ne
rallegrerà, non ti pare? Ma ora
vorrei che si vedesse Troilo!
Vedrai che adesso arriva.
Passa Eleno.
CRESSIDA
E quello?
PANDARO
È Eleno. Mi chiedo dove sia
finito Troilo. Quello è Eleno.
Forse oggi non è andato al
campo. È Eleno quello lì.
CRESSIDA
Combatte anche Eleno, zio?
PANDARO
Eleno? No... Beh, si batte alla
bell'e meglio. Mi chiedo dov'è
Troilo. Ascolta, non stanno
forse gridando "Troilo, Troilo"?
È un sacerdote, Eleno.
CRESSIDA
Chi è quello che va come di
soppiatto?
Troilo attraversa la scena.
PANDARO
Dove? Là? È Deifobo. No, è
Troilo! Che uomo, nipote mia!
Evviva! Ardimentoso Troilo,
principe della cavalleria!
CRESSIDA
Zitto, vergogna, zitto!
PANDARO
Considerarlo devi, osservarlo
bene. Audace Troilo! Ma dagli un
po' un'occhiata, nipotina.
Guarda di quanto sangue gronda
la sua spada, quanti colpi ha
sull'elmo, più di Ettore;
guardane la figura, il
portamento! Che giovane
stupendo, e ancora non ha
ventitré anni: avanti Troilo,
avanti! Avessi per sorella una
Grazia, per figlia una dea, gli
lascerei la scelta. Che uomo
ammirevole! Paride? Paride, in
confronto, è spazzatura.
Scommetto che Elena darebbe un
occhio per fare il cambio.
Passano dei soldati semplici.
CRESSIDA
Eccone ancora.
PANDARO
Asini, buffoni, pagliacci! Pula
e crusca, pula e crusca!
Brodaglia dopo carne di prima
scelta! Potrei vivere e morire
guardando in viso Troilo. Su,
che guardi a fare? Le aquile
sono passate, e questa è la
parata dei corvi e delle
cornacchie! Preferirei essere
Troilo piuttosto che Agamennone
e tutti quei di Grecia!
CRESSIDA
Ma fra i Greci c'è Achille, e
vale più di Troilo.
PANDARO
Achille! Sì, un carrettiere, un
facchino, Dio che cammello!
CRESSIDA
Sarà, sarà.
PANDARO
Macché sarà! Ma tu, hai
discernimento? Li sai usare gli
occhi? Un uomo, lo sai che è?
Non sono forse natali, bellezza,
prestanza, eloquenza, virilità,
sapienza, gentilezza, virtù,
giovinezza, liberalità e cose
simili, il sale e le spezie che
insaporiscono un uomo?
CRESSIDA
Sì, un uomo affettato e poi da
metter nel forno ma senza
aggiunta di frutta, perché la
sua frutta l'ha già sfruttata.
PANDARO
Sei un bel tipo! Non si sa mai
come ti metti né che armi conti
di usare contro le mie battute.
CRESSIDA
Mi metto così di schiena, per
difendere il mio pancino; conto
sull'astuzia, per difendere i
miei capricci; sulla mia
segretezza, per difendere il mio
onore; mi metto la maschera per
difendere la mia bellezza; e
conto su di te, per difendere
tutto questo. Adotto tutte
queste posizioni di guardia, e
tengo mille occhi aperti.
PANDARO
Dinne una, delle tue posizioni
di guardia.
CRESSIDA
Per cominciare, mi guardo da te;
anzi, questa è una delle mie
posizioni principali. Se non
posso difendere cio che non
voglio che sia colpito, almeno
posso impedire che tu vada in
giro a dire come ho incassato il
colpo; a meno che non si gonfi
così che non si puo più
nascondere, perché allora, beh,
mi resterebbe poco da stare in
guardia.
PANDARO
Sei davvero un bel tipo, vai!
Entra il paggio di Troilo.
PAGGIO
Signore, il mio padrone vorrebbe
parlarvi subito.
PANDARO
Dove?
PAGGIO
A casa vostra, è lì che si
toglie l'armatura.
PANDARO
Bene, ragazzo, digli che arrivo.
Esce il paggio.
Temo che l'abbiano ferito.
Addio, nipotina.
CRESSIDA
Arrivederci, zio.
PANDARO
Torno presto da te, nipote mia.
CRESSIDA
Per portarmi cosa, zio?
PANDARO
Vedrai, un pegno d'amore di
Troilo.
Esce.
CRESSIDA
E proprio per questo sei un
ruffiano.
Parole, voti, doni, lacrime, il
sacrificio pieno dell'amore
lui offre per conto di un altro;
ma in Troilo io vedo mille volte più
di quello che si specchia nelle
lodi di Pandaro.
Però resisto. Quando son
corteggiate,
le donne sono angeli, ma men che
niente valgono
quando si sono date; la gioia è
solo nel farlo.
La donna amata non sa nulla se
non sa questo:
a quello che non hanno gli
uomini danno
più valore di quello che ha. Non
è ancora nata
la donna che ricordi sempre che
l'amore
non è mai così dolce come quando
è corteggiamento.
E quindi v'insegno questa
massima dell'amore:
"Chi ha fatto, comanda; chi non
ha fatto supplica".
Quindi anche se il cuore ho
certo del mio amore
neanche un istante lo
mostreranno gli occhi.
Esce.
Inizio
pagina |
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Troilo e Cressida - 1601
atto
primo - scena
terza |
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Fanfara. Entrano
Agamennone, Nestore, Ulisse,
Diomede, Menelao e altri
comandanti greci.
AGAMENNONE
Principi,
quale rovello vi ha colorato le
guance d'itterizia?
Le grandi prospettive che la
speranza apre
a ogni disegno ideato quaggiù
mai sono pari alle promesse
avute.
Incidenti si generano, disastri
dentro le vene delle più nobili
azioni -
come per l'ingorgarsi di diverse
linfe
crescono nodi che infettando il
pino
più sano, distorcono l'essenza
dal retto sviluppo.
No, principi, non è per noi una
novità
esser delusi molto nelle nostre
speranze
dacché sette anni già dura
l'assedio
e le mura di Troia sono ancora
in piedi.
Ogni impresa degli anni passati
di cui dicono le cronache
ha subìto rovesci e scarti di un
destino avverso,
e nell'attuarsi si è separata
dal piano originale
e dall'incorporea figura del
pensiero
che plasmò la sua prima forma.
Perché, allora, principi, con
volti contriti
abbassate gli occhi davanti alle
nostre azioni
e le giudicate vergognose? Esse
non sono altro
che le prove dilatorie con cui
il sommo Giove
saggia la pazienza perseverante
degli uomini,
un metallo il cui pregio reale
non va
calcolato dal favore della
Fortuna.
No, perché allora coraggioso e
codardo,
saggio e stolto, colto e
incolto,
forte e debole, sembrano tutti
di una pasta.
Ma è quando la fortuna si
corruccia in tempesta
che allora, solo lì, d'impeto
scuote ogni cosa
il soffio sventagliante della
differenza
e liquida via l'effimero -
soltanto quello
che ha massa o sostanza genuina
resta lì intatto, ricco
d'intrinseca virtù.
NESTORE
Grande Agamennone, con ogni
rispetto dovuto
pel tuo divino rango, Nestore
farà una chiosa
a quello che per ultimo hai
detto. L'uomo è tale
quando soffia malora. Se il mare
è calmo,
barchette da due soldi
traversano il suo seno paziente,
osando battere la rotta dei più
forti navigli!
Ma appena quel farabutto Borea
stuzzica
Teti gentile, allora vedi la
nave dalle costole robuste
tagliare
le liquide montagne balzando fra
i due umidi elementi
come il cavallo di Perseo.
E dov'è ora quel guscetto
smargiasso
i cui deboli fianchi mal
fasciati osavano
competere coi grandi?
È riparato in tutta fretta in
porto
o ha fatto da spuntino al gran
Nettuno.
E così che l'apparenza del
valore e il valore
si differenziano nelle tempeste
della sorte,
perché quand'essa coi suoi raggi
risplende
il gregge teme il tafano più di una tigre;
ma quando il vento tagliente
mette in ginocchio
la nodosa quercia
e le mosche scappano al riparo,
il coraggioso
allora, acceso dalla furia, con
la furia consòna
e s'accorda al registro della
fortuna avversa
e le risponde a tono.
ULISSE
Agamennone
gran comandante, nerbo e
ossatura
della Grecia, cuore del nostro
esercito,
anima e spirito unico in cui
dovrebbero
chiudersi umori e idee di tutti
noi, ascolta
quello che dice Ulisse.
Oltre all'applauso e
all'approvazione che, o tu potentissimo per
comando e rango,
(a Nestore) e tu reverendissimo
per la tua lunga vita,
io qui tributo ai vostri due
discorsi -
tali che, mio signore, le mani
della Grecia
dovrebbero innalzare il tuo nel
bronzo;
mentre il tuo, Nestore,
venerabile,
cesellato in argento,
dovrebbe, con un legame d'aria,
ma forte
come l'asse su cui ruota il
cielo,
congiungere ogni orecchio greco
alla sua saggia lingua -
vogliate tuttavia, tu grande e
tu saggio, degnarvi
di ascoltare Ulisse.
AGAMENNONE
Parla, Principe d'Itaca: non è
facile
che schiuda la tua bocca materia
vana,
non importante eloquio, così
come non è facile
dalla bocca d'inferno di Tersite
laido
udire armonia, intelligenza e
oracoli.
ULISSE
Troia, che ancora è salda in
piedi,
sarebbe già in rovina, e orfana
di mano
vedremmo la spada del grande
Ettore
se non per i seguenti motivi.
Il principio sull'autorità è
stato trascurato,
e quante sono le tende greche
che inutili stanno
su questa pianura, tante sono le
inutili fazioni.
Quando l'autorità non è più
l'alveare
cui tutte le api operaie fanno
capo,
che miele ci si puo aspettare?
Se la gerarchia
è mascherata, i più indegni fan
bella figura
anch'essi nella mascherata
generale.
I cieli stessi, i pianeti, e
questa terra ch'è centro
di ogni cosa, rispettano grado,
priorità, rango,
stabilità, corso, proporzione,
tempo, forma,
dovere e fedeltà col massimo
rigore.
Per questo l'astro glorioso,
Sole,
troneggia col suo globo in
nobile eminenza
nel mondo celestiale - e il suo
occhio benefico
corregge l'influsso dei pianeti
maligni,
e come il proclama d'un re
arriva senza fallo
a buoni e a cattivi. Ma se i
pianeti
si mischiassero a caso in
maligno disordine,
quali pestilenze, mostruosità,
rivolte,
tempeste marine e terremoti,
turbini di vento,
terrori, mutazioni, orrori,
spaccherebbero,
frantumando e sradicando,
l'unità
e il sereno connubio dei ceti
dal loro saldo posto!
Quando la gerarchia è scossa,
che è la scala
ad ogni grande impresa, l'azione
volge a male.
Le comunità, i ranghi nelle
scuole, le corporazioni,
il pacifico commercio fra terra
e terra,
la primogenitura e il diritto di
nascita,
le prerogative dell'età, della
corona, degli scettri,
degli allori, come potrebbero,
senza gerarchia,
conservare il timbro del
legittimo?
Si spezzi la gerarchia, si porti
a dissonare
quella corda, e sentirete quale discordia
seguirà! Tutto litigherà con
tutto,
l'acqua dall'alveo strariperà
oltre riva
e il solido globo ridurrà a fanghiglia;
la forza asservirà la debolezza,
il figlio violento ucciderà il
padre,
forza e giustizia sarà una cosa
sola -
anzi, il giusto e il torto, il
cui eterno litigio
è controllato dalla giustizia,
perderanno i nomi,
e la giustizia il suo. Tutto avrà nome potere,
e il potere volontà, e la
volontà desiderio,
e il desiderio, lupo universale,
assecondato doppiamente dalla
volontà e dal potere
farà dell'intero universo la sua
preda
per poi, alla fine, divorar se
stesso.
Grande Agamennone, quando la
gerarchia è soffocata
è questo il caos che segue lo
strangolamento,
e l'abbandono della gerarchia è
tale
che ogni ascesa diventa
inarrestabile discesa:
il generale è disprezzato dal
suo sottoposto,
questi da chi gli sta sotto, e
quest'ultimo
da chi lo segue: e così ogni
grado,
sull'esempio del primo che sia
insofferente
del superiore, è colto da una
febbre
di pallida e spossante
emulazione.
E questa è la febbre che tiene
Troia in piedi,
non il suo nerbo. Per farla
corta, Troia si regge
perché siamo deboli noi, non
perché è forte.
NESTORE
Con grande saggezza Ulisse ha
indicato
la febbre di cui questo nostro
potere soffre.
AGAMENNONE
Ulisse, trovata la malattia,
qual è la cura?
ULISSE
Il grande Achille, che
l'opinione comune esalta
nerbo e braccio del nostro
esercito,
pieni gli orecchi della sua
aerea fama,
s'innammora del proprio merito,
e riposa nella sua tenda,
facendosi scherno di tutti i
nostri piani.
Con lui c'è Patroclo, che su un
pigro letto,
passa tutto il giorno a
inventare lazzi sconci,
e con gesti ridicoli e sguaiati
che lui,
impudente, chiama imitazione,
di noi tutti fa una grande
farsa.
A volte, grande Agamennone,
impersona
il tuo smisurato potere, e come
un attore vanaglorioso
la cui presunzione sta tutta nei
garretti,
e che si gloria tutto nell'udire
il legnoso dialogo
tra il suo goffo andirivieni e l'assito,
recita la tua grandezza
sì da sembrar pietoso e più che
esagerato;
quando parla sembra una campana fessa,
quel che dice è così rozzo da
sembrare
iperbolico sulla lingua del
ruggente Tifone.
E, di fronte a questo guitto,
Achille grande e grosso
stravaccato sul suo letto
sfatto, si mette
ad applaudire con risatacce
sonore e grida:
"Bravissimo! È Agamennone
sputato! Ora fammi
Nestore, schiarisciti la gola e accarezzati la barba
come fa lui quando sta per
parlare".
E Patroclo lo fa, avvicinandosi
al suo modello
quanto due parallele fra loro, e
gli somiglia
quanto Vulcano è simile a sua
moglie.
Ma il divo Achille è ancora lì
che grida:
"Bravissimo! È Nestore sputato!
E ora fallo
quando deve alzarsi di notte e
prendere le armi
per un allarme improvviso". Ecco
che gli acciacchi
dell'età diventano oggetto di divertimento,
e lui tossisce, sputa, brancica
con mani malferme
la gorgiera e non gli riesce mai
d'allacciarla.
E lì di fronte c'è Ser Valore
tutto sbellicato:
"Basta Patroclo, oppure fammi
costole d'acciaio
che le mie non reggono a questo
grande ridere".
Così ogni nostra abilità, virtù,
forma, natura,
ogni talento di ognuno e di
tutti,
le nostre gesta, i nostri piani,
ordini, difese,
incitamenti a battersi,
trattative, vittorie,
sconfitte, tutto cio che è o che
non è
diventa oggetto di beffa per
quei due.
NESTORE
E molti altri si sono infettati
imitando quei due cui l'opinione
di tutti,
come dice Ulisse, attribuisce
merito altisonante.
Aiace s'è fatto protervo, avanza
a testa in su,
assume pose superbe come
l'immenso Achille;
come questi s'imbuca nella
tenda, organizza riunioni
da cospiratore, sputa sentenze
come un oracolo
su tutto cio che si dovrebbe
fare;
infine aizza Tersite - un
poveraccio
la cui bile conia calunnie come
una zecca -
a coprirci di tutte le lordure e
d'ogni fango,
a indebolirci e a screditarci
mentre noi siamo esposti
ai pericoli più gravi, da ogni
parte.
ULISSE
Biasimano la nostra strategia, e
la chiamano codardia,
la saggezza per loro non ha
posto nella guerra;
disprezzano la prospettiva sul
futuro,
non vedono altro che il menar le
mani.
Le doti silenziose della mente
che considerano
le forze giuste nel momento
giusto,
la valutazione precisa della
forza del nemico,
beh, tutto cio per loro è men
che nulla.
Sapete cosa dicono, che è guerra
da lenzuola,
da tavolino, da studio; come se
l'ariete,
quando abbatte un muro, con la
forza e l'impeto del colpo,
fosse più importante della mano
che l'ha costruito
o dell'intelligenza di quelli
che, col calcolo,
ne guidano l'effetto usando la
ragione.
NESTORE
Fosse così, il cavallo di
Achille
varrebbe molti figli di Teti.
Squillo di tromba.
AGAMENNONE
Cos'è questa tromba? Guarda un
po', Menelao.
MENELAO
Viene da Troia.
Entra Enea.
AGAMENNONE
Cosa volete davanti alla nostra
tenda?
ENEA
Vi prego, è questa la tenda del
grande Agamennone?
AGAMENNONE
Proprio così.
ENEA
Può uno che è ambasciatore e
principe
portare un messaggio ai suoi
orecchi regali?
AGAMENNONE
Con più garanzia che sotto la
protezione
del braccio d'Achille, e avanti
a tutti i signori greci che a
una voce
chiamano Agamennone loro
comandante in capo.
ENEA
Gentile consenso e ampia
garanzia. Ma chi può,
non conoscendo il suo imperiale
sguardo,
distinguerlo da quello di altri
uomini?
AGAMENNONE
Cioè?
ENEA
Sì, voglio dire per poter
destare in me
la riverenza e ordinare alle
guance un rossore
come l'Aurora quando, intirizzita,
adocchia il giovane Febo.
Chi è dunque il dio in carica,
il duce di tutti,
il grande e potente Agamennone?
AGAMENNONE
O questo Troiano ci prende per i
fondelli,
o a Troia son tutti cortigiani
raffinati!
ENEA
Quando s'è in pace, cortigiani
franchi e affabili
come angeli benevolenti: così
siam noti.
Ma quando vanno in guerra hanno
fegato forte,
braccia potenti, salde membra,
spade ardite,
e, Giove lo puo dire, coraggio
senza pari.
Ma piano, Enea! Frenati,
Troiano, mettiti
il dito sulle labbra.
Il valore della lode diventa
disvalore
se chi è lodato è lui stesso a
lodarsi;
quello che il nemico concede a
denti stretti,
è di quel fiato che la Fama è
fatta,
quella è la lode che, sola, è
sempre pura.
AGAMENNONE
Signor Troiano, il vostro nome è
Enea?
ENEA
Sì, Greco, lo è.
AGAMENNONE
Di grazia, che volete?
ENEA
Chiedo scusa, lo dico solo ad
Agamennone.
AGAMENNONE
Non ascolta nulla, in privato,
se viene da Troia.
ENEA
Né io vengo fin qua
per stargli a bisbigliare
qualche cosa.
Ho qui con me una tromba che
sveglierà il suo udito,
per mettere i suoi sensi
sull'attenti,
poi parlerò.
AGAMENNONE
Parla franco come il vento:
Agamennone il sonno l'ha già
fatto,
e perché tu sappia, Troiano, che
sta in piedi
te lo dice lui stesso.
ENEA
Soffia, trombettiere, forza,
entra con la tua voce d'ottone
in queste pigre tende
e sappia ogni nobile Greco cosa Troia ha deciso
di dire forte e chiaro.
Squilli di tromba.
Abbiamo a Troia, grande
Agamennone,
un principe chiamato Ettore,
figlio di Priamo,che in questa sonnacchiosa e
lunga tregua,
si sente arrugginire. Così m'ha
ordinato
di prendere un trombettiere e di
proclamare:
"Re, principi, signori, se uno
v'è
tra i nobili di Grecia che tenga
più al suo onore
che ai suoi agi, che cerchi la
gloria
più di quanto non tema il
pericolo,
che non conosca la paura, ma
solo il suo valore,
che ami veramente la sua donna,
più che a parole, o con lodi
inutili alle labbra di lei,
e osi quindi affermarne la
bellezza, e il valore
affrontando braccia che non sono
di lei,
costui io sfido. Davanti a Greci
e Troiani
Ettore proverà, o si proverà di
provare,
che la sua donna è più bella,
saggia, fedele,
di tutte quelle che Greco abbia
mai stretto.
Domani la sua tromba suonerà
proprio a metà fra il vostro
campo e Troia
per stanare un Greco che sia
genuino in amore.
Si faccia uno avanti, Ettore
l'onorerà;
se poi nessuno viene, tornato a
Troia
potrà annunciare a tutti che le
Greche
hanno la pelle bruciata dal sole
e non valgono
la scheggia d'una lancia". E
questo è tutto.
AGAMENNONE
Lo diremo ai nostri innamorati,
Sire Enea.
Se nessuno di loro ha animo in
questo caso
è segno che i veri amanti sono
restati a casa.
Ma noi siamo soldati, e possa
rivelarsi un vile quel soldato
che non è stato, è, o sta per essere innamorato.
Se dunque uno c'è che lo sia
stato, lo è,
o sta per esserlo, costui si
batterà con Ettore.
Se poi non c'è nessuno, combatterò io stesso.
NESTORE
Fategli pure il mio nome, un
uomo fatto
al tempo che il nonno d'Ettore
poppava.
È vecchio, ora, ma se non c'è
tra i Greci
chi abbia quel tanto di fuoco
per rispondere
del suo amore, ditegli che la mia barba canuta
la nasconderò in una celata
d'oro,
il muscolo avvizzito in un
bracciale,
poi gli dirò in faccia che la mia donna
era più bella di sua nonna, e
casta
come nessuna al mondo. Sia pure
nel pieno del suo vigore,
questa verità io la sosterro con
le mie tre gocce di sangue.
ENEA
Il cielo non voglia che ci sia
tale scarsità di giovani!
ULISSE
Amen.
AGAMENNONE
Principe Enea, lasciate che vi
prenda per mano:
vi condurrò anzitutto nel nostro
padiglione.
Anche Achille dovrà conoscere
questa sfida,
e con lui, di tenda in tenda,
tutti i nobili greci.
Voi pranzerete con noi prima
d'andarvene,
e assaggerete il benvenuto d'un
nobile nemico.
Escono tutti tranne Ulisse e
Nestore.
ULISSE
Nestore...
NESTORE
Cosa dice, Ulisse?
ULISSE
Ho in testa un'idea adolescente:
sii tu il tempo per darle una
qualche forma.
NESTORE
Di che si tratta?
ULISSE
Ecco: a nodo imbrogliato cuneo
smussato.
Il germe d'orgoglio di Achille è
cresciuto talmente
che dev'esser subito falciato;
se si propaga
genererà un tale vivaio di
superbia
da soffocarci tutti.
NESTORE
Sì, ma cosa fare?
ULISSE
Questa sfida che il prode Ettore
lancia,
sebbene sia rivolta a tutti
quanti noi,
ha in mente in realtà soltanto
Achille.
NESTORE
Vero: lo scopo è del tutto
evidente, come un bene
il cui ammontare consti della
somma di cifre limitate;
quando la sfida avrà piena
pubblicità
non ho dubbi che Achille, avesse
il cervello
anche più arido delle dune della
Libia
- ma che è abbastanza secco ben
lo sa Apollo -
intenderà subito, con il suo
alato ingegno,
che Ettore ce l'ha con lui.
ULISSE
E pensi davvero che si scomoderà
a rispondere?
NESTORE
Sarebbe la cosa migliore. Chi
altri mai
potremmo, con onore,
contrapporre a Ettore?
Anche se si tratta di una sfida per gioco,
pero è in gioco la nostra
reputazione.
I Troiani assaggeranno qui la
nostra fama
migliore col loro palato più
fine;
e credimi, Ulisse, la nostra
rinomanza,
in quest'azione voluta, sarà
messa in gioco
pericolosamente, perché l'esito,
anche se individuale, sarà tale
da misurare,
bene o male, il valore di tutti.
È da questi indici - sia pur
guide minime
dei volumi che li seguono - che
si ricava
la figura infantile del
gigantesco cumulo
di cose che di sé fa l'opera
tutta.
Si presume che chi incontra
Ettore
lo faccia per nostra propria
scelta, la quale
essendo unanime, non puo che
basarsi sul merito,
e scelta e merito uniti
produrranno,
quasi espresso da noi tutti, un
uomo distillato
dalle nostre stesse virtù. Se
costui abortisce,
immagina quale cuore ne ricava
la parte che vince
per rafforzare una ferrea
fiducia in se stessa!
Che, quando è coltivata, le
membra sono suoi strumenti
non meno efficaci di spade e
archi maneggiati
da quelle membra stesse.
ULISSE
Scusa un po': ma proprio per
questo
è bene che Achille non incontri
Ettore.
Perché non facciamo come i
bottegai?
Esponiamo prima la merce più
scadente
e cerchiamo di venderla; se poi
non ci riusciamo,
il pregio di quella ch'è migliore attrarrà di più
perché è mostrata dopo. Quindi
che per nessun motivo Ettore e
Achille s'incontrino.
Sia in caso di vittoria che in
quello di sconfitta
la sfida porterebbe a due grossi
inconvenienti.
NESTORE
Quali? Fin lì la mia vista non
arriva.
ULISSE
La gloria che Achille ricavasse
da Ettore,
se non fosse superbo, sarebbe
certo anche nostra:
ma è già così insolente che per
noi
morire di sete sotto il sole
africano sarebbe meglio
che sotto l'orgoglio e il
disprezzo salato dei suoi occhi,
se la spuntasse con Ettore. E se
fosse battuto
allora guai per la nostra
reputazione, a pezzi
nello smacco del nostro uomo di
punta. No,
tiriamo a sorte e con un trucco
facciamo
che tocchi a quel fesso d'Aiace combattere con Ettore.
Diamogli tutti d'accordo il
titolo di uomo migliore.
E vedremo il grande mirmidone
sorbettarsi la purga,
lui che si crogiola di applausi
per lui solo!
Vedrai che abbasserà la cresta
che inarca con più orgoglio di
Iride azzurra.
Se poi l'ottuso e scervellato
Aiace ne esce vivo
lo copriremo di applausi; se fa
cilecca
avremo sempre la reputazione
di possedere uomini migliori.
Ma, che si picchi sodo o se ne
buschi,
in tutti i casi la vita del
nostro progetto
assume questo senso: Aiace verrà
usato
per strappare le penne ad
Achille.
NESTORE
Ulisse, comincio ad apprezzare
il tuo piano,
e ne darò subito un assaggio
ad Agamennone. Andiamo
direttamente da lui.
Due cani si domeranno a vicenda.
Solo l'orgoglio
aizza i mastini, come fosse un
osso.
Escono.
Inizio
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