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Troilo e Cressida - 1601
atto secondo -
Scena prima |
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Entrano Aiace e Tersite.
AIACE
Tersite!
TERSITE
Ma Agamennone - e se
avesse una foruncolosi,
se fosse pieno di
pustole, dappertutto,
ovunque?...
AIACE
Tersite!
TERSITE
E se dalle pustole
scorresse il pus? Dimmi
un po': non sarebbe un
generale che scorre? Non
sarebbe un grumo di
marcio?
AIACE
Cane!
TERSITE
Finalmente qualcosa la
manderebbe fuori, mentre
ora non ne vedo uscire
nulla.
AIACE
Figlio d'una lupa, mi
stai a sentire o no? E
allora senti questo. Lo
picchia.
TERSITE
Ti pigli la peste greca,
bastardo, testa di
lardo!
AIACE
Parla, lievito
ammuffito, parla! Ti
faccio diventare bello a
forza di botte!
TERSITE
Faccio prima io a darti
un po' d'intelligenza e
di grazia a furia
d'insulti; ma credo che
farebbe prima il tuo
cavallo a comporre
un'orazione che tu a
imparare a pregare senza
il messale. Le botte le
sai dare, vero? Venga la
peste rossa ai tuoi
trucchi da cavallaccio
sfiancato.
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AIACE
Fungo velenoso, dimmi il
proclama.
TERSITE
Ma di', che forse io non
ho sensi, che mi picchi
così?
AIACE
Il proclama!
TERSITE
Ti si proclama fesso,
credo.
AIACE
Piantala, porcospino,
piantala, mi prudono le
mani.
TERSITE
Ti prudesse tutto, dalla testa
ai piedi, ti presterei servizio
per grattarti e farei di te la
crosta di rogna più schifosa di
tutta la Grecia. [Quando esci in
campo nelle incursioni tu batti
la fiacca come chiunque altro.]
AIACE
T'ho detto, il proclama!
TERSITE
Brontoli malignità su Achille
ogni momento e sei invidioso
della sua grandezza quanto
Cerbero lo è della bellezza di
Proserpina, proprio così, passi
il tempo ad abbaiargli dietro.
AIACE
Comare Tersite!
TERSITE
Prova a picchiarlo piuttosto...
AIACE
Pagnottina!
TERSITE
Sì, con un pugno ti ridurrebbe
in briciole come un marinaio che
spezza una galletta.
AIACE (picchiandolo)
Figlio di puttana, cagna!
TERSITE
Picchia, forza, picchia!
AIACE
Cesso di strega!
TERSITE
Picchia, picchia, cervello
rammollito, c'è più materia
grigia in uno dei miei gomiti!
Un asinello potrebbe farti da
maestro. Somaro d'un eroe
schifoso, sei qui solo per
bastonare i Troiani, e chi ha un
po' di cervello ti tratta come
un barbaro schiavo. Se seguiti a
picchiarmi, te lo snocciolo io
che cosa sei - parto dai piedi e
su per ogni centimetro, massa di
carne senz'anima che non sei
altro!
AIACE
Cagnaccio!
TERSITE
Signore dei miei stivali!
AIACE (picchiandolo)
Bastardo!
TERSITE
Grande idiota marziale! dài,
bruto manesco, dài cammello,
battimi ancora!
Entrano Achille e Patroclo.
ACHILLE
Che succede, Aiace, perché lo
picchi così? E tu, Tersite, che
c'è, cosa succede?
TERSITE
Lo vedi anche tu, no, lo vedi?
ACHILLE
Sì, lo vedo, e allora?
TERSITE
Dagli una bella occhiata.
ACHILLE
Lo sto facendo; e allora?
TERSITE
No, non lo guardi come si deve.
ACHILLE
Perché, com'è che si deve?
TERSITE
No, non lo guardi bene; perché,
checché tu ne pensi, lui è pur
sempre Aiace.
ACHILLE
Questo lo so, idiota.
TERSITE
Sì, ma quell'idiota non conosce
se stesso.
AIACE
Per questo ti picchio.
TERSITE
Ma senti, senti, senti, senti
come ripete quei quattro soldi
di spirito di patata! Le sue
giustificazioni hanno le
orecchie lunghe! Gli ho
rimescolato più io il cervello
che lui il costato a me. Io con
un soldo ci compro nove passeri,
ma la sua corteccia cerebrale
non vale la nona parte di uno.
Questo Sire, Aiace, che ragiona
con la pancia e con la testa ci
fa i suoi bisogni, caro Achille,
adesso ci penso io a smontartelo
pezzo per pezzo...
ACHILLE
Come dunque?
TERSITE
Questo tipo qui, Aiace...
Aiace fa per colpirlo, Achille
interviene.
ACHILLE
Fermo, fermo, buon Aiace...
TERSITE
...di cervello ce n'ha così
poco...
ACHILLE
Aiace, buono, o dovrò farti star
fermo io!
TERSITE
...che non ci tura neanche la
cruna dell'ago di Elena, per la
quale è venuto a far la guerra.
ACHILLE
Smettila anche tu, scemo!
TERSITE
Sì, io la vorrei smettere e
starmene quieto in pace, ma è
questo scemo qui che non la vuol
capire; lui, quello lì. Guardalo
bene.
AIACE
Maledetto bastardo, io ti...
ACHILLE
Su, Aiace, ti vuoi mettere con
un pagliaccio?
TERSITE
No, un pagliaccio se ne mangia
cento...
PATROCLO
Modera le parole, Tersite.
ACHILLE
Ma perché litigate?
AIACE
Ho ordinato a questo gufo
schifoso di dirmi il tenore del
proclama, e lui mi insulta.
TERSITE
Non sono il tuo servo.
AIACE
Dài, continua, continua...
TERSITE
Io qui sono un volontario.
ACHILLE
Il tuo ultimo servizio l'hai
sofferto involontariamente;
nessuno le busca di sua
spontanea volontà. Aiace è stato
il volontario qui, tu quello che
le prende a forza!
TERSITE
Proprio così; per lo più il
vostro cervello si ritrova fra
la muscolatura dei bicipiti.
Altrimenti si vede che chi lo
dice è un bugiardo. Ettore si
farà un misero bottino con le
cervici che vi schizzerà dalle
orecchie! Tanto varrebbe
schiacciare una noce ammuffita
senza nulla dentro.
ACHILLE
Ma come, ora insulti anche me,
Tersite?
TERSITE
Ulisse e il vecchio Nestore, il
cui cervello era già tutto pappa
prima che i vostri nonni
avessero unghie ai piedi, vi
legano all'aratro come foste
buoi da tiro e vi fanno arare
questa guerra.
ACHILLE
Cos'è che dici?
TERSITE
La pura verità! Spingi, Achille,
tira, Aiace, tira!
AIACE
Quella lingua te la taglio.
TERSITE
Fallo pure, che comunque sarò
più spiritoso di te.
PATROCLO
Tersite, ora basta davvero!
TERSITE
Starò dunque zitto perché me lo
ordina la cagna d'Achille?
ACHILLE
E questa è per te, Patroclo.
TERSITE
Voglio vedervi appesi per il
collo come un mazzo di cipolle
prima di tornare qui alle vostre
tende. Vado a respirare l'aria
della ragione, e lascio il
reparto dei folli.
Esce.
PATROCLO
Ora si respira!
ACHILLE
Vedi, Aiace, il proclama letto a
tutto l'esercito
dice: che domani Ettore, di
mattina presto,
sarà, con trombettiere, tra il
nostro campo e Troia
per sfidare a duello quel
cavaliere dei nostri
che abbia il fegato di battersi
e sostenere...
non so cosa. Idiozie. Addio.
AIACE
Addio. Chi gli deve rispondere?
ACHILLE
Non lo so, si farà a sorteggio
Altrimenti Ettore saprebbe già
il suo uomo.
AIACE
Tu, vuoi dire? Voglio saperne di
più.
Escono.
Inizio
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Troilo e Cressida - 1601
atto secondo - scena
seconda |
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Entrano Priamo, Ettore,
Troilo, Paride, ed Eleno.
PRIAMO
Dopo tante ore, vite, parole
spese,
ora Nestore ci ripete le
condizioni greche:
"Consegnate Elena, e ogni altro
danno -
onore, tempo perso, fatica,
spese vive,
ferite, amici, quello che è caro
e spento
giù nel ventre ardente di questa
guerra rapace -
sarà cancellato per sempre".
Cosa ne dici, Ettore?
ETTORE
Nessuno meno di me ha paura di
questi Greci
per quanto mi concerne
personalmente,
tuttavia, grande Priamo,
non c'è donna più dedita a
tremori,
più spugnosa a inzupparsi di
paura,
più pronta a gridare "Chi sa che
succede poi"
di quanto non sia io. La piaga
della pace è la sicumera,
la sicumera spavalda, ma il
dubbio modesto
lo si chiama il faro del saggio,
il bisturi che fruga
alla radice del peggio. Lasciamo
andare via Elena.
Da quando la prima spada fu
sguainata in questo affare,
ogni singolo caduto fra le molte
migliaia di periti
è stato prezioso quanto Elena -
dei nostri, dico.
Se abbiamo perso tante decine
dei nostri
per tener in consegna una cosa
non nostra,
che non varrebbe un decimo dei
nostri, avesse pure il nostro
nome,
che senso ha l'argomento che
rifiuta
che la si debba restituire?
TROILO
Vergogna, fratello, vergogna!
Vuoi calcolare la dignità e
l'onore
di un re grande e temuto come
nostro padre
su una bilancia ordinaria?
Si puo forse ricavare col
pallottoliere
la sua incalcolabile infinità,
confinare un busto d'insondabile
virtù
con unità di misura così
umilianti
come paure e ragioni? Vergogna,
per gli dei!
ELENO
Non mi sorprende che tu attacchi
a morsi le ragioni.
Non ne possiedi un'acca. E così
nostro padre
non dovrebbe governare con le
ragioni
perché glielo dici tu quando
sragioni?
TROILO
Tu pensa ai sogni e ai sonni,
fratello prete,
di ragioni tu ci foderi i
guanti. Ecco le tue ragioni:
tu sai che un nemico intende
farti del male,
sai che una spada alzata è
pericolosa,
e la ragione fugge l'oggetto di
ogni male.
Chi si sorprende se quando vede
un Greco
con la spada, Eleno si mette ai
calcagni
le ali della ragione, e scappa
che sembra Mercurio bambino che
fugge da Giove,
o una stella schizzata via
dall'orbita?
No, se parliamo di ragione,
chiudiamo le porte e andiamo a
dormire.
La virilità e l'onore avrebbero
cuore di lepre
se s'impinguassero il pensiero
ingozzando ragione.
Ragione e prudenza fanno il
fegato anemico
e fiaccano ogni vigore.
ETTORE
Fratello, Elena non vale ciò che
costa tenerla.
TROILO
Cos'è che vale più del valore
che gli dai?
ETTORE
Ma il valore non consiste nel
tuo volere darlo:
mantiene il suo criterio e la
sua dignità
in se stesso oltre che in chi lo
dà.
È folle idolatria subordinare il
dio
al servizio che gli tributiamo;
È bell'e andata una testa che
adora ciò
che lei stessa desidera
morbosamente
senza una prova del merito che
gli attribuisce.
TROILO
Io oggi prendo moglie, e la mia
scelta
è guidata in tutto e per tutto
dal mio volere;
il mio volere sorretto dai miei
occhi e orecchi,
che sono nocchieri avvezzi a
regger rotta
fra gli scogli fatali al volere
e del giudizio.
Ora, come posso disfarmi della
moglie che ho preso
anche se poi il mio volere non
apprezza ciò che ha scelto?
È fuor di questione che si possa
ritrarsi
e insieme tener fede al proprio
onore.
Non si restituisce la seta al bottegaio
dopo averla macchiata, né si
buttano
le vivande in eccesso nel
pattume
perché ormai siamo sazi. Fu
giudicato beneche Paride si prendesse una
rivincita sui Greci;
il soffio del vostro consenso
gonfio le sue vele:
i mari e i venti, vecchi
litiganti, fecero tregua
e gli dettero mano; toccò i
porti desiderati,
e in cambio di una vecchia zia
prigioniera dei Greci,
si portò via una regina greca,
la cui fresca gioventù
fa rugosa la beltà di Apollo e
rende scialba l'aurora.
Perché ce la teniamo? I Greci si
tengono nostra zia.
Ma, merita tenerla? Ecco: ella è
una perla
il cui prezzo ha messo a mare
più di mille navi
e trasformato in mercanti dei re
coronati.
Se riconoscete che Paride fu
saggio ad andare,
e per forza dovete farlo, gli
gridavate tutti: "Vai, vai!".
Se ammettete che ha riportato a
casa un nobile bottino,
e per forza dovete farlo,
battevate le mani
gridandogli "Inestimabile!",
perché ora
svalutate il risultato della
vostra stessa saggezza
e fate qualcosa che mai la
Fortuna ha fatto,
rendete misera la stima di cio
che valeva per voi
più che il mare e la terra? Il
più basso dei furti:
aver rubato una cosa che poi si
ha paura di tenere!
Ma noi ladri indegni di
quest'oggetto rubato,
che, rubandolo, abbiamo inflitto
ai Greci una vergogna in patria,
temiamo di risponderne qui,
nella nostra terra!
CASSANDRA (dall'interno)
Piangete, Troiani, piangete!
PRIAMO
Cos'è questo rumore, chi grida?
TROILO
È quella pazza di nostra
sorella, riconosco la sua voce.
CASSANDRA (dall'interno)
Piangete, Troiani!
ETTORE
È Cassandra.
Entra Cassandra, vaneggiando, i
capelli scomposti.
CASSANDRA
Piangete, Troiani, piangete!
Prestatemi diecimila occhi
e ve li riempirò di lacrime
profetiche.
ETTORE
Calmati, sorella, calma!
CASSANDRA
Vergini e ragazzi, uomini maturi
e vecchi rugosi,
debole infanzia, che puoi solo
piangere,
unitevi alle mie grida! Paghiamo
in anticipo
una parte della massa di lamenti
che ci aspetta.
Piangete, Troiani, piangete! Allenatevi al pianto!
Troia non puo vivere, la nobile
Ilio non puo sopravvivere;
nostro fratello Paride è il
fuoco che ci brucia tutti.
Piangete, Troiani, piangete!
Un'Elena, una sventura!
Piangete, piangete! Troia
brucia, oppure mandate via
Elena.
Esce.
ETTORE
Ora, giovane Troilo, non ti
danno rimorso
gli alti accenti profetici di
nostra sorella?
O il tuo sangue è così infuocato
dalla follia
che nessun discorso ragionevole,
nessun timore di insuccesso in
una causa cattiva
puo moderarlo?
TROILO
Sta' a sentire, Ettore,
fratello,
il fatto è che non si puo né
prendere per giusto
solo ciò, quello solo, che va a
finire bene,
né andare di colpo giù di morale
perché Cassandra è matta. Non
c'è sua crisi
che possa intaccare la bontà di
una lotta
che è sacra perché ci impegna
fino in fondo
nell'onore. Ti dico che la cosa
mi tocca
tanto poco come ogni vero figlio
di Priamo;
Giove non voglia che proprio fra
di noi
si facciano cose tali da
distogliere
i più deboli dal combattere e
resistere.
PARIDE
Sennò tutti potrebbero accusarmi
di aver agito leggermente, e
pensare
i vostri consigli frivoli.
Invece, gli dei lo sanno, il
vostro pieno consenso
diede ali a quello che pensavo e
cancellò
ogni timore per quel progetto
tremendo.
Perché, ahimè, che possono
queste mie sole braccia?
E che può fare il coraggio di un
solo uomo
contro l'impeto ostile dei molti
aizzati
da una simile sfida? Con tutto
questo, giuro,
fossi io solo ad affrontare le
difficoltà,
e potessi tanto quanto io
voglio,
Paride non rinnegherebbe mai
quello che ha fatto,
né avrebbe dubbi su cosa fare.
PRIAMO
Paride, tu parli come uno
che è istupidito dal suo
piacere:
tu hai sempre il miele, questi
qua il fiele;
nel tuo caso, avere coraggio non
è un merito.
PARIDE
Sire, io non miro soltanto ad
assicurarmi
i piaceri che porta con sé una
donna così bella;
ma vorrei cancellare la macchia
del suo felice ratto
custodendola qui con ogni onore.
Che tradimento sarebbe verso la
regina catturata,
che danno alla vostra nobile
immagine, che onta per me,
se ora ne cedessimo il possesso
in seguito a una vile
costrizione!
È mai possibile che una tale
degenere tendenza
abbia messo piede nei vostri
petti generosi?
Tra i nostri non c'è spirito
così meschino
che non abbia cuore da osare, o
spada da sguainare
per difendere Elena; né uno così
nobile
che la sua vita sia mal
sacrificata, o la cui morte sia
infame
se il motivo è Elena. E allora,
dico,
facciamo bene a batterci per
lei,
che, lo sappiamo bene, non ha
pari in tutto l'ampio mondo.
ETTORE
Paride e Troilo, avete parlato
bene entrambi,
e, sulla causa e il problema che
abbiamo per le mani
avete commentato, ma in
superficie
non molto diversamente da quei
giovani
che Aristotele riteneva inadatti
a seguire la filosofia morale.
Le ragioni che adducete son più
dirette
a infiammare il sangue
sregolato,
che a dare un giudizio
imparziale
tra il giusto e il torto.
Piacere e vendetta sono più
sorde delle serpi
alla voce di una giusta
decisione. Natura
vuole che il dovuto sia reso al
proprietario.
Ora, c'è mai nell'umanità una
cosa più dovuta
che la moglie al marito? Se
questa legge di natura
viene corrotta per passione, se
grandi spiriti
la negano per indulgere alle
proprie voglie ottuse
in ogni stato ben ordinato c'è
una legge
che frena gli insensati appetiti
che sono
più disubbidienti e refrattari.
Se dunque Elena
è moglie del re di Sparta, com'è
noto,
queste leggi morali della natura
e dei popoli
gridano che sia restituita.
Insistere
nel torto non attenua il torto,
lo aggrava.
Così Ettore giudica, secondo
verità.
E tuttavia fratelli miei focosi,
io propendo a pensare come voi
che Elena dev'essere trattenuta;
perché è causa da cui dipende
assai
la nostra dignità, comune e
individuale.
TROILO
Ecco, ora tocchi il vivo della
nostra idea:
se non ci stesse più a cuore la
gloria
che soddisfare il nostro
crescente risentimento,
non una goccia, una, del nostro
sangue
vorrei veder versare per
difenderla. Ma, nobile Ettore,
essa è un segno di onore e di
fama,
stimolo a gesta audaci e
magnanime,
il cui ardire puo oggi
sconfiggere il nemico,
e che in futuro ci renderà
immortali.
Forse che uno valoroso come te
darebbe via il vantaggio d'una
gloria promessa,
quale sorride in fronte a questa
azione,
per le ricchezze del mondo
intero?
ETTORE
Io sono con te,
ardita progenie del grande
Priamo.
Mi son fatto fautore di una
fiera sfida
lanciata agli sciocchi e faziosi
principi greci,
che riempirà di stupore i loro spiriti sonnolenti.
Mi è stato detto che il loro
generale dorme
mentre nell'esercito serpeggia
la rivalità.
E questo, immagino, lo
risveglierà.
Escono.
Inizio
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Troilo e Cressida - 1601
atto secondo - scena
terza |
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Entra Tersite.
TERSITE
Allora, Tersite! Ma come,
smarrito nel labirinto della tua
furia? Non darla vinta a
quell'elefante di Aiace! A ogni
botta sua io gli rispondo a
tono. Sai che soddisfazione!
Magari fosse il contrario:
avessi io la botta e lui la
risposta! Per Giove, farò una
bella pratica di magia nera pur
di mandare a segno tutte le mie
maledizioni. E quell'Achille,
che grande ingegno! Se per
prendere Troia l'unica fosse che
questa bella coppia pensasse lei
alla breccia, le mura
cadrebbero, ma di vecchiaia! Tu,
gran fulminatore dell'Olimpo,
dimentica che sei Giove, re
degli dei, e tu, Mercurio,
scordati l'arte serpentina del
tuo caduceo, se non riuscite a
togliere a quei due quel poco,
che dico, pochissimo cervello
che gli resta! Il più deficiente
degli uomini sa che il cervello
di quei due è così
abbondantemente scarso, che per
liberare una mosca dalle grinfie
d'un ragno non sa far altro che
tirar fuori la ferraglia e
tagliare la tela. Dopodiché, il
vento si porti via l'intero
accampamento, o, meglio, lo
faccia il mal napoletano!22
Perché questa è la punizione
giusta per chi fa la guerra per
una sottanella. Ora le orazioni
le ho dette, "Amen" lo dica pure
il diavolo Invidia. Oh, dico!,
Sua Signoria Achille!
Entra Patroclo.
PATROCLO
Chi è? Tersite! Ecco, bravo,
vieni dentro a dire i tuoi
improperi.
TERSITE
Se potessi ricordarmi d'ogni
moneta falsa, tu non sfuggiresti
alla mia considerazione, ma
tanto è lo stesso, a te basta
guardarti nello specchio! Pazzia
e ignoranza, morbo comune
dell'umanità, ti vengano addosso
in gran quantità! Ti salvi Dio
dai precettori, e l'istruzione
non ti si avvicini! Che tu sia
guidato dal tuo sangue fino alla
morte! E quel giorno, se colei
che ti prepara per la sepoltura
dice che sei un bel cadavere,
giuro e spergiuro che lei non ha
insudariato che lebbrosi. Amen.
Dov'è Achille?
PATROCLO
Come, ti sei convertito? Stavi
pregando?
TERSITE
Sì, e il cielo mi ascolti!
PATROCLO
Amen.
Entra Achille.
ACHILLE
Chi c'è?
PATROCLO
Tersite, mio signore.
ACHILLE
Dove, dove? Sei venuto,
formaggio mio, mio digestivo,
perché non ti sei più servito
alla mia tavola da tanti pasti
in qua? Dimmi un po', che cos'è
Agamennone?
TERSITE
Il tuo comandante, Achille.
Adesso dimmi tu, Patroclo,
Achille che cos'è?
PATROCLO
Il tuo signore, Tersite. Adesso
dimmi tu, ti prego, tu cosa sei?
TERSITE
Il tuo conoscitore, Patroclo; e
adesso dimmi tu, che cosa sei
tu?
PATROCLO
Dillo tu che mi conosci.
ACHILLE
Su, dillo, dillo.
TERSITE
Vi declino tutto il complesso:
Agamennone comanda Achille;
Achille è il mio signore; io
sono il conoscitore di Patroclo,
e Patroclo è un fesso.
PATROCLO
Furfante!
TERSITE
Calma, fesso, manca ancora
qualcosa.
ACHILLE
Ha licenza di dir tutto.
Continua, Tersite!
TERSITE
Agamennone è un fesso; Achille è
un fesso; Tersite è un fesso, e,
come già detto, Patroclo è un
fesso.
ACHILLE
Dimostralo, forza!
TERSITE
Agamennone è fesso a pretendere
di comandare Achille; Achille è
fesso a lasciarsi comandare da
Agamennone; Tersite è fesso a
servire un fesso simile, e
Patroclo è fesso per
definizione.
PATROCLO
Perché io sono fesso?
TERSITE
Rivolgiti al creatore, a me
basta di sapere che lo sei. Ma
guardate là, chi è che arriva?
ACHILLE
Patroclo, io non ci sono per
nessuno. - Vieni dentro con me,
Tersite.
Esce.
TERSITE
Che buffonate, che imbroglio,
che furfanterie! Stringi
stringi, di una puttana e di un
cornuto si tratta: un gran bel
litigio per lanciare schiera
contro schiera e farle
dissanguare a morte. Che venga
la serpìgine secca a tutta
questa bella causa! Che guerra e
lussuria riducano tutti in
cenere!
Esce.
Entrano Agamennone, Ulisse,
Nestore, Diomede, Aiace e
Calcante.
AGAMENNONE
Dov'è Achille?
PATROCLO
Nella sua tenda, ma non si sente
bene, signore.
AGAMENNONE
Gli sia notificato che noi siamo
qui.
Ha respinto tutti i nostri
messaggeri.
Ora, messe da parte le nostre
prerogative,
siamo noi che lo visitiamo.
Che gli si dica, perché non gli
venga in mente
che non osiamo far valere il
nostro grado,
o che non siamo coscienti di chi
siamo.
PATROCLO
Glielo dirò.
Esce.
ULISSE
L'abbiamo visto sulla soglia
della tenda;
malato di certo non è.
AIACE
Sì, di morbo leonino, superbia
galoppante! Si può anche
chiamarla ipocondria, volendo
risparmiarlo; ma ci giocherei la
testa, è puro orgoglio. Ma
perché poi? Vogliamo un motivo.
Una parola, signore.
Prende da parte Agamennone.
NESTORE
Perché Aiace ce l'ha tanto con
lui?
ULISSE
Achille gli ha soffiato il
buffone.
NESTORE
Chi? Tersite?
ULISSE
Sì.
NESTORE
Allora Aiace sarà a corto di
battute se ha perso chi gli dava
lo spunto.
ULISSE
No, vedi, il suo spunto è colui
che gli ha tolto lo spunto, cioè
Achille.
NESTORE
Tanto meglio. Meglio la loro
frazione che la loro fazione. Ma
doveva essere solida l'alleanza
di quei due se c'è voluto un
pazzo per spezzarla.
ULISSE
Se l'amicizia non la lega la
saggezza, è un lampo per la
mattana farla a pezzi. Ecco che
torna Patroclo.
Entra Patroclo.
NESTORE
Achille non si vede.
ULISSE
L'elefante ha le giunture, ma
non per far riverenze. Le zampe
ce l'ha per ogni altra necessità
che il genuflettersi.
PATROCLO
Achille m'incarica di dirvi che
è molto spiacente
se altro che non sia per voi
diporto o piacere
ha qui portato la vostra
grandezza e il nobile concilio
a fargli visita; spera sia solo
per la salute e la buona
digestione,
una boccata d'aria dopo il
desinare.
AGAMENNONE
Ascolta bene, Patroclo:
Ormai queste risposte le
conosciamo bene.
Ma il suo pretesto, reso veloce
dalle ali del disprezzo,
non può sfuggire alle grinfie
della nostra intelligenza.
Ha molte qualità, e sono molte
le ragioni
per cui le riconosciamo. Ma
tutte le sue virtù
che da parte sua non esercita
virtuosamente,
cominciano a perdere lustro ai
nostri occhi;
già, come frutta splendida su un
vassoio sporco,
rischia di marcire non
assaporata. Vagli a dire
che siamo venuti apposta per
parlargli;
e non farai peccato a dirgli che
lo consideriamo
ultrasuperbo e sottoeducato; più
grande nella presunzione
che sul piano del senno; che qui
persone di lui
molto più degne si mettono a
disposizione
del selvaggio capriccio ch'egli
ostenta,
e, celando la sacra forza della
loro autorità,
assecondano con tolleranza il
gigantismo dei suoi umori;
sì, spiano le sue lune storte, i
suoi flussi e riflussi
come se l'andamento e la
condotta della guerra
galleggiassero sulle sue maree.
Diglielo e aggiungi
che se gonfia troppo il proprio
prezzo
faremo a meno di lui e lo
metteremo in canto
come un pezzo da guerra
intrasportabile, con su
questo avviso: - Da riparare,
non puo essere impiegato.
Meglio un nano in azione che un
gigante che dorme. -
Diglielo pure.
PATROCLO
Vado, e torno con la risposta.
Esce.
AGAMENNONE
Niente interposte persone; siamo
venuti
per parlare con lui: Ulisse,
entra tu.
Esce Ulisse.
AIACE
Chi è lui più di un altro?
AGAMENNONE
Non più di chi pensa di essere.
AIACE
Davvero? Ma non pensate che si
creda meglio di me?
AGAMENNONE
Senza dubbio.
AIACE
Ma, voi, sottoscrivereste la sua
opinione e direste che lo è?
AGAMENNONE
No, nobile Aiace, tu sei
altrettanto forte, valoroso,
saggio di lui, non meno nobile,
molto più cortese e,
soprattutto, molto più
trattabile.
AIACE
E poi perché un uomo deve fare
il superbo? Come nasce la
superbia? Io neanche so dove sta
di casa.
AGAMENNONE
Perciò il tuo pensiero ci
guadagna in chiarezza, la tua
virtù in bellezza. Il superbo
alla fine divora se stesso: la
superbia gli fa da specchio, da
trombettiere, da cronista, e chi
si loda indipendentemente
dall'azione affoga la sua azione
nella lode.
Entra Ulisse.
AIACE
Detesto i superbi più della
genìa dei rospi.
NESTORE (a parte)
Però si ama, non è strano?
ULISSE
Domani Achille non sarà sul
campo.
AGAMENNONE
E che scusa accampa?
ULISSE
Di scuse non ne adduce,
continua a fare come e perché
gli gira,
senza riguardo o rispetto per
nessuno;
caparbiamente vuole e se ne
compiace.
AGAMENNONE
E perché non si degna, se glielo
richiediamo,
di uscire dal chiuso a respirare
con noi?
ULISSE
Fa importanti le cose da nulla,
solo perché
gli vengono richieste. Ha la
manìa della grandezza,
e quando parla a se stesso lo fa
con un'alterigia
che gli mozza il fiato. Il
valore che s'attribuisce
gli accende nel sangue un tal frenetico discorso
che lo stato di Achille gira in
vuoto furore
fra la mente che pensa e il
corpo che agisce
e alla fine si autodistrugge.
Che dire di più?
È così impestato dalla superbia
che i suoi sintomi letali
proclamano: "Impossibile
guarire".
AGAMENNONE
Mandiamo da lui Aiace.
Caro signore, va' a trovarlo
nella tenda:
si dice che ti stimi e, magari,
se glielo chiedi tu,
può darsi che esca un poco da se
stesso.
ULISSE
Oh, no, Agamennone! Non così!
Sian benedetti i passi che Aiace
fa
per allontanarsi da Achille.
Questo superbo,
uso a imbrodare la propria
arroganza col proprio sego,
e che mai lascia entrare gli
affari del mondo
nei propri pensieri, tranne ciò
che rimugina
e rumina da sé, sarà venerato da
colui
che noi teniamo a idolo
maggiore?
No, questo signore tre volte
degno e valoroso
non deve svilire la sua palma,
nobilmente vinta,
né, per mia volontà, subordinare
il suo merito,
lui che merita almeno quanto
Achille,
andando da Achille.
Sarebbe ingrassare l'orgoglio
panciuto di costui,
aggiungere carbone al Cancro che
già fiammeggia
perché vien visitato dal grande Iperione.
Questo signore da lui! Giove non
voglia
e tuoni per risposta: "Vada
Achille da lui!".
NESTORE (a parte)
Bene così: gli sta dando corda.
DIOMEDE (a parte)
Come si beve in silenzio la
lusinga!
AIACE
Se ci vado, gli spacco la faccia
col mio pugno ferrato.
AGAMENNONE
Ah no, non devi andarci!
AIACE
Ci provi a farmi l'altezzoso,
gliela faccio vedere io.
Lascia che ci vada.
ULISSE
Oh no, per quanto è in gioco in
questa guerra.
AIACE
Insolente lavativo!
NESTORE (a parte)
Come si descrive bene!
AIACE
Non riesce a essere educato?
ULISSE (a parte)
Senti il corvo che critica il
buio.
AIACE
Gli faccio un salasso al suo
cattivo umore.
AGAMENNONE (a parte)
Fa il medico, ma dovrebbe fare
il malato.
AIACE
Se tutti la pensassero come
me...
ULISSE (a parte)
Sì, il senno passerebbe di moda.
AIACE
... non la passerebbe liscia,
sai le spade che dovrebbe
ingoiare. Che debba sempre
averla vinta la superbia?
NESTORE (a parte)
Sarebbe per metà merito tuo.
ULISSE (a parte)
No, non per metà, l'avrebbe
tutto quanto.
AIACE
Io lo impasto, lo ammollisco.
NESTORE (a parte)
Non s'è ancora riscaldato in
pieno. Ubriacatelo di lodi,
versate, versate, ché la sua
ambizione ha sete.
ULISSE (a Agamennone)
Signore, date troppo peso a
questo dissapore.
NESTORE
Non fatelo, nobile generale.
DIOMEDE
Dovete prepararvi a combattere
senza Achille.
ULISSE
Ecco, è questo invocarlo di
tutti che gli nuoce.
Qui c'è un uomo... ma basta, non
in sua presenza.
NESTORE
E perché no? Lui non è ambizioso
come Achille.
ULISSE
Il mondo deve sapere che è
altrettanto valoroso.
AIACE
Cane d'un figlio di troia,
menarci così per il naso!
Vorrei che fosse un Troiano!
NESTORE
Pensa un po' che guaio se adesso
Aiace...
ULISSE
... montasse in superbia...
DIOMEDE
O smaniasse per essere lodato...
ULISSE
Già, oppure facesse
l'arrogante...
DIOMEDE
O facesse lo strambo, il pallone
gonfiato!
ULISSE
Grazie al Cielo, signore, sei
una pasta d'uomo;
sia lode al genitore, a lei che
ti allattò.
Memoria imperitura a chi ti
educò, tre volte lodate
le doti che hai per natura, e
che son meglio,
meglio d'ogni possibile
erudizione.
Ma chi delle tue braccia fece
armi da guerra,
sarebbe poco se Marte dividesse
in due l'eternità
e facesse a mezzo con lui. E,
quanto alla forza,
è tempo che Milone taurifero
passi il suo titolo
al forzuto Aiace. Non loderò la
tua saggezza,
che come un confine, un limite,
una costa
cinge le tue membra ampie e
spaziose. Qui c'è Nestore
reso saggio dall'età veneranda;
egli deve,
è, non puo non essere saggio -
pure, con licenza,
padre Nestore, se foste in età
verde come Aiace,
con il cervello ben stagionato
che avete,
voi non sareste superiore a lui,
solo suo pari.
AIACE (a Nestore)
Posso chiamarti babbo?
NESTORE
Certo, figliolo.
DIOMEDE
E come un padre ascoltalo,
signor Aiace.
ULISSE
Su, non perdiamo tempo. Il cervo
Achille
resta alla macchia. Si
compiaccia il nostro generale
di convocare il consiglio di
guerra.
A Troia sono giunti nuovi re.
Domani dovremo resistere con
tutta la nostra forza,
e qui c'è un signore che, venga
pure il fiore
della cavalleria dall'est
all'ovest, Aiace
terrà testa al migliore.
AGAMENNONE
Andiamo al consiglio. Lasciamo
dormire Achille.
I legni leggeri sono veloci
anche se le grosse chiglie
pescano a fondo.
Escono.
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