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"Timone d'Atene" è la tragedia del denaro, dell'adulazione, dell'ingratitudine umana. In essa si narra la vicenda di Timone, ricco ateniese generoso e scialacquatore, perennemente circondato di parassiti che egli crede amici. Ma quando i debiti lo travolgono, non trova nessuno che lo soccorra. Indignato, si ritira a vita solitaria in una caverna nei pressi della città, e anche quando trova un insperato tesoro, non torna ai lussi e agli agi, ma usa quel denaro per tessere la sua vendetta contro la città ingrata. Vicino per la cupa visione del mondo e dell'umanità a Lear, Amieto e Otello, Timone resta memorabile per le icastiche invettive contro la cupidigia e l'egoismo degli uomini, tanto da essere ancora oggi uno dei drammi più significativi e citati di Shakespeare.

Dramma in cinque atti in versi e in prosa, Timone d'Atene si ispira a uno dei più celebri dialoghi di Luciano. Fu scritto probabilmente nel 1608 per essere poi pubblicato nell'in folio del 1623. Timone è circondato dalle adulazioni dei suoi favoriti e dai doni che ricambia in modo stravagante; ma una volta girata la fortuna Timone sperimenta l'ingratitudine degli amici e si ritira a vivere solitario in una caverna, dove sarà raggiunto dai senatori ateniesi perché aiuti la città minacciata da Alcibiade. Ma il misantropo li schernirà offrendo loro l'albero presso la sua caverna perché ci si impicchino.

 

Timone d’Atene è stato scritto presumibilmente da Shakespeare tra il 1604 ed il 1608 come opera sperimentale in risposta alla trasformazione sociale riflessa nel teatro in quegli anni; trasformazione del pubblico, con il progressivo allontanamento della classe media londinese, artigiani e piccoli imprenditori, che avevano preso coscienza della loro nuova condizione sociale, legata alla accresciuta potenza economica; Trasformazione dello spazio scenico con il trasferimento delle compagnie di attori professionisti dai teatro all’aperto a quelli al chiuso, cosidetti privati.
Trasformazioni che Timone, esprime con un linguaggio di straordinaria violenza verbale unita ad una incisiva poeticità attraverso la quale Shakespeare condanna i suoi contemporanei accusandoli di aver rinunciato alla loro essenza di uomini per lasciarsi governare dal potere dell’oro, forza di dominio incombente del capitalismo moderno che nasceva proprio in quegli anni.
Due secoli dopo Karl Marx definì il denaro, dopo la lettura del passo dell’invettiva di Timone, “potere alienante dell’umanità”
Oggi, dopo circa cinque secoli, i seguenti versi del Timone d’Atene: “oro, tu Dio invisibile che saldi insieme cose incompatibili e fai sì che si bacino, tu che parli con ogni lingua e per ogni fine”, possono ancora farci riflettere, fare vibrare corde dentro di noi sopite?

 

da Liber Liber

Di questo dramma, annoverato dalla critica fra le “tragedie della vendetta” del teatro shakespeariano, insieme con “Tito Andronico”, “Amleto” e “Otello”, non si sa nulla circa la datazione, le fonti, la messa in scena, la stessa fattura di mano di Shakespeare. La critica più recente lo ritiene frutto di una collaborazione con un altro drammaturgo, Thomas Middleton, autore di buoni lavori drammatici rappresentati dalla Compagnia degli Uomini del Re (“The King’s Men”) di cui lo stesso Shakespeare faceva parte.(I) Tutto quello che si sa è che il lavoro è apparso stampato nell’in-folio del 1623 sotto il titolo “La vita di Timone di Atene” (“The Life of Timon of Athens”): titolo che suggerisce almeno come impropria la collocazione del lavoro tra le “tragedie della vendetta”, tutte espressamente intitolate “tragedia”.(II) Nel “Timone” infatti non ci sono truculenze o ammazzamenti.
Il personaggio è realmente esistito nella Atene di Pericle (inizio del V sec. a.C.). Ne parla Plutarco nella “Vita di Antonio”, descrivendolo come un maligno, un misantropo, un introverso, che evitava la compagnia di tutti tranne quella del filosofo Apemanto, “perché assai simile a lui per natura e condizione”, e quella del giovane Alcibiade, il brillante e intraprendente nipote di Pericle, perché si aspettava da lui che, bandito da Atene - come Coriolano da Roma - e sceso in guerra contro la città, recasse gran danno agli odiati Ateniesi.
Un Timone si trova anche in uno dei “Dialoghi dei morti ” di Luciano di Samosata, saggi di acerba critica della vanità umana: è un ricco e nobile ateniese, che, ridotto in miseria per la sua prodigalità, è abbandonato da tutti; costretto a isolarsi dalla città e a scavare radici per terra per cibarsi, gli dèi gli fanno trovare dell’oro. La notizia del ritrovamento si sparge per Atene, e Timone è di nuovo assediato da una folla di gente d’ogni ceto, tra cui alcuni dei suoi ingrati amici da lui beneficati al tempo della primitiva ricchezza. Contro tutti egli si scaglia, cacciandoli a colpi di vanga e a sassate.
Un Timone ateniese è anche il protagonista di una commedia, in terzine, di Matteo Maria Boiardo (1487), intitolata appunto “Timone” e ispirata alla vicenda del dialogo di Luciano, che però Shakespeare non conosceva, la traduzione dei “Dialoghi” essendo apparsa in Inghilterra solo nel 1637 ad opera di Thomas Heywood.
Sul piano drammaturgico-letterario, il “Timone” è opera ineguale: accanto a brani di grande raffinatezza poetica - come il dialogo iniziale fra il Poeta e il Pittore - ce ne sono di scadenti nella fattura e addirittura improbabili rispetto alla omogeneità della vicenda - come l’episodio di Alcibiade (III, 6) davanti al Senato in difesa del soldato condannato a morte, di cui non si sa altro che è colpevole di omicidio. Ciò ha fatto pensare all’intervento di altra mano, come s’è detto sopra.
Incertezza è anche nella datazione del lavoro, anche se essa deve esser fissata nella fase detta “maggiore” della produzione shakespeariana (1602-1608), quella cioè del grandi drammi dell’“Amleto”, dell’“Otello”, del “Re Lear”, di “Macbeth”, di “Coriolano”, per la presenza di certe sottigliezze stilistiche e per il magistrale uso del verso e della rima. Le disuguaglianze, oltre che all’intervento di altra mano nella fattura e alla presenza di situazioni non compiute e rimaste sospese - come quella di Ventidio - fanno pensare che il lavoro deve essere stato interrotto e ripreso in epoche diverse; alcuni pensano che sia stata la morte del poeta ad impedirgli di rifinirlo.
Timone, pur essendo un personaggio realmente esistito, come si è detto, non è tuttavia una figura storica come Coriolano, Giulio Cesare, Antonio e lo stesso Troilo di Troia: è piuttosto un tipo, un personaggio-simbolo, una personificazione dell’uomo divenuto per colpa degli uomini misantropo, odiatore di quel genere umano da lui beneficiato e mostratosi cinicamente irriconoscente; il tutto nel quadro di un mondo carico di tutti i vizi e le magagne dell’umana vanità, perché adoratore di una sola divinità: l’oro, e nel quale la presenza femminile è rappresentata da due etère al seguito del guerriero Alcibiade. La “vendetta” di Timone è perciò - senza produrre vera e propria tragedia nel senso senechiano - vendetta di un uomo contro la sua specie; ma una vendetta in cui non si uccide nessuno, e che si limita a deprecare e maledire, sia pure con un linguaggio violento e urlato, un sistema di vita. Anche se Shakespeare - come nota il Melchiori (III) - “consideri questo atto di denuncia come un equivalente della giusta vendetta”; come dimostrerebbe il fatto che a Timone è riservata la stessa sorte degli altri “vendicatori”, Tito Andronico, Amleto, Otello: la morte, che si darà da se stesso.

 

da Wikipedia

Composizione e stampa

La tragedia è fonte di notevoli dispute tra gli studiosi. È costruita in un modo strano e il manoscritto presenta diverse lacune: per queste ragioni è stata spesso descritta come un'opera incompiuta, scritta da mani diverse e/o uno dei primi esempi di teatro sperimentale. Uno dei risultati di queste discussioni è che non si può indicare una data precisa per la sua stesura, dato che alcuni sostengono che si tratti del primo lavoro di Shakespeare, altri dell'ultimo, mentre altri ancora la situano in un periodo di poco anteriore a quello delle commedie di epoca tarda.

Generalmente viene inserita tra le tragedie (come accade nel First folio) anche se alcuni studiosi la inseriscono tra le "commedie" nonostante il suo protagonista finisca per morire. Le fonti dell'opera includono la "Vita di Alcibiade" di Plutarco e il dialogo di Luciano di Samosata "Timone il misantropo". La tragedia non fu mai pubblicata prima della sua inclusione nel First Folio del 1623.

A partire dal XIX secolo si è ipotizzato che il Timone sia in realtà opera di due autori diversi suggerendo che le sue inusuali caratteristiche siano il risultato del fatto che i suoi autori siano stati drammaturghi con attitudini e mentalità differenti tra loro; il principale indiziato come co-autore, Thomas Middleton, fu individuato per la prima volta nel 1920. Uno studio del 1917 di John Mackinnon Robertson sostiene invece che George Chapman fu l'autore de Il lamento di un'innamorata e sempre lui iniziò il Timone d'Atene. Queste tesi sono state rifiutate da altri commentatori, tra i quali Bertolt Brecht, Frank Harris, e Rolf Soellner, che sostiene che l'opera sia in realtà un esperimento. Questi studiosi dicono che se un autore avesse rivisto il lavoro di un altro, avrebbe comunque dovuto adeguarsi agli standard del teatro giacobiano, cosa che evidentemente non è avvenuta. Soellner pensa che l'opera sia insolita perché fu rappresentata alle Inns of Court dove trovò un pubblico di nicchia composto per lo più da giovani avvocati.

Nondimeno, negli ultimi tre decenni, molte analisi linguistiche condotte sul testo sembrano aver rintracciato conferme a quelle che erano le ipotesi più datate: l'opera contiene numerose parole, frasi e scelte di punteggiatura tipiche dei lavori di Middleton e non di quelli di Shakespeare. queste particolarità linguistiche si concentrano in determinate scene, il che sembra indicare che sia un lavoro comune di Middleton e Shakespeare e che si tratti di una collaborazione, piuttosto che di una revisione dell'uno sul testo dell'altro.[ Il curatore dell'edizione Oxfordiana, John Jowett, descrive queste prove e sottolinea come la presenza della mano di Middleton non significhi che la tragedia debba essere trascurata o sottovalutata: "Timone d'Atene è a maggior ragione interessante perché il testo mostra un dialogo tra due drammaturghi dall'indole molto diversa".

In ultima analisi però, nessuna delle teorie finora citate ha riscosso unanime consenso tra gli esperti.

Inizio pagina

William Shakespeare

Il Teatro

TIMONE D'ATENE

Introduzione

Personaggi e Riassunto

Atto Primo

Atto Secondo

Atto Terzo

Atto Quarto

Atto Quinto

Il teatro

Tragedie

1589 - 1593

Tito Andronico

1594 - 1595

Romeo e Giulietta

1599

Giulio Cesare

1600 - 1601

Amleto

1601

Troilo e Cressida

1602 - 1605

Otello

1605 - 1606

Re Lear

1607

Antonio e Cleopatra

1607 - 1608

Coriolano

Commedie

1590 - 1593

La bisbetica domata

1590 - 1594

La commedia degli errori

1590 - 1595

I due gentiluomini di Verona

1593 - 1596

Pene d'amor perdute

1594 - 1597

Il mercante di Venezia

1595

Sogno di una notte

di mezza estate

1598 - 1599

Molto rumore per nulla

1599 - 1600

Come vi piace

1599 - 1601

La dodicesima notte

1599 - 1601

Le allegre comari di Windsor

1602 - 1603

Tutto è bene quel

che finisce bene

1603

Misura per misura

1605 - 1608

Timone d'Atene

1607 - 1608

Pericle principe di Tiro

1609 - 1610

Cimbelino

1611

Il racconto d'inverno

1611 - 1612

La tempesta

1613 ca.

I due nobili cugini

Drammi storici

1588 - 1592

Re Enrico VI - Parti I, II, III

1590 - 1597

Re Giovanni

1591 - 1594

Riccardo III

1595

Riccardo II

1597 - 1598

Enrico IV - Parti I, II

1598 - 1599

Enrico V

1612 - 1613

Enrico VIII

Vita ed opere

Introduzione

Biografia 1

Biografia 2

Biografia 3

L'opera

Identità e paternità

I sonetti

Introduzione

1-10 51-60 101-110
11-20 61-70 111-120
21-30 71-80 121-130
31-40 81-90 131-140
41-50 91-100 141-154