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Il
racconto d'inverno
1611
Scena
prima
Entrano Leonte, Cleomene,
Dione, Paolina, (e) servitori.
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CLEOMENE
Signore, avete fatto
abbastanza, e sopportato
le pene di un santo: non
potevate commettere
peccato,
che non abbiate redento;
in verità, la vostra
penitenza
è superiore alla colpa
commessa: infine,
fate come han fatto gli
dei, dimenticate il male
compiuto,
e con essi, perdonate a
voi stesso.
LEONTE
Finché ricordo
lei, e le sue virtù, non
scorderò
le mie accuse, e sempre
penso
al torto che da me mi
feci: e che fu sì grande
che il mio regno ha
privato di un erede,
ed ha distrutto la più
dolce compagna da cui
mai uomo
abbia generato le sue
speranze.
PAOLINA
Vero, troppo vero, mio
signore:
se, una dopo l'altra,
voi le sposaste tutte,
al mondo,
o se di ognuna prendeste
la miglior parte,
per far la donna
perfetta, quella che
avete uccisa
rimarrebbe
impareggiabile.
LEONTE
Lo penso anch'io.
Uccisa!
Quella che io ho uccisa!
Così ho fatto:
ma mi colpisci duro a
dirmi questo: è amaro
in bocca a te, come
nella mia mente. Ora, ti
prego, ormai
non dirlo così spesso.
CLEOMENE
Anzi, mai più, buona
signora:
mille altre cose
potevate dire
più opportune al momento
e più consone
alla vostra gentilezza.
PAOLINA
Voi siete di quelli
che vorrebbero farlo
risposare.
DIONE
Se voi non lo volete,
non avete pietà per lo
stato, né per la memoria
del suo nome sovrano; e
poco considerate
quali calamità, la
mancanza di un erede,
può far precipitare sul
regno e divorare
i sudditi lasciati senza
guida. Che c'è di più
santo
del rallegrarsi per la
pace che gode la defunta
regina?
E che di ancora più
santo, per il sostegno
della dinastia,
un presente sicuro e un
futuro prospero,
del benedire il letto di
sua maestà
con una nuova tenera
compagna? |
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PAOLINA
Non ne esiste una degna,
rispetto a quella che non è più.
Inoltre gli dei
vorranno che i loro segreti
disegni sian compiuti;
non ha forse detto il divino
Apollo,
non è questo il tenore del suo
oracolo,
che re Leonte non avrà un erede,
finché sua figlia perduta sia
trovata? E che ciò avvenga
è così assurdo alla ragione
umana
che se il mio Antigono rompesse
la sua tomba
e ritornasse a me; lui che,
sicuro,
morì con l'infante. Il vostro
avviso è
che il mio signore sia contrario
agli dei,
e s'opponga alla loro volontà.
(A Leonte) Non vi curate della
discendenza;
la corona troverà un erede. Il
grande Alessandro
lasciò la sua al più degno, sì
che potesse
succedergli il migliore.
LEONTE
Buona Paolina,
che conservi, lo so, la memoria
di Ermione
in tanto onore, - Oh, se io
avessi
seguito il tuo consiglio! Così,
anche in quest'ora,
potrei guardare la mia regina
nei begli occhi,
e suggerne tesori dalle
labbra...
PAOLINA
Lasciandole
più ricche per quello che han
concesso.
LEONTE
Tu dici il vero.
Mogli siffatte non ci sono più;
perciò, niente moglie: una
peggiore,
da me trattata meglio, farebbe
la sua anima beata
riprender corpo, e su questa
scena
(se questo errore ora
commettessi) apparire
mortificata
e dire, "Perché a me?"
PAOLINA
Se avesse tale potere,
ne avrebbe buon motivo.
LEONTE
L'avrebbe sì; e mi spingerebbe
a uccidere la nuova sposa.
PAOLINA
Io farei così:
se fossi il fantasma che
cammina, mi chiederei di
osservarle
gli occhi, e dirmi per quale
smorta parte in essi
la sceglieste: quindi urlerei,
tanto che le vostre orecchie
si spaccherebbero a sentirmi; e
le parole in seguito
sarebbero"Ricorda i miei."
LEONTE
Stelle erano, stelle!
E tutti gli altri occhi, carboni
spenti! Non temere;
non prenderò altra moglie,
Paolina.
PAOLINA
Mi giurerete
di non sposarvi mai se non col
mio consenso?
LEONTE
Mai, Paolina; sulla salvezza
della mia anima!
PAOLINA
Allora, miei buoni signori,
siate testimoni al giuramento.
CLEOMENE
Voi gl'imponete troppo.
PAOLINA
A meno che un'altra,
simile a Ermione come il suo
ritratto,
non gli compaia innanzi.
CLEOMENE
Buona signora...
PAOLINA
Ho finito.
Tuttavia, se il mio signore
vuole sposarsi - se voi volete,
sire;
non vi sarà rimedio - datemi
l'incarico
di scegliervi una regina: ella
non sarà così giovane
come la vostra prima, ma sarà
tale
che, se il fantasma della prima
regina camminasse, avrebbe gioia
a vederla nelle vostre braccia.
LEONTE
Mia fedele Paolina,
noi non ci sposeremo finché non
ce lo dirai tu.
PAOLINA
Il che
sarà quando la prima regina
respirerà di nuovo:
fino ad allora, mai.
Entra un servitore.
SERVITORE
Uno che s'annuncia come il
Principe Florizel,
figlio di Polissene, con la sua
principessa (costei
la più bella che abbia mai
veduto) richiede accesso
al cospetto di vostra maestà.
LEONTE
Che vuole? Non viene
come s'addice alla grandezza di
suo padre: il suo arrivo
(così informale e senza
preavviso) ci prova
che non si tratta di visita
ufficiale, ma forzata
dal caso o dal bisogno. Chi è
con lui?
SERVITORE
Pochi
e in malo arnese.
LEONTE
La principessa, dite,
l'accompagna?
SERVITORE
Sì, il più impareggiabile pezzo
di terra, penso,
su cui mai il sole abbia
sfolgorato.
PAOLINA
O Ermione,
come ogni tempo presente si
vanta superiore
a un passato migliore, così deve
la tua tomba
far posto a ciò che ora si vede!
Signore, voi stesso
avete detto e pure scritto; ma
il vostro scritto è ora
più freddo del suo argomento:
"Ella non era stata,
né potrebbe mai essere
eguagliata"; - così il vostro
verso
fluiva un tempo con la bellezza
di Ermione: ora è assai in
riflusso,
se dite che ne avete vista una
più bella.
SERVITORE
Perdonate, signora:
la prima l'ho quasi dimenticata
- ve ne chiedo perdono -
la seconda, quando avrà colpito
il vostro occhio,
conquisterà la vostra lingua
pure. Ella è una creatura
che, se fondasse una nuova
setta, estinguerebbe lo zelo
di chiunque ne professi altre; e
convertirebbe
chiunque lei invitasse a
seguirla.
PAOLINA
Andiamo! Anche le donne?
SERVITORE
Le donne l'ameranno, perché è
una donna
con più meriti di qualsiasi
uomo; gli uomini, perché
è la più preziosa fra tutte le
donne.
LEONTE
Andate, Cleomene;
voi, assistito dai vostri
onorati amici,
conduceteli al nostro abbraccio.
Escono (Cleomene e altri).
Eppure, è strano
che venga così di soppiatto.
PAOLINA
Se il nostro principe
(gioiello di figliolo) fosse
vivo adesso, avrebbe un buon
compagno
in questo signore: c'era meno di
un mese
tra le loro nascite.
LEONTE
Ti prego, basta; smetti; sai
bene
che per me muore di nuovo,
quando se ne parla: certo,
quando vedrò questo gentiluomo,
i tuoi discorsi
mi porteranno a pensieri che
potrebbero
privarmi della ragione. Eccoli
qui.
Entrano Florizel, Perdita,
Cleomene e altri.
Vostra madre, principe, fu
fedelissima alle nozze;
poiché fece una copia del vostro
regale padre,
concependo voi. Se avessi i miei
ventun anni,
l'immagine di vostro padre è
così scolpita in voi,
con la sua stessa aria, che
potrei chiamarvi fratello,
come facevo con lui, e ricordare
qualche scappata
compiuta prima insieme. Il più
affettuoso benvenuto!
E la vostra bella principessa -
una dea! - Oh, ahimè!
Io persi un paio, che fra cielo
e terra
potrebbe adesso stare e destar
meraviglia, come
voi fate adesso, nobile coppia:
e poi persi anche -
solo per mia follia - la
compagnia
e pure l'amicizia, del vostro
valente padre, che
rivedere una volta (sebbene in
afflizione)
mi fa desiderare ancora la vita.
FLORIZEL
Per suo comando
sono qui approdato, in Sicilia,
e da lui
vi porto tutti i riguardi che un
re (da amico)
può inviare a suo fratello: e se
l'infermità
(che accompagna l'età avanzata)
non riducesse alquanto
le forze desiderate, lui stesso
avrebbe
e terre ed acque tra il suo
trono e il vostro
attraversato per vedervi; voi
ch'egli ama
(così m'ha ordinato di dirvi)
più di ogni scettro
e di coloro che vivi li reggono.
LEONTE
O mio fratello -
cortese nobil uomo! - i torti
che ti ho fatto, riaffiorano
in me; e questi tuoi riguardi,
di squisita gentilezza, si fanno
interpreti
della mia pigra negligenza!
Siate benvenuto qui
come la primavera sulla terra.
Ed ha egli anche
esposto questa perla al
trattamento brutale
(almeno poco gentile)
dell'orrido Nettuno,
per salutare un uomo indegno
delle sue pene, e ancora più
del rischio della sua persona?
FLORIZEL
Mio buon signore,
ella viene dalla Libia.
LEONTE
Dove il fiero Smalo,
quel nobile, onorato signore, è
temuto e amato?
FLORIZEL
Da lì, nobilissimo sire; da lui,
la cui figlia qui
fu ben provata sua dalle lacrime
che versò al separarsi da lei;
quindi,
favoriti da un felice scirocco,
abbiamo passato il mare,
per eseguire l'incarico
affidatomi da mio padre
di visitare vostra altezza: il
meglio del mio seguito
l'ho congedato sulle coste
siciliane;
son diretti in Boemia, ad
annunciare
non solo il mio successo in
Libia, sire,
ma il mio felice arrivo, e
quello di mia moglie,
qui, dove siamo.
LEONTE
Gli dèi beati
purghino l'aria nostra di ogni
infezione mentre voi
soggiornate qui! Avete un padre
venerando,
un gentiluomo pieno di virtù;
contro la cui persona
(sacra com'è) io ho peccato,
per cui, i cieli (presane irata
nota)
mi hanno lasciato senza
discendenza: vostro padre è
benedetto
(ben meritandolo dal cielo)
d'avere voi,
che siete degno della sua bontà.
Oh, come avrei potuto essere,
se avessi un figlio ed una
figlia ora da contemplare,
due belle creature come voi!
Entra un nobile.
NOBILE
Nobilissimo signore,
ciò che sto per riferire non
sarebbe credibile
se la prova non fosse così
vicina. Compiacetevi, grande
signore,
Boemia in persona vi manda per
me il suo saluto;
chiede che voi arrestiate suo
figlio, il quale -
rifiutando insieme dignità e
dovere -
è fuggito da suo padre, dalla
sua eredità, e insieme
alla figlia di un pastore.
LEONTE
Dov'è Boemia? Parlate.
NOBILE
Qui nella vostra città; l'ho
lasciato adesso.
Parlo confusamente, come
conviene
al mio stupore ed al mio
messaggio. Mentre s'affrettava
verso il palazzo - in caccia,
sembra,
di questa vaga coppia -
s'imbatte per strada
nel padre di questa sedicente
signora e
nel fratello, essendo entrambi
partiti dal loro paese
con questo giovane principe.
FLORIZEL
Camillo mi ha tradito;
il cui onore ed onestà finora
avevano resistito
ad ogni intemperia.
NOBILE
Potete ben accusarlo:
accompagna il re vostro padre.
LEONTE
Chi? Camillo?
NOBILE
Camillo, signore; ho parlato con
lui; e ora
interroga quei due poveracci.
Mai vidi
sventurati tremare così: stanno
in ginocchio, baciano la terra;
rinnegano ogni parola che
dicono.
Boemia si tappa le orecchie, e
li minaccia
di morte in mille modi.
PERDITA
O povero padre mio!
Gli dei ci fanno spiare, hanno
deciso
che il nostro matrimonio non si
celebri.
LEONTE
Voi siete sposati?
FLORIZEL
Non lo siamo, signore, né sembra
che lo saremo mai:
le stelle, vedo, baceranno prima
le valli:
grandi o piccini siamo zimbelli
della fortuna.
LEONTE
Signor mio,
è costei la figlia di un re?
FLORIZEL
Lo è,
nel momento che diventa mia
moglie.
LEONTE
Quel "momento", considerando la
fretta del vostro buon padre,
sarà molto lento ad arrivare.
Son dispiaciuto,
davvero dispiaciuto, che vi
siate staccato dal suo affetto,
cui eravate legato dal dovere; e
dispiaciuto pure
che la vostra scelta non sia
ricca in nobiltà come in
bellezza,
sì che possiate godere di lei
appieno.
FLORIZEL
Cara, alza il viso:
per quanto la fortuna, a noi
ovviamente avversa,
ci perseguiti, insieme a mio
padre, essa non può
neppure di uno iota alterare il
nostro amore. Vi supplico, sire,
ricordatevi di quando non
dovevate al tempo più
di me adesso: e col pensiero
degli affetti di allora,
fatevi mio avvocato: se voi
glielo chiedete,
mio padre concederà cose
preziose come fossero inezie.
LEONTE
Se così farà, io vorrei
chiedergli la vostra preziosa
amica,
che egli considera solo
un'inezia.
PAOLINA
Signore, mio sovrano,
il vostro occhio ha troppa
gioventù; neppure un mese
prima di morire la vostra regina
meritava meglio quegli sguardi
che ora posate su costei.
LEONTE
Pensavo a lei,
proprio mentre posavo questi
sguardi. (A Florizel) Ma la
vostra richiesta
non ha ancora risposta. Andrò
incontro a vostro padre:
se il vostro onore non è
sommerso dai vostri desideri,
io sono amico loro e vostro: con
questo intento
vado ora da lui; perciò seguite
me
ed osservate quale metodo seguo.
Venite, mio buon signore.
Escono.
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Scena
seconda
AUTOLICO
Vi prego, signore, voi
eravate presente a questo
racconto?
PRIMO GENTILUOMO
Ero là quando hanno aperto
il fardello, ho sentito il
vecchio pastore raccontare
come lo trovò: quindi, dopo
un momento di stupore, ci fu
ordinato a tutti di uscire
dalla camera; solo una cosa,
m'è sembrato di sentire il
vecchio pastore che diceva
d'aver trovato la bambina.
AUTOLICO
Mi piacerebbe tanto sapere
com'è finita.
PRIMO GENTILUOMO
Ve ne faccio un racconto
incompleto; ma le
alterazioni che ho osservato
nel re e in Camillo erano
vere esclamazioni di
meraviglia: sembrava quasi
che, nel fissarsi l'un
l'altro, gli venissero fuori
gli occhi dalle orbite:
c'era tutto un discorso nel
loro silenzio, un linguaggio
nei gesti; avevan l'aria di
chi ha sentito di un mondo
riscattato, o di uno
distrutto: gli si leggeva
addosso una vera frenesia di
stupore; ma l'osservatore
più acuto, che non sapesse
di più di quanto vedeva, non
avrebbe potuto dire se
l'accento stava sulla gioia
o sul dolore; comunque,
doveva essere il culmine di
uno dei due.
Entra un altro gentiluomo.
Ecco che arriva un
gentiluomo che forse ne sa
di più. Che novità, Rogero?
SECONDO GENTILUOMO
Si pensa solo ad accendere i
falò: l'oracolo è compiuto;
la figlia del re ritrovata:
sono scoppiate in
quest'ultima ora tali
meraviglie, che i
compositori di ballate non
ce la fanno a esprimerle.
Entra (un terzo) gentiluomo.
Ecco che arriva il
maggiordomo di donna
Paolina: lui potrà
informarvi meglio. Che
succede adesso, signore?
Questa notizia, che si dice
vera, somiglia così tanto ad
una fiaba che si dubita
molto della sua autenticità.
Il re ha dunque trovato il
suo erede?
TERZO GENTILUOMO
È verissima, se mai verità
fu provata dai fatti: ciò
che si dice in giro potreste
giurare d'averlo visto,
tanto combaciano tutte le
prove. Il mantello della
regina Ermione, il suo
gioiello al collo della
bambina, le lettere di
Antigono trovate con esso,
la sua scrittura che hanno
riconosciuto; la maestà
della creatura a somiglianza
della madre, la dote di
nobiltà che la natura mostra
superiore alla condizione, e
molte altre prove la
proclamano, con ogni
certezza, figlia del re.
Avete visto l'incontro dei
due re?
SECONDO GENTILUOMO
No.
TERZO GENTILUOMO
Allora avete perduto uno
spettacolo che bisognava
vedere; non si può
descriverlo a parole.
Avreste visto una gioia
coronarne un'altra, e in
maniera che sembrava che il
dolore piangesse al
separarsi da loro, perché la
loro gioia attraversava un
fiume di lacrime. C'erano
occhi che s'alzavano al
cielo, mani che si
tendevano, ed espressioni
così commosse, che per
riconoscerli bisognava
guardare l'abito, non la
faccia. Il nostro re, quasi
saltando fuori di sé per la
gioia d'aver ritrovato la
figlia, come se quella gioia
diventasse all'improvviso
una perdita, grida "Ah, tua
madre, tua madre!" Quindi
chiede a Boemia perdono; poi
abbraccia il genero; poi
soffoca di nuovo la figlia
coi suoi abbracci; ora
ringrazia il vecchio pastore
che se ne sta lì come un
mascherone di fontana,
consumato dalle intemperie e
che ha visto i regni di
molti re. Non ho mai sentito
di un incontro come questo
che storpia il racconto che
se ne vuole fare e distrugge
la descrizione che si cerca
di darne.
SECONDO GENTILUOMO
E, vi prego, che è successo
di Antigono che portò via la
bambina?
TERZO GENTILUOMO
Ancora come una vecchia
favola che ha sempre materia
da recitare, anche quando la
credulità s'è addormentata e
le orecchie non prestano più
attenzione. Fu fatto a pezzi
da un orso: così testimonia
il figlio del pastore, il
quale non ha solo la sua
ingenuità, che si dimostra
abbondante, a provarlo, ma
anche un fazzoletto suo e
degli anelli che Paolina
riconosce.
PRIMO GENTILUOMO
E che ne è stato del suo
vascello e di quelli con
lui?
TERZO GENTILUOMO
Naufragarono nel momento
stesso della morte del loro
padrone, e sotto gli occhi
del pastore: così che tutti
gli agenti che concorsero
all'abbandono dell'infante
si persero nel momento
stesso in cui fu trovata.
Ma, oh, quale nobile
battaglia tra gioia e dolore
si combatté in Paolina! Con
un occhio guardava giù per
la perdita del marito, con
l'altro gioiva perché
l'oracolo s'era compiuto:
sollevò la principessa da
terra e tanto se la strinse
tra le braccia come se
volesse appuntarsela sul
cuore, perché non potesse
mai più andare perduta.
PRIMO GENTILUOMO
La nobiltà di questa scena
era davvero degna di un
pubblico di principi e di
re; poiché erano loro stessi
a recitarla.
TERZO GENTILUOMO
Uno dei suoi tocchi più
belli, e che buttò la lenza
per agganciarmi gli occhi
(pescò solo acqua però, non
pesci) fu, quando al
racconto della morte della
regina (come ella vi giunse,
fu coraggiosamente
confessato e lamentato dal
re) la figlia rimase ferita
nell'ascoltarlo; finché,
passando da un'espressione
di dolore all'altra, uscì
con un "Ahimè", a, potrei
dire, sanguinare lacrime,
perché sono sicuro che il
mio cuore in quel momento
piangeva sangue. Anche chi
era fatto di marmo, lì per
lì cambiò colore; alcuni
svennero, tutti erano
afflitti: se il mondo intero
avesse potuto assistere a
quella scena, il mortorio
sarebbe stato universale.
PRIMO GENTILUOMO
Son tornati a palazzo?
TERZO GENTILUOMO
No: avendo sentito la
principessa della statua di
sua madre che è in casa di
Paolina, - un'opera costata
molti anni di lavoro e ora
da poco completata da quel
grande maestro italiano,
Giulio Romano, che, se
avesse l'immortalità e
potesse soffiar la vita
nella sua arte, toglierebbe
il mestiere alla natura,
tanto perfetta è la sua
imitazione di essa: egli ha
fatto un'Ermione così simile
a Ermione, che dicono che
uno le parlerebbe e starebbe
lì ad aspettare una
risposta. Là sono andati con
l'ardente curiosità
dell'affetto, e là hanno
intenzione di cenare.
SECONDO GENTILUOMO
Già me l'immaginavo che lei
macchinava qualcosa di
grosso lì; perché sempre, da
quando Ermione è morta, lei
da sola visitava quel
padiglione appartato due o
tre volte al giorno. Andiamo
anche noi a far più allegra
la festa con la nostra
compagnia?
PRIMO GENTILUOMO
Chi mai, avendo il
privilegio dell'accesso, ne
starebbe via? Ad ogni batter
d'occhio nasce una grazia
nuova: la nostra assenza ci
fa perdere l'occasione di
arricchirci in sapere.
Andiamo.
Escono (i gentiluomini).
AUTOLICO
Adesso, se non fosse per la
macchia della mia vita
passata, come niente mi
toccherebbe una promozione.
Fui io a portare il vecchio
e suo figlio sulla nave del
principe; e gli dissi anche
che li avevo sentiti parlare
di un fagotto e non so che
altro: ma era tutto preso in
quel momento dalla figlia
del pastore (che tale allora
la riteneva), la quale
cominciava a soffrire un
gran mal di mare, e lui
stesso non stava molto
meglio, con quel tempaccio
che infuriava, e questo
mistero rimase irrisolto. Ma
per me fa lo stesso; perché
se fossi stato io lo
scopritore di questo
segreto, non mi avrebbe
giovato, vista la mia
reputazione.
Entrano il Pastore e il
Contadino.
Ecco che arrivano quelli che
ho beneficato senza saperlo,
e già appaiono nel fiore
della loro fortuna.
PASTORE
Vieni, ragazzo; io ho
passato l'età d'avere altri
figlioli, ma i tuoi figli e
figlie nasceranno tutti
gentiluomini.
CONTADINO
Ben trovato, signore. Voi
rifiutaste di battervi con
me l'altro giorno dicendo
che non ero gentiluomo nato.
Vedete adesso questi abiti?
Dite che non li vedete e
consideratemi pure non nato
gentiluomo: fareste meglio a
dire che questi vestiti non
sono gentiluomini nati:
datemi la smentita; avanti,
su; e provatevi ora a dire
che non sono un gentiluomo
nato.
AUTOLICO
Mi è noto, signore, che
adesso siete un gentiluomo
nato.
CONTADINO
Giusto, e lo sono stato da
quattro ore.
PASTORE
Anch'io, ragazzo.
CONTADINO
Anche voi, sì: ma io son
gentiluomo nato prima di mio
padre; perché prima il
figlio del re prese la mano
a me e mi chiamò fratello; e
solo dopo i due re
chiamarono fratello mio
padre; e poi il principe,
mio fratello, e la
principessa, mia sorella,
chiamarono padre mio padre;
e così ci mettemmo a
piangere; e furono le prime
lacrime da gentiluomini che
mai versammo.
PASTORE
Ma nella vita possiamo,
figlio, versarne molte
altre.
CONTADINO
Già; sarebbe altrimenti mala
sorte, vista la nostra
prepostera situazione.
AUTOLICO
Vi supplico umilmente,
signore, di perdonarmi tutte
le colpe da me commesse
verso vostra eccellenza e
dire per me una buona parola
al principe mio padrone.
PASTORE
Ti prego, figlio, fallo;
perché dobbiamo essere
gentili, ora che siamo
gentiluomini.
CONTADINO
Cambierai vita?
AUTOLICO
Sì, se così piace a vostra
eccellenza.
CONTADINO
Dammi la mano: giurerò al
principe che sei il più
onesto e sincero giovanotto
che ci sia in Boemia.
PASTORE
È meglio dirlo senza
giurarlo.
CONTADINO
Come non giurarlo, ora che
sono un gentiluomo? Lasciate
che burini e paesani dicano,
io lo giurerò.
PASTORE
E se poi si scopre che è
falso, figliolo?
CONTADINO
Sia pure falso quanto vuole,
un vero gentiluomo può
sempre giurarlo per aiutare
un amico: e così, io giurerò
al principe che sei un uomo
di fegato quando c'è da
menar le mani e che non ti
ubriachi mai; ma io so che
tu non sei per niente un
uomo di coraggio con le mani
e che ti ubriachi spesso: ma
lo giurerò lo stesso,
sperando che tu diventi un
uomo di fegato quando c'è da
menar le mani.
AUTOLICO
Farò il possibile, signore,
per dimostrarmi tale.
CONTADINO
Ah sì, con ogni mezzo devi
dimostrare d'essere un tipo
in gamba: se io non mi
stupisco di come tu osi
ubriacarti, non essendo un
tipo in gamba, non ti fidare
di me. Ma ascoltate! I re e
i principi, nostri parenti,
vanno a vedere il ritratto
della regina. Vieni con noi,
seguici: saremo i tuoi buoni
padroni.
Escono.
Inizio pagina
Scena
terza
Entrano Leonte, Polissene,
Florizel, Perdita, Camillo,
Paolina, nobili, (e servitori).
LEONTE
O Paolina buona e saggia, quale
conforto
ho io trovato in te!
PAOLINA
Se non sempre ho agito bene,
maestà, l'intenzione è stata
sempre buona. I miei servizi
l'avete tutti più che ripagati:
ma ora che vi degnate,
col vostro coronato fratello ed
i riconosciuti eredi
dei vostri regni, di visitare la
mia povera casa,
è un onore per me così speciale
che mai
avrò vita abbastanza per
ricambiarlo.
LEONTE
O Paolina,
noi vi onoriamo dandovi
fastidio: ma siamo venuti
a vedere la statua della nostra
regina: la vostra galleria
abbiamo attraversato, non senza
deliziarci
per le sue molte opere rare; ma
non abbiamo visto
ciò che mia figlia è venuta a
vedere,
la statua di sua madre.
PAOLINA
Com'ella fu impareggiabile in
vita,
così la sua morta immagine, io
stimo
ben al di sopra d'ogni cosa che
avete visto finora,
o che mano d'uomo abbia fatto;
perciò la tengo
isolata, a parte. Ma eccola qui:
preparatevi
a vedere la vita così da vicino
imitata come mai
l'immobile sonno imitò la morte;
guardate ed ammirate.
(Paolina tira una tenda e scopre
Ermione in piedi come una
statua)
Mi piace il vostro silenzio,
prova di più
la vostra meraviglia: ma
tuttavia parlate; voi, per
primo, mio signore.
È somigliante, vero?
LEONTE
Che posa naturale!
Rimproverami, cara pietra, ch'io
possa dire invero
che sei Ermione; o piuttosto, lo
sei davvero
perché non mi rimproveri; poiché
ella era dolce
quanto l'infanzia e la grazia.
Però, Paolina,
Ermione non era così rugosa, non
così avanti
negli anni come appare qui.
POLISSENE
Oh, no davvero.
PAOLINA
Tanto più grande l'arte del
nostro scultore,
che mostra il passaggio di circa
sedici anni e la rappresenta
come se fosse viva adesso.
LEONTE
E se lo fosse,
Tanto sarebbe il mio conforto,
quanto essa
ora mi trafigge il cuore. Oh,
così stava,
con questa stessa viva maestà,
calda vita,
come ora essa è fredda, quando
la corteggiai la prima volta!
Sono umiliato: non mi rinfaccia
forse la pietra
d'essere più pietra di lei? O
regale opera!
C'è una magia nella tua maestà,
che ha
risvegliato alla memoria le mie
malvagità, ed ha
sospeso la vita nella tua
stupefatta figlia
lasciandola di pietra accanto a
te.
PERDITA
E datemi licenza,
e non dite che è superstizione,
se ora a lei davanti
m'inginocchio e ne imploro la
benedizione. Signora,
cara regina, che finiste quando
io appena cominciavo,
lasciate che vi baci la mano.
PAOLINA
Oh, aspettate!
La statua è stata appena
dipinta, il colore
non s'è ancora asciugato.
CAMILLO
Mio signore, così profondo in
voi si radicò il dolore,
che sedici inverni non poterono
soffiarlo via,
né sedici estati asciugarlo:
raramente una gioia
visse mai tanto a lungo; né mai
dolore
che non si spegnesse assai
prima.
POLISSENE
Fratello mio caro,
permettete a chi fu causa di ciò
di potervi
sollevare di una parte della
vostra pena
per aggiungerla alla sua.
PAOLINA
In verità, mio signore,
se avessi immaginato che la
vista della mia povera immagine
vi avrebbe fatto tale effetto -
poiché la pietra è mia -
non ve l'avrei mostrata.
LEONTE
Non tirate la tenda.
PAOLINA
Non dovete più fissarla così, o
la vostra immaginazione
potrà illudersi che ora cominci
a muoversi.
LEONTE
Lasciate, lasciate!
Ch'io possa morire qui, ma già
così mi sembra -
cos'era chi l'ha fatta?
Guardate, mio signore,
non direste che respira? E che
quelle vene
portano vero sangue?
POLISSENE
Magistralmente fatta:
la stessa vita sembra calda sul
suo labbro.
LEONTE
C'è movimento nell'occhio che ci
fissa,
tanto c'inganna l'arte.
PAOLINA
Io tiro la tenda:
il mio signore è ora tanto
rapito che presto
penserà che sia viva.
LEONTE
Oh dolce Paolina,
fammi pensare così vent'anni in
fila!
Non c'è senso pacato a questo
mondo che valga
il piacere di questa follia.
Lasciala stare così.
PAOLINA
Mi spiace, sire, d'avervi
turbato a tal punto: ma
potrei affliggervi di più.
LEONTE
Fallo, Paolina;
perché quest'afflizione ha un
sapore dolce
quanto ogni conforto del cuore.
Eppure mi sembra
che un respiro venga da lei.
Quale scalpello sopraffino
poté mai scolpire anche il
fiato? Nessuno si burli di me,
ma io la voglio baciare.
PAOLINA
Mio buon signore, fermatevi:
il rosso delle labbra è umido
ancora;
se lo baciate, lo rovinerete, e
voi vi sporcherete
con olio di pittura. Posso
tirare la tenda?
LEONTE
No, non per vent'anni ancora.
PERDITA
Tanti potrei anch'io
restare ad ammirarla.
PAOLINA
O desistete adesso
e subito lasciate la cappella, o
siate pronti
ad altre meraviglie. Se potrete
tollerarlo,
farò davvero muovere la statua;
scendere
e prendervi per mano: ma allora
penserete
(cosa che nego) che sono
assistita
da poteri oscuri.
LEONTE
Tutto ciò che potrete farle
fare,
sarò contento di vederlo: tutto
ciò che potrete farle dire,
sarò contento di udire; farla
parlare
dev'essere facile come farla
muovere.
PAOLINA
È necessario
che svegliate in voi la fede. E
adesso tutti fermi:
o - chi pensa che sia illecito
ciò che sto per fare, esca.
LEONTE
Va' pure avanti:
nessuno oserà muoversi.
PAOLINA
Musica, destala; comincia!
(Musica)
È ora; scendete; non siate più
di pietra; avvicinatevi;
colpite di stupore chi vi
guarda. Venite!
Colmerò io la vostra tomba:
destatevi ormai, scendete:
lasciate alla morte il vostro
torpore; poiché da lei
la cara vita vi riacquista. Come
vedete, si muove:
(Ermione scende dal piedistallo)
Non trasalite; i suoi atti
saranno sacri come
vi dico che il mio incantesimo è
lecito. (A Leonte) Non
v'allontanate
da lei finché non la vedrete
morire di nuovo; perché così
la uccidereste per la seconda
volta. Su, datele la mano:
quand'era giovane la
corteggiaste; ora, in età,
è lei che vi corteggia?
LEONTE
Oh, ma è calda!
Se questa è magia, che essa
diventi un'arte
legale come il mangiare.
POLISSENE
Ella l'abbraccia!
CAMILLO
E gli si stringe al collo.
Se è tra i vivi, fate che anche
parli!
POLISSENE
Sì, e che riveli dove è vissuta,
o come fu rapita ai morti!
PAOLINA
Che è vivente,
se vi fosse detto, verrebbe
canzonato
come una vecchia fiaba: ma
sembra viva,
anche se non parla ancora. Ma
aspettate un momento.
(A Perdita) Vi prego,
intervenite, bella signora,
inginocchiatevi
e implorate la benedizione di
vostra madre. (A Ermione)
Volgetevi, buona signora,
la nostra Perdita è stata
ritrovata.
ERMIONE
Voi dei, volgete giù lo sguardo,
e dai vostri sacri vasi versate
grazie
sul capo di mia figlia! Dimmi,
mia cara,
dove sei stata salvata? Dove hai
vissuto? Come sei giunta
alla corte di tuo padre? Poiché
ora sentirai che io,
saputo da Paolina che l'oracolo
dava speranza che tu fossi in
vita, mi son conservata
per assistere a questo finale.
PAOLINA
Per questo c'è tempo;
o loro vorranno (a questo punto)
che voi turbiate
la vostra gioia con simili
racconti. Andate,
voi tutti illustri vincitori; la
vostra esultanza
dividete con tutti. Io, vecchia
colomba,
volerò su qualche ramo secco, e
là
il mio compagno (che mai più
potrà esser ritrovato)
lamenterò, finché sarò finita.
LEONTE
Oh, basta così, Paolina!
Dovresti prendere marito per mio
consenso,
come io ho preso moglie per il
tuo: questo è un patto
suggellato tra noi con
giuramento. Tu hai trovato la
mia;
come, è ancora da chiedersi;
poiché io la vidi,
come credetti, morta; e invano
dissi molte
preghiere sulla sua tomba. Non
cercherò lontano -
in quanto a lui, so in parte
come la pensa - per trovarti
un marito degno di te. Vieni,
Camillo,
e prendila per mano; tu il cui
merito e onestà
sono ben noti; e qui garantiti
da noi, coppia di re. Adesso
andiamo.
(A Ermione) Ah! Guardate mio
fratello: perdonatemi entrambi,
che mai io misi tra i vostri
puri sguardi
il mio perfido sospetto. Ecco
vostro genero,
e figlio del re, che, con
l'aiuto del cielo,
è promesso sposo di vostra
figlia. Buona Paolina,
guidaci via da qui, dove
possiamo in tutta pace
interrogarci l'un l'altro, e
spiegare ognuno la parte
che ha recitato in quest'ampio
intervallo di tempo,
da quando fummo separati: facci
uscire presto.
Escono.
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