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Personaggi
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LEONTE, re di Sicilia
MAMILLIO, giovane principe di
Sicilia
CAMILLO, nobile siciliano
ANTIGONO, nobile siciliano
CLEOMENE, nobile siciliano
DIONE, nobile siciliano
POLISSENE, re di Boemia
FLORIZEL, principe di Boemia
ARCHIDAMO, nobile boemo
VECCHIO PASTORE,
supposto padre di Perdita
CONTADINO, suo figlio
AUTOLICO, furfante
UN MARINAIO
UN CARCERIERE
ERMIONE, regina e moglie di
Leonte
PERDITA, figlia di Leonte e
Ermione
PAOLINA, moglie di Antigono
EMILIA, dama di compagnia di
Ermione
MOPSA, pastore
DORCA, pastore
Altri nobili e signori, signore,
ufficiali e servitori, pastori e
pastore.
Tempo, che fa il Coro.
Scena: parte in Sicilia e
parte in Boemia. |
Riassunto
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Polissene e Leonte sono,
rispettivamente, i re di Boemia e di
Sicilia, grandi amici di infanzia.
Polissene va a rendere omaggio a
Leonte in Sicilia, e vi permane nove
mesi, al termine dei quali si
accinge a salutare l'amico per
tornare nel suo regno. Leonte,
dispiaciuto per la partenza,
supplica l'amico di restare, e prega
anche la propria moglie, Ermione, di
dissuaderlo dall'andar via.
Inizialmente inamovibile, Polissene
cede alle lusinghe di Ermione e
decide di prolungare il soggiorno:
Leonte, però, sembra turbato
dall'eccessiva confidenza tra i due.
Poiché Ermione è in avanzato stato
di gravidanza, in Leonte si insinua
il sospetto che la paternità non sia
sua ma dell'amico Polissene. Roso
dalla gelosia, incarica Camillo,
barone di Sicilia, di avvelenare
l'amico: quest'ultimo, sebbene non
voglia contraddire il suo re, si
trova in conflitto poiché non
intende macchiarsi dell'omicidio.
Polissene, avvertito da Camillo,
decide di fuggire e porta con sé il
cortigiano per risparmiarlo dalla
punizione di Leonte. La fuga, però,
conferma i sospetti di Leonte, che
allontana Mamilio, il suo piccolo
figlio, da Ermione, e la offende
verbalmente, facendola condurre poi
in prigione nonostante il suo stato:
la condizione le procurerà un parto
prematuro, così che Ermione darà
alla luce una bimba che chiamerà
Perdita. Per sincerarsi dei suoi
sospetti, Leonte decide di
interrogare l'Oracolo di Delfi, e
manda presso di lei Cleomene e Dione,
due cortigiani, per raccoglierne il
responso.
Nel frattempo Paolina, moglie del
barone di Sicilia Antigono, preleva
la piccola dalla prigione in cui è
nata ed affronta Leonte,
dichiarandosi pronta a giurare sulla
nobiltà di Ermione. Leonte la caccia
in malo modo, ma non trova il
coraggio di far uccidere la piccola:
la affida così ad Antigono,
chiedendogli di sbarazzarsene.
Intanto Ermione viene processata, ma
il responso dell'oracolo, che
avrebbe dovuto decretarne la
colpevolezza, depone invece a favore
della regina, che viene dichiarata
casta e vittima di un marito geloso.
Leonte è incredulo, quando giunge la
notizia che Mamilio, privato
dell'affetto della madre e sapendola
accusata dal padre, muore di
crepacuore. |
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Alla notizia, Ermione ha un malessere:
portata fuori dal tribunale, ne annuncerà la
morte Paolina, condendo il suo discorso
contro il re con parole severe. A Leonte non
rimane altro che scontare il rimorso della
morte della moglie e dei figli a causa dei
suoi infondati sospetti.
Antigono intanto, giunto alle sponde della
Boemia, abbandona la piccola Perdita che
viene trovata e raccolta da un contadino ed
un pastore, che la accudiscono facendole da
padri ma che non ne conoscono la reale
identità sebbene capiscano, dai tesori che
la piccola ha con sé, che sia di nobili
origini. Antigono viene nel frattempo
sbranato da un orso e la nave che lo ha
condotto in Boemia affonda: in tal modo,
nessuno in Sicilia sa che Perdita è stata
risparmiata da morte certa dai due uomini.
Passano quindici anni e Perdita, divenuta
una fanciulla bellissima, si innamora di
Florizel, figlio di Polissene ignaro che la
giovine fosse figlia di un re. D'altro canto
Florizel, per non svelare la sua identità,
si spaccia agli occhi dei pastori come un
loro simile, assumendo il nome di Doricle.
Polissene e Camillo, desiderosi di capire le
strane frequentazioni di Florizel, si
mascherano da contadini e, sotto mentite
spoglie, si presentano ad una festa
campestre desiderosi di spiare il principe.
La festa è ricca di danze e di personaggi
particolari come il vagabondo Autolico,
truffatore e ladro di professione. Polissene,
capite le intenzioni del figlio di sposare
Perdita, svela la propria identità ed intima
a Florizel di lasciar perdere la ragazza,
minacciando quest'ultima di non vedere più
suo figlio. Camillo consiglia al giovane di
tentare una via di fuga: presentarsi a
Leonte con Perdita fingendo di essere
tornati da lui per cancellare i ricordi
dell'accusa di adulterio che Polissene si
vide infliggere quindici anni prima; in tal
modo Camillo avrebbe potuto anche tornare
nel paese natìo, spingendo Polissene a
rincorrere il figlio.
Giungono in Sicilia, alla corte di Leonte,
prima Florizel e Perdita, spacciata per
principessa della Libia; dopo poco arrivano
Polissene e Camillo in città, ed anche
Autolico con i pastori che trovarono anni
prima la piccola Perdita sulla spiaggia
boema, desiderosi di dire la verità sulla
ragazza, nella quale avevano riconosciuto
una discendenza nobile. Si scopre la verità
ed i re, con i rispettivi figli, si trovano
tutti in casa di Paolina per festeggiare. I
due pastori nel frattempo, aiutati da
Autolico nel portare la verità a galla, gli
strappano la promessa di condurre una vita
migliore e senza sotterfugi di dubbia
moralità.
Nella casa di Paolina è custodita una statua
dalle sembianze di Ermione: Leonte si
strugge dal dolore guardando come essa sia
perfettamente somigliante alla moglie.
Paolina allora svela che la statua è in
realtà Ermione stessa, trasformata in statua
per magia per non permetterle di morire di
dolore: rompe così l'incantesimo,
riconducendo la regina a nuova vita. La
tragicommedia si conclude con il
preannunciato matrimonio tra Florizel e
Perdita e tra Camillo e Paolina.
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