|
Enrico
VIII
1612 -
1613
Prologo
|
Stavolta non son qui per
farvi ridere. Stiamo per
presentarvi
eventi dall'aspetto
grave e austero,
tristi vicende, alte e
toccanti, pregne di
maestà e sofferenza,
scene sì nobili da farvi
sciogliere in pianto.
Chi fra voi è aperto
alla compassione
potrà, se crede, farsi
scappare una lacrima:
il soggetto lo merita.
Chi spende i propri
soldi
soltanto perché si
aspetta una trama
credibile,
troverà in essa qualche
verità. Chi poi viene a
vedersi
una o due scene
spettacolari, che gli
faccian dire
che il dramma non è
male, se ne stia zitto e
buono,
ed io m'impegno a
ripagarlo del suo
scellino
nel breve giro di due
ore: con tanto
d'interessi. Soltanto
chi è qui venuto a
sentire una commedia
giocosa e sboccata,
o un clangor d'armature,
o a godersi le uscite
dell'uomo dal camicione
multicolore orlato di
giallo,
potrà dirsi deluso.
Poiché sappiatelo,
cortesi uditori:
a metter sullo stesso
piano la nostra storia
vera e tali esibizioni
di giullari e duellanti,
non solo rinunceremmo a
fare uso
del nostro cervello, ed
alla nostra conclamata
intenzione
di presentarvi sempre e
solo la Verità,
ma perderemmo i più
esigenti fra i nostri
amici.
Pertanto, per carità di
patria, e per la fama
che avete -
il pubblico più eletto e
ben disposto che la
città possa offrire -
restate seri come vi
vorremmo. E immaginate
di vederli,
i personaggi della
nostra nobile istoria,
esattamente quali furono
in vita; immaginateli
nella loro grandezza,
accompagnati dalla gran
folla accaldata
dei loro mille seguaci.
Poi, in un istante,
osservate
come fan presto i
potenti a cadere in
disgrazia:
e se la voglia di ridere
a quel punto vi assale,
siete capaci di andare a
nozze con facce da
funerale.
Inizio pagina |
|
|
|
|
|
Scena prima
Entrano da un lato il Duca di
Norfolk, dall'altro il Duca di
Buckingham e Lord Abergavenny.
BUCKINGHAM
Buon giorno, e ben tornati. Come
ve la siete passata
dall'ultima volta che ci vedemmo
in Francia?
NORFOLK
Ottimamente, Vostra Grazia;
e da quel giorno sempre più
ammirato
da quanto vidi laggiù.
BUCKINGHAM
Una malaugurata terzana
mi tenne prigioniero nella mia
stanza, proprio quando
quei due soli gloriosi, quei due
fulgidi astri
s'incontrarono nella piana di
Andren.
NORFOLK
Tra Guines ed Ardres
ero presente anch'io, quando si
salutarono, in sella ai loro
destrieri.
E quando balzarono a terra, li
vidi stringersi forte
nel loro abbraccio, quasi a
fondersi insieme in un atto di
unione.
Qual coalizione di quattro
sovrani ce l'avrebbe spuntata
contro quell'unico trono?
BUCKINGHAM
E io che in tutto quel tempo
me ne restai confinato nella mia
stanza!
NORFOLK
Vi siete perso, allora,
lo spettacolo della gloria
terrena: per cui si poteva ben
dire
che fino a quel momento il fasto
era celibe, ma che ora si univa
in nozze a un'entità superiore.
Ogni nuovo giorno
diventava l'araldo del
successivo, finché l'ultimo
giorno
non fece suo ogni passato
splendore. Oggi i Francesi,
tutti scintillanti e laminati in
oro, come idoli pagani,
eclissavan gl'Inglesi; e
l'indomani questi ultimi
della Britannia facevano
un'India, e ognuno dei presenti
sembrava una miniera. I loro
minuscoli paggi parevano
dei cherubini, tutti belli
indorati; e anche le loro dame,
non use alla fatica, quasi quasi
sudavano nel portare
su di sé tanto fasto, e così
rosse e accaldate
sembravano dipinte. Una sera lo
spettacolo in maschera
veniva proclamato incomparabile:
e la sera seguente
lo si diceva insulso, e ben
povera cosa. I due monarchi,
pari in splendore, primeggiavano
a turno
quand'erano presenti: chi dei
due era visibile
teneva il monopolio delle lodi,
e quando eran presenti tutti e
due
si fingeva di vederne uno solo,
e nessun testimone
osava fiatare o far confronti.
Quando poi quei due Soli
(ché così li chiamavano) coi
rispettivi araldi chiamarono a
disfida
i più animosi cavalieri, questi
seppero battersi
oltre ogni immaginazione, sì che
le gesta degli antichi cantari
ora sembravano umanamente
possibili, e si finì col dar
credito
anche a un Buovo d'Antona.
BUCKINGHAM
Via, state esagerando!
NORFOLK
Com'è vero che son uomo d'onore,
e che l'onore esalta
la mia veracità, l'evolversi dei
festeggiamenti,
in bocca al più brillante
cronista riuscirebbe men vivido
di quel che l'azione stessa
esprimeva in sé. Tutto era
regale:
non una nota stonata nella
disposizione del tutto.
Il rituale impreziosiva ogni
cosa, ed i cerimonieri
non avrebbero potuto far di
meglio.
BUCKINGHAM
E chi era il regista?
Voglio dire, chi ha coordinato
il corpo e le membra
di questa grande festa, secondo
voi?
NORFOLK
Uno che sicuramente pareva
tutt'altro che tagliato
per siffatte incombenze.
BUCKINGHAM
Di grazia, chi, mio signore?
NORFOLK
Tutto questo fu predisposto
dalla sapiente regia
del molto reverendo Cardinale di
York.
BUCKINGHAM
Il diavolo se lo porti! Non
esiste faccenda in cui non
ficchi
la sua mano ambiziosa. Cosa
aveva a che fare
con queste dissennate vanità? Io
mi stupisco
che una tal palla di lardo possa
con la sua stessa mole
intercettare i raggi del
benefico sole
e privarne la terra.
NORFOLK
Sicuramente, signore,
c'è in lui la stoffa per impegni
di tal fatta:
ché senza il sostegno di
un'antica casata (in virtù della
quale
possan gli eredi trovarsi il
cammino segnato), senza il
prestigio
di alti servigi resi alla
Corona, senza la parentela
di potenti ministri, pure, al
pari di un ragno
al centro di una tela da se
stesso tramata, s'impone
all'attenzione,
e la sola forza dei propri
meriti basta a aprirgli la
strada:
un dono del cielo, tutto per
lui, che gli procura
poteri secondi soltanto a quelli
del Re.
ABERGAVENNY
Non saprei dire
quale dono del cielo: lascio a
un occhio più esperto
di svelare l'arcano. A me basta
notare che la superbia
in lui trasuda da tutti i pori.
Donde gli deriva?
Non dall'inferno? Il diavolo è
ben tirchio!
O forse gliel'ha già ceduta
tutta, e lui si è messo in
proprio
con una succursale dell'inferno.
BUCKINGHAM
Perché diavolo
questa escursione in Francia lo
ha visto arrogarsi il diritto
di decidere - senza informarne
il Re -
chi dovesse scortarlo? È stato
lui a rediger la lista
di tutti i nobili: per la più
parte coloro
cui intendeva addossare il
massimo della spesa
col minimo dell'onore. E bastò
una sua lettera -
senza nemmeno l'assenso degli
onorevoli membri del Consiglio -
ad obbligare a partire chi fu da
lui designato.
ABERGAVENNY
Conosco
dei miei congiunti, almeno tre,
le cui proprietà
hanno subito in tal modo un tale
salasso
da non ritrovare mai più la
prosperità di un tempo.
BUCKINGHAM
Ah, sono stati in molti
a rompersi la schiena col carico
dei castelli venduti
per finanziare la grande
spedizione. A che è servita
tanta vanità
se non a far sapere ai quattro
venti
che il loro futuro è ipotecato?
NORFOLK
Mi tormenta pensare
che la pace fra noi e la Francia
non ripaghi
l'investimento fatto per
concluderla.
BUCKINGHAM
Ciascuno di noi,
dopo il tremendo temporale che
ne seguì, si sentì
come ispirato; e
indipendentemente proruppe
in un'universale profezia: che
una tale tempesta
scompigliando la veste di questa
pace, era il preludio
di un'improvvisa rottura.
NORFOLK
Che si è già consumata:
poiché la Francia ha violato gli
accordi, e confiscato
i beni dei nostri mercanti a
Bordeaux.
ABERGAVENNY
È dunque per questo
che il nostro ambasciatore è
stato messo a tacere?
NORFOLK
Proprio così, perdiana!
ABERGAVENNY
Gran bella pace davvero, ed
acquistata
a carissimo prezzo.
BUCKINGHAM
Ebbene, tutta questa faccenda
fu il nostro reverendo Cardinale
a architettarla.
NORFOLK
Mi consenta Vostra Grazia,
la corte è edotta della privata
contesa
tra il Cardinale e voi. Vi do un
consiglio
(prendetelo da un cuore che non
vi augura altro
che onore, prosperità e
fortuna): considerate
l'ostilità del Cardinale e il
suo grande potere
come una cosa sola; considerate
inoltre
che agli obbiettivi del suo odio
protervo non fanno difetto
strumenti per l'azione. La sua
natura la conoscete,
sapete quant'è vendicativo, come
io so che la sua spada
è lunga e affilatissima, e ben
possiamo dire
ch'essa arriva lontano e - dove
non arriva -
lui sa come scagliarla. Resti
segreto questo mio consiglio:
vi tornerà salutare. Ma ecco che
viene, proprio quello scoglio
che io vi raccomando di
schivare.
Entrano il Cardinale Wolsey,
preceduto dal portatore del
sigillo reale, con alcune
guardie e due Segretari che
portano documenti. Il Cardinale
passando fissa lo sguardo su
Buckingham, e Buckingham su di
lui, tutti e due con piglio
sdegnoso.
WOLSEY
L'intendente del Duca di
Buckingham, neh?
La sua deposizione dov'è?
SEGRETARIO
Eccola, per servirvi.
WOLSEY
È presente di persona?
SEGRETARIO
Sì, se così piace a Vostra
Grazia.
WOLSEY
Bene, allora ne sapremo di più,
e Buckingham
abbasserà la cresta.
Esce il Cardinale [Wolsey] col
seguito
BUCKINGHAM
Questo cagnaccio di macellaio ha
il dente avvelenato:
ma non ho il potere di metterlo
in museruola. Meglio perciò
non svegliarlo se dorme. La
scienza di uno spiantato
val più del sangue di un nobile.
NORFOLK
Come, ve la prendete calda?
Chiedete a Dio un po' di sangue
freddo: l'unica medicina
che faccia al caso vostro.
BUCKINGHAM
Gli leggo scritte in faccia
prove contro di me: mi ha
squadrato con gli occhi
come il più abbietto degli
oggetti, e in questo momento
tiene in serbo per me qualche
stangata. Ora è andato dal Re:
lo seguirò, e sarà lui ad
abbassare lo sguardo.
NORFOLK
Fermatevi, signore!
E che la vostra ragione parli
alla vostra collera
di ciò che state per fare: le
ripide alture
si attaccano dapprima a passo
lento. La collera
è come un corsiero focoso che,
lasciato a se stesso,
resta fiaccato dal suo proprio
impeto. Non c'è uomo in
Inghilterra
capace di consigliarmi come fate
voi: siate per voi stesso
ciò che sareste per il vostro
amico.
BUCKINGHAM
Andrò dal Re,
e con la voce dell'onore farò
tacere una volta per tutte
l'insolenza di questo figlio di
Ipswich; oppure dovrò proclamare
che a nulla più valgono gli alti
natali.
NORFOLK
Fate bene attenzione:
non appiccate il fuoco al rogo
del vostro nemico
a costo di restare strinato voi
stesso. Nell'impeto della corsa
si rischia a volte di
oltrepassare il traguardo
e perdere: per aver corso
troppo! Non sapete forse
che la fiamma che fa salire il
liquido sino a traboccare
sembra aumentarne il volume ma
ne fa grande spreco? Siate
saggio:
vi dico e ripeto che non c'è in
Inghilterra
un solo spirito più forte del
vostro per farvi da guida,
se solo con la linfa della
ragione voleste estinguere
o quanto meno placare il fuoco
della passione.
BUCKINGHAM
Signore,
vi sono grato, e son pronto a
seguire
la vostra prescrizione; ma
questo monumento di superbia
(e non lo chiamo così per
eccesso di bile,
ma per motivi sinceri) a me
risulta, da fonti riservate
e prove limpide come sorgenti di
luglio -
quando si può contarvi ogni
granello di sabbia -
corrotto e traditore.
NORFOLK
Traditore? Non me lo dite!
BUCKINGHAM
Lo dirò al Re, con prove
indistruttibili
quanto pareti rocciose. State
bene a sentire: questo sant'uomo
-
o volpe, o lupo, o tutti e due
(giacché lui è tanto astuto
quanto vorace, e tanto propenso
a far danni
quanto capace di farli) - in cui
la volontà ed il potere
s'infettano a vicenda, sì,
reciprocamente,
al fine unico di esaltare il
proprio rango, in Francia
come qui in patria, è stato lui
ad istigare il Re nostro sovrano
a quest'ultimo oneroso trattato,
e allo storico incontro
che ha dato fondo a così gran
tesori e che, come un calice,
si è rotto in mano a chi lo
risciacquava.
NORFOLK
In fede, è stato proprio così.
BUCKINGHAM
Vi prego, signore, lasciatemi
dire: questo furbone d'un
Cardinale
ha formulato le clausole del
trattato
come piaceva a lui. Per farle
ratificare
bastò che lui dicesse "Così
sia": col gran bel risultato
di far camminare i morti colle
stampelle. Ma il nostro
Cardinale di corte
così ha voluto, e tanto basta:
giacché il degno Wolsey
non può sbagliare, e questa è
opera sua. Ne consegue questo
(e per me ha tutta l'aria di una
cucciolata
di quella vecchia cagna, il
tradimento): l'Imperatore Carlo,
col pretesto di far visita alla
Regina sua zia
(un vero e proprio pretesto, ché
in realtà lui viene
per abboccarsi con Wolsey)
arriva qui in visita ufficiale.
Egli ha paura che l'incontro fra
i due Re
di Francia e d'Inghilterra, e la
loro alleanza
possa recargli nocumento, e
negli accordi sottoscritti
intravede un pericolo latente.
Quindi segretamente
viene a patti col nostro
Cardinale - ci potrei giurare
(e dico bene, ne son più che
certo: l'Imperatore avrà pagato
senza ricevere promesse, e ha
visto accolta la sua istanza
prima di averla formulata) - e
una volta spianata la strada,
ben lastricata d'oro,
l'Imperatore esprime il
desiderio
che lui si presti a deviare il
Re dalla sua rotta,
violando la pace di cui sopra. È
giusto che il Re sappia -
e presto lo saprà, per bocca mia
- che così il Cardinale
fa compravendita a proprio
arbitrio del suo onore,
e tutto a proprio vantaggio
personale.
NORFOLK
Mi duole
sentir questo su di lui, e
vorrei augurarmi che in qualcosa
qualcuno l'abbia giudicato male.
BUCKINGHAM
No, non cambierei una sola
sillaba
ve lo descrivo nella veste
esatta
che alla prova dei fatti avrà
indossato.
Entra Brandon, preceduto da un
Ufficiale della Guardia, e
seguito da due o tre Guardie
BRANDON
Ufficiale, eseguite gli ordini.
UFFICIALE
Signore,
mio Duca di Buckingham e Conte
di Hereford, Stafford e
Northampton,
io qui vi arresto per alto
tradimento, nel nome
del nostro augusto sovrano, il
Re.
BUCKINGHAM
Come vedete, amico mio,
son già incappato nella rete,
per cader vittima
di ignominiosa trama.
BRANDON
Sono dolente
di vedervi privato della
libertà, e di prendere parte
a codesta incombenza. Sua
Altezza desidera
che vi portiamo alla Torre.
BUCKINGHAM
Non mi servirà a nulla
protestarmi innocente, poiché
questa è una macchia
che tinge in nero quel che in me
è immacolato. Il volere del
cielo
sia fatto in questa, come in
ogni altra cosa: obbedisco.
O mio Lord Abergavenny, vi dico
addio.
BRANDON
Non ancora, ché dovrà farvi
compagnia. [Ad Abergavenny] Il
Re
vuole che vi portiamo alla
Torre, e lì vi renderà edotto
di ogni altra sua ulteriore
decisione.
ABERGAVENNY
Come ha detto il Duca:
Sia fatto il volere del cielo, e
al volere del Re
non posso che obbedire.
BRANDON
Ho qui un mandato d'arresto,
firmato dal Re, per Lord
Montacute e per le persone
del confessore del Duca, John de
la Car,
e del suo cancelliere, tale
Gilbert Perk...
BUCKINGHAM
Ah, è così?
Son questi gli strumenti del
complotto! Nessun altro, spero.
BRANDON
C'è un monaco, un certosino.
BUCKINGHAM
E chi, Nicholas Hopkins?
BRANDON
In persona.
BUCKINGHAM
Il mio intendente m'ha tradito!
L'onnipotente Cardinale
lo ha tentato con l'oro: l'arco
della mia vita è conchiuso.
Non son che l'ombra del povero
Buckingham,
la cui persona è ora investita
da un nembo improvviso
che ottenebra il luminoso mio
sole. Addio, miei signori.
Escono
Inizio pagina
Scena
seconda
Squilli di tromba. Entrano Re
Enrico, che si appoggia alla
spalla del Cardinale [Wolsey], i
Nobili e Sir Thomas Lovell. Il
Cardinale prende posto ai piedi
del Re, sulla destra del trono
RE
La mia vita stessa, con quanto
ha di più prezioso,
vi è grata per tale grande
servigio. Mi son trovato nel
mirino
di una congiura pronta ad
esplodere, e ringrazio
voi che l'avete disinnescata.
Chiamate al nostro cospetto
quel galantuomo dell'intendente
di Buckingham: di persona
lo sentirò confermare le
confessioni già rese,
e punto per punto i tradimenti
del suo padrone
egli riferirà una volta ancora.
Rumori da dentro, e grida di
"Largo alla Regina! ". Entra la
Regina [Caterina] introdotta dai
Duchi di Norfolk e Suffolk. Ella
s'inginocchia. Il Re scende dal
trono, la fa alzare, la bacia, e
la fa sedere accanto a sé
CATERINA
Non posso, devo restare in
ginocchio, da supplicante che
sono
RE
Alzatevi, e prendete posto al
nostro fianco. Metà della
supplica
siamo decisi a ignorarla: avete
già la metà del nostro potere,
l'altra metà sarà vostra prima
che lo chiediate.
Formulate il vostro desiderio, e
sarete esaudita.
CATERINA
Ringrazio Vostra Maestà
Dovreste amare voi stesso, e in
quell'amore
non trascurare di avere cura
dell'onor vostro,
e della dignità del vostro
ufficio: è questo il succo
della mia petizione.
RE
Procedete, regina mia.
CATERINA
Mi vien fatto osservare, e non
da pochi -
tutte persone di provata lealtà
- che i vostri sudditi
son quanto mai scontenti: ché li
hanno tartassati di balzelli
tali da risultare un colpo al
cuore
di ogni loro residua fedeltà. Ed
anche se per questi abusi,
mio buon Lord Cardinale, le
lagnanze più aspre a cui dan
voce
sono dirette a voi, in quanto
istigatore
di siffatte esazioni, pure il Re
nostro sovrano -
che senza macchia il cielo ne
conservi l'onore - persino lui
non sfugge
a irrispettose invettive, sì, da
far saltare
i cardini dell'obbedienza, e in
cui quasi si avverte
il rombo cupo della sedizione.
NORFOLK
Non "quasi si avverte":
si avverte in pieno! Giacché con
queste imposte
i lanaioli tutti, non più in
grado di mantenere
i numerosi loro lavoranti, han
licenziato
i filatori, cardatori,
follatori, tessitori: i quali,
ad altri mestieri impreparati,
pungolati dalla fame
e privi d'altre risorse, per
disperazione
si gettano allo sbaraglio, tutti
in gran tumulto,
pronti a rischiare il tutto e
per tutto.
RE
Imposte?
Ma quando? E quali imposte?
Monsignor Cardinale,
voi che, come noi, siete oggi
sotto accusa,
cosa sapete di queste imposte?
WOLSEY
Sire, con vostra licenza,
so solo quello che mi compete da
vicino, fra le tante
funzioni dello Stato: mi limito
a trovarmi in prima fila,
là dove gli altri marciano al
passo con me.
CATERINA
Davvero, monsignore?
Non ne sapete più degli altri?
Ma siete voi ad approntare
misure a tutti note, e
tutt'altro che provvide
per quelli che non ne vogliono
sapere, eppure devono
recalcitrando subirle. Queste
esazioni,
di cui il sovrano vuol essere
informato, son già pestilenziali
a sentirne parlare e, quanto a
subirne il peso,
c'è da rompersi il dosso. Si
dice in giro
che a escogitarle siete stato
voi: così non fosse, sareste
bersaglio
di una riprovazione immeritata.
RE
Imposte, imposte!
Ma di che natura? In che
consistono, vediamo un po',
coteste imposte?
CATERINA
Son troppo avventata
nell'abusare della vostra
pazienza; ma m'infonde coraggio
il perdono promesso. Il
malcontento dei sudditi
si deve ad ordinanze che
spremono da ciascuno
la sesta parte delle sue
sostanze, quale tributo
con criterio d'urgenza: e il
pretesto ivi addetto
sono le vostre guerre di
Francia. Il che dà la stura a
bocche temerarie,
le lingue sputano sui loro
doveri, e si freddano i cuori,
gelando ogni lealtà. Le loro
imprecazioni fanno oggi le veci
delle preghiere, e si è arrivati
al punto
che la docile obbedienza si è
fatta succube
delle passioni incontrollate di
ognuno. Vorrei che Vostra
Altezza
si occupasse della questione
seduta stante:
nessun problema appare oggi più
urgente.
RE
Parola mia,
tutto questo va contro al mio
volere.
WOLSEY
Per quanto mi riguarda,
non ho attuato queste misure, se
non
per voto unanime, di cui ho poi
preso atto
dopo l'esperta ratifica dei
giudici. Se sono
calunniato da ignoranti
malelingue, che non conoscono
le mie qualità né la mia
persona, eppure si eleggono
a cronisti delle mie azioni,
lasciatemi dire
che questo non è che il fato di
chi ha il potere, l'irta
boscaglia
che ostacola il cammino della
virtù. Ma non dobbiamo
desistere da azioni necessarie
per tema di dovercela vedere
con censori malevoli: che
sempre,
come squali voraci, seguono un
vascello
da poco messo in mare,
senz'altro ricavarne
che vane bramosie. Spesso le
nostre azioni migliori
son ritenute da critici fallaci,
inattendibili in passato,
opera altrui, o di dubbio
valore. Ed altrettanto spesso le
peggiori,
più congeniali a spiriti
volgari, vengon propagandate
come il meglio di cui siamo
capaci. Dovessimo starcene
immoti,
per tema che ogni nostra mossa
sia criticata o derisa,
dovremmo metter radice qui, dove
siamo assisi,
qual meri simulacri del potere.
RE
Le cose fatte bene,
curate nei dettagli, non danno
certo adito a timori;
le cose fatte con
improvvisazione, lascian temere
pei risultati. Ci sono
precedenti
per cotesta ordinanza? Credo
proprio nessuno.
Non dobbiamo strappare i nostri
sudditi dal terreno delle leggi
per ripiantarli a nostro
arbitrio. Un sesto dei propri
averi?
Un tributo da far tremare! Via,
è come prendere
da ciascun albero rami,
corteccia e parte del fusto:
anche a lasciarlo con le sue
radici, così sconciato,
l'aria ne suggerà ogni linfa. In
ogni contea
che ha contestato l'ordinanza,
mandate nostre lettere
con un perdono incondizionato
per chiunque abbia negato
la validità del decreto. Vi
prego, provvedete:
vi affido questo compito.
WOLSEY [al Segretario]
Una parola a quattr'occhi.
Siano spedite lettere in ogni
contea
con il grazioso perdono del Re.
I Comuni, tartassati come sono,
hanno una pessima opinione di
me: mettete in giro la voce
che per mia personale
intercessione
si è giunti alla revoca e al
perdono. Vi darò presto
istruzioni
ulteriori al riguardo. Esce il
Segretario
Entra l'Intendente
CATERINA
Mi dispiace che il Duca di
Buckingham
sia incorso nel vostro
corruccio.
RE
Dispiace a molti.
È un gentiluomo assai colto, e
un oratore di raro talento.
Nessuno è più di lui dotato
dalla natura: ha una tale
istruzione
che dei grandi maestri avrebbero
molto da imparare da lui,
e lui non avrebbe mai bisogno
dell'altrui sapere. Eppure,
vedete,
quando queste sì nobili doti si
orientano
in direzioni sbagliate, perché
si è corrotta la mente,
possono assumere forme distorte,
dieci volte più brutte
di quanto prima eran belle.
Quest'uomo così raffinato
da essere ritenuto un prodigio -
e quanto a noi,
come rapiti nell'ascoltarlo,
un'ora del suo eloquio
volava in un minuto - costui, o
madonna,
ha rivestito di costumi
mostruosi le grazie
che una volta eran sue, e si è
tinto di nero,
manco si fosse insozzato
all'inferno. Restate qui:
saprete di lui -
ché questo gentiluomo era il suo
braccio destro -
cose che umiliano il senso
dell'onore. Fategli recitare di
nuovo
la storia di quelle trame, che
mai ci stancheremo di udire
per quanto essa ci faccia
soffrire.
WOLSEY
Fatevi avanti, e con animo
schietto riferite le cose
che voi, da suddito zelante e
fedele, avete raccolto
dalla viva voce del Duca
diBuckingham.
RE
Parlate liberamente.
INTENDENTE
Innanzitutto, egli era uso dire
- e lo diceva ogni giorno,
ché tanto si era estesa
l'infezione - che se il Re
fosse defunto senza prole, tanto
avrebbe fatto
da impadronirsi dello scettro.
Queste precise parole
gliele ho sentite pronunciare
davanti a suo genero,
Lord Abergavenny, al quale giurò
che si sarebbe vendicato
del Cardinale.
WOLSEY
Vostra Altezza si compiaccia di
rilevare
quanto è pericoloso un
atteggiamento del genere:
frustrato nelle sue speranze
circa la vostra augusta persona,
queste sue voglie si sono
incancrenite, ed estese
dalla vostra persona a quella
dei vostri amici.
CATERINA
Mio dotto Lord Cardinale,
cercate di parlare con spirito
di carità.
RE
Continuate.
Su che cosa fondava il suo
titolo alla corona
se fossimo venuti a mancare? Lo
hai udito, su questo punto,
dir mai qualcosa?
INTENDENTE
Su questo punto, egli è stato
istigato
da un'assurda profezia di
Nicholas Henton.
RE
E chi è questo Henton?
INTENDENTE
Un frate certosino, Sire:
il suo confessore, che a ogni
minuto gli metteva in testa
l'idea di farsi re.
RE
E tu come lo sai?
INTENDENTE
Non molto prima che Vostra
Altezza accorresse in Francia,
il Duca, che si trovava al La
Rosa, nella parrocchia
di San Lorenzo in Polleria, mi
domandò
che voci circolavano tra la
gente di Londra
in merito alla spedizione di
Francia. Io replicai
che la gente temeva i Francesi
avrebbero violato la parola
data,
con grave rischio per il Re. E
subito il Duca
disse che questo era, difatti,
il timore: egli sospettava
che si sarebbero avverate certe
parole
dette da un santo frate. Più
d'una volta - mi disse -
costui mi mandò a dire di dar
licenza
a John de la Car, mio
cappellano, a un'ora convenuta,
di recepire una comunicazione di
non poco momento.
E dopo che, sotto il sigillo
della confessione,
ebbe fatto solennemente giurare
al mio cappellano
di non farne parola con nessuna
creatura vivente,
eccetto me, con piglio solenne e
severo, pesando a lungo le
parole,
finì con questa uscita: "Né il
Re né i suoi eredi -
ditelo pure al Duca - avranno
lunga vita. Che si sforzi
di guadagnarsi il favore del
popolo: sarà il Duca
a governar l'Inghilterra".
CATERINA
Se ben vi conosco
voi eravate l'intendente del
Duca, e perdeste l'incarico
per le lagnanze dei fittavoli.
Guardatevi bene
dall'accusare, per puro rancore,
un nobile personaggio,
così macchiando la vostra più
nobile anima. Guardatevi bene,
vi dico.
Sì, ve ne scongiuro di tutto
cuore.
RE
Lasciatelo dire.
E tu, continua.
INTENDENTE
Sull'anima mia, non dirò che la
verità.
Io dissi al Duca mio signore che
per maleficio diabolico
il monaco poteva ingannarsi; e
ch'era pericoloso
per lui di ruminarci tanto
sopra, sin tanto che il Maligno
non innescasse una delle sue
trame, così che lui, abboccando,
vi desse esecuzione. E lui mi
replicò: "Ma va' là!
Non ci rimetto nulla" - e
aggiunse inoltre
che se il Re, nella sua recente
malattia, fosse venuto a
mancare,
le teste del Cardinale e di Sir
Thomas Lovell
sarebbero cadute.
RE
Ohibò! Tanto corrotto? Ohibò,
ohibò,
c'è del marcio in quell'uomo!
Hai qualcos'altro da dire?
INTENDENTE
Sì, mio Sire.
RE
Vai avanti.
INTENDENTE
Trovandosi a Greenwich,
dopo che Vostra Altezza ebbe
rimproverato il Duca
per Sir William Bulmer...
RE
Ricordo bene
la circostanza: era mio servo
giurato,
quando il Duca lo prese al suo
servizio. Ma va' avanti. Che
accadde?
INTENDENTE
"Se" - disse lui - "Se per
questo finissi imprigionato
nella Torre, com'è lecito
pensare, reciterei la parte
che il padre mio intendeva
recitare
con l'usurpatore Riccardo:
quando, trovandosi a Salisbury
fece istanza di esser da lui
ricevuto. Se fosse stata
accolta,
nell'atto di rendergli l'omaggio
dovuto, lo avrebbe
trafitto col pugnale".
RE
Un tradimento colossale!
WOLSEY
Ora, madonna, potrebbe mai
vivere al sicuro Sua Altezza,
con quest'uomo lasciato in
libertà?
CATERINA
Dio ci perdoni tutti!
RE
C'è qualcos'altro che vorresti
dire: che cosa?
INTENDENTE
Dopo "il Duca mio padre" ed "il
pugnale"
si tese tutto e, con una mano
sull'elsa della spada
e l'altra premuta sul cuore,
levati gli occhi al cielo,
esplose in un atroce giuramento,
il cui tenore
era che, se avesse dovuto patire
ingiustizia, avrebbe superato
suo padre: così come
l'esecuzione supera
un malcerto proposito.
RE
A questo dunque voleva arrivare:
a ficcarci il pugnale in corpo.
Egli si trova in arresto:
sia processato subito. Se gli
sarà possibile
trovar clemenza nella legge,
l'avrà; in caso contrario,
non la cerchi tra noi. Per il
giorno e la notte!
Quello è un traditore di tre
cotte! Escono
Inizio pagina
Scena
terza
Entrano il Lord
Ciambellano e Lord Sands
CIAMBELLANO
È mai possibile che la gente
si lasci stregare
in modo così assurdo dalle
magie della Francia?
SANDS
Le nuove mode,
per quanto ridicole come non
mai -
per non dire indecorose -
trovan sempre seguaci.
CIAMBELLANO
Per quanto riesco a capire,
tutto il bene che i nostri
Inglesi
han ricavato dall'ultima
spedizione, si riduce
a un paio di buffe
smorfie... Ma le hanno
scelte ad arte,
giacché quando le
esibiscono, lì per lì
giurereste
che persino i loro nasi
abbian dispensato consigli
a Pepino o Clotario, tanto
son sussiegosi.
SANDS
Le gambe poi se le son
storpiate a furia di
riverenze.
Chi non li avesse mai visti
andare al passo, potrebbe
pensare
che fra loro imperversino i
crampi, o il mal di
garretti.
CIAMBELLANO
Diavolo, signore!
Le loro vesti hanno
acquisito un taglio così
pagano
che di cristiano, certo, non
è rimasto più nulla. Che c'è
ora?
Entra Sir Thomas Lovell
Che novità, Sir Thomas?
LOVELL
In fede mia, signore,
Non si parla d'altro che del
nuovo proclama
affisso all'ingresso del
Palazzo.
CIAMBELLANO
E cosa si proclama?
LOVELL
La riforma dei nostri
intraprendenti viaggiatori,
che riempion la corte di
duelli, di ciarle e di
sarti.
CIAMBELLANO
Ne sono felice: adesso si
spera che i nostri monsieurs
capiranno che un cortigiano
inglese può saperla lunga,
e mai aver visto il Louvre.
LOVELL
Costoro saranno tenuti -
così dispone il proclama - o
a lasciar perdere quel tanto
di assurdità e pennacchi che
hanno acquistato in Francia,
con tutti gli annessi e
connessi della loro
imbecillità -
quali i puntigli
dell'etichetta, i duelli, i
corteggiamenti spinti,
le offese a uomini tanto più
saggi di loro,
in nome di una saggezza
straniera - rinnegando una
volta per tutte
la loro fede nel tennis e
nelle calze lunghe,
nelle braghette a sbuffo e
in siffatte altre insegne
del viaggiare,
e tornando a comportarsi da
uomini dabbene,
oppure saran tenuti a far
fagotto, e via dai vecchi
compari!
Là, ne son certo, essi
potranno cum privilegio, a
furia di oui,
consumare nel ridicolo gli
ultimi resti di un'esistenza
dissoluta.
SANDS
Era tempo di dar loro una
bella purga: questi loro
malanni
si erano fatti contagiosi.
CIAMBELLANO
Che perdita per le nostre
dame,
la partenza di questi
insulsi elegantoni!
LOVELL
Sicuro, perdinci!
E piangeranno davvero,
signori miei: quei furbi
figli di puttana
hanno un'arte infallibile
nel manometter le dame.
Un contrappunto francese e
una sviolinata non hanno
rivali.
SANDS
Sviolinatori, al diavolo!
Sono contento di vederli
partire,
poiché sicuramente non c'era
modo di convertirli. E ora
un onesto signore di
campagna quale son io, messo
fuori gioco da un pezzo,
potrà fare un bell'assolo,
farsi ascoltare per un'ora
e, presso la nostra madama,
passare per un buon musico.
CIAMBELLANO
Ben detto, Lord Sands.
Non vi è ancora caduto il
dente della lussuria?
SANDS
No, mio signore,
né mi cadrà finché me ne
resta la radice.
CIAMBELLANO
Sir Thomas,
dove stavate andando?
LOVELL
Dal Cardinale.
Anche Vossignoria è fra gli
invitati.
CIAMBELLANO
Già, è vero.
Stasera offre un rinfresco,
anzi una gran cena,
a molti nobili e dame. Sarà
presente, ve l'assicuro,
il fior fiore delle belle
del regno.
LOVELL
Quell'uomo di chiesa ha
davvero la munificenza nel
cuore:
una mano prodiga quanto la
terra che ci dà nutrimento.
Le sue rugiade piovono
dappertutto.
CIAMBELLANO
La sua munificenza è fuori
dubbio.
Chi dice il contrario ha un
dente avvelenato.
SANDS
Lui può, signore. Lui se lo
può permettere: in lui
la parsimonia sarebbe un
peggior peccato dell'eresia.
Per uomini del suo rango la
munificenza è un dovere:
son loro a dare l'esempio,
su questa terra.
CIAMBELLANO
Giusto, è così:
ma sono in pochi oggigiorno,
a dare di tali esempi. La
barca aspetta.
Vostra Signoria s'accomodi.
Venite, ottimo Sir Thomas,
altrimenti faremo tardi, e
proprio non vorrei,
giacché sono stato pregato,
assieme a Sir Henry Guilford,
di far da maestro delle
cerimonie, stasera.
SANDS
Son tutto vostro.
Escono
Inizio pagina
Scena
quarta
Musica di oboe. Una piccola
tavola per il Cardinale, sotto
il baldacchino, e una tavola più
lunga per gli ospiti. Entrano da
un lato Anna Bolena e diverse
altre dame e gentiluomini
invitati; dall'altro lato entra
Sir Henry Guilford
GUILFORD
Signore, a tutte voi il
benvenuto da parte di Sua
Grazia,
e per tutte un saluto. Questa
serata egli vuol dedicarla
a voi e all'onesta letizia:
nella speranza che nessuna,
in questa eletta comitiva, si
sia portata appresso
un solo dispiacere. Egli vi
vorrebbe tutte in festa:
la buona compagnia anzitutto, e
poi buon vino e buona tavola
ci rendono migliori.
Entrano il Lord Ciambellano,
Lord Sands e [Sir Thomas] Lovell
Oh, signor mio, arrivate in
ritardo.
A me, il solo pensiero di una sì
lieta compagnia
ha messo le ali ai piedi.
CIAMBELLANO
Voi siete giovane, Sir Harry
Guilford...
SANDS
Sir Thomas Lovell, se il
Cardinale intrattenesse
soltanto la metà dei miei
pensieri profani, qualcuna di
costoro
ancor prima di mettersi a tavola
sarebbe servita
che meglio non si potrebbe.
Parola d'onore,
questo sì ch'è un amabile
concorso di bellezze!
LOVELL
Oh, se Vossignoria potesse far
lì per lì da confessore
ad una o due di loro!
SANDS
Magari!
Se la caverebbero con penitenze
ben lievi.
LOVELL
Quanto lievi, di grazia?
SANDS
Quanto un giaciglio di piume.
CIAMBELLANO
Dolci signore, volete per
cortesia sedervi? Sir Harry,
fatele accomodare da quel lato,
che io mi occupo di questo.
Sta per arrivare Sua Grazia. No,
non vi farò rabbrividire:
due dame, una accanto all'altra,
raggelano l'ambiente.
Mio Lord Sands, voi siete tipo
da tenerle sveglie:
prendete posto, vi prego, fra
queste due signore.
SANDS
Certo, affé mia,
e ne son grato a Vossignoria.
Con vostra licenza, gentili
dame,
perdonatemi se mi scappa di dir
qualche birbonata:
ho imparato da mio padre.
ANNA
Era matto, signore?
SANDS
Oh, matto da legare,
tremendamente matto, persino in
amore
ma non ha mai morso nessuna.
Faceva proprio quel che farei
io:
in un sol fiato ne baciava
venti.
CIAMBELLANO
Ben detto, mio signore;
almeno voi siete ben sistemato.
Signori,
vi farò far penitenza se queste
belle signore
vi pianteranno, annoiate.
SANDS
Quanto alla mia piccola cura
d'anime,
lasciate fare a me.
Oboe. Entra il Cardinal Wolsey e
prende posto nel suo seggio
WOLSEY
Siate i benvenuti, miei diletti
ospiti. La nobile dama
o il gentiluomo che non sian
lieti e spensierati
non mi vogliono bene. E adesso,
a conferma del mio benvenuto,
io brindo alla salute di voi
tutti.
SANDS
Vostra Grazia è magnanimo.
Datemi una coppa grande
abbastanza da contenere la mia
gratitudine,
e risparmiatemi di sprecare il
fiato.
WOLSEY
Mio caro Lord Sands,
vi son molto obbligato:
intrattenete le vostre vicine.
Signore, mi sembrate
imbronciate. Signori,
di chi è la colpa?
SANDS
Date tempo al vino rosso di
imporporare
quelle gote leggiadre,
monsignore. Saran poi loro a
parlare
sì da ridurci al silenzio.
ANNA
Siete un gran bel capo ameno,
caro il mio Lord Sands.
SANDS
Sicuro: quando son io a guidare
il gioco.
Alla salute, Duchessa. E voi
bevete, madonna,
che io brindo a qualcosa...
ANNA
Che non potete mostrarmi.
SANDS
Ve l'avevo detto, Vostra Grazia,
che le si sarebbe subito sciolta
la lingua...
Tamburi e trombe. Salve di
artiglieria
WOLSEY
Che accade?
CIAMBELLANO
Qualcuno vada a dare
un'occhiata. [Esce un Servitore]
WOLSEY
Che bellicosi clamori
son mai questi, e a che scopo?
No, mie dame, non abbiate
timore:
le convenzioni di guerra vi
rendono intoccabili.
Entra il Servitore
CIAMBELLANO
Insomma, di che si tratta?
SERVITORE
Una brigata di nobili
forestieri,
a quel che sembra: hanno
lasciato la barca e son scesi a
terra,
e vengon qui in pompa magna, da
ambasciatori
di principi stranieri.
WOLSEY
Mio buon Lord Ciambellano,
andate, dategli il benvenuto,
voi che parlate francese
e, vi prego, accoglieteli
degnamente e scortateli
alla nostra presenza, dove
questa costellazione di bellezze
risplenderà in pieno su di loro.
Qualcuno l'accompagni.
[Esce il Lord Ciambellano, con
la sua scorta] Tutti si alzano,
e si portano via le tavole
Ecco il banchetto va a rotoli.
Ma sapremo rimediare.
A voi tutti, buona digestione, e
ancora una volta
vi voglio subissare di saluti:
benvenuti, voi tutti!
Oboe. Entrano il Re e altri, in
maschera, abbigliati come
pastori, preceduti dal Lord
Ciambellano. Sfilano subito
davanti al Cardinale e
graziosamente lo salutano
Che nobile compagnia! In che
posso servirvi?
CIAMBELLANO
Poiché non parlano inglese, mi
hanno pregato
di dire a Vostra Grazia che,
avendo avuto sentore
che un così nobile ed elegante
convito
avrebbe qui avuto luogo stasera,
il meno che potevano fare -
per via del profondo rispetto
che nutron per la bellezza -
era lasciare i loro armenti e,
con vostro cortese
salvacondotto,
avere facoltà di posare gli
occhi su queste dame, e
intrattenerle
per un'oretta in lieta
compagnia.
WOLSEY
Dite, Lord Ciambellano,
che fanno onore alla mia modesta
dimora. Del che io li ripago
con mille grazie, e li invito a
far festa come più loro aggrada.
Si scelgono le dame; il Re
[sceglie] Anna Bolena
RE
La mano più leggiadra che mai
abbia sfiorato: oh, Bellezza!
Sino ad ora non ti conoscevo!
Musica. Danza
WOLSEY
Mio signore.
CIAMBELLANO
Vostra Grazia?
WOLSEY
Vi prego, dite loro da parte
mia:
dovrebbe esserci fra loro una
persona
più degna di questo seggio di
quanto io non sia: alla quale
sarei lieto di cederlo con ogni
affetto e devozione,
se solo la riconoscessi.
CIAMBELLANO
Riferirò, monsignore.
Bisbigliano
WOLSEY
Cosa rispondono?
CIAMBELLANO
Quella tal persona - confessano
in coro -
è veramente fra loro:
preferirebbero fosse Vostra
Grazia
a scoprirla, e allora lui
prenderà il vostro posto.
WOLSEY
Vediamo dunque.
Con cortese licenza di voi
tutti, signori: qui cade
la mia scelta di un Re.
RE [togliendosi la maschera]
L'avete scoperto, Cardinale!
Gran bella brigata, Eminenza:
sapete darvi bel tempo.
Meno male che siete uomo di
chiesa, se no vi direi,
Cardinale,
che ora come ora potrei pensar
male.
WOLSEY
Mi compiaccio
che Vostra Altezza prenda gusto
a scherzare.
RE
Mio Lord Ciambellano,
ti prego, fatti avanti: chi è
quella bella signora?
CIAMBELLANO
Se così vi piace, Altezza, la
figlia di Sir Thomas Bullen,
Visconte di Rochford: una delle
dame di Sua Altezza la Regina.
RE
Cielo, che bocconcino! Dolcezza
mia,
sarei ben sgarbato a invitarvi
alla danza
senza rubarvi un bacio. Alla
salute, signori!
Passate in giro la coppa.
WOLSEY
Sir Thomas Lovell, è pronto il
rinfresco
nella camera riservata?
LOVELL
Sì, monsignore.
WOLSEY
Altezza,
temo che con la danza vi siate
un po' accaldato.
RE
Anche troppo, temo.
WOLSEY
Troverete aria più fresca, mio
Sire,
nella sala adiacente.
RE
Che ognuno vi accompagni la sua
dama. Mia dolce compagna,
non devo ancora lasciarvi.
Facciamo festa,
mio buon Lord Cardinale: ho
ancora una mezza dozzina di
brindisi
per queste belle signore, e un
altro giro di danza
in cui guidarle, e poi potremo
metterci a sognare
chi sia il favorito delle belle.
Musicanti, attaccate! .
Escono, al suono delle trombe
Inizio pagina |