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Enrico
VIII
1612 -
1613
Scena prima
Entrano due Gentiluomini, e
s'incontrano
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PRIMO GENTILUOMO
Felice di rivedervi.
SECONDO GENTILUOMO
Anch'io.
PRIMO GENTILUOMO
Siete venuto per
trovarvi un posto da cui
assistere
al ritorno di Lady Anna
dall'incoronazione?
SECONDO GENTILUOMO
Solo per questo.
L'ultima volta che
c'incontrammo,
il Duca di Buckingham
tornava dal suo
processo.
PRIMO GENTILUOMO
Proprio così. Ma quella
fu un'occasione di
dolore,
questa, di generale
esultanza.
SECONDO GENTILUOMO
Meno male. Gli abitanti
della città,
ne son certo, han
dimostrato appieno il
loro attaccamento al
sovrano,
con lo zelo di sempre -
occorre dargliene atto -
celebrando questa
giornata con spettacoli,
cortei, e solenni
onoranze.
PRIMO GENTILUOMO
Mai così imponenti,
né, vi assicuro, accolte
con tanto favore.
SECONDO GENTILUOMO
Posso avere l'ardire di
chiedervi cosa c'è
scritto
nel foglio che avete in
mano?
PRIMO GENTILUOMO
Come no. È la lista
di coloro cui oggi
spettano le funzioni
attinenti
alla cerimonia
dell'incoronazione.
Il Duca di Suffolk è il
primo della lista, e gli
spetta di fare
il Gran Siniscalco; poi
viene il Duca di
Norfolk,
che è Conte Maresciallo.
Gli altri potete vederli
da voi.
SECONDO GENTILUOMO
Grazie, signore. Se già
non conoscessi questo
rituale
vi sarei più che
obbligato per questa
lista.
Ma vi prego, ditemi,
cosa ne è stato di
Caterina,
la Principessa Vedova?
Che piega ha preso la
sua vicenda? |
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PRIMO GENTILUOMO
Posso dirvi anche questo.
L'Arcivescovo
di Canterbury, accompagnato da
altri
dotti e reverendi padri del suo
rango,
ha tempo fa tenuto un'udienza a
Dunstable, a sei miglia
da Ampthill, dimora della
Principessa. A tale udienza
ella fu da costoro più volte
convocata, ma non si presentò.
A farla breve, per non essersi
presentata,
e a causa dei recenti scrupoli
del Re, con l'unanime assenso
di tutti questi dotti
personaggi, è stata divorziata,
e il suo matrimonio reso nullo a
tutti gli effetti.
Da allora l'hanno trasferita a
Kimbolton,
dove ora si trova, e per di più
malata.
SECONDO GENTILUOMO
Ahimè, povera signora!
Suonan le trombe. Facciamoci
sotto, arriva la Regina.
Suono di oboi
Corteo dell'incoronazione
1. Squillo prolungato di trombe
2. Due Giudici
3. Il Lord Cancelliere,
preceduto dal Sigillo e dalla
mazza
4. Coristi che cantano (Musica)
5. Il Sindaco di Londra, con in
pugno la mazza. L'Araldo della
Giarrettiera in cotta d'armi,
con in capo una corona di rame
dorato
6. Il Marchese di Dorset, che
impugna uno scettro d'oro, con
in capo una coroncina d'oro. Con
lui il Conte di Surrey, che
porta la verga d'argento con la
colomba, e in capo la corona di
conte. Collari a "S" su entrambi
7. Il Duca di Suffolk in tenuta
di gala, la corona in capo, e in
mano una lunga verga bianca da
Gran Siniscalco. Con lui il Duca
di Norfolk, con la verga di
Maresciallo e la corona in capo.
Collari di "S"
8. Un baldacchino portato da
quattro baroni dei Cinque Porti:
sotto di esso la Regina [Anna]
nell'abito cerimoniale, coi
capelli sciolti e riccamente
adorni di perle, incoronata. Ai
due lati la scortano [Stokeley],
Vescovo di Londra, e [Gardiner],
Vescovo di Winchester
9. La vecchia Duchessa di
Norfolk, con corona d'oro
lavorata a fiori, che regge lo
strascico della Regina
10. Alcune dame o Contesse, con
semplici diademi d'oro senza
fiori
Escono, dopo aver percorso in
quest'ordine, e solennemente, la
scena, seguiti da una grande
fanfara di trombe
SECONDO GENTILUOMO
Davvero regale il corteo,
credetemi. Questi qui li
conosco,
ma chi è che porta lo scettro?
PRIMO GENTILUOMO
Il Marchese di Dorset;
e quello con la verga è il Conte
di Surrey.
SECONDO GENTILUOMO
Un gentiluomo ardito e valoroso.
E quello
non è il Duca di Suffolk?
PRIMO GENTILUOMO
Proprio lui, il Gran Siniscalco.
SECONDO GENTILUOMO
E quello non è il Duca di
Norfolk?
PRIMO GENTILUOMO
Sì.
SECONDO GENTILUOMO [guardando la
Regina]
Dio ti benedica!
Hai il viso più dolce su cui mai
abbia posato lo sguardo.
Signore, com'è vero che ho
un'anima, costei è un angelo.
Il nostro Re ha tutte le Indie
fra le sue braccia,
anzi, tesori più grandi e
preziosi, quando se la stringe
al petto.
Non so dar torto alla sua
coscienza.
PRIMO GENTILUOMO
Quelli che reggono
il baldacchino d'onore sopra di
lei sono quattro baroni
dei Cinque Porti.
SECONDO GENTILUOMO
Fortunati quegli uomini, e tutti
quelli che le stanno vicino!
Se ho ben capito, colei che
regge lo strascico
è quell'anziana nobildonna, la
Duchessa di Norfolk.
PRIMO GENTILUOMO
Proprio così, e tutte le altre
sono contesse.
SECONDO GENTILUOMO
Lo dicono i loro diademi. Queste
sì sono stelle!
PRIMO GENTILUOMO
In qualche caso, cadenti.
SECONDO GENTILUOMO
Lasciamo perdere...
[Fine del corteo]
Entra un terzo Gentiluomo
PRIMO GENTILUOMO
Dio vi salvi, signore. Dove
siete stato, a scalmanarvi così?
TERZO GENTILUOMO
In mezzo alla folla,
nell'Abbazia, dove non c'era
posto
neanche più per un dito. Sono
senza fiato,
tale è l'afrore della loro
esultanza.
SECONDO GENTILUOMO
Avete assistito
alla cerimonia?
TERZO GENTILUOMO
Proprio così.
PRIMO GENTILUOMO
E com'era?
TERZO GENTILUOMO
Valeva proprio la pena di
vederla.
SECONDO GENTILUOMO
Caro signore, raccontatecela.
TERZO GENTILUOMO
Farò del mio meglio. La sontuosa
fiumana
di dame e cavalieri, avendo
accompagnato la Regina
a un luogo predisposto nel coro,
rifluì
a una certa distanza da lei,
mentre Sua Grazia sedette
a riposare un po' per una
mezz'oretta
su un ricco trono, esponendo
generosamente alle folle
la beltà della sua persona.
Credetemi, signore, è la donna
più splendida
che mai si sia giaciuta con un
uomo; e quando la gente
poté vederla da presso, si levò
un frastuono
qual di sartiame investito in
mare da fiera tempesta,
con altrettanto fragore di suoni
discordi. Cappelli, mantelli -
persino farsetti, mi parve -
volarono all'aria, e se le teste
potessero farlo, le avrebbero
perdute. Un tale tripudio
mai prima l'ho veduto. Donne
grosse e ventrute,
a men di una settimana dal
parto, come gli arieti
nelle guerre d'un tempo,
cozzavano contro la calca,
facendosi largo a spintoni.
Nessun uomo al mondo
avrebbe potuto dire, "Questa è
mia moglie": tutti erano avvinti
in uno straordinario garbuglio.
SECONDO GENTILUOMO
E poi che è successo?
TERZO GENTILUOMO
Finalmente Sua Grazia si levò e
con ritegno, a piccoli passi,
raggiunse l'altare, ove
s'inginocchiò, e come una santa
levò al cielo i suoi begli occhi
e pregò devotamente;
poi si levò di nuovo e s'inchinò
alla folla;
e allora, per mano
dell'Arcivescovo di Canterbury,
ella ricevette i regali
attributi d'una regina,
come l'olio santo, la corona di
Edoardo il Confessore,
la verga con la colomba della
pace, ed altrettali emblemi,
a lei nobilmente conferiti.
Compiuto il rito, il coro,
con tutti i più scelti musici
del regno,
insieme intonarono il Te Deum.
Così ella si congedò,
e in pompa magna ripercorse il
medesimo itinerario
sino a York Place, ove si tiene
il banchetto.
PRIMO GENTILUOMO
Signore,
non dovete più chiamarlo York
Place. Lo era in passato,
ma dopo la caduta del Cardinale
quel nome non esiste più:
adesso è proprietà del Re, e si
chiama Whitehall.
TERZO GENTILUOMO
Lo so,
ma il cambiamento è così recente
che il vecchio nome
l'ho ancora sulle labbra.
SECONDO GENTILUOMO
Chi erano i due reverendi
vescovi
che camminavano a fianco
dellaRegina?
TERZO GENTILUOMO
Stokesley e Gardiner: l'uno, da
segretario del Re,
appena nominato Vescovo di
Winchester,
e l'altro, il Vescovo di Londra.
SECONDO GENTILUOMO
Quello di Winchester
si dice non ami molto
l'Arcivescovo,
il virtuoso Cranmer.
TERZO GENTILUOMO
Lo sanno tutti, in Inghilterra.
Tuttavia non siamo ancora alla
rottura. Quando ci arriveremo,
Cranmer troverà un alleato che
non lo lascerà solo.
SECONDO GENTILUOMO
E chi mai, se è lecito, sarà
costui?
TERZO GENTILUOMO
Thomas Cromwell,
un uomo che il Re tiene in
grande stima, e in verità
un degno amico. Il Re lo ha
fatto
custode dei Gioielli della
Corona,
ed è già membro del Consiglio
Privato.
SECONDO GENTILUOMO
Meriterà ancora di meglio.
TERZO GENTILUOMO
Sì, senz'alcun dubbio.
Venite, gentiluomini, potete
venire con me. Sto andando
a corte, e colà sarete miei
ospiti:
ho una qualche influenza. Strada
facendo,
saprò dirvi dell'altro.
GLI ALTRI DUE
Ai vostri ordini, signore.
Escono
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Scena
seconda
Entra Caterina, la
Principessa Vedova, inferma,
sorretta da Griffith, suo
gentiluomo d'onore, e da
Pazienza, sua ancella
GRIFFITH
Come si sente Vostra Grazia?
CATERINA
Oh, Griffith, malata da
morire:
le mie gambe come rami
stracarichi si piegano a
terra,
pronte a deporre il loro
fardello. Portami una sedia.
Così: ora mi pare di
sentirmi un po' meglio.
Non mi dicevi, Griffith, nel
condurmi qui,
che è morto il gran
beniamino della grandezza,
il Cardinale Wolsey?
GRIFFITH
Sì, signora, ma credevo che
Vostra Grazia,
presa com'era dal dolore,
non mi avesse sentito.
CATERINA
Te ne prego, buon Griffith,
dimmi come è morto.
Se è morto bene, è una
fortuna che mi abbia
preceduto,
a mia edificazione.
GRIFFITH
È morto bene, corre voce,
signora.
Dopo che il ferreo Conte di
Northumberland
l'ebbe arrestato a York e
l'ebbe condotto con sé
per rispondere di assai
gravi imputazioni,
d'un tratto egli cadde
malato, e s'aggravò a tal
punto
da non poter cavalcare la
sua mula.
CATERINA
Ahimè, pover'uomo!
GRIFFITH
Alfine, a piccole tappe,
riuscì ad arrivare a
Leicester,
e prese alloggio
nell'abbazia, dove il
reverendo abate,
con tutto il suo convento,
gli dette onorata
accoglienza.
A lui si rivolse con queste
parole: "O padre abate,
un vecchio, schiantato dalle
tempeste di governo,
è venuto a deporre fra voi
le stanche ossa.
Dategli, per carità, un
pezzetto di terra".
Quindi andò a letto, dove la
sua ostinata malattia
lo incalzò senza tregua; e
tre notti dopo,
all'incirca alle otto,
esattamente l'ora ch'egli
stesso
aveva predetto per la
propria fine, pieno di
contrizione,
meditazioni incessanti,
lacrime e rimpianti,
restituì al mondo i suoi
onori,
e al cielo la sua parte
immortale, e riposò in pace.
CATERINA
Riposi dunque in pace, e non
gli pesino le sue colpe.
Ma mi concederai, Griffith,
di parlarti di lui,
sia pure con indulgenza.
Egli era un uomo
di sconfinata superbia,
eternamente bramoso
di competer coi prìncipi:
uno che a forza di trame
aveva avviluppato tutto il
regno. La simonia per lui
era cosa lecita,
la sua opinione era legge.
Al cospetto del Re
non esitava a mentire, con
un'eterna duplicità
di parola e intenzioni. Mai
dimostrò compassione,
se non quando intendeva
rovinare qualcuno.
Le sue promesse erano sempre
grandiose, come lui allora,
ma di esse poi non restava
nulla, come lui adesso.
Del proprio corpo fece un
uso immorale, dando al clero
un brutto esempio
d'immoralità.
GRIFFITH
Nobile signora,
le cattive azioni degli
uomini sono iscritte nel
bronzo, le loro virtù
le scriviamo sull'acqua. Mi
consentite, Altezza,
di parlare ora del bene che
c'era in lui?
CATERINA
Sì, buon Griffith,
altrimenti sarei davvero
cattiva.
GRIFFITH
Questo Cardinale,
pur se d'umili origini,
indubbiamente
fu dalla culla destinato a
grandi onori.
Egli fu uno studioso, uno
studioso serio e competente,
eccezionalmente sagace, buon
oratore e persuasivo;
agro e scostante con quelli
che non l'amavano
ma, con chi ne cercava
l'amicizia, dolce come
l'estate.
E anche se era insaziabile
nel prendere -
il che è una colpa - pure,
nel dare, signora,
egli fu principesco: eterni
testimoni a suo favore
quei centri gemelli del
sapere ch'egli volle
fondare,
Ipswich e Oxford - uno dei
quali cadde con lui,
ricusando di sopravvivere
alla bontà di chi l'aveva
voluto,
e l'altro, per quanto
incompiuto, già tanto famoso
ed eccellente per cultura, e
tuttora in ascesa,
che la cristianità
proclamerà per sempre i
meriti dell'uomo.
La sua rovina finì per
colmarlo di felicità,
poiché allora, e soltanto
allora, egli ritrovò se
stesso
scoprendo la beatitudine di
non contare più nulla;
e, per aggiungere maggiori
onori ai suoi anni
di quanto gli uomini
potessero offrirgli, morì
nel timor di Dio.
CATERINA
Dopo la mia morte non
desidero altro araldo,
né altro testimone delle mie
azioni da viva,
per preservare il mio onore
da ogni contaminazione,
se non un cronista onesto
come Griffith.
Colui che più odiavo in
vita, tu mi costringi a
onorarlo
con la tua scrupolosa
veracità e il tuo
equilibrio,
ora che è cenere. La pace
sia con lui.
Pazienza, restami vicina, e
abbassami il guanciale:
non ti disturberò per molto.
Buon Griffith,
di' ai musici di suonarmi
quella mesta melodia
che ho indicato per il mio
funerale, mentre giaccio a
meditare
sulla celeste armonia a cui
sto per andare incontro.
Musica mesta e solenne
GRIFFITH
S'è addormentata. Sediamo in
silenzio, mia cara ragazza,
per tema di svegliarla.
Piano, mia dolce Pazienza.
La Visione
Entrano, incedendo
solennemente uno dopo
l'altro, sei personaggi
biancovestiti, col capo
adorno di ghirlande
d'alloro, e maschere dorate
sul viso; in mano portano
ramoscelli d'alloro e di
palma. Prima s'inchinano a
lei, poi danzano, e dopo
qualche figura di danza, i
primi due levano alta sul
suo capo un'altra ghirlanda,
al che gli altri quattro
s'inchinano con riverenza.
Indi i due che reggono la
ghirlanda la consegnano ai
due più prossimi, che nella
loro danza eseguono le
stesse evoluzioni, sempre
tenendo la ghirlanda sospesa
sul suo capo. Fatto ciò,
essi consegnano la medesima
ghirlanda agli ultimi due,
che eseguono gli stessi
movimenti nel medesimo
ordine. Al che, come per
ispirazione, la dormiente
prorompe in segni
d'esultanza e leva le
braccia al cielo; e allora
essi svaniscono sempre
danzando, portandosi via la
ghirlanda. La musica
continua
CATERINA
Spiriti di pace, dove siete?
Siete andati via tutti,
lasciandomi qui nella mia
infelicità?
GRIFFITH
Signora, ci siam qui noi.
CATERINA
Non siete voi che invoco.
Avete visto entrare nessuno
da che mi sono assopita?
GRIFFITH
Nessuno, signora.
CATERINA
No? Non avete visto appena
adesso una schiera di beati
invitarmi a banchetto, i cui
volti fulgenti
gettavan su di me mille
raggi, come di un sole?
Essi mi hanno promesso
beatitudine eterna
e mi han portato ghirlande,
Griffith, che io sento
d'esser tuttora indegna
d'indossare: ma certamente
ne diverrò degna.
GRIFFITH
Mi colma di gioia, madonna,
il sapervi posseduta
da sì bei sogni.
CATERINA
Congedate i musici.
Questa musica mi opprime e
mi turba.
La musica s'interrompe
PAZIENZA
Avete notato
quanto s'è alterata Sua
Grazia improvvisamente?
Com'è tirato il suo viso?
Come s'è fatta pallida?
e di colore terreo? Guardate
i suoi occhi.
GRIFFITH
Se ne sta andando, ragazza.
Prega, prega.
PAZIENZA
Il cielo la conforti.
Entra un Messaggero
MESSAGGERO
Con licenza di Vostra
Grazia...
CATERINA
Sei un bell'insolente!
Non meritiamo più alcuna
deferenza?
GRIFFITH
Dovreste vergognarvi,
sapendo ch'ella non rinuncia
agli onori d'un tempo,
a comportarvi così
rudemente. Forza,
inginocchiatevi.
MESSAGGERO
Umilmente supplico il
perdono di Vostra Altezza:
è stata la fretta a rendermi
sgarbato. Attende udienza
un gentiluomo inviato dal Re
per vedervi.
CATERINA
Fatelo entrare, Griffith; ma
questo individuo
non voglio vederlo mai più.
Esce il Messaggero
Entra Lord Chappuys
Se la vista non m'inganna,
dovreste essere il signor
ambasciatore
dell'Imperatore,
mio augusto nipote; e il
vostro nome è Chappuys.
CHAPPUYS
In persona, signora: al
vostro servizio.
CATERINA
Oh, mio signore,
i tempi e i titoli sono
stati del tutto stravolti
per me, dalla prima volta
che ci siam conosciuti. Ma
vi prego,
cosa desiderate da me?
CHAPPUYS
Nobile signora,
in primo luogo, offrire a
Vostra Grazia i miei
servigi; e poi
c'è una richiesta del Re,
ch'io venga a farvi visita.
Egli molto si affligge per
la vostra infermità, e per
mezzo mio
vi manda i suoi principeschi
ossequi,
e di tutto cuore vi esorta
alla consolazione.
CATERINA
O mio buon signore, la
consolazione arriva troppo
tardi,
come una grazia a esecuzione
compiuta.
Quel dolce balsamo,
somministrato per tempo, mi
avrebbe guarita,
ma ormai non c'è
consolazione che tenga -
soltanto preghiere.
Come sta Sua Altezza?
CHAPPUYS
Signora, in buona salute.
CATERINA
Buon pro gli faccia, e possa
sempre star bene,
anche quando m'intratterrò
coi vermi, e il mio povero
nome
sarà bandito dal regno.
Pazienza, quella lettera
che vi ho dettata, è stata
recapitata?
PAZIENZA
No, signora.
CATERINA
Signore, umilissimamente vi
prego di consegnarla
al Re mio sovrano.
CHAPPUYS
Ben volentieri, signora.
CATERINA
In essa raccomandavo alla
sua bontà
l'immagine dei nostri casti
amori, la sua giovane figlia
-
le rugiade celesti piovano
fitte su di lei a benedirla!
-
scongiurandolo di darle
un'educazione virtuosa.
Ella è giovane, e d'indole
nobile e riservata.
Spero che sappia ben
meritare: che lui l'ami un
poco,
per amore di sua madre, che
ha amato lui,
Dio sa con quanto affetto.
L'altra mia modesta
petizione
è che la sua nobile grazia
mostri qualche pietà
per le mie infelici ancelle,
che per tanto tempo
hanno seguito fedelmente la
mia buona e cattiva fortuna.
Non c'è una fra esse, oso
dichiarare -
e non è questo il momento di
dire il falso - che non
meriti,
per virtù e autentica
nobiltà d'animo,
per onestà e condotta
irreprensibile,
un marito degno di questo
nome, e quantomeno nobile:
e certo sarà ben fortunato
chi le prenderà in moglie.
L'ultima istanza è per i
miei servitori: sono loro i
più poveri,
ma la povertà non poté mai
allontanarli da me -
che essi ricevano il salario
loro dovuto
e anche qualcosa di più,
così mi ricorderanno.
Se fosse piaciuto al cielo
concedermi lunga vita
e mezzi sufficienti, non ci
separeremmo così.
Questo è tutto quel che gli
ho scritto e, mio buon
signore,
per ciò che di più caro
avete al mondo,
se augurate la pace di
Cristo alle anime dei
trapassati,
ergetevi ad amico di questa
povera gente, e insistete
col Re
perché mi renda quest'ultimo
atto di giustizia.
CHAPPUYS
In nome di Dio, lo farò,
o ch'io possa perdere la mia
qualità di uomo.
CATERINA
Vi ringrazio, onorato
signore. Ricordatemi
a Sua Altezza, in tutta
umiltà.
Ditegli che la sua lunga
tribolazione sta per
lasciare
questo mondo terreno.
Ditegli che l'ho benedetto
in punto di morte,
giacché così farò. Mi si
annebbia la vista. Addio,
mio signore. Griffith,
addio. No, Pazienza,
non lasciarmi ancora. Devo
andare a letto:
chiamami le altre ancelle.
Quando sarò morta, mia brava
ragazza,
vedi che mi trattino come si
conviene: spargi su di me
i fiori della purezza, che
tutto il mondo sappia
che fui una moglie casta
fino alla tomba.
Imbalsamatemi,
poi preparatemi la camera
ardente: anche se non più
regina,
da regina dovete
sotterrarmi, e da figlia di
re.
Altro non posso dire.
Escono, sostenendo Caterina
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