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I due
nobili cugini
1613
ca.
Scena prima
Entrano il Carceriere e il
suo Amico.
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CARCERIERE
Non avete sentito altro?
Nulla fu detto di me
riguardo alla fuga di
Palamone?
Buon signore, ricordate.
PRIMO AMICO
Niente che io sentii,
perché tornai a casa
prima che l'affare
fosse concluso. Ma già
potevo anticipare,
prima di andarmene, la
grande probabilità
del perdono per
entrambi; perché
Ippolita
ed Emilia occhi-belli,
in ginocchio,
facevano una così
convinta scena di pietà
che il Duca
mi sembrò stare in
dubbio se seguire
la sua promessa
avventata o la dolce
compassione
di quelle due signore; e
a spalleggiarle
quel davvero nobile
principe Piritoo, che
tiene
metà del suo cuore, ci
si mise pure, sicché
spero
che andrà tutto bene; né
sentii nominare
il vostro nome, o la sua
evasione.
CARCERIERE
Voglia il cielo che
resti così!
Entra il Secondo Amico.
SECONDO AMICO
Su con la vita, amico;
vi porto notizie,
notizie buone.
CARCERIERE
Son benvenute.
SECONDO AMICO
Palamone vi ha
scagionato,
e ottenuto il vostro
perdono, e rivelato come
e con l'aiuto di chi
riuscì a fuggire, cioè
vostra figlia,
il cui perdono è pure
assicurato; e il
prigioniero,
per non parere ingrato
per questo favore,
le assegna una dote per
il suo matrimonio,
e cospicua pure, vi
assicuro. |
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CARCERIERE
Voi siete un brav'uomo
e le vostre notizie sono sempre
buone.
PRIMO AMICO
E com'è finita?
SECONDO AMICO
Diavolo, come dovrebbe; quelle
che non chiesero mai
senza ottenere ebbero le loro
richieste soddisfatte;
i prigionieri han salva la vita.
PRIMO AMICO
Sapevo che sarebbe andata così.
SECONDO AMICO
Però ci sono nuove condizioni
che sentirai
a un momento più opportuno.
CARCERIERE
Spero siano buone.
SECONDO AMICO
Sono onorevoli;
ma quanto a dimostrarsi buone,
non saprei.
PRIMO AMICO
Si vedrà.
Entra il Corteggiatore.
CORTEGGIATORE
Ahimè, signore, dov'è vostra
figlia?
CARCERIERE
Perché lo chiedete?
CORTEGGIATORE
Oh, signore, quando la vedeste?
SECONDO AMICO
Che brutto aspetto!
CARCERIERE
Questa mattina.
CORTEGGIATORE
Stava bene? Era in salute,
signore?
Aveva dormito?
PRIMO AMICO
Queste sono strane domande.
CARCERIERE
No, non stava molto bene, adesso
che mi ci fate pensare, e
proprio oggi
le feci alcune domande, e lei mi
dette risposte
molto diverse dal solito, molto
infantili,
sciocche, come se fosse matta,
una toccata, tanto che mi
arrabbiai.
Ma che volete dire, signore?
CORTEGGIATORE
Nulla se non per pietà;
ma voi dovete sapere, e meglio
da me
che da un altro che l'ami di
meno...
CARCERIERE
Cosa, signore?
PRIMO AMICO
Non sta a posto?
SECONDO AMICO
Non sta bene?
CORTEGGIATORE
No, signore, non bene.
Purtroppo è vero, è matta.
PRIMO AMICO
Non può essere.
CORTEGGIATORE
Credetemi, è la verità.
CARCERIERE
Già sospettavo
quel che m'avete detto; gli dei
l'aiutino!
Così divenne per amore di
Palamone,
o nel timore per la mia sorte
dopo la fuga di lui,
o tutti e due.
CORTEGGIATORE
È possibile.
CARCERIERE
Ma perché tanta precipitazione,
signore?
CORTEGGIATORE
Vi dirò rapidamente. Mentre ero
a pescare poco fa
nel grande lago che c'è dietro
al palazzo,
dalla riva opposta, densa di
canne e carici,
mentre pazientemente attendevo
al mio passatempo,
udii una voce, acuta; e con
attenzione
vi prestai orecchio, sicché ne
potei dedurre
che era qualcuno che cantava, e
dalla sua dolcezza,
un ragazzo o una donna. Lasciai
allora la mia lenza
a governarsi da sola, mi
avvicinai, ma non vedevo ancora
chi facesse quel suono, tanto i
giunchi e le canne
l'avevano inviluppato. Mi misi
giù
ad ascoltare le parole che
cantava, e allora,
attraverso una piccola apertura
fatta dai pescatori,
vidi che era vostra figlia.
CARCERIERE
Prego continuate, signore.
CORTEGGIATORE
Cantava molto, ma tutto senza
senso; solo la sentii
ripetere questo spesso: "Palamone
è andato,
è andato nel bosco a raccoglier
le more;
lo troverò domani."
PRIMO AMICO
Anima gentile!
CORTEGGIATORE
"Le sue catene lo tradiranno;
sarà preso,
e che farò io allora? Metterò
insieme una bell'adunata,
cento fanciulle dagli occhi
neri, innamorate come sono io,
col capo incoronato d'asfodeli,
labbra di ciliegie e guance di
rose damascene,
e danzeremo tutte un saltarello
davanti al Duca,
e chiederemo il perdono per
lui." Poi parlò di voi, signore;
che dovete perder la testa
domani mattina,
e che lei deve raccoglier fiori
per seppellirvi,
e far bella la casa. Poi non
cantò
altro che "Salice, Salice,
salice", e in mezzo
c'era sempre "Palamone, bel
Palamone",
e "Palamone era un baldo
giovanotto." Dove
sedeva l'erba era alta; le
trecce scompigliate
una ghirlanda di giunchi
incoronava; su lei s'appuntava
un migliaio di fiori d'acqua di
diverso colore,
sì che mi sembrò come
l'apparizione della bella ninfa
che nutre d'acque il lago, o
come Iride
appena caduta dal cielo. Faceva
anelli
coi giunchi che crescevano
vicino, e ad essi dava
i motti più graziosi, "Così
s'unisce il nostro vero amore",
"Questo puoi perdere, non me", e
altri simili.
E poi piangeva, e cantava di
nuovo, e sospirava,
e con lo stesso fiato sorrideva
e si baciava la mano.
SECONDO AMICO
Ahimè, che pena!
CORTEGGIATORE
Mi mossi verso lei;
mi vide, e si buttò dritto
nell'acqua. La ripescai,
e la rimisi salva a terra; ma
subito
mi sfuggì via, e corse in città
con tali grida e rapidità che,
credetemi,
mi lasciò molto indietro. Tre o
quattro
vidi da lontano andarle incontro
- uno di loro
riconobbi essere vostro fratello
- là si fermò,
e cadde, non potendo sfuggirgli.
Li lasciai là con lei,
e qui venni ad informarvi.
Entrano il Fratello del
Carceriere, la Figlia del
Carceriere, e altri.
Eccoli.
FIGLIA [canta]
Che non possiate più goder la
luce, ecc.
Vero che è una bella canzone?
FRATELLO
Oh è bellissima.
FIGLIA
Così ne so altre venti.
FRATELLO
Non ne dubito.
FIGLIA
No, veramente; io so cantare "La
scopa",
e "Bel Robin". Voi non siete un
sarto?
FRATELLO
Sì.
FIGLIA
Dov'è il mio abito da sposa?
FRATELLO
Ve lo porto domani.
FIGLIA
Fatelo, molto presto; perché io
debbo uscire
a chiamare le damigelle, e
pagare i suonatori.
Perché debbo perdere la
verginità al cantar del gallo;
o porterà sfortuna.
[Canta]
O bello, o dolce, ecc.
FRATELLO
Dovete avere molta pazienza.
CARCERIERE
È giusto.
FIGLIA
Buona sera, buoni signori. Prego
sentiste mai
di un certo giovane Palamone?
CARCERIERE
Sì, ragazza, lo conosciamo.
FIGLIA
Vero che è un bel giovane
signore?
CARCERIERE
Così è, amore.
FRATELLO
Non contradditela in niente;
sennò potrebbe delirare
molto peggio di come mostra
adesso.
PRIMO AMICO
Sì, è un bell'uomo.
FIGLIA
Oh, è così? Voi avete una
sorella.
PRIMO AMICO
Sì.
FIGLIA
Ma lei non lo avrà mai, ditele
così,
per un trucco che so io. Farete
bene a tenerla d'occhio;
perché basta che lo veda una
volta, ed è partita, fatta,
e disfatta in un'ora sola. Tutte
le ragazze
della nostra città son cotte di
lui, ma io ci rido su,
e le lascio fare; piano
prudente, no?
PRIMO AMICO
Sì.
FIGLIA
Ce ne saranno almeno duecento
adesso incinte di lui...
no, quattrocento forse; ma io
resto tappata a questo riguardo,
tappata come una conchiglietta;
e saranno tutti maschi...
lui sa come si fa... e a dieci
anni
saranno tutti castrati per la
musica,
e canteranno le guerre di Teseo.
SECONDO AMICO
Questo è strano.
FIGLIA
Più di così non sentiste mai; ma
non dite nulla.
PRIMO AMICO
No.
FIGLIA
Vengono da ogni parte del ducato
da lui.
Vi assicuro che ieri notte ne
aveva non meno di
venti da servire; ma lui le
diverte tutte
in un paio d'ore, se ci si
mette.
CARCERIERE
È perduta
incurabilmente.
FRATELLO
Il cielo non voglia, fratello!
FIGLIA [al Carceriere]
Venite qui; voi siete un uomo
saggio.
PRIMO AMICO
Lo sa chi è?
SECONDO AMICO
No; magari lo sapesse.
FIGLIA
Voi siete il capitano di una
nave?
CARCERIERE
Sì.
FIGLIA
Dove avete la bussola?
CARCERIERE
Qui.
FIGLIA
Mettetela giusta al nord;
ed ora fate rotta verso il
bosco, dove Palamone
giace spasimando per me. Quanto
al paranco
lasciatelo a me. Su l'ancora,
belli miei, da bravi!
TUTTI GLI ALTRI
Oh issa! Oh, issa!
FIGLIA
È su. Il vento è buono; tesate
la bolina;
fuori la vela maestra! Dove hai
il fischietto, capitano?
FRATELLO
Portiamola dentro.
CARCERIERE
Su in coffa, mozzo.
FRATELLO
Dov'è
il pilota?
PRIMO AMICO
Son qua.
FIGLIA
Cosa avvisti?
SECONDO AMICO
Un bel bosco.
FIGLIA
Dirigi là, capitano; bordeggia!
[Canta]
Quando Cinzia dalla luce
riflessa, ecc.
Escono.
Inizio pagina
Scena
seconda
Entra Emilia sola, con due
ritratti.
EMILIA
Sono in tempo a tamponare quelle
ferite che si dovranno aprire
altrimenti e sanguinare a morte
per causa mia; farò la mia
scelta
e porrò termine alla loro
contesa. Due così baldi giovani
non periranno mai per colpa mia;
mai madri piangenti
seguendo le morte, fredde ceneri
dei loro figli,
malediranno la mia crudeltà.
Buon cielo,
che dolce viso ha Arcite! Se la
saggia Natura
con tutti i suoi migliori
attributi, tutte quelle bellezze
che elargisce alla nascita di
nobili corpi,
fosse una donna mortale, e in sé
avesse
la ritrosia delle giovani
vergini, anch'essa senza dubbio
impazzirebbe per quest'uomo. Che
occhi,
di quale fiero splendore e viva
dolcezza,
ha questo giovane principe! Qui
amore stesso siede sorridendo.
Proprio con tali occhi il
vezzoso Ganimede
infiammò Giove, e costrinse il
dio
a rapire il. divino ragazzo e
porselo accanto,
quale luminosa costellazione.
Che fronte,
di maestosa ampiezza, porta,
arcuata
come quella di Giunone
grandi-occhi, ma assai più
dolce,
più liscia della spalla di
Pelope! Gloria ed onore,
paionmi, da essa, come da un
promontorio
proiettato nel cielo, spandere
le ali, e cantare
a tutto il. mondo sottostante
gli amori e le tenzoni
degli dei e degli eroi accanto
ad essi. Palamone
non è che il suo contrasto;
semplice ombra a lui, senza
colore.
È grigio e secco, con l'occhio
mesto
come se avesse perso la madre;
mite temperamento,
non ha spirito in sé, non ha
prontezza,
neppure un'oncia dell'arditezza
gaia di quell'altro.
Eppure questi che consideriamo
difetti a lui stan bene;
Narciso era un ragazzo cupo, ma
bellissimo.
Oh, chi può trovare il bandolo
nel cuore d'una donna?
Sono una sciocca; ho perso la
ragione,
non posso scegliere, e ho
mentito così stupidamente
che le donne dovrebbero
picchiarmi. In ginocchio
ti chiedo perdono; Palamone, tu
solo sei,
e tu soltanto, bello, e questi
gli occhi,
queste le lampade luminose di
bellezza, che comandano
e minacciano amore; e quale
fanciulla oserebbe contrastarli?
Che chiara pacatezza, eppure
invitante,
è nel suo bruno volto virile! O
amore, questo soltanto
sarà d'ora in poi il colore
giusto. Resta lì, Arcite;
tu sei rispetto a lui solo uno
scambio, uno zingaro,
il vero nobile è questo. Sono
confusa,
completamente persa; la mia
serenità di vergine è sparita.
Perché se mio fratello un minuto
fa m'avesse chiesto
quale dei due amavo, "Arcite",
avrei detto, "pazzamente";
se ora mia sorella, "Palamone di
più".
State qua insieme. Vieni a
chiedermi adesso, fratello...
Ahimè, non so! Chiedi tu ora,
dolce sorella;
che ti rispondo? La fantasia è
soltanto un bambinello
che avendo due gingilli d'uguale
delizia
non sa scegliere e strilla per
entrambi!
Entra un Gentiluomo.
Che c'è, signore?
GENTILUOMO
Dal nobile Duca vostro cognato,
madama, vi porto avviso; i
cavalieri sono arrivati.
EMILIA
Per porre fine alla contesa?
GENTILUOMO
Sì.
EMILIA
Vorrei finire io prima!
Quali colpe ho commesso, casta
Diana,
perché la mia pura gioventù si
macchi ora
del sangue di principi, e la mia
castità
sia fatta altare su cui la vita
di amanti -
due più nobili e belli mai
finora
rallegrarono madri - sia
sacrificata
alla mia sfortunata bellezza?
Entrano Teseo, Ippolita, Piritoo,
e seguito.
TESEO
Fateli venire
subito, senza indugio; sono
impaziente di vederli. -
I tuoi innamorati rivali sono
tornati,
e con i loro bravi campioni;
ora, mia bella sorella,
dovrai sceglierne uno.
EMILIA
Preferirei tutti e due,
sì che nessuno muoia per causa
mia prima del tempo.
TESEO
Chi li ha visti?
PIRITOO
Io, poco fa.
GENTILUOMO
Io pure.
Entra un Messaggero.
TESEO
Da parte di chi venite, signore?
MESSAGGERO
Dei cavalieri.
TESEO
Prego, riferite,
voi che li avete visti, come
sono.
MESSAGGERO
Lo farò, Sire,
e sarò schietto su ciò che
penso. Sei più valenti spiriti
di questi che han portato - a
giudicare dall'aspetto -
non vidi mai, né lessi in alcun
libro. Quello che sta
al primo posto con Arcite, a
vederlo
si direbbe un coraggioso; dal
viso, un principe.
Le sue fattezze così dicono di
lui; il colorito
più scuro che nero, severo
eppure nobile,
lo dichiara un veterano,
impavido, amante dei pericoli;
le ruote degli occhi mostrano
fuoco in lui,
e come un leone infuriato, così
appare;
i capelli gli cadono lunghi
dietro, neri e lucenti
come ali di corvo; le spalle
larghe e forti,
braccia lunghe e tornite; e
sulla coscia una spada,
sospesa a una tracolla lavorata,
con cui suggella
quello che vuole, quando
s'aggrotta - migliore amico,
in coscienza, non ebbe mai
soldato.
TESEO
L'hai descritto bene.
PIRITOO
Eppure lo trovo
molto al di sotto del primo che
sta con Palamone.
TESEO
Prego, descrivetelo, amico.
PIRITOO
Penso sia pure un principe,
e se possibile, di rango
superiore; poiché il suo aspetto
ha tutto il corollario
dell'onore in esso.
È un po' più grande del campione
descritto da lui,
ma d'espressione molto più
dolce; di colorito
è, come l'uva matura, rossiccio;
ed ha provato,
non c'è dubbio, quello per cui
si batte, perciò più adatto
a sposare la causa come sua. Sul
viso mostra
le migliori speranze per ciò che
ha intrapreso,
e quando s'adira, allora un
pacato vigore,
senza passioni estreme,
gl'invade il corpo,
e guida il braccio verso audaci
imprese; non sa paura,
tale debole umore non dimostra.
In testa è giallo,
capelli crespi e ricci, folti e
intrecciati come viluppi
d'edera,
che il tuono non scompiglia, sul
viso
porta i colori della vergine
guerriera,
vermiglio e bianco, poiché barba
non l'ha colorato ancora;
negli occhi roteanti risiede la
vittoria
come se da sempre volesse
premiarne il valore.
Ha il naso in su, distinzione
d'onore;
le labbra rosse, dopo la lotta,
son pronte per le dame.
EMILIA
Dovranno anche questi morire?
PIRITOO
Quando parla, la lingua
gli suona come una tromba; ogni
sua parte
è come la vorrebbe un uomo,
forte e ben fatta;
porta un'ascia ben temprata con
impugnatura d'oro;
d'età sui venticinque.
MESSAGGERO
C'è un altro,
un uomo piccolo, ma d'animo
forte, all'apparenza
nobile come ogni altro; maggior
prestanza
in tale corpo non vidi mai
finora.
PIRITOO
Oh, è quello con le lentiggini?
MESSAGGERO
Quello, milord.
Vero che son carucce?
PIRITOO
Sì, stanno bene.
MESSAGGERO
M sembra,
che essendo così poche e ben
disposte, mostrino
la grande e bella arte della
Natura. È biondo di pelo,
non biondo come una donna, ma di
un colore virile
vicino al rame; robusto e agile
di corpo,
che mostra uno spirito attivo;
le braccia muscolose,
son foderate di tendini nodosi;
verso la spalla
s'ingrossano un po', come le
donne incinte da poco,
indice che è portato al
travaglio, non uno che sviene
sotto il peso delle armi; saldo
di cuore, calmo,
ma quando si muove, un tigre; ha
gli occhi grigi,
che concedono misericordia
quando vince; acuti
nel trovare i vantaggi, e quando
li trova,
rapido a farli suoi; non fa
torti,
né li riceve; ha il viso tondo,
e quando sorride
appare l'amante, quando
s'acciglia, il guerriero;
in testa porta il serto di
quercia,
e in esso è infilato il pegno
della sua dama;
d'età sui trentasei; in mano
tiene la lancia d'assalto,
laminata d'argento.
TESEO
Sono tutti così?
PIRITOO
Sono tutti figli dell'onore.
TESEO
Adesso, sull'anima mia, io bramo
di vederli!
Milady, vedrete come si battono
gli uomini ora.
IPPOLITA
Volentieri;
ma non la causa, milord. Li
vedrei meglio
se fosse in palio il titolo di
due reami;
è un peccato che l'amore sia
così tiranno.
Che pensate voi sorellina
cuor-tenero? Non piangete
finché non piangon sangue,
fanciulletta; così dev'essere.
TESEO
Li avete temprati con la vostra
bellezza. - Onorato amico,
affido a voi la lizza; vi prego,
preparatela
degna delle persone che
l'useranno.
PIRITOO
Sì, sire.
TESEO
Su, andrò io da loro; non posso
trattenermi -
tanto la loro fama mi ha
ispirato - finché compaiano.
Buon amico, siate regale.
PIRITOO
Per fasto non si sfigurerà.
EMILIA
Tu, povera fanciulla, va' e
piangi il tuo errore
ché un nobile cugino perderà il
vincitore. Escono.
Inizio pagina
Scena
terza
Entrano il Carceriere, il
Corteggiatore e il Dottore.
DOTTORE
La sua pazzia cresce in
certe fasi della luna più
che in altre, nevvero?
CARCERIERE
È sempre in uno stato di
delirio non violento; dorme
poco, completamente senza
appetito, però beve spesso;
sogna d'un altro mondo, uno
migliore; e qualsiasi
discorso strampalato faccia,
il nome di Palamone spunta
fuori, ne infarcisce ogni
argomento, lo infila in ogni
questione.
Entra la Figlia del
Carceriere.
Eccola che arriva; ora
vedrete come si comporta.
FIGLIA
L'ho dimenticata
completamente; il ritornello
faceva "giù là, giù là", e
l'ha composta nientemeno che
Geraldo, maestro di Emilia.
È un fantasioso quello là,
che ci potrebbe pure
marciare sulle gambe; perché
nell'altro mondo, non farà
in tempo Didone a vedere
Palamone che subito non sarà
più innamorata di Enea.
DOTTORE
Ma che dice! Pover'anima.
CARCERIERE
È così tutto il santo
giorno.
FIGLIA
Allora per quell'incantesimo
che vi dicevo, dovete
mettervi un soldo d'argento
sulla punta della lingua,
sennò niente traghetto; poi,
se vi capita d'arrivare dove
stanno gli spiriti beati -
che spettacolo allora! Noi
vergini cui s'è inaridito il
fegato, spaccato in
pezzettini per amore, ci
raduneremo là, e non faremo
niente tutto il giorno se
non raccoglier fiori con
Proserpina. Allora io farò a
Palamone un mazzolino; così
lui s'accorgerà di me...
poi...
DOTTORE
Com'è graziosa nella sua
pazzia! Ascoltiamola ancora
un po'.
FIGLIA
Invero, vi dirò, qualche
volta andiamo a giocare a
fendi-l'orzo, noi beati. Ma
poveretti che brutta vita
che fanno in quell'altro
posto, un tal bruciare,
friggere, bollire,
fischiare, ululare,
digrignare i denti,
imprecare... Oh, gliela
danno colma la misura;
meglio stare attenti! Se uno
esce di matto, o s'impicca o
s'annega, è lì che si
finisce - Giove ci scampi! -
e lì ci mettono in un
calderone di piombo fuso e
grasso d'usuraio, in mezzo a
un milione e passa di
tagliaborse, e là si cucina
come un prosciuttone che non
è mai pronto.
DOTTORE
Ha il cervello pieno di
stranezze!
FIGLIA
Signori e cortigiani che han
messo incinte le ragazze,
sono in quel posto; stanno
dritti nel fuoco fino
all'ombelico e nel ghiaccio
fino al cuore, così la parte
che ha fatto il guaio brucia
e quella che ha ingannato si
congela - davvero una
punizione molto severa,
direi, per una sciocchezza
così. Credetemi, uno
sposerebbe anche una strega
lebbrosa per liberarsi, ve
l'assicuro.
DOTTORE
Come persiste in queste
fantasie! Non si tratta di
un accesso di pazzia
temporanea, ma di una
malinconia profonda e
radicata.
FIGLIA
Le sentite la gran dama e la
ricca signora di città come
strillano insieme? Sarei una
bestia se dicessi che è
divertente! Urla la prima
'Oh, il fumo!', e l'altra
'Il fuoco!'; la prima piange
'Perché mai lo feci dietro
l'arazzo!', e poi ulula;
l'altra maledice il suo
amante e il padiglione nel
giardino.
[Canta]
Sarò fedele, mie stelle, mio
destino, ecc. Esce.
CARCERIERE
Che pensate di lei, signore?
DOTTORE
Penso che ha la mente
turbata, per cui io non ho
rimedi.
CARCERIERE
Ahimè, che fare allora?
DOTTORE
Che sappiate, ha mai provato
affetto per qualcuno prima
di vedere Palamone?
CARCERIERE
Un tempo, signore, avevo
grandi speranze che si fosse
decisa per questo gentiluomo
amico mio.
CORTEGGIATORE
Così pensavo anch'io ed ero
convinto che ci avevo fatto
un buon affare ad assegnarle
metà del mio patrimonio così
che entrambi lei ed io al
momento eravamo senza
finzioni in termini pari.
DOTTORE
L'incontinente soddisfazione
della vista ha sfasato gli
altri sensi; potranno
tornare al loro posto e
svolgere le loro preordinate
funzioni, ma al momento si
trovano in una dislocazione
stravagantissima. Questo è
quanto dovete fare:
confinatela in un luogo dove
la luce possa dirsi arrivare
di soppiatto più che le sia
permesso di entrare; voi
giovane signore suo amico,
assumete il nome di Palamone;
ditele che venite a mangiare
con lei e a discorrere
d'amore. Questo coglierà la
sua attenzione poiché è ciò
che le ossessiona la mente;
ogni altro oggetto inserito
tra la mente e l'occhio suo
diventa solo idiozia o
giocattolo della sua
compulsione. Cantate per lei
quelle semplici canzoni
d'amore che lei dice
Palamone ha cantato in
prigione; presentatevi a lei
appuntato di tutti i fiori
più soavi di cui disponga la
stagione, e a questi
aggiungete altri profumi
mescolati che siano
piacevoli all'olfatto. Tutto
questo sarà appropriato a
Palamone, perché Palamone
canta, e Palamone è
fragrante e tutte le altre
cose buone. Chiedetele il
privilegio di mangiare con
lei, tagliate per lei gli
arrosti, bevete alla sua
salute, e metteteci sempre
in mezzo la speranza delle
sue grazie e d'essere
ricevuto nei suoi favori.
Informatevi quali fanciulle
sono state sue amiche e
compagne di giochi e fate
che vadano a trovarla e le
parlino di Palamone, e
portino dei regalini, come
se lui volesse esser
ricordato. Ella si trova in
uno stato d'illusione che va
combattuto con le illusioni.
Ciò potrebbe ricondurla a
mangiare, a dormire e
riportare ciò che è al
momento fuori registro in
lei alla sua precedente
regola e governo. Ho visto
questo metodo aver successo,
quante volte non so, ma di
aumentarne il numero, ho
grandi speranze in questo
caso. Tra i vari stadi di
questo trattamento io
interverrò con le mie cure.
Cominciamo subito, perciò, e
affrettiamone il risultato,
che non dubito porterà
sollievo.
Escono.
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