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BIOGRAFIA 1
William Shakespeare
( Stratford-on-Avon, 1564 - idem, 1616)
da La Frusta! Letteraria
La città di Stratford-upon-Avon, dove è nato Shakespeare nel 1564, è soltanto ad un centinaio di miglia da Londra. Questa vicinanza spiega il fatto che questo borgo, il cui nome significa “la strada che attraversa il guado”, fu il luogo fiorente di mercati, di fiere e di scambi, e dunque anche della peste, dalle cui epidemie fu decimato; per altro verso dalla capitale provenivano le compagnie ambulanti di attori protetti dalla regina o dalla nobiltà. Stratford era dunque il luogo di una fortuna mutevole, che segnò l’infanzia e l’adolescenza di Shakespeare. |
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Una famiglia rispettabile William era il terzo figlio di John e Mary Shakespeare. Cinque dei loro otto bambini sopravvissero, e due di loro diventarono attori: William stesso ed anche il fratello minore Edmund (nato nel 1580), che lo seguì a Londra. Quando il padre si installò a Stratford, era guantaio, e vi comperò la casa di Henley Street, luogo di nascita del poeta. Artigiano rispettato, scala i livelli della notorietà fino a diventare baglivo (sindaco) della città, nel 1568. La famiglia di Shakespeare fu segnata dalla confusione religiosa che si verificò quando la regina Elisabetta succedette alla cattolica Maria Tudor nel 1558. La sorella maggiore di Shakespeare infatti fu battezzata nella fede cattolica, mentre William lo fu secondo il rito della chiesa anglicana. John Shakespeare aveva aderito infatti alla nuova chiesa. Fra i compiti che gli spettavano, doveva fare in modo che gli affreschi della volta del Guildhall, giudicati troppo papisti, fossero sbiancati con la calce. Sceglie un nuovo maestro per la scuola, che, in seguito alla Riforma, era diventata grammar school del re. William probabilmente vi fu ammesso verso l’età di quattro anni, e vi apprese a leggere nel libro di preghiere anglicano (Prayer Book). È soltanto verso sette anni che poté beneficiare della cultura umanista dei maestri di scuola usciti, per la maggior parte, da Oxford, centro d’irradiazione degli studi classici.
Rovesci di fortuna Intorno al 1578, lo stimato John Shakespeare non osava più mettere piede in chiesa per timore di esservi arrestato per debiti. Quella che era stata una delle personalità più stimate di Stratford dovette rinunciare agli onori (si sono volute cercare le cause di questo declino nel suo passato cattolico ma, benché una professione di fede cattolica sia stata trovata nel tetto della sua casa, non si è mai potuto provare che John sia stato perseguitato per ragioni religiose). Non siamo certi se quando lasciò la scuola, William seguì uno dei suoi maestri nel Lancashire per diventarvi precettore. Ciò che sappiamo è che, a diciassette anni, era di ritorno a Stratford e fidanzato alla figlia di un agricoltore di Shottery, Anne Hathaway, di otto anni più grande, che sposò nel 1582. La coppia ebbe tre bambini: Susan , nata sei mesi dopo il matrimonio (sposerà nel 1607 un medico apprezzato, John Hall), e, nel 1585, i gemelli Hamnet e Judith.
Gli “anni persi” Si ignora quasi tutto di Shakespeare dall’anno della nascita dei gemelli a quello dove lo sappiamo a Londra. Fu apprendista presso la bottega del padre, o nel Lancashire? Vi incontrò gli attori del conte di Derby, lord Strange? L’ipotesi non è inverosimile, poiché questi attori apparterranno più tardi, come Shakespeare stesso, alla compagnia del lord Ciambellano. Si è pensato ad un viaggio in Francia ed in Italia. Sarebbe forse ripartito verso Londra con gli attori della compagnia della regina, che erano passati a Stratford nel 1587? Shakespeare aveva una famiglia da mantenere, e gli attori potevano sperare di arricchirsi investendo nella costruzione di nuovi teatri. Così nacquero The Theatre nel 1576, la Courtine nel 1577 e The Rose nel 1587. Shakespeare si sarebbe inizialmente guadagnato da vivere custodendo i cavalli dei gentiluomini all’ingresso di questi teatri. Ciò che è certo, è che inizia a scrivere. Da Stratford a Londra Shakespeare divide la sua vita tra Stratford e Londra, dove sceglie le sue residenze secondo la loro vicinanza a questo o quel teatro. La leggenda vuole che si sia fermato in strada a Oxford in una locanda tenuta dalla famiglia Davenant, e che sir William Davenant sia suo figlio. Il conte di Southampton. I Sonetti Nel 1592, Shakespeare ha ventott’anni. Inizia già a farsi un nome grazie alle rappresentazioni di Enrico VI. Le prime commedie sono in gestazione, ma la peste infierisce, ed i teatri sono chiusi per due anni. Eccolo dunque intento a scrivere poemetti, Venere ed Adone, poema erotico, e, in un genere più didattico, Il ratto di Lucrezia, il cui tema ispirerà la sua prima tragedia, Tito Andronico. Questi grandi poemi narrativi valgono a Shakespeare l’amicizia ed il sostegno di Henry Wriothesley, conte di Southampton, le cui iniziali W. H. lasciano pensare che si tratti del dedicatario dei Sonetti, pubblicati nel 1609, ma composti in questi anni. L’identità della “dark lady ” dei Sonetti resta tuttavia misteriosa. La presenza presso il conte di Southampton di Giovanni Florio, traduttore di Montaigne, avrà certo i suoi influssi. Alla fine del 1594, Shakespeare abita nella zona di Bishopsgate, non lontano dal “Theatre”; scrive in questo torno di tempo almeno due commedie, La commedia degli errori, La bisbetica domata e, certamente, I due gentiluomini di Verona, variazione sul tema dei Sonetti. Termina la sua prima tetralogia storica, le tre parti di Enrico VI, il loro seguito con Riccardo III ed il Re Giovanni. La prima tragedia, che descrive l’invasione di Roma da parte dei goti, Tito Andronico, miscela la violenza teatrale alla Seneca con una vena poetica ispirata a Ovidio.
L’azionista della compagnia del lord Ciambellano Il denaro guadagnato dalle poesie dedicate a Southampton permise a Shakespeare di comperare una quota nella società di attori del lord Ciambellano, che si era appena costituita nel 1594, l’anno della riapertura dei teatri. L’attività creatrice del drammaturgo prende allora un nuovo slancio. La recente esperienza lirica si fa sentire nelle pièce di questo periodo: Pene d’amore perdute, Sogno di una notte di mezz’estate, che, come Romeo e Giulietta, cantano il tema della separazione degli amanti. La poesia entra nella storia con Riccardo II, mentre le due parti di Enrico IV fanno alternare le scene comiche e le scene tragiche. Le divisioni in generi si attenuano sotto l’influenza della poesia. Lutti e successo Nel 1596, muore all’età di undici anni Hamnet, il figlio Shakespeare, la cui discendenza maschile ormai è estinta. Con un’ironia crudele della fortuna, alcuni mesi più tardi, il drammaturgo riceve il titolo di gentiluomo ed il blasone precedentemente ambito senza successo da suo padre. Acquista la casa di New Place, a Stratford, nel 1597. L’anno successivo, Francis Meres scrive che Shakespeare è da mettere sullo stesso piano di Plauto e di Seneca . Famoso a trentaquattro anni, non ha tuttavia ancora scritto quasi nessuna delle opere con le quali la posterità gli riconobbe il genio. Il mercante di Venezia e Molto rumore per nulla, commedie della maturità, possono esser fatte risalire a quest’epoca. Le commedie di Shakespeare sono recitate a corte, nei palazzi reali di Greenwich e di Whitehall, nei collegi di giuristi, Inns of Court, nei nuovi teatri della riva sinistra e della riva destra del Tamigi e la cui architettura si ispira alle strutture delle locande dove si esibivano precedentemente gli attori. Da poco, Shakespeare ha traslocato sulla riva destra del Tamigi. Manca un teatro di proprietà alla compagnia del Lord Ciambellano.
Il teatro del “Globe” A seguito di una discussione tra il proprietario del terreno del “Theatre” e i Burbage - attori che lo avevano fatto costruire -, il teatro è smontato, ed il suo legname trasportato a sud del Tamigi. Queste tavole serviranno alla costruzione del “Globe”, di cui Shakespeare è uno degli azionisti. I tre ordini di gradinate coperti ed il parterre possono accogliere fino a 3.000 persone. Shakespeare ormai è sulla strada dell’arricchimento personale. La regina Elisabetta gli commissiona un seguito comico per Enrico IV con Falstaff come personaggio centrale. Sarà Le Allegre comari di Windsor. Shakespeare termina la seconda tetralogia dei drammi storici con Enrico V, dove fa menzione di questa ”O di legno”, questo “Globe” tutto nuovo che simbolizza il mondo. Giulio Cesare è una delle prime pièce che vi viene recitata, e Come vi piace è scritta con l’idea di attirare al “Globe” il pubblico raffinato dei teatri privati. Una querelle teatrale Nel 1600 i teatri sono in guerra: tra i teatri privati, come il “Blackfriars”, dove si esibiscono le compagnia di bambini, di cui è fatto cenno in Amleto, ed i teatri pubblici, popolari, come il “Globe”, difeso da Shakespeare, scoppia un litigio che influisce sulla scrittura delle opere di questo periodo. Il ridicolo Aiace di Troilo e Cressida sarebbe forse Ben Jonson? I personaggi comici sono più sottili da quando Armain ha sostituito Kempe nel ruolo del matto: Feste, il buffone de La notte dei re, è concepito per soddisfare un pubblico mutevole. Nel 1601, il “Globe” è il luogo di un dramma politico: i partigiani di Essex pagano la compagnia del Lord Ciambellano perché sia dato il Riccardo II, allo scopo che la regina si riconosca nell’immagine di questo re sconfitto. Gli attori di Shakespeare escono indenni dalla prova. Il ribelle Essex è giustiziato e Southampton imprigionato. Lo stesso anno, il padre di Shakespeare muore. È l’anno di Amleto, dramma del padre morto e del teatro rivelatore di verità.
Shakespeare
e Giacomo I
Nel 1603, quando Giacomo Primo sale al trono,
la compagnia del Lord Ciambellano diventa
quella del re. Ma, di nuovo, la peste devasta
Londra: i teatri chiusi, gli attori ridiventano
girovaghi. Tuttavia, nel 1604, Shakespeare si
trova a Londra, alloggiato presso un protestante
francese rifugiato. Le sue commedie si incupiscono:
Tutto è bene ciò finisce bene e Misura
per misura
si avvicinano a Otello con la tematica del
coniuge abbandonato o calunniato. Presto, è il
momento della landa desolata di Re Lear. E
per Giacomo I, assolutista e superstizioso,
amico tuttavia degli artisti, Shakespeare scrive
Macbeth. L’onesto Banquo vi è rappresentato come
l’antenato degli Stuart. Le ultime tragedie
greco-romane – Antonio e Cleopatra,
Coriolano e Timone di Atene
- denunciano un pessimismo politico ed un senso
tragico dell’isolamento dell’individuo. Nel 1608,
anno della morte della madre,
Shakespeare crea il personaggio di Volumnia, la
madre di Coriolano.
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“Blackfriars” l’altro teatro
Nel 1609, la compagnia del re acquisisce “Blackfriars”,
teatro coperto installato in un monastero
sconsacrato. Shakespeare si ritira definitivamente a
Stratford, e scrive ormai per questi due teatri.
“Blackfriars” è un teatro coperto con luci
artificiali. Vi si può recitare d’inverno. Questo
nuovo luogo teatrale ha certamente contribuito a
cambiare lo stile delle ultime sei commedie della
carriera del Bardo, che comprendono quattro drammi ,
Pericle, Cimbelino, Il racconto
d’inverno e La tempesta, una commedia
scritta in collaborazione con Fletcher, I due
nobili cugini, ed un ultimo dramma
storico, Enrico VIII.
Shakespeare muore nel 1616. È sepolto a
Stratford nella chiesa di Trinity Church. Si possono
leggere sulla sua tomba i versi seguenti,
probabilmente epitaffio da lui stesso dettato:
“Cura, dolce amico nell’amore di Gesù/di smuovere la
polvere qui contenuta /benedetto colui che
custodisce queste pietre/e maledetto colui che
disturba le mie ossa.”
La prima
pubblicazione
Nel 1623, degli amici attori di Shakespeare,
Heminges e Condell, fanno pubblicare un
in-folio delle sue opere drammatiche (tre delle
trentotto pièce non vi appaiono: Troilo e
Cressida, Pericle, I due nobili cugini).”
La battaglia delle parole
La gravità poetica della maggior parte delle
commedie shakespeariane obbliga a cercarne le fonti
nella tradizione “romantica” medioevale piuttosto
che nelle satire dal gusto antiquario tipico
di Ben Jonson. Ma le commedie sono tuttavia
tributarie delle fonti latine (La commedia degli
errori deve molto a Plauto), come pure delle
fonti italiane (La Bisbetica domata si
ispira all’Ariosto). La prosa, piuttosto una novità
della scena teatrale, avvicina di più gli
attori al loro pubblico di quanto faccia il verso
ieratico ed elegante destinato ad un pubblico
aristocratico. Le commedie elaborano una riflessione
sul potere della lingua, la cui artificiosità ed
estrema rarefazione è chiaramente rivolta agli animi
eletti (quanto l’azione cruenta o il comico spinto
ammiccano ad un pubblico dal palato non troppo
raffinato). La vita e la morte si consegnano a una
battaglia di parole (Pene perdute d’amore).
Le donne, padrone della retorica amorosa, vi
svolgono un ruolo principale: Rosalinda (Come
vi piace), Porzia (Il mercante di
Venezia), Isabella (Misura per misura),
Beatrice (Molto rumore per nulla).
Vincono le vittorie della vita e dell’amore contro
l’ipocrisia puritana e le trappole
machiavelliche: Porzia ed Isabella salvano dei
condannati a morte, Rosalinda e Beatrice denunciano
la malinconia amorosa.
La commedia, una messa in scena del
linguaggio
La commedia mette il mondo alla rovescia per fare
riapparire l’armonia. Le donne si mascherano in
uomini. Sul modello delle commedie di Plauto,
sostituzione e dualità percorrono quelle di
Shakespeare: i gemelli (La commedia degli errori,
La notte dei re), i doppi (I due Gentiluomini
di Verona, I due nobili cugini), la donna
che si sostituisce a un’altra nel letto dell’amante
(Tutto è bene ciò che finisce bene, Misura
per misura). Sotto l’effetto del filtro di
Obéron e delle metamorfosi di Ovidio, l’uno diventa
l’altro nel Sogno di una notte di mezz’estate.
La magia si scopre essere un classico stratagemma
del teatro. La menzogna serve la verità,
sia per denunciare il gioviale Falstaff
(Allegre Comari di Windsor) o il
sinistro Malvolio (La notte dei re). La morte
è finta, e l’eroina calunniata resuscita (Molto
rumore per nulla). Poiché mette in scena il
linguaggio, la commedia, pur nutrendosi del tragico,
ne evita i tormenti. Troverà la sua espansione nei
drammi storici.
La legittimazione del potere Shakespeare
non ha seguito la cronologia scrivendo le sue pièce
storiche. Con Enrico VI e Riccardo
III, comincia dalla fine, come se volesse
inizialmente raccontare l’arrivo dei Tudor al potere
e analizzarne in seguito le cause.
Situando le sue opere di carattere
storico tra il 1199 (arrivo di Giovanni
Senzaterra) e il 1547 (morte di Enrico
VIII), fa rivivere la storia dei Plantagenti e
dei Tudor, dal Re Giovanni a Enrico VIII
.
Lo schema medioevale della caduta dei principi
struttura i suoi drammi storici. Questo genere
controverso dai tempi di Aristotele - la
verità è nella poesia o nella storia? - e
presto bandito, servendo alla propaganda dei Tudor,
permette al poeta - che si ispira alla Historia
regum Britanniae, di Goffredo di Monmouth (
1100 ca -1155) e alle Cronache d’Inghilterra, di
Scozia e d’Irlanda (1577), di Raphael Holinshed
- di collegare la trattatistica medioevale alla
riflessione politica del Rinascimento. Quando
Shakespeare mette in scena la guerra delle Due
Rose (1455 -1485), Machiavelli ha già scritto Il
principe. La questione centrale è quella della
morale in politica. La prima tetralogia (le tre
parti di Enrico VI e il Riccardo III)
tenta di spiegare la nascita del tiranno, mentre la
seconda (Riccardo II, e le due parti di
Enrico IV ed Enrico V) descrive l’arrivo
dell’eroe nazionale. Ogni tetralogia si
conclude con un matrimonio per sottolineare il
ritorno dell’armonia. Affascinato dal tema del
doppio, Shakespeare sfrutta poetizzandola la teoria
dei due corpi del re, facendo di questi affreschi
storici una riflessione sul potere e la legittimità
che si riscontreranno nelle tragedie che seguiranno.
Tragedie e drammi
Non si può ridurre l’opera tragica agli schemi della
tragedia alla Seneca o alla tradizione del De
casibus virorum illustrium di Boccaccio. Con
l’ampiezza della sua visione e della sua coerenza
tematica, Shakespeare rinnova la tragedia.
Si possono contrapporre le sei tragedie greco-romane
- ispirate per la maggior parte alle Vite di
Plutarco (Giulio Cesare, Antonio e
Cleopatra, Coriolano, Timone di Atene)
- alle cinque tragedie che traggono la loro sostanza
narrativa dai racconti italiani (Romeo e
Giulietta, Otello) o di cronache storiche
o leggendarie d’ambiente nordico (Amleto,
Re Lear, Macbeth).
Dalle cupe foreste di Tito Andronico, dove
Lavinia, violata, la lingua strappata, reinventa
mezzi d’espressione, all'oratoria loquace e
tribunizia di Giulio Cesare e di Coriolano,
i cui eroi rifiutano facili scorciatoie, ai
campi di guerra dove gli atti sono anzitutto parole
(Troilo e Cressida, Antonio e
Cleopatra) fino alla muta riva dove muore il
misantropo Timone, le sue tragedie greco-romane
studiano la connessioni del linguaggio col
corpo, col potere, con la guerra. Le cinque grandi
tragedie mettono in scena i loro eroi di fronte ad
un destino che assume una forma sempre ambigua -
fantasma (Amleto), parole menzognere (Otello,
Macbeth), malinconia ingannevole (Romeo e
Giulietta), silenzio ambivalente ( Re Lear)
.
I
drammi sembrano essere un felice epilogo di
tutta la sua opera. Certamente, ci sono
sprazzi di pazzia che rammemorano le
lande desolate del Lear ne La
tempesta, in cui Calibano sembra un povero Tom
del Nuovo Mondo. Ma se, nelle ultime opere,
Shakespeare corteggia sempre la morte, integra le
nuove correnti di pensiero, purifica la magia da
qualsiasi superstizione, e sembra credere nella
speranza di una pace europea concretizzata dal
matrimonio di Elisabetta Stuart con l’Elettore
Palatino. L’amore vi è messo alla prova, che sia per
Ferdinando (La tempesta) o per Postumo (Cimbelino);
quanto agli eroi di Pericle e del Racconto
d’inverno, trovano l’amore soltanto dopo
anni. I stratagemmi di conversione prendono
andamenti sovrannaturali, come la statua viva di
Perdita (Il racconto d’inverno). Quando Taisa
si sveglia del sonno della morte (Pericle),
la disperazione di Giulietta è dimenticata.
All’alba della guerra dei Trent’anni, queste
opere fanno rivivere il Rinascimento
elisabettiano attraverso un linguaggio nuovo.
I quattro secoli che ci separano da Shakespeare si
sono nutriti della sua opera. All’alba dell’Età
Moderna, sulla scena popolare del suo teatro in
legno come nei palazzi di Elisabetta Tudor e di
Giacomo Stuart, Shakespeare ha reso
accessibile all’Inghilterra l’Antichità, e, come
Puck del Sogno di una notte di mezza estate,
ha circondato l’universo della sua epoca col cerchio
magico della sua poesia, rinnovando il
linguaggio poetico e le sue figure retoriche e
proponendoci nuovi e immortali miti.
Nessun’opera fu più letta e recitata. Riscritta,
censurata o anche non attribuita al suo
autore, giudicato talora troppo poco istruito
per averla scritta, attribuita ad una ventina di
autori differenti, recitata sulle grandi scene
del mondo, ritorna ormai al suo legittimo autore.
Dopo il fraintendimento dell’epoca classicista che
poco poteva comprendere un autore irregolare e
“asiano” come Shakespeare, toccò al
romanticismo, consentaneo con molte tematiche
“barocche”, a rivalutarlo. Voltaire si inchinò
dinanzi al genio di colui che “creò il
teatro”, ma non trovò “la minima
scintilla di buon gusto” nelle “sue farse enormi” e
in una lettera a La Harpe disse di trovare nelle sue
opere delle "perle in un enorme letamaio".
Manzoni, che l’amò, corresse il giudizio dello
stesso Voltaire che lo aveva definito anche
“barbaro” con l’espressione “quel barbaro di genio”.
Goethe ne fu soggiogato e Victor Hugo lo
indicò come “un uomo oceano” (e di oceanic mind
parlerà S.T. Coleridge) all’altezza di Eschilo o di
Dante. Flaubert lo venerò per tutta la
vita. Enorme è stata l’influenza di Shakespeare
fuori dai territori letterari: ispirò Marx ( i versi
di Timone d’Atene sul denaro furono
commentati nel Capitale), affascinò
Freud, e la sua opera funge ancora da riferimento
per le grandi correnti della critica
letteraria moderna.
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