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Vita ed opere

Introduzione

Biografia 1

Biografia 2

Biografia 3

L'opera

Identità e paternità

Il teatro

Introduzione

Tragedie

Tito Andronico

Romeo e Giulietta

Giulio Cesare

Amleto

Troilo e Cressida

Otello

Re Lear

Antonio e Cleopatra

Coriolano

Commedie

La bisbetica domata

La commedia degli errori

I due gentiluomini di Verona

Pene d'amor perdute

Il mercante di Venezia

Sogno di una notte di mezza estate

Molto rumore per nulla

Come vi piace

La dodicesima notte

Le allegre comari di Windsor

Tutto è bene quel che finisce bene

Misura per misura

Timone d'Atene

Pericle principe di Tiro

Cimbelino

Il racconto d'inverno

La tempesta

I due nobili cugini

Drammi storici

Re Enrico VI - Parti I, II, III

Re Giovanni

Riccardo III

Riccardo II

Enrico IV - Parti I, II

Enrico V

Enrico VIII

I sonetti

Introduzione

1-10

51-60

101-110

11-20

61-70

111-120

21-30

71-80

121-130

31-40

81-90

131-140

41-50

91-100

141-154

last update 13.08.2010

 

IDENTITA' E PATERNITA'

da  Wikipedia

 

« Sono numerosi quelli che dubitano della paternità delle opere di Shakespeare, o addirittura della stessa esistenza dello scrittore.
Ipotesi del genere nascono da ignoranza e da pregiudizi. Shakespeare, che da ragazzo aveva frequentato la Grammar School, sapeva almeno leggere il latino e inoltre avrebbe potuto conoscere qualcosa del mondo romano attraverso le traduzioni dei classici; un po' di francese lo aveva forse appreso dalla famiglia di rifugiati presso la quale aveva abitato, e le maniere dell'alta società avrebbe potuto impararle dal Conte di Southampton (uno dei possibili candidati al titolo di "vero autore") oppure facendo ricorso alla sua intelligenza pronta e duttile. I vari metodi usati per dimostrare che le opere furono scritte da qualcun altro (esame di cifrari, crittogrammi, contraffazioni) non hanno alcuna consistenza di fronte alla testimonianza di Jonson, che chiama Shakespeare "dolce cigno di Avon", o alla poesia inclusa nel primo in-folio e scritta da Leonard Digges, figliastro dell'esecutore testamentario del poeta. »
(da Tutto il teatro di William Shakespeare. Testo inglese a fronte. Con CD-ROM, Garzanti Libri, 2000)

 

I più recenti studi scespiriani affermano ormai senza alcun dubbio che lo Shakespeare nato a Stratford on Avon sia l'autore materiale delle opere che gli furono attribuite. Tuttavia, in passato, a causa della scarsità di notizie sulla sua vita e la sua istruzione, sono stati avanzati diversi dubbi sull'identità del drammaturgo. A partire dal XVIII secolo questi temi sono stati ampiamente e accanitamente dibattuti dagli studiosi e non.

I più recenti studi scespiriani affermano ormai senza alcun dubbio che lo Shakespeare nato a Stratford on Avon sia l'autore materiale delle opere che gli furono attribuite. Tuttavia, in passato, a causa della scarsità di notizie sulla sua vita e la sua istruzione, sono stati avanzati diversi dubbi sull'identità del drammaturgo. A partire dal XVIII secolo questi temi sono stati ampiamente e accanitamente dibattuti dagli studiosi e non.

In particolare come autori delle opere sono state avanzate le candidature di:

- Edward de Vere, 17° conte di Oxford, colto nobiluomo della corte elisabettiana che avrebbe potuto continuare la propria giovanile attività poetica sotto uno pseudonimo per motivi di decoro. I sostenitori di questa ipotesi prendono il nome di oxfordiani; essendo de Vere morto nel 1604, essi assumono estremi di composizione delle opere differenti rispetto alla cronologia stratfordiana.
- William Stanley, sesto Conte di Derby, genero di Edward de Vere.
- Francesco Bacone, celebre filosofo e scrittore, che avrebbe scritto le opere teatrali sotto uno pseudonimo.
- Christopher Marlowe, altro autore teatrale che non sarebbe morto nel 1593 come si ritiene, ma avrebbe svolto attività di spionaggio per la corona e avrebbe continuato la propria attività letteraria con un falso nome.

Sono stati fatti, tra gli altri, anche i nomi di Ben Jonson, Thomas Middleton, sir Walter Raleigh, forse in collaborazione con Bacone, Mary Sidney contessa di Pembroke, e persino della stessa regina Elisabetta I.

Altre ipotesi sono state avanzate in seguito, tra cui quella sorta negli anni venti del XX secolo, che ha avuto una isolata reviviscenza negli anni '50, riguardo al linguista siciliano Michel Agnolo (o Michelangelo) Florio Crollalanza.[13]. Di recente ha avuto un limitato rilievo giornalistico[14] ma, nel tempo, non ha mai goduto di riconoscimento e credibilità in campo accademico.

Il volto di Shakespeare
Numerosi sono i dipinti o le sculture che raffigurano William Shakespeare, tuttavia nella maggior parte dei casi si tratta di opere posteriori alla sua morte, realizzate da artisti che mai videro il vero volto di Shakespeare. Le uniche due raffigurazioni di cui è accettato il valore documentario sono la statua del monumento funebre a Stratford e l'incisione presente sul First Folio del 1623.

Tra i ritratti la cui attendibilità è discussa possiamo ricordare il Ritratto Chandos, il ritratto dell'Ely Palace, il ritratto Flowers, la maschera mortuaria Kesselstadt, il ritratto di Cornelius Janssen, la miniatura di Nicholas Hilliard e il recente Ritratto Cobbe.

 

Raffigurazioni chiaramente identificate come Shakespeare


L'incisione di Martin Droeshout

 


 

L'incisione che illustra il frontespizio dell' in-folio fu realizzata nel 1623, sette anni dopo la morte di Shakespare. L'autore, Martin Droeshout, è probabile che non abbia mai visto Shakespeare in vita e che si sia basato per la sua incisione di un disegno o di un ritratto a noi non pervenuto; tuttavia il volto venne ritenuto accettabile dagli amici di Shakespeare John Heminge ed Henry Condell che lo inserirono sul frontespizio della prima edizione omnia delle opere teatrali shakespariane, il First Folio, inoltre Ben Jonson lodò l'incisone quando fu pubblicata.

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Il busto scolpito da Gheerart Janssen

 


Il busto posto sopra la tomba di Shakespare alla Holy Trinity Church di Stratford fu realizzato tra il 1616 e il 1623; pur non avendo documenti a riguardo, si ritiene che sia stato commissionato e approvato dalla famiglia Shakespeare. Janssen fu attivo dal 1600 in poi nei pressi del Globe Theatre, è probabile pertanto che abbia almeno conosciuto di vista Shakespeare.
 

Raffigurazioni effettuate con Shakespeare in vita
 

Ritratto Chandos
 

 

Il più famoso dei ritratti shakespariani; a differenza delle due opere precedenti, è stato dipinto dal vivo intorno al 1610. Tuttavia non è certo che l'uomo raffigurato sia William Shakespare. Il ritratto deve il suo nome a James Brydges (1673-1744), primo Duca di Chandos, il primo padrone documentato del ritratto.
Tradizionalmente è ritenuto opera di Richard Burbage (1567–1619), attore amico di Shakespeare, che l'avrebbe successivamente donato a Joseph Taylor. Gli studiosi moderni non ritengono credibile questa tradizione, anche perché Burbage e Taylor non fecero mai parte contemporaneamente della stessa compagnia.
Il primo riferimento rigaurdante il ritratto si trova in una nota di George Vertue (1684-1756) che dichiara che fu dipinto da John Taylor, un membro della Painter-Stainers' company, e che prima del'acquisto da parte del Duca di Chandos, il ritratto era appartenuto al presunto figlioccio di Shakespeare, William Davenant (1606–1668).
Sino all'Ottocento il ritratto fu ritenuto attendibile, tanto da essere utilizzato come base per il busto di Peter Scheemakers installato a Westminster nel 1740. Nel 1856 fu donato - prima opera della collezione - alla British National Portrait Gallery di Londra in occasione della sua fondazione, dove si trova ancora oggi.
Nel 2006, Tarnya Cooper della National Portrait Gallery ha terminato uno studio di tre anni relativo ai presunti ritratti di Shakespeare, giungendo alla conclusione che il ritratto Chandos sia la rappresentazione più attendibile del drammaturgo. La Cooper punta l'attenzione sull'orecchino e sulla cravatta slegata del modello, segni emblematici dei poeti (il poeta John Donne e il Conte di Pembroke, patrono di Shakespeare, sfoggiavano un look simile). Tuttavia, la Cooper ammette senza difficoltà che l'autenticità del dipinto non può essere dimostrata.


Ritratto Cobbe

 


Recentemente vi si è aggiunto il quadro posseduto dalla famiglia Cobbe, appartenuto al terzo conte di Southampton, uno dei mecenati che finanziarono la messa in scena delle opere di Shakespeare. A questo ritratto si sarebbe ispirato Janssen Portrait, un pittore fiammingo che lavorò in Inghilterra nella prima metà del 17esimo secolo, nell'eseguire il ritratto del Bardo alcuni anni dopo la morte di Shakespeare.

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