|
|
|

IDENTITA' E
PATERNITA'
da
Wikipedia
« Sono numerosi quelli
che dubitano della
paternità delle opere di
Shakespeare, o
addirittura della stessa
esistenza dello
scrittore.
Ipotesi del genere
nascono da ignoranza e
da pregiudizi.
Shakespeare, che da
ragazzo aveva
frequentato la Grammar
School, sapeva almeno
leggere il latino e
inoltre avrebbe potuto
conoscere qualcosa del
mondo romano attraverso
le traduzioni dei
classici; un po' di
francese lo aveva forse
appreso dalla famiglia
di rifugiati presso la
quale aveva abitato, e
le maniere dell'alta
società avrebbe potuto
impararle dal Conte di
Southampton (uno dei
possibili candidati al
titolo di "vero autore")
oppure facendo ricorso
alla sua intelligenza
pronta e duttile. I vari
metodi usati per
dimostrare che le opere
furono scritte da
qualcun altro (esame di
cifrari, crittogrammi,
contraffazioni) non
hanno alcuna consistenza
di fronte alla
testimonianza di Jonson,
che chiama Shakespeare
"dolce cigno di Avon", o
alla poesia inclusa nel
primo in-folio e scritta
da Leonard Digges,
figliastro
dell'esecutore
testamentario del poeta.
»
(da Tutto il teatro
di William Shakespeare.
Testo inglese a fronte.
Con CD-ROM, Garzanti
Libri, 2000) |
|
|
|
I più recenti studi
scespiriani affermano
ormai senza alcun dubbio
che lo Shakespeare nato
a Stratford on Avon sia
l'autore materiale delle
opere che gli furono
attribuite. Tuttavia, in
passato, a causa della
scarsità di notizie
sulla sua vita e la sua
istruzione, sono stati
avanzati diversi dubbi
sull'identità del
drammaturgo. A partire
dal XVIII secolo questi
temi sono stati
ampiamente e
accanitamente dibattuti
dagli studiosi e non.
I più recenti studi
scespiriani affermano
ormai senza alcun dubbio
che lo Shakespeare nato
a Stratford on Avon sia
l'autore materiale delle
opere che gli furono
attribuite. Tuttavia, in
passato, a causa della
scarsità di notizie
sulla sua vita e la sua
istruzione, sono stati
avanzati diversi dubbi
sull'identità del
drammaturgo. A partire
dal XVIII secolo questi
temi sono stati
ampiamente e
accanitamente dibattuti
dagli studiosi e non.
In particolare come
autori delle opere sono
state avanzate le
candidature di:
- Edward de Vere, 17°
conte di Oxford, colto
nobiluomo della corte
elisabettiana che
avrebbe potuto
continuare la propria
giovanile attività
poetica sotto uno
pseudonimo per motivi di
decoro. I sostenitori di
questa ipotesi prendono
il nome di oxfordiani;
essendo de Vere morto
nel 1604, essi assumono
estremi di composizione
delle opere differenti
rispetto alla cronologia
stratfordiana.
- William Stanley, sesto
Conte di Derby, genero
di Edward de Vere.
- Francesco Bacone,
celebre filosofo e
scrittore, che avrebbe
scritto le opere
teatrali sotto uno
pseudonimo.
- Christopher Marlowe,
altro autore teatrale
che non sarebbe morto
nel 1593 come si
ritiene, ma avrebbe
svolto attività di
spionaggio per la corona
e avrebbe continuato la
propria attività
letteraria con un falso
nome.
Sono stati fatti, tra
gli altri, anche i nomi
di Ben Jonson, Thomas
Middleton, sir Walter
Raleigh, forse in
collaborazione con
Bacone, Mary Sidney
contessa di Pembroke, e
persino della stessa
regina Elisabetta I.
Altre ipotesi sono state
avanzate in seguito, tra
cui quella sorta negli
anni venti del XX
secolo, che ha avuto una
isolata reviviscenza
negli anni '50, riguardo
al linguista siciliano
Michel Agnolo (o
Michelangelo) Florio
Crollalanza.[13]. Di
recente ha avuto un
limitato rilievo
giornalistico[14] ma,
nel tempo, non ha mai
goduto di riconoscimento
e credibilità in campo
accademico.
Il volto di
Shakespeare
Numerosi sono i dipinti
o le sculture che
raffigurano William
Shakespeare, tuttavia
nella maggior parte dei
casi si tratta di opere
posteriori alla sua
morte, realizzate da
artisti che mai videro
il vero volto di
Shakespeare. Le uniche
due raffigurazioni di
cui è accettato il
valore documentario sono
la statua del monumento
funebre a Stratford e
l'incisione presente sul
First Folio del 1623.
Tra i ritratti la cui
attendibilità è discussa
possiamo ricordare il
Ritratto Chandos, il
ritratto dell'Ely
Palace, il ritratto
Flowers, la maschera
mortuaria Kesselstadt,
il ritratto di Cornelius
Janssen, la miniatura di
Nicholas Hilliard e il
recente Ritratto Cobbe.
Raffigurazioni
chiaramente identificate
come Shakespeare
L'incisione di
Martin Droeshout

L'incisione che illustra
il frontespizio dell'
in-folio fu realizzata
nel 1623, sette anni
dopo la morte di
Shakespare. L'autore,
Martin Droeshout, è
probabile che non abbia
mai visto Shakespeare in
vita e che si sia basato
per la sua incisione di
un disegno o di un
ritratto a noi non
pervenuto; tuttavia il
volto venne ritenuto
accettabile dagli amici
di Shakespeare John
Heminge ed Henry Condell
che lo inserirono sul
frontespizio della prima
edizione omnia delle
opere teatrali
shakespariane, il First
Folio, inoltre Ben
Jonson lodò l'incisone
quando fu pubblicata.
Inizio
pagina |
|
|
|
Il busto scolpito
da Gheerart Janssen

Il busto posto sopra la
tomba di Shakespare alla
Holy Trinity Church di
Stratford fu realizzato
tra il 1616 e il 1623;
pur non avendo documenti
a riguardo, si ritiene
che sia stato
commissionato e
approvato dalla famiglia
Shakespeare. Janssen fu
attivo dal 1600 in poi
nei pressi del Globe
Theatre, è probabile
pertanto che abbia
almeno conosciuto di
vista Shakespeare.
Raffigurazioni
effettuate con
Shakespeare in vita
Ritratto Chandos

Il più famoso dei
ritratti shakespariani;
a differenza delle due
opere precedenti, è
stato dipinto dal vivo
intorno al 1610.
Tuttavia non è certo che
l'uomo raffigurato sia
William Shakespare. Il
ritratto deve il suo
nome a James Brydges
(1673-1744), primo Duca
di Chandos, il primo
padrone documentato del
ritratto.
Tradizionalmente è
ritenuto opera di
Richard Burbage
(1567–1619), attore
amico di Shakespeare,
che l'avrebbe
successivamente donato a
Joseph Taylor. Gli
studiosi moderni non
ritengono credibile
questa tradizione, anche
perché Burbage e Taylor
non fecero mai parte
contemporaneamente della
stessa compagnia.
Il primo riferimento
rigaurdante il ritratto
si trova in una nota di
George Vertue
(1684-1756) che dichiara
che fu dipinto da John
Taylor, un membro della
Painter-Stainers'
company, e che prima
del'acquisto da parte
del Duca di Chandos, il
ritratto era appartenuto
al presunto figlioccio
di Shakespeare, William
Davenant (1606–1668).
Sino all'Ottocento il
ritratto fu ritenuto
attendibile, tanto da
essere utilizzato come
base per il busto di
Peter Scheemakers
installato a Westminster
nel 1740. Nel 1856 fu
donato - prima opera
della collezione - alla
British National
Portrait Gallery di
Londra in occasione
della sua fondazione,
dove si trova ancora
oggi.
Nel 2006, Tarnya Cooper
della National Portrait
Gallery ha terminato uno
studio di tre anni
relativo ai presunti
ritratti di Shakespeare,
giungendo alla
conclusione che il
ritratto Chandos sia la
rappresentazione più
attendibile del
drammaturgo. La Cooper
punta l'attenzione
sull'orecchino e sulla
cravatta slegata del
modello, segni
emblematici dei poeti
(il poeta John Donne e
il Conte di Pembroke,
patrono di Shakespeare,
sfoggiavano un look
simile). Tuttavia, la
Cooper ammette senza
difficoltà che
l'autenticità del
dipinto non può essere
dimostrata.
Ritratto Cobbe

Recentemente vi si è
aggiunto il quadro
posseduto dalla famiglia
Cobbe, appartenuto al
terzo conte di
Southampton, uno dei
mecenati che
finanziarono la messa in
scena delle opere di
Shakespeare. A questo
ritratto si sarebbe
ispirato Janssen
Portrait, un pittore
fiammingo che lavorò in
Inghilterra nella prima
metà del 17esimo secolo,
nell'eseguire il
ritratto del Bardo
alcuni anni dopo la
morte di Shakespeare.
Inizio
pagina |
|
|
|