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Vita ed opere

Introduzione

Biografia 1

Biografia 2

Biografia 3

L'opera

Identità e paternità

Il teatro

Introduzione

Tragedie

Tito Andronico

Romeo e Giulietta

Giulio Cesare

Amleto

Troilo e Cressida

Otello

Re Lear

Antonio e Cleopatra

Coriolano

Commedie

La bisbetica domata

La commedia degli errori

I due gentiluomini di Verona

Pene d'amor perdute

Il mercante di Venezia

Sogno di una notte di mezza estate

Molto rumore per nulla

Come vi piace

La dodicesima notte

Le allegre comari di Windsor

Tutto è bene quel che finisce bene

Misura per misura

Timone d'Atene

Pericle principe di Tiro

Cimbelino

Il racconto d'inverno

La tempesta

I due nobili cugini

Drammi storici

Re Enrico VI - Parti I, II, III

Re Giovanni

Riccardo III

Riccardo II

Enrico IV - Parti I, II

Enrico V

Enrico VIII

I sonetti

Introduzione

1-10

51-60

101-110

11-20

61-70

111-120

21-30

71-80

121-130

31-40

81-90

131-140

41-50

91-100

141-154

last update 13.08.2010

 

L'OPERA

da  Wikipedia

 

Fatta eccezione per due poemetti giovanili (Venere e Adone e Lo stupro di Lucrezia), Shakespeare non si è mai curato di dare alle stampe le proprie opere; d’altra parte a quel tempo non vi era interesse a farlo: le opere teatrali erano di proprietà della compagnia e pubblicarle avrebbe significato mettere nelle mani di compagnie rivali i propri copioni. Le opere di Shakespeare oggi in nostro possesso si basano quindi su copie illegali, spesso malandate, dell’epoca (i cosiddetti bad Quartos) e soprattutto sulle edizioni in-folio pubblicate dopo la sua morte. La prima e la più importante di queste è quella stampata nel 1623 dai suoi amici John Heminge e Henry Condell (Mr. William Shakespeare’s Comedies, Histories & Tragedies). L’in-folio comprende trentasei opere teatrali suddivise per categoria: commedie, drammi storici, tragedie.

 

Cronologia delle opere
La cronologia delle opere di Shakespeare è incerta e rappresenta un argomento ancora dibattuto dagli studiosi. Di certo sappiamo che Shakespeare inaugurò la sua carriera teatrale e pubblica con la prima parte di un dramma storico, l'Enrico VI. Esclusi rari come questo, si è proceduto all'identificazione della data di composizione tramite due canali: considerazioni stilistiche e richiami presenti in documenti del tempo. L' opera poetica e drammaturgica di Shakespeare costituisce una parte fondamentale della letteratura occidentale, è continuamente studiata e rappresentata in ogni parte del globo. Per ciò che riguarda i testi teatrali, per la loro natura di opere destinate alla rappresentazione pubblicate fortunosamente, non possono essere considerati alla stessa stregua di testi letterari, ma tutt'al più copioni, strumenti dell'arte mutevole della recitazione. Non a caso (e con poche eccezioni filologiche), è tuttora costume di ogni rappresentazione scespiriana di adattare, volta per volta, il testo alle necessità sceniche, operando tagli o omettendo intere scene. Ognuno dei drammi può essere considerato come la fotografia di un determinato momento nella elaborazione di uno spettacolo, condizionato da molti fattori, nel quale il ruolo di Shakespeare fu non solo quello del fornitore di copioni originali o magistralmente riscritti, ma spesso anche dell'organizzatore teatrale e dell'impresario, attento ai mutevoli gusti del pubblico e pronto ad adattare ogni scena alle necessità del momento, ai vincoli della censura o al particolare talento di un attore.

Gli inizi e i primi drammi storici
Inizialmente, come era tradizione in età elisabettiana, Shakespeare collaborò con altri alla stesura dei copioni per gli attori, nello stesso modo in cui oggi vengono realizzate le sceneggiature cinematografiche. La tragedia Tito Andronico (composta con molta probabilità tra il 1589 ed il 1593) è una di queste 'sceneggiature teatrali' scritta più mani, nella quale tuttavia l'apporto di Shakespeare, allora non ancora trentenne e all'inizio della sua carriera, fu senz'altro determinante, nonostante la paternità dell'opera sia stata a lungo messa in dubbio. Secondo un drammaturgo di fine seicento, «egli si è limitato soltanto a perfezionare con il suo magistrale tocco uno o due dei personaggi principali». Aderente al genere della tragedia di vendetta che con la Spanish Tragedy di Thomas Kyd aveva avuto in quegli anni uno straordinario successo, l'opera si rifà a Seneca e Ovidio, mantenendo del primo la struttura tragica e del secondo un linguaggio e un tono elegiaco che rimandano alle Metamorfosi. L'impronta ovidiana era già evidente ai contemporanei, come il Meres, il quale afferma che «la dolce anima arguta di Ovidio vive nel mellifluo Shakespeare», e segnala già dall'inizio la sensibilità e la perizia di uno Shakespeare poeta drammatico, grande innovatore del teatro e della letteratura inglese ma costantemente ancorato a modelli classici. Quando il Titus fu pubblicato nel 1594, come molti altri drammi del periodo senza l'indicazione di un autore, era già stato rappresentato da piccole compagnie come i Derby's (o Lord Strange's) Men, i Pembroke's Men e i Sussex' Men.

Allo stesso modo nascono i quattro drammi intorno al regno del Lancaster Enrico VI, i primi drammi storici della letteratura inglese. Enrico VI, parte I (composto tra il 1588 e il 1592), potrebbe essere la prima opera di Shakespeare, sicuramente messa in scena (se non commissionata) da Philip Henslowe. Al successo della prima parte fanno seguito Enrico VI, parte II, Enrico VI, parte III e Riccardo III, costituendo a posteriori una tetralogia sulla guerra delle due rose e sui fatti immediatamente successivi. Opere in diversa misura composte a più mani attingendo copiosamente dalle Cronache di Raphael Holinshed (ma sempre più segnate dallo stile caratteristico del drammaturgo), descrivono i contrasti tra le dinastie York e Lancaster, conclusi con l'avvento della dinastia Tudor di cui discendeva la allora regnante Elisabetta I. Nel suo insieme, prima ancora che celebrazione della monarchia e dei meriti del suo casato, la tetralogia appare come un appello alla concordia civile. Una particolarità sostanziale nel Riccardo III, oltre alla grande quantità di anacronismi, è nel ruolo del re gobbo, che a differenza dei protagonisti degli altri drammi giganteggia sulla scena, pronunciando circa un terzo delle battute.

Un'altra opera a cui Shakespeare collaborò (ma solo in piccola parte) fu il dramma mai rappresentato Sir Thomas More, incappato subito nella censura che ne impose tali e tanti tagli da renderne impossibile la rappresentazione. Stampato per la prima volta nel 1844, è un esempio della perizia degli uomini di teatro elisabettiani in questo genere di scrittura collaborativa, in cui, nonostante le diverse mani e le numerose revisioni e aggiunte, l'insieme ha una struttura coerente ricca di rimandi e di corrispondenze.

La produzione di opere storiche riguardanti le origini della dinastia regnante andò di pari passo con il successo suscitato da tale genere. Edoardo III, attribuibile a Shakespeare solo in parte, offre un esempio positivo di monarchia, contrapposto a quello del Riccardo III. Re Giovanni, abile riscrittura shakespeariana di un copione pubblicato nel 1591 (The Troublesome Reign of King John) e già utilizzato dai Queen's Men, narra di un monarca instabile e tormentato e dei discutibili personaggi che lo circondano.

 

I drammi eufuistici
Di datazione controversa, ma collocabili prima delle opere della maturità, sono un piccolo gruppo di commedie (La bisbetica domata, La commedia degli errori, I due gentiluomini di Verona, Pene d'amore perdute, Sogno di una notte di mezza estate) e la tragedia Romeo e Giulietta. In tutti questi drammi è forte l'influenza dell'eufuismo, ed emerge un nuovo genere: la commedia italiana, ispirata ai testi dei letterati rinascimentali e alle ambientazioni della penisola.

In tutte queste opere, compresa la tragedia Romeo e Giulietta, è presente il wit, gioco letterario basato sulle sottigliezze lessicali. Shakespeare riesce a rendere i giochi di parole, gli ossimori, le figure retoriche, come strumenti espressivi. Il gioco di parole raffinato non è mai fine a sé stesso, ma inserito a creare voluti contrasti tra l'eleganza della convenzione letteraria e i sentimenti autentici dei personaggi. Esempi di un tale contrasto sono ravvisabili appunto anche in Romeo e Giulietta, dove gli stilemi del linguaggio sono utilizzati per sottolineare stati d'animo tutt'altro che giocosi (un esempio è la scena di Giulietta con la Balia, al momento di apprendere la notizia dell'esilio di Romeo).

I poemi non drammatici
Negli anni dal 1592 al 1594 a Londra infuriò la peste, provocando la chiusura dei teatri. Shakespeare, nell'attesa di riprendere la sua attività sul palcoscenico, scrive alcuni poemi, di diverso stile. Venere e Adone, pubblicato nel 1593, fu ristampato numerose volte ed ebbe un notevole seguito. Lo stupro di Lucrezia, registrato l'anno seguente, ebbe un successo molto inferiore. Negli anni seguenti Shakespeare continuò occasionalmente a scrivere poemi e sonetti, perlopiù diffusi nella cerchia delle sue amicizie.

Nel 1609 l'editore Thomas Thorpe stampa senza il consenso dell'autore Sonnets, una raccolta di 154 sonetti di William Shakespeare. Scritti presumibilmente tra il 1593 e il 1595, i sonetti sono di una validità artistica tale che da soli basterebbero per assicurare a Shakespeare un posto rilevante nella storia della letteratura inglese.

La critica ha suddiviso sommariamente la raccolta in due grossi tronconi: la prima parte è dedicata a un non meglio specificato "fair friend" (bell'amico, sonetti 1-126), la seconda ad una "dark lady" (donna bruna, misteriosa, sonetti 127-154); tra questi possiamo poi individuare la sequenza del "poeta rivale" (sonetti 76-86).
Thorpe appose una dedica nell'opera in cui ringraziava l'autore e un fantomatico "begetter" (l'"ispiratore" dei versi della prima parte, ma per alcuni semplicemente il "procacciatore" della copia fraudolenta). Molto si è dibattuto e indagato per scoprire l'identità di questa persona; la critica storicamente si è divisa principalmente su due candidati: il Conte di Southampton Henry Wriothesly e William Herbert.
I sonetti, trasfigurando nel mezzo letterario gli stati d'animo dell'autore, rappresentano l'unica opera autobiografica di Shakespeare; d'altra parte, come sottolineato da diversi critici, l'intera raccolta è da considerarsi anche come libro filosofico colmo di implicazioni meditative.

Il secondo ciclo storico
Nel 1594 Shakespeare trova una situazione per lui molto propizia. La peste e l'inasprirsi della censura hanno prodotto la scomparsa di molte compagnie, tra cui i celebri Queen's Men. Nascono nuove realtà teatrali che ne raccolgono i migliori talenti, e in una di queste, i "servi del Ciambellano" (The Lord Chamberlain's Men) egli prende parte come autore e azionista. La abilità del drammaturgo e uomo di teatro di identificare i temi più richiesti e il suo talento nella riscrittura dei copioni perché non incappino nei tagli del Master of the Revels (il maestro di cerimonie incaricato di supervisionare le opere rappresentate) gli assicurano in questo periodo una rapida ascesa al successo.

Nacque per i Chamberlain's la seconda serie di drammi storici inglesi, il Riccardo II, le due parti dell'Enrico IV e Enrico V. Fu determinante per il successo dei drammi l'introduzione di personaggi fittizi a cui il pubblico si affezionò, come Falstaff.

Tragicommedie e commedie romantiche
Seguì un nutrito gruppo di commedie, caratterizzate per i toni a volte più scuri e propri di un tragicommedia come Il mercante di Venezia e Molto rumore per nulla, altre più leggere (e definite commedie romantiche): Come vi piace, La dodicesima notte, Le allegre comari di Windsor.

Giulio Cesare e i drammi dialettici
Ormai il drammaturgo è riconosciuto e famoso, e negli anni a cavallo tra i due secoli riesce ad esprimersi al massimo delle sue potenzialità creative, facendo rappresentare al Globe moltissimi dei suoi drammi tra cui il Giulio Cesare, precursore di altre opere di argomento romano, e un nuovo tipo di tragedia: l'Amleto. Il problem play, dramma dialettico, segna un nuovo modo di intendere la rappresentazione, in cui i personaggi esprimono compiutamente le contraddizioni umane, dando voce alle problematiche di un'epoca che si è ormai distaccata completamente dagli schemi medioevali.

La transizione è un passaggio definitivo, che influenzerà la produzione successiva, sia tragica (Troilo e Cressida) che dei drammi a lieto fine come Tutto è bene quel che finisce bene e Misura per misura.

Le grandi tragedie
Il 1603 segna una svolta storica per il teatro inglese. Salito al trono, Giacomo I promuove un nuovo impulso delle arti sceniche, avocando a sé la migliore compagnia dell'epoca, i Chamberlain's Men, che da quel momento si chiameranno The King's Men. A Giacomo I Shakespeare dedicò alcune delle sue opere maggiori, scritte per l'ascesa al trono del sovrano scozzese, come Otello (1604), Re Lear (1605), Macbeth (1606, omaggio alla dinastìa Stuart), e La tempesta (1611, che include tra l'altro una "maschera", interludio musicale in onore del re che assistette alla prima rappresentazione).

Le tre ultime tragedie risentono della lezione di Amleto, sono drammi che restano aperti, senza ristabilire un ordine ma generando casomai ulteriori interrogativi. Ciò che conta non è l'esito finale, ma l'esperienza, l'essere maturi (ripeness is all), come afferma Edgar nel quinto atto del Re Lear (parafrasando Amleto, the readiness is all). Ciò a cui si dà maggiore importanza è l'esperienza catartica dell'azione scenica, piuttosto che la sua conclusione.

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I drammi d'argomento classico
I drammi di argomento classico sono l'occasione per affrontare il tema politico, calato nella dimensione della storia antica, ricca di corrispondenze con la realtà britannica, ma con la possibilità di assumere una valenza universale. In Antonio e Cleopatra l'utilizzo di una scrittura poetica sottolinea la grandiosità del tema, le vicissitudini storiche e politiche dell'impero romano, non limitandosi a raccontare della tragedia privata dei protagonisti. Coriolano è occasione per affrontare il tema del crollo dei potenti, l'indagine sui vizi e sulle virtù. Viene data voce ad una intera comunità (cittadini, servitori, senatori senza nome) come in una sorta di coro. Timone d'Atene, probabilmente scritto in collaborazione con Thomas Middleton, contiene allo stesso tempo la coscienza dei rischi di un individualismo moderno e la denuncia (fatta per bocca del misantropo Timone) della corruzione, del potere dell'oro, gialla carogna che farà diventare bianco il nero, bello il brutto.

I drammi romanzeschi
Negli ultimi anni della produzione scespiriana, il mondo del teatro londinese subisce un cambiamento sensibile. Il pubblico aristocratico e della nuova borghesia agiata non frequentava più i grandi anfiteatri, ma teatri più raccolti come il Blackfriars. Le richieste di tale pubblico andavano più nella direzione dell'intrattenimento che non del coinvolgimento nella rappresentazione. Shakespeare, sempre attento ai cambiamenti del gusto e della sensibilità dei suoi spettatori, produce dei nuovi drammi, i cosiddetti romances, "drammi romanzeschi". Nascono Pericle, principe di Tiro, Cimbelino, Il racconto d'inverno, La tempesta, I due nobili cugini.

L'ultimo dramma storico
Un discorso a parte merita Enrico VIII, l'ultimo grande rifacimento di un dramma storico già in cartellone per le compagnie rivali. La versione di Shakespeare (aiutato probabilmente da Fletcher) arricchiva e perfezionava la vicenda, riprendendo i temi della produzione precedente, dalla cronaca storica e nazionale al dramma morale, riprendendo lo stile dell'età elisabettiana nel momento in cui quell'epoca era giunta al termine.

Debiti intellettuali e fonti
Sterminata è la ricchezza delle fonti da cui Shakespeare ha tratto ispirazione. La grande maggioranza dei suoi lavori sono rielaborazioni di opere precedenti; inoltre, non rado è il caso in cui Shakespeare attinga a gruppi separati di narrazioni per intrecciarle tra loro. Oltre che per il tema delle sue opere, Shakespeare ha tratto spunti e materiale per i suoi dialoghi e monologhi da innumerevoli autori precedenti, tanto che Ralph Waldo Emerson, nel suo saggio su Shakespeare, scrisse:
« Di fatto appare che Shakespeare aveva debiti in ogni direzione, ed era in grado di utilizzare qualunque cosa trovasse; e l'ammontare dei debiti si può inferire dai laboriosi calcoli di Malone riguardo alla parte I, II e III dell'Enrico IV, in cui, su 6043 versi, 1771 furono scritti da qualche autore precedente Shakespeare, 2373 da lui, sulle fondamenta posate dai suoi predecessori, e 1899 erano interamente suoi. »

Fra le fonti di Shakespeare spiccano Plauto, Holinshed, Goffredo di Monmouth, Saxo Grammaticus, che gli offrono temi per i drammi storici, e anche per Re Lear e Amleto; poi Chaucer, Greene, tra i francesi Belleforest, ma sono molti anche gli autori italiani utilizzati come risorse e ispirazione: Giovanni Boccaccio, Ludovico Ariosto, Matteo Bandello, Baldassarre Castiglione, Giambattista Giraldi Cinzio,Torquato Tasso. Non bisogna dimenticare, inoltre, che molte delle sue opere furono riscritture di allestimenti delle compagnie rivali (ad es: Amleto, Troilo e Cressida, Re Lear), o adattamenti di materiali di provenienza non teatrale alle esigenze della scena.

Tra la moltitudine di fonti a cui ha attinto direttamente o indirettamente Shakesepare, è possibile individuare quattro filoni principali:

Gli elisabettiani
- Il primo punto di riferimento sono evidentemente le opere dei contemporanei, le opere teatrali, ma anche i romanzi e i poemi.
-  Alcuni esempi di opere utilizzate come fonte d'ispirazione sono i romanzi Rosalynde di Thomas Lodge per Come vi piace; Pandosto o il trionfo del tempo di Robert Greene per Il racconto d'inverno; Arcadia di Philip Sidney per Re Lear, I due gentiluomini di Verona e Come vi piace.
- Alle opere originali degli autori del tempo vanno aggiunte tutte quelle opere di autori stranieri riproposte da autori inglesi, a loro volta ripresi da Shakespeare: ad esempio, è il caso del poemetto The tragical History of Romeus and Juliet di Arthur Brooke - riproposizione di una novella di Matteo Bandello - utilizzato da Shakespeare per Romeo e Giulietta; oppure del romanzo pastorale Diana Enamorada del portoghese Jorge de Montemayor, tradotto in inglese da Bartolomew Yong nel 1582, traduzione utilizzata da Shakespeare per I due gentiluomini di Verona e per Sogno di una notte di mezza estate.


Gli storici Tudor
- Per i drammi storici la fonte principale sono le imponenti compilazioni cronologiche degli storici Tudor.
- La prima opera utilizzata da Shakespeare per i suoi drammi storici fu The Union of the Two Noble and Illustre Families of Lancastre and Yorke (1542) di Edward Hall, tuttavia "ben presto Shakespeare avrebbe abbandonato l'opera di Hall a favore delle più ricche e pittoresche Chronicles of England, Scotland and Ireland di Raphael Holinshed". Oltre che ai drammi storici, queste cronache fornirono spunti importanti anche per Macbeth, Cimbelino e Re Lear. Sia Hall sia Holinshead hanno spesso attinto dalla Anglicae Historiae Libri XXVI (1534) dell'umanista italiano Polidoro Virgilio.
- Altre opere storiche certamente utilizzate da Shakespeare furono la Historia Regum Britanniae redatta in latino da Goffredo di Monmouth nel 1130 e poi ripresa da altri autori compreso Holinshed, utilizzata per Re Lear e Cimbelino, e le Gesta Danorum di Saxo Grammaticus fonte principale dell'Amleto.

La novellistica italiana
- Numerose sono le riproposizioni di storie e tematiche presenti nella novellistica italiana, tuttavia è probabile che Shakespeare sia arrivato a conoscenza di tali storie solo attraverso la mediazione di traduzioni ed adattamenti francesi ed inglesi. Tra Quattrocento e Cinquecento spesso le novelle italiane seguirono un percorso che le portò a traduzioni in francese e da qui a traduzioni in inglese, presumibilmente solo queste ultime furono conosciute da Shakespeare.
- Le traduzioni o adattamenti inglesi delle novelle di Matteo Bandello furono utilizzate per Romeo e Giulietta, in Molto rumore per nulla e ne La dodicesima notte.
- Alcuni spunti del Decameron di Giovanni Boccaccio sono rintracciabili in Tutto è bene quel che finisce bene e nel Cimbelino.
- La traduzione inglese delle 100 novelle degli Hecatommithi di Giambattista Giraldi Cinzio servì a Shakespeare per alcuni elementi di Misura per misura e una novella in particolare fu la fonte principale dell'Otello.
- Il Pecorone di Giovanni Fiorentino servì per Le allegre comari di Windsor e per Il mercante di Venezia.
- La novella Le piacevoli notti di Gianfrancesco Straparola servì anch'essa per Le allegre comari di Windsor.
- La traduzione inglese di George Gascoigne de I suppositi di Ludovico Ariosto servì per La bisbetica domata.
- Gl'ingannati, una commedia italiana allestita a Siena dall'Accademia degli Intronati nel 1531 e stampata a Venezia nel 1537, fornì la guida principale per la vicenda amorosa de La dodicesima notte.
- La traduzione inglese di Thomas Hoby de Il Cortegiano di Baldassare Castiglione fu certamente letta da Shakespeare: "la figura delineata nell'opera fornì un modello ai gentiluomini dell'epoca; la visione della "dama di palazzo" come sua degna interlocutrice trova più di un'eco nei duetti tra Beatrice e Benedetto in Molto rumore per nulla".


I classici greci e latini
- Shakespeare probabilmente non conosceva il greco, tuttavia aveva studiato il latino e letto i classici come Seneca alla King's New School di Stratford, non c'è da stupirsi pertanto che molti spunti delle sue opere provengono da autori antichi.
- Le Vite parallele di Plutarco fornirono la fonte principale del Giulio Cesare, Antonio e Cleopatra, Coriolano e del Timone d'Atene; non conoscendo il greco è probabile che Shakespeare abbia utilizzato la traduzione di Thomas North Plutarch's Lives of the noble Grecians and Romans (Vite dei nobili greci e romani) stampata nel 1579 e nel 1595.
- I Menaechmi di Plauto servirono come spunto per La commedia degli errori e La dodicesima notte; la Mostellaria servì invece per La bisbetica domata.
- Le tragedie di Seneca fornirono alcuni elementi del Tito Andronico, ma anche più in generale un modello classico alle "tragedie di vendetta".
- Ovidio era il modello dichiarato dei due poemetti giovanili di Shakespeare, Venere e Adone e il Lo stupro di Lucrezia. Le Metamorfosi riecheggiano anche in Tito Andronico, La commedia degli errori, Le allegre comari di Windsor, Sogno di una notte di mezza estate (con la vicenda di Piramo e Tisbe), Troilo e Cressida e La tempesta.

 

Identità e paternità

« Sono numerosi quelli che dubitano della paternità delle opere di Shakespeare, o addirittura della stessa esistenza dello scrittore.
Ipotesi del genere nascono da ignoranza e da pregiudizi. Shakespeare, che da ragazzo aveva frequentato la Grammar School, sapeva almeno leggere il latino e inoltre avrebbe potuto conoscere qualcosa del mondo romano attraverso le traduzioni dei classici; un po' di francese lo aveva forse appreso dalla famiglia di rifugiati presso la quale aveva abitato, e le maniere dell'alta società avrebbe potuto impararle dal Conte di Southampton (uno dei possibili candidati al titolo di "vero autore") oppure facendo ricorso alla sua intelligenza pronta e duttile. I vari metodi usati per dimostrare che le opere furono scritte da qualcun altro (esame di cifrari, crittogrammi, contraffazioni) non hanno alcuna consistenza di fronte alla testimonianza di Jonson, che chiama Shakespeare "dolce cigno di Avon", o alla poesia inclusa nel primo in-folio e scritta da Leonard Digges, figliastro dell'esecutore testamentario del poeta. »
(da Tutto il teatro di William Shakespeare. Testo inglese a fronte. Con CD-ROM, Garzanti Libri, 2000)

I più recenti studi scespiriani affermano ormai senza alcun dubbio che lo Shakespeare nato a Stratford on Avon sia l'autore materiale delle opere che gli furono attribuite. Tuttavia, in passato, a causa della scarsità di notizie sulla sua vita e la sua istruzione, sono stati avanzati diversi dubbi sull'identità del drammaturgo. A partire dal XVIII secolo questi temi sono stati ampiamente e accanitamente dibattuti dagli studiosi e non.

I più recenti studi scespiriani affermano ormai senza alcun dubbio che lo Shakespeare nato a Stratford on Avon sia l'autore materiale delle opere che gli furono attribuite. Tuttavia, in passato, a causa della scarsità di notizie sulla sua vita e la sua istruzione, sono stati avanzati diversi dubbi sull'identità del drammaturgo. A partire dal XVIII secolo questi temi sono stati ampiamente e accanitamente dibattuti dagli studiosi e non.

In particolare come autori delle opere sono state avanzate le candidature di:

- Edward de Vere, 17° conte di Oxford, colto nobiluomo della corte elisabettiana che avrebbe potuto continuare la propria giovanile attività poetica sotto uno pseudonimo per motivi di decoro. I sostenitori di questa ipotesi prendono il nome di oxfordiani; essendo de Vere morto nel 1604, essi assumono estremi di composizione delle opere differenti rispetto alla cronologia stratfordiana.
- William Stanley, sesto Conte di Derby, genero di Edward de Vere.
- Francesco Bacone, celebre filosofo e scrittore, che avrebbe scritto le opere teatrali sotto uno pseudonimo.
- Christopher Marlowe, altro autore teatrale che non sarebbe morto nel 1593 come si ritiene, ma avrebbe svolto attività di spionaggio per la corona e avrebbe continuato la propria attività letteraria con un falso nome.

Sono stati fatti, tra gli altri, anche i nomi di Ben Jonson, Thomas Middleton, sir Walter Raleigh, forse in collaborazione con Bacone, Mary Sidney contessa di Pembroke, e persino della stessa regina Elisabetta I.

Altre ipotesi sono state avanzate in seguito, tra cui quella sorta negli anni venti del XX secolo, che ha avuto una isolata reviviscenza negli anni '50, riguardo al linguista siciliano Michel Agnolo (o Michelangelo) Florio Crollalanza.[13]. Di recente ha avuto un limitato rilievo giornalistico[14] ma, nel tempo, non ha mai goduto di riconoscimento e credibilità in campo accademico.

Il volto di Shakespeare
Numerosi sono i dipinti o le sculture che raffigurano William Shakespeare, tuttavia nella maggior parte dei casi si tratta di opere posteriori alla sua morte, realizzate da artisti che mai videro il vero volto di Shakespeare. Le uniche due raffigurazioni di cui è accettato il valore documentario sono la statua del monumento funebre a Stratford e l'incisione presente sul First Folio del 1623.

Tra i ritratti la cui attendibilità è discussa possiamo ricordare il Ritratto Chandos, il ritratto dell'Ely Palace, il ritratto Flowers, la maschera mortuaria Kesselstadt, il ritratto di Cornelius Janssen, la miniatura di Nicholas Hilliard e il recente Ritratto Cobbe.

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